La
corruzione in Italia non si arresta. Anzi, è sempre più dilagante, silenziosa e invisibile,
con enormi costi sociali, politici, economici e ambientali che ricadono sui
cittadini. A denunciarlo è “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le
mafie”, che ha censito le inchieste sul reato prese in esame dal primo gennaio
al primo giugno 2026: 38 indagini su corruzione e concussione, con il
coinvolgimento di 23 procure in dieci regioni diverse e 386 persone indagate.
Ci sono “mazzette” in cambio di
una falsa attestazione di residenza per ottenere la cittadinanza italiana iure
sanguinis o di falsi certificati di morte, e altre “mazzette” per
facilitare l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei
rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie
e l’affidamento dei servizi di refezione scolastica.
E poi scambi
di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste
per scambio politico-elettorale e quelle relative alle grandi opere con la
presenza di clan mafiosi. La regione con il maggior numero di indagati è
la Sicilia, con 107 persone
coinvolte in nove inchieste e tre procure attivate, seguita dal Lazio (85 persone indagate e nove
inchieste) e dalla Campania. Infine
la Puglia, con 48
persone indagate e il record di politici finiti nell’occhio dei magistrati:
sette.
Una
“pandemia”, quella della corruzione, che ora don Luigi Ciotti e la sua squadra
di “Libera” intendono denunciare con una mobilitazione in tutta Italia da
lunedì al 13 giugno. Il titolo della campagna è “Occhi aperti sulla
corruzione”: per una settimana si terranno flash mob, sit-in e incontri con la cittadinanza per
chiedere, da Nord a Sud, di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità.
Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi:
complessivamente in Italia sono 1.507 le persone indagate, di cui ben 71
politici (sindaci, assessori, consiglieri regionali o comunali), con 143
inchieste su corruzione e concussione.
“Mettiamo in
campo un’azione collettiva – spiega Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – per ribadire
che la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si
manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti e riflettendo
l’impiego di tecniche sempre più sofisticate. Da quelle più “classiche” (la
mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato) fino a quelle ormai
pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da
parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di
turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici
e portatori di soverchianti
interessi privati“.
Nella
settimana di mobilitazione di “Occhi aperti sulla corruzione”, in occasione del
decennale della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (8 giugno 2016) della legge
che ha introdotto in Italia la possibilità di chiedere dati anche in assenza di
un obbligo formale di pubblicazione (il cosiddetto Foia, acronimo di Freedom of Information Act), “Libera”
promuoverà alcune iniziative.
In
concomitanza con l’invio ufficiale delle istanze, nell’arco della settimana i
presìdi dell’associazione daranno vita ad azioni e mobilitazioni di piazza a
Milano, ad Ascoli Piceno, con tre istanze mirate a sbloccare i cronoprogrammi e
i Sal sull’edilizia scolastica ancora ferma nel cratere del sisma del 2016, e
in Campania, con la richiesta di open data al Consorzio di Bonifica del Bacino
del Volturno per tracciare la rigenerazione ambientale.
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