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domenica 8 febbraio 2015

I dimenticati - Ettore Mo

un giro del mondo raccontato da Ettore Mo, nei luoghi dove i tour operator non arrivano.
Ettore Mo li ricorda, quei dimenticati e ce li porta a casa.
per i pochi che non lo conoscono ricordo che Ettore Mo è di quella rara specie di (più che) giornalisti alla quale apparteneva Tiziano Terzani.
c'è chi legge passare il tempo o per dimenticare, qui si legge per non dimenticare - franz






Se state andando in vacanza all’estero, “I dimenticati” di Ettore Mo, una raccolta degli ultimi reportage del principe degli inviati del Corriere della sera, non è libro da mettere in valigia. Poiché tratta di una quindicina di paesi e di una ventina di località, Italia compresa, il rischio che capitiate sul capitolo che parla del luogo in cui state viaggiando è piuttosto alto. E anche se siete da tutt’altra parte, i testi di Mo vi ricorderebbero comunque che nel paese vicino, confinante o distante qualche migliaio di chilometri, si vive male, che peggio non si può. Se Mo ha messo insieme queste 19 storie, non deve proprio aver pensato alle vacanze, un argomento di cui gli italiani sono ghiotti visto che figurano ormai tra i maggiori viaggiatori del pianeta, che ritrovi nelle piscine di Bangkok, sulle vette andine o dentro gli shopping center di Singapore a contrattare false porcellane cinesi. 
Se dunque volete rilassarvi, scordatevi Ettore Mo. Ma se volete invece dare un’occhiata a una parte di mondo per lo più ignota, al massimo appena percepita passando in pullman o in taxi per una favela brasiliana o uno slum di Nairobi, se volete, insomma, alzare il lembo del tappeto sotto il quale il mondo butta la pattumiera da non mostrare, questo libro allora fa al caso vostro. Se poi non amate i voli pindarici, vi piace lo stile crudo che non indugia ai sentimentalismi, allora questi racconti fanno davvero per voi. E se, infine, pensate che, al di là del crudo e del vero, debba comunque sempre trapelare, in ogni racconto, un briciolo di umanità, questo allora è proprio un libro da consigliare…

…La crudezza dei suoi servizi, realizzati come inviato speciale del “Corriere della Sera”, colpisce allo stomaco, sconvolge, commuove: soprattutto, rende consapevoli. Di fronte alla terribile immagine di una bambina che, in Nigeria, guida con una corda l’intera famiglia, resa ceca dalle larve di Simulium damnosum, e si apprende che quasi niente viene fatto per aiutare loro e i 350000 cittadini nigeriani nelle stesse condizioni, ci si accorge che siamo fortunati, immensamente fortunati. Noi non siamo stati dimenticati, non siamo relegati nel dimenticatoio della coscienza collettiva: i protagonisti di questo libro sì

Dall'orizzonte di tenebre della Nigeria devastata dalla cecità "che viene dai fiumi" all'inferno di luce e sale delle miniere a cielo aperto del Mali; dal doloroso presepe di Dacca, in Bangladesh, dove sei milioni di Gesù bambino vivono spaccando mattoni, ai bambini nati in Vietnam sotto il segno mortale dell'Agente Arancio; dalle carbonaie che tingono d'inchiostro il cielo di Serra San Bruno in Calabria al monastero buddista di Namput, in Thailandia, rifugio dei malati terminali di Aids e forno crematorio in funzione permanente. In diciannove racconti, accompagnati dagli intensi scatti di Luigi Balzelli, Ettore Mo tenta di dare un volto e una voce ai "dimenticati" dal pianeta globalizzato, di far luce nel buio di coloro che vivono nei sotterranei della storia, di narrare le periferie di un mondo fuori dal mondo. Diciannove racconti, poveri di retorica ma ricchi di sensibilità umana e vero giornalismo; dopo averli letti, nessuna coscienza può ritenersi uguale a prima.


QUI tanti racconti di viaggi di Ettore Mo

domenica 4 novembre 2012

Ettore Mo, da Haiti


È un sollievo poter confermare che la violenza con cui l'uragano Sandy ha investito nei giorni scorsi (24 e 25 ottobre) l'isola di Haiti è stata meno devastante di quanto annunciato nelle previsioni: resta tuttavia il fatto che l'epidemia di colera scatenata dall'immane terremoto nei Caraibi del gennaio 2010 continua ad imperversare. Oltre 7.000 le vittime entro il febbraio di quest'anno. Un bilancio che rimane approssimativo. I fiumi hanno sfondato gli argini, travolgendo con ondate di fango città e villaggi, dozzine di ponti distrutti, strade interrotte e impraticabili che hanno provocato l'isolamento di intere comunità, specie nella fascia Sud occidentale dell'isola. Particolarmente colpite, dopo la capitale, le città di Les Cayes, Léogâne e Jacmel. Si ritiene che almeno 200.000 persone siano state evacuate e abbiano trovato rifugio e sistemazione provvisoria nei vari centri d'accoglienza, già super affollati.
 Decine di ponti sono crollati e ciò ha reso ancora più ardua la possibilità di muoversi e spostarsi per raggiungere le zone maggiormente colpite e tentare una valutazione dell'entità dei danni. Ormai superano il mezzo milione i casi di epidemia del colera, dovuti in gran parte al fatto che il 31% della popolazione non ha accesso ad una fonte garantita di acqua potabile e vive in condizioni anti igieniche, che favoriscono la diffusione del male. Poiché il batterio del colera si trova nelle feci umane, la scarsità dei bagni chimici nei campi dove vivono migliaia di sfollati costituisce un elemento totalmente negativo. Oxfam, confederazione internazionale, specializzata in progetti di sviluppo e aiuto umanitario, è tra le organizzazioni non governative che ha avvertito la necessità di latrine decenti.
Suo il progetto, già realizzato, di costruirne 2 mila in cima ad una collina dove il fiume La Digue, uscito dagli argini, aveva allagato un villaggio sommergendolo: l'altro fatto positivo è di aver coinvolto la popolazione nei lavori. Raccontando succintamente la vicenda, il sindaco ha assicurato che la gente «avrà cura delle proprie latrine». A Port-au-Prince visito Camp Marassa, dove sono accampate 453 famiglie per un totale di 3.500 persone. Una tendopoli ben ordinata, coi tetti delle tende che luccicano nel sole. Il capo del villaggio è un uomo di 48 anni, sposato con 6 figli, il quale ammette che, nonostante qualche aiuto sporadico (250 dollari, recentemente), la sua gente soffre, perché «non c'è abbastanza per mangiare» e recentemente «due persone sono morte di fame». Tragedia che non sembra coinvolgere per nulla un ragazzino che indossa una maglietta su cui è scritto: Kiss me, I'm half Irish , baciami sono metà irlandese. Un'atmosfera quasi incredibile di normalità se non di allegria cui contribuisce Natasha, 13 anni e fiocchi bianchi nelle treccine nere, che sta pompando acqua nei secchielli da portare a tutti i nonni e nonne del campo. Ci fa da guida Poleg Charls, che ci accompagna a visitare un minuscolo asilo-nido e un piccolo locale dove, due volte a settimana, un medico fa le consultazioni e i controlli, ma i pazienti sono pochi...