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giovedì 4 maggio 2023

Dal 18 marzo 2023, Eda Deniz Haydaroglu è in sciopero della fame a tempo indeterminato per ottenere giustizia!

 

Il testo riportato qui sotto è una dichiarazione dei motivi che hanno spinto la ventiduenne Eda Deniz Haydaroglu ad interaprendere – il 18 marzo 2023 a Berlino – uno sciopero della fame a tempo indeterminato e un appello alla solidarietà di tutte e tutti. Tra le richieste dello sciopero compare il nome di Alfredo Cospito, prigioniero anarchico in sciopero della fame dallo scorso 20 ottobre per protesta contro il regime del 41 bis: si chiede che le sue richieste vengano accolte dallo Stato Italiano e che venga liberato dal 41 bis.

Lo sciopero della fame di Eda Deniz Haydaroglu è il più recente atto di una protesta, che prosegue ormai da parecchi mesi, contro il paragrafo 129, 129 a e b del Codice Penale della Repubblica Federale Tedesca. Anche in Germania – come nel caso di Alfredo in Italia – la lotta politica ha dovuto ricorrere a questo mezzo radicale per far sentire la voce della giustizia alle autorità dello Stato Borghese.

Il paragrafo 129 rappresenta già da due secoli una minaccia per tutti gli oppositori politici di sinistra. Nel corso dell’ultimo anno, 4 antifascisti di origine turche sono stati arrestati sulla base della sua estensione a “organizzazioni terroristiche straniere”, il paragrafo 129 b. Perciò, lo sciopero della fame è principalmente rivolto alla revoca della custodia cautelare in cui i prigionieri sono detenuti e all’abolizione in toto del paragrafo 129, 129 a e b.

Dal 18 marzo 2023, Eda Deniz Haydaroglu è in sciopero della fame a tempo indeterminato per ottenere giustizia!

VIA IL PARAGRAFO 129,129A&B DEL CODICE PENALE!

LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI ANTIFASCISTI E RIVOLUZIONARI!

Il 16 maggio dello scorso anno sono stati arrestati gli antifascisti di origini turche Özgül Emre, Serkan Küpeli e il musicista del gruppo musicale Grup Yorum, Ihsan Cibelik. Quest’anno è stato arrestato anche Hasan Unutan, padre di famiglia e antifascista. Tutti e quattro sono stati arrestati sulla base del paragrafo 129b del Codice Penale della Repubblica Federale Tedesca (RFT) e da allora si trovano in custodia cautelare in varie carceri in Germania, nell’attesa – da quasi un anno – del loro processo, di cui non sanno nemmeno cosa comporterà, perché ad oggi non è stata inviata alcuna imputazione.

Poiché ci sono molte ingiustizie intorno agli arresti e al processo, sulle quali noi come comitato “Via la Sezione 129” abbiamo richiamato l’attenzione in vari modi, stiamo portando la nostra lotta contro queste ingiustizie a un nuovo livello. Per questo motivo Eda Deniz Haydaroglu è in sciopero della fame a tempo indeterminato. Con le richieste dello sciopero della fame, vogliamo attirare l’attenzione su queste ingiustizie e chiedere alle autorità di ascoltarle.

Le nostre richieste sono:

-Tutti e 4 i detenuti sono stati imprigionati sulla base dei §§ 129 a e b del Codice Penale. L’accusa è di far parte di un’organizzazione terroristica con base all’estero. Da diversi anni, gli attivisti dell’opposizione in Germania che si battono attivamente contro il regime fascista in Turchia sono stati perseguitati e criminalizzati attraverso richieste diplomatiche. La Turchia fornisce regolarmente allo stato tedesco liste di attivisti dell’opposizione con la richiesta di perseguitarli sul suolo tedesco. Anche i 4 antifascisti che ora sono in carcere figuravano in queste liste.

