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lunedì 4 marzo 2024

Fascino e alibi dell’uomo forte al potere - Alessandro Ghebreigziabiher

 

C’era una volta un tema vecchio e già narrato a fondo in tutti i suoi aspetti.
Quello del fascino che l’uomo forte al potere 
suscita nella popolazione nostrana. Il che non vuol dire affatto che forte lo sia sul serio. Ciò che conta è solo l’atteggiamento, nella scelta della postura come del tono della voce, nello sguardo e soprattutto nelle parole.

Ad ammaliare gli abitanti di questo nostro stivale non è la forza in sé, bensì l’idea di quest’ultima, messa in scena nel modo più convincente possibile.
Ciò nonostante, nessun uomo forte – ovvero solo nella farsa – lo è tale per tutte le stagioni e differenti generazioni.

Cominciamo dal primo per antonomasia nell’immaginario storico dei più: Benito Mussolini, il primo capocomico di questo atavico spettacolo che funziona sempre allo stesso modo. Ciò vuol dire che ottiene ogni volta l’identico risultato negli occhi e nei cuori del popolo – o per meglio dire il gregge – che guarda e ascolta: obbedienza, riverenza e paura.
Il Duce otteneva ciò con una singola espressione del volto, seria e corrucciata e con l’ausilio di una mascella volitiva, il petto in fuori, le gambe divaricate e le braccia che si agitavano con un’incoerente coerenza.

Dopo una successione di leader più o meno in grado di guadagnarsi tale particolare tipologia di asservimento da parte della cittadinanza – più meno che più – il secondo che mi viene in mente è Giulio Andreotti, soprannominato il “Papa nero”, il “divo”, o anche “Belzebù”, l’uomo forte – o sembiante tale – il quale ha dominato la scena politica italiana dalla fine degli anni ‘50 agli ultimi degli Ottanta. Ma Andreotti si meritava lo scettro in modo differente. Non aveva dalla sua il classico physique du rôle adatto al personaggio, sia per quanto riguardi la figura che la voce, ma raggiungeva comunque lo scopo sopra citato: ottenere e incutere obbedienza, riverenza e paura.

Semplicemente aveva intuito che con la gente di questa penisola, stretta e allungata in un mare che per secoli l’ha vista vulnerabile e preda di aggressioni da ogni dove, non serviva neppure farlo vedere, l’uomo forte. Era sufficiente evocarne gli aspetti più inquietanti e minacciosi tramite il “non detto” e il sottinteso, come accade nei migliori film horror.
In ordine cronologico il terzo leader forte – perlomeno come scritto nel copione – è stato ovviamente Bettino Craxi. Qual era la sua specialità? Semplice quanto banale, se preferite: l’arte della politica nella sua applicazione più elementare, che consiste nell’assicurarsi il potere e la forza con cui tenere alleati ed elettori in mano tramite la ricchezza di amici potenti e influenti. Ovvero, una delle tante lezioni impartite dall’America: non serve pescare nel torbido per godere di sostenitori straordinari. È sufficiente far emergere costoro dalla melma rendendoli rispettabili.
Il problema è che prima o poi tale inaspettato eccesso di visibilità alimenta la vanità, e quest’ultima presenta prima o poi un caro prezzo, e l’unico modo per non precipitare è salire in cima più rapidamente. Il dramma è che quando si è quasi arrivati lassù non c’è mai posto per due sul trono.

Eccoci quindi, senza sorprese, a Silvio Berlusconi, l’uomo forte del secondo Ventennio e anche di più. Si legga pure come colui che ha capito che per meritarsi obbedienza, riverenza e paura bastava diversificare il target, ostentando con gli uomini ricchezza e belle donne, preferibilmente giovani, e propinando alle donne ore e ore di soap opere e televendite.
Caduto l’ennesimo leader capace di riuscire nella più prevedibile delle magie si è creato un vuoto enorme difficile da colmare.

Tra banali funzionari a capo di governi tecnici e ridicoli comparse imparagonabili al personaggio di cui sopra, ecco che l’uomo forte arriva del web, anche se vi è entrato dalla tv: Beppe Grillo. C’è da dire che però nel suo caso non si trattò propriamente di un’innovazione, bensì di un aggiornamento. Perché su internet obbedienza, riverenza e paura te li guadagni con il numero di follower e con la forza e la potenza che riesci a dimostrare sui social, ma come fu per i suoi recenti predecessori, a fare tutta la differenza del mondo sono sempre gli amici che forti e potenti lo sono sul serio. Ecco perché quando se ne vanno, lo spettacolo finisce e il sipario chiude.

Infine eccoci all’ultima versione, l’uomo forte che in realtà è una donna. Giorgia Meloni non rappresenta una conquista del genere femminile, ma è lì a dimostrare che alla fine della fiera per l’italiano che ha un innato bisogno di mostrarsi arrendevole, ossequioso e timoroso di fronte al leader di turno conta poco il sesso di quest’ultimo. È cosa ci guadagna lui che vale ogni conseguenza della sua scelta. Sto parlando di ciò che molti nostri concittadini, forse la maggioranza, ricercano come il più ambito dei doni da quasi un secolo. Si chiama alibi ed è un qualcosa che è stato instillato e alimentato come un valore prezioso dall’esterno, sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

Perché se c’è un uomo forte al potere, o donna che sia, l’italiano ha fatto propria l’idea che se poi costui cade la colpa di tutto quel che ha fatto di male al Paese è solo sua. E questo vale sia per chi l’ha votato che i suoi più stretti collaboratori. È successo con Mussolini e con tutti coloro che si sono succeduti. Accadrà anche con la Meloni, vedrete se non è così. In questo modo tutto cambia per non cambiare nulla. Un solo colpevole e tutti innocenti, un solo colpevole e tutti innocenti, e vai con il prossimo, o la prossima, da mettere sul temporaneo piedistallo…

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lunedì 4 agosto 2014

non sarà che Grillo e Farage si raccontano troppe barzellette?


