lunedì 16 febbraio 2026

L’idea di Meloni: i migranti fuori dalla razza umana

 

Perquisizioni all’ospedale di Ravenna: che soffi il vento dal Minnesota? - Vito Totire

Storicamente la “medicina” è stata molto spesso ridotta ad un ruolo ancillare del potere economico e politico. Ovviamente ci sono state significative eccezioni e notevoli fenomeni di resistenza: fino ai medici incarcerati, nel 500 e nel 600, «per aver dichiarato peste il morbo corrente». La diagnosi di peste ostacolava commerci e profitti e dunque occorreva negare la natura del morbo incarcerando il medico che aveva osato porre la diagnosi; queste incarcerazioni favorirono le epidemie più catastrofiche…

C’erano state avvisaglie di quanto accaduto a Ravenna, e anche numerose. La più recente: una assessora della giunta comunale di Ferrara ha attaccato alcuni medici dell’ospedale di Cona per le loro dichiarazioni di incompatibilità sanitaria. In verità il medico che fa una dichiarazione di incompatibilità risponde a un suo basilare dovere deontologico: tutelare la speranza di vita e di salute della persona.

Chiedere ai medici una valutazione di compatibilità alla detenzione in un CPR è come se un sequestratore di persona domandasse a un medico il via libera a imprigionare la sua vittima. Può un medico dare il suo nulla osta e garantire che la «detenzione amministrativa» cioè la privazione della libertà e la detenzione in un lager (questo sono oggi i CPR) sia “sopportabile” da parte di una persona che ha commesso il supposto reato di immigrazione clandestina ?

I CPR hanno dimostrato un grandissimo potere morbigeno sia fisico che psicologico che ha avuto come effetto un altissimo numero di suicidi, un numero elevatissimo di condotte cosiddette autolesioniste (cosiddette in quanto si tratta di autolesionismo indotto dalle condizioni di disperazione in cu vivono gli internati).

Il tentativo “neocoloniale” del governo Meloni di portare lo strazio dei CPR in Albania risponde solo alla logica ipocrita dell' “occhio non vede cuore non duole”. In verità nonostante i tentativi di occultamento in Italia ci sono occhi che vedono e cuori che dolgono per il trattamento bestiale che gli internati nei CPR subiscono.

La storia parte da lontano: quando esistevano i CIE/CP (e noi eravamo contrari) sollevammo comunque il problema della vigilanza da parte delle Ausl, in analogia a quella che dovrebbe essere svolta nelle carceri. Appunto: dovrebbe visto che per esempio la Ausl Romagna si ostina a non rispondere alla nostra istanza di accesso ai rapporti semetrali delle carceri di Ravenna, Forlì e Rimini.

Tornando ai CIE-CP allora la Regione Emilia-Romagna RESPINSE QUELLA NOSTRA SOLLECITAZIONE sostenendo che il Cpt-Cie non è un carcere. Poi i “decisori politici” hanno maneggiato norme e princìpi costituzionali fino a definire (dopo una serie di eventi luttuosi) procedure per l’ammissibilità della detenzione nel CPR. Significativamente queste procedure non sono state elaborate dal ministero della Salute ma dal ministero degli Interni ; che un problema di tutela sanitaria venga gestito dal ministro “di polizia” ricorda i tempi in cui i manicomi, in Spagna, erano appunto sotto la suddetta gestione. Problema dunque non di salute ma di “ordine pubblico”; forse nel tentativo di prevenire qualcuno degli eventi più clamorosi. Si è insistito sulla prassi della valutazione di idoneità utile, in caso di alcuni eventi infausti, per lavarsene le mani.

Ma la Federazione nazionale degli ordini dei medici ha parlato chiaro: il potere politico non può chiedere ai medici «prestazioni professionali» che violano gli elementari doveri deontologici.

La magistratura ha il diritto (o meglio il compito) di indagare su abusi e condotte illegittime. E veniamo a caso di Ravenna. Al momento l’argomento “forte” dei soliti bene informati riguarderebbe un cittadino senegalese che prima sarebbe stato dichiarato «incompatibile» e poi avrebbe commesso molestie sessuali. Quale sia la fonte di questa “notizia” non è dato sapere e quindi non intendiamo commentarla; anche se non è detto che la “cura” per chi ha fatto molestie (provate o ipotizzate?) debba essere il CPR. Impossibile peraltro che tutti i certificati “non idonei” rilasciati a Ravenna siano stati per molestatori.

