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sabato 15 agosto 2026

Pensioni, la bomba a orologeria: perché tra 20 anni milioni di italiani saranno vecchi e poveri - Federico Giusti

 

Oggi l’Italia può forse vantare presunti successi come il controllo della spesa pubblica e la riduzione del debito, ma la realtà è ben diversa: certi risultati sono il frutto di tagli e politiche antisociali. Nel tempo, le riforme del lavoro e della previdenza si sono dimostrate autentici disastri.

A oltre 30 anni dalla Riforma Dini, è tempo di tracciare un bilancio del sistema contributivo. Di fronte a una precarietà lavorativa dilagante, questo sistema è davvero socialmente sostenibile ed equo, o sta condannando una fetta crescente della popolazione a una vecchiaia in miseria?

Se l'obiettivo della riforma era contenere i costi previdenziali sul presupposto che ogni lavoratore si sarebbe pagato i propri contributi, come possiamo dormire sonni tranquilli in presenza di part-time involontari e profondi buchi contributivi? Come spesso accade in Italia, approvata una riforma si passa subito alla successiva, senza mai analizzare gli impatti e le ricadute reali delle norme precedenti.

Il confronto penalizzante con l'Europa

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

·         Età pensionabile teorica tra le più alte d'UE: 67 anni, che salgono verso i 68 con l'adeguamento all'aspettativa di vita.

·         Età di uscita effettiva ai vertici: 64,2 anni nel 2023, ben 8 mesi sopra la media UE (63,6 anni).

L'unico Paese allineato all'Italia per età di uscita reale è la Germania, che vanta tuttavia un welfare decisamente più ricco, assegni previdenziali più generosi e tutele contrattuali (come permessi e congedi retribuiti) nettamente migliori delle nostre.

                  ETÀ DI USCITA EFFETTIVA DAL LAVORO (2023)

                 

  Italia    ?????????????????????????????????????? 64.2 anni

  Media UE  ????????????????????????????????????   63.6 anni

Le colpe della politica e il nodo giovani

Non basta parlare di uscita teorica dal lavoro: occorre guardare all'uscita effettiva, presa atto dell'incapacità dei legislatori di valutare l'impatto distributivo delle varie controriforme. Si è scartato fin dall'inizio un principio guida tanto logico quanto socialmente avanzato: non siamo tutti uguali davanti alla pensione. Avere criteri differenziati in base alla gravità del lavoro e all'importo del futuro assegno dovrebbe essere la base per un'azione legislativa equa.

Esiste poi un problema strutturale mai affrontato dal mercato del lavoro: l'Italia non è un Paese per giovani, considerata l'entrata nel mondo dell'occupazione con anni di ritardo rispetto ai coetanei europei.

Se finora le pensioni italiane sono state relativamente generose, non è detto che lo saranno in futuro. Le crescenti disparità salariali si trasformeranno in vere e proprie disuguaglianze previdenziali. Il Governo ha accantonato l’idea di una pensione di garanzia per i lavoratori del contributivo puro, pur sapendo che molti di loro tra vent'anni saranno pensionati poveri, preferendo rinviare il problema a un'indefinita intesa con i sindacati.

Sperequazioni e soluzioni necessarie

Analizzando la spesa pensionistica emergono forti sperequazioni a favore dei redditi elevati:

·         780.000 pensionati percepiscono oltre 4.000 euro al mese.

·         400.000 pensionati superano i 5.000 euro al mese.

Oltre una certa soglia sarebbe doveroso stabilire un tetto redistributivo a favore dei redditi meno abbienti. La crescente sperequazione è stata spesso incoraggiata dalle direttive europee sul welfare: l'Italia, al netto delle imposte, spende meno di altri Paesi comunitari in protezione sociale e sostegno ai salari. Se si è poveri da lavoratori, lo si sarà ancora di più da pensionati.

Gli interventi previdenziali degli ultimi anni hanno ignorato due fattori decisivi:

  1. La precarizzazione strutturale del lavoro.
  2. La presenza di vuoti contributivi e la svalutazione dei contributi versati.

Queste "amnesie" hanno posticipato l'uscita dal lavoro per tutti (erga omnes) e allargato la forbice tra l'ultimo stipendio e il primo assegno pensionistico. Se un lavoratore con una busta paga di 1.600 euro percepisce una pensione pari al 60% dell'ultimo reddito, si ritrova di fatto alla soglia della povertà.

Per evitare il naufragio della tenuta sociale serve ciò che oggi viene rimosso dal dibattito pubblico: una riforma fiscale progressiva, una tassazione incisiva sui grandi capitali e interventi strutturali sul welfare. Non tutte le professioni possono usufruire della pensione alla stessa età: occorre intervenire subito con flessibilità e senza logiche punitive. Gli strumenti pratici esistono, ciò che manca è la volontà politica di attuarli.

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giovedì 12 dicembre 2024

Il "Premio Maggiordomo dell'Impero 2024" va a... - Alessandro Bianchi

  

"La partnership tra Italia e Stati Uniti non è mai stata così forte”. Il servilismo del maggiordomo più diligente e premuroso viene sempre premiato dal padrone. Soprattutto quando si avvicina il Natale.

"La partnership tra Italia e Stati Uniti non è mai stata così forte”. Con queste parole, il segretario di Stato Usa Blinken ha concluso il vertice di Fiuggi del G7 a presidenza italiana. E come se non fosse già abbastanza umiliante per un governo che aveva promesso una via "sovrana" e "indipendente" rispetto ad un governo PD qualunque, aggiunge: "E questo è un tributo alla leadership italiana, è un tributo alla forte leadership del primo ministro Meloni, del mio amico, il ministro degli Esteri, e lo vediamo, ovviamente, durante il G7 italiano. Non potrei essere più grato per la collaborazione".  


"La partnership tra Italia e Stati Uniti non è mai stata così forte”. Più forte dei governi del PD e del governo Draghi. Blinken sentenzia. Il perché è presto detto. Leggete (o perlomeno sfogliate perché il disgusto può causare gravi danni collaterali) le 15 indegne pagine del comunicato finale del G7 a presidenza italiana e tutto diviene chiaro. Immorali e pretestuosi attacchi a paesi sovrani (veramente) e indipendenti. I soliti castelli di carta di menzogne contro la Russia, Cina, Iran, Libano, Palestina. La volontà fallita e fallimentare di tenere in piedi con guerre, sanzioni e cambi di regime un sistema che ormai è collassato. La decisione di interferire negli assunti interni del Venezuela riconoscendo, dopo la barzelletta della storia Guaidò, un vecchietto scappato in Spagna come "presidente". Appelli che ascoltano solo 7 paesi e qualche colonia sparsa sempre più rara in giro per il mondo. Insomma tutto il repertorio che sta portando l'umanità sulla via dell'estinzione per seguire i diktat di Washington e tutto a prima firma governo Meloni come un governo Pd qualsiasi.

"Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri." Viviamo proprio questa fase che il genio politico di Gramsci aveva sintetizzato alla perfezione. La presidenza Biden si sta per concludere e l'interregno sta portando il mondo a ballare sul filo del baratro nucleare con il via libera Usa all'uso di missili a lungo raggio nel territorio russo. Il comunicato indegno del G7 a prima firma italiano è un servile atto di sottomissione al "mostro". Gli interessi del popolo italiano - in generale dell'Europa - richiederebbero governi in grado di creare ponti e dialogo con il sud globale, le istituzioni del nuovo mondo multipolare e, in poche parole, la vera comunità internazionale. Quello Meloni, al contrario, sarà ricordato per il premio di maggiordomo più fedele dell'amministrazione Biden. In attesa del 20 gennaio e degli ordini del nuovo padrone...