La RFT si serve – per questa persecuzione – del paragrafo 129b, altamente efficiente in questo senso. Si tratta di un relitto dell’era nazista e di un diretto successore della legge nazionalsocialista sul tradimento dello Stato. Gli Alleati l’avevano vietata, ma fu ripristinata nel corso del 1° Atto di modifica del diritto penale per “impedire ai nazisti di riprendere il potere”. È chiaro, tuttavia, che sulla spinta di questi paragrafi principalmente gli attivisti dell’opposizione turca finiscono per essere perseguitati e imprigionati.

Per questo, chiediamo che il paragrafo 129 a e b del Codice Penale venga messo in discussione e rimosso dalla legge. Il diritto penale ha tutti i mezzi necessari per perseguire i reati di terrorismo, non c’è bisogno di una “Gesinnungsjustiz” – una giustizia di stampo ideologico -, che è un residuo dell’era nazista!

-I 4 antifascisti imprigionati hanno tutti un indirizzo valido in Germania. Inoltre, sono stati tutti arrestati nelle loro rispettive abitazioni. Serkan Küpeli è sposato, vive ad Amburgo ed è stato arrestato 15 giorni dopo la nascita del suo primo figlio.

Anche Hasan Unutan è sposato, possiede un’azienda pubblicitaria a Mannheim ed è padre di 3 figli.

Tutti loro hanno vita pubblica, non vivono in clandesitinità. Le loro attività politiche sono annunciate con giorni di anticipo su internet, hanno regolari appuntamenti medici e con le autorità. Il pericolo di fuga invocato dall’accusa è quindi vago e non rappresenta un motivo valido per tenere queste persone in detenzione per quasi un anno in condizioni non specificate. La carcerazione preventiva è l’ultima ratio e può essere utilizzata solo se non ci sono mezzi più blandi. Chiediamo che la custodia cautelare sia revocata per i motivi citati e che il processo prosegua a piede libero.

– Nella sua funzione, il Procuratore Generale Peter Frank ha firmato i mandati di arresto contro gli antifascisti imprigionati. Poco tempo dopo, su invito del Ministro della Giustizia e Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, si è recato in Turchia, dove è stato premiato. Chiediamo che ci venga spiegato cosa stava facendo Peter Frank in Turchia, di cosa ha discusso con Erdogan e per cosa è stato premiato in Turchia. Vorremmo sapere se Peter Frank è stato premiato per la persecuzione dei membri dell’opposizione di origine turca in Germania.

– La persecuzione degli antifascisti di origine turca in Germania si basa sui rapporti dell’Ufficio per la protezione della Costituzione. Quest’autorità, che è stata profondamente coinvolta nei crimini della NSU e che attira ripetutamente l’attenzione attraverso scandali sotto forma di sentimenti nazionalsocialisti, non ha alcuna legittimità nella persecuzione degli antifascisti. Questi rapporti dell’Ufficio per la protezione della Costituzione servono come una criminalizzazione preliminare, sono trattati come fatti dalle autorità e ogni atto di repressione è giustificato da questi rapporti. Questo è un attacco allo Stato di diritto, perché in uno Stato di diritto non sono i servizi segreti ma i tribunali a decidere chi ha commesso un reato. Chiediamo che la presunzione di innocenza venga riportata al centro dell’attenzione e che i rapporti dell’Ufficio per la protezione della Costituzione non vengano utilizzati come fatti.

– Da qualche tempo, in Germania, i file digitali vengono utilizzati come prove nei procedimenti politici. Questo approccio porta talvolta a sentenze legali scandalose. I file digitali sono, per loro natura, esposti a qualsiasi forma di modifica, riscrittura, cancellazione, ecc. Con lo stato attuale della tecnologia, è quasi impossibile determinare se i file digitali siano seri e credibili, o se non siano stati alterati in seguito. In Germania, tuttavia, la valutazione complessiva è sufficiente. Ciò significa che il giudice decide se accettare o meno le prove. Questo è anche un attacco ai nostri diritti, perché in queste condizoni viene a mancare la certezza del diritto. Siamo privati della possibilità di difenderci legalmente in caso di dubbio su file digitali alterati o scritti ex novo, perché qui tutto è a discrezione del giudice. Chiediamo quindi che i file digitali non vengano utilizzati come prove nei procedimenti politici, perché gli interessi politici comportano sempre il pericolo di abusi e non c’è modo di eliminare efficacemente questo pericolo. Sosteneteci nelle nostre richieste.

