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domenica 14 giugno 2026

Operazione militare di Cuba sul territorio degli Stati Uniti - Alberto Bradanini

 

1. Con una decisione senza precedenti, la Repubblica di Cuba ha lanciato un’invasione navale e aereo-trasportata contro gli Stati Uniti. L’offensiva tuttora in corso, che il governo cubano ha chiamato Operazione Rinsavimento Cerebrale (ORC) ha l’obiettivo di sostituire la classe dominante anglo-americana affetta dalla malattia degenerativa nota con il nome di Morbo di Trump con una nuova classe politica che organizzi il paese su basi diverse rispetto al passato. Secondo analisti di mainstream si tratterebbe di un’operazione di regime change, un tempo pratica diffusa da parte dell’impero Usa nei paesi dove elezioni politiche, minacce o corruzione non riuscivano a garantire un governo prono agli interessi imperiali invece che a quelli della popolazione locale.

Una volta che le ultime resistenze da parte del governo Usa saranno sbaragliate, la palingenesi toccherà la sfera dei diritti economici e della democrazia (affinché diventi effettiva e partecipata), oltre che l’insieme della politica interna e estera.  Secondo Hombre Normal, il ministro cubano della Humanidad – i canoni della nuova impalcatura istituzionale saranno centrati sulla demolizione del potere plutocratico oggi incentrato sulle corporazioni private, quali strumenti di oppressione etica ed economica di un brutale imperialismo) e il recupero della centralità dello Stato nell’economia e nello sviluppo scientifico/tecnologico del paese, nel rispetto della Costituzione, della libertà di pensiero, religione, associazione, espressione e libera impresa.

Massima priorità sarà riservata allo sradicamento della povertà e dell’emarginazione sociale. Tutti dovranno avere un lavoro sufficiente per vivere e progredire. La proprietà privata sarà garantita e incentivata, affinché ogni famiglia, attraverso il lavoro, possa soddisfare le proprie necessità in funzione delle risorse pubbliche disponibili. Le grandi aggregazioni finanziarie e industriali oltre una certa soglia saranno però consentite solo se funzionali al benessere collettivo e sotto stretta sorveglianza dello Stato. I capitali potranno essere esportati solo sotto controllo dello Stato, e in ogni caso nel rispetto del Diritto Internazionale, della Carta delle Nazioni Unite, in condizioni di parità con le altre nazioni e di rispetto dei diritti e interessi altrui.

Il servizio sanitario sarà nazionalizzato e tutti i cittadini bisognosi potranno accedervi gratuitamente. Le risorse necessarie a tal fine proverranno dallo smantellamento delle grandi corporazioni farmaceutiche e delle 800 basi militari oggi attive in 80 paesi al mondo. Sarà in tal modo possibile, altresì, avviare la costruzione e ammodernamento delle infrastrutture pubbliche oggi fatiscenti o gravemente digradate.

2. Quanto alla politica estera, la nuova classe dirigente – selezionata sulla scorta di accertate competenze e della lealtà ai menzionati principi etici – dovrà rimuovere gli apparati militari e d’intelligence, smantellando Cia, Nsa e le altre agenzie palesi o segrete, sinora utilizzate per destabilizzare, provocare guerre, organizzare colpi di stato, pianificare aggressioni, omicidi mirati, sequestri di persone e via dicendo.

Un’altra priorità sarà la rivitalizzazione delle organizzazioni internazionali, in primis quelle della famiglia delle Nazioni Unite (ad es. l’OMC che Washington ha reso da anni inoperante perché disobbediente ai suoi ordini), che dovrà tornare a funzionare, come da statuto, per risolvere le controversie che sempre emergono tra sistemi economici).

Le convenzioni bilaterali o multilaterali, sia nel campo della sicurezza che in quello economico, tecnologico e culturale, che gli Stati Uniti hanno boicottato perché giudicate non convenienti ai fini di dominio, dovranno tornare a funzionare, nel rispetto degli interessi di tutti, della pace e della stabilità internazionale. Massima priorità verrà data al controllo e riduzione delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche e chimiche), tramite il rafforzamento del regime internazionale di sorveglianza.