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domenica 17 marzo 2024

La libertà di parola negli Stati Uniti: verità e fatti - RAPPORTO

Pubblichiamo la traduzione di un Rapporto pubblicato a marzo dal Ministero degli Affari esteri cinese*


Introduzione

Gli Stati Uniti hanno a lungo rivendicato la loro libertà di parola e perseguito due pesi e due misure, coprendo la manipolazione politica interna e l'ingiustizia sociale con vuoti slogan politici e l'ipocrita maschera morale della cosiddetta “libertà di parola”. Negli Stati Uniti, le lotte politiche calpestano la libertà di parola, le interferenze della stampa minacciano la libertà di parola e i social media violano la libertà di parola. Nell'arena internazionale, gli Stati Uniti sognano ad occhi aperti di continuare a parlare per tutti, ostacolando la democratizzazione delle relazioni internazionali con pratiche egemoniche, distruggendo l'ambiente dell'opinione pubblica internazionale con campagne diffamatorie e illudendo la comunità internazionale con immagini auto-glorificate e retoriche altisonanti.

Questo rapporto, presentando numerosi fatti, mira a svelare cosa sia la “libertà di parola” secondo gli Stati Uniti, cosa gli Stati Uniti facciano realmente e quale sia il loro vero scopo.

 

  1. La libertà di parola negli Stati Uniti non è degna di questo nome

 

·         Gli Stati Uniti considerano la libertà di parola come il fondamento del Paese, ma la calpestano sotto i piedi della realtà politica. Sebbene il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti preveda esplicitamente la “libertà di parola”, le dispute politiche e gli interessi di gruppo hanno costantemente approfittato della forma della “libertà di parola” per danneggiarne l'essenza. Il pubblico non si sente libero di parlare con sincerità, e gradualmente si accorge e si stanca degli slogan e delle promesse ipocrite dei politici.

·         La Knight Foundation degli Stati Uniti ha pubblicato nel 2022 il rapporto di indagine Free Speech in America After 2020, che è stato giudicato dal Free Speech Center statunitense come “lo studio più completo sull'opinione pubblica in materia di libertà di parola”. Il rapporto ha rilevato che la polarizzazione politica e le lotte tra i partiti hanno gravemente compromesso la libertà di parola negli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda le questioni politiche.

·         La libertà di parola negli Stati Uniti è diminuita negli ultimi anni. In un sondaggio nazionale del 2022 condotto dal New York Times e dal Siena College, il 66% dei partecipanti afferma di non credere che gli americani godano di libertà di parola. L'8% afferma inoltre che gli americani non hanno alcuna libertà di parola. Negli ultimi anni, a causa della polarizzazione politica e della violenza politica, le persone sono diventate più caute o addirittura reticenti nel parlare di argomenti politici, temendo attacchi e rappresaglie. Il 46% afferma che la società americana è molto meno libera di parlare di politica rispetto a un decennio fa. Molti parlano il meno possibile o addirittura eludono gli argomenti politici. Le donne sono più caute degli uomini e i giovani più cauti degli anziani. Alcuni giovani sono stati duramente criticati e persino oggetto di ritorsioni per alcune osservazioni politiche.

·         Le restrizioni alla libertà di parola sono piuttosto comuni negli Stati Uniti. La maggior parte degli Stati ha ottenuto risultati negativi nel rispetto della libertà di parola e del diritto di riunione, secondo il rapporto 2022 US State Free Speech Index del Free Speech Institute. Solo tre Stati - Wisconsin, Michigan e Iowa - hanno ottenuto un punteggio superiore al 70%, mentre 35 Stati hanno ottenuto un punteggio inferiore al 50%.

·         Gli Stati Uniti sono sommersi da informazioni false, che ne erodono ulteriormente la credibilità in termini di libertà di parola. Durante le elezioni presidenziali del 2016, i gruppi politici hanno usato i media per diffondere disinformazione e interferire nelle elezioni, con siti web di fake news che hanno ricevuto 159 milioni di visite, pari a 0,64 visite per adulto americano, secondo una ricerca condotta dall'Università di Stanford. Il rapporto della Brookings Institution, Disinformation is Eroding Public Confidence in Democrac (La disinformazione sta erodendo la fiducia del pubblico nella democrazia), pubblicato nel 2022, ha rilevato che le minoranze sono più suscettibili alla disinformazione, e il 51,5% degli intervistati ritiene che il bersaglio sia la comunità nera americana. Negli ultimi anni, le discussioni sui brogli elettorali e la diffusione della disinformazione hanno ulteriormente ridotto la fiducia degli americani nella libertà di parola.

 

  1. Gli Stati Uniti violano la libertà di parola in patria

 

·         Le lotte politiche calpestano la libertà di parola. Non è un segreto che il governo statunitense monitori l'opinione pubblica interna. Carl Bernstein, noto giornalista che ha denunciato lo scandalo Watergate del 1972, ha rivelato in dettaglio la collusione tra la CIA e la stampa. Il New York Times, il settimanale Time, la CBS e altri media hanno stretti legami e collaborano con la CIA per monitorare l'opinione pubblica.

·         Le informazioni false vengono utilizzate per manipolare l'opinione pubblica e interferire con la parola. Il rapporto del Cato Institute ha osservato che “se gli americani si aspettano che i media forniscano informazioni accurate e neutrali sulla politica del governo, commetteranno un grosso errore”. Il governo statunitense collude con i media e spesso diffonde varie informazioni sotto la copertura dei media, al fine di raggiungere obiettivi politici. Nel marzo 2022, il New York Times ha pubblicato un editoriale intitolato There is a Freedom of Speech Problem in America, sottolineando che la società statunitense è intrappolata in un ciclo in cui destra e sinistra si attaccano a vicenda e che la libertà di parola negli Stati Uniti appartiene al passato. Nell'aprile del 2022, l'amministrazione Biden ha annunciato l'istituzione di un comitato volto a combattere la disinformazione sulla popolazione e sulle infrastrutture negli Stati Uniti, che ha incontrato la feroce opposizione dei membri repubblicani del Congresso degli Stati Uniti e dei media di destra. I legislatori repubblicani hanno sostenuto che l'amministrazione sta usando il denaro dei contribuenti per sopprimere la libertà di parola dei media conservatori con il pretesto di reprimere la disinformazione. Il Comitato è stato chiuso dopo sole tre settimane di esistenza a causa delle obiezioni della Commissione per la supervisione e la riforma del governo della Camera degli Stati Uniti. La libertà di parola negli Stati Uniti oggi è più un pallone preso a calci dai partiti che un diritto nelle mani delle persone.

·         Il governo statunitense manipola le informazioni sulle epidemie e sopprime le voci che raccontano la verità. Helen Zhu, una dottoressa di origine cinese che ha avvertito dell'epidemia negli Stati Uniti e ha riportato i risultati dei test, ha ricevuto un ordine di bavaglio dall'amministrazione. Il capitano Crozier, che ha raccontato la verità sull'epidemia sulla portaerei USS Roosevelt, è stato licenziato. Alcuni funzionari del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Difesa, che hanno osato dire la verità, sono stati tutti licenziati. Fauci, un esperto di malattie infettive noto come il “capitano anti-epidemia” degli Stati Uniti, è “scomparso” molte volte.

·         La libertà di parola negli Stati Uniti ha un problema di discriminazione razziale. La percezione della libertà di parola tra i gruppi bianchi è significativamente più forte rispetto ai gruppi neri, dove la libertà di parola è più limitata. Ripercorrendo la storia degli Stati Uniti, la libertà di parola non è mai stata applicata in modo completo ed equo alla comunità nera e i governi statali hanno usato la discrezione per sopprimere i diritti della comunità nera per molto tempo. La comunità nera è spesso trattata in modo diverso quando si tratta di libertà di parola. Nel giugno 2023, la giudice Earls, l'unica donna afroamericana della Corte Suprema della Carolina del Nord, è stata indagata dalla Commissione per gli standard giudiziari della Carolina del Nord dopo aver rivelato in un'intervista che nel sistema giudiziario locale mancava la diversità razziale e di genere e che i suoi colleghi la trattavano in modo diverso a causa della razza e del genere. Nel febbraio 2024, Margaret Satterthwaite, relatrice speciale delle Nazioni Unite sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati, ha commentato che le indagini disciplinari della commissione sull'unica donna afroamericana giudice dello Stato hanno sollevato sospetti di discriminazione razziale e di genere.