Lottiamo insieme per la giustizia!

Lottiamo insieme per i nostri diritti e le nostre libertà democratiche!

Chiediamo a tutti i cittadini tedeschi di sostenere Eda Haydaroglu nella sua lotta per la giustizia!

Le richieste dello sciopero della fame:

1- La detenzione preventiva contro i prigionieri rivoluzionari e antifascisti Özgül Emre, Ihsan Cibelik, Serkan Küpeli e Hasan Unutan deve essere revocata.

2- I post di Facebook e i file digitali non devono essere usati come prove.

3- I rapporti dell’Ufficio per la protezione della Costituzione non sono legittimi e non devono essere usati come prove!

4- Il Procuratore Generale Peter Frank deve spiegare cosa ha discusso con Recep Tayyip Erdoğan e per cosa è stato premiato in Turchia.

5- Le richieste di Alfredo Cospito devono essere soddisfatte!

6- Il paragrafo fascista §129 a e b del Codice Penale deve essere rimosso dalla legge.

7- Tutti i prigionieri antifascisti e rivoluzionari devono essere liberati immediatamente.

CHIEDIAMO GIUSTIZIA!

da qui

mercoledì 20 maggio 2020

Turchia: digiuno e morte. Mobilitiamoci ora - Franco Corleone


Davvero grazie a Roberto Vecchioni che su la Repubblica di domenica 10 maggio ha scritto un pezzo straziante sulla morte di un musicista del Grup Yorum dopo uno sciopero della fame di 323 giorni per protestare contro il divieto di tenere concerti, di suonare, di cantare che durava da cinque anni.
La libertà fa paura alle dittature e la Turchia di Erdogan vive sulla costruzione di complotti e di nemici perfetti. Ibrahim Gokcek, il bassista del gruppo musicale accusato di essere contiguo a movimenti di opposizione ha lasciato un messaggio tremendo di accusa:«Ci avevano lasciato solo i nostri corpi per combattere».
Prima di lui erano morti Helin Bolek e Mustafa Kocak, dopo mesi di digiuno.
Sono sconvolto, come è possibile che io, persona mediamente informata, non sapessi nulla di questa tragedia incombente? Ha ragione Vecchioni, il nostro Occidente è vile, indifferente e ora si culla nello spot demenziale del «tutto andrà bene». Ma ha torto a scrivere che «nessuno, ma proprio nessuno ne ha parlato». Il manifesto lo ha fatto due volte.
Preziosi dunque gli articoli sul manifesto di Chiara Cruciati, che lui a quanto pare non ha letto. Non sa, o finge di non sapere, che questo non è un caso isolato, poiché la Turchia negli ultimi anni è diventato un grande carcere, dove si può finire senza aver commesso alcun reato. Basta la generica accusa di «terrorismo», che lì (ma è lo stesso in tanti altri paesi) viene appioppata a migliaia di insegnanti, giornalisti, sindaci, parlamentari di opposizione. E chi non finisce in prigione viene estromesso dagli impieghi pubblici.
Dopo il tentato golpe del 2016 sono stati licenziati anche 4.279 magistrati, 3.000 di loro arrestati. È così che, come riferisce nell’ultimo numero il magazine internazionale Global Rights, che da anni denuncia e informa anche sui diritti umani nel regno di Erdogan, secondo i dati dello stesso governo, a gennaio vi erano ben 298.000 persone nelle 355 prigioni del paese, che però dispongono di soli 218.000 posti. Vi sono almeno 1.334 prigionieri malati di cui 457 in gravi condizioni. Vi si trovano persino 780 bambini, in prigione con le loro madri (globalrights.info).
Del resto, basterebbe avere un po’ di memoria per sapere delle condizioni delle carceri e dei diritti in quel Paese, dove troppo spesso lo sciopero della fame sino alle estreme conseguenze è l’unica possibilità di protestare.
Come avvenne, ad esempio, nel 2001, con decine di reclusi morti a seguito di un lungo digiuno e altre decine uccisi dall’assalto dei militari alle prigioni in lotta. Ne scrisse su Fuoriluogo nel gennaio 2001 il compianto Sandro Margara – per un troppo breve periodo a capo delle nostre carceri – dopo essersi recato in Turchia con una delegazione di osservatori internazionali. Quella testimonianza si può leggere nell’antologia dei suoi scritti «La giustizia e il senso di umanità (carcere, opg, droghe e magistratura di sorveglianza)» che ho curato nel 2015, edito da Fondazione Michelucci Press. Ora dunque sappiamo. Si può morire anche di indifferenza.
La prima cosa da dire, forte, è che la prima manifestazione che si organizzerà a Roma con uomini e donne in carne e ossa, dovrà essere davanti alla Ambasciata della Turchia con il fazzoletto giallo del Grup Yorum al collo. Un silenzio agghiacciante dovrà far crollare i muri dell’intolleranza e della violenza. E solo allora come chiedeva Ibrahim potremo cantare «Bella ciao».
Per prepararci a quell’appuntamento potremmo iniziare una catena umana, di 323 persone di cuore, tante quanti sono stati i giorni del digiuno mortale, per uno sciopero della fame collettivo. Ma da subito bisogna continuare a denunciare quel che succede. Proprio oggi si terrà un’udienza contro Sultan Gokçek, moglie di Ibrahim, e Bergun Varan entrambe di Grup Yorum, accusate di propaganda di organizzazione illegale.
Occorre dare corpo alla speranza di giustizia e libertà. Una democrazia non può vivere a lungo senza diritti, senza sorrisi, senza amore, senza fraternità. Covid o non Covid.
(*) pubblicato oggi su fuoriluogo.it  e nella rubrica di Fuoriluogo sul quotidiano «il manifesto»