Riteniamo che la magistratura avrebbe potuto e dovuto usare un approccio meno plateale: la condotta medica può essere monitorata con ben altri strumenti che non le perquisizioni in ospedale e a domicilio. Se sono stati commessi “errori” questi vengono benissimo a galla con mezzi non invasivi, visto che le cartelle cliniche non si possono né manipolare né distruggere. Non c’era bisogno di mostrare i muscoli ma se una parte del ceto politico chiede ai medici di fare i carcerieri il discorso cambia.

Seguiremo con la massima attenzione la vicenda di Ravenna perché l’entrata a gamba tesa nell’ospedale pone dubbi sulla tenuta dell’assetto democratico nel nostro Paese.

 

Casi di “morbo k” a Ravenna? E anche a Ferrara? O in tutta Italia? - Vito Totire

Per facilitare le indagini e la loro chiusura veloce, “confesso”: io sono complice della SIMM, cioè la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. E posso documentarlo.

Intanto per i medici di Ravenna sotto inchiesta, a mio parere nessun addebito, piuttosto UN ENCOMIO.

E’ evidente che un certo ceto politico abbia sempre tentato di asservire i cittadini ma anche la magistratura e la classe medica.

Al momento noi vogliamo aprire una nostra inchiesta su quello che è accaduto a Ravenna. Come abbiamo già detto c’era stata un evento sentinella a Ferrara: critiche ai medici dell’ospedale di Cona per aver redatto, secondo l’accusa, certificati «ideologici». Che le divergenze ideologiche tra accusati e accusatori siano enormi non abbiamo dubbi; che una delle parti in causa usi strumenti repressivi, peraltro così rozzi, non ci sta bene.

Stiamo cercando di comprendere la dinamica che ha portato alle perquisizioni di Ravenna. Qualcuno forse avrà pensato all’episodio di Roma nel 1943 quando alcuni coraggiosi medici inserirono nella nosografia ufficiale il MORBO DI K ; una malattia inesistente ma supposta contagiosa e pericolosa che tenne lontani i nazisti da un reparto ospedaliero dell’isola Tiberina (dove erano ricoverati anche ebrei). Chiunque conosca quella storia deve rendere omaggio ai medici Giovanni Borromeo e Adriano Ossicini che inventando il morbo di K riuscirono a salvare un centinaio di ebrei dalla furia genocida dei nazisti. Noi che abbiamo sempre salutato quell’evento con entusiasmo ed ammirazione ci siamo trovati negli ultimi anni ad essere accusati di sentimenti antiebraici … spesso dai nipotini politici di fascisti, negazionisti e collaborazionisti!

Sarà successo che a qualcuno sia sorto il dubbio della riproposizione a Ravenna di una strategia analoga a quella di Roma del 1943? Come abbiamo già detto i magistrati hanno il diritto/dovere di indagare. Devono però accantonare il dubbio di trovarsi di fronte a casi del Morbo di K. Se hanno dubbi possono acquisire la documentazione o anche sentire i medici ma come «persone informate sui fatti» e non come indagati. In corso d’opera poi potremo confrontarci pubblicamente su cosa significhi «salute psicofisica» e su cosa occorra garantire per evitare una riduzione della speranza di salute e di vita delle persone, migranti o stanziali che siano.

Non abbiamo dubbi che la condotta dei medici di Ravenna sia stata deontologicamente corretta e che meritino encomi piuttosto che vicissitudini giudiziarie in qualità di indagati. Prevenire malattie, disagio, suicidi e autolesionismi è dovere del medico e a questo obiettivo tutti, per quanto possibile, devono collaborare senza ostruzionismi.

Infine una sottolineatura. Un organo di stampa ha sussurrato: si cercano contatti con la SIMM, la società di medicina delle migrazioni. Personalmente, per facilitare le indagini, mi dichiaro complice della SIMM. Non c’è bisogno di ricerche o interrogatori: come soci della SIMM sui diritti umani e della salute abbiamo un’idea diversa a quella del governo in carica e, in particolare, di certi suoi ministri. Lo confessiamo.