·         Il governo degli Stati Uniti ha dato un giro di vite su TikTok. Prima che la Commissione per l'energia e il commercio della Camera tenesse un'audizione su TikTok nel marzo 2023, diverse organizzazioni statunitensi per la libertà di parola, tra cui l'Unione per le libertà civili, il Centro per la democrazia e la tecnologia e la Coalizione contro la censura, hanno firmato congiuntamente una lettera aperta. In essa si sottolinea che il divieto di TikTok avrebbe avuto un grave impatto sulla libertà di parola nel dominio digitale, violando i diritti del popolo americano secondo il Primo Emendamento. La repressione ha creato un precedente preoccupante, danneggiando la libertà di oltre 150 milioni di utenti americani di TikTok sulla piattaforma. Il governo degli Stati Uniti è rimasto sordo a questi appelli ed è determinato a reprimere TikTok.

·         L'intervento della stampa minaccia la libertà di parola. Negli ultimi anni, la libertà di stampa negli Stati Uniti è stata notevolmente compromessa e l'ambiente di lavoro dei giornalisti è peggiorato. Il corrispondente della CNN Jim Acosta è stato privato delle credenziali di stampa della Casa Bianca per aver chiesto informazioni sulla “carovana di migranti” e sull'“accesso alla Russia” durante un briefing con la stampa della Casa Bianca. Anche alcuni alti funzionari governativi hanno minacciato e attaccato i membri dei media. Il Washington Post, il New York Times e altri media hanno sottolineato che queste parole e fatti hanno aumentato i rischi per la sicurezza dei giornalisti e hanno avuto un grave impatto sulla libertà di stampa. Il governo degli Stati Uniti limita anche la copertura degli eventi giornalistici da parte dei media. Nel 2021, alcuni giornalisti sono stati molestati o danneggiati dalla polizia mentre raccontavano le proteste popolari contro le uccisioni di George Floyd e Dawn Wright da parte della polizia. Secondo l'US Freedom of the Press Tracker, nel 2022 negli Stati Uniti si sono verificati 128 episodi di violazione della libertà di stampa, tra cui 40 attacchi a giornalisti e 15 arresti o azioni penali. Nel 2023, almeno 12 giornalisti negli Stati Uniti sono stati arrestati o incriminati, e diversi sono stati condannati penalmente per normali servizi giornalistici.

 

·         Il controllo dei campus sopprime la libertà di parola. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, vari divieti su parole e libri hanno seriamente interferito con la libertà di parola nei campus. La censura dei libri proibiti nelle scuole pubbliche si è espansa rapidamente dal 2021 e i legislatori di alcuni Stati hanno introdotto “ordini di bavaglio educativo”. Tra il gennaio 2021 e il febbraio 2022, i legislatori repubblicani hanno introdotto più di 150 leggi a livello statale che limitano gli insegnanti a discutere di temi come la razza e la giustizia sociale in classe, oltre a censurare e tracciare il discorso degli insegnanti. Nel 2022, la Individual Rights and Expression Foundation ha condotto un sondaggio su quasi 45.000 studenti di 208 università, scoprendo che il 22% degli studenti si sentiva spesso impossibilitato a esprimersi su determinate questioni. Razza, controllo delle armi, pandemia di coronavirus, azioni antidiscriminatorie e aborto sono diventati campi minati per la discussione e l'espressione. Alliance Defending Freedom ritiene che le scuole pubbliche degli Stati Uniti stiano attualmente reprimendo la libertà di parola istituendo “zone di libertà di parola”, utilizzando politiche vaghe e fuorvianti, obbligando insegnanti e studenti a esprimere determinate informazioni e punendo i membri della facoltà che non si “comportano bene” in termini di libertà di parola.

·         I social media violano la libertà di parola. I gruppi di interesse hanno fatto pressioni sui governi e sulle società di media per regolamentare i social media e sopprimere i discorsi sfavorevoli. Documenti interni rilasciati da Twitter mostrano che lo US Biotech Innovation Group ha inviato lettere al governo statunitense e a Twitter per conto di aziende farmaceutiche come Pfizer, Modena, AstraZeneca e altre, chiedendo di rivedere gli utenti che hanno invitato Twitter a offrire vaccini a basso prezzo e a condividere la proprietà intellettuale e i brevetti per mantenere il monopolio sui vaccini COVID-19. I media statunitensi hanno riferito che il magnate finanziario George Soros ha utilizzato centinaia di milioni di dollari per corrompere centinaia di reti legate ai media statunitensi tra il 2016 e il 2020 per costruire la propria rete mediatica e ottenere così la manipolazione dell'opinione pubblica.

 

·         I social media e i gruppi di interesse che rappresentano bloccano la libertà di parola. Il 30 marzo 2023 il New York Post ha riportato che Twitter ha rimosso quasi 5.000 tweet sulle “proteste dei transgender” davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, citando “l'incitamento alla violenza”. Poiché un numero sempre maggiore di utenti ha espresso dubbi sull'eliminazione dei tweet, Twitter ha cambiato le sue scuse, affermando che l'eliminazione era dovuta al processo di identificazione e cancellazione automatica del sistema, senza considerare il contenuto specifico del tweet. In modo ancora più scioccante, Twitter ha invece sospeso l'account Twitter del Washington Post dopo aver segnalato la cancellazione massiccia di tweet sul suo account Twitter. Il New York Post ha commentato che la mossa di Twitter di bandire il Washington Post è “gravemente incoerente con la libertà di parola dichiarata”. 

 

III. Gli Stati Uniti manipolano la libertà di parola nei Paesi stranieri

 

·         Per mantenere la propria egemonia, gli Stati Uniti spesso manipolano l'opinione pubblica internazionale, aggiungendo “razionalità” e “senso morale” alla propria politica estera. Gli Stati Uniti usano anche i social media per lanciare la guerra psicologica, insieme alle operazioni militari in altri Paesi, e reprimere ogni tipo di retorica contro la guerra. Usano la libertà di parola per praticare due pesi e due misure, creano una cortina di fumo e sostengono che altri Paesi stanno diffondendo “informazioni false”, mentre pubblicano vari rapporti distorti e screditanti basati su informazioni false, per distogliere l'attenzione della comunità internazionale dalle malefatte degli Stati Uniti. Il 4 maggio 2022, il senatore statunitense Rand Paul ha detto senza mezzi termini in un'audizione al Senato: “Sapete chi è il più grande propagatore di disinformazione nella storia del mondo? Il governo degli Stati Uniti”.

·         Durante la Guerra Fredda, il governo degli Stati Uniti ha creato tre organizzazioni mediatiche, Voice of America, Radio Free Europe e Radio Liberty, per condurre la guerra dell'opinione pubblica e attuare un'evoluzione pacifica. Dagli anni '80, con il rapido sviluppo di Internet, gli Stati Uniti hanno sfruttato i loro vantaggi tecnologici e si sono rivolti principalmente ai giovani per diffondere l'ideologia, i valori e i prodotti culturali americani attraverso Internet. Gli Stati Uniti hanno manipolato l'opinione pubblica internazionale, influenzando o addirittura incitando direttamente la popolazione dei Paesi interessati a confrontarsi con il governo. Il 25 febbraio 2022, in un'intervista, l'ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha incitato gli hacker statunitensi a lanciare attacchi informatici contro la Russia. Ha dichiarato: “Potremmo anche attaccare molte istituzioni governative, gli oligarchi e il loro stile di vita attraverso attacchi informatici. Abbiamo fatto qualcosa del genere durante la Primavera araba, quando ero Segretario di Stato”. 

