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mercoledì 29 aprile 2026

Grazia o non grazia - Thomas Mackinson

Nicole Minetti graziata da Nordio e Mattarella. Condannata a 3 anni e 11 mesi: non sconterà nemmeno un giorno - Thomas Mackinson

Doveva scontare 3 anni e 11 mesi di reclusione ma non sconterà neppure un giorno. Nicole Minetti, condannata in via definitiva per Ruby-bis e per peculato nella “rimborsopoli” lombarda, a febbraio è stata graziata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dato parere favorevole dopo quello della Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano. Mattarella ha firmato. La pena viene così cancellata prima ancora di essere eseguita. Le due condanne – 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione per il caso Ruby-bis e 1 anno e 1 mese per peculato sui rimborsi regionali – erano state unificate in un cumulo per un totale di 3 anni e 11 mesi. Nel 2022 si era aperta la fase esecutiva, con fascicolo attivo presso la Procura generale. Ma l’esecuzione era stata sospesa: Minetti aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali e l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza era fissata nel dicembre 2025. Prima ancora di arrivarci, però, è giunta la richiesta di grazia. Il perno fondamentale è la necessità di provvedere a esigenze familiari che devono restare riservate per motivi di privacy. Esigenze ritenute valide dalle autorità e dalle istituzioni competenti che hanno deciso di concederle questo raro atto di clemenza senza dare alcuna pubblicità al provvedimento.

A scoprirlo è stato il programma d’inchiesta Mi Manda Rai3 condotto da Federico Ruffo che domenica dedica un’ampia ricostruzione sulle “rimborsopoli” regionali a cura di Floriana Bulfon. La notizia della grazia concessa a Minetti salta fuori dalla curiosità di capire che fine abbiano fatto quei consiglieri terremotati dalle inchieste.

Contattata ieri dal Fatto Nicole Minetti ha preferito non commentare né rilasciare dichiarazioni in proposito. L’argomentazione è lineare: l’esecuzione della pena – anche in forma alternativa – avrebbe inciso in modo rilevante proprio sulle esigenze familiari che Minetti ha posto alla base della sua richiesta di grazia. Tali per cui la pena non poteva essere eseguita. La riservatezza è dovuta anche all’alto rischio di esposizione mediatica della richiedente dal passato a dir poco “controverso”.

Igienista dentale di Silvio Berlusconi (“Love of my life”), poi consigliera regionale in Lombardia, per un decennio Nicole Minetti è stata una delle figure più riconoscibili – e discusse – di una intera stagione politica e ha segnato a suo modo un’epoca. Dalle “cene eleganti” di Arcore all’esposizione continua, è diventata nel tempo un simbolo di quel sistema: visibilità, fedeltà personale, potere e leggerezza nell’uso dei fondi pubblici. Negli anni in Regione il suo nome finisce infatti anche nell’inchiesta sulla “rimborsopoli” lombarda. La condanna per peculato riguarda l’utilizzo di circa 19 mila euro di fondi pubblici per spese ritenute estranee all’attività istituzionale: pasti, taxi, acquisti personali e altre spese di carattere privato, lontane dall’esercizio del mandato consiliare. Somme che successivamente sono state risarcite.

A distanza di 15 anni il racconto è completamente diverso: la Minetti col gloss che impartiva istruzioni alle Olgettine ha cambiato vita. Nell’istanza di grazia preparata dall’avvocata milanese Antonella Calcaterra, emerge il profilo di una vita ricostruita lontano dalla politica, inserita in un contesto economico internazionale. Accanto a lei, il compagno imprenditore Giuseppe Cipriani, attivo da decenni tra Europa e Uruguay, dove nel 2018 ha avviato quello che nell’istanza viene descritto come il più grande investimento nella storia del Paese, il progetto dell’Hotel San Rafael.

È in questo contesto che si collocano e maturano le esigenze familiari che hanno consentito a Nicole Minetti di modificare anche la sua posizione giuridica fino all’istanza di grazia accolta lo scorso febbraio.

Nel 2024 la famiglia si è trasferita a Milano, dove lei svolge attività di volontariato certificate. “La signora Cipriani ha svolto volontariato nel periodo aprile 2024 – giugno 2025, in ambito ambulatoriale”, conferma al Fatto la Lega Italiana per la lotta contro i tumori. Ha poi fatto domanda alla Casa della Carità, collabora con la Caritas per il doposcuola nella parrocchia di San Marco, in centro. La prova di un percorso rieducativo – che la stessa istanza assume come già compiuto – non è mai passata attraverso l’esecuzione della pena. La grazia interviene prima di tutto questo. Il decreto è legittimo. La Costituzione lo prevede. Ma resta una scelta discrezionale che farà discutere. Sulla bilancia della giustizia hanno pesato le esigenze familiari della nuova Minetti che chiudono una parabola tutta italiana: da via Olgettina al Palazzo di Giustizia, al decreto di grazia. In mezzo, un Paese che s’indigna ma poi perdona.