Grillo, Pinochet e la fine del mondo – Alessandro Robecchi

Si può pensare tutto il male possibile di Matteo Renzi, del presidente Napolitano, di Berlusconi Buonanima e di tutti gli altri, compreso il droghiere che sbaglia il resto e il cretino che vi tampona al semaforo. Ma una critica, per essere credibile e magari condivisa, dovrebbe restare all’interno del sistema solare, o almeno della galassia.

Quindi dire che Renzi e Napolitano sono “peggio di Pinochet”, come ha fatto ieri Beppe Grillo ha la stessa efficacia e la solida fondatezza di chi dice che giovedì ci sarà la fine del mondo, all’ora dello spritz. È che la politica è meglio maneggiarla con cura, come anche la Storia. Il rischio è di passare dalle pagine degli interni al colonnino di destra dei giornali on line. Ah, Napolitano e Renzi come Pinochet? Beh, sarà, ma il ghepardo che legge Shakespeare è più interessante.

La ferocia nell'anima non l'avevo mai provata. Ho molti da ringraziare. E aggiungo Grillo, buon ultimo, che invoca Pinochet. Ti dedico i morti cileni, coglione.

Meglio Pinochet di questi sepolcri imbiancati e bimbominkia assortiti.

Di me hanno detto di tutto i signori della sinistra, [...] che sono come quel dittatore argentino che faceva fuori i suoi oppositori portandoli in aereo con un pallone, poi apriva lo sportello e diceva: C'è una bella giornata, andate fuori un po' a giocare. Fa ridere ma è drammatico
da qui

venerdì 28 marzo 2014

Obama è venuto a vendere gas e aeroplani, dice Beppe Grillo

"Scusate. Io non ci posso stare più! Non ci posso stare! Il M5S non può permettersi di perdere le elezioni contro dei mistificatori della realtà, non è possibile! O voi diventate giornalisti di voi stessi e vi appendete per i piedi e guardate le notizie al contrario, perché non si possono leggere queste cose qua! Ormai c’è la menzogna unica. Il Parlamento promuove la sua menzogna e i giornali e i mezzi di comunicazione e le televisioni la loro menzogna.
Ora l’abolizione delle province è su tutti i giornali: "abolite le province". Non è vero! Noi quando abbiamo iniziato non ci siamo candidati alle provinciali, mai! Non ci siamo mai candidati perché le volevamo abolire. L’unica legge costituzionale che è stata presentata in Parlamento è stata fatta da noi! Andatevela a leggere! Non ne parla nessuno! Abolite le province?! Non è vero! Mistificano in una cosa vergognosa, con tutti i giornali e i giornalisti dalla loro parte! 
Aumenteranno di 26.500 i Consiglieri comunali, tolgono le province e scaricano tutto il personale sui comuni, aumenteranno di più di 5.000 unità gli assessori comunali! E poi questo pupazzo che gira, che gira, che dice... Succede così: loro dicono abolite le province, vanno nelle piazze e poi dicono gli unici che hanno votato contro sono i grillini. Capito?! Non è vera la loro storia, dovete pensare la realtà in un altro modo! Obama viene in Italia e va dal Papa per farsi due foto, viene qui perché si è preoccupato della nostra riduzione delle spese militari degli F35, viene qui a parlare di questo, e Napolitano subito va in televisione a dire bisogna spendere di meno! Obama viene a vendersi il suo gas di scisto che ha scoperto che ne ha per 100 anni, e il più grande giacimento oggi al mondo, uno dei più grandi, ce l’ha Israele! 
Viene qua a contrabbandare la sua economia e noi tutti zitti, tutti niente! Tutte robe così! Ma non è possibile! Allora mi butto dalla finestra, ci buttiamo tutti dalla finestra, che cosa dobbiamo fare?! Siamo a armi completamente impari! Non possiamo pensare che la menzogna vinca su tutto. Che si quoti in borsa la menzogna, farebbe miliardi. 
Abbiamo la menzogna unica! Di qua c’è De Benedetti, di là c’è Berlusconi, con la regia di questo anziano signore che si è raddoppiato la carriera. Con uno che non è stato eletto da nessuno, con un Parlamento di nominati! Con massoni a Firenze, andate a vedere chi c’è dietro a questo qui che gira! Noi dimostriamo con i fatti le cose. Diremo tutti le stesse cose in questa campagna, è questo il problema. Non capirete più la differenza, ma la differenza sono le persone! La differenza sono le persone che vi dicono le stesse cose! Quelli non sono credibili, perché mentono! Mentono sapendo di mentire! Vanno nelle scuole e scappane dalle uscite secondarie! "Non voglio la scorta perché la scorta sono i cittadini", li aspetti!
Io voglio che voi vi ribelliate! Prenderemo delle contromisure, prendiamo dei pullman, un camper, ci mettiamo sopra il tetto con un amplificatore della Madonna, veniamo lì e spargiamo un po’ di seme di realtà. Vi ho dimostrato in tutti questi anni di non avere mai mentito, non vogliamo fare coalizioni e non le abbiamo fatte, a casa tutti e ce li manderemo. 
Ora andiamo in Europa per cambiare l’Italia da là. Noi andiamo lì a togliere il Fiscal Compact, a togliere il Mes, a togliere il pareggio in abito in costituzione. Se non andrà bene allora parleremo di debito, di spalmare il debito, eurobond, e faremo un referendum sull’Euro! E se usciremo lo avrà decretato il popolo italiano! 
I giornali sono spazzatura! Per piacere: siate curiosi, guardate che cosa c’è dietro la notizia, per favore, perché tutte le cose che sapete sono false e la verità è quello che non sapete!" Beppe Grillo