·         Il governo degli Stati Uniti usa i social media per fabbricare bugie di guerra per giustificare le interferenze straniere. Nel 2019, il Washington Post ha esposto un documento del programma federale del governo che includeva interviste a più di 400 figure chiave coinvolte nella guerra in Afghanistan, tra cui fonti militari statunitensi, diplomatici, appaltatori militari, funzionari afghani e altri. I documenti dimostrano che il governo statunitense ha cercato di insabbiare i commenti degli intervistati e di nascondere le prove che la guerra non era vincibile, e che gli alti funzionari non hanno mai detto al pubblico la verità durante i 18 anni di guerra in Afghanistan, rendendo difficile per la popolazione ottenere informazioni veritiere. Un documento del 2008 rilasciato dal National Security Archive ha rivelato che l'amministrazione Bush ha rafforzato le accuse contro l'Iraq facendo pressione sulla comunità di intelligence e rilasciando selettivamente prove favorevoli alla posizione del governo, per legittimare la guerra. Il documento cita anche diversi casi di “politicizzazione dell'intelligence”. Ad esempio, le persone coinvolte affermano che se uno staff della CIA avesse fornito informazioni diverse da quelle volute dall'amministrazione Bush, la sua carriera sarebbe stata a rischio. I fatti successivi alla guerra in Iraq indicano che l'Iraq non è stato trovato in possesso di armi di distruzione di massa o associato ad Al-Qaeda. Negli Stati Uniti si sono diffusi sospetti e critiche sulla manipolazione dell'opinione pubblica e sull'inganno del governo nei confronti della popolazione.

·         Le forze armate statunitensi utilizzano i social media per manipolare argomenti e propaganda ingannevole per influenzare la percezione degli altri Paesi. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha firmato un accordo per lo sviluppo di software con una società californiana per manipolare i social media attraverso false personalità online e influenzare la popolazione dei Paesi del Medio Oriente. Nel 2022, Twitter ha rilasciato documenti interni al sito web “The Intercept”, esponendo l'uso dei social media da parte dell'esercito statunitense per condurre campagne di disinformazione che giustificano l'uccisione indiscriminata di cittadini di altri Paesi. Il Dipartimento della Difesa aveva sviluppato una “lista bianca” che imponeva a Twitter di dare priorità ai servizi per le agenzie presenti nell'elenco. Il funzionario del Comando centrale Nathaniel Kahle ha chiesto a Twitter, nel luglio 2017, di dare priorità a sei account in lingua araba del governo statunitense che promuovevano “la precisione degli attacchi militari dei droni statunitensi nello Yemen, con l'uccisione di terroristi e non di civili”. “

·         Gli Stati Uniti si vantano della “libertà di parola”, mentre applicano due pesi e due misure agli altri Paesi. Nell'agosto del 2022, lo Stanford Internet Observatory ha pubblicato uno studio intitolato Unheard Voices: Evaluating Five Years of Pro-Western Covert Influence Operations. Lo studio ha rivelato una rete di account interconnessi su piattaforme di social media come Twitter, Facebook e Instagram che utilizzano l'inganno per promuovere la retorica filo-occidentale in regioni come il Medio Oriente e l'Asia centrale, promuovendo il governo degli Stati Uniti, attaccando e diffamando Paesi come Cina, Russia e Iran. Alcuni account utilizzano anche la tecnologia dell'intelligenza artificiale per creare profili personali falsi e diffondere disinformazione. Gli Stati Uniti utilizzano anche diversi mezzi per “silenziare” i media stranieri. I media mainstream russi, come RT TV e Sputnik News Agency, sono stati banditi dagli Stati Uniti e dall'Europa. Gli account ufficiali russi sono stati limitati da piattaforme come Twitter, i canali e le applicazioni mobili russi sono stati rimossi dagli App Store di Apple e Google. I contenuti relativi alla Russia sono soggetti a un controllo estremo.

 

·         Gli Stati Uniti, con il pretesto della “libertà di parola”, attaccano e diffamano ferocemente la Cina. Alcuni politici statunitensi non solo hanno fabbricato in modo sconsiderato dichiarazioni false, come l'esaltazione del “virus cinese” e del “virus di Wuhan”, e altri commenti non veritieri, ma hanno anche attaccato i resoconti dei media che riflettevano obiettivamente la lotta della Cina contro la pandemia. Secondo i media statunitensi, la Casa Bianca ha pubblicato un articolo sul suo sito web ufficiale criticando i media per aver preso i soldi dei contribuenti americani per “promuovere la Cina”. Anche la NBC e la CNN sono state accusate dalla Casa Bianca di essere “fantoccio della Cina” e “nemico pubblico” per aver affermato nei loro servizi le prestazioni antiepidemiche della Cina.

·         I media americani interpretano in modo unilaterale gli eventi e coprono male le notizie relative alla Cina. I media statunitensi hanno interpretato il ritiro delle università americane dalla classifica mondiale delle università e delle professioni come un atto giusto contro la tirannia dell'istruzione superiore americana, ma hanno interpretato il ritiro di alcune università cinesi dalla classifica mondiale come la “politica delle porte chiuse” della Cina nel campo della scienza. Alcuni politici e media statunitensi hanno denunciato come disordini l'assedio del popolo americano al Campidoglio per le elezioni presidenziali. La violenza di strada a Hong Kong, in Cina, è stata invece glorificata come “la ricerca della democrazia e della libertà” e “la bella vista”.

·         Gli Stati Uniti perseguono un doppio standard di libertà di parola nel campo di Internet, stigmatizzando la Cina come “autoritarismo digitale” e definendo l'India “la capitale della chiusura digitale di Internet”. Allo stesso tempo, hanno promosso la formazione della “Internet Future Alliance”, che sostiene di costruire “un futuro aperto, libero, globale, interoperabile, affidabile e sicuro”, escludendo Cina, Russia e altri Paesi. In questo modo, gli Stati Uniti tentano di formare un circolo ristretto ed esclusivo, creando un digital divide e un confronto tra blocchi nel campo di Internet.

·         Gli Stati Uniti usano la “libertà di parola e di stampa” per interferire negli affari interni di altri Paesi e sovvertire i loro regimi. Nel 1970, con il pretesto della “libertà di stampa”, la CIA lanciò una campagna diffamatoria su larga scala contro il governo cileno di Allende, cercando giornali e riviste fuori dal Cile per pubblicare articoli che attaccavano e diffamavano Allende. Inoltre, ha sostenuto l'opposizione nel sequestro delle piattaforme mediatiche, ha istigato azioni antigovernative e ha collaborato con forze politiche come l'esercito cileno e l'Organizzazione degli Stati Americani e altri Paesi dell'America Latina per rovesciare il governo di Allende.

·         Gli Stati Uniti istigano le rivoluzioni colorate con l'aiuto della “libertà di parola”. Approfittando dell'instabilità di alcuni Paesi appena indipendenti dopo il crollo dell'Unione Sovietica, hanno sostenuto e utilizzato i media per sostenere la democrazia occidentale, produrre e diffondere notizie negative sui governi e sui leader locali e aiutare l'opposizione a promuovere la retorica politica. Ad esempio, la creazione di “centri di informazione per la democrazia” in Azerbaigian e Kirghizistan è stata annunciata pubblicamente per assistere lo sviluppo di “media indipendenti” locali e per influenzare e promuovere il “processo di democratizzazione” in quei Paesi. Durante le elezioni parlamentari in Kirghizistan, l'emittente radiofonica Aztec, sostenuta dagli Stati Uniti, ha esaltato le opinioni dell'opposizione e quelle filo-occidentali per formare l'opinione pubblica a favore di un cambio di regime.

