Chiude Rai
Scuola: da ottobre verrà sostituito da “Italiana”. La protesta: “Parlare di
identità territoriale nel 2026 sembra una barzelletta” - Alex Corlazzoli
Dopo 27anni di trasmissioni, RaiScuola,
il canale educational della TV di Stato chiude tra le polemiche delle opposizioni,
del mondo dell’istruzione e di molti autori che hanno lavorato al progetto.
Dal primoottobre al suo posto, sul Canale 57,
andrà in onda “Italiana”, un format “interamente dedicato al racconto
dell’identità del Paese sui territori“. I contenuti dedicati agli
studenti finiranno solo su Rai Play e su una piattaformadigitale.
La decisione –
presa dal Consiglio d’amministrazione sulla base degli ascolti – ha stupito
soprattutto gli insegnanti che hanno promosso una petizioneonline che
in poche ore ha raccolto oltre 36milafirme. Tra i più
sorpresi c’è il professore EnricoGaliano che
durante la pandemia, su Rai Scuola, aveva partecipato alla trasmissione la “Banda dei fuori classe”,
una sorta di grande aula virtuale: “Sembra una barzelletta parlare
di identitàterritoriale nel 2026 sacrificando una
risorsa come Rai Scuola che con i suoi contenuti, documentari, interviste ha
contribuito ad accrescere la cultura degli italiani”,
spiega il noto scrittore a IlFattoQuotidiano.it.
A scendere
in campo contro la Rai è anche la senatrice BarbaraFloridia del
Movimento 5 Stelle che sul suo profilo Facebook ha scritto: “Il problema nasce
quando il serviziopubblico smonta un presidioeducativo e culturale per
sostituirlo con una narrazioneidentitaria decisa
da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico.
Il servizio pubblico dovrebbe fare esattamente ciò che il mercato non ha
interesse a fare: dettare l’agenda anziché inseguirla, aprire
spazi, educare, formare, elevare”. L’ex presidente della Commissione
parlamentare di Vigilanza Rai (dal 2 luglio l’opposizione in blocco ha
rassegnato le dimissioni ndr) aggiunge: “Assistiamo al tentativo di
una certa partepolitica di costruire una società
nella quale pochi decidono cosa deve essere raccontato, quali idee
devono avere spazio, quali parole devono essere considerate legittime e
quali invece devono essere marginalizzate”.
Dura anche
la responsabileScuola del PartitoDemocratico, IreneManzi che
al nostro giornale spiega: “Rai Scuola è stata uno strumento di arricchimento non limitato alla comunità scolastica.
Ora andrà in onda la TV del Made in Italy. La dirigenza Rai con questo modello
sta impoverendo il serviziopubblico. Lo share non
può essere l’unico strumento di giudizio”.
Sul caso il Pd ha presentato anche un’interrogazione ai
ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Istruzione e del Merito senza
avere per ora risposte. Anzi. Giuseppe Valditara, sentito
da IlFattoQuotidiano.it, ha preferito noncommentare.
Intanto,
il Cda della Rai è intervenuto per dare la
sua versione: “Non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta
editoriale di Rai Scuola. La sua funzione educativa e divulgativa viene
preservata e valorizzata attraverso un’evoluzione delle modalità di distribuzione e fruizione e
una presenza più forte su RaiPlay. La scelta, che s’inserisce nel
più complesso progetto di rivisitazione dei canali specializzati atteso da anni
e finalmente in via di attuazione, nasce dalla necessità di adeguare il serviziopubblico alla
fruizione delle nuovegenerazioni“.
A viale Mazzini
si fanno forti dello share: “I dati di ascolto confermano che il
canale lineare di Rai Scuola raccoglie un ascolto molto contenuto: 0,14%
di share medio nel 2024, 0,13% nel 2025 e circa 0,09-0,10% nei primi mesi del
2026. Si tratta di dati che evidenziano i limiti della televisionelineare come
strumento per raggiungere in modo ampio e sistematico il pubblico scolastico”.
Una lettura contestata da Silvia Bencivelli, una delle autrici che
ha collaborato con la TV di Stato. La giornalista che per prima ha sollevato il
caso attraverso i social spiega su Facebook: “Rai scuola negli ultimi due anni
è vissuta quasi solo di repliche. Ed è così che muore un canale tv,
anche prima che il suo posto venga preso da altre programmazioni”.
