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venerdì 2 dicembre 2016

Anche se - Pabuda




il giorno quattro
del mese natalizio
voterò (al cosiddetto       
referendum)
quel che mi risulta
più dignitoso
per chi ancora
ha conservato un pizzico
di senso del giudizio:
crocerò
un monosillabo simpatico,
facendo bene attenzione
non contenga
due insidiose lettere –
ricorrenti fino alla noia
nel gergo tartufesco
della cosiddetta
buona educazione –:
la cigolante vocale “i”
e l’ambigua
consonante “esse”.
farò così anche se, ormai,
il grosso del danno
è stato fatto:
la dozzinale
ma chiassosa sarabanda
messa in scena
dal piazzista toscano
e dalla sua batteria
di ben pasciuti & ammaestrati
pubblicitari-ministri
e prestigiatori-“giornalisti” –
a questo punto dello spettacolo –
ha del tutto intossicato
il flaccido corpaccione
del già non molto acuto e reattivo
“popolo italiano”:
‘sta merda di…
– come chiamarlo? –
populismo pubblicitario?
qualunquismo marchettaro?
autoritarismo
plebeo-ma-aristocratico?
interclassismo
iperclassista di nascosto? 
mercantilismo parà-politico?
analfabetismo saputello? –
assunto in dosi massicce 
per via orale,
oculare, auricolare, anale
endovenosa & intramuscolare
intradermica, ipnotica
& subliminale,
sottocutanea, parenterale –
ha raggiunto, assediato
e devastato
l’avanzo minimo
di cervello metaforico
rimasto al suddetto popolo
(già ridotto, per incuria,
disuso e atrofia,
a una robina davvero piccina: 
diciamo: della dimensione…
d’una nocciola)
in grado, ormai, di pensare
a una cosa sola:
“che c’è di nuovo, di giovanile,
di fico-cool, di consegnato a casa 
senza muovere il culo
(e collo sconto promozionale)
on line da comprare?”

domenica 1 maggio 2016

Il sonno della ragione genera mostri

Quando c’erano la Dc e il Pci, se un preside avesse festeggiato (anche solo in forma di seminario) nella “sua” scuola il Natale di Roma (festa fascistissima, nata nel 1924 e morta nel 1945, dopo la Liberazione, festa della quale Gramsci aveva capito il significato), almeno ci sarebbero state delle interrogazioni parlamentari e il Ministero della Pubblica Istruzione (c’è stato un tempo nel quale un ministero aveva un così bel nome) avrebbe fatto saltare quei fascisti che avessero festeggiato (anche solo in forma di seminario) una festa fascista.
Uno può essere fascista, nessuno è perfetto, non c’è problema, ma lo sia a casa sua, dice la Costituzione (quella che ancora r-esiste), non in una scuola della Repubblica Italiana.
A Cagliari in un liceo si tiene una conferenza sul Natale di Roma, come dice l’ANPI: “il dirigente scolastico del Liceo Alberti di Cagliari Ing. Raffaele Rossi ha promosso, presso i locali dell’Istituto nella giornata di venerdì 22 Aprile, una iniziativa discutibile con la partecipazione del Dirigente dell’A.S.T. della provincia di Cagliari Dott. Luca Cancelliere, sotto forma di seminario su “Natale di Roma – 21 Aprile 753 a.c.”.

I docenti di quella scuola protestano (solo 25, in realtà), l’ANPI protesta, ma la Buona Scuola va avanti, tutto va bene, tutto va bene.

A regime, per chi non lo sapesse, la legge 107 del 2015, Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti. (quella sulla Buona Scuola, che farà schifo, ma nella neolingua si può dire qualsiasi cosa, tanto, chi protesta?) prevede che i dirigenti scelgano gli insegnanti della “propria” scuola , la libertà d’insegnamento e la libertà di pensiero sentitamente ringraziano.




Il 3 aprile 1921, durante un discorso pronunciato a Bologna, Benito Mussolini proclamò l'anniversario della fondazione di Roma quale festa ufficiale del Fascismo. La decisione venne commentata da Antonio Gramsci come il tentativo del Fascismo di naturalizzare il proprio ruolo nella Storia italiana, attraverso la rivendicazione delle origini romane…
…Lo stesso 19 aprile venne approvato dal Consiglio dei ministri uno schema di decreto-legge proposto dal presidente Benito Mussolini che aboliva la festività del 1º maggio e fissava la celebrazione del Lavoro al 21 aprile, Natale di Roma. Fu la prima celebrazione istituita dal governo Mussolini che, a partire dal 21 aprile 1924 divenne festività nazionale, denominata "Natale di Roma - Festa del lavoro". Tale decreto fu cassato nel 1945, ripristinando la Festa del lavoro al 1º maggio e limitando la festività del Natale di Roma al solo ambito cittadino della Capitale.