Una nota di db (Daniele Barbieri)
Ha ragione Franco Corleone: appena possibile dobbiamo uomini e donne in carne e ossa andare davanti all’ambasciata della Turchia con il fazzoletto giallo del Grup Yorum al collo. E intanto iniziare la catena umana (323 persone) di un simbolico sciopero della fame collettivo.
Bisogna però che qualcuno organizzi. Può essere «Fuoriluogo» da solo o con il quotidiano «il manifesto»? Oppure possono essere i Giuristi Democratici che proprio oggi hanno rinnovato un appello a denunciare gli orrori di Erdogan? Chiunque sia faccia una proposta, al più presto: chiedendo adesioni e concordando – con le reti solidali che anche in Italia sono impegnate contro Erdogan – le modalità di queste due iniziative.
La prima – cioè il simbolico digiuno – potrebbe partire in pochi ore o in pochi giorni, a staffetta per città e in luoghi pubblici (almeno dove ciò è possibile, rispettando le misure di sicurezza anti Covid).
Due iniziative importanti, urgenti che potrebbero essere il primo passo di un coordinamento stabile a livello italiano contro il boia Erdogan.

domenica 3 maggio 2020

Ibrahim Gökçek in sciopero della fame sino alla morte




Trecentosedici giorni di sciopero della fame. Il bassista del Grup Yorum, il popolare gruppo musicale turco – noto in Italia soprattutto per la sua splendida esecuzione davanti a una folla oceanica di Bella Ciao – è arrivato oltre il limite di ogni umana possibilità di resistenza. Ha incredibilmente trovato la forza di scrivere ancora una lettera a l’Humanite, che l’ha pubblicata domenica scorsa. Non possiamo non pubblicarla anche noi, ringraziando per questo, in modo tutt’altro che formale, il quotidiano francese. Ibrahim racconta in prima persona le ragioni di una lotta straordinaria vissuta insieme, fino alle estreme conseguenze, a Helin Bölek e Mustafa Kocak, i due altri giovanissimi componenti del gruppo che sono stati lasciati morire nei giorni scorsi. Ibrahim ha il diritto e sente il dovere di farlo, per questo le sue parole devono arrivare ovunque sia possibile, perché quello che si sta consumando in questo mese in Turchia, all’ombra della pandemia, è un atto di barbarie. Un atto che può lasciare esterrefatto solo chi abbia scarsa dimestichezza con la conoscenza dei livelli raggiunti dalla repressione del regime di Erdogan. Quel regime accusa tutto il Grup Yorum di “terrorismo” ma le note e le parole di Ibrahim hanno un altro profumo, quello inconfondibile di un uomo che usa il corpo come uno strumento per esprimere un disperato desiderio di libertà. Un desiderio per il quale quest’uomo e i suoi compagni sono disposti a morire. Non vanno lasciati soli. Scrivete a comitatosolidalegrupyorum@gmail.com e seguite la lotta nei prossimi giorni qui: https://www.facebook.com/freegrupyorum/






