L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.
E’ una forma
di ingegneria del discorso pubblico per creare
egemonia nell’opinione collettiva e influenzare le decisioni istituzionali.
L’astroturfing fa parte di pratiche egemoniche che ormai hanno dietro di sé una
storia e una letteratura consolidate, ma in un paese, come il nostro, che è
rimasto a un concetto di egemonia calibrato sull’epoca della Costituente,
rappresenta un’enorme novità.
Con
l’emergere della rete, la pratica si è concentrata sul concetto di astroturfing
digitale, definito come un’attività strategica (top-down), avviata
da attori politici o aziendali su Internet, che imita deliberatamente il
comportamento spontaneo e dal basso (bottom-up) di gruppi
autonomi. A differenza delle campagne tradizionali, l’astroturfing digitale
beneficia di barriere all’entrata economiche quasi inesistenti e di una
scalabilità senza precedenti. I principali meccanismi attraverso cui opera
includono l’automazione tramite bot per simulare ampi volumi di traffico, l’uso
di sock puppets (identità fittizie gestite da
operatori umani per entrare in discussioni online) e il coordinamento discreto
su piattaforme di messaggistica e social network.
Mentre
l’astroturfing commerciale mira principalmente all’accumulazione di profitto e
alla valorizzazione dell’asset di borsa, attraverso la manipolazione
delle recensioni e la falsa approvazione di un prodotto (pratica ampiamente
documentata per multinazionali come Comcast, Monsanto, Microsoft, Walmart, Sony
e Belkin), l’astroturfing politico persegue la trasformazione delle relazioni
di potere. Punta a orientare l’agenda pubblica, screditare gli avversari
politici e stimolare una domanda per politiche regressive. L’astroturfing non
si limita alla semplice diffusione di notizie false, ma organizza veri e propri
conflitti e recluta basi di supporto inconsapevoli che finiscono per
internalizzare la propaganda e riprodurla in modo autonomo.
L’ancoraggio
antropologico e lo sfruttamento delle debolezze popolari
La
penetrazione dei contenuti dell’astroturfing all’interno delle classi popolari
britanniche si fonda su consolidate condizioni socio-economiche e
antropologiche. La prolungata stagione della ristrutturazione economica
neoliberista e dell’austerità in Gran Bretagna ha generato un profondo senso di
marginalizzazione, scomposizione sociale e perdita di status personale
all’interno della working class ex industriale
del Regno Unito. Di fronte all’abbandono da parte delle forze politiche
tradizionali di sinistra, che hanno rinunciato alla difesa degli interessi
materiali di queste popolazioni, si è creato un vuoto di rappresentanza e di
senso. In questa frattura si inserisce una strategia comunicativa di
rinnovata razzializzazione della classe lavoratrice.
Attraverso messaggi populisti ed elitari che finiscono per convergere, la
complessa ed eterogenea realtà della classe lavoratrice britannica viene
rappresentata, nelle pratiche di astroturfing, come un blocco monolitico,
definito come white working class o classe
lavoratrice autoctona e bianca, evidenziata come intrinsecamente reazionaria,
patriarcale e ostile alla globalizzazione. Questa operazione comunicativa
sostituisce le rivendicazioni economiche con rivendicazioni culturali,
trasformando il declino materiale in un risentimento identitario. Le criticità
economiche generato dalle disuguaglianze strutturali del capitalismo scompaiono
a favore di capri espiatori visibili, come i
migranti, i richiedenti asilo e i residenti non bianchi.