venerdì 7 marzo 2014

Quinta lettera a Beppe Grillo - Silvano Agosti

Per rispetto alla privacy la lettera è “strettamente riservata e personale”.
Caro il mio Beppe,
non conosco le vere ragioni che ti spingono a sfiorare il rischio di una lenta e inesorabile erosione, della fresca compattezza di un movimento che, al suo esordio, ha suscitato tante simpatie anche in chi da anni non andava più a votare.
Il movimento 5 stelle rivelava le stesse caratteristiche dell’infanzia : ininterrotta e dinamica vitalità, propensione alla creatività e al gioco.
Poi improvvisamente si schiude la prima trappola, quella di autodefinirsi “il primo partito del Paese”, quella di corteggiare il progetto di ottenere il 51 % dei voti, magari per poter instaurare nuovi esperimenti di ibridi desolanti come l’attuale scelta di questo povero ragazzo di Firenze, che sembra non essersi accorto dell’abisso in cui ha già iniziato a cadere.
Dal ponte di comando è difficile o forse perfino impossibile verificare l’irreparabilità dello scafo. Una nave in sfaldamento, altri direbbero “ormai marcia”, non si ripara cambiando continuamente il comando.
“Dividi e regna”, il metodo aureo per sottomettere qualsiasi realtà nascente, da parte di qualsiasi Potere. Caro Beppe, hai dato una bella mano a chi non sogna altro che il tuo bel movimento si frantumi, magari creando appunto un altro partito.
Non conosco i motivi reali delle scissioni che con la tua severa e forse inconsapevole collaborazione ti ha fatto decidere di espellere altri senatori dal movimento e non credo possa neppure esistere una buona ragione per punire qualcuno, senza verificare le proprie dirette o indirette responsabilità in cio’ che accade.
Ho sempre diffidato di considerare democratico un metodo che si basa sulla quantità e non sulla qualità delle scelte.
Tu anche questa volta, invece di offrire una più profonda consapevolezza della gravità di un errore, hai cercato l’appoggio di una maggioranza numerica per “punire” chi aveva sbagliato.
Mentre chi sbaglia andrebbe encomiato o perfino premiato per aver avuto il coraggio e la libertà di esprimere comunque i propri dubbi.
Io ti ho sempre ospitato nel mio affetto pensando che eri l’incarnazione di quel bambino che ha osato contrapporsi a una massa compatta di servi che elogiavano gli abiti inesistenti del re, rivelando che il Re era semplicemente nudo.
Mi piacerebbe farti conoscere quel bimbo, lui era gentile e armonioso e l’intera sua forza risiedeva nella sua innocenza. In un attimo è stato capace di rivelare che la forza di chi regna è nella complicità di chi ha deciso di essere suo servo.
La maggioranza si può comprare, ma l’unanimità e la coesione si conquistano, momento per momento, occasione dopo occasione.
Sono quindi convinto che un movimento debba fluire compatto verso una direzione concordemente stabilita e raggiunta con paziente fiducia nella propria verità…

martedì 14 gennaio 2014

c'è del marcio in Sardegna (intervista ad Antonello Zappadu)

Con il suo zoom è riuscito a superare le mura di Villa Certosa e a immortalare le vacanze osé dell’ex ministro ceco Mirek Topolanek a casa Berlusconi. Tanta gloria, e tanti guai. Ma adesso la missione di Antonello Zappadu sembra ancora più complicata: diventare consigliere regionalein Sardegna. Ci ha provato con Beppe Grillo, ma alla fine il Movimento cinque stelle non si presenterà nell’Isola. E lui ritenta con la lista di Michela Murgia, nonostante continui a dichiararsi “5 Stelle in tutto e per tutto”.
Zappadu, che è successo?
È difficile spiegarlo, quella che si era creata all’interno del Movimento era una situazione fortemente imbarazzante.
La faida tra meetup, la pace impossibile e alla fine la decisione di Grillo di non concedere il simbolo a nessuno.
C’erano due possibilità: o affidarsi alla rete o dare l’incarico al nostro Alessandro Polese, fargli scrivere il programma e scegliere poi tra le persone che più si impegnavano.
Ma i vostri “nemici” di Olbia di candidato ne avevano un altro…
Ci siamo confrontati a lungo, qualche volta con la dialettica, qualche altra con gli insulti, non lo nego. Ma poi abbiamo scoperto che c’erano addirittura altri due gruppi clandestini…
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mercoledì 19 giugno 2013

Ma a che serve questo schifo di stampa? - Giuseppe Aragno

…sono mesi che dei 5 Stelle conosciamo soprattutto litigi e incongruenze ma non c’è stato un pennivendolo che si sia occupato dei 47 progetti di legge che il Movimento ha presentato. Giorni fa, nel religioso silenzio di giornali e televisioni, l’armata Brancaleone dell’italico “progressismo”, guidata da Epifani, ha scelto di astenersi persino su un emendamento voluto da Sel per consentire l’effettivo funzionamento della legge 194 e permettere alle donne italiane di abortire senza ricorrere a sciamani e cucchiai d’oro. Sarà che per il PD, nato male e peggio cresciuto, anche solo far cenno all'aborto è come parlare di funerali in casa di un moribondo, sta di fatto che assieme ai Cinque Stelle hanno votato quelli di Berlusconi. Poiché Scalfari e tutti i suoi democratici camerati erano impegnati nelle immancabili interviste ai due disastri della nostra vita politica – il vecchio Napolitano e il giovane Renzi – il silenzio è caduto sulla vergogna infinita.
Parliamoci chiaro: Grillo non convince, può non piacere, è un’occasione persa o un tragicomico bluff. Ognuno la pensi come vuole. Nella tragedia italiana, però, le responsabilità sue e dei deputati del suo Movimento sono di fatto pari a zero. I killer della nostra democrazia vanno ricercati tutti nel mercato zoologico e ortofrutticolo che tiene banco a centrosinistra dall’ormai lontana sparizione del PCI e della DC. E’ lì che bisogna cercare,partendo dall’ambigua Quercia, giungendo all’Asinello e fermandosi all’Ulivo e a quel Giorgio Napolitano, che di quest’opera buffa è stato ed è il funambolico protagonista dai primi anni Cinquanta ad oggi; è lui, infatti, Napolitano, non Grillo che ha incarnato il ruolo del trasformista, passando con inimitabile disinvoltura dall’ortodossia bolscevica a quella capitalista.

domenica 16 giugno 2013

Grillo e i miserabili - Jack Folla (Diego Cugia)

La più nutrita corporazione italiana è quella dei miserabili. Gente che come vede passare un’idea deve sbatterla dentro. Mediocri di tutti i ceti e di tutte le età che hanno occupato tutto (politica, televisioni, perfino i social network) ma invece di far quadrato intorno all’originalità, all’intelligenza e all’eccellenza, sbavano d’invidia e fanno carte false per dimostrare il teorema della mediocrità: più sei grande e più fai schifo. Perché quello è il loro livello, l’habitat in cui anche un idiota può governare.

