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martedì 23 febbraio 2021

LA VILE EPURAZIONE DI IGNAZIO MARINO E L’INDUBBIA CAPACITÀ DI RENZI DI SABOTARE LA SINISTRA ITALIANA - Alice Oliveri


… Se il tempo dunque può essere galantuomo, per Matteo Renzi siamo ancora tutti in attesa di questo colpo di scena che renderà chiaro il significato ultimo delle sue gesta che fino a questo momento sembrano più i deliri di un mitomane piuttosto che scelte fatte per il bene dell’Italia. Nel frattempo però, in questa storia lunga e piena di risvolti inaspettati, c’è un personaggio che è stato graziato dal tempo, a riprova dell’insensatezza di un’altra vicenda che ha coinvolto il leader di Italia Viva e l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino.


Le vicende legate a quei ventotto mesi di mandato di Marino, medico di fama internazionale che da qualche anno ha comprensibilmente preferito allontanarsi dalla vita politica italiana, sono infatti un tassello emblematico per comprendere il modus operandi di Matteo Renzi. Partendo da un presupposto fondamentale, ossia che non siamo in un romanzo di Harry Potter né in una favola per bambini e dunque non esistono cattivi e buoni, ma persone che agiscono in modo più o meno egoistico rendendo la politica un gioco di personalizzazione, è giusto sottolineare che Ignazio Marino è il sindaco di Roma succeduto nel 2013 a Gianni Alemanno, coinvolto nello scandalo di Mafia Capitale. Chiaramente, gestire la Capitale è forse una delle sfide politiche più grandi che si possano affrontare nel nostro Paese, e se questa sfida si combina con un’eredità simile le cose si complicano ulteriormente.


Marino, da subito battezzato il “sindaco marziano” – una definizione che prende spunto dal racconto di Ennio Flaiano, Un marziano a Roma – per via delle sue politiche progressiste e forse, per molti aspetti, visionarie, criticabili, ma anche oggettivamente innovative per l’assetto della città, è caduto in una trappola tesa dal suo stesso partito. L’ex sindaco di Roma eletto con il Pd, rimasto in carica dal 2013 al 2015 per poi lasciare la città a Virginia Raggi, è stato il capro espiatorio del partito dell’allora segretario Matteo Renzi, che in quel periodo galoppava nella sua corsa per il consenso all’insegna della rottamazione e di alcune strategie che, come è facile notare a distanza di anni, non ha smesso di replicare.

“Pugnalato alle spalle” – come ha dichiarato lui stesso – da 26 consiglieri comunali, Ignazio Marino ha dato le dimissioni dopo essere stato coinvolto in due scandali da cui è stato poi assolto perché il fatto non sussiste; due scandali che hanno il sapore di un servizio di Striscia la notizia con Staffelli che consegna il Tapiro d’Oro o di un reportage sensazionalistico de Le Iene realizzato in più parti dal giornalista Dino Giarrusso, ex consulente per la comunicazione della Regione Lazio e ora deputato al Parlamento europeo del M5S. O forse, peggio ancora, ha il sapore di vicende talmente marginali che ricordano il grillismo della prima ora fatto di indignazione spicciola e dita puntate sul mostro da sbattere in prima pagina. Il famoso “Pandagate” con l’utilitaria del sindaco parcheggiata in Ztl e delle relative multe non pagate fu infatti la scusa per scatenare contro Marino lo pseudo-moralismo da bar in cui si tuffarono a capofitto giornalisti, oppositori politici e commentatori vari. Di quella vicenda si ricordano la macchina rossa, le multe, lo “scandalo”, ma l’unica cosa che dovrebbe rimanere nella storia è il fatto che si tratta solo di un pretesto, dal momento che era frutto di un semplice ritardo nel database del comune e di un attacco informatico per screditare Marino.

 

Ad aggiungere un’altra dose di indignazione a buon mercato alle vicende del “sindaco marziano” famoso per la sua ostinazione ciclistica arrivò anche lo scandalo degli scontrini: Ignazio Marino venne accusato di peculato per aver utilizzato la carta di credito del comune per cene e spese non previste dai compiti istituzionali. La Cassazione ha annullato nel 2019 qualsiasi condanna nei confronti dell’ex sindaco per quanto riguarda queste spese, alcune migliaia di euro che Marino ha restituito prima ancora dell’esito della sentenza. Non che non sia grave e condannabile un comportamento scorretto nei confronti delle spese improprie da parte di un rappresentante eletto, ma fa specie l’accanimento di partiti che in altre circostanze hanno tollerato “sviste” molto più gravi da parte dei loro rappresentanti. Anche perché, proprio di recente, nel novembre del 2020, si è tornati a parlare di Ignazio Marino e delle ragioni che lo hanno spinto alle dimissioni in un servizio di Report su Roma in cui emerge che l’ex sindaco, cercando di arginare gli abusi dei vigili urbani di Roma e l’assurda questione degli straordinari, sia stato vittima di un’azione mirata. Vigili urbani e Pd – come emerso dalle intercettazioni di Renato e Raffaele Marra, quest’ultimo consigliere di Raggi – hanno unito le forze per eliminare un personaggio che stava toccando un ben consolidato status quo. Sta di fatto che sia la questione degli scontrini che quella della Panda si sono risolte in un nulla di fatto.


