Visualizzazione post con etichetta Houthi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Houthi. Mostra tutti i post

giovedì 24 settembre 2026

La confusa Italia armata in Medio Oriente ora rischia - Ennio Remondino

 

Dall’esibizione politica al rischio concreto. L’impegno militare italiano nella Penisola Arabica: ipotesi di una imprecisata missione navale per la scorta ai mercantili nello Stretto di Bab el Mandeb mentre un aereo da combattimento italiano Eurofighter schierato nella base saudita di Taif è stato distrutto dai bombardamenti Houthi. Cosa ci faceva là, chi l’ha deciso e (scusate), chi paga?

Alla scoperta dell’Italia armata in Medio Oriente

Marina, aeronautica ed anche esercito. Stiamo scoprendo diverse missioni militari italiane mai dibattute pubblicamente né approvate in Parlamento. La Task Force Air- Arabia con 400 militari alla difesa aerea e dei Paesi partner del Golfo con quattro caccia bombardieri Eurofighter F-2000 e un C 130J di trasporto tattico. Poi la Task Force Land dell’Esercito, con 260 uomini e assetti per la difesa aerea in Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti tra cui una batteria missilistica SAMP-T, radar di ultima generazione, cannoni a tiro rapido, munizioni anti-drone e anti-missile collaudati in Ucraina. Cosa ci fanno lì e come ci sono finiti?

Missioni certamente a rischio

Le forze aeree italiane ufficialmente schierate fino a ieri in Kuwait spostate ‘per sicurezza’ in Arabia Saudita? Anche per la presa in giro c’è il limite della decenza. Con il danno subito, un caccia distrutto ora ammettono, non più occultabile. Missione del tutto nuova, con nostri militari coinvolti nel conflitto contro l’Iran e i suoi alleati regionali. Ben diversa dalla Task Force Air-Kuwait autorizzata in Parlamento contro le residue milizie dell’ISIS presenti in Iraq. Con nuovo armenti e uomini schierati. Legittimo decidere un ruolo più marcato nel conflitto contro l’Iran, in cui finora Roma però non si è fatta saggiamente coinvolgere, ma da dibattere pubblicamente, e farlo approvare dal Parlamento.

Azzardi politici e bersagli italiani

Collaborare con i sauditi nelle operazioni sullo Yemen fa diventare anche i mercantili italiani in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb, potenziali bersagli. E ora il ministro -alla buonora-, chiede ai vertici militari una valutazione della situazione nel Mar Rosso e un piano a garantire il transito attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb delle navi di ‘interesse nazionale’. Poi, ‘questione giuridica’, e anche su questo ‘era ora’. La legittimità di richiamare in diversa missione delle Forze Armate già presenti nell’area impiegate in altre operazioni, o se –ragionevolmente-, si renda necessaria una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento. Coda di paglia.

Marina tra Golfo Persico e Mar Rosso

La Marina Militare schiera a Gibuti la ‘Femm Bergamini’ e due cacciamine d’entusiasmo che, sulla scia della pece con l’Iran vantata da Trump, dovevano sminare lo Stretto di Hormuz con l’accordo di Teheran. La Bergamini ha scortato il mercantile Jolly Oro. Per la scorta navale ai mercantili, sarebbero già una decina quelli che hanno chiesto una scorta, Anche se al momento «non si segnalano minacce portate dalle milizie Houthi o da altre forze regionali contro il traffico navale». Così ci dicono, e noi contiamo su dichiarazioni politiche serie sagge.  Per fortuna Ansar Allah ha reso noto che colpirà solo navi saudite e non minacciare navi di diversa nazionalità.

Mar Rosso, Hormuz e sempre Russia

Attualmente sono oltre 1.200 al mese le navi che attraversano lo stretto di Bab el Mandeb. Negli ultimi giorni le navi in transito sarebbero in media 27 al giorno riferisce l’ANSA. Ma anche qui, una forzatura della missione militare d’origine. A febbraio, con la proroga dell’Operazione Aspides, è stato annunciato un ulteriore compito della flotta UE: raccogliere informazioni sulla “flotta ombra” di petroliere e mercantili che operano per conto della Federazione Russa. Segnale che gli Houthi non sono, al momento, una minaccia. Saggio cercare guai schierando aerei militari italiani a Taif si chiedono ambienti militari qualificati?

Italia in soccorso alla straricca Arabia?

