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venerdì 14 marzo 2025

Quella “voglia di pace” delle canaglie europeiste - Fabrizio Poggi

Se davvero gliene fosse mai importato qualcosa dell'Ucraina e della sorte degli ucraini, avrebbero da tempo fatto qualche passo. Misero, come è la loro “politica”; ipocrita, come dimostrano di essere ogni volta che aprono bocca; ma lo avrebbero fatto. Non diciamo dal 2014: sappiamo bene che in quel periodo non gliene fregava assolutamente nulla della popolazione del Donbass, aggredita, terrorizzata, bombardata quotidianamente dai nazigolpisti di Kiev. Anzi, è ormai stato detto pubblicamente dai diretti interessati, come la sceneggiata del duo Hollande-Merkel a Minsk non servisse ad altro che a riarmare Kiev dopo gli smacchi di Ilovajsk e Debaltsevo. Ma, dal 2022, avrebbero potuto muovere qualche passo. E invece nulla. Del resto, sono lì, da sempre, per curare gli interessi di banche e monopoli e, se quegli interessi significano l'accumulazione di profitti dall'industria bellica, allora che muoiano pure tutti gli ucraini: il profitto innanzi tutto! Ma, aggiungiamo per parte nostra: allora, che muoiano anche tutti i filistei che siedono sui banchi di Bruxelles e Strasburgo, che decretano il massacro non solo dei vicili ucraini, ma anche l'ecatombe di operai, lavoratori, pensionati e in generale delle masse popolari dei paesi europei.

Ci hanno abituato alle loro menzogne e loro stessi sono così votati alle proprie falsità, che insistono a divulgarle anche di fronte all'evidenza. L'industria europea della difesa è notevolmente in ritardo rispetto a quella russa, pertanto i paesi UE devono accelerare significativamente la militarizzazione, ha ululato la iena antropomorfa von der Leyen, quando anche le cifre riportate da istituzioni non certo imputabili di filo-putinismo dicono l'esatto contrario.

Naturalmente, quel millantato “notevole ritardo” serve a proclamare che «Abbiamo bisogno di un forte aumento della difesa europea» e, dio ne guardi che a qualcuno venga in mente che serva a qualcosa di diverso: no! «Ne abbiamo bisogno innanzitutto per la situazione in Ucraina». E, però, eccoci al dunque, ciò «riguarda tutta l'Europa e la sicurezza del nostro continente. Putin ha dimostrato più volte di essere nostro nemico, non ci si può fidare di lui, lo si può solo contenere». Come ha “dimostrato la signora Albrecht queste sue affermazioni? Ci risulta difficile capirlo. Quand'è che Mosca «ha dimostrato» di essere nemica e di chi? Si potrebbe andare molto addietro nella storia e ricordare quante volte e come e con quali pretesti la Russia sia stata attaccata militarmente.

Che la contrapposizione tra monopoli costituisca oggi la “ragion d'essere” dello sviluppo capitalista e che tale contrapposizione spazi per l'intero globo, dovrebbe portare, a rigor di logica, i signori di Bruxelles a dichiarare «nemico» ben più di un singolo paese e a decidere di contrapporglisi mettendo in campo «tutte le leve finanziarie per rafforzare e accelerare la nostra produzione di difesa. Con il piano di riarmo europeo, possiamo mobilitare fino a 800 miliardi di euro», come dichiarato dalla signora Albrecht. Le cui parole, nei fatti, lasciano seriamente dubitare che voglia «vivere in un'epoca di pace, senza alcun dubbio. Ma sono sicura che se sfruttiamo la nostra forza industriale, possiamo ricostruire un deterrente per coloro che vogliono nuocerci. È tempo di creare un'unione europea di difesa che garantisca la pace nel nostro continente, attraverso l'unità e la forza!». Parole sante: naturalmente per la «forza industriale» da cui scaturiscono i lauti emolumenti dei signori di Bruxelles.

E anche quelli di chi siede a tre centinaia di km di distanza, come ad esempio il ministro della guerra francese Sebastien Lecornu che, così premuroso per la sorte dei giovani mobilitati ucraini, ha candidamente dichiarato che non si deve minimamente pensare a una smilitarizzazione dell'esercito ucraino, proseguendo anzi nella sua integrazione nella struttura militare europea, così che ci se ne possa servire nelle guerre a venire, Anche lui, ca va sans dire, “motiva” i propri arzigogoli accampando il credo “pacifista”, per cui «Noi, forze armate europee, non possiamo fidarci dei negoziati diplomatici, perché abbiamo esperienza di ciò che purtroppo è stato fatto e non rispettato negli ultimi tempi»: già, per l'appunto, come a Istanbul nell'aprile 2022, per esempio?

Ma Lecornu è talmente ansioso di favorire l'industria francese, che ha messo nella bigoncia anche il settore subacqueo. Come dargli torto, poveretto (non nel senso finanziario del termine): è dagli anni '60 che sommergibili sovietici venivano rilevati nel Mediterraneo; figuriamoci oggi, quando «Putin ha dimostrato più volte di essere nostro nemico» e i sottomarini russi, a detta di Parigi, rappresentano una grande minaccia per i porti civili europei. Soluzione? Di fronte alle minacce «terroristiche, ibride o di stato, alla nostra economia portuale e alla questione della guerra delle mine», i paesi UE devono acquistare più armi dalla Francia che, «insieme a Norvegia, Gran Bretagna e altri paesi», si schiera «in prima linea nella lotta contro la minaccia sottomarina russa, che non è stata intaccata dalla guerra in Ucraina e rimane una minaccia molto seria sia per l'Europa che al di là dei suoi confini». Ahi, ahi signor Lecornu, cosa mai si lascia sfuggire. Sicché, la Russia sarebbe una minaccia anche «al di là dei confini» europei. Allora, è vero che l'esercito europeo serve al di là dei propri confini, come d'altra parte i signori di Bruxelles ci hanno abituato a vedere da qualche decennio, nell'espansione neocoloniale in Africa, Asia, Medio Oriente, ecc.

E, però, quello di armare l'Ucraina sembra essere non solo un imperativo UE. Gary Tabach, capitano a riposo della US Navy, immigrato dall'URSS nel 1976, dice senza mezzi termini che l'Ucraina deve continuare a investire nelle forze armate e combattere finché  l'Occidente non distruggerà la Russia dall'interno. C'è quindi urgente «bisogno che stato e investitori stranieri sostengano i produttori ucraini di armi... Non bisogna litigare con loro, ma al contrario attrarli, costruire un'industria militare e creare un esercito... altamente motivato... non abbiamo altra via d'uscita. Anche se tutta l'Ucraina viene rifornita di armi, i russi si sono talmente fortificati, trincerati, che non si possono sfondare le loro linee. Dobbiamo far traballare la Russia dall'interno», secondo il tradizionale leitmotiv della cosiddetta opposizione russa.

Ma, intanto, afferma il capogruppo del Partito Popolare al parlamento europeo, Manfred Weber, contrariato dal fatto che la UE disponga di 17 modelli di carri armati, mentre gli americani ne hanno solo uno, l'obiettivo più urgente è quello della standardizzazione degli armamenti e della fusione dell'industria della difesa. Dunque, occorrono «appalti comuni obbligatori, un vero mercato europeo della difesa, ulteriori aggregazioni nel settore e c'è bisogno di progetti europei congiunti come la difesa missilistica o i droni... per le brigate di cyber-difesa, tutti si rendono conto che non è più una questione nazionale. Mi piacerebbe vedere le insegne europee sulle loro uniformi». Ma, soprattutto, la UE «dovrebbe acconsentire alla proposta della Francia di fare dello scudo nucleare francese una sorta di scudo europeo».

Ci sembra che non ci sia molto da aggiungere o commentare. Di fronte a tanta “voglia di pace”, sintetizzata nelle dichiarazioni riportate sopra e ora approfondite dalle parole pronunciate alla cosiddetta “Eurocamera”, secondo cui le risposte alle minacce esterne dovrebbero essere «simili a quelle in tempo di guerra», non fanno nemmeno più compassione (se, per caso, qualche vecchio nostalgico del vecchio PCI ne ha mai avuta) le uscite dei saltimbanchi liberal-bellicisti del PD, in perfetta compagnia con tutti i reazionari e neofascisti tagliagole.