·         I siti di social network americani hanno diffuso un gran numero di informazioni false per ostacolare gli sforzi del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) per combattere l'epidemia di Ebola. Nel 2018, a seguito di un'altra epidemia di Ebola nella RDC, i social media come Twitter e Facebook hanno diffuso sospetti affermando che l'epidemia non esisteva e mettendo in dubbio la retorica del governo sulla sua risposta alla malattia, causando gravi disagi alla lotta locale contro l'epidemia di Ebola. Uno studio del 2019 pubblicato sulla rivista medica The Lancet ha rilevato che le false informazioni hanno portato un quarto della popolazione locale a credere che l'ebola non esistesse e un terzo a credere che il virus fosse usato solo per destabilizzare la regione.

·         I giornalisti internazionali americani subiscono spesso una repressione ingiustificata. Secondo i media statunitensi, nel giugno 2010 a Helen Thomas, nota giornalista di 89 anni, è stato chiesto di commentare Israele quando ha partecipato a una celebrazione alla Casa Bianca del Mese della storia ebraico-americana. È stata costretta a interrompere la sua carriera perché ha risposto “andatevene dalla Palestina”. Nel maggio 2021, la giornalista dell'Associated Press Emily Wilder è stata licenziata per aver “violato la politica dei social media” per aver pubblicato tweet pro-palestinesi. Nel febbraio 2023, il giornalista investigativo veterano Seymour Hersh, vincitore del Premio Pulitzer, ha pubblicato un'inchiesta che rivela che il governo statunitense era dietro il bombardamento del gasdotto Nord Stream. Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha dichiarato che l'articolo di Hersh sull'esplosione del gasdotto Nord Stream da parte dell'amministrazione Biden era una falsa informazione e una pura montatura e ha attaccato Hersh.

 

Conclusione

La libertà di parola negli Stati Uniti è una cosa per i politici e i gruppi di interesse nazionali e un'altra per la gente comune. È un modo di dire e fare cose sugli Stati Uniti e un modo di dire e fare cose su altri Paesi. Gli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto per diffamare e accusare senza fondamento altri Paesi di diffondere “disinformazione”, ma gli Stati Uniti sono la fonte della disinformazione e il posto di comando della “guerra cognitiva” in tutto il mondo. Il mondo di oggi non è il momento in cui una menzogna ripetuta migliaia di volte può diventare la verità, o in cui infangare gli altri può imbiancare sé stessi. Gli occhi dei popoli del mondo sono luminosi. Per quanto gli Stati Uniti propagandino la loro libertà di parola e non risparmino sforzi per incolpare altri Paesi di diffondere “false informazioni”, non possono cambiare il fatto che sempre più persone vedono le brutte pratiche degli Stati Uniti: come si affidano alle bugie per tessere “i vestiti nuovi dell'imperatore” e come infangano gli altri per mantenere la loro egemonia.

 

*Articolo originale:

https://www.fmprc.gov.cn/eng/wjbxw/202403/t20240314_11260689.html

 

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mercoledì 3 gennaio 2024

Gaza. Riflessioni di un militante

 

In questo periodo di diffuso straparlare televisivo circa la Striscia di Gaza, generalmente senza conoscerla, senza neanche  esserci mai entrati di sfuggita, lascia interdetto chi la Striscia la conosce per averci passato del tempo in “full immersion”  e provoca  indignazione il sentir ripetere sciocchezze – a volte per ignoranza, a volte secondo copioni da rispettare – che portano a definire terrorismo ogni manifestazione che si opponga all’assedio e alle numerose violenze  dell’IDF, quelle sì  definibili terrorismo, terrorismo di Stato e lo Stato si chiama Israele.

Davanti alle menzogne, alle sciocchezze, alla partigianeria pro-Israele resistente  perfino di fronte a manifestazioni da macelleria cilena, a violenze che fanno concorrenza ad Abu Graib o a esternazioni indiscutibilmente razziste  di esponenti politici israeliani, nonostante tutto ciò gli opinion maker sedicenti democratici che occupano i salotti televisivi  seguitano nella loro propaganda, a volte rozza ma a volte raffinatamente ambigua, a favore dello Stato più illegale del mondo moderno creando in tal modo un innalzamento costante della soglia di tollerabilità verso le violazioni dei diritti umani e verso il dileggio delle massime istituzioni internazionali preposte alla difesa  di quei diritti universali  divenuti  puro privilegio in applicazione del doppio standard dotto gli occhi di tutti.

Di tutto questo hanno discusso privatamente un gruppo di attivisti storici che conoscono abbastanza bene la Palestina e in particolare la Striscia di Gaza  e da questo confronto per  capire cosa c’è dietro l’imbroglio comunicativo a noi così visibile, ma così oscuro a chi ha come unico riferimento i mass media,  è uscita una riflessione scritta da Vincenzo Barone, di professione avvocato, di impegno civico attivista per i diritti umani.

Abbiamo deciso di pubblicare le sue considerazioni perché forse aiuteranno a capire che c’è una verità non detta che, accompagnandosi  a una bugia troppe volte ripetuta, fornisce un quadro distorto della situazione israelo-palestinese. Un quadro che induce a credere che chiunque si ribella all’oppressione sia un terrorista. Salta così la legittimità della rivolta contro l’oppressore e si reputa normale l’illegittimità degli arresti arbitrari (5.000 in Cisgiordania in soli due mesi che vanno ad aggiungersi agli altri 6.000 su una popolazione di circa 3 milioni di cui la metà bambini) e sfugge anche la percezione di criminalità seriale di Israele che uccide impunemente almeno un palestinese al giorno in Cisgiordania e che dal 7 ottobre ad oggi, sempre nella sola Cisgiordania, ne ha uccisi più di 300 di palestinesi, tra cui un numero altissimo di adolescenti e di bambini.
“Vedi - dice Vincenzo - mentre noi decidiamo se pubblicare o meno la mia riflessione sono trascorsi 10 minuti e un altro innocente, secondo quanto asserito dall’OMS, un minorenne con la sola colpa di essere palestinese, è stato trucidato dalla follia sionista finanziata dagli USA”.  Allora pubblichiamo, lascia che chi non ha mai vissuto a Gaza e quindi non ha sentito il tuo dolore scoprendo che quel bambino a cui avevi regalato un giocattolo, o quella giovane madre cui avevi portato una confezione di caffè sono stati smembrati dalle bombe. Noi che abbiamo conosciuto quei ragazzetti che facevano skate al porto e che sono stati fucilati per banale esercizio del potere, noi sentiamo non solo dolore ma una violenta rabbia nel vedere i servizi Tv impastati di servilismo verso i killer, ma chi non conosce la verità resta incolpevolmente plagiato da quelle narrazioni a pagamento perché, come diceva già 70 anni fa Malcom X “se non state attenti i media vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori.“

E allora pubblichiamo la riflessione di Enzo Barone, uno di noi, un attivista che rifugge da titoli e distintivi e che ci offre questo scritto.  


