Controllo sociale occulto, costante, remoto, h. 24 L’Italia tra resistenza e sudditanza.
L'integrazione
tra apparati d'intelligence e colossi tecnologici digitali ha dato vita,
nell’ultimo quarto di secolo, a una funzione inedita della Governance,
che da sempre costituiva, per il Potere, “il sogno nel cassetto”: ovvero la
realizzazione del controllo sociale occulto, costante e remoto H24 e
dell’orientamento dei comportamenti di massa che può derivare dalla sua
gestione.
A differenza
dei totalitarismi, quali ad esempio nazismo, fascismo, franchismo e comunismo,
del Novecento, che esercitavano sorveglianza e repressione fondate sulla
presenza fisica di poliziotti e delatori, il controllo e la repressione
contemporanei si esercitano in modo silenzioso e non prevedono solo costi
ma anche opportunità di business.
Oggi
grandi Corporation come Palantir, Google, Meta, Alphabet, Amazon e
Microsoft gestiscono data center e algoritmi che operano in tempo
reale, 24 ore su 24 e raccolgono informazioni sensibili su “comunità utenti
transnazionali”, misurabili in centinaia di milioni di individui, grazie
sostanzialmente alla facoltà di monitoraggio-intrusione sulle comunicazioni via
telefono cellulare, via messaggistica, via social network e sulle pratiche di
e-commerce.
Il Patriot
Act (USA, 2001) è la legge antiterrorismo post-11 settembre, voluta e
ottenuta da George Bush Jr., che ha ampliato a dismisura i poteri di
sorveglianza statale, autorizzando la raccolta e il monitoraggio massivo di Big
Data privati, la loro elaborazione e uso per motivi di intelligence. Con le
successive evoluzioni legislative — dal FISA Amendments Act (2008) allo USA
Freedom Act (2015) — si è consolidato, attorno a Palantir, un complesso
militare-digitale in cui lo Stato delega alle Corporation private
l'architettura tecnica del monitoraggio e della raccolta dati e le Corporation
utilizzano i finanziamenti pubblici per perfezionare le proprie tecnologie di
tracciamento.
Oltre
ovviamente gli USA, che sono stati la “sala operatoria” di questo aborto della
democrazia, a quali altre Nazioni è stata "estesa" questa pratica che
da qualche anno coinvolge anche la Guerra?
L'esportazione
del modello di delega pubblico-privata della sorveglianza e
dell'intelligence — fondato sull'integrazione di software analitico di
data mining e intelligenza artificiale avanzata (come le piattaforme Gotham,
Foundry e Maven) — ha seguito da vicino le direttrici delle alleanze
geostrategiche statunitensi, in particolare quelle con l'asse Five Eyes
(USA, UK, Australia, Nuova Zelanda e Canada), con il blocco dei
Paesi NATO e l'alleanza di difesa con Israele.
Questa ragnatela di accordi, che vede Palantir quale soggetto centrale di
partenariati Stato-privati, si è estesa con intensità variabile attraverso
diversi Paesi che sono di fatto le strutture portanti dell’Occidente.
Israele:
Integrazione tattica e di campo
Israele
rappresenta il caso più emblematico di integrazione diretta in contesti di
conflitto operativo. Nel gennaio 2024, Palantir ha siglato una partnership
tecnologica e strategica formale con il Ministero della Difesa israeliano per
la fornitura di software e modelli AI a supporto di missioni di combattimento e
intelligence militare. I sistemi vengono impiegati per la convergenza di dati
multisensoriali, analisi dei bersagli e monitoraggio della popolazione di Gaza
in tempo reale.
Regno Unito:
il pilastro Five Eyes / NATO
Il Regno
Unito costituisce il principale hub europeo del sistema Palantir. Il Ministero
della Difesa britannico (MoD) ha stipulato accordi di lungo termine, tra cui
contratti quadro del valore di centinaia di milioni di sterline, per integrare
la piattaforma Maven Smart System nei sistemi di comando, controllo e supporto
decisionale operativo. Il modello si è esteso ben oltre la difesa: dal
Ministero degli Interni (Home Office) ai servizi d'intelligence (GCHQ), fino
all'ambito civile con il National Health Service (NHS), dove
Palantir gestisce l'architettura dei dati sanitari nazionali (Federated Data
Platform).
La Struttura
Centrale della NATO
A livello
sovranazionale, l'Alleanza Atlantica ha formalizzato direttamente l'adozione di
questo tipo di sorveglianza con l’Accordo NCIA / SHAPE. L'Agenzia
di Informazione e Comunicazione della NATO (NCIA) ha acquisito la versione
dedicata MSS NATO (Maven Smart System NATO) per la fusione
delle informazioni di intelligence, la consapevolezza dello spazio di battaglia
e l'analisi predittiva dei comandi alleati. Nei Paesi della sponda europea
della NATO la prassi si è affermata, ma incontra forti attriti normativi
(legati al GDPR e alle leggi nazionali sulla protezione dei dati) e spinte
verso la "sovranità digitale":
In Germania
alcune forze
di polizia statali e federali (come la polizia della Assia e della Baviera)
hanno adottato software basati sull’esperienza di Palantir (Hessendata, VeRA)
per la prevenzione dei reati e per scopi di polizia predittiva. Tuttavia, l'uso
ha generato accesi dibattiti giudiziari: nel 2023 la Corte Costituzionale
tedesca ha posto rigidi limiti all'estrazione automatizzata dei dati non
filtrati.