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Minetti ha fatto causa per avere il bambino che le è valso la grazia – Thomas Mackinson

Il bambino grazie al quale Nicole Minetti ha ottenuto la grazia ha una madre biologica in Uruguay. Ma ora è scomparsa: il 14 aprile, quattro giorni dopo il primo articolo del Fatto, le autorità hanno diramato un ordine di rintraccio a suo nome. Anche l’avvocata che difendeva quella madre non c’è più: è morta carbonizzata insieme al marito, anche lui avvocato, in circostanze sospette. Nulla, ufficialmente, collega questi fatti alla grazia che a febbraio ha cancellato le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali. Ma più si scava, più le ragioni della grazia traballano. A partire da un presupposto: quel bambino che nell’istanza viene presentato come “abbandonato alla nascita” senza legami familiari non lo era. Gli atti del Tribunale di Maldonado consultati dal Fatto raccontano invece che ancora oggi ha entrambi i genitori viventi e identificati, tanto che Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una vera e propria causa contro di loro per ottenere la “Separación Definitiva y Pérdida de Patria Potestad”. Il procedimento si chiuderà in loro favore soltanto il 15 febbraio 2023.

Il bambino è nato a fine 2017. Nel gennaio 2018 il Tribunale lo affida all’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay (INAU) per un massimo di 45 giorni come “estrema ratio”, vista la situazione della famiglia: madre indigente, padre detenuto. Il giudice González Camejo dispone di “creare un legame tra madre e figlio e verificarne il ricongiungimento”. Non un abbandono, dunque, ma una famiglia povera che lo Stato avrebbe dovuto aiutare. Maldonado è un contesto spaccato: turismo e denaro da una parte, povertà estrema dall’altra. Il 17% della popolazione vive nell’indigenza. I minori dell’INAU finiscono in hogares anonimi: maltrattamenti, adozioni forzate e corruzione — una vera “fabbrica di orfani”. Negli ultimi mesi è esploso uno scandalo nazionale alla notizia di 114 bambini morti in cinque anni.

È in questo contesto che entrano in scena Minetti e il suo compagno, l’imprenditore milionario Giuseppe Cipriani, in rapporti di affari e di piaceri con Jeffrey Epstein, come ha rivelato il Fatto tre giorni fa. La coppia trasferitasi in Uruguay costruisce un rapporto stretto con l’ente pubblico: dona soldi e beni, nei weekend apre il ranch ai bambini. Fra questi c’è anche il piccolo, con genitori così poveri da non potersi permettere neppure un avvocato, tanto da ottenere l’ausiliatoria de pobreza. Ma in che modo entra nell’orbita della ricca coppia italiana? L’Inau, secondo una testimonianza raccolta dal Fatto, portava i minori a pranzo nella tenuta di Cipriani. “Giuseppe li faceva arrivare al chakra, li serviva lui, ma era solo per coprire altri traffici”. Il piccolo dopo l’operazione negli Stati Uniti “stava benissimo, correva felice”. Eppure, “Minetti non ci stava mai, stava sempre e solo con la tata Fatima”. Su come sia arrivato lì, la risposta è piesos, poder e miedo. Soldi, potere e paura.

Ed è qui che emergono altre crepe. Nell’istanza di grazia si sostiene che già nel 2021 Minetti e Cipriani abbiano portato il bambino negli Usa per un delicato intervento chirurgico. Ma all’epoca non avevano ancora alcun diritto a farlo. Come ha potuto espatriare? Forse con lo stesso jet privato con cui– secondo la testimonianza resa al Fatto – arrivavano e partivano anche le “ragazze” dal ranch di Punta del Este, aggirando i controlli dell’immigrazione?

L’avvocata dei genitori biologici non può più rispondere: Mercedes Nieto, 49 anni, è morta il 15 giugno 2024 insieme al marito, anche lui avvocato, carbonizzati nella loro casa di vacanza a Garzón. Si indaga per duplice omicidio. “Non posso fornire informazioni — dice al Fatto il procuratore Sebastián Robles — tutte le piste sono aperte, compresa quella delle cause che patrocinavano”.

Un’altra crepa incrina il pilastro “clinico” della grazia, dopo quello sulla presunta “nuova vita” di Minetti. I legali sostengono che nell’ottobre 2021, grazie a Cipriani e Minetti, il bambino sia stato operato al Boston Children’s Hospital dopo due pareri contrari all’operazione del San Raffaele di Milano e dell’Ospedale di Padova. Per tale ragione, scrive l’avvocato, il bambino sarebbe stato operato negli Stati Uniti. Quei pareri contrari, citati nella copia visionata dal Fatto, tuttavia, non sono stati numerati e allegati all’istanza. Il professor Pietro Mortini del San Raffaele, i professori Luca Denaro e Maurizio Iacoangeli a Padova non lo hanno mai visto. Il minore non risulta tra i pazienti dell’ospedale.

