Niente più resistenza negli Stati Uniti.
Fine dell’era dei diritti umani e dissenso vietato. Questo è ciò che vogliono
alcuni miliardari e i loro tirapiedi, e questo è ciò che stanno cercando di
ottenere in tutto il mondo. Se non resisteremo, se il nuovo primo ministro
britannico sarà debole e manipolabile come il precedente, è ciò che avremo.
Siamo sulla buona strada.
I governi che si sono susseguiti negli
ultimi anni nel Regno Unito hanno ceduto a una campagna globale per sopprimere
le nostre libertà fondamentali, condotta da oligarchi e multinazionali con
l’aiuto dei mezzi d’informazione che controllano e dei centri studi spazzatura
che finanziano. Questa campagna globale è diventata il marchio di fabbrica del
secondo mandato di Donald Trump.
Nel corso di un
vertice internazionale organizzato dal governo degli Stati
Uniti all’inizio di luglio, alcuni esponenti dell’amministrazione Trump – Marco
Rubio, Stephen Miller e Scott Bessent – hanno spiegato di aver reindirizzato il
lavoro dell’antiterrorismo dal jihadismo alla “sinistra radicale”. La maggior
parte degli esempi che hanno citato per giustificare la svolta risalivano a più
di trent’anni fa. Sono dovuti tornare agli anni settanta del novecento per
trovare esempi sufficientemente minacciosi. Quando si dice raschiare il fondo
del barile.
Analogie inquietanti
Senza produrre uno straccio di prova,
Rubio, il segretario di stato, ha affermato che il governo cubano è
“indissolubilmente legato a gruppi e movimenti di estrema sinistra in tutto
l’occidente e anche oltre”. La settimana successiva il dipartimento di stato ha
cercato di giustificare questa dichiarazione pubblicando un rapporto in cui,
con stratagemmi tra l’inconsistente e il ridicolo, tentava di collegare al
governo cubano parlamentari, giornalisti e attivisti di sinistra.
Si tratta di una strategia consolidata,
usata abbondantemente dai nazisti, tra gli altri: secondo questi ultimi tutti i
dissidenti facevano parte, per definizione, di un complotto comunista
internazionale. Anche la Germania nazista, come Rubio, sosteneva inoltre che “è
arrivato il momento di distruggere per sempre le forze del male”.
Ma le analogie con il nazismo non finiscono qui. Miller, vicecapo di gabinetto di Trump, ha fatto la seguente affermazione: “Nessuno di quelli che manifestano sembra una persona normale. Nessuno. Sono tutti in qualche modo deformi, nell’aspetto, nel vestiario o nel comportamento. Le loro caratteristiche esteriori riflettono il rancore che covano dentro”. Sono sorpreso che non abbia usato la parola tedesca “untermenschen” (esseri inferiori, ndr). Il governo statunitense, secondo Miller, promuove invece “una vita normale, sana e ordinata”.
Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato l’attacco di Miller al principio della jury nullification (assoluzione per volontà della giuria, ndr), in base al quale, secondo lui, le giurie popolari assolvono persone “chiaramente colpevoli”. Da anni governi illiberali e giudici conservatori di tutto il mondo si battono per cancellare questa prerogativa delle giurie popolari (che possono assolvere imputati ritenuti colpevoli quando considerano una determinata legge ingiusta o troppo severa, ndr). L’abbiamo visto nel Regno Unito con il processo a Trudi Warner e altri, accusati di aver esposto cartelli che enunciavano un antico principio del diritto inglese: “I giurati hanno il diritto assoluto di assolvere un imputato secondo coscienza”.
Lo stiamo vedendo ancora con l’incredibile
incriminazione dell’avvocato Rajiv Menon KC, che aveva ricordato questo diritto
ai giurati durante il processo agli attivisti di Palestine action. Menon è
diventato il primo avvocato nella storia inglese a essere incriminato per
oltraggio alla corte per i contenuti della sua arringa finale. In caso di
condanna rischia fino a due anni di prigione e la radiazione dall’ordine. Penso
sia ragionevole dire che incriminare un avvocato per aver difeso i suoi clienti
corrisponda alla definizione di stato autoritario.
