Perché dobbiamo pagare il Riarmo e sovvenzionare l'Ucraina e quindi non ci sono soldi per un'emergenza che riguarda tutti noi.
Come ogni giorno mi sono messa pazientemente a sfogliare i quotidiani e le varie agenzie di notizie, i problemi peggiori sembrano essere nell’ordine: Ranucci, Qusra (giustamente, ma solo perché c’erano 5 italiani, altrimenti sulla grande stampa non sarebbe mai arrivata la notizia), Trump, Hormuz, e poi, non tanto la crisi climatica, ma il costo delle bollette. Il clima, si per sé, arriva dopo, e se ne parla in tantissimi modi, tranne l’unico che servirebbe e di cui parlano gli scienziati: il problema delle soluzione che sono già lì, disponibili, ma costano. Si parla di agricoltura che cambia i ritmi, delle giornate afose, del turismo, insomma se ne parla come se fosse una notizia tra le altre, fa caldo sì, va bene, prima o poi troveremo una soluzione, oppure speriamo che tutto si risolva da solo. A me sembra un po’ che la stampa e la politica facciano esattamente come un paziente che fa finta di ignorare un infarto in corso. Perché? Ma perché i soldi europei andranno in riarmo e in Ucraina e quindi nessuno potrà permettersi di portare avanti politiche antiemergenza. Semplice no? Quindi si aspetta che passi e si spera. Per questo mi sono messa a cercare un po’ di dati, già da soli, questi che ho recuperato io in mezz’ora di ricerche, basterebbero ad aprire le prime pagine per mesi, invece stiamo aspettando metà settembre, quando le temperature caleranno e così si potrà finalmente rimandare il problema al maggio prossimo. Lo fanno da 20 anni, un anno più un anno meno…ma quest’anno è diverso e vi mostro perché con questo elenco:
Metto in fila alcuni dati aggiornati al 14 agosto. L’estate ha ancora parecchie
settimane davanti.
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Giugno 2026
è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale: 20,74 °C di
media, 3,06 sopra il periodo 1991-2020.
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Il bimestre
giugno-luglio è stato il più caldo della serie: 21,62 °C, quasi nove decimi
oltre il precedente primato del 2022.
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Luglio è
stato il secondo più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. A livello
globale ha eguagliato il 2024 al secondo posto, dietro al 2023.
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In Francia
luglio ha raggiunto una media di 24,9 °C. È stato il mese più caldo,
considerando tutti i mesi dell’anno, dall’inizio delle misurazioni nel 1900.
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Sempre in
Francia, luglio ha avuto il 38 per cento di pioggia in meno ed è risultato il
terzo luglio più secco della serie storica.
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La canicola
francese di giugno è durata 14 giorni. Quella di luglio ne è durata 16.
L’ondata iniziata il 28 luglio aveva raggiunto il diciassettesimo giorno il 13
agosto.
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Il 24 giugno
la temperatura media dell’intera Francia, calcolata fra giorno e notte, ha
raggiunto per la prima volta 30 °C.
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In Germania
sono stati registrati provvisoriamente 41,5 °C, nuovo primato nazionale.
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La Danimarca
ha raggiunto 37 °C, il valore più alto dall’inizio delle misurazioni nel 1874.
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L’Austria ha
stabilito il proprio primato assoluto con 41,2 °C. Il record precedente, 41 °C,
risaliva al giorno prima.
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Il 13 agosto
Londra ha raggiunto 38,1 °C. È il quinto valore più alto mai misurato nel Regno
Unito e il più alto del 2026.
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Quella di
agosto è stata la quinta ondata di calore britannica dall’inizio dell’estate.
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Nella sola
settimana dal 22 al 28 giugno EuroMOMO ha registrato 10.650 morti in eccesso in
27 paesi europei. Oltre 9.000 avevano almeno 65 anni.
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Il Robert
Koch Institut stimava già a fine luglio circa 11.900 morti legate al caldo in
Germania.
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In
Inghilterra e Galles sono state stimate oltre 2.700 morti da caldo durante le
ondate di maggio e giugno. Il 42 per cento viene attribuito al calore
aggiuntivo dal riscaldamento prodotto dalle attività umane.
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In Belgio la
mortalità durante la canicola è salita del 48 per cento sopra il livello
atteso. È stata l’ondata più letale dall’inizio del monitoraggio nazionale.