In queste ore il formicaio dei miserabili è in gran fermento, devono abbassare al loro livello Beppe Grillo, colpevole di essere l’unico ad avere avuto una grande idea negli ultimi vent’anni. Ad aver amato l’Italia con una generosità commovente. Ad aver creato dal nulla un movimento spettacolare che ha dato una “tumpulata” in faccia, come dicono i siciliani, ai mediocri che ci opprimono (rendendoci la vita tanto amara) e ai farlocchi che li votano.
Dico subito che Grillo fa di tutto per assecondarli. Come ogni grande timido mostra il ghigno feroce, e così quelli che tirannici lo sono per natura, gridano “Che vi avevamo detto? È un dittatore!”. Fa sbagli da grande goleador, di quelli che tirano un rigore alla luna alla finale della coppa del mondo; epurazioni e altre sciocchezze.

Ma porca pupazza a nessuno viene in mente quanto debba sentirsi solo questo povero cristo che si è rovesciato sulle spalle il destino di milioni di disoccupati, giovani senza futuro, pensionati alla fame, e con questa spaventosa responsabilità, invece di essere difeso, si vede attaccato persino da ragazzini ciucci e presuntuosi che ha miracolato facendoli diventare senatori? Hanno ragione? Può darsi, ma chi se ne frega. Prima deve venire il Paese. E no, non ci sto a mettere il Grillo alla griglia. E io non l’ho votato, voi si!

Quando tutto il cucuzzaro, da Eugenio Scalfari a Fiorello, sparava a palle incatenate contro il papà dei 5 Stelle, osai scrivere (e lo ripeto) che in un discorso politico di Beppe Grillo c’è più estro, creatività, fantasia, conoscenza, intelligenza e percezione del mondo di mille comizi dei nostri onorevoli professionisti. Sono sempre più convinto che avrebbe dovuto trovare tre o quattro punti di convergenza col Pd (sempre e solo per il bene del Paese) perché, quanto meno, non avremmo avuto un presidente che, come il postino, torna sempre due volte. Avrebbe perso il consenso del 5% di duri e puri (quelli è meglio perderli che trovarli) ma un piccolo compromesso ci avrebbe risparmiato la cloaca massima. Questo Pd di democristiana memoria alleato con Berlusconi.
Non l’ha fatto, pazienza. Ma risparmiatemi questa Cosetta dei Miserabili dell’onorevole grillina Paola Pinna (laureata disoccupata che viveva con i genitori a Quartucciu, Cagliari, e con cento voti cento è diventata deputata al Parlamento) che invece di spargere petali di rosa dove Grillo cammina, sorge in difesa di una certa Gambaro, un’altra miracolata che si crede Che Guevara. Questa cosetta dei miserabili, intervistata da “La Stampa” che le domanda “Se la Gambaro venisse espulsa se ne andrebbe anche lei?” dichiara: “Se la scelta fosse tra Grillo e la Gambaro per me sarebbe una scelta tra schiavitù e libertà. Io scelgo la libertà.”
No, bambina, tu scegli di far parte di quella casta di paraculi che il tuo Paese, votandoti, ti aveva supplicato di togliergli dai piedi.

Lo ripeto, le epurazioni non mi piacciono, ma dare dello schiavista a Grillo, al quale dovete tutto, ma proprio tutto, fa veramente vomitare, tanto quanto chi dice che Grillo si è inventato il Movimento per fare i soldi col suo blog.
Miserabili, e non c’è altro da aggiungere.


venerdì 14 giugno 2013

Paolo Flores d'Arcais a Beppe Grillo

Caro Beppe,
ho letto il tuo post di oggi (giovedì 13 giugno), in cui chiedi a chiunque faccia parte della “voce esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle” e “poi diventata più flebile” di far sentire la propria voce (ovunque: “nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali …”). Poiché cerco di farlo senza interruzione da 52 anni (la prima manifestazione a cui partecipai è del 1961, quando avevo 17 anni, per la libertà in Spagna), accolgo molto volentieri il tuo invito, ed essendo uno dei nove milioni che ha votato M5S mando questo post al tuo blog, sperando che tu voglia pubblicarlo, prendendo alla lettera quello che tu anche oggi ribadisci: “Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese”.
In realtà, dal punto di vista della possibilità di comunicare, tu ed io siamo dei privilegiati, abbiamo più strumenti per essere ascoltati di un cittadino nella media (tu naturalmente molto più di me), e questo aumenta le nostre responsabilità, che sono proporzionali alla visibilità che abbiamo.
La prima responsabilità è quella di dire la verità, tutta la verità niente altro che la verità, e la seconda di fare in modo che quei 9 milioni di voti non si disperdano, non diminuiscano, anzi si accrescano, per portare l’Italia a quella svolta che l’establishment del privilegio chiama “antipolitica” e che invece è solo “Altrapolitica”, contro corruzione, mafie, Casta…

giovedì 16 maggio 2013

dice Uriel Fanelli, sul mancato accordo fra PD e M5S


…Essendo un governo che dipende da Berlusconi, non cadrà' sinché Berlusconi non ne avrà tratto profitto. Farà bloccare l' IMU, farà fermare  gli ultimi processi che lo riguardano, farà tutto quanto serve per prendere voti, avendo cura di bloccare ogni iniziativa "di sinistra" che possa far prendere voti alla sinistra. 
Trascinerà in lungo le altre iniziative, in modo che cadano dopo una certa data X, data nella quale ha scelto di far cadere il governo e andare al voto. Le condizioni del paese precipiteranno ancora, e ovviamente tutta la colpa sarà' dell' Europa e della Merkel. 
Ah, si: e di Grillo. Così come gli alieni hanno costretto Sara Tommasi a girare un film porno, ultimamente sembra che Grillo abbia rapito quelli della sinistra e li abbia costretti a fare un governo con Silvio. Sembra di vedere quei mariti patetici che, lasciati dalla moglie, minacciavano "adesso vado sul marciapiede e mi prendo la prima che capita!", e poi tornavano dalla moglie dopo essersi sfogati con qualche bagascia, dicendole "e' tutta colpa tua se sono andato con quella". 
In realtà' , il fatto che M5S non si sia alleato col PD non ha mai obbligato nessuno a fare un governo col PDL, così come se una donna vi rifiuta non siete obbligati ad andare con un'altra. Questa scusa del PD e' patetica, e serve a nascondere il fatto che il PD si trovi sin troppo a suo agio col PDL. Fino a quando nessuno si degnerà' di far notare che un partito non deve comportarsi come un uomo patetico e andare con la prima che capita se una donna non lo vuole . 
Ma ovviamente, se un alieno può rapire la Tommasi, entrare nella sua testa e costringerla a fare porno, Grillo può entrare nella testa del PD e costringerlo ad allearsi con Silvio. E' credibile, suppongo.

