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giovedì 11 agosto 2022

Cottarelli e la classifica farlocca sulle competenze digitali degli insegnanti - Giuseppe De Nicolao

“Secondo i dati Ocse-Pisa, l’Italia è al 72° posto (su 79) per le competenze tecnico-digitali degli insegnanti“: così ha twittato Carlo Cottarelli il 18 giugno scorso. “Altro che didattica a distanza, l’Ocse boccia i prof italiani sulla tecnologia: ne sanno più i loro studenti“, aveva intitolato Open.  Nessuno però riportava la classifica per intero. L’abbiamo recuperata e siamo rimasti sorpresi: Filippine 3°, Kazhakistan 5°, Albania 7°, Tailandia 9°, Germania 60°, Francia 61°, Olanda 70°, Finlandia 73°, Giappone 79°.  La spiegazione è che la classifica è basata interamente sulla percezione dei Presidi. In particolare sulla risposta a una fumosa domanda somministrata ai dirigenti scolastici in occasione dei test PISA 2018: “Teachers have the necessary technical and pedagogical skills to integrate digital devices in instruction”. In alcuni paesi, il dirigente scolastico si sarà sentito tenuto a dipingere un quadro migliore dell’esistente, soprattutto nei contesti in cui le autorità superiori potrebbero ritenerlo responsabile dei ritardi del personale docente. In altri casi (Olanda, Finlandia Giappone?) i dirigenti avranno fatto riferimento a degli standard tecnico-pedagogici elevati, sentendosi liberi di evidenziare le necessità di miglioramento. Dati inutilizzabili, classifica da buttare nel cestino. La genealogia della bufala illustra in modo esemplare i meccanismi e gli attori che costruiscono e diffondono “fattoidi numerici” nel dibattito sull’istruzione pubblica. L’OCSE, con gli avanzi della rilevazione PISA 2018, ha confezionato un pastone sulla didattica a distanza, Invalsi ha prontamente tradotto, i quotidiani si sono prestati a dare visibilità e Cottarelli ha rilanciato la bufala a sostegno delle sue ricette. Ognuno degli attori aveva elementi a sufficienza per capire che i dati e la classifica non stavano in piedi, ma nessuno ha avuto la lucidità o la volontà di interrompere il contagio della disinformazione.

 

1. Il ritardo digitale degli insegnanti italiani secondo l’OCSE

Risale a meno di due giorni fa un tweet di Carlo Cottarelli, che forte di una classifica OCSE, denuncia l’arretratezza degli insegnanti italiani, deducendone prontamente la sua diagnosi:

Una situazione preoccupante davvero, se i nostri insegnanti si collocano al 72° posto su 79. Ma di che classifica si tratta? Cercando su Google, abbiamo rintracciato la fonte, un documento intitolato

Learning remotely when schools close: How well are students and schools prepared? Insights from PISA

pubblicato sul sito dell’OCSE. Come spiegato nel documento, si tratta di dati racccolti nel 2018 in occasione dei test OCSE PISA. Con ogni evidenza, la classifica citata da Cottarelli è quella riportata nella Figura 4 che riportiamo di seguito...


,,,4. Cottarelli o Napalm51?

Per ritrovare i dati OCSE originali bastava ingegnarsi con una ricerca su Google. Ci sembra impossibile che a Cottarelli manchi la digital literacy per farlo. Altrettanto impensabile che gli manchi la reading literacy e il critical thinking con cui cogliere le incongruenze della classifica evidenziate nell’articolo di Zunino. D’altronde sembra altrettanto impossibile che, alla stregua di Napalm51, condivida compulsivamente le notizie in base al loro titolo senza neppure leggerle.

Difficile negarlo: il tweet di Cottarelli rimane un autentico mistero.

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P.S. Per esperienza sappiamo che ci sarà chi obietterà che, anche se classifica vale ben poco, averla diffusa è un peccato veniale, perché è ben noto (a lui e a “suo cuggino“) che gli insegnanti italiani sono tra i più arretrati al mondo. Una variante de “il fine giustifica i mezzi” applicato al dibattito sull’istruzione. A parte i dubbi sull’affidabilità  degli “esperti” che applicano il rigore scientifico “a corrente alternata”, rimane la domanda su chi debba decidere quali sono le categorie professionali “da raddrizzare” nei confronti delle quali si giustifica il ricorso alla disinformazione.

giovedì 14 luglio 2022

Le follie dei dipartimenti di eccellenza: uno storico della Fisica vale tre premi Nobel - Redazione ROARS

 


Per primeggiare nella classifica 2017 dei dipartimenti di eccellenza, un premio Nobel come Giorgio Parisi contava assai poco, dato che un bravo storico della fisica pesava tre volte tanto. Ciò nonostante, la classifica “si fonda su un modello matematico solido”, se si vuole prestar fede alla rassicurazione inviata dall’Anvur al Consiglio Universitario Nazionale. Talmente solido che l’Anvur e il Ministero hanno preferito tenere nascosto che ben 119 dipartimenti su 767 avevano meritato zero in pagella e che nel 2022 la situazione è verosimilmente peggiorata. Ma come nasce e come funziona questa classifica così strana, che oltre a penalizzare i Nobel, funge da “ammazza-Sud”? Nel seminario, vengono spiegati a uno a uno gli ingranaggi dell’algoritmo che genera i punteggi dell’ISPD, l’indicatore standardizzato di performance dipartimentale. La sua nascita risale al cosiddetto voto standardizzato, ideato nel 2014 da una commissione della CRUI. Nascita segnata da un peccato originale che si cercò di rendere invisibile attraverso modifiche che condussero all’indicatore ISPD, infine adottato nel 2017 come generatore della classifica dei dipartimenti di eccellenza. La ricostruzione storica e la dissezione anatomica aiuteranno a capire perché si diventa eccellenti o paria; per esempio perché nel 2017 il miglior dipartimento di fisica era quello che aveva pochi fisici e tanti psicologi. Verrà anche spiegato perché la presenza o l’assenza di ben precisi settori scientifici rende più o meno probabile la scalata verso l’eccellenza. Da ultimo, si cerca di capire quali motivazioni stanno alla base dell’adozione di una classifica così irrazionale.
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I misteri dei dipartimenti di eccellenza: genesi, anatomia, ideologia (video e slides)
Seminario di Giuseppe De Nicolao.
Organizzato da Roars, Rete 29 Aprile e Circolo Errera – 24 giugno 2022
Contenuti del video:
0′ – Presentazione di Massimiliano Tabusi (Rete 29 Aprile)
9′ – Introduzione
11′ 40″ – La pietra filosofale della competizione
24′ 50″ – Un grecista eccellente? Vale 4 Nobel per la Fisica!
41′ 45″ – La legge dell’imbuto
51′ 28″ – Perché ISPD è distribuito «a vasca da bagno»?
57′ 15″ – Perché la classifica deve rimanere segreta?
1 05′ 58″ – Una svista che vale un ricorso al TAR
1 07′ 40″- Ammazzare il Sud giustifica i mezzi

 

 da qui