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Alla prima
settimana di agosto gli incendi avevano percorso 489.826 ettari nell’Unione
europea. Una superficie superiore del 13 per cento alla media dello stesso
periodo fra il 2012 e il 2025.
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La Spagna
aveva già perso 185.948 ettari, oltre il doppio della sua media. Da sola
rappresentava il 38 per cento della superficie colpita nell’Unione.
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In Francia
il conteggio europeo indicava 99.092 ettari, oltre tre volte la media
nazionale. Per il paese è il dato peggiore dal 2012.
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In Italia
gli ettari percorsi dal fuoco erano 79.084. Il quinto risultato peggiore degli
ultimi quindici anni.
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Entro la
fine di luglio oltre 320.000 persone erano state evacuate in Francia e Spagna.
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L’incendio
di Huelva ha distrutto 31.000 ettari e costretto 700 persone a lasciare le
proprie case.
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Il 14 agosto
un incendio presso la città croata di Omiš ha causato una morte e quaranta
feriti. Gli evacuati sono stati 1.200.
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In Calcidica
più di 300 persone sono state portate via dalle spiagge con barche da pesca e
mezzi della guardia costiera.
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In Germania
oltre 2.000 abitanti hanno dovuto lasciare il villaggio di Gey. Le operazioni
sono ostacolate dalle munizioni della Seconda guerra mondiale che esplodono con
gli incendi.
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Il suolo ha raggiunto
minimi record in ampie zone della Penisola Iberica, della Francia e dell’Europa
centrale.
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Senna, Reno
e Danubio hanno registrato portate eccezionalmente basse. Il trasporto fluviale
è stato ridotto e diverse centrali elettriche hanno dovuto limitare la
produzione.
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Alla fine di
giugno la portata del Po era scesa da circa 1.000 a meno di 300 metri cubi al
secondo in due settimane. L’acqua salata era risalita per 18 chilometri dentro
il Delta.
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Ad agosto il
Lago Maggiore è entrato in una condizione di siccità estrema. A Cremona il Po
ha raggiunto il minimo stagionale della serie.
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Oltre cento
comuni fra Piemonte e Lombardia segnalano difficoltà nell’approvvigionamento
potabile. In Piemonte circa cinquanta comuni riforniscono con autobotti i
serbatoi destinati a 25.000 persone.
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La siccità
sta colpendo 235.000 ettari di risaie italiane. Nella sola provincia di Pavia
le perdite potrebbero superare cento milioni di euro.
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In
Inghilterra circa 45 milioni di persone vivono in territori dichiarati in
siccità. Ventisette milioni sono soggette a restrizioni nell’uso dell’acqua.
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La Romania
ha spento entrambi i reattori della centrale di Cernavodă per il livello record
del Danubio. Quei reattori fornivano circa un quinto dell’elettricità
nazionale.
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La centrale
ungherese di Paks è scesa al 25 per cento della capacità. Il governo ha deciso
di affondare due chiatte nel Danubio per alzare temporaneamente l’acqua di
venti centimetri.
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Alla
centrale francese di Gravelines una massa di meduse ha bloccato le pompe di
raffreddamento. Tre reattori sono stati fermati e un quarto è stato dimezzato.
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Il 14 agosto
EDF prevedeva sei reattori francesi completamente fermi a causa del caldo, con
una riduzione pari al 15 per cento della capacità nucleare del paese.
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Nel
Mediterraneo, alla fine di giugno, la temperatura superficiale superava la
media fino a 8 °C presso la Francia meridionale, la Corsica, la Sardegna e
diverse coste italiane.
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A luglio la
temperatura media degli oceani extrapolari ha raggiunto 20,96 °C, il valore più
alto mai registrato per quel mese.
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Dal 19
giugno la temperatura oceanica giornaliera ha stabilito un primato per ciascun
giorno dell’anno.
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In
Valmalenco il Rifugio Marco e Rosa è stato chiuso per il caldo anomalo. Si
trova a 3.609 metri. Lo zero termico sulle Alpi è salito fra 4.200 e 4.500
metri.
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La
produzione europea di mais e girasole aveva già perso fra il 6 e il 7 per cento
delle rese previste.
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Il raccolto
britannico di cereali si avvia a essere il peggiore dall’inizio delle
rilevazioni comparabili, nel 1984.
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