La lettera di Ibrahim Gökçek


Dalla mia camera da letto, in una delle baraccopoli di Istanbul, guardo fuori dalla finestra il giardino. Uscendo, potevo vedere il Bosforo di Istanbul un po’ più lontano. Ma ora sono a letto e peso solo 40 chili. Le gambe non hanno più la forza di trasportare il mio corpo. Al momento, posso solo immaginare il Bosforo.
Sono sul palco, con la cinghia della chitarra attaccata al collo, quella con le stelle che mi piace di più…Di fronte a me, centinaia di migliaia di persone, con i pugni alzati, cantano “Bella Ciao”. La mia mano batte le corde della chitarra come se fosse la migliore del mondo…Le gambe sono forti… Potrei fare avanti e indietro da Istanbul.
Queste due affermazioni sono reali … Entrambe sono mie, sono la nostra realtà. Perché vivo in Turchia e faccio parte di un gruppo che produce musica politica. E così, la mia storia rappresenta la grande storia del mio Paese… Oggi sono passati 310 giorni (adesso diventati 316, ndt) da quando non mangio. Diciamo che “Mi esprimo per fame” o che “Mi hanno tolto il basso e per esprimermi uso il mio corpo come strumento“.
Mi chiamo Ibrahim Gökçek …Per 15 anni ho suonato il basso nel “Grup Yorum”. Il Grup Yorum, creato 35 anni fa da 4 studenti, ha una storia a scacchi come quella della Turchia. Questa storia ci ha portato fino ad oggi ad uno sciopero fino alla morte per potere fare di nuovo concerti.
Una di noi, la mia cara compagna Helin Bölek, è morta il 3 aprile, il 288 ° giorno di sciopero della fame illimitato. Sono io che ho raccolto il testimone. Forse ti chiederai: “Perché i membri di un gruppo musicale fanno uno sciopero della fame fino alla morte? Perché preferiscono un mezzo di lotta tanto spaventoso come lo sciopero della fame illimitato? ”.
La nostra risposta è nella realtà bruciante che ha portato Helin a sacrificare la vita a 28 anni e che mi spinge a dissolvermi ogni giorno di più:
Siamo nati nelle lotte per i diritti e le libertà iniziate in Turchia dal 1980. Abbiamo pubblicato 23 album per riunire cultura popolare e pensiero socialista. 23 album venduti in totale per oltre 2 milioni di copie. Abbiamo cantato i diritti degli oppressi in Anatolia e in tutto il mondo. In questo paese, tutto ciò che vivevano coloro che combattevano per i loro diritti, gli oppositori, coloro che sognavano un paese libero e democratico e anche noi che cantavamo le loro canzoni, vivevamo le stesse cose: eravamo guardati a vista, imprigionati, i nostri concerti erano proibiti, la polizia ha invaso il nostro centro culturale e fracassato i nostri strumenti. E per la prima volta con l’AKP al governo della Turchia, siamo stati inseriti nella lista dei “ricercati terroristi”.
Questo è il motivo per cui oggi ho deciso, anche se ti sembrerà folle, di smettere di mangiare. Perché, nonostante la qualifica che mi è stata data, non mi sento assolutamente di essere un terrorista.
Il motivo per cui siamo stati inseriti in questo “elenco terroristico” è il seguente: nelle nostre canzoni parliamo di minatori costretti a lavorare sotto terra, di lavoratori assassinati da incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi sotto tortura, di abitanti dei villaggi il cui ambiente naturale viene distrutto, di intellettuali bruciati, di case distrutte nei quartieri popolari, dell’oppressione del popolo curdo e di quelli che resistono. Parlare di tutto ciò in Turchia è considerato “terrorismo”. Coloro da 30 anni pensano che non è più tempo di socialismo internazionalista e che un’arte come la nostra non abbia pubblico si sbagliano.