3. Nel contesto dell’Operazione Rinsavimento Cerebrale, il governo cubano ha sottolineato che occorrerà operare anche sul piano educativo, promuovendo l’alfabetizzazione politica presso il deculturato popolo Usa, stimolando la coscienza dei valori essenziali dell’essere umano socializzato. Saranno contrastati come nemici di classe i valori assolutizzanti del profitto e del disprezzo dei beni/interessi collettivi. L’acquisizione e l’uso personale di armi da fuoco saranno proibiti e pesantemente sanzionati. Lo Stato tornerà ad avere il monopolio dell’uso della forza. Sarà ampliata e tutelata la libertà di manifestazione pacifica prevista dalla Costituzione. L’attuale, truffaldino sistema elettorale statunitense, ideato per impedire ogni possibile alternativa e dialettica politica, sarà sostituito con un sistema proporzionale puro, che risponda alla volontà del popolo.

Le decisioni cruciali della vita del paese, come quelle su pace e guerra, non potranno essere adottate da un solo individuo, foss’egli anche il presidente, in quanto esposto, come nel caso attuale, a instabilità mentale, ricatti e corruzione. Esse saranno appannaggio di organi collegiali, Camera dei deputati e/o Senato.

Pensiero critico ed etica della socialità dovranno tornare centrali per consentire la rigenerazione dell’homo novus nordamericano, tenendo a mente le sofferenze a lungo patite sotto il tallone della deformazione mediatica e valoriale, dell’alienazione e dello sfruttamento.

Nelle parole del ministro cubano Hombre Normal, saranno immediatamente avviati progetti per presidiare il territorio, garantire la sicurezza delle persone e lottare contro ogni genere di violenza, delinquenza e uso di droghe, tenendo presente che tali mali sono il riflesso dell’emarginazione e della sottocultura. La lotta all’estrazione di risorse e lavoro da parte del ceto dominante globalista andrà a beneficio di 300 milioni di cittadini, ma anche degli stranieri legali (45 milioni) e illegali (10 milioni).

All’avvio dell’Operazione Rinsavimento Cerebrale, il presidente cubano, Miguel El Libertador, aveva dichiarato: “il popolo nordamericano è vissuto a lungo nell’inganno di essere governato dalla migliore democrazia del pianeta, mentre era chiaro anche alle montagne del Gran Canyon che si trattava di una plutocrazia malata, violenta e spietata”, aggiungendo: “Cuba non può restare a guardare oltre, mentre milioni di cittadini statunitensi sono oppressi, vedono diminuire le loro aspettative di vita e non hanno di che vivere “.

4. Secondo le ultime notizie, le forze cubane giunte sulle spiagge della Florida con barche da pesca riadattate, convogli di biciclette e colonne di automobili anni ’50 ingegnosamente ammodernate, sono state accolte con tripudio e genuina riconoscenza dai cittadini nordamericani. Le truppe cubane hanno portato al seguito viveri, coperte e medicinali per i primi soccorsi a beneficio dei senza tetto, tossicodipendenti, disoccupati cronici e altri bisognosi. Si hanno notizie di gruppi spontanei di sostegno agli invasori, disoccupati, sottoccupati, sfruttati e neolaureati privi di prospettive (tra cui i portatori dell’impagabile debito studentesco, ora abolito).

In uno slancio reattivo, la cui ragione profonda si cerca tuttora di comprendere, diverse filiali di Starbucks sono state occupate e rinominate “People’s Cafés” penalizzando il titolo a Wall Street, galvanizzando tuttavia milioni di lavoratori nelle piantagioni di caffè in Africa e Asia, oltre che in America Latina. Al momento, quale misura di confidence building i clienti ricevono caffè e cappuccini a gratis, in attesa della riorganizzazione dei rispettivi settori agricoli e della distribuzione, con atteso incremento dei salari delle maestranze.

