martedì 31 ottobre 2023

Slam poetry, sul palco un rito collettivo di guarigione - Antonella Sinopoli

 

Si può guarire dal dolore parlando di dolore? Si possono percorrere traumi, depressioni, perdite e sentirsi comunque sollevati da una voce che te li racconta? L’esperienza di Parole in folle dimostra che questo è possibile.

Lo abbiamo sperimentato che la parola ha un ruolo terapeutico. Che pur ispirata alle ferite dell’anima diventa un balsamo proprio grazie a quel suo farsene carico.

Il progetto One Global Voice si caratterizza per lo spazio che abbiamo voluto dare non solo al concetto, ma alla pratica della parola come cura, come terapia nel disagio mentale.

Il nostro focus è stato il malessere mentale (che nella maggior parte dei casi genera da questioni di carattere sociale) raccontato dalle giovani generazioni di artisti africani dell’Africa sub-sahariana. Dove la poesia diventa atto di denuncia.

Parliamo di slam poetry e spoken word molto diffuse tra chi usa il linguaggio poetico per raccontare storie, situazioni, vite. Lo slam poetry dà a questi artisti la possibilità di esprimersi attraverso varie forme di linguaggio. Che sono appunto la parola, spesso ritmata e rimata, ma anche il movimento del corpo, lo sguardo e, naturalmente la modulazione della voce.

Tutto questo è stato pienamente vissuto dal pubblico che ha preso parte ai nostri eventi, parte conclusiva di un progetto triennale. Scorrendo le pagine di questo sito avrete il quadro completo di quello che abbiamo realizzato in questo periodo.

Il titolo, emblematico e suggestivo, della parte artistica del progetto è – appunto – Parole in folle. Il momento clou è stato lo spettacolo all’auditorium del Centro Culturale Altinate San Gaetano a Padova, il 15 ottobre. Qualche giorno prima, il 10 ottobre – in occasione della Giornata mondiale della salute mentale – si era svolta una conferenza che abbiamo organizzato in collaborazione con l’Università di Padova (Dipartimento Disll) sul tema: Parole in folle. Poesia come terapia.

Sul palco del San Gaetano, Placide Konan (Costa d’Avorio), Xabiso Vili (Sudafrica), Poetra Asantewa (Ghana), Le Duo Zeinixx & Sall Ngaary (Senegal), Gloria Riggio (Italia). I brani presentati – uno dei quali inedito per ciascun artista – erano legati e ispirati al disagio mentale.

Brani, dunque, difficili da “digerire”, spesso drammatici, disperati.

Eppure… eppure l’energia che scaturiva da ogni interpretazione, da ogni artista, ha fatto l’effetto contrario. O, meglio, quello che speravamo e andavamo dicendo nel corso degli incontri e delle conferenze che hanno preceduto lo spettacolo: ovvero, che la parola poetica può avere – ha – una funzione curativa.

Che la parola può ferire sì, ed esprimere o riportare a galla cose dolorose, ma può anche guarire. Essere mezzo di riscatto, sedare l’angoscia e trasformarla in pace. All’evento, che ha fatto il tutto esaurito, tutti – stando ai commenti che da ogni parte ci sono arrivati – hanno vissuto questa esperienza di catarsi.

E lo stesso è accaduto il giorno dopo allo spettacolo di Bologna presso lo Spazio Met di Cantieri Meticci. Ambiente diverso, nel numero dei partecipanti consentiti e nella natura del luogo. Ma l’atmosfera, appena gli artisti hanno cominciato a salire sul palco e a performare, era la stessa: silenzio, coinvolgimento, stupore. Stupore per quelle sensazioni che venivano a galla in chi stava partecipando a questa sorta di rito collettivo di guarigione.

Aver portato – per la prima volta in Italia – questi artisti ben conosciuti all’estero (e, naturalmente nei loro Paesi d’origine), ma assai meno da noi, è motivo di grande orgoglio.