Addio,
quindi, a una parte della storia della televisioneitaliana:
nata nel 1999 con il nome di Rai Educational Sat, dal 2002, dopo lo
sdoppiamento del canale, aveva cambiato nome in Rai Edu 1 e nel 2009 in Rai
Scuola. Da ottobre anziché parlare di scienza, storia, libri e innovazione i
telespettatori vedranno “un raccontoemotivodell’Italia.
Il concept – spiega il comunicato ufficiale della Rai – valorizza un “mosaico”
di persone, paesaggi, tradizioni e trasformazioni, con focus su luoghi/borghi,
artigianato e impresa, made in Italy, natura/ambiente, enogastronomia, turismo
del patrimonio, eventi/folklore, innovazione e sostenibilità, musica/cultura
popolare”.
La
corruzione in Italia non si arresta. Anzi, è sempre più dilagante, silenziosa e invisibile,
con enormi costi sociali, politici, economici e ambientali che ricadono sui
cittadini. A denunciarlo è “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le
mafie”, che ha censito le inchieste sul reato prese in esame dal primo gennaio
al primo giugno 2026: 38 indagini su corruzione e concussione, con il
coinvolgimento di 23 procure in dieci regioni diverse e 386 persone indagate.
Ci sono “mazzette” in cambio di
una falsa attestazione di residenza per ottenere la cittadinanza italiana iure
sanguinis o di falsi certificati di morte, e altre “mazzette” per
facilitare l’aggiudicazione di appalti nella sanità, per la gestione dei
rifiuti o per la realizzazione di opere pubbliche, la concessione di licenze edilizie
e l’affidamento dei servizi di refezione scolastica.
E poi scambi
di favori per concorsi truccati in ambito universitario. E ancora, le inchieste
per scambio politico-elettorale e quelle relative alle grandi opere con la
presenza di clan mafiosi. La regione con il maggior numero di indagati è
la Sicilia, con 107 persone
coinvolte in nove inchieste e tre procure attivate, seguita dal Lazio (85 persone indagate e nove
inchieste) e dalla Campania. Infine
la Puglia, con 48
persone indagate e il record di politici finiti nell’occhio dei magistrati:
sette.
Una
“pandemia”, quella della corruzione, che ora don Luigi Ciotti e la sua squadra
di “Libera” intendono denunciare con una mobilitazione in tutta Italia da
lunedì al 13 giugno. Il titolo della campagna è “Occhi aperti sulla
corruzione”: per una settimana si terranno flash mob, sit-in e incontri con la cittadinanza per
chiedere, da Nord a Sud, di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità.
Lo sguardo si allarga ulteriormente se si considerano gli ultimi diciotto mesi:
complessivamente in Italia sono 1.507 le persone indagate, di cui ben 71
politici (sindaci, assessori, consiglieri regionali o comunali), con 143
inchieste su corruzione e concussione.
“Mettiamo in
campo un’azione collettiva – spiega Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – per ribadire
che la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si
manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti e riflettendo
l’impiego di tecniche sempre più sofisticate. Da quelle più “classiche” (la
mazzetta, l’appalto truccato, il concorso pilotato) fino a quelle ormai
pressoché legalizzate, frutto di una vera e propria cattura dello Stato da
parte di un’élite impunita: leggi e regole scritte su misura per i potenti di
turno, conflitti di interesse tollerati, relazioni opache tra decisori pubblici
e portatori di soverchianti
interessi privati“.
Nella
settimana di mobilitazione di “Occhi aperti sulla corruzione”, in occasione del
decennale della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (8 giugno 2016) della legge
che ha introdotto in Italia la possibilità di chiedere dati anche in assenza di
un obbligo formale di pubblicazione (il cosiddetto Foia, acronimo di Freedom of Information Act), “Libera”
promuoverà alcune iniziative.
In
concomitanza con l’invio ufficiale delle istanze, nell’arco della settimana i
presìdi dell’associazione daranno vita ad azioni e mobilitazioni di piazza a
Milano, ad Ascoli Piceno, con tre istanze mirate a sbloccare i cronoprogrammi e
i Sal sull’edilizia scolastica ancora ferma nel cratere del sisma del 2016, e
in Campania, con la richiesta di open data al Consorzio di Bonifica del Bacino
del Volturno per tracciare la rigenerazione ambientale.
