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lunedì 2 maggio 2022

Lo schiavo del manoscritto – Amitav Ghosh

tradotto da Anna Nadotti, un libro bellissimo, di quelli che non vorresti mai finire, "colpa" di Amitav Ghosh.

una storia tra l'Egitto e l'India, e non solo, di oggi e di qualche secolo fa.

uno studente/studioso trova in una lettera di mille anni fa i saluti di un ricco mercante a uno schiavo e questo fatto è il motore della storia, che non annoia mai.

la storia, di ieri e di oggi, cammina con le gambe degli uomini e delle donne, la storia concreta, non quella astratta e sanguinante di sovrani e generali.

Amitav Ghosh riesce a farci vedere un pezzo di mondo e di storia che non avremmo visto mai.

un libro da non perdere.



 

Nell’estate del 1140 d.C. Khalaf ibn Is h aq, mercante in Palestina, scrive una lettera all’amico ebreo Abraham Ben Yijū, che viveva allora in una città di nome Mangalore, un porto sulla costa sudoccidentale dell’India.
Era una stagione movimentata quella, in Palestina. In aprile era arrivata un’armata tedesca al comando dell’anziano re Corrado III di Hohenstaufen, noto agli arabi come Alamān. Al seguito del re c’era il nipote, il giovane e carismatico Federico di Svevia. Subito dopo era giunto a Gerusalemme Luigi VII di Francia con il suo esercito, la moglie, l’affascinante Eleonora d’Aquitania, destinata a essere successivamente regina di Francia e d’Inghilterra, e un corteo di nobili.
Il 24 giugno del 1148 d.C. la più massiccia armata di crociati di tutti i tempi si era accampata nei frutteti intorno a Damasco.
Scrivendo a Ben Yijū, tuttavia, Khalaf non si dilunga affatto su questi avvenimenti. Parla di alcune merci inviategli da Ben Yijū, un carico di noci d’areca, due serrature prodotte in India, due coppe d’ottone, e annuncia all’amico che insieme con la lettera gli manderà alcuni doni: due vasi di zucchero, un vaso di mandorle e due di uvetta.
Alla fine della missiva, Khalaf ibn Ishaq nomina quasi di sfuggita uno schiavo indiano di Ben Yijū al quale raccomanda di porgere «moltissimi ringraziamenti».
La lettera è catalogata come manoscritto H.6 alla Biblioteca Nazionale e Universitaria di Gerusalemme.
Attraversando i sottili confini che separano il presente dal passato, con in mano soltanto il frammento di questa lettera, Amitav Ghosh si mette alla ricerca dello schiavo indiano che vi è nominato, una figura che gli appare come una chiave per intendere e raccontare una Storia fatta di tante storie, diaspore e guerre, tradizioni e incontri, rotture e sparizioni. Centro della vicenda sono due villaggi egiziani, luoghi di uno straordinario apprendistato linguistico e umano, e punti di partenza per una lunga indagine: per piú di dieci anni Ghosh insegue lo sconosciuto, costruendo un meraviglioso romanzo in cui tutto è rigorosamente vero.
Ombra consapevole dell’antico schiavo, il moderno ricercatore percorre un duplice itinerario: quello nell’universo medievale, lungo le rotte mercantili che dal Maghreb attraverso l’Egitto portano in India; e quello nell’universo contemporaneo, lungo le rotte aeree che da oriente portano a occidente – e da una religione all’altra, da una lingua all’altra.

da qui 

giovedì 10 marzo 2022

Il cromosoma Calcutta - Amitav Ghosh


se si tiene conto che c’è di mezzo la scienza, si viaggia nel tempo, c’è la tecnologia, c’è un’indagine senza polizia, la ricerca di una o più persone, un complotto, una setta, che l’ambientazione è prevalentemente a Calcutta, che è un mondo altro dal nostro, se si tiene conto che è misterioso, che è una corsa contro il tempo, il romanzo è di fantascienza.

e se si aggiunge che è scritto benissimo, e altrettanto bene tradotto da Anna Nadotti, ci sono scuse per non leggere Il cromosoma Calcutta?

avvertenza: se lo inizi non puoi smettere, ma alla fine ti sarà piaciuto molto, promesso

 

 

 

 

Antar, il protagonista di Il cromosoma Calcutta di Amitav Ghosh (Neri Pozza, 2008, traduzione di A. Nadotti), si trova a cercare una persona misteriosamente scomparsa: Murugan, personaggio eccentrico che lavorava nella sua stessa azienda.
Per capire che fine possa aver fatto l’uomo, del quale resta solo un frammento del tesserino di riconoscimento, Antar si fa aiutare da un’intelligenza artificiale. Perché Murugan è scomparso senza lasciare traccia? Quale segreto nasconde? Antar ricorda di averlo conosciuto di persona in un lontano passato e il ricordo del loro incontro torna nella sua mente.

Quando i due uomini si conobbero, un racconto singolare caratterizzò la loro conversazione: la storia degli studi e delle scoperte di Ronald Ross, medico americano che praticava ricerche sulla malaria. Nel racconto di Murugan, molti personaggi ambigui entrano in contatto con Ross, che diventerà premio Nobel per la medicina. Fra questi spicca Lutchman, che incontra il medico in maniera apparentemente casuale e diventa sua cavia. Ma Murugan espone ad Antar una teoria complessa, che vede Ross usato come strumento da poteri superiori con lo scopo di ricavare una delle scoperte scientifiche più importanti per il genere umano.

