Il governo
Milei apre la Patagonia ai megadata center con incentivi fiscali e garanzie
trentennali, mentre continua la repressione dei mapuche. Dalla condanna di
Facundo Jones Huala alle Guardiane dell’Acqua, la resistenza indigena difende
territorio e risorse dalla nuova corsa tecnologica.
Come è noto
la Patagonia argentina (celebrata – talvolta a vanvera – da turisti di vario
genere: scrittori, alpinisti, ciclisti, fotoamatori…) si avvia a subire
l’ennesima distruttiva colonizzazione. La costruzione di nuovi data center
per l’intelligenza artificiale (skinet ?) e anche – notizia recente –
tanti moderni rifugi antiatomici per ricconi. Nel frattempo sugli autoctoni, i
mapuche,si riversa ancora la repressione.
Un passo
indietro. Dopo un lungo sciopero della fame (e in parte della sete), verso la
metà di luglio il militante mapuche Facundo Jones Huala, detenuto in attesa di
giudizio, otteneva il trasferimento dalla prigione di Rawson a quella di
d’Esquel. Come il suo avvocato richiedeva dall’ottobre scorso in quanto Rawson
si trova a più di 800 chilometri da dove vivono i familiari del prigioniero
politico.
L’avvocato
Gustavo Franquet sosteneva inoltre che “l’inchiesta non aveva fornito alcuna
prova” a sostegno delle accuse e che il dossier si basava “solamente su
ipotesi e supposizioni, senza fornire elementi concreti”.
Ma l’esito
in qualche modo era – se non proprio scontato – almeno prevedibile: Facundo
Jones Huala è stato condannato a cinque anni e due mesi di detenzione dal
tribunale di Bariloche in quanto “appartenente a una organizzazione che cerca di
imporre le proprie idee con la forza e incitando al crimine”. Ossia la RAM
(Resistenza ancestrale mapuche).
La difesa,
pur avendo messo in dubbio l’imparzialità del tribunale, alla fine ha accettato
il rito abbreviato per evitare una pena più pesante. Da parte sua Jones Huala
aveva rivendicato l’esistenza della RAM e il diritto degli indigeni al
sabotaggio.
Nel
frattempo, ai primi di giugno, Javier Milei era intervenuto sul Financial
Times con un articolo (“Argentina invites AI to free itself). In cui
garantiva ai baroni della Silicon Valley (quelli dell’intelligenza artificiale)
condizioni assai convenienti, sia sul piano fiscale che legale. Sempre nel
giugno 2026 il governo argentino presentava al Congresso il Súper RIGI,
un ampliamento del Regime di Incentivo per Grandi Investimenti del 2024.
Proprio per favorirei megacentri dati destinati all’IA. Con dazio zero sulle
importazioni e contributi datoriali ridotti al 10% per le nuove assunzioni.
Oltre a stabilità fiscale, doganale, valutaria e normativa per 30 anni.
Già l’anno
scorso l’amministratore delegato di Satellogic (Emiliano Kargieman) aveva
preannunciato il progetto del primo data center latinoamericano dedicato all’IA
con il sostegno di OpenAI.
Di fatto si
sta svendendo la Patagonia, con le sue riserve di acqua e gas, a personaggi
come il fondatore di Palantir Technologies (Peter Thiel)che – combinazione – ha
da poco trasferito la sua resistenza in Argentina.
Ma ciò che
forse il governo argentino non aveva messo in conto era di doversi confrontare
con la resistenza delle comunità che vivono lungo i corsi d’acqua (elemento di
cui abbisognano in gran quantità i data center). Comunità che da decenni, con
l’ostinazione di chi è nel giusto, si oppongono a miniere, industrie
inquinanti, fracking e trivellazioni.
Come le weychafe
(“guerriere” in mapudungun) del fiume Corcovado (provincia di Chubut), quelle
che devono percorrere chilometri a piedi per rifornirsi di acqua per uso
domestico.
Al grido. “Fuera
Peter Thiel de Argentina !” Le Guardiane dell’Acqua lottano unite “porque
sabemos todas las consecuencias de la destrucción de la tierra, como si fueran
nuestros cuerpos”.
Infatti per
la spiritualità tradizionale mapuche ogni elemento naturale possiede una forza
vitale (newen) e nulla può essere prelevato senza chiedere permesso.
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