venerdì 26 aprile 2013

Letta, Grillo, Berlusconi e le dieci bugie oggi di moda - Andrea Scanzi


“E’ tutta colpa di Grillo”. E’ sempre colpa di Grillo. Se cade il governo, se piove, se c’è il sole. La tesi autossolutoria del Pd – il cui elettorato tende incredibilmente a ingoiare di tutto, passando dalla fregola per l’iper-democrazia al giubilo per l’abbraccio mortale con Berlusconi – è ora quella di ripetere che “il governissimo c’è perché Grillo ci ha portato a farlo”. Sarebbe vero se non ci fosse stata l’apertura Rodotà. Ma quell’apertura c’è stata. Nel gioco delle percentuali, il Pd ha il 70% delle colpe e l’ortodossia di Grillo il 30%. Il M5S ha sbagliato a non fare un nome al secondo giro di consultazioni (non sarebbe cambiato nulla, ma avrebbe tolto alibi al Partito Disastro), ma da Rodotà in poi è stato impeccabile: appoggiate questo nome (più vostro che nostro) e faremo un percorso insieme. A dire no è stato il Pd. Perché? Perché ha sempre voluto – nella maggioranza dei suoi parlamentari – l’inciucio. Infatti è stato scelto Enrico Letta, lo zio di suo zio. Quello che “è meglio votare Berlusconi che Grillo”.
“Su Rodotà non c’era maggioranza”. Bugia a metà. C’era la maggioranza degli elettori del Pd, ma non della maggioranza dei parlamentari piddini. Ciò significa, inequivocabilmente, che tra elettorato e rappresentanti c’è una scollatura drammatica. I Boccia non rappresentano nessuno, se non se stessi. Però decidono.
“Rodotà non è stato eletto Presidente perché scelto solo da 4mila persone”. Macché. Le Quirinarie sono state fantozziane, ma se i modi risultano discutibili non lo sono (stati) i contenuti. Per quanto raffazzonate, hanno portato alla scelta di un nome condiviso da milioni di italiani: la piazza reale, non virtuale (quella piazza che tanto terrorizza i giovani vecchi del Pd, tipo Speranza, uno che non merita quel cognome. Un po’ come se Ghedini si chiamasse Figo). Rodotà è stato il treno del cambiamento perso. Perso dal Pd e solo dal Pd: non da altri. Di questa colpa risponderà alla storia e, per il momento, agli elettori (infatti è un partito morto, che può vincere solo se si affida a ribelli come Serracchiani). Rodotà non è stato votato perché: 1) è stato proposto da Grillo (motivazione-asilo Mariuccia); 2) è troppo di sinistra; 3) è troppo laico (cioè “mangiapreti”); 4) è troppo intelligente, quindi libero e non irreggimentabile; 5) è troppo antiberlusconiano (e questo, per il Pd, è davvero inaccettabile).
“Sì, ma 4mila persone sono proprio poche”. Certo che lo sono. Ma sono comunque molto più delle persone (una) che avevano scelto Marini e poi (seicento) Napolitano.
“Non faremo mai il governissimo”. Per due mesi, o poco meno, Bersani e la sua ghenga tragicomica hanno ripetuto che il governissimo non l’avrebbero mai fatto. Qualche esempio (antologizzato stamani da Civati nel suo blog). «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8 aprile 2013). «Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013). «I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio). «Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013). Eccetera. Adesso avviene il contrario (e chi osa ricordarlo è un disfattista). Perché? Perché il Pd è bravissimo a sbagliare. E perché senza Berlusconi il Pd non esiste: ne è la più grande polizza assicurativa. Così facendo, il Pd imploderà (e questo tutto sommato è un bene) e regalerà a Berlusconi una nuova vittoria (e questo decisamente è un disastro).
“Letta ha vinto lo streaming”. Questa non è una bugia. E’ la verità. Che non stupisce. Letta fa politica da quando ha sei mesi. E’ nato vecchio, un Benjamin Button che mai diventerà Brad Pitt. Nella supercazzola democristiana (parlare e parlare senza dire nulla) nessuno lo batte. Con Crimi e Lombardi, che continuano a sbagliare tutto, ha usato la Tecnica-Asciugo: li ha intortati con una grandinata di nulla politichese. E li ha storditi. Quando si è trovato in difficoltà (Rodotà), ha detto al Duo Harakiri che “dovevate votare Prodi”. Sarebbe bastato rispondere: “Prodi non l’avete votato neanche voi, forse neanche lei. Con quale faccia incolpate noi?”. Ma non l’hanno detto. Come nulla o quasi hanno detto su conflitto di interessi, leggi ad personam, franchi tiratori, incoerenza sul no-inciucio. E via così. Letta ha vinto per mancanza di avversari. Esaurita tale erezione triste per la vittoriuccia di Pirro di Benjamin Letta, vorrei però che i giubilanti di adesso tenessero bene a mente che il loro hero sta lavorando per un governo con i D’Alema, gli Amato e i Brunetta. Un’apocalisse farebbe meno male…

giovedì 25 aprile 2013

Salviamo la piccola e media impresa!