Siamo convinti che questa intuizione debba proseguire. E che sia necessario trovare modi e situazioni di scambio, confronto. conoscenza reciproca. Noi ce la metteremo tutta perché questo progetto non finisca qui. Le idee sono tante e la voglia di realizzarle non manca.

Grazie, intanto, alla Fondazione Cariparo per aver creduto in un progetto ambizioso e un po’… folle.

Dopo tutto, come scriveva Alda Merini: Anche la follia merita i suoi applausi.

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Giudici tutelari-Amministratori di sostegno: brutte storie

 

il professor Carlo Gilardi

Era rinchiuso in una struttura contro la sua volontà: ora tutto torna “a posto”?

testo ripreso da “associazione Diritti alla Follia”

«È morto il professor Gilardi – scrivono dall’Associazione Diritti alla Follia -, rinchiuso per tre anni in una RSA contro la sua volontà. Finiti i presìdi, gli striscioni, i gesti dimostrativi, le inchieste televisive, le istanze e gli appelli (Giorgia Meloni e Andrea Bocelli), le raccomandazioni del Garante Palma e destinati al dimenticatoio i problemi con la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che aveva condannato l’Italia per la violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ora tutto torna “a posto” e l’operazione “silenzio e oblio” potrà iniziare a macinare risultati»

 

Adesso il chiasso mediatico che tanto aveva infastidito il collaudato sistema “Giudici tutelari-amministratori di sostegno”, portando niente di meno che il Consiglio Superiore della Magistratura a censurare la trasmissione televisiva Le iene, finalmente si placherà.

Carlo Gilardi, il professore di Airuno è morto a 92 anni in un hospice del suo paese. Finiti i presìdi, gli striscioni, i gesti dimostrativi, le inchieste televisive, le istanze e gli appelli (Giorgia Meloni e Andrea Bocelli), le raccomandazioni del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma e felicemente destinati al dimenticatoio – che sospiro di sollievo – anche gli spinosi problemi con la CEDU, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che aveva condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ora, finalmente, tutto torna “a posto” e l’inarrestabile operazione “silenzio e oblio” potrà iniziare a macinare risultati.

Carlo Gilardi, titolare di un ingente patrimonio di famiglia, era finito sotto amministrazione di sostegno nel 2017, dopo che la sorella lo aveva segnalato al Tribunale di Lecco per la sua prodigalità verso enti pubblici e persone fisiche. Donazioni al Comune di Airuno e molteplici elargizioni a persone a lui vicine (alcuni extracomunitari, uno dei quali accolto in casa sua a 8 anni e divenuto poi il suo badante; un’anziana ex domestica).
A fine ottobre del 2020 l’incursione dei poteri dello Stato, “Padrone e Tutore”: l’amministratrice di sostegno, avvocatessa, si presenta in casa Gilardi, scortata da Carabinieri, infermieri e ambulanza; il badante registra il sonoro: Gilardi urla: «Io in casa di riposo non ci vado!» e incalza, «Io voglio la mia libertà che mi avete sottratto!». A quel punto la registrazione del sonoro fissa l’agghiacciante commento dell’Amministratrice: «Conviene fare con l’ambulanza, perché… ehh»; e la risposta dell’operatore: «Ok, allora vado ad organizzare». Gilardi, compreso che si apprestano a sedarlo, a quel punto cede.

L’avvocatessa lecchese, a cose fatte dichiarerà: «Il Professor Gilardi si è convinto a venire con noi e lo abbiamo preliminarmente accompagnato ad effettuare alcuni accertamenti sanitari”; e aggiungerà: «Attualmente il Professor Carlo non è affatto rinchiuso in un luogo contro la sua volontà ma, al contrario, ha condiviso con la sottoscritta un progetto di libertà. […]. Il Professor Gilardi vuole tornare a vivere da solo a casa sua e questo sarà l’obiettivo, dopo aver messo in sicurezza anche la sua abitazione».

