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domenica 29 ottobre 2023

Le cose crollano – Chinua Achebe

in un villaggio (e in una zona) della Nigeria la vita va come sempre a memoria umana, una vita di tradizioni, usanze, economia di  sussistenza, la prima parte del romanzo racconta la storia di queste persone e di questo villaggio, non è un paradiso, ma ha le sue regole, che piacciano o no, che funzionano e che danno una stabilità a quelle persone.

a volte le regole sono crudeli, ma così va il mondo, più che i diritti umani (come li intendiamo nei paesi occidentali) contano le regole che fanno funzionare la vita di quel popolo  (per esempio si può leggere Il codice della vendetta barbaricina, di Antonio Pigliaru).

e ci sono amore, convivenza, comunità, è un mondo come tanti, dappertutto.

e poi arrivano i maledetti, con la croce e il fucile, si installano, cominciano a seminare le loro erbacce velenose, sono gli occupanti che portano i loro (dis)valori, il loro sistema giudiziario, il loro esercito, il capitalismo.

un libro (primo di una trilogia) che racconta una storia di quello che è successo, a Umofia, con lo sguardo delle vittime, scritta benissimo.

se non lo leggi non sai cosa ti perdi.

  

 

 

 

Chinua Achebe ha uno stile fluido e pulito. Difficile non divorare il libro. Le descrizioni di personaggi e luoghi sono essenziali, ma tanto bastano a inquadrarli. Ciò che colpisce è l’elevato utilizzo di proverbi, che aiutano a connotare i tratti culturali del clan. Achebe inserisce parecchi termini in lingua igbo che non possono essere tradotti, in quanto non veicolano concetti presenti anche nella cultura europea.

Si tratta, pertanto, di un romanzo allo stesso tempo semplice e raffinato, considerato dalla critica una delle opere di spicco della letteratura africana.

da qui

  

Il successo di questo romanzo si deve a molti fattori. Innanzitutto il protagonista, Okonkwo: uomo tenace, determinato, aggressivo, ma non corrispondente allo stereotipo comune dell’eroe; per nulla affabile, anzi scorbutico e scontroso. Il lettore ne segue l’ascesa.
Secondariamente l’ambientazione: siamo a Umofia, paese igbo immaginario sulla sponda orientale del fiume Niger. Il lettore è immerso negli usi e costumi degli igbo, tanto distanti (e perduti?) quanto ammalianti e suggestivi. Anche in questo caso l’armonia locale subisce un brusco cambiamento con l’arrivo dei primi missionari britannici.
Terzo elemento di interesse è composto dalla lingua del romanzo di Achebe: la voce narrante onnisciente è alla terza persona e utilizza un ricchissimo repertorio di proverbi ed espressioni in igbo (non tradotti neppure nella versione in lingua originale inglese), di cui si rimanda a un glossario in appendice. Ciò rende la narrazione veritiera, con un fortissimo richiamo alla tradizione locale…

da qui

  

Affascinante spaccato di una cultura altra; amara e disperata constatazione della fine della stessa. Un Cuore di tenebra scritto dalla parte dei colonizzati? Di certo l'epica parabola percorsa dal protagonista, bello nella sua austerità e nella sua imponente dignità - quasi una maschera scolpita nell'ebano - parla a noi occidentali moderni di un'umanità diversa e perduta, anche per nostra responsabilità.

da qui



giovedì 21 luglio 2022

Binti - Nnedi Okorafor

Binti è una ragazzina che riesce ad arrivare alla miglior università dell'universo, la Oomza Uni.

il libro è un'avventura continua, d'amore, di guerra, familiare, di conoscenza, di radici e come fai a non fare il tifo per Binti?

mi soffermo solo su un aspetto, la partenza per l'università, quello che prova binti è lo stesso par molti, di sicuro per chi arriva da un posto piccolo, marginale, alla (grande) città.

è un avventura, ci si lascia dietro famiglia, amici e passato (poi sono sempre con te, è vero) e si entra in un altro mondo, non come la Oomza Uni, ma una cosa altra, una sfida, una scoperta, un'esperienza unica.

se inizi a leggere Binti non ti fermi fino all'ultimo punto dell'ultima pagian, promesso.