“Ma di quale par condicio parla Valditara se i nostri
professori non arrivano nemmeno ad affrontare la questione Israele-Palestina
nel programma? Con questa circolare si sta colpendo solo la volontà degli
studenti di affrontare questioni d’attualità scegliendo da che
parte stare e si stanno intimorendo anche i docenti”. Sono le parole di Angela
Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi. Alla
ripresa della settimana scolastica ci pensano i giovani a rispondere alla nota
inviata venerdì a mezzogiorno da viale Trastevere sulle “manifestazioni ed
eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche”.
A firmare il documento, trasmesso ai presidi e agli uffici periferici del
ministero, è il braccio destro del professore milanese ovvero il (questo è
l’articolo adoperato dal Mim ndr) capo dipartimento, Carmela Palumbo.
La circolare, dopo una premessa che cita per tredici righe la Legge 92 del 20
agosto 2019 ovvero l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione
civica e le linee guida a firma del ministro dell’Istruzione Giuseppe
Valditara, sottolinea che “l’organizzazione e lo svolgimento, all’interno
delle istituzioni scolastiche, di manifestazioni ed eventi pubblici di vario
tipo aventi ad oggetto tematiche spesso di ampia rilevanza politica e sociale,
siano caratterizzati dalla presenza di ospiti ed esperti di
specifica competenza e autorevolezza. Si ritiene, infatti, che
nell’organizzazione di tali eventi, il cui valore formativo rimane indiscusso,
le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’autonomia loro riconosciuta,
debbano operare in modo da assicurare il pieno rispetto dei principi
del pluralismo e della libertà di opinione e
garantire, in ogni caso, il dialogo costruttivo e la formazione del pensiero
critico”.
Parole che arrivano dopo il caso del convegno su Gaza al liceo romano
Righi, al quale doveva prendere parte un esponente della Global Sumud Flotilla,
cancellato a poche ore dall’inizio dopo che il deputato della Lega Rossano
Sasso aveva fatto notare che sarebbe mancato il contraddittorio. Una
nota quella di Valditara che oltre a destare la consueta polemica tra
l’opposizione e la maggioranza ha smosso anche i giovani.
Nemmeno il Movimento degli studenti dell’Azione cattolica è
rimasto a guardare e proprio in queste ore la segreteria nazionale si
incontrerà per riflettere ed eventualmente prendere una posizione sulla nota
del ministero. Intanto, è la Rete Studenti Medi a farsi
sentire: “E’ dall’inizio dell’anno scolastico che Valditara con diverse
dichiarazioni ha tentato di ledere la libera manifestazione del
pensiero degli studenti sul conflitto in corso a Gaza. Qui non si
tratta di garantire il libero confronto di posizioni diverse, a favorire una
approfondita e il più possibile oggettiva conoscenza dei temi proposti ma di
guardare appunto con obiettività a quanto sta accadendo: uno Stato, Israele,
sta opprimendo una popolazione affamandola. La Scuola ha tutto il diritto di
dire che il nostro governo ha avuto nei confronti di questa situazione una
presa di posizione timida ed ipocrita”, sottolinea Verdecchia
annunciando una manifestazione di tutti i movimenti studenteschi il 14
novembre.
La Rete degli Studenti Medi è preoccupata per l’atmosfera che si è creata
persino attorno al convegno promosso dal Cestes (Centro studi
trasformazioni economiche sociali) sulla militarizzazione nelle scuole al quale
è stato impedito ai docenti di partecipare ottenendo il giorno di permesso come
formazione. A prendere posizione è anche l’Unione degli studenti attraverso
il coordinatore nazionale Tommaso Martelli che al Fattoquotodiano.it dice:
“La circolare inviata alle scuole da parte del ministro Valditara sulla par
condicio nei dibattiti scolastici è pericolosa. È perfettamente in
linea con l’idea del ministro di rendere le scuole degli spazi con sempre meno
autonomia di insegnamento e sempre meno possibilità di prendere iniziativa.
L’idea di una par condicio, imposta arbitrariamente all’interno di ogni
dibattito, solo per direttiva nazionale, se non è una disperata ricerca di
imporre idee conservatrici, vecchie e di parte, vicine alle idee del ministro e
del nostro governo, è quanto meno poco pensata”.