C’è tornato ad Airuno, sicuramente; promessa mantenuta; qualche settimana fa; dopo quasi tre anni in RSA [Residenza Sanitaria Assistita, N.d.R.], dove più volte ha continuato ad asserire, di fronte a testimoni, di non volerci stare; c’è tornato moribondo.
Nel giugno del 2020, avendo capito la trappola in cui stava per finire, si era sottoposto a perizia psichiatrica, dove, tra le altre cose, si legge: «Non emergono anomalie o segni di patologia. Il pensiero è privo di alterazioni […] nessun segno di deterioramento mentale o cognitivo».
Ora qualcuno si scruti l’anima; se se la trova.

dirittiallafollia@gmail.com.

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Il “caso Gilardi”, spia eclatante dei tanti “manicomi nascosti”

È un caso che ha ottenuto grande risonanza mediatica, quello riguardante Carlo Gilardi, anziano professore in pensione da molti mesi trattenuto contro la sua volontà all’interno di una RSA. A chiedere ora il diritto alla vita indipendente per Gilardi, in linea con quanto sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, e associandosi alle chiare raccomandazioni espresse dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, è la Federazione FISH, «contro i tanti “manicomi nascosti” ancora presenti nel nostro Paese»

È un caso di cui da tempo si stanno occupando vari organi d’informazione, nonché la nota trasmissione televisiva delle Iene, quello riguardante Carlo Gilardi, anziano professore in pensione trattenuto contro la sua volontà, dal 30 ottobre dello scorso anno, all’interno della RSA (Residenza Sanitaria Assistita) Airoldi e Muzzi di Lecco.
È ora notizia dei giorni scorsi che il 2 maggio Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che a sua volta sta seguendo da parecchi mesi la situazione, presentando anche alcune osservazioni alla Procura competente, ha fatto nuovamente visita a Gilardi, accompagnato da Gilda Losito, responsabile dell’Unità Operativa Privazione della libertà nell’ambito delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e assistenziali, afferente al Garante stesso.

Come lo stesso Palma ha riferito: «La visita ha confermato la ferma e persistente opposizione alla propria permanenza nella struttura da parte del signor Gilardi». Il Garante ha inoltre voluto sottolineare «il conflitto tra la volontà della persona e le decisioni adottate in ragione di una sua tutela e che finisce col determinare una privazione di fatto della sua libertà personale».
Palma, infine, ha ribadito che il desiderio dell’uomo è di ritornare a una vita libera e indipendente, avvertendo sul fatto che «tali vicende rischiano di limitare, di fatto, l’autodeterminazione di una persona, ponendo, dunque, seri problemi ai diritti fondamentali di libertà».

A chiedere oggi il diritto alla vita indipendente per Carlo Gilardi, in linea con quanto sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che è Legge dello Stato Italiano dal 2009 (Legge 18/09), e associandosi alle raccomandazioni del Garante, è la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), tramite le parole del proprio presidente Vincenzo Falabella, che ha dichiarato: «C’è un’espressione bellissima che è definita nella Convenzione ONU, quella di vita indipendente, vivere nella società sulla base di uguaglianza con gli altri indipendentemente dalla propria condizione: è questo che vogliamo per tutti e tutte, in un Paese in cui, purtroppo, esistono ancora oggi tanti “manicomi nascosti”».

«Siamo assolutamente contrari – prosegue il Presidente della FISH – a quel sistema di idee che concepisce le persone con disabilità come persone/oggetti da accudire e proteggere, anche a costo di limitarne diritti e libertà. Per la nostra Federazione, le persone con disabilità sono cittadini con uguali diritti rispetto agli altri, senza eccezioni, soggetti del cambiamento di pratiche lesive dei loro diritti. Anche per questo sosteniamo il Garante nella sua azione per la verità rispetto a quanto oggi accade nel mondo delle RSA, a partire dalla drammatica storia di Carlo Gilardi, novantenne benestante rinchiuso in una RSA contro la sua volontà».

