Quello che
potrebbe capitare con il nuovo decreto sicurezza – a parte la promessa di
impunità per chiunque indossi una divisa – tipo Idf a Gaza, tipo Ice a
Minneapolis – è il fermo di polizia preventivo, cioè una specie di arresto
prima ancora che qualcuno (qualcun altro, per la precisione) commetta un
ipotetico reato. 24 ore in custodia cautelare, insomma (Salvini ne vorrebbe 48,
forse gliel’ha chiesto Bannon), prima di una manifestazione, magari da
applicare a tutti quelli che andrebbero al corteo, in modo da garantire
l’ordine pubblico, ed evitare le manifestazioni. Via il dente, via il dolore.
Non si sa bene cosa dovrebbero fare questi presunti colpevoli fermati prima del
reato durante le ventiquattr’ore, magari affrescare basiliche con la faccia di
Meloni e Piantedosi che fanno gli angioletti, perché no, il nostro patrimonio
artistico ne gioverebbe.
E’ una
faccenda che “presenta possibili rilievi di incostituzionalità”, come scrivono
certi maestri di eufemismi su alcuni grandi giornali, una frase a cui, per
dimenticanza o sciatteria, mancano “mannaggia”, “peccato” e “che disdetta”, ma
non importa, si legge tra le righe. Un’altra cosa che si legge tra le righe, e
che pochi dicono, è che la totale incapacità dell’attuale ministro dell’Interno
di garantire l’ordine pubblico, che sarebbe il suo mestiere, impone di
affrontare il problema alla radice: niente manifestazioni, niente violenze,
niente photo opportunity di propaganda per Giorgia, che sarebbe, quest’ultima,
a pensarci bene, l’unica pecca del provvedimento.
Essendo qui
pacifisti e contrari a ogni forma di violenza, ci mancherebbe, ci accodiamo
senz’altro alla proposta, che sembra interessante, a patto naturalmente che non
si limiti alle manifestazioni politiche, ma a tutti gli atti di violenza.
Diciamolo: l’arresto preventivo è una buona idea, pensate che svolta sarebbe
arrestare preventivamente tutti i potenziali rapinatori prima ancora che
avvengano le rapine. Qui cominciano i primi problemi pratici: questo fermo di
polizia in attesa di ipotetico possibile reato, lo decidono il brigadiere e il
vicesovrintendente (o il dirigente del Siulp che punta la pistola verso i
telespettatori di Retequattro), oppure serve un ordine della magistratura? Nel
primo caso bene, perché stiamo dalla parte delle forze dell’ordine, come nel
casi Cucchi, Aldrovandi e molti altri. Nel secondo, meglio ancora, perché ci
sarebbe modo di attaccare e insultare e intimidire i magistrati che non hanno
fermato qualcuno prima di un reato, passando dalla tiritera “Ecco, li lasciano
andare!” al nuovo ritornello “Ecco, non l’hanno fermato prima! Toghe rosse!”.
Per evitare
che la tensione politica aumenti e rasserenare gli animi, si potrebbe pensare a
un fermo di polizia preventivo degli elettori prima delle consultazioni.
Eccellente banco di prova, il prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia: enormi edifici dotati di sbarre dove rinchiudere preventivamente chi
è sospettato di votare No, tutti in cella con Barbero e Zagrebelsky, poi
rilasciati (un po’ di garantismo!) dopo gli exit-poll, per commentare i
risultati. Manca qualcosa, non vi sembra? Ah, sì, certo, che distratto,
manca tutto il capitolo sui “cattivi maestri”, i borghesi intellettuali che si
ostinano a scrivere quello che pensano e a esternare le loro malsane opinioni.
Pazienza, lo faremo fare ai fact-checker che tante soddisfazioni ci hanno dato
negli ultimi tempi. Sui profili di incostituzionalità, beh, ci penseremo, dettagli,
cose che si risolvono, coraggio!
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