(Patrizia Cecconi)

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di Vincenzo Barone

“Ogni dieci minuti, a Gaza, viene ammazzato un bambino. Questa tragica scadenza si ripropone da più di 78 giorni nella totale indifferenza dei padroni della terra i quali disputano sulle parole mentre Gaza viene disintegrata, come spudoratamente preannunciato dal governo israeliano in base ad un disegno criminoso che trae origine dall’ispirazione stessa dell’ideologia sionista. I palestinesi non esistono (arabi sono dispregiativamente definiti per negare la loro identità territoriale) e la terra “promessa” è appannaggio del solo popolo eletto. Un altro giro d’orologio, un altro bambino cui è stata già negata l’infanzia non diventerà adulto.       La comunità internazionale, assopita nello status quo da 75 anni, complice dei crimini senza soluzione di continuità commessi dall’entità sionista e così tollerante verso la mancata osservanza di ogni risoluzione ONU, comprese quelle del Consiglio di Sicurezza, il 7 ottobre 2023 ha, forse, compreso che si è giunti al redde rationem: o prevale il genocida progetto della potenza occupante o, finalmente, si afferma la libera determinazione del popolo palestinese. Senza approfondire le modalità di quell’azione (di cui diverse inchieste indipendenti hanno già  fornito dati e responsabilità ben diversi da quanto raccontato, ed è auspicabile un’investigazione effettivamente autonoma che sveli il reale svolgersi dei fatti) poniamo attenzione sulle ragioni di quell’agire.                     Facciamo un passo indietro: la “Grande Marcia del Ritorno” ed il suo tragico bilancio di vittime. Quell’iniziativa, consistente in manifestazioni pacifiche protrattesi per tanti venerdì di seguito con coraggiosa sfida – inerme - agli occupanti (ed io che ho avuto l’onore di assistervi posso affermare che gli “shabab” e le donne di ogni età che partecipavano alle manifestazioni erano ben consci di correre il rischio di essere fucilati da vigliacchi cecchini che miravano da dentro le loro torrette armate) quell’azione, dicevo, traeva la sua legittimità dal lontano dicembre 1948 quando la Risoluzione ONU 194 affermava che i profughi palestinesi hanno diritto di tornare nelle loro case. Era una manifestazione non violenta eppure sono stati uccisi  circa 270 palestinesi e varie centinaia sono rimasti mutilati a vita per l’uso di proiettili vietati, ma a Israele niente si può vietare!Il 7 ottobre, invece, la resistenza palestinese non ha scelto la non violenza, ha abbattuto la recinzione illegale ed ha affermato il suo diritto ad esistere, con una voce e una linea strategica precise, escludendo definitivamente che chiunque possa arrogarsi il diritto di parlare “in vece di…”.Hamas-Jihad-Fronte e società civile hanno diritto di parola e di decisione perché sono parte in causa e non consentiranno mai che la Palestina storica possa coordinarsi con l’entità sionista. Questo il messaggio chiaro di quell’azione armata.     Personalmente mi separa completamente da Hamas l’impostazione ideologica, auspicando io una società laica ma, ciò non di meno, considero Yahia Sinwar e Mohammad Deif partigiani autentici che meritano tutto il rispetto ed il sostegno possibile.        

Sono trascorsi altri 10 minuti e la vita di un altro fanciullo è stata soppressa mentre all’ONU parlano, parlano e, ignobilmente, determinano l’apoteosi dell’ ipocrisia. Farebbe addirittura sorridere, ma è tragico, osservare questi personaggi, ai quali spetterebbe come unico  destino logico, se il mondo logico lo fosse, una Norimberga 2,  mentre fingono di occuparsi dei civili di Gaza e poi alzano il braccio per porre il veto che autorizza lo sterminio di altri civili, di altri bambini (mi chiedo come potrà guardare i suoi figli chi ha votato per la strage degli innocenti). Poi, grande concessione, si  accorda la “sospensione” tra un massacro e l’altro. Verrebbe da sorridere perché nella loro saccente protervia quegli individui sono ancora convinti di avere a che fare con degli inferiori (arabi-musulmani) da poter ulteriormente turlupinare. No signori! A questo giro la resistenza palestinese e in primis Hamas che, ricordiamo, nei suoi quasi 40 anni di esistenza è passato per diverse fasi compresa quella degli attentati suicidi; che ha visto assassinare da Israele i suoi fondatori e molti dirigenti, e che , tuttavia, è sopravvissuto al tentativo di cancellazione fisica fino ad affermarsi democraticamente nelle ultime elezioni svoltesi nel lontano 2006, cosi divenendo un’effettiva forza politica mantenendo un braccio armato, parte fondamentale della resistenza tutta, necessario a impone la sua volontà contro l’occupante.Cosa chiede la resistenza in questo momento? Chiede il ritiro dell’esercito invasore che si sta macchiando di crimini genocidari; la cessazione delle ostilità; la liberazione di tutti i prigionieri politici e, in cambio, offre la restituzione dei prigionieri israeliani presi in ostaggio proprio per negoziare lo scambio con i prigionieri palestinesi. Dire queste semplici verità ci porta ad essere soggetti a due accuse: quella di sostenere il terrorismo e quella di essere antisemiti.Personalmente, come ho appena detto, non ho alcuna sintonia ideologica con Hamas, ciò nonostante considero questo partito la spinta propulsiva della resistenza e rifiuto semplicistiche sovrapposizioni tra un’azione necessariamente cruenta e quindi, se si vuole, terroristica, e le forze politiche che l’hanno programmata con lo scopo di fare un passo avanti verso la liberazione da uno Stato che il terrorismo lo usa come pratica quotidiana e che, come obiettivo finale, ha quello di appropriarsi dell’intera Palestina cacciandone i nativi.Negoziati, manifestazioni pacifiche, gemellaggi con paesi amici, niente ha interrotto l’assedio di Gaza e niente ha fermato la violenza dell’esercito e dei coloni in Cisgiordania, o la profanazione dei luoghi santi. Il 7 ottobre la resistenza ha detto basta e ha mostrato che Israele non è onnipotente. Probabilmente aveva contato su un sostegno attivo del “fratelli” arabi che però non c’è stato, altrimenti la mattanza si sarebbe fermata. Ma il 7 ottobre ha segnato comunque una svolta e Israele o li ammazza tutti – ma nonostante la sua disumanità, le sue armi, gentilmente fornite non solo dagli USA ma anche da tanti sostenitori del sionismo genocidario come l’Italia, e le tante complicità internazionali non ce la potrà fare, o sarà costretto a voltare pagina e rispettare i diritti dei palestinesi. Non per un’improvvisa conversione al diritto universale ma per la sua sicurezza, visto che quella garantitagli da Abu Mazen non è stata sufficiente a fermare la resistenza.Per quanto riguarda le accuse di antisemitismo lasciamole ai pusillanimi ed affermiamo con decisione e coraggio che il mostro sanguinario, autore di una  sterminio pianificato deve essere fermato con ogni mezzo, perché a Gaza si sta realizzando la più vergognosa e crudele forma di supremazia etnica ai danni di chi chiede di essere libero sulla sua terra e di restare sulla sua terra. Se Israele vincesse avrebbe perso l’umanità e avrebbero perso tutti i principi della legalità internazionale di cui lo Stato ebraico si fa beffe.Da parte nostra, di amici e sostenitori della causa palestinese, occorre incrementare ogni forma di solidarietà a partire dal BDS affinché le nostre azioni di sostegno siano sempre più pressanti, unitarie, determinate, volte ad affermare la giustezza di ciò che i palestinesi dimostrano con il proprio sangue, che non deve essere versato invano: la Palestina è dei palestinesi che lì resteranno dando una lezione al mondo dei potenti e un esempio positivo agli altri popoli in lotta per i loro diritti.

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lunedì 25 dicembre 2023

A che ora è la terza guerra mondiale? - Giuseppe Masala

 

A che ora è la terza guerra mondiale? (prima parte) - Giuseppe Masala

 

Je les laissais faire

mais je peux dire

que je l’ai vue venir,

moi, la catastrophe.

F. Céline, Voyage au bout de la nuit

 

Ma la generazione dei nostri nonni era cosciente di vivere quella che gli storici successivamente hanno chiamato Seconda Guerra Mondiale?