Docenti del Liceo Alberti di Cagliari, sul piede di guerra. Il motivo? La decisione del Dirigente scolastico di organizzare per la giornata di oggi una conferenza sul tema del Natale di Roma. I 25 docenti del liceo si "dissociano nettamente dalla unilaterale e sconcertante decisione del Preside di organizzare presso la scuola una conferenza sul tema del “Natale di Roma”, si legge nella nota stampa inviata al nostro giornale "argomento nel quale è impossibile non rintracciare una oggettiva valenza apologetica in direzione di un passato in contrasto con i principi fondanti della nostra Repubblica".


Chi era presente il 25 aprile in Piazza del Carmine alla manifestazione promossa dal Comitato 25 aprile ha sentito dalla voce di Vito Biolchini l'incredibile vicenda accaduta al Liceo Alberti di Cagliari venerdì 22 aprile e l'espressione della solidarietà ai docenti del Liceo che hanno denunciato la discutibile scelta del dirigente scolastico di promuovere e consentire una iniziativa pseudo culturale rievocativa dei "Natali di Roma" che si configura esplicitamente come iniziativa di stampo fascista. Si tratta infatti di una ricorrenza che divenne "Festa nazionale " durante i primi anni del regime fascista e che fu abolita dopo la Liberazione.
Come ANPI provinciale, in coerenza con la nostra funzione e con le nostre finalità, ci siamo sentiti in dovere di esprimere con un comunicato la nostra posizione e di inoltrare il nostro comunicato, unitamente alla presa di posizione dei docenti del Liceo Alberti ed al rimando al sito che segue per ulteriori informazioni sui promotori della sconcertante iniziativa promossa dal Dirigente scolastico in collegamento con Luca Cancelliere, dirigente dell'Ufficio provinciale della P.I., noto appartenente in qualità di dirigente provinciale alla formazione di estrema destra neofascista "Progetto fiamma".
Comunicato
L’ANPI di Cagliari esprime sconcerto e indignazione per la gravissima decisione del Dirigente scolastico del Liceo Alberti di Cagliari Ing. Raffaele Rossi che ha promosso, presso i locali dell’Istituto nella giornata di venerdì 22 Aprile, una iniziativa discutibile con la partecipazione del Dirigente dell’A.S.T. della provincia di Cagliari Dott. Luca Cancelliere, sotto forma di seminario su “Natale di Roma – 21 Aprile 753 a.c.”.
Si tratta, in termini inequivocabili, di una ricorrenza che fu dichiarata festa nazionale durante il regime fascista e che fu giustamente abolita subito dopo la Liberazione dell’Italia dal nazi fascismo. Proporre questo tema, bloccando le lezioni, in un contesto scolastico che ha visto, fino a pochi giorni prima di questo “seminario”, un “Viaggio della memoria” di un nutrito gruppo di studenti del Liceo Alberti nei luoghi dove avvennero le stragi nazifasciste, a partire da Marzabotto, ha il sapore della ritorsione e della provocazione. Il fatto che l’evento sia stato partecipato dal Dirigente Cancelliere, che, come risulta dal link che di seguito si evidenzia, risulta dirigente di una associazione neofascista chiude il cerchio.
L’Anpi esprime piena solidarietà nei confronti dei docenti che hanno manifestato il proprio dissenso dall’iniziativa promossa dal Dirigente scolastico e chiede al Ministro della Pubblica Istruzione di verificare l’accaduto e di voler adottare anche misure di censura sull’accaduto e sui responsabili che lo hanno promosso e consentito.
Marco Sini
Presidente ANPI Cagliari


I curiosi che vogliono farsi un’idea del “curriculum” del Dott. Luca Cancelliere, Dirigente dell’A.S.T. della provincia di Cagliari, possono leggere qui.



