La
previdenza integrativa, secondo l’Inps, è «un valido aiuto per mantenere, una
volta in pensione, un tenore di vita simile a quello che si è avuto durante
l’attività lavorativa». Per questo il governo ha ricominciato gli interventi
per stimolarla. Anche se l’obbligatorietà del versamento del Tfr ai fondi
pensione alla fine non è passato. Ma c’è un problema, spiega Beppe
Scienza: i fondi
pensione sbandierano vantaggi fiscali da cui appare molto conveniente aderirvi.
Ma gli stessi dati ufficiali dei costi dimostrano che di regola vale il
contrario. Soprattutto è in perdita per i giovani. Il professore di matematica
dell’università di Torino ha anche creato una serie di Faq sul
tema (FAQ su Fondi pensione: benefici fiscali azzerati),
con domande e risposte sui dati numerici.
Professor Scienza, lei nega l’enorme vantaggio fiscale
dei fondi pensione?
Nego che sia
enorme o anche solo rilevante. Badare solo a esso significa fare i conti senza
l’oste, cioè ignorando i costi che comporta l’adesione. Costi che uno si
addossa anche per quarant’anni. Occorre valutare obiettivamente l’impatto del
risparmio fiscale, invece molti sbandierano numeri gonfiati.
Cosa intende dire?
È falso,
come molti raccontano, che si ottiene almeno un 8% in più all’anno, perché il
Tfr sarà tassato al massimo al 15% anziché al 23% o più. Sarebbe vero, se uno
restasse nel fondo pensione solo un anno.
E qual è allora il vantaggio effettivo?
Bisogna
esprimere su base annua quanto aumenta la redditività del fondo. Così abbiamo
fatto al recente convegno su “I vantaggi fiscali dei fondi pensione alla prova
dei numeri” organizzato dal Dipartimento di Matematica dell’Università di
Torino. Così viene fuori che per un trentenne con retribuzione medio-bassa il
vantaggio fiscale aggiunge solo uno 0,2% annuo. Un disastro.
Ma cosa c’è di disastroso? È pur sempre un
miglioramento!
Solo in
apparenza, perché i costi dei fondi pensione sui 35 anni sono mediamente 0,4%
per i fondi chiusi, 1,2% per gli aperti e 1,8% per i pip. Così ricadono su un
lavoratore costi superiori al beneficio fiscale, il saldo è negativo e di
conseguenza la fiscalità non vale più come argomento a favore di fondi e pip.
Ma da dove risultano i costi che cita?
Per
prevenire contestazioni abbiamo preso i valori medi dell’indicatore sintetico
dei costi (Ics), pubblicati dall’organo di vigilanza (Covip). In effetti
sarebbe ancora peggio, perché ce ne sono che esso non considera.
E quindi?
Per trarre
un sensibile vantaggio dalle agevolazioni fiscali bisogna aderire alla
previdenza integrativa pochi anni prima della pensione, non da giovani.
Ma contano anche le performance dei fondi pensione.
Recentemente sono uscire simulazioni secondo cui le linee azionarie conducono a
un’integrazione al 100% dell’ultimo stipendio.
Sì, in
scenari molto ottimistici. Queste simulazioni si guardano bene dal presentare
anche gli scenari negativi per le scelte (rischiose) che consigliano. A cavallo
dell’ultima grande ondata inflattiva, destinare il Tfr alla previdenza
integrativa avrebbe condotto a perdite reali del 77-80%. Questa simulazione non
viene mai riportata. L’obiettivo delle scelte previdenziali non deve essere
massimizzare i rendimenti attesi, bensì la sicurezza. Per questo conviene
tenersi il Tfr.
Prelievo forzoso. Per il riarmo l’Ue non prenderà i
risparmi sui conti correnti. In arrivo, però, le solite trappole -Beppe Scienza
Ha destato preoccupazioni la notizia che l’Unione Europea vorrebbe
utilizzare l’enorme massa di denaro giacente sui conti bancari “per finanziare
i suoi obiettivi strategici” fra cui le spese militari. In Rete, ma anche su
qualche giornale, si è letto che i conti correnti verranno saccheggiati per
l’acquisto di armi o altro. Messo in questi termini, l’allarme è del tutto
infondato. Ciò non toglie che sussistano alcuni rischi reali, ma al riguardo
occorre fare due discorsi nettamente diversi.
Da un lato, sull’immediato, ci sono venditori di investimenti, porta a porta
o allo sportello, che hanno preso subito la palla al balzo. Dando credito alle
voci più allarmistiche, cercano di spaventare chi ha parecchi soldi sul conto.
“Lei rischia che la von der Leyen glieli porti via. Ne metta almeno la metà al
sicuro in un fondo o meglio in una polizza vita”, più o meno questo è il
discorso che fanno. Com’è poi strutturale nel settore, ricorrono a ogni genere
di menzogne, ma solo a voce, per rifilare i peggiori investimenti che possono
vendere.