L’istanza firmata dall’avvocato Antonia Calcaterra evidenzia che l’intervento a Boston non è stato risolutivo, tanto che all’ultimo controllo del 16 aprile 2025 sono emersi rischi di recidiva e complicazioni. Allega una dichiarazione dell’équipe che indica come “necessaria la costante presenza della madre, anche per consentire una discussione esaustiva e un processo decisionale condiviso sul suo piano di trattamento”. Calcaterra, contattata dal Fatto, spiega di aver depositato l’istanza “prima dell’estate”. Il 3 dicembre era fissata l’udienza per l’esecuzione dell’affidamento in prova ma salta proprio perché interviene quella richiesta al Capo dello Stato.

Ma sono stati svolti accertamenti o ci si è limitati a recepire quanto dichiarato nell’istanza? Cinque minuti d’auto separano la Procura da via Fatebenefratelli dove, 15 anni fa, Minetti disse ai poliziotti che Ruby era nipote di Mubarak. Insieme alla pena, il “perdono di Stato” cancella pure la memoria?

La procuratrice Francesca Nanni ha detto al Fatto di non aver mai letto quella pratica: “Se non presenta aspetti specifici di particolare delicatezza, viene gestita in automatico e io non ne vengo informata”. Dunque per Milano non era un caso delicato. Per il Quirinale sì, al punto da tenere segreta la grazia fino al nostro articolo 10 aprile scorso.

Nel 2024 Minetti, Cipriani e il bambino si trasferiscono in Italia. Il 18 settembre, tre mesi dopo la morte degli avvocati di Garzón, il settimanale “Chi” dedica quattro pagine alla nuova vita di Nicole Minetti. Lei elegante, il bambino che corre e gioca ai giardini Montanelli, davanti all’hotel-boutique Casa Cipriani. Lei e lui in tenuta sportiva che fanno la spesa. “Chi” è Mondadori, che è Fininvest, che è la famiglia Berlusconi, per il cui fondatore Minetti “favoreggiava” la prostituzione. Il cerchio, almeno editorialmente, si chiude. La storia invece no. Quattro giorni dopo la nostra inchiesta, il Ministero dell’Interno uruguaiano diffonde un avviso nazionale con la foto: María de los Ángeles González Colinet, di anni 29, è scomparsa. E’ la madre biologica del bimbo al centro della grazia a Nicole Minetti. L’ultima traccia di lei risale a metà febbraio. Negli stessi giorni, Nordio e Mattarella – nel silenzio dei palazzi romani – firmano. A settembre 2024 quel bimbo molto malato corre e gioca ai giardini Montanelli, a due passi da Casa Cipriani.

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Grazia a Nicole Minetti, Mattarella chiede chiarimenti a Nordio dopo gli scoop del Fatto: “Acquisire con urgenza informazioni” - Thomas Mackinson


 “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.

Con questa nota il Quirinale prende una posizione netta sulla vicenda rivelata dal Fatto Quotidiano della grazia concessa a febbraio a Nicole Minetti. Il Colle, di fatto, ripassa la palla al dicastero di via Arenula. La legge prevede che il giudizio del Capo dello Stato si debba basare sull’istruttoria trasmessa dal Guardasigilli Carlo Nordio, a cui spetta lo specifico onere di verificare la veridicità delle pratiche e chiedere ulteriore documentazione. Controlli che, evidentemente, si sono rivelati quantomeno carenti, compresi quelli della Procura Generale di Milano che aveva dato il primo via libera (non vincolante) alla richiesta.

Il presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia, ricordano fonti del Quirinale. Nel caso in questione – si rileva – il Procuratore generale di Milano e il ministro Nordio hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero. Fonti del Quirinale, a questo proposito, fanno notare che la richiesta è stata rivolta al ministero della Giustizia, competente in via esclusiva a svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come affermato dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 2006.

L’istanza depositata prima dell’estate 2025 dai legali di Nicole Minetti, stando all’inchiesta del Fatto, era carente sotto vari profili. Indicavano il minore adottato in Uruguay come “abbandonato alla nascita” e privo di legami, quando gli atti del Tribunale di Maldonado acquisiti dal Fatto dimostrano che il bambino aveva in realtà due genitori biologici. Minetti e il compagno milionario Giuseppe Cipriani non hanno accolto un orfano, ma hanno intentato una causa civile per togliere la patria potestà ai genitori naturali, approfittando della loro estrema miseria.