Abbiamo tenuto concerti che hanno raccolto il pubblico più vasto nella storia della Turchia e ospitato artisti provenienti anche da fuori della Turchia. Nello stadio Inönü di Istanbul, 55.000 spettatori hanno cantato all’unisono canzoni rivoluzionarie. Dal palco ho accompagnato con la chitarra un coro straordinario formato da 55.000 persone durante l’ultimo dei nostri concerti dal titolo “Turchia indipendente”, con ingresso gratuito: c’era quasi un milione di persone. Per 4 anni consecutivi, abbiamo invitato progressisti e artisti dalla Turchia sul nostro palco. In uno dei nostri concerti, Joan Baez è salita sul palco con una delle chitarre che la polizia ha distrutto nel nostro centro culturale.
Da sempre il Grup Yorum è da sempre stato vittima della repressione in Turchia. Ma dopo la proclamazione dello stato di emergenza dichiarato dall’AKP nel 2016 e la crescente repressione di tutte le categorie, giornalisti, progressisti, accademici, abbiamo capito che ci aspettava una repressione ancora più feroce. Una mattina, al risveglio, abbiamo scoperto che 6 di noi erano stati inseriti nella “lista dei terroristi”. Il mio nome era in questo elenco. Un chitarrista che 5 anni fa aveva partecipato a un concerto che aveva raccolto più di un milione di spettatori era diventato un terrorista ricercato e sulla sua testa era stata posta una taglia. L’AKP al governo, ad ogni crisi, intensifica le sue aggressioni e reprime fasce sempre più numerose della popolazione.
Dopo la pubblicazione di questo elenco, in due anni, il nostro centro culturale ha subito nove attacchi dalla polizia. Quasi tutti i nostri membri sono stati imprigionati e si è arrivati al punto che non ci sono più membri del Grup Yorum. Siamo stati obbligati ad assumere nuovi musicisti per continuare a esibirci nei concerti. Abbiamo dovuto organizzare concerti con i giovani dei nostri cori popolari. Nello stesso tempo, per contrastare gli attacchi, abbiamo rilasciato comunicati stampa e petizioni. Ma tutto ciò non ha fermato la repressione.
Nel febbraio 2019, durante una riunione nel nostro centro culturale, sono stato arrestato e nel maggio 2019, abbiamo iniziato lo sciopero della fame per “fare revocare il divieto dei nostri concerti, fermare le aggressioni al nostro centro culturale, per fare rilasciare tutti i membri incarcerati del nostro gruppo e cancellare i processi avviati contro di loro e perché venissero cancellati i nostri nomi dall’elenco dei terroristi”. Successivamente, con Helin Bölek, abbiamo trasformato la nostra azione in uno sciopero della fame illimitato. Ciò significava che non avremmo rinunciato a questo sciopero della fame fino a quando le nostre richieste non fossero state accettate. Al prezzo, se necessario, della nostra stessa morte.
Durante i nostri processi, Helin e io fummo rilasciati, ma nonostante il diffondersi del sostegno popolare, di quello di artisti e di membri del Parlamento, il governo si è rifiutato di ascoltare le nostre richieste. Helin ai parlamentari che la visitarono disse: “Se ci prometteranno di permetterci di fare un concerto, interromperò lo sciopero della fame illimitato”. Ma anche questa promessa ci è stata negata. Di più: il governo ci ha impedito di organizzare il suo funerale secondo i desideri di Helin. Helin riposa in un cimitero di Istanbul, coperta da un lenzuolo bianco.
Ora la stanza accanto alla mia è vuota, quanto a me, che da qualche tempo vivo dentro un letto, non so come finirà il mio viaggio. La battaglia che si sta impegnando nel mio corpo si concluderà con la morte? Oppure con la vittoria della vita?
Quel che so con maggior forza in questa lotta, è che, fino alla soddisfazione delle nostre rivendicazioni, mi aggrapperò alla vita anche in questo cammino verso la morte.
(*) testo ripreso da Comune-info
In “bottega” vedi L’assassino si chiama Erdogan e Helin Bölek: Bella Ciao per sempre (di Doriana Goracci)