L'imperativo che sta ora di fronte non solo ai comunisti, ma anche ai democratici, a tutte le masse popolari, in cui interessi vitali, politici, sociali, economici, sono messi al muro dalla canaglia “europeista” inginocchiata ai piedi dei monopoli militar-industriali, è quello di un impegno che dovrà essere permanente e di massa. La lotta contro la guerra voluta dai signori dei partiti padronali (PD compreso) deve essere oggi l'impegno impellente delle masse, nella consapevolezza che, finché non ci si potrà basare su una struttura organizzativa in grado di guidare la mobilitazione, quei maledetti signori continueranno ad avere la meglio.

da qui

martedì 7 maggio 2024

E TU? MORIRESTI PER LA NATO?



articoli e video di Gianandrea Gaiani, Pino Arlacchi, Giuliano Marrucci, Raniero la Valle, Mike Whitney, Andrea Zhok, Fiammetta Cucurnia, Giordano Zordan, Elena Basile, Kit Klarenberg, Stefano Zecchinelli, Fabrizio Poggi


DA TRIESTE A LECCO NUOVE MOBILITAZIONI CONTRO LA GUERRA E CONTRO CHI CI GUADAGNA

Di Konrad Nobile per ComeDonChisciotte.org

Riceviamo e diffondiamo le locandine di due cortei che si terranno a breve.

Nell’ultimo articolo scritto per ComeDonChisciotte “LA GRANDE GUERRA IN ARRIVO: NON SE MA QUANDO”  concludevo auspicando e invitando alla mobilitazione contro l’attuale minaccioso clima di guerra e chi lo alimenta.

Ebbene fortunatamente qualcosa si muove e, in merito, segnaliamo che tra le varie iniziative si terranno due importanti cortei.

Sabato 11 maggio, a partire dalle ore 17:30, si svolgerà a Trieste una manifestazione per richiedere politiche di pace e la neutralità della città di Trieste (1), oltre che per solidarizzare con la Palestina e dimostrare la contrarietà alla NATO e alle sue guerre.

L’evento di Trieste viene organizzato, promosso e sostenuto da diverse realtà (i promotori ufficiali sono “Fronte della Primavera Triestina”, “Coordinamento No Green Pass e Oltre di Trieste”, “Alister”, “Insieme Liberi FVG” e “La Tavola per la Pace FVG”) e persone coordinatesi per l’occasione e che, percepita la drammaticità dell’attuale periodo, hanno sentito la necessità di mobilitarsi e chiamare la popolazione a far sentire la sua voce.

 

Sabato 18 maggio, si terrà invece a Lecco un corteo organizzato dalla locale “Assemblea Permanete Contro le Guerre”.  Il corteo avrà luogo nella città nella quale trova sede la nota azienda produttrice di munizioni Fiocchi Munizioni Spa, ditta partecipata dalla multinazionale del militare “Czechoslovak Group” che esporta proiettili in tutto il mondo.

Proprio per dare un concreto contributo contro la guerra e la militarizzazione ecco che da Lecco ci si muove per denunciare e contrastare l’operato di chi dalla guerra e dal traffico di armi ci guadagna.

Come scrivono gli organizzatori sul volantino del corteo, “in questi tempi di guerra, è necessario partire dal qui ed ora per inceppare gli ingranaggi del militarismo mondiale” e “Per non divenire complici delle carneficine che stiamo vivendo in tutto il mondo è necessario agire”.

Ebbene, confidando nella riuscita di questi cortei (e sperando che siano dei tasselli iniziali per una ampia e concreta opposizione alle nostrane politiche guerrafondaie), riceviamo e diffondiamo le locandine dei due eventi, riportando nel caso di Trieste anche il testo di chiamata al corteo.

 

CORTEO PER LA PACE E PER UNA TRIESTE NEUTRALE, 11 MAGGIO, TRIESTE

Testo di chiamata al corteo:

“E TU? MORIRESTI PER LA NATO?”

La promessa infranta dall’occidente di non espandere la NATO “neanche un centimetro più ad est”, fatta in seguito al crollo dell’ Unione Sovietica, sta trascinando il mondo in una nuova guerra mondiale.

 L’imperialismo occidentale, scosso da una profonda crisi economica e dal riordinamento dell’assetto geopolitico, continua ad alimentare l’escalation militare in Ucraina per difendere la propria egemonia sul mondo.

Non da ultimo arrivano le allarmanti dichiarazioni del presidente francese Macron, che dice di non escludere l’invio di truppe francesi in Ucraina, il che ci lascia immaginare che il peggio debba ancora venire.

 Similmente il genocidio del popolo palestinese che, in pochi mesi, ha causato almeno 33 mila morti, dimostra come l’occidente ed i suoi vasalli siano pronti a tutto pur di mantere integro il proprio giogo oppressivo.

L’indiscriminato massacro a Gaza e l’indomita lotta della resistenza palestinese danno ulteriore testimonianza dell’aggravamento dello stato di crisi dell’egemonia occidentale e dei suoi piani.

 Su ogni fronte il macello continua e si intensifica, nonostante la sempre più marcata  contrarietà dell’opinione pubblica. Il clima di guerra viene sempre più apertamente alimentato e sostenuto dalle istituzioni politiche e statuali.

 Ma, mentre i nostri politici parlano di investire in truppe ed armamenti, ampi strati della popolazione vengono spremuti dall’aumentare dell’inflazione e da condizioni di vita e lavorative sempre più precarie.

 Questo anche nella nostra città che, data la sua posizione strategica e con il suo porto, rimane un polo cruciale nella scacchiera geopolitica usata dai padroni del mondo.

Il diritto internazionale però è chiaro: Trieste deve essere una città neutrale, demilitarizzata e dotata di un porto franco internazionale aperto a tutti gli Stati del mondo – inclusi quelli non allineati all’ ordine atlantista.  Lo Stato italiano e la NATO stanno però violando il Trattato di Pace di Parigi del 1947 che impone questo status, trascinando pure la città di Trieste e la sua popolazione nel delirio bellico. A riprova di ciò ci sono le recenti dichiarazioni del ministro Urso, che ha definito Trieste “il porto di Kiev“.

 Il nostro territorio, che per diritto dovrebbe essere libero e demilitarizzato, può ormai contare soltanto sulla volontà delle persone che lo vivono veramente. Quando le istituzioni sono vendute agli interessi bellici è compito nostro opporci a tali sfruttamenti e combattere per la demilitarizzazione e la pace.

Scendiamo assieme in piazza l’11 Maggio – data scelta simbolicamente anche per la vicinanza alla Giornata della Vittoria sul Nazismo, che si celebra il 9 Maggio e che dovrebbe appartenere a tutti i popoli del mondo.

Facciamo sentire la nostra voce contro la NATO, l’escalation militare e per una Trieste non soggiogata all’interesse dell’ imperialismo!

Che si senta ovunque la nostra voce, proveniente da una città aperta, una città che vuole pace, fratellanza, solidarietà e libertà!”

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CORTEO “DISARMIAMO LA FIOCCHI”, 18 MAGGIO, LECCO

da qui

 

 

PINO ARLACCHI – “Effetto Kissinger”: come l’Europa è stata suicidata dagli USA

Nessun paese ha mai tratto profitto da una guerra prolungata
Sun Tzu, V secolo A.C.

Diceva Henry Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale. E nel caso dell’Europa odierna la fatalità, il “fattore Kissinger”, consiste nel suicidio economico impostole dagli Stati Uniti e culminato con la guerra in Ucraina, ma preparato e istigato da lungo tempo. La vocazione autodistruttiva del nostro continente è stata preconizzata da Nietzsche due secoli fa con il concetto di “nichilismo europeo”. La sua prova generale sono state le due guerre mondiali del Novecento, e il percorso verso la soluzione finale è iniziato con il vassallaggio verso gli Usa instaurato dopo il 1945. La sudditanza dell’Europa non è stata lineare. Si è dipanata in fasi alterne, con sussulti di indipendenza durante i quali il Vecchio continente ha reclamato la sua sovranità.

Il più importante sobbalzo ha prodotto la nascita dell’Unione europea e di una valuta, l’euro, potenzialmente alternativa al dollaro. Ma si è poi caduti sempre più in basso, fino alla corrente fase terminale.