La FISH, dunque, sostiene la campagna di sostegno denominata Venite a salvarmi, nata a favore dell’uomo e diretta dall’assistente personale e dagli amici, «anche perché – sottolineano dalla Federazione – da più parti emergono altre storie simili, di persone che potrebbero stare a casa o in una casa-famiglia, e a cui viene negato, invece, il diritto di andarsene, con il pretesto della pandemia, disponendo, così, della propria vita indipendente». (S.B.)

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I troppi casi in cui l’amministrazione di sostegno diventa una vera “trappola” – Gigi Monello

«Nata con le migliori intenzioni – scrive Gigi Monello -, la Legge sull’amministrazione di sostegno si è trasformata in molti (troppi) casi, in una vera e propria “trappola”, capace di annientare le persone e colpire duramente congiunti di sangue o di fatto. Ci vorrà ancora molto perché la politica (quella migliore) se ne accorga?». Ex insegnante di filosofia, Gigi Monello, come avevamo raccontato anche sulle nostre pagine, è stato una delle tante persone danneggiate dagli abusi nell’applicazione della Legge sull’amministrazione di sostegno

Dal 2004 esiste in Italia una Legge che permette ad un cittadino di diventare il “padrone assoluto” della vita di un altro cittadino. Si tratta della famosa Legge 6/04, che ha introdotto la figura dell’amministratore di sostegno.
Nata con le migliori intenzioni, la Legge punta ad evitare il ricorso alla “tutela” con quei soggetti che, sebbene menomati nell’autosufficienza fisica o psichica, restano centri attivi di decisioni, affetti, progetti, memorie. Nella realtà dei fatti, essa si è trasformata in molti (troppi) casi, in una vera e propria “trappola demoniaca”, capace di annientare le persone e colpire duramente congiunti di sangue o di fatto.

Il fenomeno è rimasto silente (o quasi) sinché non ha coinvolto personaggi di grande notorietà (Gina LollobrigidaLando BuzzancaGianni Vattimo); o non è stato oggetto di coraggiose inchieste del giornalismo televisivo (come quella sulla vicenda di Carlo Gilardi). Ma per quattro casi che hanno sfondato nella comunicazione di massa, ce ne sono centinaia che circolano nel web (basta digitare su Facebook, “abusi Amministratori di sostegno”, oppure vedere nel sito dell’Associazione Diritti alla Follia alla campagna Se la tutela diventa ragnatela). Un vero mondo di soprusi, degenerazioni, sofferenze, abbandono, affarismo.

L’amministrazione di sostegno ha conosciuto sin da subito una straordinaria fortuna, tanto che un’ondata impressionante di istanze ha investito i Tribunali i quali, per conto loro, si sono “adeguati” con un diluvio di nomine. Quanti esattamente siano oggi i soggetti sottoposti ad amministrazione di sostegno è cosa ufficialmente incerta; gli addetti ai lavori avanzano una stima di circa 350.000 “beneficiari”. Secondo uno studio statistico realizzato dall’AIASS (Associazione Italiana Amministratori di Sostegno Solidali) nell’ambito di dieci Tribunali italiani, risulta che il 26% degli amministratori di sostegno sono professionisti del settore (in genere avvocati).