In realtà i risparmiatori non corrono nessun pericolo che l’Ue o lo Stato
italiano dirotti a suo piacimento soldi dai loro conti, in banca o alla Posta.
D’altro lato esiste davvero un progetto della Ue per “indirizzare i
risparmi privati a sostegno dei suoi obiettivi” cioè verso investimenti nel
settore industriale, anche ma non solo bellico. Ma non tramite prelievi
forzosi. La cosa è più subdola, per cui converrà stare molto guardinghi nei
confronti delle iniziative che presto verranno prese.
Primo, bisognerà non lasciarsi allettare dai vantaggi fiscali che verranno
sbandierati per collocare piani di risparmio o simili per il finanziamento del
sistema produttivo o delle infrastrutture. L’ossessione di risparmiare tasse fa
regolarmente cadere in trappola i risparmiatori italiani. Vedi a partire dagli
anni ’80: le polizze vita miste, i fondi pensione, i Pir ecc.
Secondo, occorre diffidare degli attori della cosiddetta educazione
finanziaria, che verranno presto reclutati con armi e bagagli per indirizzare
gli italiani verso le nuove proposte.
Restano poi due ambiti molto critici, i fondi pensioni e gli enti
previdenziali, cui sarà facile imporre di impiegare una quota del patrimonio in
aziende industriali, anche belliche. E magari già lo fanno, come ha spiegato
Mauro Del Corno sul FQ. Qui è molto difficile difendersi per i
lavoratori e risparmiatori, succubi e tenuti anche all’oscuro delle decisioni
prese da altri.
Gianni Girotto: la grande finanza ha rovinato l’economia mondiale
(intervista
di Olivier Turquet)
Gianni Girotto è stato senatore del Movimento 5 Stelle per due legislature
ed è attualmente Coordinatore del Comitato transizione ecologica e digitale di
tale movimento. Ma Gianni è anche uno storico socio di Banca Etica e
divulgatore su temi economici e di speculazione finanziaria. Gli abbiamo
chiesto di fare luce su questo doppio tema del riarmo in Europa e dei dazi
statunitensi.
In questi giorni la borsa ha fatto le montagne russe. Ma, ciononostante,
quello che gli analisti sottolineano è che la borsa è da anni in crescita. Cosa
sta succedendo?
La borsa è uno strumento inventato e utilizzato dagli esseri umani,
pertanto riflette ciò che succede nel pianeta. Più precisamente lo amplifica,
nel bene e nel male, perché da una parte si basa sulla fiducia nel futuro e
questo genera spesso “l’effetto valanga” o “effetto farfalla”, dall’altra
grazie alle tecnologie informatiche che hanno velocizzato di miliardi di volte
la quantità di operazioni possibili e le relative tempistiche, si presta in
maniera “eccellente” a una miriade di speculazioni, che rendono i prezzi dei
vari titoli soggetti a variazioni estremamente dinamiche.
Ne abbiamo avuto un drammatico esempio negli anni 2007 e seguenti, con il
crollo delle borse mondiali a partire dal fallimento della banca Lehman Brothers;
questo episodio, lungi dall’essere a sé stante, era la conseguenza di un
mercato finanziario in cui le regole erano e sono decisamente troppo
permissive, e che ha assunto ormai un potere tale da riuscire ad impedire alla
politica e alla società civile in generale di regolamentare le borse e la
finanza in generale, in modo torni ad essere funzionale all’economia. In
pratica cioè da molti anni il prezzo delle materie prime e di tutto ciò che
viene scambiato nelle borse non è determinato dalla “normale” legge della
domanda e dell’offerta, ma viene determinato purtroppo dalle speculazioni poste
in essere su ciascun titolo. Ne abbiamo avuto un altro deleterio esempio nel
2022, quando i prezzi dell’energia esplosero, nonostante non fosse cambiata
significativamente né la quantità della domanda, né la quantità e la
disponibilità dell’offerta.
Fatta questa doverosa e comunque minimale introduzione, la risposta alla
domanda è che effettivamente la borsa da alcuni anni sta crescendo, ma questo
perché aveva avuto un crollo appunto nel 2007 e quindi gli ultimi anni di
crescita sono serviti semplicemente per riportarci ai livelli del 2007; e le
montagne russe delle ultime settimane sono semplicemente il riflesso di un
mercato che non riesce a prevedere che cosa farà il presidente degli
Stati Uniti, nazione che nel bene e nel male influenza ancora moltissimo
l’economia mondiale.
Da molti lati, ed anche dal tuo, ci sono richieste di regolamentazione e
controllo della speculazione finanziari, ce ne potresti illustrare alcune e
parlare delle tue proposte?
