La paura, purtroppo, è
il più grande nemico della libertà d’espressione – e di dialogo. Le persone non
dovrebbero essere mai colpite per aver esercitato il diritto legittimo di dire
ciò che pensano. Possiamo veramente definirci popolo democratico – invece di
governo democratico – quando più di noi lo fanno, senza temere le conseguenze.
La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
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venerdì 29 novembre 2019
mercoledì 15 novembre 2017
non c'è più neanche l'indignazione
Da parte delle migliaia e migliaia di politici che ci
rappresentano, anche se non li abbiamo votati, si è sentito solo silenzio totale.
Sembra che sia una situazione immodificabile.
Molti, troppi lo pensano.
Certo, invadere l’Iraq e l’Afghanistan, fare accordi con i libici, ammazzare e fare ammazzare migliaia e forse milioni di persone è più facile che requisire i soldi dell’Isis e degli scafisti nelle banche col doppiopetto.
Per un Paese civile, magari per la Comunità Europea, dichiarare banditi quegli staterelli paradisi fiscali, entità giuridiche di finzione, casseforti dei proventi di droga, corruzione, guerre, evasione fiscale... dovrebbe essere la madre di tutte le battaglie, altro che fare guerre in giro e affamare molti milioni di esseri umani, anche in Italia.
Bastano un po’ di ispettori e funzionari dei ministeri delle finanze dei Paesi che si dicono civili ed è fatta.
Bastano pochi giorni.
Sarebbe una guerra senza morti e feriti, con straordinari benefici per il 99% dell’umanità.
Invece neanche ci si indigna più per la schifezza dei paradisi fiscali.
Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo, diceva - fra gli altri - Blaise Pascal.
Per un Paese civile, magari per la Comunità Europea, dichiarare banditi quegli staterelli paradisi fiscali, entità giuridiche di finzione, casseforti dei proventi di droga, corruzione, guerre, evasione fiscale... dovrebbe essere la madre di tutte le battaglie, altro che fare guerre in giro e affamare molti milioni di esseri umani, anche in Italia.
Bastano un po’ di ispettori e funzionari dei ministeri delle finanze dei Paesi che si dicono civili ed è fatta.
Bastano pochi giorni.
Sarebbe una guerra senza morti e feriti, con straordinari benefici per il 99% dell’umanità.
Invece neanche ci si indigna più per la schifezza dei paradisi fiscali.
Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo, diceva - fra gli altri - Blaise Pascal.
mercoledì 18 ottobre 2017
Pino Scaccia ricorda Daphne Caruana Galizia
Metteva proprio paura se per
ucciderla hanno imbottito di tritolo la sua piccola auto, come fanno i
terroristi (o i mafiosi) con i grandi nemici. Daphne Caruana Galizia, 53 anni,
è morta carbonizzata a pochi metri da casa, a Malta. Soltanto pochi minuti prima
aveva pubblicato un post sul suo temutissimo blog “Running Commentary” contro
il primo ministro Muscat, accusato di corruzione nello scandalo dei Panama
Papers. E proprio Joseph Muscat è stato il primo a condannare l’attentato:
“Tutti sanno quanto Galizia fosse critica nei miei confronti, ma nessuno può
giustificare questo atto barbaro”. La cronista, quindici giorni fa, aveva
depositato una denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte. Da anni in realtà
la più famosa giornalista investigativa maltese lavorava sul tema della
corruzione. Sei mesi fa aveva rivelato al mondo uno scandalo di petrolio e
tangenti pagate, secondo i documenti pubblicati, dal regime dell’Azerbaijan ai
vertici del governo maltese, coinvolgendo la moglie del premier Muscat. Galizia
ha infatti svelato che la Egrant Inc, una società registrata a Panama e di cui
fino ad allora non era mai stato individuato il beneficiario finale, appartiene
a Michelle Muscat, la moglie del primo ministro. Non solo. La giornalista ha
pubblicato alcuni documenti che dimostrano come la società panamense nel 2016
abbia ricevuto diversi bonifici, il maggiore dei quali da oltre un milione di
dollari, da parte della Al Sahra FZCO, una offshore registrata a Dubai e
appartenente a Leyla Aliyeva, figlia del dittatore dell’Azerbaigian Ilham
Aliyev. Insomma Galizia ha rivelato – con tanto di documenti pubblicati online
– che la moglie del premier maltese ha ricevuto milioni di euro dal regime
azero. Il quale negli ultimi anni ha firmato parecchi accordi in campo energetico
con il governo laburista de La Valletta.
Recentemente ha poi raccontato come l’isola del Mediterraneo si sia
trasformata in uno dei luoghi prediletti per il traffico internazionale di
droga, facendo nomi e cognomi dei presunti protagonisti del business, primo fra
tutti quello di Antoine Azzopardi. Il premier maltese non è stato però l’unico
bersaglio della reporter. Aveva tra l’altro fatto parte del consorzio
investigativo Icij (di cui è membro anche L’Espresso) rivelando l’esistenza di
alcune società offshore appartenenti ad altri personaggi famosi maltesi.