La rottura con la Russia del 2022, con la guerra in Ucraina, capovolge il cammino verso Est dell’Unione europea e vanifica la formula del suo capitalismo. Questa rottura comporta tre conseguenze letali, destinate ad aggravarsi nei prossimi anni salvo reazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. Il primo effetto è la prosecuzione della stagnazione di lungo periodo del capitalismo europeo iniziata negli anni 70. Le previsioni del Fondo monetario parlano chiaro: il Pil dell’Unione resterà vicino allo zero per almeno tre anni, in controtendenza rispetto a quello degli Usa, della Russia e del resto del mondo.

Lo stop è dovuto in massima parte alle sanzioni contro il petrolio e il gas che l’Europa acquistava a basso prezzo dalla Russia prima del 2022. Petrolio e gas che dopo lo scoppio della guerra vengono acquistati dagli Usa a prezzi fino a 4-5 volte superiori.

Nessuno parla dei veri termini della questione dei rifornimenti di energia. Troverete centinaia di articoli su quanto siamo stati bravi a ridurre nel giro di un anno le importazioni di gas dalla Russia, senza che quasi alcuno di essi parli dei folli prezzi della bolletta energetica pagata ora agli Stati Uniti. Gli Usa hanno spinto gli alleati europei verso sanzioni estreme contro Mosca. Dopo poche settimane dall’inizio delle ostilità hanno pressato l’Ucraina a combattere invece di concludere un accordo già quasi negoziato. E hanno completato l’opera distruggendo il gasdotto Nord Stream nel settembre 2022: tutto alla luce del sole, dopo che Biden aveva avvertito gli alleati che quel gasdotto era condannato. Un atto di guerra contro la Germania ingoiato dalla sua élite come se nulla fosse. È con questi metodi che gli Stati Uniti si sono assicurati il primo posto tra gli esportatori di gas liquefatto verso l’Europa e verso il mondo.

L’Europa è divenuta, inoltre, la prima destinazione del loro petrolio: 1,8 milioni di barili al giorno contro 1,7 verso l’Asia e l’Oceania. Un colpo “alla Kissinger” contro gli alleati d’oltreatlantico che il centro Bruegel ha valutato costare quasi un punto e mezzo del Pil dell’Unione europea. Un colpo che è il costo più grande della guerra Nato contro la Russia.

Sommato alle spese in armamenti e agli altri oneri della belligeranza, siamo intorno – sempre secondo Bruegel – a 316 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’Unione nel 2022. Cifra aumentata nel 2023 e che corrisponde, guarda caso, alla differenza tra il +2,4 del Pil Usa e il +0,4 dell’Unione. Il tutto tramite contratti-capestro firmati con gli Usa dalla Von der Leyen e da vari governi europei che proteggono lo Zio Sam da eventuali rinsavimenti della controparte tramite scadenze pluriquinquennali. L’aumento dei prezzi dell’energia, inoltre, è responsabile del 40% dell’aumento dell’inflazione in Europa. E un altro 40% è dovuto ai superprofitti degli importatori europei di gas. Non ci si deve meravigliare, allora, se Politico.eu raccoglie gli sfoghi di alti dirigenti di Bruxelles “furiosi con l’Amministrazione Biden che sta accumulando una fortuna con la guerra a spese dei Paesi europei. Gli Stati Uniti sono il Paese che sta approfittando di più dalla guerra perché vendono più gas a prezzi più alti, e perché vendono più armi” (24.11.2022).

Ma la storia del nichilismo europeo non si ferma qui. Il secondo elemento letale è la secca perdita di competitività delle industrie europee rispetto a quelle americane causata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Non c’è industria manifatturiera nostrana che possa reggere un costo dell’energia 4 volte maggiore di quello sostenuto dalla concorrenza. Non troverete cenno al “fattore Kissinger” nei rapporti angosciati e codardi di Draghi e di Letta sul futuro del sistema Europa. Il Paese più bastonato (o meglio, auto-bastonato) è stato la Germania, che sta assistendo alla distruzione della sua base industriale e alla fuga di centinaia delle sue imprese verso gli Stati Uniti. Attratte, queste ultime, anche dagli incentivi dell’Inflation Reduction Act. Un mix di misure di favore equivalenti ai famigerati “aiuti di Stato” di Bruxelles che Biden sta distribuendo a piene mani agli “amici” d’oltreatlantico per far trasferire negli Usa pezzi interi del loro apparato produttivo.

La mitica Germania è diventata un Paese in via di de-industrializzazione nonché la nazione con la peggiore performance tra tutte le economie avanzate: Pil a -0,3% nel 2023-24. La terza pozione letale che deve trangugiare l’Europa è la fine del suo modello di crescita degli ultimi trenta anni, basato sulla Russia e sulla Cina. È stato proprio Josep Borrell a dichiarare candidamente agli ambasciatori Ue, nell’ottobre 2022, che “la nostra prosperità si è basata sulla Cina e sulla Russia: energia e mercato. Energia a basso costo dalla Russia e accesso al mercato cinese per importazioni, esportazioni, investimenti e beni di consumo a basso prezzo… Quel mondo non c’è più”. Il tramonto di quella formula di crescita ha spinto ciò che resta del capitalismo europeo in un vicolo cieco. La Russia ha reagito allo scontro con l’Europa accelerando la sua integrazione in uno spazio economico asiatico sempre più vincente. In soli due anni il commercio della Russia con l’Asia è passato dal 26 al 71%. In questo spazio Cina e India diventano ancora più competitive rispetto a Europa e Stati Uniti grazie allo sconto sui prezzi degli idrocarburi importati adesso dalla Russia. Uno spazio divenuto, inoltre, più sicuro perché le transazioni tra le potenze maggiori dell’Asia avvengono ora tramite le loro valute nazionali invece che con i dollari.

C’è qualcuno in grado di affermare, allora, che esista un modello di crescita del capitalismo europeo alternativo a quello appena distrutto dal “fattore Kissinger”? Potranno mai i balbettii neoliberali su “più mercato” e “più Europa” sostituire una credibile nuova narrativa sul posto dell’Europa nell’ordine mondiale post-americano e multipolare emerso ormai nitidamente?

da qui


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venerdì 22 marzo 2024

Iniziare una guerra non è difficile, finirla è un rompicapo

                            

articoli e video di Jeffrey Sachs, Alessandro Robecchi, Raniero La Valle, Nicolai N. Petro, Ted Snider, Alessandro Marescotti, Pasquale Pugliese, Ennio Remondino, Paolo Desogus, Fabrizio Poggi, Domenico Gallo, Marco Carnelos, Giacomo Gabellini, Sahra Wagenknecht





Questa è la proposta di "decolonizzazione" adottata dalla Cia in vista del crollo della Federazione russa. Questa disgregazione veniva bizzarramente e insensatamente definita decolonizzazione, un termine destinato a edulcorare il progetto imperialista americano. (da qui )


I perché di questa inutile guerra e come se ne esce – Jeffrey Sachs

La guerra d’ucraina compie due anni. Due anni di massacri, morti, distruzioni e dissesti economici che avrebbero potuto essere facilmente evitati. La verità è venuta a galla: questa è una guerra causata da un cinico sforzo trentennale degli Stati Uniti per mantenere la Russia debole, anche attraverso l’espansione della Nato in Ucraina. L’Europa, purtroppo, è uno dei due grandi sconfitti della politica statunitense, il più grande dei quali è naturalmente l’ucraina.

Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero spinto per l’allargamento della Nato negli anni 90, contrariamente alla promessa fatta a Gorbaciov nel 1990: la Nato non si sarebbe mossa “di un pollice verso est”. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero allargato la Nato a 10 Paesi tra il 1999 e il 2004: Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia nel 1999; Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia e Slovacchia nel 2004. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se la Nato non avesse bombardato Belgrado per 78 giorni di fila nel 1999, facendo a pezzi la Serbia. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero abbandonato unilateralmente il Trattato sui missili anti-balistici e non avessero iniziato a schierare i missili Aegis vicino alla Russia.

Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non si fossero impegnati a espandere la Nato all’ucraina e alla Georgia nel 2008. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa non avessero sostenuto il violento colpo di Stato contro il presidente ucraino Viktor Yanukovich nel 2014. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa (e Francia, Germania e Ucraina) avessero rispettato l’accordo di Minsk II nel 2015-‘21 per dare autonomia al Donbass. Non ci sarebbe stata nessuna guerra se gli Usa avessero negoziato con Putin le proposte della Russia per un nuovo accordo di sicurezza tra Washington e Mosca nel dicembre 2021. E non ci sarebbe stata nessuna guerra oggi se gli Usa non avessero bloccato l’accordo tra Ucraina e Russia che stava per essere finalizzato ad Ankara, in Turchia, nel marzo 2022.