Il veicolo
principale di questa strategia dei comunicazione è lo sfruttamento del valore
dell’autenticità. Gli attori principali delle pratiche di astroturfing ,
che siano reali o generati da AI, si presentano “proprio come noi“,
condividendo frammenti della sfera privata, linguaggi quotidiani e reazioni
emotive per costruire una fiduciaria intimità algoritmica con l’utente. Tale
dinamica consolida un vero e proprio populismo epistemologico, che rigetta la
legittimità e l’autorità delle élite scientifiche, accademiche e istituzionali
a favore della conoscenza di senso comune, dei vissuti soggettivi e delle
“verità” percepite individualmente dalle classi popolari. All’interno di
contesti caratterizzati da profonda sfiducia istituzionale e percezione di
alienazione, la validazione delle esperienze private operata dagli attori
dell’estrema destra offre un riconoscimento identitario immediato, senza
richiedere alle persone di scendere a compromessi con le narrazioni dominanti
della complessa modernità globale. Si formano così “comunità epistemiche”,
algoritmicamente regolate, fortemente saldate da legami affettivi e
dall’adesione a contro-saperi che interpretano la realtà attraverso schemi
cospirativi e polarizzati.
La dieta
mediale delle classi popolari britanniche oltretutto si è riorganizzata da
tempo attorno alla disintermediazione tipica delle piattaforme digitali. La
diserzione di massa dai canali di informazione pubblica e dei media mainstream
— percepiti come portavoce di un’élite metropolitana e liberal — ha spinto ampie fasce di
popolazione verso un consumo informativo esclusivamente frammentato, dominato
da algoritmi di raccomandazione su Facebook, TikTok, YouTube, X e Telegram.
Questo ecosistema ha favorito la nascita di quella che la ricerca sul campo
britannica definisce “estrema destra post-organizzativa”. La militanza non
richiede più l’adesione formale a un partito o a un’organizzazione strutturata,
con i relativi costi di sanzione sociale. Al contrario, gli individui e i
piccoli gruppi partecipano alla politica dell’estrema destra direttamente dalla
propria sfera privata, entrando e uscendo da narrazioni digitali in modo
fluido, consumando contenuti multimediali a forte impatto visivo ed emotivo che
normalizzano progressivamente i tropi del razzismo e della xenofobia
all’interno delle conversazioni quotidiane.
In questo
contesto si inseriscono forme specifiche di vulnerabilità algoritmica,
ampiamente documentate dalle indagini dell’ESRC Vulnerability
and Policing Futures Research Centre . Le analisi evidenziano
come i soggetti con difficoltà ad esercitare attenzione e concentrazione, in
particolare i giovani maschi , risultino particolarmente esposti a questo
genere di “radicalizzazione” online . Gli algoritmi di raccomandazione tendono
a intrappolare questi utenti in “bolle di filtraggio” tossiche, lavorando
sul bisogno di interazione sociale e di appartenenza,
intrecciandosi con lo sviluppo di subculture digitali nichiliste.
Astroturfing
nel Regno Unito: il caso Belfast
L’applicazione
delle tattiche di astroturfing politico nel contesto britannico ha registrato
successi significativi, con campagne capaci di mobilitare le classi popolari
attorno a battaglie apparentemente locali o d’interesse civico, per poi
canalizzare tale energia politica verso agende reazionarie ed
etno-nazionaliste.
La rivolte
di Belfast dell’agosto 2024 e i recenti, violenti disordini del giugno 2026
rappresentano casi di studio emblematici di come le moderne campagne di astroturfing digitale e la comunicazione
psicografica, quella altamente personalizzata, riescano a tradursi in violenza
fisica fascista sul territorio. In questi contesti, l’astroturfing non si
limita a diffondere notizie false, ma alimenta con forza un sentimento di
protesta popolare dal basso (grassroots) per
mobilitare frange radicalizzate e coordinare attacchi mirati sul campo.
Durante la
prima ondata di disordini nell’estate del 2024, scaturita dalla disinformazione
speculativa sull’attacco di Southport, la città di Belfast è diventata uno dei
principali teatri di scontro. Le indagini condotte dal Committee on the Administration of Justice (CAJ),
dal sindacato UNISON e dagli esperti
tecnologici di Rabble Cooperative hanno
analizzatto come la percezione di una mobilitazione spontanea sia stata
gonfiata attraverso tecniche coordinate di astroturfing. Un vero e
proprio lavoro politico, insomma.