Per giustificare la necessità per la Minetti di viaggiare all’estero (aggirando l’affidamento ai servizi sociali in Italia), l’istanza sostiene che due centri d’eccellenza, il San Raffaele di Milano e l’Ospedale di Padova, avessero sconsigliato di operare il minore, rendendo “imprescindibili” le cure al Boston Children’s Hospital. Contattati dal Fatto, i primari di quelle strutture hanno smentito categoricamente: non hanno mai visitato il bambino, il suo nome non è a terminale, e hanno confermato che quegli interventi si fanno comunemente e con successo anche in Italia.

Il contesto dell’adozione gronda misteri. Negli stessi giorni di metà febbraio 2026 in cui a Roma si firmava la grazia, in Uruguay la vera madre biologica del bambino (la 29enne María de los Ángeles González Colinet) scompariva nel nulla, costringendo la polizia locale a diramare un avviso di rintraccio. Un mistero che si incrocia con la morte dell’avvocata d’ufficio che aveva difeso la famiglia biologica, Mercedes Nieto, trovata carbonizzata in casa col marito nel 2024: un caso oggi indagato per duplice omicidio.

Per dimostrare il totale ravvedimento dell’ex consigliera, i legali hanno garantito sulla rettitudine del suo compagno Giuseppe Cipriani, definito un mecenate “lontano da contesti di devianza”. I documenti americani (Epstein Files) consultati dal Fatto svelano invece che l’imprenditore era finanziato “a strozzo” dal pedofilo Jeffrey Epstein. Testimonianze dirette dall’Uruguay confermano inoltre che, proprio nella tenuta in cui la coppia ospitava a favore di telecamera i bambini dell’orfanotrofio, si consumava in realtà un incessante giro di squillo d’alto bordo e minorenni gestito dalla stessa Nicole Minetti, che dunque non avrebbe “cambiato vita”.

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giovedì 23 aprile 2026

Soloviev insulta Meloni: geopolitica degli insulti internazionali - Alessandro Orsini

Il caso degli insulti di Soloviev a Giorgia Meloni è molto interessante ai fini dei miei studi sulla manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali. Definisco la manipolazione dell’opinione pubblica come segue: la manipolazione dell’opinione pubblica è l’estrazione del consenso dalla classe governata da parte della classe governante mediante l’inganno. Detto più semplicemente, la manipolazione dell’opinione pubblica è la classe governante che induce i cittadini a credere il falso per ricavare consensi elettorali mediante l’inganno e la menzogna.  

Meloni ha stretto un accordo con Zelensky per costruire droni e Soloviev l’ha insultata. È intervenuto persino il presidente Mattarella in difesa di Giorgia Meloni. 

Apparentemente, è incredibile e surreale che in Italia scoppi un putiferio istituzionale perché un giornalista russo offende il presidente del Consiglio. I giornalisti italiani che insultano e offendono Putin sono moltissimi. Nel mio libro Casa Bianca-Italia, ho raccolto alcuni degli insulti violentissimi dei giornalisti italiani contro Putin. Eppure, le massime cariche dello Stato russo non sono mai intervenute per difendere Putin dagli insulti dei giornalisti italiani perché quegli insulti non hanno alcuna importanza per la classe politica russa. 

La domanda che dobbiamo porci, in sede di analisi della manipolazione dell’opinione pubblica, è la seguente: se la classe politica russa non attribuisce nessuna importanza agli insulti dei giornalisti italiani contro Putin, perché la classe politica italiana attribuisce un’importanza enorme agli insulti dei giornalisti russi contro Meloni? 

La risposta richiede di andare oltre l’apparenza.

Tutto è radicato nelle relazioni internazionali tra l’Italia e la Russia e nella natura di Stato satellite dell’Italia.

Le relazioni Italia-Russia sono state ottime, fino al 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina L’Italia era un Paese talmente amico della Russia che, il 3 giugno 2017, Carlo Calenda, all’epoca ministro, si recò in Russia a stringere le mani di tutti i gerarchi di Putin alla ricerca di intese economiche e commerciali, nonostante la Russia fosse già sotto sanzioni per l’invasione della Crimea del 2014. Tutti potranno trovare in rete la foto di Calenda che stringe la mano del ministro dell’energia russa. Nel governo Renzi dell’epoca, Calenda era il capo della componente più filo-russa del governo, come dimostra il suo atteggiamento ossequioso verso Putin e il ministro dell’energia russo. Ma poi è scoppiata la guerra in Ucraina. Biden decise di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia e la classe politica italiana ebbe improvvisamente bisogno di cancellare alcuni decenni di storia per convincere gli italiani che la Russia odia l’Italia. Il modo migliore di persuadere gli italiani a odiare la Russia consiste nel convincere gli italiani che la Russia odia l’Italia. Il problema è che la Russia non odia l’Italia e, infatti, la Russia non ha mai assunto atteggiamenti ostili verso il popolo italiano. I grandi media italiani, non riuscendo a trovare prove dell’odio dei russi verso gli italiani, devono inventarle, ingigantendo qualunque cosa accada, ad esempio, Soloviev che insulta Meloni.