L’Arabia Saudita dispone di circa 450 aerei da combattimento, più del doppio dell’Italia, ed è tra le prime nazioni al mondo per spese militari. «Potrà avere bisogno di consiglieri per intelligence e dati satellitari come i 100/200 statunitensi che secondo CNN affiancano i vertici sauditi nei comandi operativi, ma di certo non soffre nei numeri», i dati di Analisi Difesa. Quanto può contribuire la presenza di aerei da combattimento e missili da difesa aerea italiani a Taif, al rischio che Ansar Allah consideri l’Italia co-belligerante al fianco di Riad? Mercantili italiani a rischio con la necessità di scortarli tutti, e tutti da soli, o l’Europa c’è?

Lo sfregio sulla Capitale

Forti boati, poi una colonna nera vicino all’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh. Nei video si vedono le fiamme dietro i serbatoi di carburante. Nel Paese più favorito in Medio Oriente, dopo Israele, da ogni amministrazione americana. Centinaia di consiglieri, 50mila soldati statunitensi nell’area, oltre il nostro piccolo contingente già colpito. La settimana scorsa Washington aveva dato il via libera a una vendita da 24,3 miliardi di dollari, quasi cinquanta caccia F-35. Un investimento enorme, mentre il cielo sopra la capitale si riempie di fumo. E il ministro degli esteri iraniano Araghchi afferma che la sicurezza duratura del Medio Oriente non può essere dettata da potenze esterne.

da qui

lunedì 26 maggio 2025

Il genocidio non si ferma ancora

Gli Houthi dello Yemen orgoglio dell’umanità – Francesco Masala

Quando i nazisti sterminavano i prigionieri nei campi di concentramento (non solo ebrei, lo sanno tutti, speriamo) si sapeva, lo sapevano in Vaticano, lo sapevano gli inglesi, lo sapevano gli statiunitensi, da anni (i cattivi pensano che tutti aspettassero l’esito dell’invasione nazista in Unione Sovietica per decidere cosa fare), ma furono i sovietici a liberare i prigionieri dei campi di concentramento nazisti.

Oggi per il genocidio in corso a Gaza, dopo più di un anno e mezzo, ci sono infinite prove e testimonianze. in diretta; alcuni (pochi) paesi europei (l’Italia è esclusa) s’indignano (o fanno finta), dopo decine e decine di migliaia di morti assassinati deliberatamente da un esercito ignobile, e propongono, quei paesi europei, sanzioni importanti contro lo stato che stermina i civili palestinesi, verranno comprati sessanta chili di pompelmi in meno, e addirittura l’anno prossimo Israele, forse, non sarà invitato all’Eurovision Song Contest. Che sanzioni decisive, l’Unione Europea spaventa il mondo!

Ma cosa aspettarsi da un’Italia che ha delegato la gestione dei servizi segreti agli israeliani (qui)?

Gli unici che si oppongono con le armi ai nazisionisti che sterminano la popolazione palestinese sono gli Houthi dello Yemen, scandalizzando l’Occidente che fornisce le armi a Israele.

Eppure da decine e decine di anni l’Onu dovrebbe fare quello che fanno gli Houthi, a uno stato nato grazie all’Onu, ma che non ha mai rispettato le regole delle relazioni internazionali definite dalle Nazioni Unite, occupa territori (prima la Palestina, poi il Libano, adesso anche la Siria) di altri paesi, pratica l’apartheid, invade la Palestina con centinaia di migliaia di coloni armati (e a volte assassini), pratica con entusiasmo il genocidio (qualcuno lo ammette anche in Israele).

A discolpa di Israele si dice che è uno stato democratico, chissà se qualcuno si ricorda che la Germania aveva democraticamente eletto il serial killer Hitler e la sua corte, ma anche Israele ha democraticamente eletto il serial killer Netanyahu e la sua corte, come pure la democratica Ucraina ha democraticamente eletto il gentile Zelensky (Ali Baba e i quaranta ladroni sfigurano al suo confronto).

Lunga vita agli Houthi dello Yemen!!!