Mentre tengono questo atteggiamento anti-russia, gli Stati Uniti incolpano costantemente la Russia. Ma il punto è che mirano da oltre 30 anni a mantenerla debole e geopoliticamente sottomessa. E il motivo è questo: gli Usa mirano a essere e a rimanere l’egemone globale del mondo, cioè la potenza mondiale con un “dominio a tutto campo” in tutte le parti del mondo, compresa l’europa. Questa politica comporta il fatto che una Russia forte costituisce una minaccia per l’egemonia statunitense, anche se non è una minaccia reale per gli Stati Uniti e per l’europa. Ora gli Usa stanno perseguendo lo stesso approccio nei confronti della Cina, adottando misure commerciali, tecnologiche, militari e finanziarie anti-cinesi per cercare di indebolire Pechino, incolpandola al contempo per il deterioramento delle relazioni.

Il fatto è che il presidente Vladimir Putin non avrebbe permesso alla Nato di entrare in Ucraina, su un confine comune di 2.000 km, tantopiù in quanto gli Usa sono dediti a operazioni segrete di “regime change” e a una politica di indebolimento della Russia. Questa ferma opposizione all’allargamento della Nato è evidente almeno dal 2007 (se non da prima), quando Putin chiese la fine dell’allargamento in un discorso molto pubblicizzato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. E da allora fu sempre molto chiaro. Putin lanciò l’operazione militare speciale il 24 febbraio 2022 con l’obiettivo circoscritto di costringere l’ucraina a tornare al tavolo dei negoziati. E la mossa funzionò. Zelensky stava per accettare la neutralità. Ma gli Usa intervennero e dissero all’ucraina di abbandonare il tavolo dei negoziati. Gli Stati Uniti sono pronti a combattere fino all’ultimo ucraino pur di indebolire la Russia.

Tuttavia la guerra non sta indebolendo la Russia, che oggi è più forte di due anni fa, militarmente, geopoliticamente ed economicamente. L’europa è rimasta in silenzio, mentre gli Stati Uniti e gli alleati facevano saltare il gasdotto Nord Stream e lasciavano l’europa alle dipendenze del gas naturale liquefatto statunitense a costi molto elevati. Tutto molto triste. Ora la Germania, il presunto “motore” dell’eurozona, è bloccata in una recessione con una crisi economica a lungo termine sempre più profonda.

La maggior parte dei leader europei che favoriscono l’approccio statunitense sono molto impopolari presso i propri elettori. Il problema, ovviamente, è che non stanno perseguendo i veri interessi dell’europa. È ora che l’europa difenda i suoi interessi, che sono la pace, lo stop all’allargamento della Nato all’ucraina, un sistema di sicurezza basato non sulla Nato ma sull’osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) e il ripristino delle relazioni economiche con la Russia. L’ucraina potrebbe essere in pace – e in sicurezza – come Paese neutrale, con confini negoziati (per esempio, la Crimea rimarrebbe parte della Russia e sede della flotta navale russa del Mar Nero) e altre condizioni. Questa possibilità era sul tavolo già nel marzo 2022 e potrebbe essere realizzata anche ora al tavolo di un negoziato.

L’europa deve scegliere se seguire l’egemonia degli Usa nella guerra perpetua contro la Russia e la Cina, o se invece dotarsi di un sistema di sicurezza proprio che risponda ai suoi reali bisogni e interessi. In questo sistema, la Russia giocherebbe un ruolo costruttivo e l’ucraina sarebbe un Paese neutrale sostenuto dalla sicurezza collettiva in Europa.

da qui

  

 



Wolfgang Streeck (Max Planck Institute): “La guerra è persa, ma i nostri governi si rifiutano di ammetterlo”

Wolfgang Streeck, direttore emerito del Max Planck Institute for the Study of Societies di Colonia, intervenendo il 24 febbraio 2024 al simposio organizzato da New Statesman per l’anniversario dei due anni dall’inizio del conflitto ucraino, ha offerto questa riflessione che vi presentiamo.

Queste le sue parole:

La guerra è persa, ma i nostri governi si rifiutano di ammetterlo. Fingono invece che possa ancora essere vinta – anzi, che debba essere vinta per evitare che “Putin” marci verso la Finlandia, la Svezia, gli Stati baltici e infine Berlino. Due anni fa ci era stato promesso che al più tardi entro oggi la Russia sarebbe stata completamente sconfitta, economicamente, militarmente e politicamente. Ma le nostre sanzioni si sono ritorte contro, non c’erano abbastanza carri armati Leopard II e i satelliti di Elon Musk hanno perso di vista il mondo a terra. La Russia potrebbe non avere più alcun motivo per tornare ai negoziati di pace iniziati a Minsk o a Istanbul. Può invece guardare gli americani che tornano a casa, come fanno sempre quando le cose vanno male, e osservare la disintegrazione dell’Ucraina. È ora di chiedersi chi ha portato gli ucraini in questo pasticcio – chi ha detto all’estrema destra ucraina che la Crimea sarebbe stata di nuovo loro? Per evitare queste domande, la classe politica europea è disposta a lasciare che il massacro continui sulla linea del fronte ucraino congelato – cinque anni, dieci anni – nessun problema, saranno solo gli ucraini a combattere. Ma cosa succede se si rifiutano di stare al gioco e di morire per i “nostri valori”?
La guerra è persa. Lo spiega con straordinaria sintesi uno dei principali studiosi tedeschi, ma il messaggio è duro ad arrivare ad una classe politica, quella europea, che ha scelto di perseverare nel suicidio imposto dagli Stati Uniti. Fino alla fine.

da qui

 

 



martedì 2 gennaio 2024

Perché non possiamo non dirci nazisti

articoli, video, canzoni di Gian Luigi Deiana, Chris Hedges, Munther Isaac, Jeffrey Sachs, David Rovics, Sarah Babiker, Pasquale Pugliese, Costantino Ceoldo, Eusebio Filopatro, Samir Al Quryioti, Amedeo Cottino, Elena Basile, Pino Arlacchi, Francesco Masala, William Van Wagenen, Mike Whitney, Caitlin Johnstone, Rashid Khalidi, Saadi Shirazi, Gideon Levy, Giuliano Marrucci, Alberto Bradanini, Fabrizio Poggi, Laura Tussi, Izzeldin Abuelaish, Refaat Alareer, Alessandro Bianchi, Latuff


martedì 7 novembre 2023

Dimenticare l’Ucraina?

 



articoli e video di Giacomo Gabellini, Roberto Buffagni, Sandra Russo, Fabrizio Poggi, John Mearsheimer, Miguel Ruiz Calvo, Juan Antonio Aguilar, Fabrizio Poggi, Scott Ritter, Ennio Bordato, Jeffrey Sachs, Francesco Masala

Gli Stati Uniti e l’Ucraina, uno sguardo più profondo – Jeffrey Sachs

Nel 2022 gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo decisivo nel bloccare le potenziali negoziazioni di pace tra Russia e Ucraina, ma questo è solo l’ultimo tassello di una strategia di potere che dura da anni e che potrebbe scatenare una guerra nucleare

Saluti a tutti i partecipanti a questa importante conferenza. Penso che non ci sia un’attività più importante per noi del perseguimento della pace. Mentre parliamo, sappiamo che l’Ucraina sta soffrendo e che decine, centinaia di migliaia di persone moriranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, se la guerra continuerà su questa traiettoria. Del resto, l’intero globo è una minaccia, perché la guerra attuale potrebbe degenerare in una guerra nucleare tra gli Stati Uniti e la Russia. Non c’è dubbio che stiamo andando incontro a una continua escalation.