Riassumo il mio pensiero in tre punti.

1) La Russia non promuove politiche ostili nei confronti dell’Italia.

2) Siccome l’Italia promuove politiche di guerra contro la Russia, i grandi media devono indurre gli italiani a credere che la Russia odia l’Italia.

3) Siccome non esistono prove dell’odio della Russia contro l’Italia, queste prove devono essere inventate, ingigantendo avvenimenti di nessuna importanza come gli insulti di un giornalista russo contro Meloni. 

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martedì 14 aprile 2026

La grazia a Nicole Minetti per me è un segnale chiarissimo sui privilegi di chi ha potere e agganci - Luca Fazzi

La miseria morale è una condizione in cui un individuo o un’istituzione mostra, in modo intenzionale o meno, una grave mancanza di valori etici fondamentali, come il senso di giustizia e il rispetto per il prossimo. Più in concreto si ha una condizione di miseria morale quando: si agisce considerando solo il bene di alcuni e non di altri, si perde la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, manca il senso di responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.

In Italia, il livello di miseria morale ha raggiunto livelli talmente alti che probabilmente si è creata una condizione di assuefazione diffusa e molte decisioni sono prese ormai senza alcuna valutazione degli effetti che possono apportare sul piano della fiducia nei confronti delle istituzioni.

Temo che la grazia concessa a Nicole Minetti per ‘straordinari motivi umanitari’, scoperta da una trasmissione tv, non aiuti purtroppo a ridurre la sensazione che il paese sia finito in un buco nero in cui non c’è più alcuna remora, né accortezza nel compiere azioni che dispiegano conseguenze devastanti sul piano della tenuta dei valori che tengono insieme una società.

Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi, dopo rapidissima carriera politica tra le file dell’allora Popolo delle Libertà, si è distinta per comportamenti gravemente deplorevoli ed è stata giudicata in via definitiva colpevole di reato di favoreggiamento della prostituzione con condanna di due anni e dieci mesi e ha patteggiato una condanna di peculato per uso illecito di fondi pubblici.

La grazia è una libera decisione del Presidente della Repubblica prevista dall’articolo 87 della Costituzione e non si può contestare. Essa va intesa come un atto di clemenza eccezionale concesso in casi rari e straordinari, quando applicare rigidamente la norma porterebbe a un risultato ingiusto o disumano.

Se nulla si può obiettare al presidente che ha assunto una decisione nel legittimo esercizio delle sue prerogative costituzionali, si può ed è doveroso dire però qualcosa sull’opportunità di ‘premiare’ qualcuno e non qualcun altro. Il motivo per cui Minetti è stata graziata è la necessità inderogabile di un’assistenza oltreoceano di un minore con gravi compromissioni di salute di cui la condannata è fondamentale figura di riferimento.

Si tratta di una condizione veramente eccezionale? Oppure anche molti altri condannati potrebbero beneficiare di una decisione assunta nel rispetto del principio di equità e non discriminazione che anche sottende i dettami della nostra Costituzione?

Un paio di anni fa un conoscente di gioventù, tossicodipendente cronico, era stato messo in carcere per una sommatoria di condanne relative a piccoli reati. La madre che aveva all’epoca più di 80 anni era gravemente malata e il figlio pur con tutte le sue vicissitudini la accudiva. L’anziana donna rimasta da sola dopo l’incarcerazione del figlio era stata ricoverata in ospedale per uno stato di gravissima denutrizione ed era deceduta poco dopo.

Le carceri italiane sono piene di poveri cristi imprigionati per reati minori che hanno figli da accudire, genitori anziani o famigliari malati. In molti casi i carcerati sono gli unici portatori di reddito di famiglie deprivate e sono costretti a vivere in condizioni vergognose per una società civile in carceri fatiscenti dove ogni tre giorni qualcuno si suicida.

Quando il vecchio Mattarella decide di graziare una persona che ha contribuito a creare una delle situazioni più penose della politica italiana degli ultimi cento anni, favorendo la conoscenza di giovani donne disponibili a offrire il loro corpo a un satiro in cambio di favori materiali, bisogna ricordare che le decisioni non sono mai neutre e hanno tutte un valore simbolico.

