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lunedì 12 dicembre 2022

Le ignobili verità di Merkel, con qualche ritardo


articoli, video, immagini di Scott Ritter, Jeffrey Sachs, Roberto Buffagni, John Mearsheimer, Sara Reginella, Gian Giacomo Migone, Gian Andrea Gaiani, Antonio Mazzeo, Francesco Santoianni, Olga Ignatieva, Franco Fracassi, Oskar Lafontaine, Vittorio Rangeloni, Mario Agostinelli, Stefano Orsi, Giorgio Bianchi, Serhii Fedko, Alexander Dubovsky, Andrey Klimov, Giorgio Stern, Vladimir Kazanevsky, Fulvio Scaglione, Francesco Palmas


LA MERKEL HA RIVELATO LA DOPPIEZZA DELL’OCCIDENTE – Scott Ritter


La guerra, a quanto pare, era l’unica opzione che gli oppositori della Russia avessero mai preso in considerazione.
I recenti commenti dell’ex cancelliere tedesco Angela Merkel hanno fatto luce sul doppio gioco attuato da Germania, Francia, Ucraina e Stati Uniti in vista dell’invasione russa dell’Ucraina a febbraio.

Mentre il cosiddetto “occidente collettivo” (Stati Uniti, NATO, UE e G7) continua a sostenere che l’invasione russa dell’Ucraina sia stata un atto di “aggressione non provocata”, la realtà è ben diversa: la Russia era stata indotta a credere c’era una soluzione diplomatica alla violenza scoppiata nella regione del Donbass dell’Ucraina orientale all’indomani del colpo di stato di Maidan del 2014 a Kiev, sostenuto dagli Stati Uniti.
Invece, l’Ucraina e i suoi partner occidentali stavano semplicemente guadagnando tempo fino a quando la NATO non avesse potuto costruire un esercito ucraino in grado di catturare il Donbass nella sua interezza, oltre a sfrattare la Russia dalla Crimea.
In un’intervista della scorsa settimana a Der Spiegel , la Merkel ha accennato al compromesso di Monaco del 1938. Ha confrontato le scelte che l’ex primo ministro britannico Neville Chamberlain ha dovuto fare riguardo alla Germania nazista con la sua decisione di opporsi all’adesione dell’Ucraina alla NATO, quando la questione è stata sollevata al vertice NATO del 2008 a Bucarest.

Tenendo a bada l’adesione alla NATO, e in seguito spingendo per gli accordi di Minsk, la Merkel credeva di far guadagnare tempo all’Ucraina in modo che potesse resistere meglio a un attacco russo, proprio come Chamberlain credeva di far guadagnare tempo al Regno Unito e alla Francia per raccogliere le loro forze contro La Germania di Hitler

Il risultato di questa retrospettiva è sbalorditivo. Dimenticate, per un momento, il fatto che la Merkel stesse paragonando la minaccia rappresentata dal regime nazista di Hitler a quella della Russia di Vladimir Putin, e concentratevi invece sul fatto che la Merkel sapeva che invitare l’Ucraina nella NATO avrebbe innescato una risposta militare russa.

Piuttosto che rifiutare del tutto questa possibilità, la Merkel ha invece perseguito una politica progettata per rendere l’Ucraina capace di resistere a un simile attacco.
La guerra, a quanto pare, era l’unica opzione che gli oppositori della Russia avessero mai preso in considerazione.

Putin: Minsk è stato un errore
I commenti della Merkel sono paralleli a quelli fatti a giugno dall’ex presidente ucraino Petro Poroshenko a diversi media occidentali. “Il nostro obiettivo”, ha dichiarato Poroshenko, “era, in primo luogo, fermare la minaccia, o almeno ritardare la guerra, assicurarci otto anni per ripristinare la crescita economica e creare potenti forze armate”. Poroshenko ha chiarito che l’Ucraina non si è presentata in buona fede al tavolo dei negoziati sugli accordi di Minsk.