Ignazio Marino non è un santo, non è un eroe, non è il personaggio positivo di un romanzo né di un film, così come Matteo Renzi non è lord Voldemort. Marino non sarà stato né Giulio Argan né Luigi Petroselli, ma il modo in cui è stato costretto alle dimissioni è il sintomo di un sentimento che dovrebbe essere estraneo a qualsiasi partito, destra o sinistra che sia, ossia quello della personalizzazione e dello strapotere del singolo a danno della collettività. Il culto di qualsiasi “-ismo”, che sia renzismo o salvinismo, è il segnale di una direzione sbagliata del fare politica. Quando prevale l’impulso personale e individualistico in una realtà che dovrebbe essere la traduzione materiale di una collettività, le scelte sono per forza di cose viziate; il modo di fare politica di Matteo Renzi, dall’inizio della sua carriera a livello nazionale sino a oggi, è la prosecuzione diretta di questa tendenza dannosa, egoistica e narcisistica. La vicenda di Ignazio Marino e del sabotaggio che ha subito da parte del Pd di Renzi non fa di lui un sindaco perfetto, ma una vittima di una tendenza che corrode gli ideali che dovrebbero guidare la politica fatta per il bene di un Paese e dei suoi cittadini. E anche se fosse tutto parte di un piano superiore, di un qualche stratagemma che Matteo Renzi coltiva da anni per traghettarci in un mondo migliore, comincio ad avere i miei dubbi su quanto sia giusto sperare nella galanteria del tempo mentre il presente cade a pezzi.

da qui

domenica 1 novembre 2015

il vescovo di Roma


 quando Marino si è dimesso la prima volta




quando Marino ha ritirato le dimissioni



quando Marino si è dimesso definitivamente



dice bortocal:

...occorre risalire agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso per trovare un papa che si intromette cosi` pesantemente nella vita politica del Comune di Roma.
e qui necessita un ecursus storico: chi non e` interessato passi pure al punto successivo.
fu esattamente nel 1952 che papa Pio XII decise di intervenire direttamente nella lotta politica per le vicine elezioni amministrative di Roma, lanciando quello che chiamo` il grido del risveglio:
“E’ tempo di scuotere il funesto letargo, è tempo di ripetere con l’Apostolo: hora iam nos de somno surgere. E’ tutto un mondo che occorre rifare dalle fondamenta, che bisogna trasformare da selvatico in umano, e da umano in divino, vale a dire secondo il cuore di Dio”...
da qui

lunedì 12 ottobre 2015

Renzi e Marino: scontri e scontrini, gli enigmi del potere - bortocal

ecco un caso da manuale di come funziona il potere (almeno in Italia, paese di paraculi).
con Renzi il degrado civile del paese ha fatto un sostanziale e forse irreversibile salto in avanti.
e diventato normale che il capo del governo, mai eletto al Parlamento, vada in televisione e dica che un sindaco votato per 5 anni dal 64% dei romani e per giunta del suo partito, va CACCIATO?
ma Repubblica ci spiega bene perché
Le stesse rivelazioni sull’uso delle carte di credito del Comune per spese personali hanno danneggiato Marino soprattutto a causa della (relativa) “mediocrità” delle vicende e delle cifre contestate.
prima di tutto Repubblica dà per scontato quello che non è affatto.
poi da` a Marino del fesso per la mediocrità delle cifre di cui lo accusa di essersi appropriato per fini strettamente privati.
prendesse esempio da Renzi, piuttosto, al quale nessuno contesta nulla, proprio perché le cifre sono enormi, perché lui le tiene riservate fino a che può e soprattutto perché è un intoccabile al servizio dei poteri forti, Vaticano e Marchionne.