L’indicatore
più clamoroso di questo lavoro è stato documentato all’interno del canale
Telegram “Southport Wake Up”, centrale operativa dei disordini
nel Regno Unito. Il canale, passato in pochissimi giorni da 44 membri a oltre
15.000, ha registrato un’attività anomala il 3 agosto 2024: centinaia di
utenti, la stragrande maggioranza dei quali registrata con nomi in caratteri
cinesi, si sono uniti al gruppo simultaneamente nel giro di pochissimi minuti.
Questo afflusso coordinato indica l’impiego di bot farm a
pagamento destinate ad alterare le metriche di popolarità del canale, creando
la percezione di un supporto di massa e incoraggiando gli utenti reali
all’azione. L’impennata di messaggi di “rivolta contro gli immigrati” ed
istruzioni logistiche (con un aumento del 327% dell’attività nei gruppi far-right su Telegram) ha registrato il suo picco
massimo il 4 agosto 2024, la giornata in cui si sono consumati i disordini più
distruttivi a Belfast, Middlesbrough e Rotherham.
Il nesso
causale tra radicalizzazione algoritmica e violenza fisica è emerso in modo
ancora più netto nei recentissimi disordini del giugno 2026. Lunedì 8 giugno
2026, un drammatico accoltellamento ai danni del quarantenne Stephen Ogilvie a
North Belfast, perpetrato da un richiedente asilo di origine sudanese, è stato
filmato da passanti e il video è stato immediatamente caricato in rete.
Immediatamente la galassia dell’estrema destra globale ha immediatamente
rilanciato l’evento. Tommy Robinson (nome
di battaglia Stephen Yaxley-Lennon) influencer
fascista, ha ricondiviso il video subito a ridosso dell’accaduto, lanciando
appelli per proteste di piazza a Londra e nel resto del paese. Elon Musk, proprietario di X (con oltre 240 milioni di
follower), ha agito come amplificatore primario dell’operazione. Musk ha
addirittura condiviso una lista di potenziali aree di protesta nel Regno Unito
scrivendo: “Solo protestando RIPETUTAMENTE e A GRAN VOCE ci sarà qualche
cambiamento!”. Ha inoltre ricondiviso vecchi post affermando che la
violenza era ormai inevitabile e che le persone dovevano “combattere o morire”
Si tratta di
tipiche pratiche di astroturfing, interventi dall’alto per alimentare una
protesta territoriale spontanea, ma strutturalmente orientata da attori esterni
con strumenti algoritmici. Come denunciato dalla Ministra della Giustizia
dell’Irlanda del Nord, Naomi Long, le violenze “alimentate
da commentatori online che farebbero fatica a trovare Belfast su una mappa”.
La ministra e Anna Turley (presidente del Partito Laburista e ministra
dell’Ufficio di Gabinetto) hanno stigmatizzato l’azione di “attori in malafede
che siedono a migliaia di miglia di distanza” per stuzzicare la paura dei
cittadini e incitare al disordine.
Un elemento
che caratterizza il caso di Belfast rispetto alle città inglesi è il modo in
cui l’astroturfing digitale si salda con le strutture della criminalità organizzata
locale. In Irlanda del Nord, la propaganda anti-immigrazione e islamofoba
lanciata online non fluttua in un vuoto organizzativo, ma viene intercettata da
elementi legati al paramilitarismo lealista (fazioni dell’UVF e dell’UDA). I
report del CAJ evidenziano che l’astroturfing digitale agisce da moltiplicatore
epistemico: la percezione alimentata di una “invasione imminente” offre una
sponda ideologica e una giustificazione morale a elementi paramilitari che già
attuano pratiche storiche di controllo territoriale e intimidazione abitativa.
Nel giugno 2026, la mobilitazione online ha armato e guidato folle di
incappucciati che hanno eretto blocchi stradali, appiccato incendi e assaltato
le case di residenti appartenenti a minoranze etniche (definito da un
parlamentare locale come un “pogrom su base razziale”).