È il cosiddetto “cromosoma Calcutta”, una forma di mutazione del DNA che potrebbe portare a eccezionali risultati nel campo della medicina. Murugan spiega ad Antar che la riproduzione del cromosoma avviene in maniera differente da quanto conosciuto sinora e le sue potenzialità curative, in particolare nei confronti dei danni cerebrali causati dalla sifilide, sono eccezionali.
Antar, all’epoca, non aveva dato troppo peso ai racconti di Murugan, e ne perde i contatti fin quando non si sente in dovere di cercarlo…

continua qui

 

Se pensiamo alla fantascienza siamo abituati ad immaginare pianeti lontani, navicelle spaziali e creature mostruose. In questo caso particolare Il Cromosoma Calcutta rimane legato all’aspetto più letterale del termine, in quanto di parla di scienza da laboratorio, di ricerca, di provette, campioni, camici e analisi ematiche.

Sul limite di un confine difficile da identificare, Amitav Ghosh si muove con estrema maestria e crea un racconto avvincente, verosimile, in cui diventa quasi impossibile capire cosa sia realtà e cosa sia finzione letteraria.
Le sequenze temporali di questo romanzo sono costruite a regola d’arte; i pezzi del racconto vengono scelti e aggiunti con estrema cura, a suscitare sempre di più l’interesse nella lettura.
I personaggi, pur provenendo da luoghi e tempi lontani e non avendo apparentamenti punti in comune, si avvicinano e si incontrano in quanto legati da un comune denominatore.
Ed è così che Antar ritrova per caso una tessera di riconoscimento e viene a conoscenza delle vicende di Murugan, disperso a Calcutta mentre stava investigando su Ronald Ross, colui che aveva scoperto i metodi di trasmissione della malaria. Le scoperte di Ross però non sono così lineari, c’è qualcosa al di là di quello che appare: cospiratori in grado di condizionare il succedersi degli avvenimenti, che non sono poi così casuali, e di minacciare coloro che si oppongono al “progetto”…

continua qui

domenica 11 febbraio 2018

La vita segreta delle città - Suketu Mehta

riguardare o ripensare alle cose che sembrano sempre le stesse. leggendo e ascoltando le parole di uno che guarda le stesse cose e le vede diverse da noi, da solo è già un motivo sufficiente e necessario per leggere il libro di Suketu Mehta.
essere un migrante, uno che viaggia da generazioni, e non uno stanziale da una vita, rende lo sguardo quasi uguale, direbbe qualcuno, in realtà è tutta un'altra partita.
questione di sguardi, modi di vedere, si potrebbe dire parafrasando John Berger.
solo 80 pagine, ma nessuna parola è di troppo.
viene citato Italo Calvino, che di città (invisibili, ma non troppo) se ne intendeva moltissimo.
"Il capitale globale non viola le leggi: si limita a finanziare i politici perché facciano leggi ad esso congeniali".





Ho passato 7 delle 8 ore che sono sveglia in casa.
Le ho utilizzate per leggere un libro, La vita segreta delle città di Suketu Mehta (Einaudi).
È il miglior regalo che potessi farmi.
È il miglior regalo che potreste farvi.
È il libro che racchiude tutta la positività che dovrebbe travolgere l’umanità intera con l’arrivo del nuovo anno.
Sì, ho detto umanità e non sto esagerando…

I libri sulle città di solito sono o troppo tecnici o impressionistici, cioè cialtroni. Questo, al contrario, è un breve saggio senza numeri, ma con molte riflessioni acute e documentate dall’esperienza diretta dell’autore. Parte dal ribaltamento del rapporto tra popolazione rurale e popolazione urbana, che da quest’anno risulta più numerosa grazie soprattutto agli spostamenti che avvengono in Asia, Africa e Sudamerica. Mehta, descrivendoci i movimenti attuali, ci ricorda il nostro passato: migranti, esuli dalla campagna verso la città, dapprima inurbati nei centri storici in condizioni abitative pessime,  poi espulsi  e mandati a  riempire casermoni (…in qualche angolo del pianeta…dev’esserci un architetto pazzo che disegna tutte le case popolari del mondo)…

qui un po' di articoli scritti per L'Espresso

lunedì 2 luglio 2012

Beethoven tra le vacche - Rukun Advani

Beethoven è il collante delle storie di due fratelli, con episodi a volte divertenti, a volte tristi (l'orso), a volte bisogna sapere molto dell'India per capire di più.
di sicuro è un'evasione dai soliti libri - franz




Un giorno d'inverno nell'anno in cui la Cina invade l'India, una vacca ben poco sacra batte alla porta della casa di due fratelli, i protagonisti del libro. Trent'anni dopo, gli stessi due fratelli attraversano l'India per andare a visitare il Taj Mahal, ma il loro viaggio viene interrotto da un'altra vacca. Tra questi due episodi i fratelli si inventano con la fantasia un'India molto particolare, insolita, lontana dall'iconografia consueta e dai luoghi comuni.
da qui