Accantoniamo gli amministratori interni alla famiglia (65% del totale) e concentriamoci sugli esterni, la parte più “interessante” di questa storia. Se si prova a smontare questo particolare successo, se ne vedono emergere le “umane troppo umane” ragioni.
1) Squilibrio di mercato tra offerta di avvocati e domanda di prestazioni professionali; cosa che induce i legali meno “fortunati” a trovare nell’amministrazione di sostegno una (facile) fonte aggiuntiva di reddito. Esistono parchi-utenti anche di 50 e passa “deboli”.
2) Facilità della procedura di richiesta e attivazione: basta inoltrare un’istanza al Giudice Tutelare, cosa che può essere fatta anche senza assistenza legale.
3) forte presenza di conflitti intra-familiari sulle decisioni da prendere a proposito del parente “debole”, situazione che induce il Giudice Tutelare (ma nulla ve lo costringe) a nominare un esterno il quale, una volta nominato, tende in molti casi, più che a mediare i conflitti, a inserirsi nel “gioco”, instaurando alleanze col familiare più “consonante” . Per non parlare della cinica indifferenza verso i legami di fatto: abbiamo relazioni sentimentali ultradecennali troncate di colpo per volontà di Sua Maestà l’amministratore di sostegno!
4) vertiginoso aumento del carico di lavoro per i Giudici Tutelari, cosa che, non di rado spinge i medesimi a “patti di ferro” con gli amministratori di sostegno, ai quali si delega un’ampia discrezionalità che li rende, di fatto, difficilmente revocabili.
5) prodigiosa elasticità (vaghezza) della norma, che è potenzialmente applicabile ad una platea pressoché sconfinata di soggetti; cosa infatti debba esattamente intendersi con formule del tipo, «infermità o menomazione fisica o psichica»” o «impossibilità, anche parziale e temporanea, del beneficiando di provvedere ai suoi interessi» (articolo 404 del Codice Civile), è fatto di inquietante nebulosità. Abbiamo oggi amministratori di sostegno che si occupano di ludopatici, shopping-compulsivi, alcolizzati, tossicodipendenti, disturbati e border-line. Ma anche di normalissime persone cui è toccata la fortuna di un congiunto troppo “premuroso”. È il caso di Maria Teresa (nome di fantasia), casalinga sessantenne del Nord Italia, benestante, che si è vista rifilare un amministratore di sostegno (avvocato) su iniziativa di una sorella. I motivi? Non ha mai lavorato; è un’asociale; ha fatto prestiti ad un’amica; vive con diversi gatti e un cane; gioca abitualmente al gratta e vinci; e, dulcis in fundo, non si è mai fatta una famiglia; una pericolosa single, insomma…
6) Felice incontro tra civile e penale: tutte le volte che qualcuno ha interesse a dimostrare che qualcun altro abbisogna di amministrazione, uno in odore di circonvenzione, tra gli intimi, si trova sempre.
7) appropriata mobilitazione di “mezzi penali” nei confronti di chiunque (familiare o congiunto di fatto) osi disturbare, mettendo in discussione i comandi del Satrapo-amministratore di sostegno (ci sono denunce e processi per «concorso in violenza sessuale», «circonvenzione di incapace», «simulazione di reato», «maltrattamenti in famiglia»).

Dal 2004, dunque, c’è in Italia una Legge che permette ad un uomo di “catturarne” un altro e tenerlo prigioniero traendone lucro. Ce ne è abbastanza perché la politica (quella migliore) se ne accorga?

*Il presente contributo è già apparso sulla testata «AgoraVox Italia», e successivamente ripreso nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). Lo riprendiamo a nostra volta, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione. A questo link il testo in cui abbiamo raccontato la vicenda vissuta da Gigi Monello, rispetto al quale va aggiunto che nella successiva udienza del mese di novembre 2022, le accuse allo stesso Monello si sono rivelate infondate, conseguendo tuttavia l’effetto di impedirgli di frequentare la madre nell’ultimo anno di vita di quest’ultima.

da qui

 

 

Amministrazione di sostegno, terza udienza per il professor Gigi Monello – Simona Lancioni

Va avanti il procedimento penale a carico di Gigi Monello, l’ex-insegnante di filosofia di Cagliari accusato di maltrattamenti ai danni dell’anziana madre dall’amministratrice di sostegno di quest’ultima. Nella terza udienza è stata sentita proprio l’amministratrice di sostegno che ha reso testimonianza con diverse incoerenze. La prossima udienza è fissata per il prossimo 7 novembre. Ovviamente, per pronunciarsi, è necessario attendere il verdetto del Giudice, ma già ora possibile rilevare il fatto che, in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, molti amministratori di sostegno, nell’espletamento dei loro compiti, non tengono in sufficiente o nessuna considerazione la volontà del beneficiario o della beneficiaria.