Tra gli aggrediti figurano due operatrici sanitarie ugandesi, costrette a
fuggire dalla propria casa solo grazie alla mediazione di un pastore
protestante che ha implorato la folla di lasciarle passare.
I
flussi di circolazione dell’evento
Per far
circolare l’evento e massimizzare l’impatto emotivo, i promotori della pratica
di astroturfing hanno utilizzato una precisa strategia cross-piattaforma,
appoggiandosi a formati visuali ad alta viralità: estetizzazione AI e meme: Subito dopo l’attacco a
Stephen Ogilvie, su Facebook sono state diffuse immagini generate
dall’intelligenza artificiale che ritraevano migranti africani su un gommone
presi a colpi di mazza da hurling. Questa operazione ha risignificato l’atto di
difesa del cittadino nordirlandese in un simbolo estetico di violenza xenofoba
e purificazione etnica; monetizzazione dei disordini in
tempo reale: Su TikTok, le dirette streaming dei disordini e
dei roghi appiccati dai riottosi hanno registrato centinaia di migliaia di
visualizzazioni. Alcuni streamer locali hanno esplicitamente ammesso di
continuare a trasmettere in diretta solo per accumulare profitti tramite la
funzione dei “regali monetizzati” della piattaforma (“likes,
shares, comments, gifts and follows”); doxxing e coordinamento logistico: Mentre sulle
piattaforme mainstream (X e Facebook) si normalizzava la narrazione
anti-migranti, sui canali crittografati di Telegram e WhatsApp circolavano
liste di indirizzi residenziali di cittadini stranieri e hotel da colpire,
convertendo istantaneamente il traffico digitale in obiettivi di aggressione
fisica.
Il caso di
Belfast evidenzia anche la totale asimmetria tra la rapidità della
comunicazione digitale e la lentezza delle risposte statali. Sebbene l’autorità
di regolamentazione britannica Ofcom abbia inviato lettere di diffida a X e ad
altre piattaforme per arginare l’incitamento alla violenza, il governo non ha
potuto imporre la rimozione immediata dei contenuti. Una paralisi burocratica garantisce
alle piattaforme e agli strateghi dell’astroturfing almeno due mesi di totale
impunità operativa, lasciando che le rivolte si auto-alimentino e si consumino
indisturbate.
Il
ciclo di fascistizzazione: Dalla comunicazione digitale alla violenza di piazza
Il processo
attraverso cui un utente appartenente alle classi popolari britanniche viene
intercettato da una campagna di astroturfing e condotto fino all’adesione
ideologica cosciente a contenuti fascisti e razzisti si sviluppa secondo un
ciclo integrato che coniuga manipolazione identitaria, uso quotidiano delle
tecnologie e radicalizzazione di gruppo. Questo percorso può essere compreso
nelle sue ormai tipiche dinamiche.
Il
ciclo inizia intercettando lo stato di vulnerabilità e
frustrazione materiale del soggetto. In questa fase si applica la
disinformazione basata sull’identità (Identity-Based Disinformation o
IBD). Gli strateghi dell’astroturfing non propongono necessariamente notizie
false, bensì operano una restrizione strategica dell’identità del target.