ps: approfitto per comunicare, o ricordare, che si stanno raccogliendo, fino all'inizio di luglio, le firme per sei referendum (questo è il sito del comitato promotore), quattro contro alcuni aspetti della "Buona scuola", uno contro future trivellazioni petrolifere sia in terra che in mare (anche oltre le 12 miglia) e l’altro contro il piano nazionale inceneritori previsto dallo Sblocca Italia; in più una petizione contro gli scandalosi decreti attuativi Madia sui servizi pubblici e le partecipate, per sostenere la versione originale della legge per la ripubblicizzazione del servizio idrico e per inserire il diritto all’acqua nella Carta costituzionale (da qui)

domenica 13 novembre 2011

La cura dell'acqua contro la Bce - Marco Bersani

La battaglia per la riappropriazione dei beni comuni confligge con il patto di stabilità europeo. Per questo bisogna pensare a un suo superamento. La vittoria al referendum insegna che vincere è possibile C'entra la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua con la crisi e con le politiche monetariste della Bce? Moltissimo e per diversi motivi.
Il primo ha a che fare con la risposta che governo e poteri forti hanno dato alla vittoria referendaria dello scorso giugno. Consapevoli di aver perso il consenso sociale, preoccupati dell'evidente erosione della catena culturale che per più di due decenni ha legato le persone all'idea del pensiero unico del mercato, governo e poteri forti hanno rilanciato una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, giustificandola con le risposte da dover dare all'Unione europea in merito alla riduzione del debito pubblico.
La stessa Ue, nell'ormai famosa lettera-diktat con la quale chiede addirittura modifiche della Costituzione al nostro Paese, rilancia le politiche liberiste proprio nel senso della svendita del patrimonio pubblico e della messa sul mercato di tutti i beni comuni.
L'operazione ideologica che sottende a questo perseverare in politiche che sono state la causa stessa della crisi globale, è quella che tenta di far credere, come se fossimo nell'antica Grecia, che esistano nuove divinità impalpabili e inconoscibili - i cosiddetti mercati - che tuttavia provano emozioni: possono dare e togliere fiducia, divenire euforici o collerici, turbarsi. E che alle popolazioni non resti altro che fare continui sacrifici in loro onore, sperando di ingraziarli per suscitare la loro benevolenza o per mitigarne la collera.
Di conseguenza, il voto della maggioranza assoluta del popolo italiano a favore dell'uscita dell'acqua dal mercato e dei profitti dall'acqua non può essere c o n s i d e r a t o perché cause di forza maggiore, ed indipendenti dalle v o l o n t à umane, impongono altre strade e direzioni.
Il secondo motivo sta proprio nella radicalità della battaglia del movimento per l'acqua. Avendo scelto, con la legge d'iniziativa popolare e con la battaglia referendaria, l'obiettivo strategico di non limitarsi a contrastare le privatizzazioni selvagge cercando di ottenere una riduzione del danno, bensì di disegnare uno scenario di fuoriuscita totale dei beni comuni dalle gestioni attraverso SpA, il movimento per l'acqua apre nuovi scenari che parlano di nuovo ruolo della fiscalità generale, di necessità di una nuova finanza pubblica, di ridisegno radicale degli enti locali di prossimità, di cultura dellademocrazia come partecipazione.
Tutti obiettivi che cozzano inevitabilmente con la costruzione di un'Unione europea che, lungi dall'essere stata pensata come entità politica e culturale, è stata forgiata come spazio monetario con un unico scopo: il consolidamento dei dogmi liberisti, attraverso le politiche della Bce, finalizzate esclusivamente alla stabilità dei prezzi, all'equilibrio di bilancio e allo stimolo della concorrenza e sottratte, attraverso la totale "indipendenza" dai governi, a qualsivoglia controllo democratico dei cittadini.
La battaglia per la riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni contrasta inevitabilmente con il patto di stabilità esterno ed interno, perché è esattamente attraverso questo strumento che si impedisce agli Stati di poter esercitare un ruolo pubblico nell'economia e si costringono gli enti locali al drastico restringimento delle loro funzioni, fino al loro smantellamento definitivo. Significativa a questo proposito la norma contenuta nell'art. 4 della manovra finanziaria estiva che, nell'obbligare - nonostante il voto referendario - i Comuni a vendere tutti i servizi pubblici locali, prevede che i ricavi di tali vendite possano essere introitati dai Comuni stessi e spesi per opere che non verranno conteggiate nel patto di stabilità interno (come dire, se vuoi asfaltare una strada o costruire un asilo devi vendere l'acqua o il trasporto pubblico)…

continua qui