Si è svolta oggi, 4 maggio 2023, presso il Tribunale di Cagliari, la terza udienza del processo penale a carico di Gigi Monello, ex-insegnante di filosofia, ora scrittore ed editore, accusato di maltrattamenti ai danni dell’anziana madre dall’amministratrice di sostegno di quest’ultima. Abbiamo iniziato a seguire la vicenda di Monello accogliendo il suo stesso invito, ritenendo egli per primo che il suo sia un “caso di interesse pubblico” particolarmente adatto a mostrare le degenerazioni applicative che l’attuale disciplina dell’amministrazione di sostegno – istituto giuridico introdotto in Italia con la Legge 6/2004 – non è in grado di prevenire, né di arginare. Anche in questa circostanza, come nelle precedenti udienze, nei giardini pubblici antistanti il Palazzo di Giustizia c’era un presidio organizzato dall’Associazione Diritti alla Follia, che segue la vicenda e supporta Monello.

Ma prima di dar conto dell’esito della terza udienza del processo, risulta utile fare un breve riassunto delle “puntate” precedenti.

Il professor Monello ha sempre convissuto con sua madre e si è sempre preso cura di lei rivestendo il ruolo di caregiver, e servendosi anche dell’ausilio di alcune badanti. Il professore ha anche un fratello e una sorella, Sebastiano e Maria Laura Monello, ma ha deciso, in disaccordo con quest’ultima, di licenziare una delle badanti della madre poiché, proprio in ragione della propria compresenza nell’abitazione materna, aveva avuto modo di constatarne la durezza di carattere, ed anche il fatto che sua madre non la gradisse («Gigi, non mi abbandonare nelle mani di questa stregona», si raccomandava la genitrice). In ragione di questo conflitto, la sorella del professore ha chiesto la nomina di un amministratore di sostegno esterno alla famiglia. Il Giudice Tutelare ha nominato l’avvocata Debora Amarugi, che, assunto il ruolo, ha ritenuto di assumere nuovamente la badante licenziata. Al dissenso manifestato dal professore riguardo a tale decisione Amarigi ha risposto accusandolo di maltrattamenti ai danni di sua madre. Il procedimento è stato intrapreso nel luglio 2020, ed ha avuto l’effetto di impedire al professore di incontrare sua madre nella parte terminale della sua vita. «Mia madre è deceduta il 1° agosto 2021, all’età di 99 anni. Se ne è andata nella convinzione che il figlio con cui aveva condiviso un’intera vita, fosse, improvvisamente e senza una ragione, divenuto tanto freddo e indifferente da abbandonarla. Nel suo ultimo anno di vita ha potuto vedermi, infatti, per sole tre ore», racconta Monello. Poiché il reato ascritto al professore prevede una pena detentiva minima di tre anni, egli avrebbe potuto fare ricorso al rito abbreviato, ma, in accordo con i suoi legali, ha rifiutato tale percorso per aver modo di dimostrare in Tribunale «quale grave distorsione dei fatti sia stata compiuta in merito alla mia condotta», argomenta egli stesso.

La prima udienza del processo si è svolta il 10 maggio 2022, e sono stati auditi il fratello e la sorella dell’imputato che hanno reso testimonianze evasive e generiche, mostrando l’incapacità di confermare quanto contenuto negli atti dell’indagine.

Il 10 novembre 2022 si è svolta la seconda udienza, nella quale è stata raccolta la testimonianza di una vicina di Monello, che aveva formalizzato davanti alla polizia giudiziaria l’accusa di aver udito il professore rivolgere frasi pesantemente ingiuriose all’anziana madre. Tuttavia la donna non ha saputo confermare davanti al giudice quanto affermato in precedenza, limitandosi ad argomentare che talvolta Monello le era sembrato spazientito.

