Dopo che i Verdi hanno approvato una mozione che dichiara “il Sionismo è
Razzismo”, improvvisamente tutti i giornalisti dell’apparato mediatico fanno finta
di niente sulle questioni più elementari del Diritto Internazionale.
Israele non ha il diritto di
esistere. Questa è la posizione del Diritto Internazionale. Non ha nulla a che
vedere con l’odio per Israele o l’antisemitismo.
In realtà, nessuno Stato, nessuno,
ha il “diritto” di esistere, compresi gli Stati che si affannano a esaltare le
proprie credenziali democratiche.
Se il Regno Unito avesse il
“diritto” di esistere, ad esempio, significherebbe che alla Scozia non potrebbe
essere permesso di votare per l’indipendenza. Perché? Perché un voto del genere
disgregherebbe il Regno Unito. Sarebbe una violazione del presunto “diritto”
del Regno Unito di esistere come Regno Unito.
Ed è proprio per questo che il Regno
Unito non ha il “diritto” di esistere.
I popoli hanno il diritto di
esistere. Quando questo diritto viene abusato, si configurano invariabilmente
gravissime violazioni del Diritto Internazionale, spesso attraverso crimini
come l’Apartheid, la Pulizia Etnica o il Genocidio.
Gli Stati, al contrario, non hanno
un “diritto” ad esistere. Semplicemente esistono di fatto, finché
improvvisamente non cessano di esistere. Come il Sudafrica dell’Apartheid. Come
la Rhodesia. Come la Cecoslovacchia. Come la Jugoslavia. Come la Germania
Nazista.
È talmente ovvio che non dovrebbe
nemmeno essere necessario specificarlo.
Se gli Stati avessero un “diritto”
ad esistere, fattori del tutto arbitrari come i loro confini, la composizione
demografica e le istituzioni politiche sarebbero sacrosanti. Inviolabili.
Sarebbe impossibile per le minoranze secedere, per i territori essere
trasferiti, per le strutture dell’Apartheid essere rovesciate. Qualsiasi
cambiamento di questo tipo costituirebbe una violazione del “diritto
all’esistenza” dello Stato così com’è.
Eppure, ogni singolo giornalista
impiegato da un organo di stampa tradizionale fa improvvisamente finta di
niente su questa questione elementare. Sono stati tutti improvvisamente
sottoposti a una lobotomia collettiva. Insistono sul fatto che Israele debba
essere l’eccezione alla regola secondo cui nessuno Stato ha il “diritto” di
esistere.
Guardate, ad esempio, Nick Robinson
della BBC che rimprovera il leader del Partito dei Verdi, Zack Polanski, per
essersi rifiutato di affermare il “diritto di esistere” di Israele. Polanski
sostiene, giustamente, che israeliani e palestinesi hanno il diritto di vivere
in condizioni di uguaglianza.
Stupidità incendiaria
Perché tutta questa stupidità
incendiaria da parte dei nostri giornalisti, che si suppone siano i più
brillanti e capaci?
La loro ottusità non è casuale.
Una mozione del Partito dei Verdi
della scorsa settimana ha stabilito che il Sionismo, l’ideologia che ha creato
e sostiene Israele, è Razzismo. Ciò ha portato un’attenzione molto indesiderata
sulla questione di che tipo di Stato sia Israele.
Non è vergognoso che il Partito dei
Verdi abbia adottato una mozione che equipara il Sionismo al Razzismo durante
la sua conferenza annuale del partito, lo scorso fine settimana.
Ma ciò su cui Robinson e il resto
dei media insistono è un’eccezione unica per Israele. Sostengono che Israele
abbia un diritto eccezionale, un diritto di cui nessun altro Stato gode, ad
esistere così com’è e in perpetuo.
L’implicazione, quella che vogliono
far intuire senza che debbano esplicitarla, è che qualsiasi tentativo di porre
fine a Israele come Stato Razzista e di riformarlo in una democrazia in cui
israeliani e palestinesi abbiano pari diritti, costituisce una violazione del
suo presunto “diritto all’esistenza”.
Vogliono anche far credere che
chiunque neghi il “diritto di esistere” di Israele stia invocando lo Sterminio
di Massa, il Genocidio, degli ebrei israeliani, e forse di tutti gli ebrei.
Secondo loro, tra coloro che
invocano lo Sterminio degli ebrei figurano Zack Polanski, il leader ebreo dei
Verdi, e Stephen Kapos, un anziano sopravvissuto all’Olocausto e uno dei
promotori della mozione.
Ciò che questi giornalisti stanno
facendo non ha nulla a che vedere con la protezione della popolazione ebraica
che vive in Israele. Si tratta di consolidare uno Stato fortemente
militarizzato che soggioga i palestinesi, sia nei Territori Occupati che
all’interno di Israele stesso, che si rifiuta di definire i propri confini, che
è stato giudicato Colpevole di Apartheid dalla più alta corte del mondo e che
sta perpetrando un Genocidio a Gaza, secondo il consenso unanime di autorità
legali e per i diritti umani, nonché di studiosi del Genocidio.
Se il Sudafrica dell’Apartheid non
aveva il “diritto” di esistere, neanche Israele ha il “diritto” di esistere. I
suoi crimini sono di gran lunga più gravi di quelli del Sudafrica
dell’Apartheid, come osservò in modo emblematico il compianto arcivescovo
Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace, dopo aver viaggiato nei Territori
Occupati, e lo fece molto prima che Israele iniziasse a perpetrare il Genocidio
a Gaza.