Questa è una consapevolezza a cui è arrivato anche Putin. In un recente incontro con le mogli russe e le madri delle truppe russe che combattono in Ucraina, comprese alcune vedove di soldati caduti, Putin ha riconosciuto che è stato un errore accettare gli accordi di Minsk e che il problema del Donbass avrebbe dovuto essere risolto con la forza di armi in quel momento, soprattutto in considerazione del mandato che gli era stato conferito dalla Duma russa in merito all’autorizzazione a utilizzare le forze militari russe in “Ucraina”, non solo in Crimea.
La tardiva realizzazione di Putin dovrebbe far venire i brividi a tutti coloro che in Occidente operano in base all’idea sbagliata che ora possa in qualche modo esserci una soluzione negoziata al conflitto russo-ucraino.

Nessuno degli interlocutori diplomatici della Russia ha dimostrato un briciolo di integrità quando si tratta di dimostrare un genuino impegno per una soluzione pacifica alla violenza etnica scaturita dai sanguinosi eventi del Maidan nel febbraio 2014, che ha rovesciato un Presidente ucraino. eletto democraticamente e certificato dall’OSCE.
Risposta alla Resistenza
Quando i russofoni nel Donbass hanno resistito al colpo di stato e hanno difeso quell’elezione democratica, hanno dichiarato l’indipendenza dall’Ucraina. La risposta del regime golpista di Kiev è stata quella di lanciare contro di loro un feroce attacco militare durato otto anni che ha ucciso migliaia di civili. Putin ha aspettato otto anni per riconoscere la loro indipendenza e poi ha lanciato un’invasione su vasta scala del Donbass a febbraio.
In precedenza aveva atteso nella speranza che gli Accordi di Minsk, garantiti da Germania e Francia e approvati all’unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (compresi gli Stati Uniti), risolvessero la crisi dando autonomia al Donbass pur rimanendo parte dell’Ucraina. Ma Kiev non ha mai attuato gli accordi e non è stata sufficientemente pressata a farlo dall’Occidente.

Il distacco mostrato dall’Occidente, mentre ogni pilastro della legittimità percepita si sgretolava – dagli osservatori dell’OSCE (alcuni dei quali, secondo la Russia, stavano fornendo informazioni mirate sulle forze separatiste russe all’esercito ucraino); all’accoppiamento di Germania e Francia nel formato Normandia, che avrebbe dovuto garantire l’attuazione degli accordi di Minsk; agli Stati Uniti, la cui autoproclamata assistenza militare “difensiva” all’Ucraina dal 2015 al 2022 è stata poco più di un lupo travestito da agnello – tutto sottolineava la dura realtà che non ci sarebbe mai stata una soluzione pacifica delle questioni alla base del Conflitto russo-ucraino.
E non ci sarà mai.
La guerra, a quanto pare, era la soluzione cercata dall’«Occidente collettivo», e la guerra è la soluzione cercata dalla Russia oggi.
Semina vento, raccogli tempesta.
Riflettendoci, la Merkel non aveva torto nel citare Munch 1938 come antecedente alla situazione in Ucraina oggi. L’unica differenza è che questo non era un caso di nobili tedeschi che cercavano di tenere a bada i brutali russi, ma piuttosto di doppi tedeschi (e altri occidentali) che cercavano di ingannare i russi creduloni.

Questo non finirà bene né per la Germania, né per l’Ucraina, né per nessuno di coloro che si sono avvolti con il mantello della diplomazia, nascondendo alla vista la spada che tenevano dietro la schiena.

Fonte: https://scheerpost.com/2022/12/05/scott-ritter-merkel-reveals-wests-duplicity

Traduzione: Luciano Lago

da qui

 


 

Ucraina, per il Prof. Mearsheimer “siamo fottuti” – Roberto Buffagni

Ucraina, prospettive: “we’re screwed”. Come dice Mearsheimer nella sua ultima intervista: “We’re screwed”, siamo fregati.

Non c’è spazio per l’apertura di una trattativa.