C’è moltissimo da fare, e paradossalmente è la cosa più difficile non è
tanto individuare delle soluzioni tecniche e legislative, ma cambiare la
mentalità degli ultimi decenni che ha visto il verificarsi della cosiddetta
“finanziarizzazione dell’economia”, cioè il fatto che molte, troppe persone,
sono convinte, o comunque pensano/sperano di poter guadagnare per tutta la vita
semplicemente muovendo il mouse e pigiando tasti del computer. Ma la
finanza non crea alcuna ricchezza reale, semplicemente gestisce e sposta quella
esistente. La ricchezza “vera” si crea “sporcandosi le mani” e cioè coltivando
i campi, raccogliendo quanto vi cresce, trasformandolo, immagazzinandolo,
allevando bestiame (anche se io sono contrario), costruendo case strade ponti
ferrovie acciaio dadi viti bulloni vestiti presse torni acquedotti fognature
ecc. ecc., e naturalmente sviluppando i servizi sanitari, ristorazione,
turismo, intrattenimento, tutte cose comunque “reali”. La finanza dovrebbe quindi
tornare a essere uno strumento per “fare credito” e investire appunto
sull’economia reale, cioè con investimenti di medio lungo periodo, che nulla
hanno a che vedere con le speculazioni attuali in cui le operazioni di
compravendita durano pochi istanti. Pertanto i rimedi gli aggiustamenti
necessari sono noti e dibattuti da tempo, e si possono riassumere con strumenti
per aumentare la trasparenza e la tracciabilità delle operazioni, la chiusura
di ogni forma di “paradiso fiscale” e strumenti per acquisire gettito fiscale
dalle operazioni speculative, come la famosa “tobin tax” di cui si parla da
decenni, ma non si è mai attuata perché come ho già detto la finanza, da
sempre, domina la politica, e non viceversa.
Ma che invece un’altra finanza sia possibile lo dimostrano le decine di
banche etiche che sono nate negli ultimi decenni nel pianeta, e che tutte le
analisi economiche valutano essere più redditizie e più sicure rispetto alle
banche tradizionali, ovviamente questo prendendo in esame un periodo di tempo
medio lungo. Quindi in realtà io non ho “mie” proposte, ma sto solo cercando di
spingere le proposte che da decenni fanno noti economisti e altre persone di
altissimo livello. Tra queste vi è la necessità che a qualsiasi persona venga
data un’educazione finanziaria sufficiente a compiere scelte ponderate, cosa
attualmente irrealizzata, ed è per questo che io personalmente ho creato nel
2024 un ciclo di video didattici che ho pubblicato
nel mio blog e nei vari “social”.
Rispetto al tema del riarmo si è sottolineato che sono stati creati, dalle
grandi holding finanziarie, dei pacchetti specifici che puntano sul riarmo. Ce
lo puoi spiegare e illustrare?
Ci provo, ma siccome un’immagine vale mille parole e un video vale mille
immagini, invito i gentili lettori a dedicare qualche minuto alla visione di
questo video:
uscito diversi anni fa, ma assolutamente attuale. Ora sperando abbiate
visto e divulgato il suddetto video, che in pratica contiene già la
spiegazione, ribadiamo anche qua che le armi sono il secondo mercato mondiale
come controvalore (il primo sono le fonti fossili, cioè petrolio e gas), e
quindi banalmente io posso investire nelle fabbriche delle armi. Queste, in
caso di guerra, vedranno aumentare le loro possibilità di vendere i propri
prodotti, e magari pure a prezzi maggiorati stante la “necessità”, e quindi
incrementare i loro guadagni e di conseguenza la resa di chi, in loro, ha
investito; insomma io posso investire su fabbriche che producono vestiti, cibi,
infrastrutture, macchinari ecc. ma posso anche investire sulle armi, che sono
un prodotto come un altro, dal punto di vista del mercato. Pertanto è bene
informare tutti i cittadini che esiste la possibilità di uscire da questo
“mercato di morte” affidando i propri risparmi e i propri investimenti alla
finanza etica, che esclude dai propri affari qualsiasi operazione con la
filiera delle armi, e questo vale sia che siate un pensionato con pochissimo
denaro da portare in banca sia che abbiate maggiori disponibilità economiche e
di investimento. Usciamo dalle “banche armate”, che purtroppo sono la grande
maggioranza.
C’è sempre un intervento più forte di meccanismi di intelligenza
artificiale nelle operazioni finanziarie, soldi che si generano da soli, senza
più alcun legame con il mondo produttivo. Quali sono le conseguenze e i rischi
di questi fenomeni?