Probabilmente la risposta corretta è sì. Ma è tutto da verificare il momento dal quale questa coscienza è diventata sentire comune di tutta la popolazione. Dico questo perché manco gli storici precisamente sono in grado di dire quando iniziò il Secondo Conflitto Mondiale. Per convenzione si prende come data di inizio il primo settembre del 1939 quando la Germania nazista dichiarò guerra alla Polonia. Ma va detto anche che questa è una visione eurocentrica; gli storici asiatici, infatti, tendono a considerare come inizio del Secondo Conflitto Mondiale il diciannove settembre 1931 quando l'Armata Kwantung dell'Esercito imperiale giapponese attaccò la regione cinese della Manciuria. Altri ancora ritengono che la guerra “asiatica” tra Cina e Giappone e quella “europea” non fossero la Seconda Guerra Mondiale perché si trattava di due teatri bellici separati tra diverse potenze e che – conseguentemente - si può parlare di guerra mondiale solo con l'entrata nel conflitto sia contro il Giappone sia contro la Germania nazista degli USA dopo l'attacco alla flotta americana del Pacifico a Pearl Harbur da parte del Giappone. Dunque, secondo questa visione, solo dal sette dicembre 1941 si può parlare compiutamente di conflitto mondiale perché con l'entrata in guerra degli Stati Uniti il conflitto nel Pacifico e quello Euro-Atlantico si saldarono definitivamente in un'unica grande guerra.

 

 

 

Ma anche se andiamo a parlare delle cause del conflitto abbiamo pareri discordanti, anche espressi da autorevolissimi personaggi. Secondo Lord Keynes, la Prima Guerra Mondiale non finì l'undici novembre 1918 con la resa della Germania guglielmina; secondo l'economista inglese la Conferenza di Pace di Parigi non sancì in realtà alcuna pace, fu solo un intermezzo – una pausa di riflessione – nell'ambito della stessa guerra. Tutto scritto nero su bianco nell'opera le “Conseguenze della pace” che il buon John Meynard decise di lasciarci “a futura memoria”: c'è stata, nella sua visione, una sola grande guerra mondiale iniziata nel 1914 e conclusasi nel 1945.

Secondo altri analisti la vera causa scatenante del secondo conflitto mondiale è da ricercarsi nella grande crisi di Wall Street scoppiata nel 1929 che causò disoccupazione di massa e ingenti perdite finanziarie con conseguente instabilità sociale non solo negli USA ma anche in Europa dove presero piede i fascismi con tutti gli strascichi revanscisti, autoritari e militaristi che ben conosciamo.

Insomma, la morale di tutto questo è che non è facile inquadrare un fenomeno storico, tantomeno quando investe l'intero mondo e ha origine in cause  differenti tra di loro correlate.  Ma è proprio questa complessità ad insegnarci a osservare in un'ottica globale il tempo presente e la difficilissima situazione internazionale che stiamo vivendo. 

Infatti vista alla luce degli insegnamenti che possiamo trarre dal passato appare davvero ingenua la pretesa di alcuni (direi purtroppo la maggioranza dei commentatori) che vogliono analizzare i vari focolai di conflitto in maniera separata cercando cause locali al conflitto.

Il conflitto in corso è unico e vede da una parte la Russia e la Cina e dall'altra parte gli USA e la NATO. Si faccia però attenzione: gli occidentali non hanno nulla contro la Russia che è stata un partner affidabile – e anche troppo fedele - fin da quando la Bandiera Rossa dell'URSS fu ammainata dal pennone più alto del Cremlino. Gli occidentali vedono Mosca come un pericolo perché con la sua vasta dimensione spaziale garantisce da Nord totale sicurezza al vero antagonista degli USA e dell'Occidente; la Cina Popolare. Senza contare poi che la Russia è in grado di garantire al Celeste Impero energia e cibo a basso costo per il miliardo e quattrocento milioni di sempre più bulimici consumatori cinesi. Mosca e l'assicurazione sulla vita della Cina e gli occidentali lo sanno benissimo.

 

Solo in questa logica si spiega la guerra per procura scatenata alla Russia attraverso i fantocci di Kiev. Va da sé ricordare anche che il conflitto russo-ucraino ha permesso agli americani di indebolire enormemente – grazie alle sanzioni - la competitività dei recalcitranti paesi europei a partire dalla Germania. Parlo di alleati europei recalcitranti perché fu Macron a dire chiaramente che la NATO era “clinicamente morta”; evidentemente l'argomento del superamento della NATO era all'ordine del giorno nei tavoli che contano in Europa. Dunque gli americani con la guerra ucraina hanno messo in riga gli europei e hanno iniziato quel lavorio che dovrebbe indebolire la Russia fino a portarla al collasso socio-economico e politico con la sostituzione della sua élite putiniana con un'altra più gradita a Washington.

Chi ipotizza che questo progetto possa interrompersi a causa degli alti costi che l'Occidente deve sostenere non ha ben chiaro di cosa ci sia in ballo: l'egemonia (anche quella monetaria) che gli USA esercitano sul mondo da decenni e il rischio che con la sua fine possa crollare l'intera società americana e occidentale in generale. Gli USA e l'Occidente possono al massimo cercare una pausa tattica per riorganizzare l'esercito ucraino e per trovare il modo, magari, di allargare il conflitto riuscendo a fanatizzare in senso antirusso le opinioni pubbliche dei paesi che potrebbero entrare direttamente nel conflitto. Mi riferisco alla Polonia che sta già conducendo un'enorme operazione di riarmo, ma anche ai paesi baltici e magari anche alla Finlandia che sta anche chiudendo i suoi valichi di frontiera con la Russia. La verità vera è che gli USA non possono perdere la guerra ucraina per nessuna ragione, anche perché una sconfitta porterebbe anche alla fine della NATO magari con l'uscita di quella Germania che s'è vista anche bombardare il gasdotto NorthStream, vero e proprio cordone ombelicale che legava l'industria tedesca all'energia russa.

 

Basta già l'analisi del quadrante europeo per capire che questo enorme muro di fuoco che parte da Capo Nord e finisce sul Mar Nero e che progressivamente sta separando l'Europa dalla Russia non può essere frutto di un caso, di una guerra locale che poteva essere chiusa in pochissimo tempo e con pochissimo spargimento di sangue, ma è da considerare come parte di un progetto più ampio che solo una iperpotenza come gli USA possono progettare e realizzare. Naturalmente ciò non per capriccio ma per necessità impellente e ormai inderogabile al fine di evitare la perdita dell'egemonia mondiale, non solo dal punto di vista economico e monetaria (la de-dollarizzazione va sempre più avanti da parte dell'asse dei paesi sfidanti capeggiati dalla Cina) ma anche tecnologica e militare.

Solo ricomponendo tutti i pezzi del puzzle – come sarà anche più chiaro guardando anche gli altri quadranti della scacchiera mondiale – sarà possibile riconoscere quella che proprio gli americani chiamano Grand Strategy, la strategia globale che mano a mano Washington disegna come una tela di Penelope al fine di perpetuare la propria egemonia e di battere qualsiasi sfidante: ieri l'URSS e oggi la Cina Popolare. E solo a quel punto sarà possibile farsi un'idea sulla fase di conflitto che stiamo vivendo, indipendentemente da come la si voglia chiamare: “guerra mondiale”, o “guerra mondiale a pezzi” come - con intuizione geniale - l'ha definita Papa Bergoglio. Poco cambia con l'utilizzo dei nomi, l'importante è cogliere i rischi enormi che stiamo correndo.

 

(Fine Prima parte)

 

Come avete certamente notato le cartine provengono da vecchi numeri di Limes. Ho scelto di proposito di usare cartine datate del mensile di analisi geopolitica proprio perché chiariscono in maniera plateale come certi processi in corso (assedio alla Russia, strangolamento della Cina, caos globale) siano in corso da molti anni e temo che per molti anni ancora continueranno.

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A che ora è la terza guerra mondiale? (Seconda parte) - Giuseppe Masala

 

Je les laissais faire

mais je peux dire

que je l’ai vue venir,

moi, la catastrophe.