Alla notizia dell’avvio dell’Operazione Rinsavimento Cerebrale, la Guardia Nazionale Usa, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e i comandi di polizia in diversi stati hanno deciso di schierarsi dalla parte del popolo. A loro volta, le forze armate (Marines, Air Force e US Navy) – che in un primo momento avevano considerato l’impiego di testate termonucleari per polverizzare gli invasori sbarcati con le insidiose colonne di automobili d’epoca – si sono ribellate al Joint Chief of Staff, gen. Out of Mind, mettendosi agli ordini del col. Good Sense, autoproclamatosi difensore delle genti nordamericane.

All’annuncio pubblico che le forze cubane avevano preso possesso del Sud della Florida, il popolo nordamericano è sceso in piazza in ciascuno degli altri 49 stati dell’Unione, organizzando comitati di autogestione e di garanzia per formare il “governo provvisorio rivoluzionario dei Nuovi Stati Uniti d’America”, il cui avvio sarà garantito dalle truppe cubane fino al pieno insediamento delle nuove istituzioni. In attesa che la vita privata e pubblica possa essere riorganizzata sulla scorta dei principi diffusi da Radio Cuba Libre, il governo provvisorio ha statuito che “Il tallone di ferro” (Jack London, 1908) deve essere considerato libro costituzionale, rendendolo obbligatorio in ogni ordine e grado in seno al sistema educativo del paese.

Le prime elezioni libere ed eque saranno pertanto organizzate entro tre mesi, garanti le truppe cubane menzionate, mentre alle Nazioni Unite i leader mondiali non hanno nascosto la sorpresa che una piccola nazione come Cuba potesse esprimere un potere etico-militare di tale caratura, ottenendo risultati così strabilianti. “A questo punto, i tempi per una palingenesi mondiale – hanno osservato i pungenti diplomatici del Sud Globale in un incontro con gli intronati colleghi europei – sono dunque maturi“.

Alla conferenza stampa, convocata in emergenza al Dipartimento di Stato, Marco el-Rubio non ha potuto trattenere i singhiozzi, mentre lo schermo dietro di lui proiettava immagini satellitari di truppe cubane che fumavano sigari a Central Park e passeggiavano applaudite sulla Fifth Avenue: “erano anni – ha egli tenuto a sottolineare – che mettevo in guardia di scavare trincee di difesa sulle spiagge di Miami, invece di perdere tempo con quella maledetta guerra contro l’Iran, dando retta a quel criminale squilibrato di Netanyahu, sebbene sotto altri aspetti essa abbia avuto le sue ragioni, perché abbiamo guadagnato una montagna di soldi in borsa!”

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lunedì 16 febbraio 2026

Sicurezza. Urge arresto preventivo per chi vorrà votare No al referendum - Alessandro Robecchi

 

 

Quello che potrebbe capitare con il nuovo decreto sicurezza – a parte la promessa di impunità per chiunque indossi una divisa – tipo Idf a Gaza, tipo Ice a Minneapolis – è il fermo di polizia preventivo, cioè una specie di arresto prima ancora che qualcuno (qualcun altro, per la precisione) commetta un ipotetico reato. 24 ore in custodia cautelare, insomma (Salvini ne vorrebbe 48, forse gliel’ha chiesto Bannon), prima di una manifestazione, magari da applicare a tutti quelli che andrebbero al corteo, in modo da garantire l’ordine pubblico, ed evitare le manifestazioni. Via il dente, via il dolore. Non si sa bene cosa dovrebbero fare questi presunti colpevoli fermati prima del reato durante le ventiquattr’ore, magari affrescare basiliche con la faccia di Meloni e Piantedosi che fanno gli angioletti, perché no, il nostro patrimonio artistico ne gioverebbe.