L’abbiamo visto anche nell’attacco di Keir
Starmer (ex primo ministro laburista, ndr) ai processi con giuria popolare, che
ha avuto come risultato la limitazione, senza alcuna giustificazione, della
nostra più solida garanzia contro le ingiustizie.
Starmer è stato un capo di governo debole,
senza una chiara visione, facilmente condizionabile da qualsiasi lobby statale
o aziendale. Non ha saputo opporre alcuna resistenza a una campagna
internazionale ben finanziata e molto efficace. Una rete finanziata da multinazionali
e miliardari, che comprende tra gli altri l’American legislative exchange
council, sta mettendo a punto “modelli normativi” da testare in paesi amici. Se
funzionano, la rete si attiva affinché siano adottati altrove. Il risultato è
un attacco costante al nostro diritto di manifestare, all’uguaglianza politica
e a un pianeta abitabile.
Una lunga serie di leggi
anti-protesta
L’offensiva globale contro i nostri
diritti fondamentali è un obiettivo centrale delle destre. Il principio base è
che il capitale, essendo transnazionale, deve poter stroncare le nostre
obiezioni ovunque. La lunga serie di orribili leggi anti-protesta adottate nel
Regno Unito è il risultato di una campagna coordinata portata avanti da centri
studi spazzatura, mezzi d’informazione e altri governi. Oggi nel Regno Unito ci
sono centinaia di prigionieri politici ed è possibile essere condannati a sei
mesi di prigione per aver marciato con passo lento per strada.
Queste leggi repressive hanno raggiunto il
culmine, almeno finora, con una normativa approvata dal parlamento ad aprile
che permette alla polizia d’interrompere qualsiasi protesta che a suo parere
abbia un “impatto cumulativo” sulla comunità. Nel corso della storia le uniche
proteste che hanno raggiunto i loro obiettivi sono quelle che hanno avuto un
“impatto cumulativo”. In sostanza, le proteste sono considerate accettabili
solo quando sono inutili. I cittadini sono liberi di dire quello che vogliono,
purché la loro voce non arrivi alle nostre orecchie.
Le nuove leggi sono state accompagnate
dalla vecchia strategia, tradizionalmente associata ai regimi fascisti, che
consiste nel calunniare i dissidenti etichettandoli come terroristi. Come ha
sottolineato l’ong per i diritti umani Liberty, la definizione di terrorismo è
stata ampliata fino a includere forme di protesta in precedenza pienamente
accettate. È questo che ha permesso al governo Starmer di mettere al bando
Palestine action.
Il giudice Jeremy Johnson, che ha
incriminato Menon per oltraggio alla corte, è stato anche il primo a fare
ricorso, nello stesso processo, ai poteri straordinari inseriti senza clamore
dai conservatori nel testo del Sentencing act del 2020. Questi poteri
permettono a un giudice di condannare un imputato per reati diversi rispetto a
quelli per cui è stato incriminato. I quattro attivisti di Palestine action
erano accusati di reati comuni. Tuttavia, senza informare la giuria, Johnson ha
evocato una “connotazione terroristica” e li ha condannati per reati di
terrorismo, che ovviamente comportano pene molto più severe.
Il suo esempio è stato subito seguito da
un collega: altri manifestanti per la Palestina che avevano spruzzato vernice
rossa e rotto i vetri di una filiale della Barclays Bank rischiano di essere
condannati per terrorismo, anche se né loro né i giurati erano stati informati
di questa possibilità durante il processo. Questo implica, naturalmente, che
non hanno avuto la possibilità di difendersi da quest’accusa più pesante.
Niente è più al sicuro di fronte a
quest’offensiva coordinata contro l’umanità. Nessuno dei nostri diritti, per
quanto antico e consolidato, è inespugnabile. Dobbiamo opporci adesso o
rischiamo di perderli, forse per sempre.
(Traduzione di Francesco De Lellis)
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