#FREEGRUPYORUM #FREEPEOPLESLAWYERS #ONEDAYHUNGERSTRIKE #2MAGGIO

Appello a partecipare numerosi allo sciopero della fame europeo di un giorno in solidarietà con Grup Yorum e gli Avvocati del popolo – OGNI SABATO
Come aderire?
Manda una tua foto con un cartello con scritto:
«In sciopero della fame per un giorno in solidarietà con Grup Yorum e gli Avvocati del popolo.
Vogliamo che le giuste richieste siano accettate!
Free Grup Yorum! Free People’s Lawyers 2 Maggio»
Sosteniamo le richieste di #GrupYorum:
– La fine delle incursioni della polizia nel Centro Culturale İdil
– La cancellazione dalla lista dei ricercati dei membri del Grup Yorum
– La rimozione del divieto dei concerti di Grup Yorum
– La cessazione delle accuse contro i membri di Grup Yorum
– Il rilascio di tutti i membri di Grup Yorum attualmente in carcere
Sosteniamo le richieste degli #Avvocati del popolo che chiedono di poter difendere i loro clienti!
Lo scorso sabato 25 aprile in Europa hanno aderito allo sciopero della fame circa 1200 persone


QUI il canale youtube di Grup Yorum


venerdì 10 aprile 2020

Helin Bölek: Bella Ciao per sempre - Doriana Goracci



Chi era Helin Bölek? Una cantante turca di 28 anni , morta dopo aver trascorso 288 giorni in sciopero della fame come protesta contro la persecuzione politica nel suo Paese e contro il divieto del governo Erdogan dei concerti della sua banda, Grup Yorum.
La sua è stata una lotta nonviolenta, che altri continuano allo stremo delle forze, contro il governo autoritario di Erdogan per il rispetto dei diritti civili e umani fondamentali, negati.
«Lo sciopero della fame della cantante e dei componenti della band era iniziato per chiedere al governo il rilascio dei membri del suo gruppo; per chiedere la fine delle incursioni della polizia contro il Centro Culturale İdil di Okmeydanı, Istanbul; per eliminare il divieto dei concerti di Grup Yorum (banditi per quasi tre anni) ed eliminare le cause penali intentate contro i componenti della band».
Chi sono quelli del Grup Yorum? «Grup Yorum è un gruppo musicale turco fondato nel 1985 da quattro amici nell’Università di Marmara. Yorum significa commento in turco: testi socialmente impegnati pubblicati in diciannove album dal 1985. Molti dei membri del gruppo sono stati arrestati e torturati, alcuni dei loro concerti sono stati vietati, come pure i loro album, ma la popolarità di Yorum cresce e i loro album continuano a vendere. Nell’arco di 20 anni Yorum ha fatto concerti in Germania, Austria, Australia, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Inghilterra e Grecia. Politicamente appartenenti ad area Socialista Internazionalista e come tali perseguitati di frequente dallo Stato Turco».
Ibrahim Gokcek, altro componente della band, è al suo 292 giorno di sciopero della fame, condotto con lei, fino all’ultimo e sta rischiando la vita, come lei.
Zulfu Livaneli, un famoso cantante e cantautore turco che ha cantato con il Grup Yorum durante uno dei loro concerti nel 2012, ha espresso tristezza per la morte di Bolek su Twitter, affermando che la lotta per impedire che gli scioperi della fame non causino la morte «ha purtroppo fallito».
Le immagini finali di Helin Bölek: pesava 30 chili, non posso metterle e non voglio metterle. Lei rimane una ragazza meravigliosa, come la sua voce che continuerà a cantare l’Amore per la Libertà, Bella Ciao, per sempre.