Come ho detto all’inizio dell’intervista, l’informatica ha moltiplicato di
miliardi di volte la velocità delle operazioni finanziarie, e quindi anche la
loro quantità. In termini numerici si stima che più del 90% delle operazioni
finanziarie globali non abbiano nulla a che fare con la vita reale, ma siano
speculazioni fine a se stesse, che durano pochi istanti o comunque un tempo
molto breve. Altri numeri ci dicono che almeno il 70% di queste operazioni sono
decise in totale autonomia dai computer, e questo da molti anni, molto prima
cioè che si iniziasse a utilizzare l’intelligenza artificiale. Capito questo si
comprende come il mercato sia soggetto a rallentamenti e accelerazioni troppo
brusche, perché decise per la maggior parte non da uomini che possono anche
agire con un certo livello di prudenza, ma da computer che non fanno altro che
ricercare la migliore opzione tra le milioni possibili ed eseguirla in frazioni
di secondo, senza minimamente porsi il problema delle conseguenze. Pensate che
il registro di tali operazioni finanziarie, che attualmente è preciso al
milionesimo di secondo, verrà implementato alla precisione del miliardesimo di
secondo, una cosa che nella vita reale non ha nessunissimo senso.
Insomma come ho detto nella seconda domanda, si è purtroppo compiuta, di
fatto, una finanziazione dell’economia, che però arricchisce solo un ristretto
oligopolio di operatori, in particolare i grandi fondi di investimento globale,
e pertanto i detentori di quote degli stessi. Essi ormai sono proprietari di
quote molto significative delle maggiori imprese manifatturiere mondiali, di
giornali, radio, TV, canali sul web, e hanno pertanto un’influenza economica e
mediatica talmente rilevante, da influire a loro piacimento le politiche
globali, nazionali, regionali. Questo ha portato alla nota riduzione
quantitativa della cosiddetta “classe media, e in generale a una ancora più
iniqua distribuzione della ricchezza.
Termino di rispondere alle tue domande sabato 12 aprile 2025, e come
ciliegina sulla torta è proprio di oggi la notizia che il presidente degli
Stati Uniti è sotto accusa per operazioni di “insider trading”, cioè in buona
sostanza di aver approfittato del fatto che essendo lui stesso la causa dei
recenti cali e risalite in borsa, abbia potuto approfittarne pesantemente
investendo sui titoli giusti sapendone in anticipo appunto l’andamento. Ora è
evidente che io non ho la minima prova se questo corrisponda a verità o meno,
ma in questo caso la cosa importante è che l’ipotesi sta assolutamente in piedi
da un punto di vista teorico, cioè colui che sapesse in anticipo l’avverarsi di
una crisi, potrebbe legittimamente “scommettere, sul calo della borsa e
guadagnare cifre molto elevate, ripeto il tutto in modo assolutamente legale.
Pertanto la priorità delle priorità a livello globale è quella di porre in
essere una pesante riforma del sistema bancario e finanziario generale, perché
così come è strutturato ora non farà altro che acuire le differenze tra ricchi
che diventeranno sempre più ricchi e una fascia media e povera che invece
faticherà sempre di più per arrivare a fine mese.
Questo naturalmente postula il fatto che la cittadinanza deve avere
coscienza di quanto sopra, e non è quindi un caso che un osservatore attento
non possa constatare che dell’argomento se ne parla poco e in maniera
superficiale, perché la priorità delle priorità per questo ristretto oligopolio
finanziario, è quello di mantenerci nell’ignoranza, e per il momento, complice
una troppo grossa fetta di politici corrotti, ci sta riuscendo benissimo!
Bye bye transizione verde, anche i fondi Esg si riempiono di
azioni di costruttori di armi - Mauro Del Corno
Le
azioni Rheinmetall sono presenti in ben 650 fondi Esg. La statunitense Lockheed
Martin , nota per i suoi jet da combattimento e sistemi missilistici, compare
in circa 370 fondi Esg. Mentre Bae Systems, che produce munizioni,
lanciamissili e obici, è in oltre 450 portafogli
Pecunia non olet, al di là delle parole e delle brochure consegnate ai risparmiatori, è questo il principio che domina il mondo del risparmio
gestito e della finanza in generale. Il profitto prevale su
qualsiasi altra considerazione. Stupisce dunque solo fino ad un certo punto che
tra i gestori di fondi si stia velocemente diffondendo un grande interesse per il settore della difesa, per le aziende che costruiscono armi. Persino i fondi Esg, in teoria
attenti a considerazioni etiche e di sostenibilità degli investimenti,
stanno allentando le loro regole per fare posto a qualche redditizia azioncina
bellica.
Secondo le rilevazioni dell’agenzia Bloomberg, nel
corso del 2024, i fondi di investimento dedicati al settore bellico sono
raddoppiati, raggiungendo quota 47, dopo decenni in cui erano rimasti al di sotto della decina.
E i dati relativi ai primi due mesi del 2025 confermano questa ritrovata passione per fucili e cannoni dell’industria del risparmio gestito. Come si
diceva, neppure i fondi Esg vogliono rinunciare, al punto che Mia Thulstrup Gedbjerg ,
co-direttrice dell’unità del settore della difesa presso lo studio legale
danese Kromann Reumert , ha detto a Bloomberg che alla
sigla Esg (Environmental, Social, Governance), andrebbe aggiunta la D di difesa.
“Un sacco di capitale affluirà in queste aziende”, ha aggiunto.
