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sabato 29 febbraio 2020

VALSUSA: LABORATORIO DI NUOVE POLITICHE REPRESSIVE.


Nicoletta, Luca e gli altri. Che fare?
Resoconto del convegno promosso dal Controsservatorio Valsusa a Bussoleno il 15 febbraio scorso.
articolo tratto da Controsservatorio Valsusa

Da anni la Valsusa è diventata anche un laboratorio in cui si sperimentano nuove politiche repressive.
Centinaia di processi con oltre mille indagati coinvolgono un’intera comunità.
Reati contestati di lieve entità puniti con il massimo della pena, canali preferenziali attivati dalla procura per colpire in fretta la resistenza notav distogliendo forze da altri processi, atteggiamenti provocatori di pubblici ministeri, creazione di un vero clima di intimidazione da parte della digos nelle stesse aule di tribunale…
A tutto ciò si aggiunge il ricorso sistematico a pesanti e ingiustificate misure di polizia (foglio di via, avviso orale, sorveglianza speciale…) mentre si infittiscono i controlli sistematici e capillari agli attivisti e vengono reiterate ordinanze prefettizie che limitano la libertà di circolazione in assenza di situazioni di emergenza che ne giustifichino l’emissione.
Che non si tratti solo di eccessi di scrupolo è evidente: sul banco degli imputati è una resistenza popolare nel suo complesso, fiaccarla ad ogni costo è il vero obiettivo.
Il caso di Nicoletta, condannata a un anno di reclusione per aver sostenuto uno striscione a un casello autostradale, e il caso di Luca che si è visto negare, con motivazioni incredibili, misure alternative al carcere abitualmente concesse sono solo esempi di un accanimento giudiziario crescente e inaccettabile.
La persecuzione della lotta notav è senza se e senza ma.
E’ evidente l’impotenza di una politica a cui manca la volontà e la capacità di governare il conflitto sociale e sceglie di delegare le soluzioni agli apparati repressivi.
In questo quadro i decreti sicurezza rappresentano un’ulteriore e pesantissimo salto di qualità: essi guardano non solo alle migrazioni ma al conflitto sociale nel suo complesso: per dimensioni, intensità e estensione la Valsusa è solo la punta di un iceberg, vittime predestinate sono le lotte sociali represse in tutto il paese.
Di questi temi ha discusso il convegno in cui si è parlato anche dell’urgenza di un’amnistia sociale, che si affianchi all’abolizione dei decreti sicurezza richiamando le istituzioni a fornire risposte politiche a problemi di natura squisitamente politica.
Di seguito le registrazioni audio/video delle relazioni al convegno. Dal dibattito che ne è seguito sono emerse proposte che saranno approfondite dal movimento notav nelle prossime settimane…

mercoledì 18 settembre 2019

Luca e la colpa di vivere in Val Susa - notav.info



Sabato 14 settembre Luca è stato portato dai carabinieri di Chiomonte in carcere alle Vallette, per scontare una pena definitiva di un anno per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero di una casa occupata a Torino, risalente al 2009. La difesa aveva chiesto di applicare una misura alternativa al carcere – a cui possono accedere tutti i condannati ad una pena inferiore ai quattro anni – come l’affidamento in prova o gli arresti domiciliari con la possibilità di lavorare, per permettere a Luca di mantenersi. Il giudice di sorveglianza, invece, ha disposto la semilibertà, una misura che solitamente è usata per permettere a chi sta scontando una lunga detenzione di uscire dal carcere, comunque insolita per chi deve scontare una pena breve. Tale misura prevede la possibilità di uscire dall’istituto di detenzione per poter svolgere attività lavorative durante il giorno e farvi rientro la notte.
Le motivazioni del rigetto degli affidi e dei domiciliari sono allarmanti, perché sono di natura politica e non giuridica. Il giudice infatti ha ritenuto che: “La collocazione geografica del domicilio del soggetto (Cels fraz. di Exilles) coincide con il fulcro di uno di questi movimenti (NO TAV), il quale ha eletto il cantiere di Chiomonte per la realizzazione della futura linea ad Alta Velocità, come teatro per frequenti manifestazioni e scontri con le Forze dell’Ordine”. Il Tribunale prosegue sostenendo che il fatto di continuare a vivere a casa sua esporrebbe Luca “al concreto rischio di frequentazione di soggetti coinvolti in tale ideologia e di partecipazione alle conseguenti iniziative di protesta e dimostrazione, che a tutt’oggi divengono via via più frequenti, in misura proporzionale alle decisioni programmatiche del Governo Centrale in merito alla prosecuzione dei lavori sulla linea ferroviaria e che nell’ultimo periodo hanno avuto un’ulteriore recrudescenza in occasione dello scontro fra i partiti della Lega e del Movimento 5 Stelle, per la necessità o meno di realizzare l’opera”.
Luca in questo momento si trova in carcere e vi rimarrà finché non verranno definite le concrete modalità di esecuzione della pena.
Ci sembra evidente che tale misura abbia il solo scopo di isolare un compagno da un contesto di lotta e di solidarietà. Tocca a noi adesso far sì che questo non avvenga, attraverso una mobilitazione specifica e attraverso la continuazione con maggiore convinzione della lotta.
Luca libero, tutte libere, tutti liberi.