All’inchiesta internazionale Panama Papers, la giornalista aveva infatti
contribuito svelando come due politici locali – Konrad Mizzi, all’epoca
ministro dell’Energia, e Keith Schembri, capo di gabinetto del premier Muscat –
fossero proprietari di scatole finanziarie basate in paradisi fiscali. Accanto
agli imprenditori che hanno creato o trasferito attività reali, si è mosso
anche un esercito di emigranti di lusso del fisco. Nella lista ci sono politici,
manager, industriali, finanzieri, gente di spettacolo e anche un gran numero di
personaggi legati ai clan mafiosi. Un lavoro di tre mesi sui Malta Files, quasi
mezzo milione di nomi, che in alcuni casi ricorrono più volte, di una
sessantina di nazionalità diverse. Si scopre così che l’Italia è di gran lunga
il Paese straniero più rappresentato nel gigantesco file: quasi 8 mila società
maltesi sono controllate da azionisti italiani. Molti di loro non sono mai
sbarcati nel piccolo Stato e hanno utilizzato Malta solo per ridurre al minimo
il conto delle tasse. Negli ultimi anni il governo di La Valletta ha steso un
tappeto rosso agli investitori stranieri che creano società sull’isola.
“Malta è diventata la Panama d’Europa», ha protestato lo scorso 10 maggio
Norman Walter-Borjans, il ministro delle Finanze del land tedesco Nord Reno
Westfalia. Più in concreto, un dossier diffuso nel gennaio scorso dal gruppo
dei Verdi al Parlamento europeo calcola in circa 4 miliardi di euro l’anno il
gettito fiscale che viene sottratto da Malta agli altri Paesi. “Non siamo uno
Stato offshore”, ribatte il governo di La Valletta. Ma Bruxelles, dopo anni di
colpevole disattenzione, adesso sembra pronta a muoversi.
Daphne negli ultimi mesi aveva iniziato a lavorare sul nuovo capo
dell’opposizione, Adrian Delia, e sul traffico di droga nell’isola. Un fenomeno
vecchio e noto: ricordo che anni fa era gestito dai cinesi, insieme
all’immigrazione clandestina rappresentando Malta un approdo privilegiato. Il
suo ultimo pezzo è stato pubblicato sul blog “Running Commentary” poche ore
prima della morte. Un commento, più che un articolo, a proposito del processo
per corruzione contro l’ex ministro dell’Energia Schembri. “Ci sono ladri
ovunque uno guardi adesso. La situazione è disperata”, sono state le ultime
parole scritte dalla giornalista prima di bruciare viva nel suo villaggio di
Bifnija, proprio davanti a Gozo dove la leggenda narra che Ulisse subì il
fascino di Calipso. Povera, coraggiosissima reporter.
lunedì 16 ottobre 2017
ricordo di Daphne Caruana Galizia
per quello che non si può comprare c'è sempre un'altra opzione
Daphne Caruana Galizia, giornalista investigativa maltese di
53 anni, è morta oggi nell’esplosione della sua
auto, avvenuta a Bidnija, nel nord dell’isola: non è ancora chiaro cosa abbia
causato l’esplosione, secondo i giornali maltesi (Repubblica parla invece di una bomba, ma non ci
sono conferme ufficiali). L’esplosione è avvenuta intorno alle tre di lunedì
pomeriggio, a poca distanza dalla sua casa: il corpo non è ancora stato
identificato ufficialmente, ma tutti i giornali dicono che è quello
di Caruana Galizia.
Secondo la stampa maltese, Caruana Galizia aveva denunciato
alla polizia di aver ricevuto minacce di morte quindici giorni fa. Il primo
ministro maltese Joseph Muscat ha detto: «Tutti sanno che Caruana Galizia era
molto critica con me, sia politicamente sia personalmente, ma nessuno può
giustificare questo atto barbarico in nessun modo».
Caruana Galizia era una delle giornaliste più famose a Malta,
per via delle sue inchieste sull’evasione fiscale internazionale sull’isola
legata ai Panama Papers: era stata la prima a rivelare il coinvolgimento di
Konrad Mizzi, attuale ministro del Turismo maltese, e Keith Schembri, chief
of staff di Muscat. Caruana Galizia pubblicava la maggior parte dei
suoi articoli sul suo blog, il Running Commentary, ed era stata inserita in una lista
dell’edizione europea di Politico sulle persone che
“avrebbero plasmato e scosso l’Europa nel 2017”. Il suo stile, che conteneva
spesso attacchi personali ai politici maltesi, le aveva fatto guadagnare un
ampio pubblico. Il suo ultimo post è stato pubblicato pochi minuti prima
della sua morte.
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