lunedì 17 agosto 2026

Perché l'emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media? - Lavinia Marchetti

Perché dobbiamo pagare il Riarmo e sovvenzionare l'Ucraina e quindi non ci sono soldi per un'emergenza che riguarda tutti noi.

Come ogni giorno mi sono messa pazientemente a sfogliare i quotidiani e le varie agenzie di notizie, i problemi peggiori sembrano essere nell’ordine: Ranucci, Qusra (giustamente, ma solo perché c’erano 5 italiani, altrimenti sulla grande stampa non sarebbe mai arrivata la notizia), Trump, Hormuz, e poi, non tanto la crisi climatica, ma il costo delle bollette. Il clima, si per sé, arriva dopo, e se ne parla in tantissimi modi, tranne l’unico che servirebbe e di cui parlano gli scienziati: il problema delle soluzione che sono già lì, disponibili, ma costano. Si parla di agricoltura che cambia i ritmi, delle giornate afose, del turismo, insomma se ne parla come se fosse una notizia tra le altre, fa caldo sì, va bene, prima o poi troveremo una soluzione, oppure speriamo che tutto si risolva da solo. A me sembra un po’ che la stampa e la politica facciano esattamente come un paziente che fa finta di ignorare un infarto in corso. Perché? Ma perché i soldi europei andranno in riarmo e in Ucraina e quindi nessuno potrà permettersi di portare avanti politiche antiemergenza. Semplice no? Quindi si aspetta che passi e si spera. Per questo mi sono messa a cercare un po’ di dati, già da soli, questi che ho recuperato io in mezz’ora di ricerche, basterebbero ad aprire le prime pagine per mesi, invece stiamo aspettando metà settembre, quando le temperature caleranno e così si potrà finalmente rimandare il problema al maggio prossimo. Lo fanno da 20 anni, un anno più un anno meno…ma quest’anno è diverso e vi mostro perché con questo elenco:


Metto in fila alcuni dati aggiornati al 14 agosto. L’estate ha ancora parecchie settimane davanti.

·         Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale: 20,74 °C di media, 3,06 sopra il periodo 1991-2020.

·         Il bimestre giugno-luglio è stato il più caldo della serie: 21,62 °C, quasi nove decimi oltre il precedente primato del 2022.

·         Luglio è stato il secondo più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. A livello globale ha eguagliato il 2024 al secondo posto, dietro al 2023.

·         In Francia luglio ha raggiunto una media di 24,9 °C. È stato il mese più caldo, considerando tutti i mesi dell’anno, dall’inizio delle misurazioni nel 1900.

·         Sempre in Francia, luglio ha avuto il 38 per cento di pioggia in meno ed è risultato il terzo luglio più secco della serie storica.

·         La canicola francese di giugno è durata 14 giorni. Quella di luglio ne è durata 16. L’ondata iniziata il 28 luglio aveva raggiunto il diciassettesimo giorno il 13 agosto.

·         Il 24 giugno la temperatura media dell’intera Francia, calcolata fra giorno e notte, ha raggiunto per la prima volta 30 °C.

·         In Germania sono stati registrati provvisoriamente 41,5 °C, nuovo primato nazionale.

·         La Danimarca ha raggiunto 37 °C, il valore più alto dall’inizio delle misurazioni nel 1874.

·         L’Austria ha stabilito il proprio primato assoluto con 41,2 °C. Il record precedente, 41 °C, risaliva al giorno prima.

·         Il 13 agosto Londra ha raggiunto 38,1 °C. È il quinto valore più alto mai misurato nel Regno Unito e il più alto del 2026.

·         Quella di agosto è stata la quinta ondata di calore britannica dall’inizio dell’estate.

·         Nella sola settimana dal 22 al 28 giugno EuroMOMO ha registrato 10.650 morti in eccesso in 27 paesi europei. Oltre 9.000 avevano almeno 65 anni.

·         Il Robert Koch Institut stimava già a fine luglio circa 11.900 morti legate al caldo in Germania.

·         In Inghilterra e Galles sono state stimate oltre 2.700 morti da caldo durante le ondate di maggio e giugno. Il 42 per cento viene attribuito al calore aggiuntivo dal riscaldamento prodotto dalle attività umane.

·         In Belgio la mortalità durante la canicola è salita del 48 per cento sopra il livello atteso. È stata l’ondata più letale dall’inizio del monitoraggio nazionale.