 

 

 

 

FORTE AUMENTO DEI DECESSI PER FAME: IN SOLE 24 ORE, 26 PALESTINESI A GAZA SONO MORTI PER DENUTRIZIONE E MANCANZA DI CURE MEDICHE
Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 21 maggio 2025
Territorio Palestinese – I decessi tra anziani, bambini e malati nella Striscia di Gaza sono aumentati in modo allarmante a causa della denutrizione, della malnutrizione e della mancanza di cure mediche, in condizioni di vita create da Israele per esaurire la popolazione palestinese.
Queste condizioni includono la fame intenzionale, sofferenze estreme e la privazione sistematica dell’assistenza sanitaria, insieme a un blocco totale: tutto ciò fa parte di una Campagna di Genocidio in corso che è ormai entrata nel suo 19° mese consecutivo.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato la morte di 26 palestinesi, tra cui nove bambini, in sole 24 ore. Queste morti sono il risultato di una deliberata politica israeliana che usa la fame e la negazione delle cure come armi per uccidere i civili palestinesi. L’inasprimento del blocco, in vigore dal 2 marzo, colpisce in modo sproporzionato i più vulnerabili e trasforma la catastrofe umanitaria provocata da Israele in uno Strumento di Sterminio.
C’è stato un aumento significativo dei decessi tra anziani, bambini e pazienti cronici a causa della denutrizione e del collasso dei servizi sanitari nella Striscia di Gaza. Israele ha metodicamente smantellato il sistema sanitario della Striscia attraverso una combinazione di assedio e attacchi diretti, costringendo ospedali come l’Ospedale Europeo di Gaza, a Sud, e l’Ospedale Indonesiano, a Nord, a chiudere completamente. Tutte le strutture mediche rimanenti sono a malapena operative.
L’assenza di un sistema efficace all’interno del Ministero della Sanità di Gaza per monitorare questi decessi significa che molti sono ufficialmente registrati come dovuti a “cause naturali”, nonostante siano direttamente causati da politiche deliberate di Carestia e dal collasso sistematico del sistema sanitario. La chiara prassi israeliana di Uccisioni intenzionali è proibita dal Diritto Internazionale Umanitario e penale.
Il personale sul campo dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha raccolto testimonianze strazianti di anziani sfollati forzatamente, mentre morivano di fame, in seguito agli ordini di evacuazione israeliani. “Vivo in una tenda vicino alla mia casa distrutta ad Abasan al-Kabira, a Est di Khan Younis”, ha detto Abdel Salam Qudeih, 76 anni. “L’esercito ha pubblicato una mappa che ci ordinava di evacuare. Non potevo portare nulla. Ho camminato per tre ore senza mangiare per un giorno intero, finché non sono arrivato ad Al-Mawasi in cattive condizioni di salute. Non potevo nemmeno procurarmi le medicine per la mia malattia cronica”.
L’artista Samir al-Kabariti, un uomo anziano del quartiere Shuja’iyya di Gaza, è stato visto piangere mentre fuggiva su una sedia a rotelle. “Non mangio da due o tre giorni”, ha detto. “Voglio solo un pezzo di pane”.
Widad al-Sumairi di 73 anni è fuggita da Al-Qarara, a Nord-Est di Khan Younis, con la famiglia di suo figlio, percorrendo a piedi diversi chilometri senza portare nulla con sé. “Non abbiamo più cibo”, ha detto. “Per giorni abbiamo mangiato solo un piccolo pasto. I bambini sono disidratati. Lo sfollamento ha peggiorato le nostre sofferenze. Perché stiamo morendo di fame e veniamo sfollati continuamente? Qualcuno, per favore, ci aiuti”.
Non ci sono prove tangibili degli aiuti che Israele afferma di aver permesso. Il primo giorno, solo cinque camion sarebbero entrati. Non è ancora chiaro se i camion, carichi solo di integratori alimentari e sudari, abbiano raggiunto la Striscia di Gaza o se siano ancora bloccati al Valico di Kerem Shalom. Secondo le Nazioni Unite, il carico di aiuti è “una goccia nell’oceano” di ciò che è necessario per soddisfare i bisogni quotidiani urgenti della popolazione.
La situazione è aggravata dai continui bombardamenti israeliani, che distruggono case, rifugi e scarse scorte alimentari ogni volta che le persone vengono costrette a sfollare. Pertanto, le famiglie non solo fuggono dai bombardamenti, ma devono affrontare la minaccia della fame a ogni nuovo sfollamento.
Gli atti sopra menzionati rappresentano alcuni dei Crimini più gravi ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, che classifica l'”Omicidio intenzionale” come il causare la morte attraverso mezzi come la fame e la negazione di cure mediche. Questi atti possono essere considerati Crimini di Guerra e Crimini contro l’Umanità quando commessi nell’ambito di un attacco diffuso o sistematico contro i civili, il che descrive chiaramente le azioni di Israele nella Striscia di Gaza.