In
Francia l'agenzia
d'intelligence interna (DGSI) ha fatto ricorso a Palantir dal 2016 (dopo gli
attentati di Parigi) per far fronte alla mancanza di strumenti nazionali di
analisi di grandi masse di dati. Nonostante i tentativi francesi di sviluppare
alternative sovrane (come ChapsVision), i contratti di transizione e
manutenzione continuano a essere rinnovati per evitare vuoti di capacità
operativa.
L’Ucraina ha trasformato radicalmente la
propria architettura di intelligence, integrando in modo pervasivo i software
di Palantir. I dati satellitari, dei droni e delle comunicazioni vengono
elaborati tramite l'IA per l'individuazione e la neutralizzazione dei bersagli
in tempo reale.
In tutte
queste nazioni si replica il medesimo circuito (in cui la proprietà di
Piattaforma e Azienda di solito coincidono):
·
La Piattaforma Privata fornisce l'algoritmo e l'infrastruttura di analisi.
·
Lo Stato mette
a disposizione Fondi Pubblici e enormi quantità di dati grezzi di sicurezza e
intelligence .
·
L'Azienda affina
i propri modelli di intelligenza artificiale su scenari reali e li riesporta in
altri settori (dalla difesa, al controllo dei confini, alla finanza o alla
sanità).
In questa
scena come si comporta l’Italia ?
L'Italia si
trova perfettamente dentro questo ingranaggio, pur occupando una
posizione periferica e spesso subalterna rispetto all'asse anglofono (Five
Eyes) o al modello d'integrazione tattica israeliano. Nel Bel Paese
questa penetrazione del modello pubblico-privato si sviluppa su tre
livelli distinti: la Difesa, le Forze dell'Ordine/Intelligence e il nodo
politico-strutturale.
Il livello
Difesa e Militare (Secretato). L'Italia ha recepito l'architettura di controllo
attraverso il canale della dottrina NATO. Il Ministero della Difesa e la
direzione Teledife (Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate)
hanno avviato e consolidato negli anni diversi contratti, spesso tramite "procedure
negoziate" e secretate, con Palantir Italia S.r.l. per la fornitura della
piattaforma Gotham e dei relativi servizi software.
Interoperabilità
NATO. Come
per l'integrazione del sistema Maven nell'alleanza, la Difesa italiana adegua
le proprie piattaforme di fusione dati agli standard statunitensi per garantire
che i comandi nazionali possano scambiare intelligence e quadri tattici in
tempo reale con il Pentagono e con il comitato SHAPE.
Il vero
salto di qualità per la trasformazione "domestica" si sta giocando
sulle piattaforme della Pubblica Amministrazione e della Polizia di Stato:
Il dossier
Viminale. E’ nota
l'interlocuzione (ed una specifica proposta contrattuale quadriennale da 20
milioni di euro) per dotare la Direzione centrale della Polizia di prevenzione
(Dcpp) — il braccio operativo che presiede il CASA (Comitato di Analisi
Strategica Antiterrorismo) — dei software di data-mining di Palantir.
Incrocio di
banche dati sensibili. L'adozione di questi soft consentirebbe l'incrocio automatizzato con
il S.D.I. (Sistema di Indagine) del Ministero dell'Interno,
aggregando denunce, spostamenti, targhe e banche dati civili in un'unica
interfaccia predittiva
Il nodo
della "Sovranità Digitale" e i limiti del sistema Italia . A differenza di Francia o Germania,
che hanno tentato di sviluppare le proprie alternative tecnologiche in casa
(“national champions” tipo ChapsVision in Francia) o dove la Corte
Costituzionale ha posto paletti al data-mining della polizia (in Germania),
l'Italia presenta vulnerabilità specifiche.
Dipendenza
tecnologica priva di alternative interne. L'Italia non possiede piattaforme nazionali in
grado di gestire e sintetizzare masse di dati strutturati e destrutturati della
complessità di Gotham o Foundry. Le poche realtà nazionali nel campo della
Lawful Interception o della cyber-security (es. Cy4Gate) coprono nicchie
diverse (intercettazioni, intrusioni), lasciando l'analisi di Big Data
d'intelligence interamente ai colossi statunitensi.
Resistenza
burocratica vs. Lobbismo diretto: l'ingresso di questa infrastruttura affronta
costanti frizioni tra la prassi delle gare pubbliche europee (e i vincoli sulle
garanzie del GDPR/Garante Privacy) e il lobbismo di alto livello —
esemplificato dalle periodiche missioni romane dei vertici di Palantir, tra cui
addirittura il N. 1 Peter Thiel, per trattare direttamente con la compagine di
governo e l'intelligence di Palazzo Chigi.