Ogni decisione, e tanto più quelle di impatto mediatico, comunica messaggi, esprime valori (o disvalori) e può diventare un esempio o un segnale per una comunità. Trovo che la decisione di ‘premiare’ Minetti, sia essa coscientemente valutata o dettata da sincero sentimento di pietà umana, sia un segnale chiarissimo da questo punto di vista, che comunica all’opinione pubblica in modo inequivocabile che chi ha potere, denaro e affiliazioni ha più possibilità di accedere a privilegi rispetto a chi non ne ha.

Quando i giovani non hanno più fiducia nelle istituzioni, fanno le valigie e se ne vanno dall’Italia, bisognerebbe sempre chiedersi il perché questo accade. Molti cercano un futuro migliore senza dovere pagare il pegno di essere amici degli amici, o senza dovere essere sfruttati da un mercato del lavoro sempre più ingiusto e opprimente. Altri lo fanno anche perché si vergognano del paese in cui sono nati e cresciuti, e sono terribilmente dispiaciuti di essere finiti in una condizione di miseria morale dilagante.

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venerdì 28 marzo 2025

l'attualità di Karl Marx

scrive Karl Marx:

"Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa."


Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini pronuncia il discorso con il quale annuncia l'ora delle decisioni irrevocabili. “Comincerò dall'Esercito, al quale spetta il compito della difesa delle frontiere terrestri. Aggiungo subito che la difesa non deve essere interpretata in senso limitativo: spesso la miglior difesa è l'offesa.”

 

Mattarella: «Sulla difesa Ue decisioni non più rinviabili. Compito delle Forze armate è difendere la democrazia»

venerdì 5 gennaio 2024

discorsi di fine anno

 

Un discorso senza ombre - Patrizia Cecconi

Una parte dell’Italia, seppur distratta dal cenone di capodanno, alle 20,30 del 31 dicembre ha ascoltato il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Un’altra parte, invece, non ha posto attenzione alla Tv, privilegiando la conversazione a tavola e tra il tintinnio di posate e bicchieri, ha perso il discorso e dovrà accontentarsi dei commenti di politici e opinion maker , tutti entusiasticamente concordi  –  tutti eh! da Salvini a Schlein, da Conte a Tajani, da La Russa di Fratelli d’Italia a Fratoianni di Sinistra Italiana – nel ritenere che Mattarella ha dato prova di grandezza nel difendere i diritti umani e l’impegno per la pace, “nel non rassegnarci alla guerra” dice Conte, o nel porre “l’accento sulla condanna della guerra” dicono Verdi e Sinistra Italiana.Per onestà intellettuale, dopo aver ascoltato attentamente il discorso del Presidente e non averci trovato nulla di quanto riportato dai creatori di opinione delle Tv nazionali, ho ritenuto opportuno andare a leggere il discorso in questione perché, ascoltandolo, forse mi era sfuggito qualcosa. Anzi, mi era sembrato addirittura un discorso falso, impostato a servilismo verso gli attuali potenti della terra e oltraggioso verso le vittime di quei potenti, oltre che verso i principi che sono alla base del Diritto universale umanitario.

Mi sono detta che forse ero prevenuta per il fatto che Mattarella fino ad oggi, nella politica internazionale,  non ha mai dato prova di imparzialità quindi, probabilmente, ero rimasta vittima di un pregiudizio dovuto a sue precedenti esternazioni e, magari, avevo inconsapevolmente fatto un confronto impossibile tra lui e il Presidente più apprezzato della nostra Repubblica, cioè Pertini. Così oggi ho letto, e con molta attenzione, il discorso che avevo ascoltato la sera del 31 e per dare una valutazione onesta di quelle parole, ho deciso di procedere a una semplice analisi del contenuto. Quella  che offro alla critica di chi mi legge.

Mattarella saluta i cari cittadini e le care cittadine “Nella consueta speranza che si aprano giorni positivi e rassicuranti” aggiungendo subito, come è giusto, che “non possiamo distogliere il pensiero da quanto avviene intorno a noi” che ci troviamo “in una stagione che presenta tanti motivi di allarme. E, insieme, nuove opportunità”,

Confesso di non aver capito dove siano  le opportunità, comunque il Presidente continua  andando avanti per argomenti. Il primo è la violenza della guerra, il secondo sarà la pace e poi la sicurezza, i diritti ecc. Ma vediamoli passo dopo passo.

In ordine di priorità abbiamo “Le devastazioni che vediamo nell’Ucraina, invasa dalla Russia, per sottometterla e annetterla.L’orribile ferocia terroristica del 7 ottobre scorso di Hamas contro centinaia di inermi bambini, donne, uomini, anziani d’Israele. Ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità.La reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti.”