La pace attraverso la negoziazione non solo è possibile, ma era stata quasi ottenuta, anche se, ahimè, i nostri media tradizionali, negli USA e in Europa, non riportano più i fatti essenziali. La pace attraverso la negoziazione era stata quasi ottenuta nel marzo 2022, appena dopo l’invasione della Russia, perché nel marzo 2022 il governo ucraino e quello russo si sono scambiati dei documenti e hanno stipulato un accordo con la mediazione ufficiale del governo turco e quella informale dell’allora Primo Ministro d’Israele Naftali Bennett. Questo accordo fu quasi raggiunto e firmato e, anche se non si trovano queste cose sulla stampa, gli Stati Uniti fermarono le negoziazioni. È molto importante ed è molto difficile capirlo attraverso il muro di falsità e inganni che in Occidente circonda per intero la guerra. Gli Stati Uniti non hanno voluto che si negoziasse la fine della guerra, e se da marzo 2022 facciamo un passo indietro, a tre mesi prima, scopriamo che intavolare un negoziato prima della guerra era assolutamente possibile, anche se, nuovamente, ciò non è stato comunicato sui media. Il 17 dicembre 2021 Vladimir Putin mise sul tavolo una bozza, “U.S. – Russia security agreement” (“trattati di sicurezza tra Stati Uniti e Russia”). Al centro dell’accordo stava la promessa che la NATO non si sarebbe espansa verso l’Ucraina e verso il confine di 2000 km con la Russia. Questa non era solo una concessione che gli Stati Uniti avrebbero dovuto fare per evitare la guerra, ma era anche nell’interesse dell’America, dell’Ucraina, della Russia, del mondo intero. L’idea che gli Stati Uniti dovrebbero spingere la loro Alleanza militare, le loro armi, le loro basi fino al confine russo è sbalorditiva nella sua sconsideratezza. Putin mise una proposta sul tavolo. Chiamai la Casa Bianca appena dopo e li assillai perché negoziassero su queste basi. Spiegai alla Casa Bianca come si sarebbero sentiti gli Stati Uniti se la Russia avesse avuto delle basi in Messico o se la Cina avesse avuto delle basi in Messico. L’ultima volta che qualcuno ci ha provato gli Stati Uniti hanno invaso il Paese in questione: era Cuba, 60 anni fa. Dalla Casa Bianca mi dissero “gli Stati Uniti non negozieranno con la Russia sull’allargamento della NATO”. Io dissi “senza una diplomazia adeguata ci sarà la guerra”. La Casa Bianca non voleva evitare questa guerra con la diplomazia, ma pensava o di poter smascherare il bluff di Putin oppure di avere la guerra e portare a compimento quello che il nostro Segretario della Difesa (o, per meglio dire, Segretario della Guerra) Lloyd Austin ha dichiarato pubblicamente, e cioè che l’obiettivo di questo conflitto è indebolire la Russia. Se gli ucraini muoiono, se l’Ucraina viene distrutta nel mezzo, questo è quello che si chiama una guerra per procura. Ho A 68 anni posso dire di aver assistito alle guerre per procura degli USA in Vietnam, Laos, Cambogia, Nicaragua, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e adesso in Ucraina. Gli Stati Uniti non stanno pensando all’Ucraina, stanno pensando all’indebolimento del loro avversario o del loro avversario percepito, la Russia. Per questo la diplomazia fu bloccata dagli Stati Uniti nel marzo 2022, fu rifiutata dagli Stati Uniti nel dicembre 2021 e tra il 2014 e il 2021. Perché quando il Trattato di Minsk I e il Trattato di Minsk II furono firmati gli Stati Uniti supportarono il governo dell’Ucraina nel non onorare l’accordo che questa aveva firmato. L’obiettivo degli accordi di Minsk II era di salvaguardare il linguaggio e i diritti culturali del popolo del Donbas o dell’Ucraina Orientale, in grande maggioranza di etnia russa, con un sistema di autonomia che il governo dell’Ucraina aveva accordato, di cui Francia e Germania sarebbero state le garanti e che l’intero Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe appoggiato. Il governo ucraino disse “no, noi non vogliamo implementare quello che abbiamo firmato” e allora gli Stati Uniti dissero “bene, vi invieremo le armi, non dovete implementarlo anche se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU lo ha firmato”. In realtà, il rifiuto della diplomazia risale alla fine del 2014 e all’inizio del 2015, e forse a un momento ancora precedente, al febbraio del 2014, perché in quel momento, di nuovo mai esplorato nei nostri media tradizionali ma assolutamente ovvio per chiunque presti attenzione, gli Stati Uniti cospirarono per rovesciare il governo di Viktor Yanukovych, che stava perseguendo la strada della neutralità in Ucraina.

E se questo vi sembra scioccante, per favore, tornate indietro e ascoltate la conversazione tra l’allora Assistant Secretary of State (assistente del Segretario di Stato) Victoria Nuland e l’allora ambasciatore USA in Ucraina, Geoffrey Pyatt, che si svolse tre settimane prima del violento rovesciamento del regime di Yanukovych. In quella telefonata, Victoria Nuland descrisse quale sarebbe stato il governo post-Yanukovych. Di nuovo, ho 68 anni e ho visto dozzine di operazioni di cambio regime manovrate dagli Stati Uniti in tutto il mondo, ne ho viste alcune con i miei occhi e questa, in particolare, l’ho vista da vicino. Ovviamente, ci fu un’insurrezione violenta tre settimane dopo la chiamata intercettata e il governo che fu instaurato era esattamente quello che Victoria Nuland, come assistente del Segretario di Stato, aveva descritto nella telefonata con l’ambasciatore USA. Ero a Kiev appena dopo, ho appreso in prima persona come i fondi USA dalle cosiddette ONG avessero pagato per buona parte la cosiddetta Rivoluzione di Maidan. Questo fu l’innesco della guerra, che è cominciata proprio nove anni fa. Di nuovo, fu un rifiuto della diplomazia da parte statunitense, perché il presidente ucraino in carica voleva la neutralità, mentre il governo USA voleva l’espansione della NATO. Questo significa che il conflitto in realtà risale a un tempo ancora più lontano, possiamo andare fino al 2008, perché nel 2008 George Bush mise sul tavolo la proposta che la NATO si allargasse all’Ucraina e alla Georgia. Se guardate sulla mappa il piano degli USA è assolutamente chiaro e segue una linea che era stata spiegata per filo e per segno una decina d’anni prima da Zbigniew Brzezinski, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Carter e uno dei massimi strateghi geopolitici statunitensi. L’idea era di circondare la Russia nella regione del Mar Nero perché, con Ucraina e Georgia nella NATO, la Russia sarebbe stata circondata da Ucraina, Romania, Bulgaria, Turchia e Georgia nel Mar Nero. L’idea, chiaramente esposta, era di inghiottire la Russia, così che non rappresentasse più alcun problema per la politica USA.
Dove volevano carta bianca gli USA? Volevano poter rimpiazzare i governi a loro piacimento nel Medio Oriente. Per esempio, rovesciando Saddam Hussein nel 2003, Muammar Gaddafi nel 2011 – un esercizio della NATO, tra l’altro, non solo un esercizio degli USA -, Bashar al-Assad nel 2011. Questo è un altro punto mal compreso: Bashar al-Assad e la cosiddetta guerra civile siriana sono un’operazione di cambio regime degli USA che ha avuto pessimi esiti. L’idea era che la CIA lavorasse con i governi regionali per rovesciare Bashar al-Assad, ma fallì. Diversi anni dopo la Russia corse in aiuto del suo alleato e poi i nostri media puntarono il dito contro l’intervento russo, ignorando il precedente intervento USA. Non è stato riportato nulla di questo fatto essenziale dell’operazione Timber Sycamore, e cioè che il presidente Obama ordinò alla CIA di rovesciare Assad. Ho saputo tutto questo direttamente da persone che erano assolutamente coinvolte e che tentavano di fermare la guerra, ma gli Stati Uniti si opponevano alla diplomazia.