Le azioni di Israele soddisfano anche i criteri legali per il Genocidio, tra cui l’uccisione e l’inflizione di gravi danni fisici o mentali ai membri di un gruppo protetto e l’imposizione deliberata di condizioni di vita volte a provocare la distruzione fisica del gruppo, in tutto o in parte.
Questo Genocidio infuria da oltre 19 mesi, con Israele che prende apertamente di mira la popolazione civile della Striscia di Gaza. La crisi umanitaria nell’enclave assediata ha ormai raggiunto livelli catastrofici. La fame attualmente colpisce non solo i più vulnerabili, ma ogni segmento della società, in un contesto di collasso quasi totale dei servizi essenziali e di assenza di beni di prima necessità come cibo, assistenza sanitaria e alloggio.
L’illegale blocco israeliano, che esisteva prima dell’inizio del Genocidio nell’ottobre 2023 ma che è peggiorato da allora, insieme alle sistematiche restrizioni agli aiuti umanitari e alla deliberata distruzione del sistema sanitario della Striscia di Gaza, in particolare negli ultimi 70 giorni, ha causato una distruzione irreversibile. La popolazione della Striscia, di oltre due milioni di persone, deve affrontare diffuse conseguenze sanitarie.
L’attuale meccanismo proposto da Israele e Stati Uniti per gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza non è altro che una nuova manovra progettata per prolungare l’attuale e illegale blocco. Cerca di riconfezionare il Crimine della fame utilizzando un fuorviante quadro cosiddetto “umanitario”, legittimando così falsamente il continuo uso della Fame come Arma di Genocidio.
Tutti gli Stati, individualmente e collettivamente, devono assumersi le proprie responsabilità legali e agire con urgenza per porre fine al Genocidio. Ciò include l’adozione di tutte le misure efficaci per proteggere i civili palestinesi e la revoca immediata del blocco illegale sulla Striscia di Gaza, l’unica via percorribile per fermare il peggioramento della crisi umanitaria e garantire l’ingresso senza ostacoli di aiuti salvavita.
Ogni ulteriore ritardo nella revoca dell’assedio costituisce una continuazione di gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, aggravandone le conseguenze catastrofiche e incontrollabili. Finché la comunità internazionale non costringerà Israele e i suoi alleati più potenti a cambiare rotta, gli oltre due milioni di civili nella Striscia di Gaza saranno tenuti in ostaggio: affamati, assetati e privati delle cure mediche, in palese violazione dei loro diritti fondamentali alla Vita e alla Dignità.
La comunità internazionale deve imporre sanzioni economiche, diplomatiche e militari a Israele e ai suoi più stretti alleati per le suddette sistematiche e gravi violazioni del Diritto Internazionale. Queste sanzioni includono un embargo totale sulle armi, incluso il divieto di esportazione, di beni a duplice uso e di cooperazione militare; la sospensione di ogni forma di sostegno politico, finanziario e militare; il congelamento dei beni dei funzionari israeliani implicati in Crimini contro i palestinesi; l’imposizione di divieti di viaggio a tutti i responsabili; e la sospensione dei privilegi commerciali e degli accordi bilaterali che forniscono a Israele vantaggi economici che ne consentono la prosecuzione dei Crimini.
Inoltre, la Corte Penale Internazionale deve accelerare le sue indagini ed emettere mandati di arresto per ogni funzionario israeliano coinvolto in Crimini internazionali commessi nella Striscia di Gaza. Questi Crimini devono essere formalmente riconosciuti e trattati come Atti di Genocidio. Si ricorda agli Stati Parte dello Statuto di Roma il loro obbligo giuridico di cooperare pienamente con la Corte, garantire l’esecuzione dei mandati d’arresto e assicurare alla giustizia i responsabili, ovvero porre fine alla loro continua impunità.
La comunità internazionale deve adempiere immediatamente ai propri obblighi legali e morali affrontando la causa principale della sofferenza e dell’oppressione del popolo palestinese, che persiste da 77 anni: il Regime di Apartheid imposto ai palestinesi dall’Impresa Coloniale israeliana. Per garantire il diritto dei palestinesi alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione secondo il Diritto Internazionale, la comunità internazionale deve agire per porre fine all’Occupazione illegale di Israele.
Israele deve essere costretto a revocare il suo blocco illegale sulla Striscia di Gaza, tutti gli autori di Crimini commessi contro i palestinesi nella Striscia devono essere ritenuti responsabili e giustizia e riparazione devono essere garantite alle vittime palestinesi.