Le azioni Rheinmetall sono ad esempio presenti in
ben 650 fondi Esg. La statunitense Lockheed Martin ,
nota per i suoi jet da combattimento e sistemi missilistici, compare in circa 370 fondi Esg. Mentre Bae
Systems, che produce munizioni,
lanciamissili e obici, è in oltre 450 portafogli. Del resto i fondi Esg che
hanno acquistato partecipazioni anche in produttori di armi hanno ottenuto risultati decisamente migliori rispetto a quelli rimasti focalizzati sui
tradizionali investimenti del comparto, come le energie rinnovabili.
Nel 2024 l’ indice S&P Global dedicato alle industrie
di difesa ed aerospazio ha guadagnato il 17%, mentre quello sulle energie rinnovabili ha perso ben il 27%.
Quanto ai fondi tradizionali, tra
quelli lanciati nel 2024 appena uno su cinque esclude esplicitamente i titoli
della difesa. I rischi reputazionali esistono, un risparmiatore potrebbe trovarsi a
lucrare sulla vendita di ordigni letali a feroci dittatori o a governi che li
usano per sterminare civili. Ma il piatto è davvero troppo ricco per non
ficcarcisi.
Roel Houwer, manager
di VanEck Asset Management , ha affermato che l’opinione sull’opportunità di
detenere azioni di difesa sta “cambiando radicalmente”. La sua sgr propone ora
ai risparmiatori il VanEck Defense Ucits Etf che ha già raccolto oltre 2 miliardi di dollari e che ha garantito ai sottoscrittori uno
spettacolare rendimento del 44% nel 2024. “Abbiamo assistito a una crescita
incredibile”, ha detto in un’intervista Houwer. E i flussi nel fondo nelle
prime settimane di quest’anno “sono persino maggiori di quelli del 2024”, ha
aggiunto.
La grande beffa dei fondi ESG europei, quasi 5mila
hanno investimenti nell’industria petrolifera – Mauro Del Corno
Uno studio di un team di ong (Facing Finance e
Ugewald) fa il punto sugli investimenti nell'industria dei combustibili fossili
da parte dei fondi Esg, ovvero quelli che, in teoria, dovrebbero ispirarsi a
criteri si sostenibilità ambientale. Le aziende di combustibili fossili più
presenti nei fondi analizzati sono Total Energy, Shell, Exxon Mobil, Chevron,
Eni, BP
Nel giorno in cui l’organizzazione metereologica mondiale fa sapere che nel
2024 è stata raggiunta la più alta
concentrazione di Co2 nell’atmosfera degli ultimi 800mila anni,uno studio di un team
di ong (Facing Finance e Ugewald) fa il punto sugli investimenti
nell’industria dei combustibili fossili da parte dei fondi Esg,
ovvero quelli che, in teoria, dovrebbero ispirarsi a criteri si
sostenibilità ambientale (la E sta per Environmental), società e
governance aziendali. Si scopre così però che 5mila fondi che si pubblicizzano
come ESG detengono partecipazioni in aziende dei combustibili fossili…
Fondi ESG: cosa sono gli
investimenti sostenibili - Valentina Neri
La finanza può contribuire a cambiare il mondo in cui viviamo. Può cambiarlo in meglio, se sostiene attività, imprese
e progetti coerenti con il percorso per lo sviluppo sostenibile tracciato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Oppure può cambiarlo in peggio, se gli investitori
puntano unicamente a massimizzare il proprio rendimento di breve periodo, senza
curarsi delle ricadute sulla realtà. Questo è il principio da cui prende
origine il vasto mondo degli investimenti e fondi
sostenibili, cioè quelli basati
sui criteri Esg (ambientali, sociali e di governance). Ma cosa sono di
preciso? Approfondiamo l’argomento…
I fondi pensione si buttano nel business del riarmo. Tfr usati per
finanziare la costruzione di missili e carri armati – Mauro Del Corno
Parecchi operatori stanno rivendendo le politiche di
esclusione dei produttori di armi dai possibili investimenti. Tra le
motivazioni non vengono mai citati i lauti profitti attesi: ci si giustifica
affermando che la finanza si mette al servizio del piano di riarmo europeo
Prima c’era
stato il ritorno di fiamma per i combustibili fossili e le
compagnie petrolifere, tornati molto redditizi con la crisi energetica
innescata dalla guerra in Ucraina. Ora il nuovo amore degli
investitori, inclusi i fondi pensione europei, sono le armi.
Persino i fondi Esg, in teoria
esplicitamente ispirati a standard etici, hanno introdotto vari escamotage per
non lasciarsi sfuggire i nuovi affari. Ad esempio argomentando che finanziare
la produzione di bombe, missili, jet, carri armati e quant’altro è un modo per
difendere le democrazie. Si ricordi che, effetti, i big europei della
difesastanno mettendo a
segno performance borsistiche da lustrarsi gli occhi. In un anno le azioni di
Leonardo sono cresciute di oltre il 100%, quelle della tedesca Rheinmetall
addirittura del 203% mentre la francese Thales ha dovuto “accontentarsi” di un
+ 65%.