E’ una faccenda che “presenta possibili rilievi di incostituzionalità”, come scrivono certi maestri di eufemismi su alcuni grandi giornali, una frase a cui, per dimenticanza o sciatteria, mancano “mannaggia”, “peccato” e “che disdetta”, ma non importa, si legge tra le righe. Un’altra cosa che si legge tra le righe, e che pochi dicono, è che la totale incapacità dell’attuale ministro dell’Interno di garantire l’ordine pubblico, che sarebbe il suo mestiere, impone di affrontare il problema alla radice: niente manifestazioni, niente violenze, niente photo opportunity di propaganda per Giorgia, che sarebbe, quest’ultima, a pensarci bene, l’unica pecca del provvedimento.

Essendo qui pacifisti e contrari a ogni forma di violenza, ci mancherebbe, ci accodiamo senz’altro alla proposta, che sembra interessante, a patto naturalmente che non si limiti alle manifestazioni politiche, ma a tutti gli atti di violenza. Diciamolo: l’arresto preventivo è una buona idea, pensate che svolta sarebbe arrestare preventivamente tutti i potenziali rapinatori prima ancora che avvengano le rapine. Qui cominciano i primi problemi pratici: questo fermo di polizia in attesa di ipotetico possibile reato, lo decidono il brigadiere e il vicesovrintendente (o il dirigente del Siulp che punta la pistola verso i telespettatori di Retequattro), oppure serve un ordine della magistratura? Nel primo caso bene, perché stiamo dalla parte delle forze dell’ordine, come nel casi Cucchi, Aldrovandi e molti altri. Nel secondo, meglio ancora, perché ci sarebbe modo di attaccare e insultare e intimidire i magistrati che non hanno fermato qualcuno prima di un reato, passando dalla tiritera “Ecco, li lasciano andare!” al nuovo ritornello “Ecco, non l’hanno fermato prima! Toghe rosse!”.

Per evitare che la tensione politica aumenti e rasserenare gli animi, si potrebbe pensare a un fermo di polizia preventivo degli elettori prima delle consultazioni. Eccellente banco di prova, il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia: enormi edifici dotati di sbarre dove rinchiudere preventivamente chi è sospettato di votare No, tutti in cella con Barbero e Zagrebelsky, poi rilasciati (un po’ di garantismo!) dopo gli exit-poll, per commentare i risultati. Manca qualcosa, non vi sembra? Ah, sì, certo, che distratto, manca tutto il capitolo sui “cattivi maestri”, i borghesi intellettuali che si ostinano a scrivere quello che pensano e a esternare le loro malsane opinioni. Pazienza, lo faremo fare ai fact-checker che tante soddisfazioni ci hanno dato negli ultimi tempi. Sui profili di incostituzionalità, beh, ci penseremo, dettagli, cose che si risolvono, coraggio!

da qui

lunedì 7 luglio 2025

L’eterna risposta di Giorgia Meloni

un’intervista (immaginaria) al Presidente del Consiglio, che ringraziamo per la sintesi nelle risposte, a cura di Francesco Masala

Intervistatore – Presidente Meloni, ha letto che la Cassazione individua almeno 33 punti problematici. Tra i più gravi: l’estensione dell’impunità per gli agenti dei servizi segreti, anche quando promuovano gruppi eversivi o terroristici “a fini investigativi”. Un potere che scavalca ogni controllo democratico.

Poi c’è il reato di “terrorismo della parola”: punibile diventa anche il semplice possesso di “materiale propedeutico”, senza che sia chiarito cosa significhi. Una norma che sposta la soglia della punibilità prima dell’azione, prima dell’intenzione, prima del contesto.

Altre norme colpiscono chi manifesta. Le aggravanti per “luogo e contesto” – scioperare in stazione o in metropolitana può costare anni di carcere – non hanno nulla a che fare con la sicurezza, e tutto con il controllo sociale. Anche i nuovi reati di “rivolta carceraria” e “resistenza passiva” nei Cpr servono più a criminalizzare la disperazione che a tutelare l’ordine.