Oggi ho bisogno del Vostro aiuto per scatenare una tempesta perfetta di sensibilizzazione per accogliere l’urlo disperato che proviene dalle nostre piccole e medie imprese, di cui molti di Voi ganno parte, ho intenzione di condividere con Voi cari compagni di viaggio un’iniziativa partita ieri che mira a sensibilizzare attraverso la consapevolezza dell’opinione pubblica e soprattutto delle istituzioni politiche e finanziarie di questo Paese sul problema del corto circuito tra imprese e credito che sta destabilizzando buona parte delle piccole e medie imprese virtuose di questo Paese.
La questione finanziaria è solo uno dei tanti problemi con i quali combattono quotidianamente le nostre imprese, oltre ad una insopportabile oppressione fiscale e burocratica e una sostanziale trappola valutaria che si aggiunge ai problemi strutturali che da sempre contraddistinguono le nostre aziende.
Ricordo a tutti che per firmare la petizione basta solo nome e cognome e una mail di riferimento e nient’altro, solo un pò di buona volontà e sensibilità verso un problema che coinvolge tutti nessuno escluso.
Come abbiamo spesso condiviso, il nostro Paese ha un’economia la cui colonna vertebrale è costituita da milioni di piccole e medie imprese, microimprese, cooperative. Secondo l’ultimo rapporto ISTAT nel 2010 circa il 95 % delle aziende italiane aveva meno di 10 dipendenti con una media inferiore a 4 dipendenti per azienda e da lavoro a circa il 47,8 % della forza lavoro complessiva, generando valore aggiunto per circa 708 miliardi di euro.

Nel 2011 secondo FondazioneImpresa le imprese fino a 15 addetti hanno assunto oltre il 62% dei giovani occupati nel periodo.  Le microimprese, quelle che hanno meno di 10 addetti, hanno assunto complessivamente 240 mila giovani, il 50% del totale dei nuovi giovani assunti. Di contro la grande impresa (da 50 addetti in su) ha assunto solo il 17,4% dei giovani nell’ultimo anno.
Si aggiunga che il mondo cooperativo con circa 1,4 milioni di lavoratori,  in Italia contribuisce al 7,4% dell’occupazione secondo dati Censis con un aumento dal 2007 al 2011 del 8 % dei livelli di occupazione, unico settore in controtendenza nella crisi.
Come avrete notato nelle ultime settimane ho più volte posto la “provocazione” secondo la quale, non si riesce a comprendere al di la delle limitazioni statutarie,  per quale motivo la Banca d’Italia o la BCE non possano intervenire fornendo liquidità alle PMI europee come hanno fatto con il sistema bancario, con politiche monetarie non convenzionali, scontando i crediti commerciali verso le pubbliche amministrazioni statali, attraverso la formula dello sconto pro soluto con la cessione del proprio credito alla banca la quale lo utilizzerà per accedere ad ulteriore liquidità presso la BCE .
Fatta questa premessa ecco per quale motivo oggi Icebergfinanza lancia una nuova petizione su …

  CHANGE.ORG

dal titolo FATE PRESTO SALVATE LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA , per mettere in risalto una discussione che troppo spesso avviene nelle seconde pagine o nelle sale ovattate delle discussioni accademiche, senza coinvolgere l’economia reale o la gente comune,  con lo scopo di sensibilizzare l’ opinione pubblica e le forze politiche e istituzionali del nostro Paese, nei confronti di una soluzione che potrebbe dare una svolta decisiva allo scongelamento del credito in tutta Europa, anche se oggi i problemi sono strutturali e vanno bel al di la di questa iniziativa.
continua qui



A Roma si stanno dividendo le ossa e le poltrone della Seconda Repubblica. Nel frattempo l'economia non aspetta. Ogni minuto chiude un'impresa. Questo autunno potremmo raggiungere il punto di non ritorno. Il MoVimento 5 Stelle ha nel suo programma due punti fondamentali: la solidarietà sociale, attraverso il reddito di cittadinanza, e le misure per le PMI. Il tessuto delle PMI si sta deteriorando come una grande tela di ragno i cui filamenti di seta si rompono uno a uno fino alla sua completa distruzione. Senza questa tela l'Italia è spacciata. La finanza pubblica si regge grazie ad essa. In questi mesi vi sono stati numerosi contatti con piccoli e medi imprenditori e persone del M5S. Ci chiedono di aiutarli a sopravvivere. Molti sono alla canna del gas e ci guardano come se fossimo la loro ultima possibilità di salvezza. La politica finora seguita dal governo è stata l'aumento delle tasse su privati, imprese, consumi. Un'impostazione suicida che sta trasformando il Paese in un deserto e che ha come obiettivo di mantenere inalterati i privilegi, gli sprechi e i costi della politica e di porre al vertice della piramide le banche e la finanza al posto della produzione…

mercoledì 24 aprile 2013

l'Ulisse di Barbara Spinelli


…La realtà vista da Grillo è difficilmente confutabile: è la sconfitta, enorme, vissuta sabato dall'Italia del rinnovamento. E il trionfo, non meno vistoso, dei piani del demiurgo di Forza Italia: il Pd ridotto molto democraticamente in ginocchio; poi un governo di larghe intese; poi la vittoria elettorale del Pdl. E all'orizzonte, non lontano: Berlusconi capo dello Stato. Parlando alle Camere, lunedì, Napolitano ha definito perfettamente consona alla democrazia europea la coalizione "tra forze diverse". L'orrore che essa suscita, l'ha analizzato in termini psicologici: è una "regressione" faziosa. Un'immaturità smisuratamente tenace. Mai Berlusconi è stato così banalizzato. Mai è apparso lo statista che solo nevrotici bambinizzati avversano.

Ma Grillo sa qualcosa di più. La morte della sinistra italiana, prima innescata dal rifiuto di 5 Stelle di accettare un comune governo, poi accelerata dal no del Pd a candidati di svolta, suggella l'apoteosi, più vasta, di chi da tempo vede l'Europa assediata da dissensi cittadini subito bollati come populisti, quindi euro-distruttori. La speranza che l'Unione cambi, anche su spinta italiana, certo non scompare: presto, nel giugno 2014, voteremo per un Parlamento europeo che finalmente designerà chi sta al timone, alla Commissione di Bruxelles. Ma in Italia è stasi. Il folle volo degli innovatori, come quello di Ulisse verso virtute e canoscenza, da noi s'infrange, e il mare dello status quo sopra di lui si chiude.