Sfruttando i bisogni primari di appartenenza e sicurezza, propongono un
flusso informativo adatto per definizioni rigide ed esclusive di chi sia il
“vero britannico” (il lavoratore bianco, eterosessuale, contribuente onesto) in
opposizione speculare a minacce esterne e interne. Questa ricostruzione
psicografica dei comportamenti, erede dei sistemi collaudati da Cambridge Analytica, provoca un restringimento
identitario e un’inflazione paranoica della minaccia, inducendo uno stato di
allarme emotivo perenne che blocca la deliberazione razionale. Successivamente, il soggetto viene attirato
all’interno di spazi digitali apparentemente slegati dall’estremismo politico,
come gruppi di quartiere contro le tasse locali o forum di automobilisti. Una volta
registrata la prima interazione dell’utente con questi temi, gli algoritmi di
raccomandazione delle grandi piattaforme (come TikTok e X) si attivano
spontaneamente in chiave predittiva. I sistemi sono progettati per massimizzare
il tempo di permanenza sul sito e l’interazione emotiva, favorendo la
diffusione di contenuti altamente polarizzanti. I dati pubblicati dal LSE
rivelano che gli algoritmi di raccomandazione di X hanno amplificato del 30% i
post contenenti immagini associate alle teorie complottiste del “Genocidio
bianco” e della “Grande sostituzione”. La costruzione della percezione si
avvale della traduzione culturale e risemantizzazione di narrazioni
cospirazioniste straniere che, secondo il modello della semiotica della cultura
di Yuri Lotman, vengono sciolte e assimilate all’interno della cultura
ricevente, venendo interpretate come una continuazione organica di istanze
locali tradizionali fino a essere percepite come “buon senso” autoctono. Nella fase che segue si assiste alla totale
rimozione dello stigma morale associato al razzismo e alla xenofobia. La
diffusione di immagini fotorealistiche generate con intelligenza artificiale
gioca un ruolo decisivo. L’indagine dell’LSE evidenzia come la diffusione di
immagini AI ritraenti maschi musulmani come predatori sessuali pronti ad
aggredire giovani ragazze bianche abbia registrato tassi di interazione tre
volte superiori rispetto a qualsiasi altro contenuto. Dopo l’attacco di
Southport, si è registrato un repentino slittamento estetico verso la celebrazione
dell’eroe britannico bianco contrapposto all’invasore straniero, utilizzando
l’estetica dei meme per normalizzare ed estetizzare la violenza. La
radicalizzazione viene ulteriormente favorita attraverso dinamiche di palese
disinformazione. Ad esempio, durante le manifestazioni “Unite the Kingdom” di
Londra, esponenti della destra nazionalista polacca (Dominic Tarinsky, cui è
stato vietato l’ingresso nel Regno Unito come ospite dei fascisti UK) e account
anti-immigrazione britannici hanno condiviso vecchi filmati aerei spacciandoli
per attuali al fine di gonfiare artificialmente il numero dei partecipanti,
dichiarando la presenza di 2 milioni di persone a fronte di una stima reale
della polizia metropolitana di circa 60.000 presenze, costruendo così la
percezione del consenso e offrendo alle classi popolari l’illusione di far
parte di una maggioranza schiacciante e irresistibile. Il ciclo si compie quando l’utente sperimenta la
“fusione identitaria” e confini del sé individuale si dissolvono all’interno
dell’identità collettiva del gruppo fascista. La realtà viene letta
esclusivamente attraverso schemi apocalittici e di autoconservazione biologica.
Il soggetto è ora pienamente disponibile per la mobilitazione di piazza guidata
dall’estrema destra post-organizzativa. La rabbia sociale generata
dall’austerità e dall’esclusione economica viene definitivamente orientata
contro obiettivi fisici precisi, come moschee o hotel
per richiedenti asilo, realizzando concretamente la funzione del fascismo come
“ariete” controrivoluzionario che indirizza il conflitto sociale verso una
violenza etnica orizzontale e distruttiva, lasciando intatte le reali strutture
di potere economico e finanziario.
Entrare
nella dimensione dell’astroturfing digitale e politico, consegna un ritratto
inquietante della metamorfosi contemporanea della propaganda. Non siamo di
fronte alla classica propaganda ma a un’ingegneria algoritmica del consenso che
si annida nelle pieghe più intime della vita digitale delle
classi popolari, offrendo riconoscimento identitario a chi è stato
abbandonato dalla sinistra tradizionale. Il ciclo che conduce dalla
vulnerabilità materiale alla fusione identitaria con il gruppo fascista mostra
come l’astroturfing non è un semplice rumore informativo, bensì un dispositivo politico completo: intercetta la
solitudine, restringe l’identità, normalizza l’odio attraverso l’estetica dei
meme e dell’intelligenza artificiale, gonfia la percezione del consenso e,
infine, offre bersagli fisici su cui scaricare una rabbia sociale
che altrimenti cercherebbe responsabilità più in alto, dove realmente risiedono
il potere economico e quello finanziario.