Quando si analizza un testo si esamina non solo il peso di quanto detto, ma anche il peso di quanto taciuto e degli eventuali confronti – manifesti o sottintesi –  tra diverse situazioni considerate. Vale a dire che la presenza di un dato storico, o anche di un aggettivo particolarmente significante in uno degli argomenti esposti  e, parallelamente, la sua assenza  nell’altro, denota  il senso che si vuole dare al messaggio e quindi gli effetti che l’emittente, in questo caso il Presidente Mattarella,  vuole produrre sul destinatario della sua comunicazione, cioè il popolo italiano.

E il messaggio è che l’Ucraina è invasa dalla Russia mentre la Palestina non è invasa, né occupata da Israele.Ma sta dicendo di peggio, e cioè che l’azione armata di Hamas spunta da pura “ferocia terroristica… ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità” e non da diciassette anni di assedio della Striscia di Gaza e massacri orrendi e ripetuti da parte di Israele, di uomini, donne e bambini; non dai crimini continui in tutta la Palestina commessi da Israele da oltre 75 anni; non dalle violazioni di un centinaio di Risoluzioni Onu e dall’immobilismo delle istituzioni internazionali verso tali violazioni, immobilismo che ha lasciato i palestinesi, tutti e non solo a Gaza, in balia dei soprusi israeliani; che ha lasciato oltraggiare e/o  distruggere luoghi di culto, quali chiese e moschee, senza battere ciglio. Non solo tutto questo e tanto altro viene taciuto da Mattarella, ma il suo discorso continua con un vero insulto alle vittime di 75 anni di soprusi  dichiarando che la “reazione del governo israeliano provoca anche migliaia di vittime civili”. Quell’ “anche”,  Presidente, fa ribrezzo. Fa ribrezzo perché vuol dare l’idea di accidentalità mentre Lei dovrebbe sapere benissimo che non solo non è accidentale ma è voluto e perfino dichiarato. E che dire di quel “respinti da tutti”?Vede, Presidente, il Suo discorso mostra che Lei non sta servendo la pace come dirà più avanti, ma sta servendo chi ha interesse a ridurre all’insignificanza il popolo palestinese a tutto vantaggio del colonizzatore israeliano che condivide i suoi affari con quelle che al momento ancora sono le massime potenze economiche e politiche mondiali.

Istintivamente mi stavo rivolgendo a Mattarella, ma in realtà non avrebbe avuto senso perché Mattarella sa benissimo chi sta servendo. Torno quindi a rivolgermi ai lettori che, immagino, abbiano già compreso che quel “respinti da tutti” ha la funzione di sgravare Israele anche da quest’ultimo  crimine, quello di una nuova Nakba, cioè il proseguimento di quella orrenda “pulizia etnica” iniziata nel 1948, anzi anche un po’ prima, e proseguita senza interruzione in forma a volte sotterranea, a volte più evidente e che, con la scusa del 7 ottobre, è ora in piena e sanguinaria ripresa, sostenuta dall’esercito mass mediatico a servizio dello Stato ebraico e da prese di posizione “autorevoli” proprio come quella che stiamo esaminando.Il Presidente   Mattarella, dicendo che i palestinesi sono respinti da tutti sta avvalorando il desiderio dei peggiori razzisti  quali Gallant, Smotrich o Ben Gvir, oltre ovviamente a Netanyahu e anche di altri sionisti, meno indecenti ma altrettanto razzisti, che vorrebbero vedere i palestinesi “liberamente” evacuati in altri paesi arabi, lasciando che Israele si impossessi  di altro territorio per avvicinarsi al completamento del progetto “dalet”, ovvero l’annessione dell’intera Palestina storica. Ma andiamo avanti e leggiamo la grande scoperta contenuta nel discorso di fine anno e cioè l’affermazione che le guerre generano odio e che l’odio continuerà anche a guerra conclusa. Tutto il passaggio sulle guerre merita attenzione perché, sotto il contenuto manifesto, che non differisce dal buon senso che anima le conversazioni da bar o da mercatino rionale su quant’è brutta la guerra con tutti quei morti, poveri figli di mamma signora mia, si cela un contenuto di colpe a senso unico che appare “discretamente” in frasi come “il pretesto del proprio interesse nazionale” o “brutalità che pensavamo, ormai, scomparse; oltre che condannate dalla storia.”  Poi fa un cenno piuttosto asettico  alle “armi fonti di enormi guadagni” affermando subito dopo che però non sono loro la vera causa delle guerre. le guerre nascono “da quel che c’è nell’animo degli uomini”, e allora “è indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace” e per maggior chiarezza Mattarella aggiunge che “Parlare di pace oggi non è astratto buonismo… ma concreto esercizio di realismo” .La demagogia è una bestia infida, a volte si annida anche nei discorsi dei presidenti, e solo se si esce dalla fascinazione del contesto e ci si pone la banale domanda “ma che significa?” la si vede in tutta la sua splendente desolazione. Forse anche il Presidente, o il suo ghost writer, hanno ipotizzato una possibile fastidiosa domanda e quindi dopo due righe arriva la specifica che “ non basta invocare la pace. Occorre che venga perseguita dalla volontà dei governi. Anzitutto di quelli che hanno scatenato i conflitti”.  E qui sta allo spettatore-lettore capire chi sono coloro che hanno scatenato i conflitti. Il Presidente suggerisce, ma non dichiara! Aggiunge che va respinta “la logica di una competizione permanente tra gli Stati”. Potrebbe di nuovo affacciarsi la domanda “come? E che significa?” ma non c’è tempo per soffermarsi sulle domande perché il discorso avanza e si sposta sulla vita quotidiana. “Educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti di ogni giorno.” E da qui passa al tema del momento: la violenza sulle donne.