I russi si sono bruciati le navi alle spalle con l’annessione, gli americani hanno impegnato per intero il loro prestigio. Se la Russia rinuncia a combattere e accetta un compromesso al ribasso si destabilizza, con conseguenze imprevedibili e forse gravissime se si attivano le forze centrifughe incoraggiate dal campo avverso; se gli americani accettano le annessioni e la neutralità dell’Ucraina dichiarano la propria sconfitta, l’impotenza della NATO, e subiscono insomma una pesante sconfitta politica che compromette la loro egemonia, incrina o peggio il loro sistema di alleanze, e delegittima la sua classe dirigente. Se gli USA escalano, intervenendo direttamente nel conflitto, ad es. con la “coalition of the willing” proposta da Petraeus, vanno incontro a due serie di eventi possibili:

a) una guerra di grandi proporzioni sul territorio europeo e russo, per la quale non sono preparati, che ha sicuramente un alto costo in perdite umane, e il cui esito vittorioso non è affatto certo

b) se lo scontro diretto si annuncia chiaramente vittorioso per gli USA, e la Russia ritiene di essere sull’orlo della sconfitta, è possibile, anzi probabile e coerente con la loro dottrina nucleare, l’impiego dell’arsenale atomico, con conseguenze catastrofiche.

Se gli USA non intervengono, è probabile che la guerra si concluda con una vittoria decisiva dei russi, per il differenziale di risorse strategiche fra i due contendenti e nonostante le difficoltà e i difetti messi in mostra dalle FFAA russe. Conseguenza, la perdita di prestigio e la sconfitta politica per gli USA. In sintesi, chi ha le chiavi strategiche del conflitto, ossia Washington, si è messo in una situazione in cui qualsiasi cosa faccia, sbaglia.

da qui

 

Quando “uomo dell’anno Time” era Hitler – Sara Reginella

Alle ore 12.44 di giovedì 8 dicembre, ho pubblicato un meme (nella foto in alto, ndr) con le immagini di Adolf Hitler e Volodymyr Zelensky.

Non da tutti è stato compreso.

Commentando il meme, alcune persone han fatto notare che il “Time” aveva messo in copertina, oltre a Zelensky nel 2022 e ad Afolf H. nel 1938, anche altri personaggi come Obama, Putin, Biden e Stalin, ritenendoli influenti, nel bene o nel male.

Lo sappiamo: da giorni non si parla d’altro.

Le riflessioni che il meme voleva suscitare, riguardavano altro, ovvero:

-il concetto di allineamento delle masse, pericolosamente prone nei confronti di entrambi i leader;

-la comunanza dei simbolismi tra Adolf H. e Volodymyr Zelensky.

Nelle organizzazioni politiche e nelle forze armate che facevano/fanno capo ai due leader, spopolano gli stessi simboli.

Quelli odierni riportati in calce al meme, di fatto, ripescano sia gli emblemi della nazi Germania (il sole nero, la runa dente di lupo) sia quelli dell’Ucraina collaborazionista di Hitler (i colori rosso-nero dell’Upa, l’esercito insurrezionale ucraino).

A ciò, voglio aggiungere un’ulteriore riflessione, al di là del meme: che il “Time” reputi un personaggio influente nel bene oppure nel male, si coglie dalla grafica, attraverso la quale, alcuni leader vengono presentati come “buoni” e altri come “cattivi”; è anche in questo modo che le masse vengono manipolate.

Un esempio: nel caso del personaggio Putin 2007, lo scialbo pacchetto grafico che utilizza colori algidi, è teso alla sua svalorizzazione.

Nel caso del personaggio Zelensky 2022, l’enfatico pacchetto grafico è teso alla valorizzazione dello stesso: in un tripudio di bandiere, Volodimir ha il piglio di un eroe rivoluzionario, che guarda a destra, verso il futuro.

Mentre il suo esercito bombarda le aree civili di Donetsk e Gorlovka.

Da otto anni.

Ora con le nostre armi.

Sotto l’egida dei simboli nazisti.

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domenica 22 maggio 2022

L’Italia in guerra come quando invase l’impero austriaco per “liberare” Trento e Trieste

articoli, video e immagini di Enrico Euli, Manlio Dinucci, Gian Giacomo Migone, Alberto Conti, Maurizio Acerbo, Andrea Zhok, Alessandro Barbero, Toni Capuozzo, Giorgio Bianchi, Alberto Negri, Mauro Biani, Tomaso Montanari, Marco Revelli, Clare Daly




intervento di Alessandro Barbero

 

…Immaginiamo un Paese A e uno B che confinano, non si vogliono bene e hanno un lungo passato di contrasti. Nel Paese A, vicini al confine, ci sono abitanti che parlano la lingua del Paese B e si trovano male nel Paese A, dicono che sono oppressi e discriminati. Molti di loro vorrebbero essere nel Paese B. A un certo punto il Paese B invade A con lo scopo dichiarato di liberare i compatrioti dall’oppressione.