Le due cose vanno insieme: la rifondazione delle democrazie, ferite dalle terapie anti-crisi, e un bene pubblico comunitario che i cittadini europei possano far proprio, e influenzare. Chi si batte su ambedue i fronti è chiamato populista perché semplicemente s'è messo in ascolto dei popoli indignati, grandi assenti nelle oligarchie che fanno e disfano l'Unione…

mercoledì 17 aprile 2013

Pd & Quirinale: il suicidio del consenziente - Emiliano Deiana


Pare, e dico pare, che Bersani abbia proposto ai gruppi parlamentari il nome di Franco Marini per la Presidenza della Repubblica. 
Un nome, per carità di patria!, che puzza di vecchio, di già visto e di accordo al ribasso con Berlusconi. Si rifiuta l’assist che Grillo – che se si realizzasse l’eventualità dell’elezione di Marini (o Amato, D’Alema et similia) – inaspettatamente ha fornito con la candidatura del costituzionalista ed ex Presidente del Pds Stefano Rodotà. Persona proba, mite, onesta. 
Inattaccabile sotto tutti i punti di vista. Ma con un unico difetto: le persone probe, miti ed oneste non piacciono a Berlusconi. E, pertanto, non piacciono alla corrente berlusconiana del Pd. 
Di fatto il rifiuto sul nome di Rodotà è un suicidio politico per il Partito Democratico. 
La politica del doppio binario teorizzata da Bersani fallirebbe miseramente prima ancora di iniziare. Solo una persona che non ha perfettamente il controllo di se e della situazione generale può razionalmente pensare che si elegga un Presidente della Repubblica coi voti del centrodestra, un Presidente della Repubblica che rappresenterebbe la restaurazione e, dopo qualche giorno, si chiedesse il lascia passare per un Governo di cambiamento a una forza politica, il M5S, umiliata a quel modo…

dice Pippo Civati


La prima vera mossa politica del M5S da quando è iniziata la legislatura ha animato il dibattito di ieri.
Mentre si discuteva sempre di più del nome di Amato, ecco che il nome di Stefano Rodotà ha riaperto la partita, riscuotendo un plauso generalizzato anche tra gli elettori del Pd, che continuano a preferire una soluzione come la sua o come quella di Romano Prodi all’accordo con il Pdl.
Ora, il Pd, come cerco di spiegare da settimane, deve semplicemente scegliere: se continuare a macchiare il giaguaro (senza ‘s’) o se provare una strada inedita e non tradizionale. Capisco che sia un bel salto, ma forse è proprio quello che ci hanno chiesto gli elettori, cinquanta giorni fa. Soprattutto gli elettori che ci votavano e che non ci hanno votato più.
Perché l’unità nazionale non è solo una somma di interessi di parti diverse, come è stata rappresentata in queste ore: è anche determinata dallo spirito del tempo, dal sentimento che attraversa la popolazione, dal desiderio di ritrovare un legame rinnovato con le istituzioni…

martedì 2 aprile 2013

Lettera al cittadino senatore Vito Crimi


Leggo quello che hai scritto sulla tua pagina facebook:
…Forse poteva essere intrapresa una strada mai percorsa prima, e cioè di affidare il governo a Bersani che con i suoi ministri poteva presentarsi al Parlamento e qualora non avesse ricevuto la fiducia poteva continuare, alla stregua dell'attuale governo Monti, senza la fiducia ma solo per gli affari ordinari. Almeno sarebbe stato rappresentativo di una maggioranza relativa e non di una strettissima minoranza come il governo Monti in regime di prorogatio.
Il Movimento 5 Stelle è stato l'unico ad invocare a gran voce l'immediata ripresa delle attività in Parlamento…(da qui )
Leggo quanto scrive il senatore Ignazio Marino:
…Non bisogna aspettare la formazione del governo per legiferare. Dal primo giorno di insediamento del parlamento a oggi sono stati presentati centinaia disegni di legge parlamentari ma per nessuno di essi si e’ iniziato a lavorare perché manca la sede opportuna, ovvero le commissioni permanenti”. Lo dice il senatore del pd Ignazio Marino.
“Chiedo a tutti i partiti – aggiunge – un atto di rigore e responsabilità  affinché vengano istituite questa settimana tutte le commissioni, come scritto nella Costituzione e nel regolamento del Senato e della Camera. In caso contrario propongo la rinuncia da parte di tutti gli eletti all’indennità parlamentare sino a quando non potranno iniziare il loro lavoro di formare le leggi”…(
da qui)

Le commissioni dei “saggi” sono una cosa che fa davvero ribrezzo, dopo che uno ha letto i nomi.

Si tratta di fare il governissimo, Berlusconi, Monti e una parte del Pd saranno d’accordo e lo faranno.

Una proposta che segue la tua, e quella di Marino, ipotizzo un governo del PD, con una vostra fiducia/non fiducia tecnica, che permetta la nascita subito delle commissioni parlamentari e di un governo PD (ho capito che Grillo non è d’accordo, ma vale uno, no?), con un accordo col Pd che preveda l’attuazione di 10 dei vostri 20 punti, e di 4 dei loro 8, con ministri della società civile, con il voto certamente contrario ai punti e alle leggi che non si condividono, non sarebbe meglio del Governo Monti che è tutt’altro che tecnico? Una proposta vostra a Bersani, pubblica e trasparente, magari con l’ipotesi di un presidente del Consiglio come Puppato, la scelta dei punti e dei ministri sarebbe meglio di un governo con Alfano e Cicchitto, o no?
Se si riuscissero ad approvare 10 dei 20 punti sarebbe meglio di zero punti, no?
una proposta del genere metterebbe nell’angolo il PD e li costringerebbe a decidere, prima di un governissimo di 5 anni, per distruggere quello che rimane ancora in piedi. E vincere alle prossime elezioni, se avvenisse, dopo le macerie di un governissimo, non sarebbe solo una vittoria di Pirro?