Come segnala
l’agenzia Bloomberg, anche parecchi fondi pensione europei
hanno deciso di conseguenza di rivedere le loro politiche di esclusione dei
produttori di armi dai possibili investimenti. La cosa piuttosto comica è che
tra le motivazioni non vengono mai citati i lauti profitti attesi,
ma ci si giustifica affermando che la finanza si mette al
servizio del piano di riarmo europeo. Quasi fosse un sacrificio dettato da un
disinteressato moto di solidarietà…
È cambiata la strategia di sindacati, associazioni padronali, banche e
assicurazioni, cioè di quanti comandano e traggono vantaggi dalla previdenza
integrativa. Si tratta di un patto occulto o anche solo tacito, ma ferreo.
Meglio soprassedere dall’ordinare al governo un nuovo periodo di
silenzio-assenso per il TFR nella previdenza integrativa, analogo al primo
semestre 2007 ed esteso al settore pubblico. Esso susciterebbe discussioni e
approfondimenti sull’argomento, da evitare nel modo più assoluto. Qualche
giornalista o esperto non allineato potrebbe addirittura ricordare la perdita
reale media del 19% per fondi e piani pensionistici nel 2022. Meglio lasciare
campo libero all’educazione finanziaria che sulla previdenza integrativa è
indistinguibile dalla pubblicità. Lo ha confermato per es. un recente webinar
delle Poste Italiane.
Hanno quindi deciso di procedere sottotraccia, per ingabbiare di volta in
volta sottoinsiemi più o meno ampi di lavoratori. Stampa e televisioni
omologate collaborano, dando a tali manovre la minore eco possibile e cioè di
regola nessuna eco.
Rientra in questo contesto l’accordo concertativo del 16 novembre 2023 fra
l’Aran (in pratica lo Stato, quale datore di lavoro) e 11 sindacati, da Cgil,
Cisl e così via fino a Snals e Gilda. Si salvano solo quelli di base e alcuni
minori come l’Anief.
Tale inciucio sindacal-padronale prevede una fase di silenzio-assenso al
fondo pensione Espero per i dipendenti della scuola: insegnanti, presidi,
impiegati, bidelli ecc. Come per l’analoga operazione nel 2022 col fondo
Sirio-Perseo per i dipendenti della sanità, dei ministeri, degli enti locali
ecc., esso non colpisce tutti, ma solo chi prende o ha preso servizio dal 2019
in poi. L’industria della previdenza integrativa punta ai più giovani, che le
permettono di lucrare per decenni a danno del loro risparmio previdenziale.
I tempi di attuazione sono relativamente lunghi, per dare meno nell’occhio
e incastrare meglio quanti più lavoratori possibile. Ai dipendenti interessati
viene consegnata o arriverà dal ministero una comunicazione che fa scattare
nove mesi di tempo per rifiutare e tenersi il TFR. In un’ottica di sicurezza e
trasparenza questa è la scelta da fare, senza nessuna riserva e nessuna
esitazione.
Modesto correttivo parziale rispetto al silenzio-assenso del settore
privato è un mese di tempo concesso a chi finisce nel fondo Espero senza averlo
scelto, per recedere e salvarsi. È invece una presa in giro il comparto
“garantito” di Espero, previsto per chi vi finisce perché intrappolato e non
per esplicita scelta. Le garanzie sono di cartapesta, in quanto solo nominali e
non in potere d’acquisto. Anche le pensioni integrative poi non contengono
nessun meccanismo di difesa contro l’inflazione, previsto invece per le
pensioni pubbliche.
La rivincita del
Tfr. Fondi pensione, una salutare batosta nel 2022: la sicurezza prima della
rendita
(Articolo di Beppe Scienza sul Fatto Quotidiano di
lunedì 20 febbraio 2023 a pag. 13)
Eviterò di cantare vittoria, anche se ne avrei ben donde, avendo sempre
difeso a spada tratta il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) fin dal
silenzio-assenso del 2007. E nel 2022 esso si è rivalutato del +10% a fronte di
perdite medie dal meno 9,8 al meno 11,5 per cento per fondi pensione e piani
individuali previdenziali (pip).
Metterò in luce, al contrario, qualcosa di paradossale: i disastri
dell’anno scorso hanno risvolti positivi e apprezzabili. Da un lato essi
confermano nella sua convinzione chi pervicacemente tiene il TFR in azienda o
altro ambito lavorativo: scuola, ospedale, ente pubblico ecc. Dall’altro lato
indurranno altri a interrompere qualunque versamento volontario in fondi
pensione o pip, decisione molto opportuna.
