In Fahrenheit 451 i libri bruciavano perché le idee che custodivano facevano paura. Per salvarle dall’oblio, i dissidenti immaginati da Ray Bradbury imparavano le opere a memoria, trasformandosi essi stessi in biblioteche viventi. Oggi, le fiamme sono state sostituite dagli scanner: milioni di volumi vengono acquistati da aziende di intelligenza artificiale, smembrati, digitalizzati e, infine, distrutti affinché il loro contenuto possa alimentare le macchine. La conoscenza non scompare, ma cambia padrone: dall’oggetto fisico e cartaceo, accessibile e rivendibile a tutti, passa negli archivi privati delle grandi aziende tecnologiche. Una biblioteca sterminata viene sacrificata per costruirne un’altra, invisibile e proprietaria e, mentre gli algoritmi imparano a scrivere come gli esseri umani, una parte del patrimonio culturale che li ha nutriti finisce al macero.
Il caso più documentato riguarda Anthropic, la società che sviluppa Claude.
Gli atti della causa intentata dagli scrittori Andrea Bartz, Charles
Graeber e Kirk Wallace Johnson hanno rivelato che l’azienda aveva
scaricato oltre sette milioni di copie digitali da archivi pirata come
Books3, LibGen e Pirate Library Mirror. Quando i rischi legali sono diventati
evidenti, Anthropic ha cambiato strategia. All’inizio del 2024 ha affidato a
Tom Turvey, già responsabile del progetto Google Books, il compito di ottenere
«tutti i libri del mondo» aggirando, per quanto possibile, gli ostacoli legali
e commerciali. È nato così Project Panama, un piano che un
documento interno descriveva come il tentativo di «scansionare in modo
distruttivo tutti i libri del mondo», accompagnato da un ordine eloquente:
«Non vogliamo che si sappia che ci stiamo lavorando». L’azienda acquistava
decine di migliaia di volumi alla volta, spesso usati, da fornitori come Better
World Books e World of Books. La lavorazione veniva poi affidata a società
esterne: macchinari idraulici tagliavano i dorsi, separavano le pagine e le
passavano negli scanner industriali. La carta residua finiva al macero, mentre
i file entravano nella biblioteca digitale permanente di Anthropic e, almeno in
parte, nei dati utilizzati per addestrare Claude. Nel giugno 2025, il giudice
William Alsup ha stabilito che addestrare i modelli di Anthropic con libri
regolarmente acquistati e digitalizzati rientra nell’uso legittimo,
mentre non è lecita l’acquisizione di opere da archivi pirata. Su
quest’ultimo punto, Anthropic ha chiuso la controversia senza ammettere
responsabilità, accettando un accordo da 1,5 miliardi di dollari. Il messaggio
per l’industria è chiaro: comprare, digitalizzare e distruggere un libro è
giuridicamente molto meno rischioso che copiarlo illegalmente.
Il fenomeno sembra, però, estendersi ben oltre
Anthropic. Dalla primavera scorsa, diversi antiquari europei hanno
segnalato ordini anomali, eseguiti automaticamente durante la notte e
diretti verso intermediari che acquistano un solo esemplare per titolo. Non soltanto
classici o bestseller, ma libri di cucina, biografie, romanzi dimenticati,
saggi fuori catalogo e pubblicazioni risalenti agli anni Settanta. Secondo un’inchiesta della radiotelevisione svizzera, nella sola
Germania sarebbero stati rastrellati circa 700 mila titoli e fino a tre milioni
nel mondo. I libri pubblicati prima dell’avvento dell’AI generativa sono
particolarmente ricercati perché contengono testi scritti e revisionati
interamente da esseri umani. Addestrare i modelli sui contenuti prodotti da
altre AI rischia, infatti, di impoverirne progressivamente il linguaggio e
amplificarne gli errori. Per imparare a scrivere come noi, le macchine devono,
quindi, “divorare” ciò che abbiamo scritto prima del loro arrivo. Ad agosto,
inoltre, 404 Media ha seguito con un dispositivo di localizzazione
una spedizione di libri rari fino al centro Amazon VGT3 di Las Vegas.
Dipendenti della struttura hanno riferito che lì i volumi vengono privati del
dorso e scansionati. Amazon non ha, però, confermato che i libri fossero
destinati all’addestramento dell’AI, né ha chiarito l’utilizzo finale dei testi
digitalizzati.
Ora, diciotto organizzazioni statunitensi, tra cui
Demand Progress Education Fund, Consumer Federation of America e Institute for
Local Self-Reliance, chiedono alla Federal Trade Commission di indagare.
Definiscono il sistema “hoard-and-destroy”: “accumulare e distruggere”
per trasformare una risorsa comune in un vantaggio esclusivo. Il rischio
riguarda soprattutto testi rari, edizioni minori, pubblicazioni straniere e
libri mai digitalizzati: una volta eliminato l’originale, la sola versione
superstite potrebbe restare rinchiusa negli archivi di un colosso tecnologico.
La questione supera così il diritto d’autore e investe l’accesso alla
conoscenza: soltanto le aziende più ricche possono rastrellare milioni di
volumi e trasformarli in un vantaggio competitivo inaccessibile agli altri. Non
siamo ancora ai roghi di Bradbury, ma il paradosso rimane: i libri vengono
divorati dalle macchine e poi distrutti, mentre ciò che custodivano
finisce negli archivi privati degli oligopoli della Silicon Valley.
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