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sabato 10 aprile 2021

Il Cile verso il voto tra la paura del Covid e la fuga dei grandi capitali - Federico Nastasi

In Cile, la campagna vaccinale procede a buon ritmo: circa il 30% della popolazione ha ricevuto almeno una dose del vaccino, il 74% degli over-60 ha ricevuto entrambe le dosi. Ciononostante, è arrivata la seconda ondata. E sta colpendo duro. Sabato è stato il terzo giorno consecutivo di record di contagi, ottomila in 24 ore, benché si siano ridotti i tamponi. Con la variante brasiliana in circolazione, i posti in terapia intensiva in esaurimento e un morto ogni quindici minuti, il Cile ha di nuovo paura.

Ma com’è possibile che un paese leader nella campagna vaccinale sia cascato di nuovo nell’incubo? “L’aumento è dovuto a un calo di autocontrollo delle persone, tipico dell’estate, come è successo in altri paesi” si giustifica il Ministro della Salute. Ma d’altronde, il governo ha alimentato un eccessivo senso di sicurezza e autorizzato la riapertura delle frontiere, della circolazione tra regioni, delle attività economiche non essenziali. La troppa fretta ha bruciato il primato positivo della campagna vaccinale del Cile, che viene indicato come esempio “da non seguire” dalla Primo Ministro scozzese.

Di fronte alla seconda ondata, il governo ha risposto con la chiusura delle frontiere e un lock-down per zone, (per l’83% della popolazione, nella regione metropolitana di Santiago, Viña del Mar sulla costa, e Iquique a nord) e il coprifuoco a partire dalle 21h00.

E le elezioni? Il governo di destra, guidato da Sebastián Piñera, ha proposto di rinviare di un mese il voto dell’11 aprile, quando si dovrebbe votare per i sindaci e i governatori, e per i 155 membri della convenzione costituente incaricata di redigere una nuova costituzione. La proroga, approvata alla Camera, è sostenuta anche dal Collegio Medico e dalla sua combattiva presidentessa Izkia Siches (ricordate questo nome, ne sentirete parlare in futuro).

Rinvio sì, ma non gratis. La proposta di rinvio al 15 maggio si è arenata al Senato. L’opposizione ha vincolato il proprio voto all’approvazione di misure sanitarie più restrittive, più trasferimenti alle famiglie in difficoltà e limitazioni al flusso di denaro per la campagna elettorale. La proroga, quasi certamente, sarà approvata. Ma questo braccio di ferro è una novità per il Senato, considerato il porto delle nebbie dell’opposizione parlamentare. Il governo è minoranza in entrambe le camere e da quando, a inizio marzo, alla guida della Camera Alta l’opposizione ha eletto Yasna Provoste, l’aria è cambiata.

Provoste è la prima donna indigena, diaguita, ad assumere la seconda carica dello Stato. Politica di lungo corso della Democrazia Cristiana, viene dal Nord del paese, non appartiene al salotto buono delle élite della capitale. È stata ministra dell’Educazione del governo Bachelet, rimossa con voto parlamentare nel 2008 e costretto a ritirarsi dalla politica per cinque anni, a seguito di una feroce campagna mediatica del centro-destra. Ha fama di dura. Ed in effetti, sta dando filo da torcere al governo su numerosi dossier. E usa il suo incarico per promuovere un messaggio di unità per l’opposizione in vista delle elezioni presidenziali di fine anno, mostrandosi autonoma dalla linea ufficiale del suo partito. Ha proposto “un governo di centro sinistra con partiti e movimenti sociali per trasformare la società”. Chissà riesca a mettere d’accordo la babele della sinistra cilena.

Intanto, mentre il virus circola di bocca in bocca, il denaro scappa. 3,2 miliardi di euro: tanto vale la fuga di capitali verso l’estero nell’ultimo anno, secondo i dati del Banco Central de Chile. “I ricchi sono spaventati. E quando sono spaventati, spostano i soldi da un’altra parte” spiega Patrick Dwyer, esperto di consulenze patrimoniali al quotidiano cileno El Desconcierto. I grandi capitali cileni, temendo l’incertezza del processo costituente in atto, si sono spostati all’estero, sopratutto a Miami. E alcuni dei titolari di questi grandi patrimoni hanno chiesto anche la cittadinanza statunitense. Questa fuga è l’ennesima prova del “distacco delle élite dal paese, portando i soldi all’estero ritardano la ripresa economica” segnala Marco Kremerman, economista della Fundación Sol, che prosegue “investono in Cile fintanto che gli sono garantiti i privilegi. Adesso che si mette in discussione il sistema fiscale, il codice del lavoro e il sistema di pensioni AFP, se ne vanno”.