F. Céline, Voyage au bout de la nuit

 

 

Come ho detto nella prima parte di questo scritto, il reale senso dei conflitti che si stanno verificando in Europa e nel mondo possono essere compresi solo se visti nella loro globalità. Tentare di spiegare un'enorme crisi come quella in corso nel'est europeo come una crisi locale dovuta  a motivazioni locali è assolutamente fuorviante. Nessuno si sobbarcherebbe costi di centinaia di miliardi di euro per una città come Mariupol (senza offesa). Le motivazioni della crisi sono globali e sono da ricercare nella sfida lanciata dalla Cina all'egemonia americana sia sotto l'aspetto monetario, che tecnologico, che militare. La manovra di indebolimento della Russia (così va vista la crisi ucraina) è rivolta soprattutto contro la Cina per paradosso. Mosca rappresenta la polizza sulla vita della Cina Popolare perché la Russia è in grado di garantire al governo cinese la sicurezza alimentare ed energetica che sono fattori fondamentali per governare l'Impero di Mezzo. Per l'Occidente abbattere l'élite putiniana di Mosca significa poter circondare (anche da Nord) e affamare la Cina.

Ad ulteriore rafforzamento di quanto dico ricordo inoltre che in tutto l'Est Europa, dalla Romania fino alla Finlandia è in corso un enorme build-up militare della Nato con spostamento di ingenti risorse sia aeree che terrestri; parliamo di decine di migliaia di uomini perfettamente attrezzati con mezzi blindati e corazzati e di centinaia di aerei. Qualcuno crede che un simile spostamento di forze (con i suoi enormi costi) può essere solo per far vedere ai russi che siamo armati? La verità è che stanno solo attendendo il momento opportuno, ovvero quando si creerà nelle opinioni pubbliche locali un blocco interventista abbastanza consistente. Infine – a riguardo di questo quadrante – ricordo che gli USA, la Gran Bretagna e la NATO stanno armando anche la Moldavia; un altra miccia contro la Russia è quella della Transnistria filorussa che è una regione ribelle della Moldavia dove si trova, su mandato ONU, anche un contingente militare russo. Così come un'altra miccia pronta ad esplodere è quella in Kosovo dove chiaramente l'obbiettivo occidentale è quello di provocare un conflitto che porti al rovesciamento del governo di Belgrado fedele alla storica alleanza con la Russia.



Così come allo stesso modo nel quadrante mediorientale, l'attacco a Israele di Hamas e l'invasione di Gaza da parte israeliana è successivo allo storico accordo che ha sancito l'entrata nei BRICS dell'Arabia Saudita fino a ieri architrave insostituibile dell'impero americano. Non è credibile che Tel Aviv abbia deciso un azione così controproducente per Israele come è l'invasione di Gaza: sono saltati gli Accordi di Abramo che sancivano il riconoscimento di Israele da parte di paesi come l'Arabia Saudita e il Bahrain, sono rinviati sine die gli accordi sul gas che dovevano portare il gas dei giacimenti off-shore israeliani (e ciprioti) in Europa, per non parlare poi dei costi economici diretti dell'invasione. Una mossa chiaramente scriteriata e controproducente che il governo israeliano – a mio avviso – non avrebbe mai preso se non sotto pressioni fortissime di una qualche potenza la cui offerta “non si può rifiutare”. Ma quale potenza? Non possiamo affermarlo, ma possiamo dire che l'esplosione di una grande guerra mediorientale sembrerebbe servire solo agli USA con l'intento di bloccare l'entrata del Regno Saudita nei BRICS e di fermare l'alleanza sempre più evidente tra Russia e Iran. Dall'altro lato non si può sottolineare che l'unico paese al mondo che può spingere gli israeliani a compiere un atto controproducente per loro sono gli USA a cui devono il loro benessere frutto degli ingentissimi trasferimenti economici, finanziari e tecnologici da Oltreatlantico. E non hanno alcuna importanza le dichiarazioni “ragionevoli” provenienti da Washington sulla crisi di Gaza; nel Teatro delle Ombre che stiamo vivendo ciò che conta è il dietro le quinte, non ciò che si recita nel palcoscenico. E i fatti parlano chiaro: mentre il Segretario di Stato Blinken fa sfoggio di belle parole a favor di telecamera, il Segretario alla Difesa Lloyd “Raytheon” Austin sta inviando armi a Israele come se non ci fosse un domani.




Anche all'estremo nord del quadrante Mediorientale nel sud del Caucaso ex sovietico, ormai il conflitto è diventato aperto: l'Azerbaijan ha ripreso con le armi della regione ribelle a maggioranza armena del Nagorno-Karabakh e ora punta a prendere il controllo del Corridoio di Zangezur (in territorio armeno), così da collegare alla madrepatria l'exclave di Nakhcivan, collegamento che peraltro consentirebbe di collegare direttamente l'Azerbaijan al suo grande alleato, la Turchia di Erdogan. Il dato interessante è però un altro: l'Armenia ha ormai abbandonato l'alleato russo che a suo dire non l'ha difesa dalle mire azere e si sta alleando in maniera sempre più stretta con gli USA e con la Francia (che sta già provvedendo ad armarla). Qui la grande anomalia di questo ulteriore conflitto: l'Armenia è alleata di USA e Francia, mentre l'Azerbaijan è alleato di Israele e della Turchia. Tutti paesi del blocco occidentale. E' chiaro ed evidente che l'Occidente sta soffiando sul fuoco di questo conflitto allo scopo di destabilizzare a nord il Caucaso russo e a sud l'Iran; altrimenti Armenia e Azerbaijan - a questo punto - avrebbero certamente trovato un compromesso.

E come se tutto questo non fosse sufficiente basta guardare il quadrante dell'estremo oriente per capire che siamo di fronte ad una enorme scacchiera mondiale. Gli USA hanno di fatto sancito un'alleanza con il Vietnam in funzione anticinese così come allo stesso modo con le Filippine, la Malaysia, Taiwan, il Giappone e la Corea del Sud creando così una gigantesca “collana di perle” che ha il compito di non lasciare sbocchi verso il Pacifico a Pechino. Una collana di perle che peraltro sta passando da uno stato di controllo passivo dell'Impero di Mezzo ad uno attivo, inteso nel senso dove paesi come le Filippine e il Vietnam tengono alta la tensione per le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale, mentre Taiwan continua ad armarsi (indovinate grazie a chi) in chiave indipendentista dalla Cina Popolare. Parlare della storica rivalità tra Giappone e Cina pare anche superfluo, se non per ricordare che Tokyo dopo la seconda guerra mondiale è di fatto una colonia americana; così allo stesso modo è superfluo ricordare che la Corea del Sud – l'ultima perla della collana – è ancora in stato di guerra con la Corea del Nord, strettissimo alleato di Pechino.

Quello che insomma dovrebbe essere chiaro è che analizzare i conflitti presenti nei tre quadranti fondamentali (Europa, Medio Oriente e Estremo Oriente) sulla base delle scelte (apparenti) delle leadership locali è assolutamente da sprovveduti. Ciò che conta è vedere il Grande Gioco per l'egemonia globale. Una partita questa che stanno combattendo solo due paesi, gli USA e la Cina con dei comprimari in alcuni casi importanti come la Russia, e in altri casi assolutamente sacrificabili come per esempio l'Ucraina, o Gaza usata cinicamente come esca per attrarre nel conflitto il Libano di Hezbollah e l'Iran facendolo così diventare devastante.

Poi non ha alcuna importanza come questa situazione di instabilità mondiale (eufemismo) viene chiamata; questo sarà magari una preoccupazione degli storici. Ciò che conta per noi è comprenderne la logica e magari riuscire a trovare uno spazio per poter influire evitando che le élites abbiano mano libera di decretare sciagure ai danni dei popoli. Forse sotto questo aspetto è l'ora che si crei un comitato internazionale per la pace con la speranza che riesca ad accomunare fasce di popolazione, il più ampie possibili, di diversi paesi.




(Fine)

 

Come avete certamente notato le cartine provengono da vecchi numeri di Limes. Ho scelto di proposito di usare cartine datate del mensile di analisi geopolitica proprio perché chiariscono in maniera plateale come certi processi in corso (assedio alla Russia, strangolamento della Cina, caos globale) siano in corso da molti anni e temo che per molti anni ancora continueranno.

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