Particolarmente gravi, secondo i giudici, sono le norme che colpiscono le detenute madri, giustificate con la dottrina del “diritto penale d’autore”: punire non la condotta, ma l’identità. Sei povera, sei straniera, sei madre? Sei pericolosa.

Infine, le misure antimafia: si depotenziano le interdittive, si introduce la possibilità per il prefetto di sospenderle in nome del “sostentamento del nucleo familiare”. E si prevede il licenziamento in tronco per chi abbia parentele con mafiosi condannati: colpevolezza per legami di sangue, come nel codice penale borbonico…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, i rilievi della Cassazione nel merito sono numerosissimi: il «rischio di colpire eccessivamente gruppi specifici, come minoranze etniche, migranti e rifugiati» con connesse «discriminazioni e violazioni di diritti umani»; la violazione dei principi costituzionali di materialità, determinatezza, offensività, uguaglianza, ragionevolezza e libertà di manifestazione del pensiero, per esempio nel caso di alcune aggravanti applicate solo se il reato viene commesso in un determinato luogo (stazioni o convogli), da una specifica categoria di persone (i detenuti) o in un contesto particolare (come le manifestazioni); la disparità di trattamento nei reati di resistenza o volenza a pubblico ufficiale a seconda che la persona offesa sia un agente di pubblica sicurezza o un altro pubblico ufficiale; la violazione del principio di proporzionalità nella previsione come delitto di comportamenti di resistenza passiva in carcere; la mancanza di qualsivoglia «plausibile ratio politico-criminale» nella autorizzazione agli operatori di polizia ad usare armi diverse da quelle d’ordinanza senza licenza; l’irrazionalità dell’estensione dello scudo penale agli agenti dei servizi che creano o dirigono gruppi eversivi o terroristici; la violazione delle norme europee sulla libera circolazione delle merci insita nel divieto alla commercializzazione della cannabis «non essendovi evidenze scientifiche che provino che le infiorescenze di canapa e i derivati di varietà di canapa con un contenuto di Thc inferiore allo 0,3% siano una minaccia per la sicurezza e la salute pubblica» e molto altro ancora. (da qui)

Presidente Meloni; Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, dice il prof. Orsini: “Meloni e Tajani fanno vergognare gli italiani con il loro sostegno al genocidio” (da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, mentre continua l’offensiva di Tel Aviv nella Striscia di Gaza, crolla il sostegno per Israele nell’opinione pubblica dell’Europa occidentale, raggiungendo il livello più basso mai registrato. È quanto emerge da un sondaggio di YouGov condotto in sei Stati europei (Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Germania e Danimarca), secondo il quale meno di un quinto degli intervistati nei sei Paesi ha un’opinione favorevole su Israele. Tra l’altro, i giudizi più negativi sono quelli dei cittadini italiani…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, Retrocessa di un livello come Argentina, Costa Rica, Georgia, Mauritania, Niger e Panama. I diritti delle lavoratrici e dei lavoratori italiani peggiorano, secondo l’Indice dei diritti globali della Confederazione sindacale internazionale. Un “allarme chiaro e preoccupante”, avvisa la Cgil che rilancia il report pubblicato nelle scorse ore e che verrà presentato il 10 giugno a Ginevra durante la Conferenza internazionale del lavoro all’Oil. Per il sindacato, quello dell’Italia è un “caso emblematico di deriva autoritaria” e un “risultato diretto delle politiche neoliberiste e autoritarie” del governo Meloni che ha “ha intrapreso un percorso di sistematica repressione delle libertà sindacali e dei diritti collettivi”…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, oltre 2.000 ricercatrici e professori dell’università hanno firmato in pochi giorni il documento intitolato La ricerca è lavoro: i rapporti di lavoro nella ricerca abbiano diritti e tutele. Il documento prende le distanze dall’emendamento Occhiuto-Galliani-Cattaneo per ribadire appunto che “la ricerca è un lavoro e quindi  qualunque rapporto di lavoro per ricercatrici e ricercatori a termine o a progetto non può che essere inquadrato in un normale rapporto di lavoro a tempo determinato, con tutte le relative tutele (maternità, malattia, ferie, contributi previdenziali adeguati, ecc.)”…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, …Come spiega a Pressenza il giornalista Antony Loewenstein, autore del libro Laboratorio Palestina: “sfruttando il marchio Idf (Israel Defence Force, esercito israeliano), le aziende di sicurezza israeliane dominano a livello globale dopo aver testato metodi di sorveglianza e spionaggio in Palestina. L’Italia, come innumerevoli altri Paesi, è da tempo interessata all’acquisto di armi e strumenti di sorveglianza ritenuti efficaci contro i nemici percepiti. È anche un modo solido per mostrare solidarietà con lo Stato ebraico, un baluardo del colonialismo occidentale nel cuore del Medio Oriente”.(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, Rahma Nur, da insegnante che lavora sul campo, ha ricordato che dobbiamo “prestare attenzione al fatto che certi ragazzi e ragazze hanno un profondo senso di vergogna e inadeguatezza, perché non sono realmente ‘visti’, ma ritenuti alunni che non possono fare più del minimo che si chiede loro. Se non prendiamo consapevolezza di tutto questo, come possiamo aiutare i nostri studenti a sentirsi al sicuro in classe, sentirsi soprattutto in diritto di imparare in modo egualitario? Non sorprendiamoci se poi loro si ‘autosegregano’ perché cercano semplicemente un posto sicuro in cui poter esprimere se stessi, la loro diversità, senza essere giudicati, e l’autosegregazione diventa un semplice ‘meccanismo di difesa per proteggersi dall’essere umiliati’”.

