Riportiamo la lettera di denuncia e solidarietà scritta da un gruppo di professori del
Liceo Vivona di Roma in seguito a un grave episodio che coinvolge un loro
collega e numerosi studenti.
Il liceo Vivona di Roma sta vivendo un momento drammatico: un’ispezione
ministeriale – volta ad accertare un fatto che non ha alcun evidente motivo di
essere perseguito (una comunicazione privata, dopo la fine degli esami e la
pubblicazione degli esiti, in cui il loro ex professore invitava i propri ex
studenti e studentesse a restare vigili e consapevoli di fronte alle atrocità e
alle violenze commesse dai forti contro i deboli, ricordando la vicenda del
genocidio di Gaza)– si è abbattuta sulla nostra scuola.
Il caso di un libero cittadino che espone il proprio punto di vista
(corredandolo di citazioni letterarie, di cui non si è volutamente afferrato il
significato profondo) ad altri liberi cittadini e cittadine, è un fatto da
indagare, insomma.
Strano: la comunicazione, infatti, è intervenuta a rapporto
docente-discenti concluso, dopo la pubblicazione degli esiti degli esami di
Stato.
Ciò nonostante, il quotidiano “Il Tempo” in un articolo mal scritto e
capzioso, ha rivelato e commentato impudicamente il testo della comunicazione,
che sarebbe stata fornita al giornale da uno studente anonimo, che parla di “un
professore di latino e greco di una scuola di Roma”, fornendone
un’interpretazione manipolatoria e in alcuni passaggi priva di logica.
Nonostante nell’articolo del “Tempo” non sia nominata la nostra scuola,
docenti, ma – soprattutto – studentesse e studenti, sono sottoposte/i ad un
accertamento volto a determinare la presunta “colpevolezza” del nostro collega,
stimato – come stanno testimoniando le numerose attestazioni che arrivano in
queste ore – per cultura, preparazione, onestà intellettuale, impegno nella
società, peraltro membro del consiglio di istituto.
Quello che ciascuna/o di noi ha fatto – nel corso dell’anno scolastico –
per far comprendere ai propri studenti e alle proprie studentesse ciò che è
accaduto e continua ad accadere in Palestina è certificato dai nostri registri
scolastici, cui gli ispettori possono certamente accedere, senza necessità di
intervistare ragazzi e ragazze appena diplomati: un’operazione di informazione,
analisi, approfondimento su una circostanza storica drammatica, che è sotto gli
occhi di tutti/e, che affonda le proprie radici in una storia antica e che non
noi, ma istituzioni internazionali come l’ONU definiscono genocidio.
Molte e molti di noi, come docenti della scuola della Repubblica e come
educatori alla pace, hanno avvertito non solo il diritto, ma il dovere di non
abbassare lo sguardo e di rispondere alle domande che studentesse e studenti ci
ponevano.
Nel caso di specie, però, si tratta di altro.
Un ex docente di ex studentesse e studenti si congeda da loro lasciando un
messaggio: non accontentatevi di guardare la superficie, esercitate il libero
arbitrio che è stato rafforzato attraverso la conoscenza che la scuola vi ha
fornito, restate umani, chiunque voi sarete.
Qui non si tratta di libertà di insegnamento, ma di libertà di espressione.
Alcuni/e di noi hanno deciso – una volta appresa la notizia dell’audizione
da parte degli ispettori – di spedire il medesimo messaggio ai propri ex
studenti e studentesse: un atto di condivisione, di solidarietà, di
contestazione di un evento rispetto al quale non intendiamo rimanere indifferenti,
che rivendichiamo; auditeci tutti/e.
E diteci chiaramente in cosa abbiamo violato leggi, norme, codice
deontologico.
Ai nostri colleghi, ma soprattutto agli studenti e alle studentesse che
sono stati sottoposti -a 19 anni – al dilemma per decidere se essere delatori o
mentitori, comunichiamo la nostra solidarietà: non è questa la scuola del comma
1 dell’art. 33 (che prevede le libertà di insegnamento e di apprendimento); la
scuola dell’art. 11 (impudicamente ed erroneamente tirato in ballo dall’art.
del “Tempo”, da cui sarebbe scaturito il casus belli, “L’Italia ripudia la
guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di
parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e
favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.); la scuola
dell’art. 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio
pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”).
In particolare: servendosi del ruolo di docente che un libero cittadino
riveste, in un contesto però differente da quello in questione (che è lo
scambio di idee con ex studenti), si tenta di minare una delle garanzie
costituzionali della libertà individuale e collettiva: il diritto di
manifestare il proprio pensiero. Un fatto inedito.
A quando l’intervento su quanto padri e madri dicono ai propri
figli/figlie?
E chiediamo loro scusa: talvolta gli adulti sbagliano.
E non stiamo parlando del professore oggetto dell’audizione
Lettera degli studenti del Vivona contro le ispezioni dell’USR
Gli interrogatori e le ispezioni portate avanti dall’USR (col beneplacito,
se non la complicità attiva del Mim) verso noi studenti e studentesse del Liceo
Vivona di Roma sono un fatto gravissimo, contro cui vogliamo prendere
posizione.
Negli ultimi giorni ad alcuni noi, studenti e studentesse delle classi
quinte, è stato chiesto di fare da delatori verso un nostro docente.
La presunta “colpa” è quella di essere un professore solidale con un
popolo, quello palestinese, sotto le bombe da anni, che subisce un genocidio e
uno stato di apartheid, come è stato definito anche da organismi dell’Onu.
Evidentemente, le posizioni solidali contro il genocidio non sono viste di
buon occhio dal Ministero di Valditara, che risponde con una politica di
terrore fatta di ispezioni ed interrogatori.
Come abbiamo ben imparato in questi mesi, la retorica di Valditara sulla
presunta neutralità della scuola è solo un pretesto per reprimere il dissenso
contro il governo.
Lo stesso zelo non viene applicato per iniziative e posizioni che rientrano
negli schemi governativi, guarda caso.
Condanniamo l’ispezione così come le politiche intimidatorie e repressive
del governo.
Non saremo delatori contro i lavoratori della scuola perché siamo alleati
nella lotta per una formazione e un mondo più giusti.
Vogliamo una scuola democratica e libera dalle ingerenze governative: giù
le mani dalla scuola.
Adriano Cerri – Rappresentate d’Istituto del Liceo Vivona
Sofia Vaglio – Rappresentante di Consulta del Liceo Vivona
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