Inoltre,
l’emergere dell’AI agentica – intesa come sistemi di agenti autonomi
basati su Large Language Models (LLM) dotati di capacità di reasoning,
tool-use, memoria persistente e coordinamento multi-agente – sta producendo una trasformazione radicale nella natura e
nell’efficacia dell’astroturfing nella comunicazione politica.
A differenza delle forme tradizionali, basate su bot rigidi, sockpuppet gestiti
manualmente o reti di influencer pagati, gli agenti AI introducono un livello di autonomia, adattività e mimetismo che
erode progressivamente il confine tra attività orchestrata (top-down) e partecipazione genuina (grassroots).
In primo
luogo, la generazione di contenuti diviene sempre più diffusa e personalizzata:
ciascun agente AI può adattare tono, framing e argomentazioni in tempo reale
sulla base del feedback della piattaforma, delle reazioni degli utenti reali e
delle dinamiche di rete, superando le limitazioni dei
template statici o dei bot rule-based. In secondo luogo, emerge un
coordinamento decentralizzato: sciami di agenti possono
auto-organizzarsi, dividere compiti (uno amplifica, un altro
polarizza, un terzo modera o contro-argomenta), simulare conversazioni
credibili tra “utenti” diversi e replicare pattern di amplificazione organica,
come dimostrato in simulazioni recenti in cui LLM agents riproducono strategie
tipiche delle Information Operations (IO) senza supervisione umana costante.
Questo riduce drasticamente i costi marginali e aumenta la scala, permettendo
campagne di dimensioni e velocità precedentemente impossibili.
Dal punto di
vista comunicativo-politico, l’AI agentica rivoluziona tre dimensioni chiave.
La prima è la percezione del consenso: grazie
alla variabilità linguistica, all’invecchiamento credibile dei profili, all’uso
di volti e storie generate sinteticamente e all’interazione human-like, gli
agenti rendono l’illusione di social proof più
resistente ai detector attuali basati su pattern di coordinamento o text-AI. La
seconda è l’ibridazione con utenti reali: gli agenti non si limitano
a postare, ma ingaggiano, rispondono e incoraggiano amplificazioni organiche,
creando un effetto moltiplicatore in cui il contenuto fake viene “legittimato”
da interazioni genuine. La terza è l’evoluzione temporale e adattiva:
gli sciami di agenti AI possono apprendere, evolvere tattiche e migrare su
piattaforme diverse in risposta a contromisure (ban, shadowban, CIB detection),
rendendo l’astroturfing un fenomeno dinamico e resiliente.
Queste
innovazioni pongono enormi sfide teoriche e materiali alla
politica: l’astroturfing non è più solo manipolazione del dibattito, ma una
forma di sintesi artificiale del pubblico che produce direttamente la
percezione della volontà popolare e mina i presupposti della deliberazione
democratica. La letteratura recente evidenzia come la detection classica dei
falsi basata su pattern di coordinamento o su text classifier perda efficacia di fronte a comportamenti emergenti e
variabili introdotti dagli agenti. Di conseguenza, la ricerca deve orientarsi
verso nuovi approcci relazionali, network-informed e multi-modali, mentre le
policy (DSA, platform governance) devono confrontarsi con la necessità di nuove
metriche di autenticità che tengano conto dell’autonomia agentica. In sintesi,
l’AI agentica trasforma l’astroturfing da tecnica di manipolazione rilevabile
in un paradigma comunicativo scalabile, adattivo e potenzialmente
indistinguibile dalla dimensione grassroots che simula, con implicazioni profonde per l’integrità del discorso
pubblico e per i modelli teorici della persuasione politica online.