lunedì 19 marzo 2018

Grup Yorum: voce dei popoli oppressi - Gianni Sartori


Attualmente sono 11 i membri di Grup Yorum imprigionati per il loro impegno a favore della democrazia e della libertà di stampa. Se nei confronti dei curdi il governo turco sta ormai applicando un autentico genocidio e la pura e semplice pulizia etnica (per sostituire la popolazione nel nord della Siria) analogamente una dura repressione si è scatenata contro giovani, lavoratori, giornalisti, scrittori, avvocati e dissidenti turchi.
Dopo il colpo di Stato del 2016 (quello vero, di Erdogan) in Turchia vige lo stato di emergenza con la conseguente carcerazione di migliaia di persone.
Dalla nascita nel 1985, Grup Yorum ha sempre garantito il proprio sostegno (e la sua presenza) sia alle lotte della popolazione turca che a quelle internazionali per la giustizia e la libertà, coniugando sapientemente la vena di protesta con le melodie tradizionali. A conferma del suo spirito internazionalista e del rispetto per tutte le culture, le canzoni vengono eseguite sia in curdo che in arabo e in circasso, sostanzialmente in tutte le lingue parlate in Anatolia.
Presente nelle manifestazioni contro il regime turco di studenti, operai, minatori, contadini, sempre a fianco dei popoli oppressi – di tutti i popoli oppressi – i membri di Grup Yorum hanno subìto, oltre alla (scontata) censura anche repressione, galera e tortura per un totale di oltre 400 – quattrocento! – processi. E ricordo che stiamo parlando di un gruppo musicale.
Tuttavia Grup Yorum continua a esistere, a lottare in quanto «strumento della coscienza collettiva» di oppressi, sfruttati, umiliati e offesi. Voce della Resistenza e della speranza. Voce di coloro che continuano a rialzare la testa, nonostante tutto.
Il gruppo ha al suo attivo 25 album di cui sono stati venduti oltre due milioni di esemplari. Attualmente i loro concerti (che hanno visto ripetutamente riempire gli stadi con centinaia di migliaia di persone) sono vietati oltre che – ovviamente – in Turchia, anche in Germania.
Recentemente il ministero dell’Interno turco ha invitato a denunciare (in cambio di cospicue somme di denaro, una sorta di taglia) le persone inserite in cinque liste di presunti “terroristi ricercati” avviando una caccia al dissidente anche sul suolo europeo. Nella lista sono inseriti 6 musicisti di Grup Yorum. Inoltre il centro culturale di Idil, a Istanbul, ha subìto diverse perquisizioni con distruzione dei loro strumenti musicali (oltre che seri danneggiamenti ai locali)
Come hanno scritto i militanti della sinistra turca: «Non è distruggendo uno strumento che potrete far tacere la voce di un popolo». O come scrivevano i Repubblicani irlandesi sui muri di Derry e Belfast negli anni settanta-ottanta: «Potere mettere in galera i rivoluzionari, ma non potrete incarcerare la Rivoluzione».
da qui