·         Alla prima settimana di agosto gli incendi avevano percorso 489.826 ettari nell’Unione europea. Una superficie superiore del 13 per cento alla media dello stesso periodo fra il 2012 e il 2025.

·         La Spagna aveva già perso 185.948 ettari, oltre il doppio della sua media. Da sola rappresentava il 38 per cento della superficie colpita nell’Unione.

·         In Francia il conteggio europeo indicava 99.092 ettari, oltre tre volte la media nazionale. Per il paese è il dato peggiore dal 2012.

·         In Italia gli ettari percorsi dal fuoco erano 79.084. Il quinto risultato peggiore degli ultimi quindici anni.

·         Entro la fine di luglio oltre 320.000 persone erano state evacuate in Francia e Spagna.

·         L’incendio di Huelva ha distrutto 31.000 ettari e costretto 700 persone a lasciare le proprie case.

·         Il 14 agosto un incendio presso la città croata di Omiš ha causato una morte e quaranta feriti. Gli evacuati sono stati 1.200.

·         In Calcidica più di 300 persone sono state portate via dalle spiagge con barche da pesca e mezzi della guardia costiera.

·         In Germania oltre 2.000 abitanti hanno dovuto lasciare il villaggio di Gey. Le operazioni sono ostacolate dalle munizioni della Seconda guerra mondiale che esplodono con gli incendi.

·         Il suolo ha raggiunto minimi record in ampie zone della Penisola Iberica, della Francia e dell’Europa centrale.

·         Senna, Reno e Danubio hanno registrato portate eccezionalmente basse. Il trasporto fluviale è stato ridotto e diverse centrali elettriche hanno dovuto limitare la produzione.

·         Alla fine di giugno la portata del Po era scesa da circa 1.000 a meno di 300 metri cubi al secondo in due settimane. L’acqua salata era risalita per 18 chilometri dentro il Delta.

·         Ad agosto il Lago Maggiore è entrato in una condizione di siccità estrema. A Cremona il Po ha raggiunto il minimo stagionale della serie.

·         Oltre cento comuni fra Piemonte e Lombardia segnalano difficoltà nell’approvvigionamento potabile. In Piemonte circa cinquanta comuni riforniscono con autobotti i serbatoi destinati a 25.000 persone.

·         La siccità sta colpendo 235.000 ettari di risaie italiane. Nella sola provincia di Pavia le perdite potrebbero superare cento milioni di euro.

·         In Inghilterra circa 45 milioni di persone vivono in territori dichiarati in siccità. Ventisette milioni sono soggette a restrizioni nell’uso dell’acqua.

·         La Romania ha spento entrambi i reattori della centrale di Cernavodă per il livello record del Danubio. Quei reattori fornivano circa un quinto dell’elettricità nazionale.

·         La centrale ungherese di Paks è scesa al 25 per cento della capacità. Il governo ha deciso di affondare due chiatte nel Danubio per alzare temporaneamente l’acqua di venti centimetri.

·         Alla centrale francese di Gravelines una massa di meduse ha bloccato le pompe di raffreddamento. Tre reattori sono stati fermati e un quarto è stato dimezzato.

·         Il 14 agosto EDF prevedeva sei reattori francesi completamente fermi a causa del caldo, con una riduzione pari al 15 per cento della capacità nucleare del paese.

·         Nel Mediterraneo, alla fine di giugno, la temperatura superficiale superava la media fino a 8 °C presso la Francia meridionale, la Corsica, la Sardegna e diverse coste italiane.

·         A luglio la temperatura media degli oceani extrapolari ha raggiunto 20,96 °C, il valore più alto mai registrato per quel mese.

·         Dal 19 giugno la temperatura oceanica giornaliera ha stabilito un primato per ciascun giorno dell’anno.

·         In Valmalenco il Rifugio Marco e Rosa è stato chiuso per il caldo anomalo. Si trova a 3.609 metri. Lo zero termico sulle Alpi è salito fra 4.200 e 4.500 metri.

·         La produzione europea di mais e girasole aveva già perso fra il 6 e il 7 per cento delle rese previste.

·         Il raccolto britannico di cereali si avvia a essere il peggiore dall’inizio delle rilevazioni comparabili, nel 1984.

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