Possiamo continuare a spostare le lancette indietro per capire davvero di cosa si tratta. Gli Stati Uniti in ogni fase hanno rifiutato la diplomazia, e questo atteggiamento risale, a dire il vero, al 1990. Nel 1990 ero, tra l’altro, consigliere nel team economico del presidente Mikhail Gorbachev. Gorbachev voleva la pace in Europa, voleva una casa europea comune. In quel momento gli Stati Uniti e la Germania promisero, promisero esplicitamente che la NATO non si sarebbe mossa di un dito verso Est. Quella era una bugia e una falsa promessa. Gorbachev smobilitò l’alleanza militare guidata dai sovietici, la Germania venne riunificata ed entro il 1992 gli Stati Uniti stavano già pianificando la massiccia espansione della NATO in direzione dell’Ucraina. Guardando negli archivi, gli storici hanno scoperto che il piano di espandere la NATO fino all’Ucraina risale al 1992. A proposito, Zbigniew Brzezinski scrisse nel 1997, negli affari esteri, un articolo molto chiaro che traccia esplicitamente la linea temporale dell’espansione della NATO, dicendo che tra 2005 e 2010 l’Ucraina si sarebbe unita alla NATO; ovviamente, l’invito lanciato dagli Stati Uniti arrivò nel 2008, proprio come nella linea temporale di Brzezinski. E notate che tutto questo è successo molto prima di Putin, molto prima di qualsiasi supposta minaccia proveniente dalla Russia. Questa era l’espansione militare USA, pianificata per una trentina d’anni fino, e nulla può fermarla, né la diplomazia né la negoziazione né il tentativo di evitare la guerra né alcuna verità riportata sui giornali. E mentre l’informazione di massa potrebbe definire questo un evento di propaganda, accoglierei volentieri un dibattito pubblico con il responsabile di questa informazione in qualsiasi momento per discutere tali questioni.

Perché questi sono fatti, questa è la storia. Questo non è ciò che viene riportato dai nostri media tradizionali adesso. I nostri media tradizionali producono una falsa narrazione, secondo cui questa guerra è cominciata con “un’invasione ingiustificata il 24 febbraio 2022 da parte di Putin”, questa è la narrazione occidentale ufficiale. Il New York Times ha ripetuto questa affermazione 26 volte nei suoi editoriali e nei suoi articoli op-ed, ma non permette mai a nessuno di raccontare sulle pagine la vera storia ai lettori, e questo è ciò che sta accadendo negli Stati Uniti e in Europa. Stiamo parlando a noi stessi, stiamo causando la distruzione dell’Ucraina, perché non c’è modo nel mondo di avere una vittoria militare sulla Russia con l’allargamento della NATO come risultato, perché la Russia continuerà ad inasprire il conflitto secondo necessità. Forse la Russia sconfiggerà semplicemente l’Ucraina sul campo di battaglia – questo è abbastanza probabile – ma se non ci riuscirà intensificherà le ostilità; la Russia ha 1600 armi nucleari dispiegate. Il presidente Obama, sebbene abbia contribuito al rovesciamento di Yanukovych, nel 2014 è stato anche molto chiaro su questo, chiedendo di non entrare in guerra per questo problema, perché, come lui stesso ha posto la questione, la Russia avrebbe il potere di provocare un’escalation, ovvero può sempre alzare la posta in gioco fino ad includere una guerra nucleare. Siamo su una strada spericolata basata su falsità. Questa guerra avrebbe potuto essere evitata in innumerevoli fasi negli ultimi 30 anni. Questa guerra non sarebbe mai dovuta scoppiare nove anni fa, perché gli Stati Uniti non avrebbero mai dovuto partecipare a violenti rovesciamenti di altri governi. Ma è una brutta abitudine degli USA.

L’Europa avrebbe dovuto far rispettare gli accordi di Minsk II – sostenuti dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, firmati dall’Ucraina -, invece di ignorarli e deriderli. Ma gli Stati Uniti dissero “no, non sei costretto a seguirli, noi ti daremo le armi”. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto negoziare alla fine del 2021, avrebbero dovuto applaudire invece che bloccare le negoziazioni nel marzo 2022. Quindi, fino ad oggi, c’è stato un percorso di negoziazioni sul tavolo, che ha al centro la neutralità dell’Ucraina per tenere le due superpotenze nucleari lontane l’una dall’altra. È buon senso, è ciò che gli Stati Uniti hanno chiesto per due secoli nell’emisfero occidentale. Se i neoconservatori americani non fossero così’ arroganti, incoscienti e ciechi questo sarebbe stato deciso tanto tempo fa. È ancora possibile. Tuttavia, la NATO, che è un’alleanza militare statunitense, insiste sul fatto che nessun terzo Paese, che sia la Russia o chiunque altro, ha il diritto di esprimere un’opinione su dove s’installa l’alleanza militare americana. Questa è pura incoscienza e porta alla guerra. E adesso non ci sono dubbi sull’irresponsabilità degli USA, che sta cercando di piazzare gli uffici della NATO in Asia, penso senza neanche ricordarsi che non è l’Organizzazione del Trattato dell’Asia del Nord, ma l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord; non è un Corpo di spedizione per l’egemonia USA, ma è nata per difendere l’Europa occidentale dall’Unione Sovietica, che non esiste più. Eppure ora gli Stati Uniti stanno cercando di espandere la NATO all’Asia per combattere la Cina.

Gli europei sono inorriditi, ma i media non spiegano di cosa si tratta e di sicuro non stanno dicendo la verità, e cioè che la guerra in Ucraina è un disastro che viene dall’inarrestabile arroganza degli Stati Uniti nel continuare a spingere, provocare e ancora provocare, nell’evitare qualsiasi possibilità di una via d’uscita diplomatica. Quindi lasciate che aiutiamo le persone a capire che le negoziazioni condotte fino a questo momento sono praticabili e che il Presidente Biden deve fare un passo avanti e dire “la NATO fermerà la sua espansione se la Russia si arrende e smette di combattere” e queste saranno le basi per la pace. Lasciatemi concludere ricordando che oggi è esattamente il sessantesimo anniversario del più grande discorso mai tenuto da un presidente americano sulla pace: il discorso sulla pace di John F. Kennedy, pronunciato il 10 giugno 1963 al culmine della Guerra Fredda.

Quello che disse il Presidente è perfettamente pertinente per noi oggi. Nel momento di massima tensione della Guerra Fredda, ebbe la lucidità, l’onestà, l’eloquenza, l’autorevolezza di dire che l’Unione Sovietica non voleva la guerra, che gli Stati Uniti non volevano la guerra, che “possiamo negoziare la pace” e si appellò agli americani, perché riconsiderassero il loro atteggiamento verso la Guerra Fredda e l’Unione Sovietica. Disse “dovremmo acclamare il popolo russo per le sue enormi conquiste nella scienza, nell’industria e nella cultura”. Al culmine della Guerra Fredda osò dire questo. Sapeva che il comparto militare e industriale l’avrebbe osteggiato, che i generali si sarebbero risentiti per l’iniziativa di pace, ma la stragrande maggioranza del popolo americano la supportò. Cinque settimane dopo il brillante discorso di Kennedy, che tutti possono ascoltare online, Kennedy e Khrushchev firmarono il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari e Kennedy fece una campagna negli Stati Uniti, tra i capi del comparto militare e industriale, per parlare direttamente con il popolo americano e dirgli che la pace era possibile, che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano un reciproco interesse per la pace, che un trattato di pace sarebbe stato nell’interesse di entrambe le parti e fatto rispettare da entrambi. Kennedy trionfò quando il Senato votò 80 a 19 per la ratificazione del Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari. Questa è autorevolezza, questa è espressione del vero bene comune, questo è ciò che possiamo fare oggi. Grazie mille.

 

Note: Traduzione di Maria Caldini

Fonte: Jeffrey Sachs Of Fans https://www.youtube.com/watch?v=YUifh-Wud4g

 

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Ordini dall’alto – Francesco Masala

-La Nato ordina che non si dica più che i russi uccidono i bambini e che fanno strage di civili, che Putin ruba i bambini, ordini dall’alto.

 

-La statista Giorgia Meloni (chissà se scherza), a sua insaputa:

«Vedo che c’è molta stanchezza, devo dire la verità, da tutte le parti». Quindi, auspica un momento «in cui tutti capiscano che abbiamo bisogno di una via d’uscita. Il problema è trovare una via d’uscita che possa essere accettabile per entrambe le parti senza distruggere il diritto internazionale. Ho alcune idee al riguardo, su come gestire questa situazione, ma sto aspettando il momento giusto per provare a metterle sul tavolo» (da qui)

Ma non spiega quale diritto internazionale, quello delle promesse del non allargamento della Nato in cambio della riunificazione tedesca, quello degli accordi di Minsk, quello di fottere la Russia, quelli di “facciamo come cazzo ci pare”?

 

-La strategia degli Usa è chiara, dicono:

1) Prendi un paese, come l’Ucraina popolato dai tuoi nemici, quelli che parlano russo, la Russia sarà smembrata e ci divideremo le spoglie, noi della Nato, lo dicevano da prima. Purtroppo i russi hanno vinto, ma non lo vogliamo ammettere, non possiamo capirlo. Se qualche libro scriverà che per i russi è stata una guerra di difesa, preventiva, per la propria sopravvivenza, bruceremo quei libri.

