Una classe politica inetta e servile trascina l'Italia verso una nuova
stagione di conflitti
Siamo davanti a una fase di grande malessere, in Italia e non solo. Tutta
Europa e tutta la sfera occidentale (gli alleati degli USA) affrontano una
crisi data da motivi endogeni e esogeni.
I motivi endogeni sono facili: decenni di tagli a tutti i
servizi hanno reso le nostre società diseguali, ingiuste e frammentate. Un
senso di grande insicurezza ci attanaglia. Hanno formato una classe dirigente
di inetti e incapaci; l'opinione pubblica è zombificata; il lavoro è precario;
scuola, università, sicurezza e sanità sono un colabrodo. Siamo meno preparati,
meno sicuri e più impauriti.
I motivi esogeni sono tipici delle contraddizioni del
sistema-mondo: spostare le industrie altrove ha sviluppato altri centri
produttivi che invece di rimanere sedotti dalla liberaldemocrazia ora che sono
autosufficienti ci sfidano. La fine del saccheggio coloniale non permette più
di portare ricchezza rubata qui e redistribuirla a mancette e questo porta a
ulteriori tagli. Il nostro modello socioeconomico è arrivato
alla fine del ciclo e l'intelligenza artificiale non è sufficiente a
rilanciarlo (anche perché i cinesi sono altrettanto bravi).
Andiamo verso un aumento della crisi. I prossimi anni saranno
contraddistinti da un'instabilità maggiore e da politiche sempre più
repressive in tutto il mondo occidentale; la brava gente non se ne
renderà conto fino a quando non sarà con l'acqua alla gola.
I giovani piano inizieranno ad arrabbiarsi, perché capiranno che stanno
restando col cerino in mano: abbiamo avuto un'estate a 40 gradi, ma cosa
accadrà quando si ripeterà per 10-20 anni di fila? Come cambierà il ciclo
vegetale? Quello riproduttivo degli animali o delle correnti marine? Non ne ho
idea, ma non credo sia indifferente: la catastrofe incombe.
Affronteremo una catastrofe ecologica e forse una
guerra mondiale con una
classe dirigente incapace e i nostri concittadini rincoglioniti che vanno al
massacro parlando di stronzate (un sapore di già vissuto in Italia?).
Stiamo tornando verso una dinamica di conflitto sociale come negli anni
'70. Ma negli anni '70 c'era l'ambizione a un futuro
migliore, oggi siamo vecchi e depressi e questi soldi non sapremmo
proprio da dovere prenderli. Forse potremmo prenderli dai miliardari? Ma per
qualche assurdo incantesimo, la popolazione rifiuta questa idea ovvia.
Il malcontento crescerà, ci saranno scontri, grandi
mobilitazioni, scioperi, altre vetrine rotte (ORRORE!), ci sarà un crisi
multifattoriale dal clima all'economia che ci travolgerà e le persone saranno
disposte a tutto; ci saranno le botte per strada e ci sarà un sistema marcio
che distrugge la vita.
Torneranno anche le bombe: sui treni, nelle stazioni, sugli aerei, nei bar,
nelle discoteche. Facciamo un gran parlare di come i russi altererebbero la
vita degli occidentali e nessuno ricorda fatti storici: a mettere le bombe in
Italia, con la strategia della tensione, sono stati gli Stati Uniti, la NATO e
occasionalmente i loro alleati.
Siamo un paese che ospita oltre cento basi NATO,
i soldati USA hanno diritto all'extraterritorialità e ospitiamo armi atomiche
che in una guerra con la Russia sarebbero prese di mira subito dalla Russia (e
su cui, al di là della vulgata, il nostro governo non gode di nessun potere); i
servizi segreti, l'esercito, i politici, la magistratura e gli imprenditori
sono formati negli USA, hanno contatti con il Dipartimento di Stato, talvolta
con la CIA.
Siamo un dominio coloniale.
Il nostro Ministro della Difesa lo ha detto: "La maggior parte degli italiani è contro l'invio di armi
all'Ucraina, ma noi continueremo a mandarle, perché gli italiani sbagliano"
(parafraso).
Sono abbastanza sicuro che in qualità di ministro di una Repubblica
parlamentare sia tenuto a rappresentare i cittadini, non la sua opinione.
E se i nostri politici non rispondono a noi, allora a chi rispondono?
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