Mattarella pensa di poter superare il problema dei femminicidi parlando direttamente “ai più giovani”, quelli che di sicuro stanno facendo altro durante il suo discorso ma non importa, è abbastanza chiaro che il suo discorso va oltre, e spiega loro in cosa consiste l’amore vero!  Poi, visto che ora è passato ai giovani  tocca il tema lavoro e denuncia l’ingiustizia delle  “differenze di retribuzione tra pochi superprivilegiati e tanti che vivono nel disagio”.  E poi? Anche qui sembra di essere tornati al bar nell’ora del cornetto e cappuccino, però ora cita la Costituzione e quindi, forse, si solleverà un po’ il livello.Per affrontare questo punto il Presidente si appoggia a un verbo usato nella Costituzione: “riconoscere” per dire che se la Costituzione riconosce i diritti vuol dire “che i diritti umani sono nati prima dello Stato”.Per un attimo, stoltamente, mi sono illusa che affrontasse il tema dei diritti umani violati, di chi ne paga le conseguenze e dei colpevoli di queste violazioni. Mi sono fatta ancora più attenta quando ha detto “che una democrazia si nutre, prima di tutto….” Ci siamo, ho pensato! Finalmente tocca davvero i principi della Costituzione e quelli del diritto internazionale. No, mi ero illusa che avvenisse l’impossibile. Mattarella sta leggendo un discorso che ha una funzione politica, un discorso che non consente ombre, e lui seguiterà a svolgere il ruolo di servitore fedele della potenza di cui l’Italia è suddita, quindi “una democrazia si nutre prima di tutto della capacità di ascoltare… ascoltare gli anziani. Preoccupati di pesare sulle loro famiglie…. Gli studenti, che vanno aiutati a realizzarsi… a cominciare dai costi di alloggio…” e avanti così, fino al “non volgere lo sguardo altrove di fronte ai migranti” che non si sa con esattezza cosa voglia dire, e infine un passaggio veloce sull’intelligenza artificiale per dire che la rivoluzione tecnologica deve restare umana  e “iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede nella persona e nella sua dignità il pilastro irrinunziabile.. perché la democrazia è fatta di libertà.”  Ancora qualche minuto per dire che “non dobbiamo farci vincere dalla rassegnazione o dall’indifferenza”, rispetto a cosa non si sa, ma la frase è piaciuta molto a La Repubblica, quotidiano,   che l’ha passata ai propri lettori insieme  all’unità “che è la forza della Repubblica” intesa come Repubblica italiana in cui l’unità “si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà… e che appartengono all’identità stessa dell’Italia” . Poi, per non creare disturbo a nessuno (perché stiamo parlando di Mattarella, mica di Pertini!) gli ultimi minuti del suo discorso il Presidente li dedica a elencare le situazioni in cui “quei valori” li ha visti esprimersi.  Per esempio “nell’operosa solidarietà dei ragazzi … che spalavano il fango e cantavano Romagna mia” , “nei sorrisi dei ragazzi con autismo che lavorano con entusiasmo a Pizza aut”  o “nel radunarsi spontaneo di tante ragazze dopo i terribili episodi di brutalità sulle donne” o “nell’impegno e nella determinazione di donne e uomini in divisa. Che operano per la nostra sicurezza. In Italia, e all’estero.”

Un discorso veramente senza ombre, in cui non si intravvede ma si vede chiaramente lo scopo:  la parte più politica rispetta il copione dettato da Israele e Usa, mescolando omissioni e mezze verità sia rispetto alla guerra russo-ucraina che rispetto alla guerra Israele-Hamas, e tutto il resto fatto di senso comune da bar e di retorica demagogica. E’ andato bene a tutti, cioè a tutti coloro che sono inseriti, con differenze più o meno di facciata, nella stessa casta. Insomma non disturbare il conducente. E il conducente non è Mattarella

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