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giovedì 17 ottobre 2024

La deriva feudataria del mondo occidentale - Mario Barbato

 

Si parla spesso di mondo occidentale libero e democratico, quanto invece non ci si accorge che questo mondo non è altro che un sistema basato sulla difesa di oligarchie economiche. Un sistema dove i privilegiati siedono nei salotti buoni dell’alta società dove di buono c’è solo il velluto delle poltrone che si logora ma non si strappa. E su ognuna di quelle poltrone ci sono sedute le lobby che producono ingiustizie e diseguaglianze tali da aver scavato un solco tra chi ha tanto e chi non ha niente. 

 

Ci avevano fatto credere che il liberismo ci avrebbe resi tutti belli, felici e contenti. Pieni di soldi e di regali fatti trovare sotto l’albero di Natale. E invece ha trasformato l’Occidente in un apparato che sta scivolando verso un sistema feudale con la ricchezza concentrata nella mani di pochi signori e il resto distribuito a una popolazione composta in larga parte da vassalli e valvassini, con la classe media quasi del tutto cancellata e il popolo ridotto a una massa di servi e di servitori.

Tutto questo sta avvenendo in quella struttura occidentale tanto decantata come portatrice di valori universali e che concentra la ricchezza nelle mani di pochi eletti e rende la vita affannosa agli altri. Alzi la mano chi non lavora per stipendi che bastano a malapena a soddisfare le necessità primarie, mentre un manipolo di Paperon de Paperoni può permettersi le ville milionarie, gli alberghi di lusso, le vacanze nei posti più rinomati della Terra, lasciando un minimo di erba al gregge belante, timoroso di vedersi levare anche quel poco che è stato disseminato, come premio e ricompensa per la sua mansuetudine. Un piccolo gruppo che guida il gregge obbediente, usando i media per imbonire i cittadini, facendo credere loro di essere tutti felici e contenti. 

In questo scenario ricco di ingiustizie, l’Europa gioca il ruolo più deprimente, perché si parla di una Europa unita come base per l’uguaglianza tra i popoli e le nazioni quando invece è una Europa che si è consegnata a Francia e Germania, realizzando il sogno di entrambi di conquistare il continente. Un sogno che va avanti dai tempi di Napoleone Bonaparte e di Adolf Hitler. E visto che si parla di contese dei territori, perché non menzionare pure la porcata dell’autonomia differenziata che rischierà di riportare l’Italia ai tempi pre unitari; l’epoca in cui la nazione che nazione non è mai stata era frazionata in piccoli regni tanto da spingere Metternich a definire l’Italia una pura espressione geografica, facilmente conquistabile dal primo che entrava.

Ma la massima espressione del dominio delle oligarchie economiche sono i governi tecnici. Nati per sovvertire la volontà popolare con partiti asserviti al potere economico e finanziario e con Parlamenti nazionali volti a ratificare decisioni prese in quel feudo chiamato Bruxelles, dove conta solo la volontà di banchieri e finanzieri che dettano tempi e modi ai vari Stati che compongono l’Unione Europea. Un continente che, anziché parlare di cittadini, di lavoro, di libertà e di giustizia, parla solo di mercati finanziari, di Austerity, di Spread e di Borse Valori. In ossequio ai feudatari che pensano a difendere i propri interessi, signoreggiando sui vassalli. 

da qui

sabato 12 ottobre 2024

Silvio Berlusconi e il francobollo del disonore - Mario Barbato

  

Dopo l’aeroporto, adesso i francobolli. Silvio Berlusconi elevato a eroe nazionale. Solo in Italia poteva succedere.

 

 Dopo che l’aeroporto di Malpensa è stato intitolato all’ex leader di Forza Italia, sollevando le critiche del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, adesso anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo commemorativo in onore di Silvio Berlusconi. Una decisione non solo inopportuna, ma scandalosa perché rappresenta un affronto allo stato di diritto. 

Berlusconi non è mai stato un eroe nazionale. Al contrario. E’ stato uno spregiudicato affarista che si è beccato quattro anni di carcere, scontati ai servizi civili, per frode fiscale. Poteva andargli peggio se l’ex Cavaliere di Arcore non si fosse rifugiato in politica per scampare alla giustizia e non essere condannato per corruzione che lui stesso ha impersonato. Nel corso della sua carriera da imprenditore, il caimano ha versato tangenti a politici come Bettino Craxi, ricompensato con una maxi mazzetta da 23 miliardi di lire per aver legalizzato le sue televisioni private. Ha elargito bustarelle ai militari della guardia di finanza che fingevano di non vedere i suoi conti taroccati. Ha dato mazzette ai giudici come Vittorio Metta che gli consegnò la Mondadori scippandola a Carlo De Benedetti. Ha consegnato denaro ai testimoni come David Mills che dichiaravano il falso per salvarlo dai processi giudiziari. 

Un campionario di reati che a un cittadino comune sarebbe costato carissimo, mentre lui l’ha sempre fatta franca grazie all’immunità parlamentare e alla leggi ad personam che i suoi governi avevano elaborato per depenalizzare tutto: la corruzione, il falso in bilancio, i finanziamenti illeciti ai partiti, la frode fiscale. Un personaggio che ha fatto della lotta contro la giustizia il suo cavallo di battaglia e che la Cassazione ha stabilito essere stato un pagatore di Cosa Nostra dal 1973 al 1994, cioè fino al giorno in cui diventò per la prima volta capo del governo italiano. Non si è mai visto in una nazione occidentale che un connivente mafioso diventasse capo del governo, che sarebbe come dire che Al Capone si insediò alla Casa Bianca. 

Il suo stretto collaboratore Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. La Cassazione ha stabilito che dal 1974 al 1992 Dell’Utri ha mediato tra Berlusconi e Cosa Nostra, con soldi che da Milano finivano a Palermo, prima nelle mani di Bontate e poi in quelle di Riina in cambio della sua sicurezza personale. Era iscritto alla loggia sovversiva P2 di Licio Gelli, il cui “Piano di rinascita democratica” mirava a controllare le istituzioni politiche, giudiziarie e mediatiche italiane. Fino alla sua morte, è rimasto indagato dalla Procura di Firenze in relazione alle stragi mafiose avvenute nel 1993. 

Un personaggio a dir poco discutibile che pur di arricchirsi ha violato tutte le leggi fin da quando portava i calzoni corti e che lo Stato italiano vorrebbe mettere sullo stesso livello di eroi nazionali come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, magistrati che hanno perso la vita per lottare contro la mafia. Queste decisioni sono un vero e proprio insulto alla legalità e proiettano il messaggio per cui più in Italia più sei disonesto e più viene premiato, con la dedica di aeroporti e francobolli. 

da qui