Il
"Dilemma del dato". L'Italia riproduce fedelmente il cortocircuito
centrale di questo modello: lo Stato italiano concede in uso al fornitore
privato l'accesso (o quantomeno la gestione tecnica) alle proprie banche dati
nazionali riservate; l'azienda affina i propri modelli algoritmici sulle
peculiarità del territorio/popolazione e consolida la dipendenza dell'infrastruttura
pubblica dal suo software proprietario . In sintesi l'Italia non guida il
processo, ma ne è acquirente e territorio d'applicazione. Si allinea
passivamente alle direttive NATO per la parte militare e progressivamente apre
le porte dell'intelligence e della polizia alla gestione algoritmica privata
americana, pagando la mancanza di una strategia autonoma sulla gestione e
sovranità dei propri dati strategici.
Nonostante
l'allineamento prevalente delle Istituzioni, in Italia l'avanzata di questo
modello di delega e sorveglianza algoritmica ha incontrato anche qualche forma
di resistenza e opposizione. I principali antagonisti del “controllo totale “
che hanno contrastato (o provato a frenare) questa deriva si individuano in
quattro aree:
Il Garante
per la Protezione dei Dati Personali (GPDP)
Il Garante
della Privacy è stato lo scudo istituzionale più solido nel sollevare obiezioni
formali e blocco preventivo contro l'uso indiscriminato di algoritmi e banche
dati da parte dello Stato.
Nel 2021, il
Ministero dell'Interno intendeva attivare il sistema di riconoscimento facciale
in tempo reale (SARI Real Time) per la Polizia di Stato. Il Garante si è
opposto, contestando la mancanza di una base giuridica idonea e i rischi
sproporzionati per le libertà fondamentali. Ciò non ostante il Governo ha
deciso recentemente di velocizzare le operazioni su uno schema di decreto
legislativo. Il decreto adegua la normativa nazionale ai sistemi e alle regole
europee sull’uso dell'intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale da
parte delle forze di polizia. Tra i punti controversi del provvedimento c'è
l'articolo 8, che disciplina l'uso di sistemi di IA per l'identificazione
biometrica remota, in tempo reale, di persone in luoghi pubblici : ad esempio
nelle piazze, allo stadio oppure durante i cortei.
Giornalismo
d'inchiesta e media indipendenti
In assenza
di dibattiti parlamentari trasparenti, visto che molti dei contratti militari e
di intelligence sono secretati o affidati a trattativa diretta, il ruolo di far
emergere questi accordi è ricaduto su alcune “testate d'inchiesta”: tra queste
Report, IRPI Media, Altreconomia, Il Fatto Quotidiano, hanno documentato i
dettagli dei contratti tra la Difesa/Viminale e Palantir, rivelando i meeting
riservati tra i vertici societari e gli esponenti governativi italiani.
Alcuni
“online journal” hanno più volte tracciato l'attività di pressione esercitata
non solo dalle piattaforme di data analytics, ma anche dai colossi del Cloud
americano (Microsoft, Amazon AWS, Google) che gestiscono i server del Polo
Strategico Nazionale (PSN).
Organizzazioni
non governative e collettivi per i diritti digitali costituiscono il fronte di
resistenza dal basso. Alcune coalizioni per i diritti digitali, per esempio
Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, promuovono campagne
contro la sorveglianza di massa, il riconoscimento facciale e l'uso opaco degli
algoritmi nelle decisioni pubbliche.
Movimenti
politici e attivismo territoriale. Movimenti contro il riarmo e la militarizzazione
digitale organizzano sit-in e proteste mirate — ad esempio davanti al Ministero
della Difesa o alle sedi istituzionali — denunciando l'intreccio tra apparato
bellico, grande finanza e sorveglianza privata.
La
Magistratura e il diritto europeo. A livello giurisprudenziale, il freno
principale non è unicamente italiano, ma proviene dalla Corte di Giustizia
dell'Unione Europea (CGUE). Alcune sentenze storiche dell'UE sulla
cancellazione del Privacy Shield (Schrems I e II) e le direttive sul
trattamento dei dati nel settore di polizia (Law Enforcement Directive) hanno
fornito ai giudici italiani le basi legali per disapplicare norme o prassi
nazionali che prevedevano la conservazione di massa e indiscriminata dei dati
telefonici o telematici. La debolezza di questa resistenza. Nonostante questi
argini, l'opposizione in Italia sconta un limite strutturale: il Garante e le
ONG agiscono ex-post o su specifici casi d'uso civili/di polizia mentre il
settore della Difesa e dell'Intelligence rimane largamente schermato dal
segreto di Stato e dai vincoli di interoperabilità NATO, permettendo all'architettura
tecnologica privata di espandersi al riparo dal controllo pubblico e dal
dibattito parlamentare.
Nessun commento:
Posta un commento