La verità è menzogna. La menzogna è verità.

2) Facciamo scatenare gli assassini d’Israele, su Gaza facciamo un genocidio, tutti i palestinesi spariranno, davanti a Gaza, in mare, ci sono immensi giacimenti di gas, fottuti i palestinesi, e Gaza sarà il punto d’uscita di un canale israeliano attraverso il mar Rosso, da far impallidire il canale di Suez, fottuta la Cina della Rotta della Seta.

E poi il colpo di genio, oltre a comprare i paesi arabi, sarà la proposta di usare a Gaza bombe più piccole, ammazzano uguale, ma ci fanno sembrare molto compassionevoli, e poi riusciamo a venderne di più, giusto per non dimenticare come fare soldi.

3) Il passo successivo sarà una guerra fra la Serbia e il Kosovo (quel piccolo stato nato dal niente, a dimostrazione che le frontiere valgono per i nemici, ma noi ce ne fottiamo). Il Kosovo ha alcune piccole province serbe, al nord, e, come per i russi, far scoppiare una guerra sarà un giochetto da ragazzi. I servi kosovari aspettano un nostro ordine, direttamente dalla nostra supermega base militare che abbiamo lì (alcuni parlano di una base militare con un paese intorno). Fuck Europe!

4) E poi toccherà alla Cina, Amerika über alles.

 

 

La verità sui bambini “rubati” dalla Russia – Ennio Bordato

Fra le immense falsità della propaganda di guerra dell’Occidente “collettivo”, quella che disgusta di più, che fa rovesciare lo stomaco, è la costruzione dell’immenso falso sui bambini “rubati” dalla Russia in Ucraina. Questa “notizia” artatamente costruita a tavolino dagli esperti della comunicazione dei servizi occidentali è stata motivo dei mandati di arresto internazionali della Corte penale internazionale per il Presidente Putin e per Marija L’vova-Belova, Difensore civico dei Diritti dell’infanzia della Federazione Russa.

In due recenti conferenze stampa la L’vova Belova ha demolito, con documenti, dati e fatti l’immensa massa di menzogne sui bambini “rubati”.

Innanzitutto, nel contesto dell’Operazione militare speciale, il Difensore dei diritti dei bambini ha osservato che subito dopo l’inizio dell’operazione militare speciale, l’assistenza di emergenza ai bambini è stata una assoluta priorità:

“Nell’aprile 2022 abbiamo lanciato la campagna “Nelle mani dei Bambini” per fornire assistenza mirata alle famiglie con minori. Sono stati organizzati 27 convogli umanitari e circa 13.000 persone hanno ricevuto assistenza mirata. Nei nuovi territori della Federazione Russa si stanno costruendo e ristrutturando le scuole, attrezzando le scuole d’arte, si stanno riprendendo le lezioni di musica e danza classica a Mariupol e si stanno costruendo campi sportivi. Dall’altro lato, l’aggressione in corso da parte dell’Ucraina sta portando a nuovi ferimenti e morti tra i bambini. Pertanto sono ancora necessarie cure, riabilitazione, ricovero dei bambini nelle cliniche federali e l’acquisto delle attrezzature mediche necessarie”.

Nel corso della campagna russofoba dei mass media occidentali sono sorte molte speculazioni sulla presunta “esportazione” illegale di bambini ucraini in Russia. Marija L’vova-Belova si è soffermata su questo problema specificatamente.

La questione del ricongiungimento dei bambini evacuati dalla zona delle operazioni militari speciali in Ucraina con le loro famiglie è una priorità istituzionale per il Difensore civico. La Russia, attraverso i canali ufficiali, sta ricevendo informazioni dai parenti che desiderano ricongiungersi ai bambini. Si sta facendo tutto il possibile per garantire il ricongiungimento dei bambini ai loro parenti.

Il Difensore civico ha riportato i dati reali: su 2.365 bambini e ragazzi ucraini inviati dai genitori in vacanza in Crimea, a partire dall’ottobre 2022, uno solo è ancora presente nelle strutture di accoglienza, mentre diciassettenne sono rimasti nella penisola per frequentare l’università e, su richiesta dei genitori, rimangono sul territorio della Russia.

Una particolare situazione, per il numero dei minori coinvolti, è stata rappresentata dalla città di Mariupol’. Nella primavera del 2022 il personale militare russo si è trovato di fronte un numero molto elevato di bambini abbandonati e li ha consegnati ai servizi sociali della città. Successivamente i bambini sono stati collocati in un centro sociale per bambini a Donezk, come bambini senza cure parentali. A maggio, un gruppo di 31 bambini con il consenso del loro rappresentante legale, il responsabile del centro sociale per bambini, è stato inviato in un sanatorio nella regione di Mosca per un periodo di recupero psicofisico.

LE 7 “FAKE” DELL’OCCIDENTE…

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Secondo l’agenzia di stampa satellitare russa del 7, Scott Ritter, ex ispettore delle Nazioni Unite in Iraq e analista militare statunitense che ha studiato gli eventi in Ucraina, ha affermato che i residenti della città di Bucha, nello stato di Kiev, sono morti per mano dell’esercito ucraino…

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Espulsi migliaia di pensionati di origine russa. In Lettonia (UE) è persecuzione delle minoranze – Fabrizio Poggi

In queste ore, in cui il cosiddetto diritto internazionale sembra non solo sospeso, ma completamente soppresso per milioni di persone che non hanno diritto nemmeno alla pietà, massacrate dai tagliagole di quello che le “democrazie” liberali hanno decretato essere “l’unica democrazia” del Medio Oriente, degna del completo sostegno europeista nelle sue pratiche hitleriane, può certo apparire riduttivo parlare di minoranze nazionali che rischiano “semplicemente” l’espulsione dal paese in cui risiedono. Tanto più che si tratta di espulsione non a suon di bombe e cannonate, ma di semplici “lettere della felicità”.

Ci sembra però che la questione sia indicativa del modello di “democrazia” cui si ispirano, nella propria realtà interna, quelle “civiltà liberali” che, all’esterno, sostengono quella “unica democrazia” assediata da “regimi fondamentalisti e sopraffattori”.

E così: Riga ha imposto ad alcune migliaia di pensionati di origine russa di lasciare la Lettonia nel giro di novanta giorni. Si tratta di poco meno di quattromila (per ora) russi etnici, dei circa ventimila che, se finora erano qualificati come “non cittadini”, privi del diritto di voto e di alcuni elementari diritti, ora sono diventati, di fatto, “non persone”.

Privati di documenti, esclusi dalla pensione, dalle agevolazioni sociali e dall’assistenza sanitaria, alcuni letteralmente alla fame, vengono espulsi dal paese in cui vivono, nella stragrande maggioranza dei casi, sin dai tempi dell’URSS, se non addirittura nati nella Lettonia sovietica. Nulla di straordinario, per carità: per “democrazie” che inneggiano ai veterani delle Waffen SS e gettano in galera comunisti, tale è l’ordinaria consuetudine europeista…

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Questo paga l’Italia per la guerra della NATO – Leonardo Mazzei

Fin dal febbraio 2022 l’Italia è di fatto in guerra con la Russia. Cosa sono infatti le sanzioni se non una forma di guerra? Si aggiunga a questo la campagna russofobica, la propaganda dispiegata dei media di regime e, ancor più, l’invio di armi all’Ucraina e il quadro è fatto.

A più di un anno e mezzo dall’inizio del conflitto molti si chiedono quale sia il costo economico di questo sostegno del nostro Paese al governo di Kiev. Posto che il costo principale – stimabile in almeno 250 miliardi di euro – risiede nel maggior prezzo dei prodotti energetici causato dalla rinuncia al gas russo e nelle conseguenze che ne sono derivate, proviamo qui a rispondere alla domanda su quanto costa l’appoggio diretto (armi e finanziamenti) al burattino Zelensky.

Prima, però, vediamo come si arriva alla cifra monstre di cui sopra. Duecentocinquanta miliardi possono sembrare un’esagerazione, ma così non è visto che per il solo 2022 è stata comunemente accettata la stima di un costo sui 180 miliardi. Solo in quell’anno, secondo uno studio della Cgia, le famiglie e le imprese italiane hanno speso 91,5 miliardi in più soltanto per le bollette di luce e gas.