dal Giornale, unico interessato a questo punto, ecco alcuni stralci sulle spese di Renzi, che aveva in dotazione come presidente della Provincia di Firenze una carta di credito con limite mensile di spesa di 10.000 euro.
Nei cinque anni alla guida della Provincia di Firenze, dal 2004 al 2009, Renzi ha curato molto la comunicazione e il budget dell’ente fiorentino gli ha dato una bella mano: una carta di credito con plafond mensile di 10mila euro, rimborsi spese anche con giustificativi non troppo dettagliati.
Scontrini e ricevute raccontano una stagione fastosa a Firenze.
Il mandato di Renzi è costato ai contribuenti fiorentini circa 600mila euro solo tra viaggi, ristoranti, regali e ospitalità.
Anche per lui c’è l’immancabile viaggio negli States. Nel 2007 la trasferta costa 26mila euro, di cui 1.859 euro al Four Seasons di Boston e 2.130 euro al Fairmont Hotel Saint José, in California.
Ma non è l’unico viaggio negli States, e nemmeno l’ultima spesa a stelle e strisce: tra gli scontrini raccolti dalla Guardia di finanza anche 7,5 dollari per due caffè espressi a Chicago, 87,8 per quattro «aragoste in gratin», 36 dollari per una colazione da Starbucks.
In tutto i viaggi americani costano 70mila euro.
Poi, rientrato a casa: 1.300 euro alla pasticceria Ciapetti, 1.855 euro alla Taverna Bronzino, 1.050 euro da Lino e 1.213 al Cibreo, 1.440 euro alla fattoria Castello di Verrazzano (un agriturismo), alla Trattoria «I due G» ordina un Brunello di Montalcino da 50 euro e una fiorentina da 1,8 kg. C’è anche un hotel a Firenze, l’«Helvetia e Bristol» dove Renzi spende 184 euro, pur vivendo a pochi chilometri da lì.
Con i soldi della Provincia è stato sottoscritto dal 2007 al 2009 anche un abbonamento Sky (cinema, sport e calcio) «in uso esclusivo al suo presidente Renzi».
Spese ritenute, però, «effettuate durante il mandato» e dunque perfettamente giustificate.
Meno dettagliato è il periodo di Renzi sindaco di Firenze.
Palazzo Vecchio, a esplicita richiesta, non fornisce informazioni.
Le spese però sono «al vaglio dei magistrati contabili» scrive sul Fatto Davide Vecchi, autore anche di un libro-inchiesta su Renzi, L’intoccabile .
Nel frattempo aggiunge qualcosa uno dei ristoratori che accoglievano spesso tra i loro tavoli il sindaco Matteo Renzi. «Matteo era sempre qui – racconta Lino Amantini, proprietario del ristorante “Da Lino” – mai solo, portava la qualunque. Amici, familiari. Ricordo benissimo che tre giorni prima di avere l’ultimo figlio venne con l’Agnese qui, aveva il pancione. Sa quante tavolate, feste, pranzi e cene di lavoro qui dentro?».
La fattura, tutte le volte, veniva saldata dal Comune di Firenze. Un affarone per i ristoratori. E infatti, «da quando Matteo è andato a Roma m’è calato parecchio l’incasso».
Fosse stato debole al pari di Marino sarebbero stati guai. Ma è Renzi.
. . .
morale della favola, anzi legge morale della favola italiana: se sei potente, fai pure quel che vuoi.
non ti rimprovererò mai di essere disonesto, ti rimprovero di essere debole.

e poi qualcuno si incazza se dico che questa è morale cattolica.

mercoledì 7 ottobre 2015

Perché il sindaco Marino è sotto attacco - Francesco Luna

ha del malsano crocifiggere Marino, il sindaco di Roma, per una cena da 120 euro con la moglie.
siamo un paese di mafiosi, corrotti, ladri (quelli che lo sono, e sono legioni) e una canea di gentaglia assetata di sangue sembra essere il tribunale del popolo, per 120 euro.
ecco cosa c'è dietro - franz


Perché il sindaco Marino è sotto attacco - Francesco Luna

Perché sparano tutti contro il sindaco di Roma? Come mai da qualche mese a questa parte lo sport preferito di intere bande di editorialisti e twittaroli è prendere a pallate incatenate Ignazio Marino? Come mai a queste masse agitate ha fornito una sponda, assestando lui stesso fendenti micidiali, persino il “misericordioso” papa Francesco? Se provi a chiedere a qualcuno dei vessatori quotidiani di Marino, siano essi editorialisti o gestori di potenti siti internet, ti rispondono che la colpa è del sindaco, che non sa comunicare. Il che è abbastanza prevedibile: ogni aggressore giustifica le proprie azioni accusando la vittima: è lei che le botte “se le va a cercare”. Oppure indicano un cassonetto pieno o un autobus in ritardo e dicono: “Vedi? Marino se ne deve andare”...