 

 

 

Questo romanzo è stato una scoperta continua. Più andavo avanti con la lettura e più ero sorpresa della quantità indescrivibile di dettagli che, in qualsiasi altro romanzo, probabilmente, avrei trovato superflui se non addirittura inutili. Ma qui stiamo parlando di fantascienza, alcune informazioni sono quasi essenziali: come, per farvi un banalissimo esempio, la parte del libro in cui ci viene svelata la diversa gravità di un pianeta piuttosto che un altro. Descrivere che Binti, la nostra protagonista, si sente “molto più pesante su Oomza Uni che sulla Terra” non è irrilevante, ma meraviglioso. Ecco, tutto il libro ruota attorno a questi “miseri” dettagli che però, osservati nel complesso dell’universo creato dall’autrice, sono indispensabili a comprendere questo nuovo mondo che stiamo pian piano scoprendo per intero. Il punto forte di questo libro è senza ombra di dubbio l’originalità stessa della storia. Venire a contatto con la cultura africana come la definiamo noi, immersa però in un contesto “fantascientifico” è ciò che di più magnifico una mente umana possa aver partorito. Binti ha una personalità decisamente fuori dal comune. È l’eroina intelligente, pratica e ironica che ogni storia dovrebbe possedere. Ho riscontrato un’affinità pazzesca con questa protagonista, perché Nnedi Okorafor ha creato una ragazza così vera e reale che mi sembra strano definirla “fittizia”. La scrittura dell’autrice è così fluida da lasciarti immergere nella storia sin dalle prime righe. Si parlerà di uguaglianza, di superamento dei pregiudizi e tanti altri temi moderni che vi faranno venire la pelle d’oca. Un romanzo di formazione che tenta con tutte le sue forze di farci entrare nel mondo degli Himba, questa tribù africana di cui Binti fa parte e che, verso la conclusione, non la caratterizzerà più di tanto. Perché Binti è un Himba, certo, ma è anche altro. E lo scoprirete solo leggendo il libro!

da qui

  

domenica 25 gennaio 2015

L’ibisco viola – Chimamanda Ngozi Adichie

una ragazzina cresce, è ricca, in un paese difficile, la libertà è difficile, i rapporti con i genitori sono difficili, un fratello, una zia, cugini, e un nonno "pagano", ecco la famiglia.
morire è un attimo, Kambili cresce, è bravissima a scuola, il padre le vuole un bene da matti, conosce un prete, se ne innamora, è una magia, è un libro che non vorresti mai finire di leggere, da quanto è bello.
Chimamanda vi parla qui e qui, e, se la ascoltate e vi conquista, sappiate che scrive bene come pochi, non privatevene - franz





Nigeria. Kambili ha quattordici anni. Suo fratello Jaja un paio di più. Il padre Eugene ha studiato all’estero, possiede molte fabbriche, è uno degli uomini più ricchi del paese. E, soprattutto, è molto religioso: preghiera di ringraziamento (lunghissima) prima dei pasti, rosario alla sera, rosario durante i tragitti in automobile, confessione e comunione obbligatoria per tutta la famiglia. La domenica in cui Jaja non si avvicina all’altare per ricevere l’ostia il padre scaglia il messale contro la vetrinetta che contiene la collezione delle statuine della madre: è la scena chiave del libro, quella che inizia il racconto di Kambili che procede a ritroso per ricongiungersi poi con questo momento che segna il cambiamento, la ribellione al padre-padrone…

Quanto è stato emozionante questo romanzo! 
Ho sentito le emozioni di Kambili: la paura che non l'abbandona mai, le parole che le si bloccano in gola, le sensazioni intense per padre Amadi, l'intesa con il fratello Jaja, il rispetto per la madre, l'ammirazione per la zia Ifeona e per i cugini e soprattutto quello strano sentimento per il padre, quel continuo ondeggiare tra terrore e venerazione, tra timore e fiducia.
Restavo con il fiato sospeso, mi si stringeva lo stomaco come se fossi lì, come se fossi io Kambili…

… Il libro è di quelli che lasciano il segno. Scritto con grande passione e "colore", è un viaggio nella Nigeria, nella religione, nella famiglia, nell'amore e nell'odio. Insomma un percorso, a volte spensierato e   profumato, e altre volte violento e angoscioso nell'animo umano. 
Ambientato nelle città di Enugu, dove vive la protagonista del libro, l'adolescente Kambili (nel suo percorso è affiancata dal fratello Jaja) e di Nsukka, dove abita la zia, il testo si sviluppa all'interno della famiglia allargata (benestante e colta) di un editore indipendente e fanatico cattolico, che si trova a vivere i difficili momenti dopo un colpo di stato. Da una parte la figura di un padre, Eugene, intellettuale e attivista, che diventa violento in famiglia a causa di un fanatismo religioso eccessivo e dall'altro la società civile nigeriana in forte evoluzione e ricca di contraddizioni.
Un romanzo a tratti forte, che lascia sempre delle strade aperte a diverse possibili soluzioni, in cui il lettore non può che identificarsi in un'atmosfera a volte intensa di emozioni e bellezze, altre volte cupa e malinconica.
E' anche un racconto sulle trasformazioni che una società fortemente tradizionalista ha subito (forse inconsapevolmente) a causa del colonialismo e delle ingerenze (forti) di un'evangelizzazione forzata. Una lotta tra cattolicesimo e tradizione, tra amore e odio nel mentre della trasformazione di una società allo sbando e delle scoperte adolescenziali…
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giovedì 30 ottobre 2014