Privilegiare la sicurezza. Per il risparmio previdenziale l’alternativa
preferibile è infatti quella più sicura, non quella apparentemente più
redditizia, per altro solo in termini aleatori. Ancor meno sensato è scegliere
semplicisticamente ciò che ha reso di più in passato. Tanto il proverbiale buon
padre di famiglia quanto il single, fa male ad accettare scommesse rischiose,
puntando a ottenere rendimenti più alti. Al contrario è meglio privilegiare le
soluzioni che offrano tutele per il potere d’acquisto; e ciò vale solo per le
pensioni pubbliche e il TFR, che garantisce annualmente il 75% dell’eventuale
inflazione più l’1,5% seppur lordi.
I cosiddetti secondo e terzo pilastri previdenziali espongono a rischi di
triplice natura. Primo, l’alea dei mercati finanziari, che è a monte dei crolli
dell’anno scorso. A peggiorare il quadro concorrono poi l’assenza totale di
trasparenza e i subappalti nelle gestioni. Secondo, la possibilità di crac che
attualmente preoccupa i clienti di Eurovita. Il terzo rischio e il più grave
risiede appunto nell’assenza di qualsivoglia garanzia, neppure parziale, contro
il carovita.
Perdite pesantissime. Più di una volta la previdenza privata è stata
fallimentare. A cavallo dell’ultima fiammata inflattiva degli anni
Settanta-Ottanta essa condusse a perdite del 60-70% in potere d’acquisto, sistematicamente
tenute nascoste per compiacere all’industria del risparmio gestito. Ma anche il
2022, fra rendimenti nominali negativi e perdita di valore della moneta,
presenta un saldo negativo reale vicino al 20%. Mica male in soli dodici mesi.
Linee garantite. Una delle tante indecenze dei fondi pensione sono le linee garantite,
destinate a chi appare meritevole di una particolare protezione, perché
finitovi per silenzio assenso. In base alla legge istitutiva doveva trattarsi
di una “linea tale da garantire […] rendimenti comparabili al tasso di
rivalutazione del Tfr” (art. 8 comma 9). Una presa in giro. Altroché rendimenti
nell’ordine del +10% nel 2022! Semmai del -10% (meno dieci!) come per Cometa il
cui comparto “TFR Silente” ha perso il 13,4% nominale e quindi oltre il 20%
reale. Tali linee dovrebbero essere indicizzate all’inflazione e invece non lo
sono.
Fondi pensione.
Per i lavoratori pubblici torna il silenzio-assenso, ma qualche sindacato non
ci sta
(Articolo di Beppe Scienza sul Fatto Quotidiano di
lunedì 11 ottobre 2021 a pag. 13)
L’industria del risparmio gestito vuole mettere le mani non solo sul
risparmio degli italiani esistente, ma addirittura su quello futuro. In
particolare sugli accantonamenti del trattamento di fine rapporto (Tfr) che
matureranno per i lavoratori dipendenti.
Benché in formato minore, la storia si ripete. Come si vede che ministro
del lavoro non è più Nunzia Catalfo! A inizio 2007 l’obiettivo era il Tfr di
tutto il settore privato, ora dei dipendenti pubblici. A rigore neanche di
tutti, perché restano salvi gli assunti prima del 2019. Inoltre non viene
toccata la scuola, ma la sanità sì, i ministeri pure, le regioni anche ecc.
Per gli interessati dal 1° gennaio 2022 scatta il silenzio-assenso: il
futuro Tfr di chi non si ribella in tempo, verrà dirottato nel fondo pensione
Perseo-Sirio. E sarà una specie di ergastolo lungo quanto la vita lavorativa:
esso finirà sempre nella previdenza complementare.
Ai lavoratori coinvolti conviene opporsi, se hanno a cuore la sicurezza e
il valore reale del proprio risparmio previdenziale. Con l’inflazione che ha
rialzato la testa, meglio tenersi ben stretto il TFR, impostato fin dalla sua
nascita (1982) a difesa del potere d’acquisto. Alla roulette dei mercati
finanziari uno può giocarsi il surplus, non certo il sostentamento per la sua
vecchiaia, ovvero la pensione di base o integrativa.
Ma la cosa più odiosa è il meccanismo del silenzio-assenso. Una vera
prevaricazione. Uno è stato assunto a certe condizioni, fra cui la liquidazione
prevista alla fine del rapporto di lavoro, e così gli cambiano le carte in
tavola; e deve attivarsi lui per impedirlo.
La previdenza integrativa conviene non solo all’establishment finanziario,
ma anche ai sindacati concertativi e alle associazioni padronali. Così gli uni
e le altre ricorrono a ogni forzatura per dirottarlo nei propri fondi. Ancor di
più a fronte di insuccessi, come un modesto 30% di iscritti fra i lavoratori
cui Sirio-Perseo è rivolto, che comunque sono già troppi.