Oltre ai capitali, scappano anche i cileni dalla capitale. Tra giovedì e venerdì, alla vigila del ponte della Settimana Santa, sessantamila auto hanno provato ad abbandonare Santiago, creando una coda di sedici km. Nonostante il divieto di uscire dalla capitale, molti sono risciuti a svignarsela, quando i carabineros di fronte alle oltre cinque ore di coda, hanno deciso di far circolare le auto.

“Il governo, spinto dagli interessi economici, ha rilassato le restrizioni. E la gente si preoccupa di cosa fare il Venerdì Santo. Non è possibile! Noi siamo esausti” dichiara con rabbia un medico della terapia intensiva al giornale The Clinic. Non sarà una buona domenica di Pasqua quest’anno in Cile.

Infine due segnalazioni:

Da vedere: Trilogia cilena. Forse avrete visto ‘NO! I giorni dell’arcobaleno’, sul referendum che pose fine alla dittatura militare. Su Netflix è disponibile (solo in spagnolo con sottotitoli) la trilogia del regista Pablo Larraín, che ha girato anche Tony Manero (2008), dove il protagonista vuole essere il protagonista di ‘Febbre del sabato sera’ nella Santiago della dittatura, e El Club (2015), un ritratto impietoso del clero cattolico nel paese andino.

Da leggere: Il nazismo è finito con la caduta del Terzo Reich? Risposta negativa. Nel sud del Cile, per oltre vent’anni, è esistita un’enclave nazista, Colonia Dignidad. Uno Stato nello Stato, con le sue leggi e la propria morale; una setta guidata da un ex gerarca nazista; una base di appoggio per la polizia politica di Pinochet; centro di abusi sessuali e schiavitù. È la storia vera raccontata, in forma di romanzo, da Sprinters di Lola Larra, edito da Edicola Ediciones, una ‘piccola casa editrice garibaldina, un ponte tra Cile e Italia’.


Dal blog Plaza Dignidad – Lettere dal Cile


da qui

lunedì 25 maggio 2020

Socialismo municipale alla cilena - Federico Nastasi (*)


L’esperienza di Recoleta, comune del Gran Santiago amministrato dal sindaco Daniel Jaude, del Partito comunista cileno.


Recoleta è uno dei trentasette comuni che formano il Gran Santiago, l’area metropolitana della capitale cilena. Il comune sorge a nord del rio Mapocho, il fiume terroso che attraversa la città, ha gli stessi abitanti di Reggio Emilia, 170 mila, concentrati in appena 16km2, meno del centro storico di Roma. Ha la forma di un trapezio che si sviluppa da nord a sud in un susseguirsi fitto di costruzioni, vecchie case basse e palazzoni di venti piani, dove vive un ceto popolare e di classe media bassa, prevalentemente impiegata nelle piccole imprese dei servizi, nella manifattura e nel commercio al dettaglio, che ruotano attorno al grande mercato comunale de la Vega. Non c’è miseria e non ci sono lussi.
Dal 2012 il sindaco è Daniel Jaude, del Partito Comunista Cileno. Jaude è figlio di piccoli commercianti della comunità palestinese emigrata in Cile, è architetto, sociologo ed esperto in edilizia popolare. La sua vita è un cammino parallelo tra il lavoro di architetto, studioso specializzato in sviluppo locale e l’impegno politico, da militante, candidato alcune volte sconfitto ma mai vinto, amministratore molto apprezzato.
Da sindaco, grazie a un’interpretazione astuta della legge, ha aumentato i campi di intervento in capo al municipio, trasformandolo progressivamente in “ente economico”, per rispondere ai bisogni dei cittadini cileni, abituati a vivere in un paese dove l’intervento pubblico è minimo e lo Stato è pensato come sussidiario ai servizi offerti dal mercato.