La percentuale di dispersione scolastica delle ragazze e ragazzi con background migratorio è ancora doppia rispetto a quella dei loro compagni. Ecco allora che ragionare sulla cittadinanza come insieme di diritti e sulla necessità di riformare le leggi che ne regolano l’accesso coinvolge questioni educative e culturali di grande rilievo a cui non ci possiamo sottrarre. (da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, Hanno suscitato abbastanza scalpore le “Nuove Indicazioni 2025” per la revisione dell’insegnamento nelle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione – vale a dire elementari e medie -. L’Opposizione Studentesca di Alternativa (OSA) aveva già pre-denunciato la natura dei lavori che stava portando avanti la Commissione tecnica indicata dal ministro Valditara.

Per il problema di comprendere quale scuola (classista e infestata dagli interessi privati) per quale società (in crisi e indirizzata sul crinale della guerra) rimando perciò agli approfondimenti fatti da chi la scuola la vive. Qui mi voglio soffermare solo sul messaggio che emerge da una delle selezioni del documento appena pubblicato: quella sulla Storia.

In quanto storico, non posso fare finta di niente di fronte alle aberrazioni scritte in quelle pagine…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, non solo fino al 7 ottobre 2023 e non solo componenti e armamenti non utilizzati nella guerra a Gaza, come aveva dichiarato il governo Meloni con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e quello degli Esteri, Antonio Tajani. L’Italia ha continuato finora e continua tuttora a esportare verso Tel Aviv sistemi d’arma e tecnologie militari tra cui droniradar e componenti per uso bellico. Anche nei primi mesi del 2025. Tra gennaio e febbraio di quest’anno, infatti, sotto la categoria generica di “armi, munizioni e loro parti e accessori” dall’Italia sono partite armi dirette a Israele per oltre 128mila euro, di cui solo 47.249 rilevati dall’Istat.