Come quell’altro famoso Stato di
Apartheid, Israele deve essere ricostituito come una democrazia affinché non
rappresenti più un pericolo per il popolo palestinese che ha espropriato,
oppresso e ora genocidato per decenni.
‘Stato di Gaza’
Ogni volta che espongo questa tesi
sui social media, gli apologeti di Israele esclamano eccitati che sono caduto
nella mia stessa trappola. Se Israele non ha diritto di esistere, blaterano,
allora nemmeno uno Stato Palestinese deve avere diritto di esistere.
Sì, avete capito bene. Ripeto:
nessuno Stato ha il “diritto” di esistere.
E questo potrebbe rivelarsi
un’ottima cosa per il popolo palestinese.
Immaginate che il Consiglio per la
Pace di Donald Trump decida di ricostruire la piccola enclave di Gaza secondo
il suo piano dichiarato: come un complesso residenziale di lusso tipo
Mar-a-Lago sul Mediterraneo, dove i palestinesi vivono di fatto come lavoratori
ospiti, al servizio dei ricchi arabi del Golfo con ristoranti, centri dati per
l’Intelligenza Artificiale, casinò e bordelli. Trump potrebbe decidere di
chiamare questo manicomio Stato di Gaza.
E immaginiamo che, sotto l’intensa
pressione internazionale, Israele permetta finalmente ai restanti lembi di
territorio della Cisgiordania non colonizzati con insediamenti illegali di
tenere elezioni strettamente regolamentate da ufficiali militari israeliani. Il
governo frammentato della Cisgiordania non ha alcun controllo sui propri
confini o sul proprio spazio aereo, non ha contiguità territoriale, non ha un
esercito, è separato da Gaza e Gerusalemme Est e non ha accesso al mondo
esterno senza il permesso di Israele. Israele decide di chiamare questo inferno
Stato di Palestina.
Questo “Stato di Gaza” ha il
“diritto” di esistere? Anche lo “Stato di Palestina” ha il “diritto” di esistere?
Qualsiasi lotta dei palestinesi che
vivono lì per esercitare un controllo reale su uno di questi Stati e riformarli
violerebbe il “diritto all’esistenza” di tali Stati?
Per il bene del popolo palestinese,
speriamo di no.
Ma questo è proprio l’argomento che
viene avanzato dagli apologeti di Israele. Se l’attuale Stato di Israele ha un
sacrosanto “diritto di esistere” così com’è, allora qualsiasi ipotetico Stato
che Trump imponga al popolo palestinese, a qualunque condizione, godrebbe di un
analogo “diritto di esistere”.
Dignità e sicurezza
L’errore che si commette qui è
quello di associare lo Stato, così come esiste, al popolo che dovrebbe
rappresentare.
Gli israeliani hanno il diritto di
esistere, hanno il diritto di non essere oppressi, sottoposti a Pulizia Etnica
o Genocidio, e lo Stato che li rappresenta è legittimo finché il suo ruolo è
quello di proteggerli da questo tipo di minacce. Finché garantisce loro un
certo grado di dignità e sicurezza.
Ma gli israeliani perdono il diritto
di mantenere il loro Stato così com’è se questo Stato viene utilizzato per
opprimere, praticare la Pulizia Etnica o Genocidiare un altro popolo, come i
palestinesi. In tal caso, diventa uno Stato illegittimo, proprio come il
Sudafrica dell’Apartheid o la Germania Nazista. Deve essere ricostituito in
modo da riconquistare la sua legittimità.
Questo non significa “prendere di
mira” Israele.
I palestinesi non hanno mai avuto
uno Stato moderno. Hanno vissuto sotto diversi occupanti, tra cui gli Ottomani,
gli Inglesi e Israele. Sono stati completamente esclusi dal processo di
decolonizzazione successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Non si può giudicare se abbiano uno
Stato legittimo o illegittimo perché non ne hanno uno. Hanno bisogno di uno
Stato proprio per proteggersi dall’oppressione, dalla Pulizia Etnica e dal
Genocidio perpetrati dallo Stato che rappresenta gli israeliani.
I gruppi armati a Gaza non sono uno
Stato, e non lo sono nemmeno i cosiddetti “moderati” in Cisgiordania. Non sono
nemmeno dei veri e propri governi. Sono traditori o movimenti di Resistenza che
lottano per la liberazione del loro popolo, un diritto riconosciuto al popolo
palestinese dal Diritto Internazionale. I palestinesi lottano per avere uno
Stato che li rappresenti, per rimuovere un occupante che li maltratta e li
uccide.
Questa rappresentanza potrebbe
concretizzarsi attraverso uno Stato Palestinese, oppure attraverso uno Stato
confederale o unitario in cui israeliani e palestinesi godano di pari diritti.
Nemmeno quello Stato avrà il diritto
di esistere. Dovrà guadagnarsi un posto nei cuori di israeliani e palestinesi
proteggendo la loro dignità e sicurezza collettiva meglio di qualsiasi altro
assetto.
Questa è una lezione che faremmo
tutti bene a ricordare mentre riflettiamo se gli Stati che affermano di
rappresentarci lo facciano davvero.
(Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto)
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