Sto raccontando il 24 maggio del 1915 quando l’Italia ha dichiarato guerra invadendo l’impero austriaco per liberare Trento e Trieste. Una pagina della nostra Italia che è sempre stata raccontata come gloriosa.

Se però stessi raccontando la decisione della Russia di invadere l’Ucraina per liberare i connazionali oppressi del Donbass, in cui i russi non hanno diritto di usare la loro lingua neppure nelle scuole, cosa diciamo?

Uno dei problemi dell’Europa orientale post-sovietica è che ci vivono minoranze russe. I russi sono stati la nazione imperiale che ha dominato tanti piccoli Paesi. Quando quei Paesi sono diventati indipendenti, i russi rimasti lì sono diventati minoranza guardata con antipatia e discriminata.

Anche gli italiani sono stati discriminati quando sono diventati minoranze dopo il 1945 nella Jugoslavia. Hitler ha smembrato la Cecoslovacchia per recuperare gli abitanti tedeschi dei Sudeti. È la normale vendetta dei popoli che a lungo sono stati dominati contro il popolo dominatore.

Poi c’è la paranoia russa. Nella cultura politica russa l’ossessione di essere aggrediti è costante, risale ai tempi delle invasioni mongole. Certo, la Russia è sempre stata spietata e imperialista, ma nel suo dna non ha mai avuto la voglia di espandersi a occidente “fino al Portogallo”, come qualcuno ha detto.

L’Occidente, diciamo nel suo candore, aveva promesso a Gorbaciov di non allargarsi ad est e invece ha progressivamente fatto entrare nella Nato tutti i Paesi dell’Europa orientale: ci sono le basi della Nato ai confini con la Russia. Ora: se tu hai a che fare con una grande potenza paranoica, devi sapere che se ti avvicini ai suoi confini potrà avere una reazione.

____

Riguardo la richiesta di Finlandia e Svezia di entrare nella Nato, va detto che l’Ucraina intratteneva rapporti con la Nato da parecchi anni, gli istruttori Nato istruivano l’esercito ucraino che è a tutti gli effetti un esercito della Nato. Putin ha invaso l’Ucraina per questo e perché c’era la probabilità che l’Ucraina entrasse nella Nato.

Se fossi un cittadino della Svezia o della Finlandia non direi che per essere più sicuri si dovrebbe entrare nella Nato, a meno che non ci sia la convinzione che la Russia sia pronta a lanciarsi in azioni di conquista. Ma non mi sembra uno scenario plausibile, quindi secondo me non è una scelta sensata.

da qui



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venerdì 13 maggio 2022

La guerra abbonda nella bocca degli stoltenberg

 articoli e video di Paolo Rumiz, Peppe Sini, Daniela Fassini, Danilo Tosarelli, Andrea Zhok, Giorgio Bianchi, Vincenzo Costa, Franco Cardini, Barbara Spinelli, Sandro Mezzadra, Marco Bascetta, Alberto Bradanini, Enrico Vigna, Mario Agostinelli, Fulvio Scaglione, Alan Woods, Francesco Masala, Gaetano Lamanna, Maurizio Acerbo, Lucia Capuzzi, Lucio Caracciolo, Manlio Dinucci, Matteo Saudino, Vittorio Rangeloni, Ugo Giannangeli, Alessandro Ghebreigziabiher, Franco Astengo, Yanis Varoufakis, Jeremy Corbyn ed Ece Temelkuran

 

Memorie del fantapassato – Francesco Masala

 

A volte un atteggiamento rigido è conseguenza di una paralisi – Stanislaw J. Lec

Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e pubblica il falso – Mark Twain

Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita! – Ernest Hemingway

 

Dice qualcuno che l’undici settembre del 2001 è stato il primo passaggio (gestito dal complesso militare-industriale e politico) di una serie di eventi che spiegherebbero i decenni successivi.