Il report sulle esportazioni italiane a Tel Aviv – A dirlo è un’analisi delle esportazioni italiane costruita incrociando i dati del Sipri, dell’Istat e della Relazione del governo sull’export di armamenti, elaborata dall’Istituto Iriad di Archivio Disarmo. Incrociando i dati, il documento mette in fila non solo le autorizzazioni all’esportazione di grandi sistemi d’arma a Israele tra il 2019 e il 2023 per 26,7 milioni di dollari (23,4 milioni di euro) – nel dettaglio si tratta di 12 elicotteri AW 119 Koala della Leonardo Spa e 4 cannoni navali da 76mm Super Rapid, prodotti rispettivamente a Vergiate (Va) e La Spezia, a cui si aggiunge una cooperazione stabile nel programma degli aerei F-35, con componentistica prodotta in Italia e destinata ai velivoli israeliani – ma evidenzia anche le esportazioni più recenti, che “mostrano una cooperazione ancora più strutturata tra Italia e Israele”, si legge nel report…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”: quante volte abbiamo citato il primo comma dell’art. 33 della Costituzione, nella consapevolezza che in queste parole è racchiuso il fondamento stesso della libertà della cultura nell’ordinamento repubblicano? Ebbene, nelle ultime settimane in Piemonte la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà d’insegnamento sono state sottoposte a uno specifico attacco, autoritario e aggressivo, da parte di esponenti di Fratelli d’Italia facenti parte del Consiglio e della Giunta regionali.

Oggetto dell’attacco: l’Istituto di Istruzione Superiore “Aldo Moro” di Rivarolo Canavese. In questa scuola il Dipartimento di Storia e Filosofia, che rappresenta un’articolazione permanente del Collegio dei docenti, aveva organizzato, per l’11 marzo, una conferenza di Eric Gobetti con l’obiettivo approfondire la tematica delle foibe coinvolgendo uno storico di sicura competenza. Tutto procedeva nei corretti e istituzionali binari dell’autonomia scolastica e gli studenti si stavano preparando a dialogare e a confrontarsi liberamente con lo studioso…(da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, qualche giorno fa Salvatore Cannavò faceva notare i suoi notevoli cambi di opinione su diversi temi, come sulla web tax:

Era gagliardamente all’opposizione quando intervenendo alla Camera, con lo stile da sfottò romanesco, rimproverava i deputati della sinistra colpevoli di ipotizzare una Web tax del 3%:
“La sinistra dice ‘prima gli italiani’ solo quando si tratta di far pagare le tasse. Non ci andiamo a pestare i piedi ai grandi colossi del Web: in quel caso nulla, zitti”.
Come le ha fatto notare Giuseppe Conte, allo scorso G7 è stato raggiunto un accordo per evitare che le più grandi aziende statunitensi debbano pagare più imposte societarie all’estero. “L’accordo formalizzato in sede G7 sulla global minimum tax è un compromesso onorevole”, ha dichiarato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Meglio del 3% tanto vituperato c’è quindi lo zero.
 (da qui)

Presidente Meloni: Me ne frego!

 

Intervistatore – Presidente Meloni, qualche giorno fa Tomaso Montanari scriveva che l’infiltrazione della polizia di Stato nei collettivi studenteschi ha ufficialmente lo scopo di prevenire eventuali derive violente o addirittura terroristiche, ma sostanzialmente serve invece a intimidire lo sviluppo della più autentica missione dell’università, cioè quella di costruire pensiero critico. Un grande liberale come Luigi Einaudi scriveva, nel 1910, che “Lo Stato stipendia i professori non perché gli siano fedeli politicamente, ma perché insegnino quella che essi, e soltanto essi, ritengono la verità … L’unica guarentigia del progresso scientifico sta nella assoluta libertà, anche nella libertà, nel campo del pensiero, della ribellione a tutti i principi universalmente accolti ed a tutte le istituzioni esistenti”. Se l’università funziona, se l’università è se stessa, allora i suoi studenti e le sue studentesse non possono che essere intellettualmente e politicamente ribelli (in modo del tutto nonviolento, sia ben chiaro): e lo Stato (e in mondo tutto speciale il suo governo, e ancor più la sua polizia) devono fare solo una cosa, tenersi più alla larga possibile da questo laboratorio di libertà. (da qui), vuole rispondere alle sue argomentazioni?

Presidente Meloni: Me ne frego!


https://www.labottegadelbarbieri.org/leterna-risposta-di-giorgia-meloni/