Nel 2015 a Recoleta nasce “Ricardo Silva Soto”, la prima farmacia popolare cilena. Il municipio compra famarci nel mercato nazionale e internazionale, riducendo così i costi della catena di distribuzione e il prezzo di vendita al banco fino al 70% rispetto a quelli delle farmacie commerciali. Il successo dell’iniziativa è stato inizialmente osteggiato dai laboratori farmaceutici nazionali, i quali tentarono di boicottarla aumentando i prezzi con i quali rifornivano le farmacie popolari. Un’inchiesta dell’istituto di salute pubblica scoprì la manovra e sanzionò i laboratori.
In due anni sono nate farmacie popolari in molti comuni cileni e si sono organizzate in gruppi di acquisto, riducendo ulteriormente i prezzi all’ingrosso. Si tratta di piccolo esperimento, non certo la soluzione al problema del mercato dei farmaci cileno, un oligopolio dove tre catene farmaceutiche si contendono il 90% del mercato e controllano i prezzi. Per quanto piccolo, è innegabile che il caso delle farmacie popolari abbia rappresentato un sollievo per i consumatori, più che proporzionale per quelli di minor reddito.
Jaude non si è fermato alle farmacie, ha poi fondato Recoletras e Recomúsica per la vendita di libri e DVD, uno studio dentistico, un ottico Óptica Popular, una ditta di edilizia e l’università Abierta de Recoleta. Tutte queste iniziative sono promosse da Innova Recoleta, ente municipale, presieduto dallo stesso Jaude, che si occupa di innovazione e sviluppo locale, funziona come istituto di formazione, incubatore di imprese e lavora in coordinamento con imprenditori, associazioni, cooperative e le juntas de vecinos, i consigli di quartiere.

L’ultima iniziativa di Innova Recoleta è Energía Popular, per rifornire di energia fotovoltaica il municipio e annullare i costi delle bollette per i più poveri. Vista la carenza di spazio, si stanno installando i pannelli fotovoltaici acquistati dal comune sui tetti delle abitazioni private, in cambio della fornitura elettrica gratuita. Ciascun pannello infatti produce 400 Watts e l’eccedente del consumo domestico viene trasferito alla rete elettrica convenzionale. Ad oggi ne sono installati sei, partendo dalle abitazioni di un gruppo di 43 persone, soprattutto pensionati poveri, l’obiettivo è arrivare a 500 famiglie in 5 anni.
Secondo le intenzioni di Jaude, Energía Popular è un capitolo di un piano più ampio di Sovranità energetica, che punta – in collaborazione con altri municipi – a produrre localmente l’energia consumata e ridurre i costi a carico delle famiglie, aumentati di circa il 20% nel corso del 2019. La principale distributrice di energia elettrica nel paese è la multinazionale italiana Enel, presieduta da Herman Chadwick Piñera, cugino del presidente della repubblica e fratello dell’ex ministro dell’interno, Andrés, considerato – con voto parlamentare – responsabile politico delle violenze dei carabinieri ai danni dei manifestanti, durante le proteste dello scorso ottobre. In scala, il progetto di Jaude ricorda quello della centrale Montemartini di Roma, inaugurata dalla giunta Nathan nel 1912 per la produzione pubblica di energia.
Il caso di Recoleta è una esperienza nuova per il Cile, la cui organizzazione statale è fortemente centralizzata, ma si ricollega con l’esperienza del socialismo municipale europeo di fine ’800 e inizio ’900. In quei decenni, come spiega Patrizia Dogliani, i socialisti si trovarono a gestire numerose amministrazioni locali di tante città europee. Il concetto di municipalizzazione venne declinato in chiave socialista, ovvero con l’acquisizione da parte del comune di prerogative di governo del territorio organizzate in vere e proprie aziende.

Si crearono circoli virtuosi tra le cooperative dei lavoratori dei servizi, leghe di consumatori, società di mutuo soccorso e il governo locale. Il municipio divenne ente politico e non solo amministrativo, offrendo risposte istituzionali alle crescenti aspettative sociali e al contempo modificando la struttura produttiva e quella fiscale.
In Italia, nel 1889, il Partito operaio conquista la prima amministrazione, Imola, feudo politico di Andrea Costa, che aveva traghettato alla fine degli anni ’70 parte del movimento proletario italiano dall’anarchismo al socialismo. In Francia, l’esperienza amministrativa, servì come scuola ai socialisti per trasformarsi da movimento rivoluzionario a forza di governo. Il caso cileno non solo ripropone in nuovi termini elementi del socialismo municipale europeo di un secolo fa, ma presenta un esempio interessante del movimento del municipalismo libertario contemporaneo, quello di Murray Bookchin, che punta a cambiare la società a partire dall’impegno locale, soddisfacendo i bisogni umani rispettando l’ambiente, e basato su un’etica della cooperazione. Come ha scritto Ida Dominijanni “è nei tempi di crisi in cui in cui l’immaginazione politica lavora meglio, e salta con una creatività e una velocità impensabili in tempi normali”. E guardare lontano, fino alla piccola Recoleta in Cile, può dare stimoli a chi coltiva l’immaginazione politica.