E veniamo ora alla terza udienza, quella odierna, in cui ha testimoniato solo l’avvocata Debora Amarugi, amministratrice di sostegno della madre, nonché soggetto che ha intrapreso il procedimento penale a carico del professore. Amarugi ha affermato che al momento in cui ha preso l’incarico, nell’ottobre del 2019, a casa della beneficiaria era già presente la badante che il professore aveva licenziato mesi prima (nell’aprile 2019), salvo poi correggersi ed ammettere di averla reintegrata lei. Amarugi ha dunque accusato Monello di aver disturbato il sonno di sua madre pretendendo che la badante cambiasse in continuazione il panno del letto anche nel caso fosse asciutto (mentre in realtà, spiega Monello al presidio fuori dall’udienza, sua madre aveva bisogno di cambi frequenti per il semplice motivo che la sua terapia prevedeva l’assunzione di un diuretico, le badanti non erano sollecite nel farlo, dunque lui le richiamava). L’altra grave accusa formulata da Amarugi riguarda la presunta interferenza del professore nella gestione dei farmaci. In merito a questa accusa Monello, in seguito all’udienza, ha spiegato che essa sarebbe stata formulata da una sola delle badanti, che tra le altre cose è stata nell’abitazione per soli quattrodici giorni di prova e che non ha mai operato la notte. Tale accusa, precisa ancora il professore, non trova riscontro nelle affermazioni delle altre badanti che hanno seguito la madre di Monello per anni. Lo stesso Monello afferma che tali accuse sono completamente inventate. Ad ogni modo sia la “badante accusatrice”, sia una delle altre badanti che ha seguito l’anziana per anni, verranno sentite in occasione della quarta udienza del processo. Infine Amarugi, che ha fatto allontanare Monello dall’abitazione della madre con un provvedimento d’urgenza, ha affidato proprio al “pericoloso professore” per ben quattro mesi dopo la sua denuncia, per 5 giorni alla settimana (dal lunedì al venerdì), il compito di curarsi della madre per un’ora e mezza (dalle 5.30 alle 7.00 del mattino), nel periodo che intercorreva tra il fine turno di una badante e l’ingresso di quella successiva. L’avvocato di Monello ha osservato che probabilmente si tratta di un interessante caso di pericolosità ad ore.

La quarta udienza si svolgerà il 7 novembre 2023. In quella circostanza verranno sentiti il maresciallo Lombardi, e le due badanti di cui si è detto. Dunque anche questa volta la vicenda giudiziaria del professor Monello non ha trovato un epilogo. Ovviamente, per pronunciarsi, è necessario attendere il verdetto del Giudice. Ci sono però due fatti che possono già essere dati per certi: che sono sempre più numerosi i casi di familiari che denunciano come l’amministrazione di sostegno venga utilizzata per impedire che gli stessi possano verificare se gli amministratori di sostegno esterni alla famiglia stiano effettivamente agendo in modo corretto ed adeguato (ed intraprendere azioni in caso contrario), e che molti amministratori di sostegno, nell’espletamento dei loro compiti, non tengano in sufficiente o nessuna considerazione la volontà del beneficiario o della beneficiaria. Cosa che connota l’istituto come una misura in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, un aspetto che, già nel 2016, è valso all’Italia uno specifico ammonimento da parte del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità.

PER APPROFONDIRE:

Associazione Diritti alla Follia.

Il blog di Gigi Monello “Picciokkumalu” (in sardo “cattivo ragazzo”).

Gigi Monello, Sostegno all’Italiana, «Informare un’h», 4 febbraio 2023.

Simona Lancioni, Amministrazione di sostegno, ancora irrisolta la vicenda di Monello, «Informare un’h», 11 novembre 2022.

Simona Lancioni, Amministrazione di sostegno, seconda udienza per il professor Gigi Monello, «Informare un’h», 31 ottobre 2022.

Simona Lancioni, A Cagliari è andata in scena la “banalità del male”, «Informare un’h», 11 maggio 2022.

Simona Lancioni, Amministrazione di sostegno, un caso di interesse pubblico, «Informare un’h», 2 maggio 2022.

Simona Lancioni, Amministrazione di sostegno, doveva essere un abito su misura… invece, «Informare un’h», 18 febbraio 2022.

Sezione del centro Informare un’h dedicata al tema della “Tutela giuridica”.

da qui