Ogni giorno è per il ladro – Teju Cole

un piccolo libro straordinario.
uno vive fuori, meglio, e magari si rimuovono i difetti della patria di partenza, e resta la nostalgia, Teju Cole torna per qualche settimana in Nigeria, e trova quello che si trova al ritorno. 
tutto il male, corruzione, estorsione, pressapochismo, oblio del passato, e qualche cosa bella, che vale ancora di più, visto l'ambiente.
un amico, un negozio che vende dischi, una persona che legge un libro sono cose preziose, minoritarie, da coltivare.
ma tutto è difficile, quasi impossibile.
la straordinarietà di questo quasi diario di viaggio risiede nel fatto che è disegnato il nostro futuro, non solo un presente (parzialmente) altro.
il Male vince, senza trovare ostacoli abbastanza forti da fermarlo, o anche solo rallentarlo.
un libro che con poche pennellate dipinge un mondo., con gli occhi di un quasi-straniero.
ma tu leggilo (anche) come una cronaca del nostro futuro, non potrai non sentirti coinvolto - franz







…Dopo il racconto di New York, anche la scoperta di Lagos – col suo odore di cherosene, i muezzin, i galli, il rumore dei generatori che partono ai continui black-out, i guru religiosi che girano con le Mercedes-Benz – si rivela presto essere l’unico modo in cui Cole cerca se stesso. Il suo peregrinare nei luoghi che non conosce e in quelli che conosceva un tempo esprime il desiderio di perlustrare una parte di sé che è ancora inaccessibile.
Ogni giorno è per il ladro è uscito in Nigeria nel 2007. È stato poi rivisto dall’autore per la pubblicazione nel resto del mondo nel 2014. Lagos è cambiata. Aprono nuovi fast food, si è formata una Chinatown che prima non esisteva. Con gli anni muta anche Teju Cole. I lettori continueranno a seguire i suoi viaggi nei quartieri di teppisti, le sue descrizioni della pioggia, la sua passione per l’arte. E chissà, magari un giorno, si fermerà, e per scrivere un grandioso racconto di una nuova città si metterà a scrivere. Non più reportage, ma una lunga lettera alla madre.

Ogni giorno è per il ladro (scritto in realtà per primo nel 2007, ma pub­bli­cato sinora solo in Nige­ria), oscilla con­ti­nua­mente tra appar­te­nenza e non-appartenenza, flut­tua tra nostal­gia, amore e rab­bia in una serie di pere­gri­na­zioni, di fram­menti ed epi­sodi, intra­mez­zati dalle dician­nove foto­gra­fie che l’autore stesso ha scat­tato a sette anni di distanza, nel 2013, come altret­tante istan­ta­nee di un mondo sfac­cet­tato e non ricon­du­ci­bile a verità asso­lute ed inter­pre­ta­zioni uni­vo­che. Il ritorno alla nativa Nige­ria san­ci­sce la presa di coscienza dell’impossibilità del «ritorno a casa», rac­co­glie sto­rie di esi­lio, segna un viag­gio epico nella vita moderna dell’Africa…

L’operazione compiuta da Cole è uno dei tòpoi più classici della letteratura, la cronaca di un ritorno a Itaca che si sposta però a un’altra latitudine, dove tutto è più estremo, intenso. L’autore è consapevole che il materiale che ha a disposizione per la sua storia è roba prolifica, bollente, che si presta con naturalezza alla narrazione, e lo maneggia con consapevolezza e misura. Dopotutto, tramite il suo personaggio confessa ai lettori: «provo una vaga compassione per quegli scrittori che devono esercitare il loro mestiere in sonnolenti sobborghi americani, descrivendo scene di divorzio simboleggiate da un lentissimo risciacquo di piatti. Se John Updike fosse stato africano, avrebbe vinto il Nobel vent’anni fa. Sono convinto che il suo materiale lo ostacolava. Shillington, Pennsylvania, semplicemente non era all’altezza della sua stravagante genialità». La Nigeria, invece, il talento di Teju Cole lo sa assecondare eccome.
da qui