L’Uds entra anche nel merito dell’iniziativa al Righi: “Non sappiamo se il
Ministro in questo caso avrebbe voluto la presenza di uno dei soldati
dell’Idf che hanno arrestato i membri della Flotilla. È giusto, come è
scritto nella circolare, che lo sviluppo del pensiero critico sia prerogativa
delle scuole, ma se vogliamo individuare le cause dell’abbassamento della
qualità formativa dobbiamo andare a guardare ai tagli all’istruzione continui
negli anni proposti da questo governo, o nelle linee guida per l’insegnamento,
autoritarie, conservatrici e nazionaliste imposte dal ministro”.
articoli di Cobasscuolapalermo e Alex Corlazzoli con video di Matteo Saudino e Giuliano Marrucci e la richiesta ai rettori italiani di dimissioni da Med-Or
Il MIM annulla il Corso «La Scuola non si arruola»
Di seguito la comunicazione agli oltre 1.000 iscritti/e al corso inviata dal Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali – CESTES, a cui esprimiamo la nostra vicinanza e completo sostegno.
Restano confermate tutte le mobilitazioni pomeridiane. QUI l’elenco in aggiornamento.
__________ Siamo desolati di comunicare che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annullato il corso «4 novembre, la scuola non si arruola» che, infatti, non risulta più attivo sulla piattaforma Sofia. Pertanto non sarà possibile fruire del permesso per formazione che deve essere annullato da ognuno di voi. Le motivazioni ufficiali sono che (si cita testualmente il decreto): «L’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016».
Il MIM sta sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è oggetto di dibattito pedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra. I legali del CESTES stanno operando per restituire il diritto alla formazione libera e consapevole ad ogni docente. Riteniamo urgente questa prima comunicazione, per consentire a ognuno di ritirare il permesso per formazione già chiesto e non incorrere in conseguenze disciplinari. Forniremo maggiori informazioni e approfondimenti successivamente in altre sedi. Siamo certi di potere confidare nel vostro sostegno.
Cordiali saluti Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali
“Non coerente con la formazione professionale”: il ministero boicotta il convegno anti riarmo dei prof. La protesta: “Limitata la nostra libertà” – Alex Corlazzoli
L’evento online era previsto per il 4 novembre: era stato organizzato dal Cestes (Centro studi trasformazioni economiche sociali, accreditato da viale Trastevere) in collaborazione con l’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Più di mille insegnanti si erano già iscritti
“L’iniziativa ‘La scuola non si arruola‘ non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel Ccnl scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016”. Con queste quattro righe, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha messo il bavaglio al convegno organizzato online per il 4 novembre dal Cestes (Centro studi trasformazioni economiche sociali, accreditato da viale Trastevere) in collaborazione con l’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Più di mille insegnanti che si erano iscritti, godendo com’è previsto dalla Legge di un permesso giornaliero per formazione ai sensi del’ articolo 36 del Ccnl 2019/2, dovranno rinunciare a partecipare all’iniziativa.
“Si tratta – spiega a ilfattoquotidiano.it SilviaBisagna che ha seguito l’organizzazione – di una grave limitazione alla nostra libertà di formazione. A questo punto vien da pensare che i nostri docenti non possano più parlare di violenza, guerra, Palestina?”. Il convegno non dev’essere piaciuto ai piani alti del ministero. Il programma prevedeva gli interventi di RobertaLeoni, docente e presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sul tema della “Cultura della difesa e militarizzazione dell’istruzione”; LucianoVasapollo, direttore Cestes dell’Università La Sapienza di Roma che avrebbe parlato di “Una politica culturale del sociale per il mondo multipolare della pace”. A seguire AntonioMazzeo, docente e giornalista su “Rearm Europe e militarizzazione del sapere” e poi MarcoMeotto, docente e ricercatore sugli “Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia: dall’inizio del Novecento alla Palestina odierna”. Tra gli invitati anche Mjriam AbuSamra, ricercatrice e attivista italo-palestinese pronta a spiegare la “Critica decoloniale dell’accademia neoliberale”. Infine, RaffaeleSpiga, di Bds Italia su “Boicottare il pensiero unico militare” e TommasoMarcon, studente, Osa che aveva come tema “La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara”.