Quello strano atto di terrorismo a New York, spettacolo al massimo grado, era necessario per la nuova strategia per il Nuovo Secolo Americano, per avere una scusa per rubare il petrolio iracheno, apparentemente, in realtà per installarsi in Afghanistan, e far sentire ai nemici il fiato americano sul collo.

Poi in Afghanistan le cose non sono andate bene per l’Impero e i suoi cavalieri serventi, allora verso il 2010 si è passati al piano B, attaccare i nemici uno per uno, la Russia per primo, attraverso la testa di ponte dell’Ucraina.

Solo così si spiega una quasi guerra mondiale, per una delle 169 guerre locali al mondo, per dei confini sacri, finché durano.

Chiunque avrebbe ceduto, con sollievo, ai russi le due province del Donbass e la Crimea, regioni russofone, per evitare una guerra.

Invece, a sorpresa, di chi non lo sapeva, la Nato (e tutti gli affiliati) ha usato la strategia della fornitura di armi all’esercito ucraino (neonazisti compresi), come sempre si è fatto, questa volta in maniera palese e in non modiche quantità, fino all’ultimo ucraino; materialmente, ma non formalmente, la Nato è in guerra.

Iran, India, Cina, anche se non si può dire, fanno il tifo per la Russia, se soccombe i prossimi saranno loro, lo sanno.

In Polonia qualcuno aspetta di riavere la Galizia e Leopoli, a proposito dei sacri confini.

L’Europa, intanto, ha abbandonato  qualsiasi politica industriale (ad eccezione della produzione di armi), ed è diventata, nei decrescenti spazi liberi da basi militari, un immenso villaggio-vacanze, finché dura il turismo.

giovedì 7 aprile 2022

Quando gli elefanti combattono è l’erba a soffrire



articoli, video, canzoni e immagini di Toni Capuozzo, Nicoletta Vallorani, Donatella Di Cesare, Vincenzo Costa, Giorgio Bianchi, Andrea Giustini, Ennio Remondino, Tonio Dell’Olio, Eve Ottenberg, Fabrizio Poggi, Pepe Escobar, Diana Johnstone, Andrea Siccardo, Bái Qiú’ēn, Gruppo Abele, Francesca Donato, Alessandro Marescotti, Anna Ferruzzo, Peppe Sini, Nunzio D’Erme, Vauro, Rosy Bindi, Gianandrea Gaiani, Fabrizio Verde, Eugenio Bennato, Eugenio Finardi, con un piccolo dialogo fra due persone (angosciate) “qualunque”.


Le armi? sono dell’USB – Francesco Masala

I padroni dei padroni del New York Times sono giustamente incazzati per la storia di Bucha, non si possono ricreare al computer le foto satellitari e dimenticare di mettere la neve, se ne accorgono tutti;

E poi si sono lamentati con Zelensky, dicendo che quei nastri bianchi messi ai polsi e alle braccia dei morti in strada da settimane dovevano sporcarli un po’, sembrano appena usciti dalla lavatrice, ma se li toglievano era meglio (non sono per solidarietà con quei rompipalle di Emergency, sono un segnale di amicizia con i russi, lo sanno anche le pietre); “se è un problema di soldi, per avere maestranze più qualificate ti aumentiamo il budget, non è un problema, e non parliamo della messa in scena dei cadaveri, sembra li abbiano messi degli arredatori d’interni, non degli assassini che non hanno fatto le scuole per geometri, distanze sempre uguali, allineati perfettamente lungo i marciapiedi, che figura di merda ci hai fatto fare, ci hanno creduto solo quei minus habens di europei nostri alleati”, gli hanno detto

Intanto, in Italia, fra tutte le armi che girano pare sia avanzata una pistola che, perchè niente vada sprecato, è stata portata in una sede del sindacato USB; sembra che qualche altro sindacato si sia offeso per non essere stato scelto.

Pare che al Ministero della Verità (in via della Riconciliazione stesso piano, appartamento affianco al Ministero della Guerra), a causa di quel papa che non si fa i fatti suoi, faranno cambiare in tutti i libri (e nei siti internet, naturalmente) il proverbio Scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi in Scherza coi santi, ma lascia stare i Fanti .


...continua qui