Però c’è una notizia confortante. Qualcuno non ha accettato di fare fessi i
propri colleghi, non solo nell’area sindacale di base, ma addirittura fra i
sindacati costituenti del fondo Sirio o Perseo. È il caso lodevole di
Confintesa, Confsal Unsa e Federazione Sindacati Indipendenti (Fsi). Benché
favorevoli come principio alla previdenza integrativa, non hanno firmato con
l’Aran, la controparte pubblica datrice di lavoro, lo specifico accordo del 16
settembre 2021 per la trappola di Sirio-Perseo.
Tutto il contrario del direttore del fondo Maurizio Sarti, che si fa bello
dicendo: «Vogliamo piena consapevolezza, […] non che si acceda al fondo
soltanto in virtù del silenzio assenso». Una presa in giro. Se fosse convinto
di ciò che dice, non lo avrebbe attivato.
Un banchiere è uno che vi presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere. – Mark Twain
La Costituzione, all’art.47, scrive che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” (il risparmio, non l’investimento).
Come tanti articoli della Costituzione anche questo viene tradito troppo spesso.
La differenza fra risparmio e investimento.
Risparmio è mettere da parte dei soldi in attesa di spenderli, senza perdere potere d’acquisto, a causa dell’inflazione, e soprattutto senza rischi.
Investimento è mettere dei soldi in strumenti finanziari (come i fondi d’investimento, azioni, ecc.), per loro natura rischiosi, che possono far crescere (se va bene) o diminuire (se va male) l’entità e il valore delle somme investite.
Una visita in banca o alla posta
Sarà capitato anche a voi di aver sentito parlare dei buoni fruttiferi postali, lo strumento principe per i risparmiatori, nel passato indicizzati all’inflazione.
Oggi si scopre che quei buoni, adesso che c’è l’inflazione, non sono indicizzati (lo sono i BTP Italia, emessi solo una volta all’anno).
In posta e in banca o ti cercano loro o devi prendere un appuntamento con un consulente finanziario che cerca di piazzare i prodotti finanziari emessi dalle Poste o dalla Banca, e tu non puoi scegliere fra risparmio o investimento, puoi solo scegliere fra diversi tipi di profilo di rischio dell’investimento, oppure torni a casa e tieni i soldi nel cassetto o sul conto corrente, perfettamente liquidi, e in balia delle onde (o delle tempeste) dell’inflazione e dei mercati finanziari.
Casi sfortunati, li chiamano
Gli sfortunati acquirenti dei titoli obbligazionari emessi dalla Cirio, dalla Parmalat o dallo stato argentino sanno bene che i consigli (disinteressati?) dei consulenti finanziari sono pericolosi (qualche volta) e comunque sempre da prendere con le pinze (vedi qui e qui).
Come siamo arrivati a strangolare il risparmio
Questi problemi non sono nati oggi, è proprio una mutazione antropologica dell’essere umano (e soprattutto di chi lo rappresenta).
Non si può pensare altrimenti, se uno fa caso a un fatto.
Mentre in Francia i sindacati combattono con discreto successo contro le (contro)riforme sulle pensioni, in Italia, negli anni novanta del secolo scorso, ma anche al tempo del governo Monti, tutte le (contro)riforme sulle pensioni sono passate con qualche stormire di foglie, ma nulla più.
È però successo che i sindacati (maggiormente rappresentativi), non solo le istituzioni finanziarie capitalistiche private, abbiano creato i loro fondi pensione (penso al fondo Cometa, o al fondo Espero). Cioè, anziché combattere per pensioni pubbliche dignitose, soprattutto per il futuro, qualcuno ha deciso che i lavoratori avrebbero vissuto con pensioni pubbliche da fame, ma con straordinarie pensioni private, con contributi investiti in fondi d’investimento. Solo che le straordinarie pensioni private sono misere, quando c’è l’inflazione o gravi crisi economiche.
Si pensi anche al TFR, prima c’era una sola possibilità, che proteggeva il lavoratore dall’inflazione, poi il mondo cambia, da strumento di risparmio diventa strumento d’investimento.
L’omicidio della sanità pubblica
L’ossessione contro la parola pubblico e a favore della parola privato non è innocua.
La privatizzazione della previdenza e quella della sanità sono simili, le sirene neoliberiste hanno suonato le loro campane (“a morto”).
Così come avrà una pensione decente chi, dopo la riduzione della previdenza pubblica, avrà investito in fondi pensione (se non saranno andati in bancarotta), allo stesso modo avrà cure decenti chi, dopo la demolizione della sanità pubblica, avrà i soldi per le cure private, ecco le nuove regole (una forma di deregolamentazione, ciascuno per sè).
La privatizzazione della sanità significa che solo chi sottoscriverà delle assicurazioni private potrà curarsi, per gli altri un’aspirina e qualche corridoio d’ospedale sgarrupato, o che muoiano a casa, senza protestare.
*Il risparmio tradito è il titolo di un libro e di un sito di Beppe Scienza che da anni spiega i motivi del tradimento.