Buon lavoro, intanto.

giovedì 28 marzo 2013

Il Movimento 5 Stelle farà nascere il Partito democratico? - Giovanni Maria Bellu


Il Movimento 5 Stelle si è trovato bruscamente, di certo prima di quando aveva immaginato, davanti a un “problema di crescita”. Una specie di passaggio, in chiave politica, dall’adolescenza alla maturità. Dalla pura denuncia all’assunzione di responsabilità. E’ successo perché i vertici del Partito democratico hanno improvvisamente, quasi bruscamente, aperto le porte alla società civile.
Sarebbe azzardato dire che se l’avessero fatto prima (perché era proprio questa l’ispirazione originaria del Partito democratico) il Movimento 5 Stelle non sarebbe nato. Ma è ragionevole ipotizzare che non avrebbe avuto lo strepitoso successo che ha sconvolto – fino a ora in modo salutare – la vita politica italiana…
...Esiste un pezzo del partito democratico dentro il Movimento 5 stelle. Abbiamo scritto volutamente partito democratico minuscolo. Perché non intendiamo riferirci all’organizzazione così come si è sviluppata e così come è oggi, ma a quella che sarebbe stata se l’ispirazione originaria di Romano Prodi non fosse stata sostanzialmente tradita.
Esiste nel Movimento 5 stelle e nel suo elettorato una componente molto vasta che ha gioito per l’elezione di Laura Boldrini e di Pietro Grasso. Che oggi vorrebbe cominciare a cambiare le cose. E, d’altra parte, esiste nel Partito democratico una componente molto vasta che spera che la pressione del Movimento 5 Stelle agevoli dall’esterno quel processo che dall’interno è sempre stato ostacolato dalle nomenklature degli ex Ds e degli ex Margherita, coadiuvate da una nuova classe di giovani-vecchi funzionari.
Se Pier Luigi Bersani nella notte tra il 15 e il 16 marzo ha deciso di candidare Laura Boldrini e Pietro Grasso è stato perché ha tardivamente raggiunto la consapevolezza del fatto che le elezioni sono state alla fine vinte per un soffio perché centinaia di migliaia di elettori hanno fatto per l’ultima volta lo sforzo di turarsi il naso. Per l’ultima volta. Se non fosse successo, oggi altro che Bodrini e Grasso! Saremmo qua a ragionare sulla possibilità dell’elezione di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica…

mercoledì 27 marzo 2013

incontri con un bicchiere d'acqua

Le cinque cose che Bersani avrebbe dovuto fare per confondere i 5 Stelle: 

A) addormentarsi mentre parlava Crimi.
B) aprire un armadio e mostrare uno scheletro tipo quelli delle scuole medie di biologia.
C) dopo che la logorroica Lombardi aveva sparato il pistolotto di 45 minuti sui "cittadini" doveva dire: scusi puo' ripetere? Per vedere di nascosto l'effetto che faceva.
D) nascondere D'Alema dietro un mobilio e quando passavano Crimi e Lombardi farlo uscire all'improvviso e fare: buuuu!
E) chiedere: cosa sono le cartolarizzazioni? E rubargli il tablet per non guardare su Wikipedia che non vale...

Se c’è una cosa utile che ha mostrato l’inutile riunione in streaming di stamattina tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, è che Bersani ha buone risposte a ogni argomento dei grillini tranne uno. A un certo punto Bersani ha spiegato che non ha alcun desiderio di potere fine a se stesso, perché «solo un insano di mente potrebbe avere la fregola di governare in questo momento». Lombardi ha risposto senza pensarci due volte: «noi siamo quegli insani di mente». Bersani è stato preso in contropiede e lo stesso è accaduto di nuovo qualche minuto dopo, quando i capigruppo del Movimento 5 Stelle hanno detto «fate governare noi»: il segretario del Partito Democratico ha detto una cosa tipo «dovrete dirlo a Napolitano». Ma il Movimento 5 Stelle lo ha già detto a Napolitano. È Bersani che deve dire cosa ne penserebbe il Partito Democratico, visto che Napolitano decide sulla base di quanto sentito dai partiti durante le consultazioni. Bersani non ha risposto.
Malgrado la retorica sulla tragica urgenza di fare subito immediatamente adesso un governo dei miracoli, infatti, con le sue mosse Bersani sta chiarendo che la priorità del Partito Democratico non è dare al paese un governo bensì dare al paese un governo guidato da Bersani…
…i due capigruppo sono impreparati e inadeguati in modo imbarazzante, e ormai i siti di news hanno uno spazio quotidiano apposito, genere strano-ma-vero, da destinare al guaio del parlamentare grillino di turno.
La verità, probabilmente, è che l’idea di governare l’Italia li esalta e insieme li terrorizza. Queste elezioni doveva vincerle Bersani: il Movimento 5 Stelle doveva prendere il 20 per cento, guadagnarsi attenzione e copertine, rafforzarsi facendo opposizione e intanto imparare e selezionare una specie di “classe dirigente”, per poi puntare al bersaglio grosso tra cinque anni. Anche per loro, e non solo per Bersani, le cose non sono andate come speravano.

lunedì 18 marzo 2013

Un grazie (sincero) a Beppe Grillo, che non ha motivo di arrabbiarsi - Gad Lerner


Anche noi che abbiamo votato Pd per realizzare un’alternativa al berlusconismo imperante, oggi dobbiamo un grazie sincero a Beppe Grillo. Senza il successo del suo M5S dubito che avremmo Laura Boldrini e Piero Grasso presidenti dei due rami del Parlamento. Con tutto il rispetto, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro non sarebbero stati la stessa cosa. Se il bisogno di rinnovamento della politica è così avvertito, se anche per il governo apriamo gli occhi alla concreta possibilità di coinvolgere personalità “radicali” e esemplari fuori da una logica d’apparato, lo si deve al fiato sul collo esercitato dai 5 Stelle. La mia non è una captatio benevolentiae, le mie critiche a Grillo non le censuro di certo. Ma oggi gli suggerirei di non inquietarsi per il voto che ha diviso i suoi senatori nell’alternativa fra scheda bianca e Grasso: dovrà pur ammettere che una riconferma di Schifani alla seconda carica dello Stato era uno spauracchio da non sottovalutare per i suoi sostenitori…