Una giornata ricca di interventi che ora sarà probabilmente rinviata. Nei giorni scorsi il Cestes aveva già ricevuto dal ministero una diffida ove lamentava la presenza dell’Osservatorio tra gli organizzatori ma l’ente accreditato aveva fatto sapere che la regia era in mano loro. Inutile la risposta. Venerdì mattina alle otto è arrivato lo stop. Ora i legali del Cestes stanno operando per restituire il diritto alla formazione libera e consapevole ad ogni docente. “Il ministero – spiega MicheleLucivero dell’Osservatorio – sta sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è oggetto di dibattitopedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra”.
Un nuovo Convegno per il 4 novembre «La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione»
Dopo che il MIM ha annullato il corso di formazione e aggiornamento «La scuola non si arruola», che il CESTES-PROTEO [ente accreditato] aveva organizzato per il 4 novembre 2025, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha deciso di confermare ugualmente la data con un nuovo Convegno che – però – non ha l’accreditamento del MIM, per cui non è possibile chiedere un esonero per formazione per il personale scolastico.
Di seguito il programma e le indicazioni per seguire il Convegno:
La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione
Convegno online 4 novembre, ore 9.00 – 13.00
Modera Serena Tusini
RELAZIONI
Militarizzazione e repressione nella scuola Roberta Leoni, Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara Tommaso Marcon, Studente OSA
L’Università ai tempi della crisi tra militarizzazione, repressione e riforme Leonardo Cusmai, Studente universitario – Cambiare Rotta
Conclusioni: Roberta Leoni, Il 4 novembre non è la nostra festa!
Appello urgente ai Rettori italiani: richiesta di Dimissioni da Med-Or
Pubblichiamo la Lettera che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo inviato agli/alle otto Rettori/Rettrici delle università pubbliche che siedono ancora nel Consiglio di amministrazione della Fondazione Med-Or, legata a Leonardo SpA, azienda produttrice di armi esportate e vendute anche a Israele.
Con la presente desideriamo portare un contributo di riflessione rispetto alla Sua partecipazione al Comitato Scientifico della Fondazione Med-Or, in modo da consentirLe di valutare in modo più approfondito l’opportunità di tale scelta, sia individualmente che come rappresentante del Suo Ateneo.
Questo appello viene inviato in questi giorni anche agli altri Rettori delle Università statali presenti ad oggi nel Comitato di Med-Or (siete rimasti in otto dagli iniziali tredici) e, sull’onda delle imponenti proteste del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre che hanno attraversato l’Italia, rinnoviamo l’appello alle dimissioni dalla Fondazione controllata da Leonardo, incriminata per complicità nel genocidio a Gaza.
Riteniamo sia indispensabile prendere le distanze, come singolo e come rappresentante del Suo Ateneo, da una realtà come Med-Or, che porta avanti attività di lobbying in Medio Oriente rispetto ad una serie di interessi legati direttamente all’economia del genocidio.
Nella primavera del 2024, sull’ondata delle proteste studentesche e delle oltre 5 mila firme raccolte nella ns. petizione (vedere link in fondo), avevamo scritto a tutti i Rettori ed a tutte le Rettrici per chiedere di rassegnare le dimissioni e soltanto alcuni hanno proceduto da allora.
Adesso, considerato come nel frattempo sia mutato il contesto dei conflitti in corso producendo una percezione più diffusa di gravità delle situazioni che evidenziavamo un anno fa, abbiamo deciso di ribadire la necessità di tale gesto e Le reiteriamo quindi la richiesta di dimettersi dal Comitato Scientifico di Med-Or per lanciare un segnale di dissociazione del mondo accademico dalle strategie e dalle logiche belliche che il Gruppo Leonardo SpA porta avanti anche attraverso le sue Fondazioni, cercando di coprire le sue mani sporche di sangue indossando l’abito prestigioso e rispettabile del mondo accademico. Non si presti anche Lei al gioco di accreditare i mercanti di morte del settore bellico! Si dimetta da Med-Or e condivida nella CRUI con gli altri colleghi Rettori questa eventuale scelta.
Fiduciosi nella comprensione della situazione che Le rappresentiamo, restiamo in attesa di un Suo gesto o di una Sua gradita risposta.
Di seguito troverà alcuni link utili. Ci auguriamo che i nostri spunti siano occasione di una riflessione sulle dimissioni da Med.Or, che riteniamo sempre più urgenti.