Ma l’incremento per queste forniture è proseguito anche nel 2023 (ed è attualmente in fase di ripresa), mentre altre decine di miliardi se ne sono andati per l’aumento del prezzo dei combustibili alla pompa e per il calo del Pil che ne è derivato. Quindi, forse, la nostra stima è probabilmente fin troppo prudente.

Dopo gli esorbitanti costi indiretti, passiamo ora a esaminare la consistenza di quelli diretti. Questi si suddividono sostanzialmente in due voci: le armi e gli aiuti finanziari (in particolare quelli attraverso l’UE).

Partiamo dalle armi. In questi giorni il governo Meloni sta definendo l’ottavo “pacchetto” da inviare a Kiev. I primi cinque li ha approvati il governo Draghi, il 6° e il 7° l’esecutivo in carica. Il contenuto di questi pacchetti è segreto, e ogni documento a essi relativo è stato secretato. Si sa tuttavia che con i primi 5 pacchetti sono state fornite munizioni di diverso calibro, mezzi Lince, sistemi anticarro (Panzerfaust), sistemi antiaerei Stinger, lanciarazzi Milan, mitragliatrici leggere e pesanti, artiglieria trainata (Fh70) e semoventi Pzh2000, visori notturni ed equipaggiamenti vari.

Nel 6° pacchetto (febbraio 2023) sono stati forniti sistemi di difesa missilistica Samp-T, Skyguard Aspide e Spada, gli ultimi due basati su missili a guida radar. Per quel che se ne sa con il settimo pacchetto del maggio scorso, l’Italia ha fornito all’Ucraina altri veicoli, obici, lanciamissili, mitragliatrici e armi leggere, oltre al solito stock di munizioni varie.

Nel pacchetto in preparazione ci sarebbero altre armi letali, ma non solo. Si deciderà sulla base della lista della spesa recapitata da Zelensky, ci informano i solerti ministri di un’Italia ridotta a repubblichetta al servizio della Nato.

Ma quanto sono costati questi aiuti militari? Anche su questo vige il più assoluto riserbo ufficiale. Si tratta, tuttavia, del segreto di Pulcinella. E in diversi, compresi alcuni organi di informazione specializzati nel settore degli armamenti, hanno fatto i conti. Conti che arrivavano attorno al miliardo di euro già alla fine del 2022. Un ordine di grandezza confermato dallo stesso ministro degli Esteri Tajani, che a gennaio ha dichiarato al Corriere della Sera che i primi cinque pacchetti avevano avuto un valore complessivo di circa un miliardo.

Queste cifre fanno ipotizzare un valore medio di 200 milioni a pacchetto, il che ci porterebbe a un totale di 1,6 miliardi a fine 2023. Questo il valore delle armi consegnate direttamente dall’Italia. Ma il nostro Paese contribuisce ad armare l’Ucraina anche attraverso un fondo dell’UE orwellianamente denominato “Strumento europeo per la pace”. Attraverso questo fondo l’Unione Europea arma direttamente Kiev. E nel 2022 – unico dato di cui disponiamo – questo è avvenuto per un importo di 3,6 miliardi. Poiché l’Italia contribuisce al bilancio europeo nella misura del 12,8%, possiamo calcolare questa ulteriore spesa italiana in 460 milioni di euro all’anno, per un totale di 920 milioni a fine 2023.

Ma, lo abbiamo detto, non ci sono solo le armi. Ci sono pure gli aiuti finanziari diretti al governo di Kiev. A quanto ammontano questi ultimi?

Qui la parte più consistente è quella erogata attraverso il pacchetto di assistenza finanziaria (Amf) “Plus”, che prevede il finanziamento dello stato ucraino per un totale di 18 miliardi nel 2023. Il tutto versato in comode rate di 1,5 miliardi mensili, al fine di “garantire la stabilità macroeconomica” dell’Ucraina. In questo caso la quota a carico dell’Italia per il 2023 è di 2 miliardi e 304 milioni di euro. A questa cifra bisogna aggiungere almeno altri 60 milioni concessi direttamente da Roma a Kiev, portando dunque il totale del finanziamento a 2 miliardi e 364 milioni di euro.

Tirando adesso le somme in base ai dati fin qui esposti arriviamo a un versamento totale di 4 miliardi e 884 milioni. Visto il ginepraio dei tanti rivoli di finanziamento, nonché la segretezza sulle armi, abbiamo scelto di calcolare la spesa italiana con il criterio della massima prudenza. Proprio per questo è probabile che la somma effettivamente spesa sia in realtà più alta, presumibilmente superiore ai 5 miliardi. Una cifretta niente male. Alla faccia degli interessi nazionali, si tratta della metà dell’importo del taglio del cuneo fiscale di cui il governo si vanta tanto. E tutto questo potrebbe tranquillamente proseguire nel 2024…

D’altra parte, il finanziamento totale dell’occidente all’Ucraina è stato stimato dall’Economist agli inizi di agosto in circa 200 miliardi di dollari. Tra i “donatori” l’Italia sarebbe al 10° posto, mentre ai primi quattro posti ci sarebbero gli Usa, la Gran Bretagna, la Germania e la Polonia.

Duecento miliardi sono solo lo 0,4% del Pil del cosiddetto “occidente collettivo”, ma rappresentano invece il 100% del Prodotto interno lordo dell’Ucraina prima della guerra. Di fronte a queste cifre c’è ancora qualche dubbio sul fatto che quella in corso sia al 100% una guerra per procura della Nato?

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Occidente nazi-friendly – Sandra Russo

Algunas casas de las afueras de París, esta semana, aparecieron marcadas con estrellas de David. La prolijidad con la que fueron estampadas en las fachadas aleja la idea del impulso y hace pensar en una suerte de instalación perversa, tan perversa como en poco tiempo se volvió esta parte del mundo a la que no somos ajenos.

La iconografía nazi comenzó a circular globalmente asimilada con atributos positivos, cuando la Otan decidió jugar su ajedrez expansivo usando a Ucrania. Aguilas, serpientes, cabezas rapadas, tipografía goebbeliana. Todo un campo semántico visual que hasta entonces masivamente causaba rechazo comenzó a regresar, pero en una escena invertida.

Ucrania a la sazón estaba gobernada por un comediante que actuaba de manera muy parecida a como actúa como presidente. De hecho, su partido político se llama como su serie, Servidor del Pueblo. La gira mundial de Zelensky, las notas a los comandos ucronazis, la legitimación no ya ucraniana sino otantista de Stephen Banderas, la ropa de fajina, las armas y los tatuajes nazis.

Zelensky y su esposa posando a las órdenes de Annie Leiwovicz para Vogue, estetizando la guerra. El campo semántico cambió: ya esos tatuajes y esos símbolos no se asociaban con los campos de concentración del Holocausto, ni con las pilas de cadáveres raquíticos de las fosas comunes nazis, sino con la lucha anticomunista. Eran presentados como víctimas, o como “luchadores por la libertad contra la invasión rusa”.

Cuando pensamos cómo es posible en la Argentina este zafarrancho de mafiosos y fascistas tan cerca del poder político que dicen detestar, cuando los vemos instalados en los medios, cuyos periodistas se acomodan a absolutamente todo y han perdido toda narrativa racional, hay que abrir el foco. Todo lo que describí más arriba, y que no suelo ver que se asocie en los análisis que circulan, me parece interesante. Porque el proyecto de las incubadoras de ultraderechas es parte de la puja por el nuevo orden mundial, y ese proyecto incluye reflotar los totalitarismos del siglo XX pero en un clímax inédito de daño. Están dispuestos a ir a la guerra contra todas las especies. Hoy Hitler para ellos fue un tipo con coraje que “exterminó lo que había que exterminar”. (“Bajó la inflación”, acotan economistas desinhibidos).

Es paradójico, porque son tiempos de paradojas, pero parte del mismo proyecto de orden mundial es Israel. Y es atroz, pero en Gaza se aplica la lógica de odio y exterminio de todas las ultraderechas de una manera insoportablemente literal. Una masacre terrorista abominable como la de Hamas se contesta con una masacre mucho más grande todavía, y a cargo no de un grupo terrorista sino de un Estado. Pero otra vez: la dialéctica del odio llevado a su grado extremo y ahora con los niños como blanco obvio. La espiral de crueldad es ascendente…

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