C’è quindi
un passaggio che merita di essere nominato con chiarezza. La vera vittoria
dell’astroturfing contemporaneo non sta solo nella sua efficacia mobilitante,
ma nell’aver reso indistinguibile, agli occhi
di chi lo subisce e anche di chi lo osserva, la fabbricazione dalla
spontaneità. È qui che si consuma il cortocircuito più profondo: la categoria
stessa di “autenticità popolare”, cardine di ogni discorso democratico e di
ogni analisi critica delle classi subalterne, è stata colonizzata.
L’astroturfing non si limita a imitare il grassroot: lo produce materialmente, lo alimenta, gli dà
voce, finché la copia non precede più l’originale, e la rivolta di strada
diventa al tempo stesso genuina nel suo dolore e totalmente eterodiretta nei
suoi obiettivi. Questo scarto rende obsoleta ogni denuncia che si limiti a
smascherare la “falsità” della mobilitazione, perché la mobilitazione è vera
per chi la vive, vera nelle sue conseguenze letali, vera nella sua capacità di
incendiare un quartiere. Il punto non è più distinguere il sintetico
dall’autentico, ma capire che l’astroturfing ha imparato a
fabbricare autenticità come si fabbrica una merce, e che le piattaforme
digitali sono le fabbriche in cui questa merce viene prodotta in serie. La Gran
Bretagna è un vero e proprio laboratorio di questa dimensione, Belfast un suo
diretto e drammatico prodotto.
Da qui
discende una responsabilità che interroga non solo i regolatori e le società
tecnologiche, ma le sinistre, il sindacati, l’associazionismo e la ricerca
sociale. Continuare a opporre fact-checking alla propaganda significa
ritrovarsi con una realtà che vuole che ogni campagna di alfabetizzazione
digitale rimanga un argine di sabbia contro la marea emotiva e identitaria che
l’astroturfing sa cavalcare con spaventosa precisione. I fatti di Belfast non
sono un incidente della cronaca britannica, ma un promemoria universale: il
fascismo del XXI secolo non ha bisogno di prendere il potere con un colpo di
Stato; gli basta affittare gli spazi pubblicitari delle piattaforme e attendere
che la rabbia faccia il resto.
per
Codice Rosso, nlp
APPENDICE
BIBLIOGRAFICA
- Emergent
Coordinated Behaviors in Networked LLM Agents: Modeling the Strategic
Dynamics of Information Operations
Gian Marco Orlando, Jinyi Ye, Valerio La Gatta, Mahdi Saeedi, Vincenzo Moscato, Emilio Ferrara, Luca Luceri (2025/2026)
Primo studio sistematico empirico/simulativo su come agenti generativi LLM sviluppano autonomamente comportamenti di coordinamento tipici delle campagne di astroturfing e IO (Information Operations), senza supervisione umana Dimostra pattern emergenti di amplificazione, divisione del lavoro e mimetismo di attività grassroots. Molto rilevante per la dimensione agentica.
PDF: https://arxiv.org/pdf/2510.25003 - Network-informed
Prompt Engineering against Organized Astroturf Campaigns under Extreme
Class Imbalance Nikos Kanakaris et al. (2025)
Framework
empirico che utilizza esclusivamente LLM (con Balanced RAG e prompt engineering
network-informed) per rilevare campagne di astroturfing reali. Test su dataset
sbilanciati e confronto con baseline. Uno dei primi lavori che combina
rilevamento con tecniche AI agentiche/prompt-based su scala reale.
PDF: https://arxiv.org/abs/2501.11849
- Comparing
the persuasiveness of role-playing large language models and human experts
on polarized US political issues
Kobi Hackenburg, Lujain Ibrahim, Ben M. Tappin, Manos Tsakiris (2025)
AI & Society(Springer)
Esperimento su larga scala che confronta messaggi generati da GPT-4 in “partisan role-play” (tecnica centrale per astroturfing digitale) con messaggi di esperti umani di persuasione. Valuta l’efficacia persuasiva in contesti polarizzati, direttamente collegata all’uso di AI per simulare identità e consenso grassroots.
PDF: https://link.springer.com/article/10.1007/s00146-025-02464-x - Social
bots spoil activist sentiment without eroding trust: Evidence from a
large-scale field experiment
Li et al. (2024)
Scientific Reports(Nature)
Studio empirico comparativo sull’impatto di bot “astroturfing” vs altri bot su utenti reali (XR discourse). Analizza effetti sul sentiment, volume di interazioni umane e fiducia. Uno dei pochi lavori recenti che analizza gli effetti degli account inautentici coordinati in contesti politici/attivisti.
PDF: https://www.nature.com/articles/s41598-024-74032-0.pdf - Blue
and Red Teaming with AI Agents in Information Operations
Cavallon et al. (2025/2026)
STO Meeting Proceedings (NATO)
Analisi empirica/teorica sull’uso di LLM-based AI agents per orchestrare botnet avanzate, astroturfing e operazioni di influenza con coordinamento autonomo, multi-modalità e interazioni human-like. Confronta approcci “agentici” (autonomi, tool-using) con metodi tradizionali. Uno dei lavori più diretti sull’evoluzione verso agenti AI nell’astroturfing politico-militare.
PDF: https://publications.sto.nato.int/publications/STO%20Meeting%20Proceedings/STO-MP-HFM-377/MP-HFM-377-07.pdf - Jovy
Chan (2024)
“Online astroturfing: A problem beyond disinformation”
Philosophy & Social Criticism, 50(3), 507–528.Uno dei contributi teorici più citati e influenti del periodo. Argomenta che l’astroturfing non è solo una variante della disinformazione, ma crea problemi strutturali distinti per le piattaforme e la deliberazione democratica (effetto bandwagon, erosione della fiducia nella percezione del consenso, distorsione del “public opinion”). Offre un’analisi filosofica e comunicativa profonda.
PDF/open access spesso disponibile via Sage o PhilPapers. - Marko
Kovic & Adrian Rauchfleisch (2025)
“Astroturfing”(voce enciclopedica)
In Elgar Encyclopedia of Political Communication (Edward Elgar Publishing), pp. 92–96.
Capitolo teorico-concettuale che aggiorna e sintetizza la letteratura: definizione, tipologie (basate su target, attore e obiettivi), repertori e implicazioni per la comunicazione politica contemporanea. Rappresenta lo stato dell’arte concettuale al 2025. - Goodwin
et al. (2023)
Political influencers and astroturfing dynamics in digital campaignsPubblicato in Political Communication (2023).
Lavoro teorico che concettualizza gli “influencer astroturf” come nuova forma ibrida tra comunicazione top-down e mimetismo grassroots, con implicazioni per la teoria della persuasione e della visibilità politica. Citato ampiamente nei lavori successivi (es. Farkas 2026, Bene 2025). - Farkas
et al. (2026)
“Astroturf Political Influencers’ Visual Disinformation Strategies”
Media and Communication(Cogitatio Press).
Sebbene contenga soprattutto elementi empirici, la parte teorica è rilevante: propone un framework concettuale su come l’astroturfing visivo e verbale degli influencer modifichi i modelli classici di informazione e mobilitazione politica. Fortemente ancorato alla teoria della comunicazione politica e del visual framing. - Lazarotto
/ SSRN contribution (2025)
“The Regulation of Astroturfing” (SSRN, 2025)
Analisi teorico-normativa sull’astroturfing come problema di integrità democratica e manipolazione del dibattito pubblico, con framework per policy e regolazione (Digital Services Act, transparency). Si concentra sugli aspetti etico-giuridici e comunicativi. https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5486406
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