Auspichiamo che si chiuda velocemente questa “inchiesta” magari anche porgendo le scuse ai medici indagati.

 

Ravenna: il governo vuole arrestare anche Ippocrate? - Vito Totire

Cosa chiede il governo in carica ai medici: credere, obbedire e…internare.

Abbiamo già riscontrato che qualche organo di informazione è andato a “ravanare” attorno ai documenti elaborati dalla SIMM, una meritoria associazione medica che da molti decenni si occupa di salute dei migranti e della quale anche io faccio parte.

Le indicazioni della SIMM sono utili per chi ha a cuore il diritto alla vita e alla salute degli “ultimi”. Ma alcuni astuti gendarmi e alcuni giornalisti “con l’elmetto” vanno alla ricerca forse di occulte indicazioni sovversive; nei loro sforzi di interpretazione e di esegesi del testo rischieranno però scompensi ed ernie cerebrali da sforzo.

La situazione è chiara. Simm (e una vasta serie di soggetti e associazioni di volontariato) hanno un semplice e dichiarato obiettivo: contribuire a garantire a tutte le persone viventi sul pianeta la stessa speranza di salute e di vita.

Altri sono invece i fini del governo in carica e di qualche settore della magistratura. PIANTEDOSI E MELONI RINCHIUDEREBBERO IN UN LAGER ALBANESE ANCHE IPPOCRATE.

Dal 1968 in poi non siamo stati apologeti acritici di Ippocrate ma un conto è la critica su alcuni aspetti della medicina “ippocratica” un conto è criminalizzare il nocciolo positivo della deontologia medica.

IL GOVERNO IN CARICA VUOLE MILITARIZZARE LA SANITA’ PUBBLICA COME STA CERCANDO DI MILITARIZZARE TUTTI I COMPARTI DELLA SOCIETA’ dalla scuola ai settori “produttivi” come conferma la denuncia nei confronti di operai metalmeccanici per una recente manifestazione a Bologna.

In ogni caso la questione dei CPR parte da lontano ed evidenzia anche crepe recenti; la posizione del cosiddetto centrosinistra sui CPR è meno “cruenta” ma nel migliore dei casi “pilatesca”.

§  All’epoca dei CPT/CIE la regione Emilia-Romagna ha sostenuto non potersi estendere le visite (almeno) semestrali ai CPT perché “non sono carceri”. Analoga la posizione, sia pure più sofferta, del Comune di Bologna; dunque un luogo nel quale si viene trattenuti contro la propria volontà non sarebbe un carcere…

§  Certe linee-guida per la gestione sanitaria dei CPR sono state emanate dalla signora ministra LUCIANA LA MORGESE che fa parte dell’area politica del cosiddetto “campo largo”: cme si suol dire “stiamo freschi”…NESSUNO DEI FINI GIURISTI ITALIANI HA CONTESTO L’ASSURDO DI UNA LINEA GUIDA PER LE VALUTAZIONI MEDICHE EMANATE DAL MINISTERO DEGLI INTERNI… facendo tornare alla memoria la Spagna franchista in cui i manicomi erano appunto sotto la giurisdizione del miinistero degli Interni anziché della Salute.

§  Il sindaco di Milano sul CPR in città ha sempre assunto una posizione di consenso (un sì tecnico…che vuole dire?)

§  Nessuno dei sindaci dei territori che “ospitano” CPR ha mai risposto alla nostra proposta di includere questi lager nelle visite semestrali delle USL (e diversi sindaci appartengono al cosiddetto centrosinistra)

§  Se parliamo poi di altre istituzioni totali: da giugno attendiamo il rapporto semestrale sulle carceri romagnole e dal 18.6.2025 la AUSL ROMAGNA…NON RISPONDE; per non parlare di quella di Parma che impone la “tassa sul buon samaritano” ai medici che entrano come volontari a visitare una persona privata delle libertà; e per ora la Regione Emilia-Romagna su questa incresciosa “tassa” tace e…acconsente

§  Inquietante anche la posizione possibilista assunta dall’attuale presidente della Regione E-R su eventuali cpr in Emilia; ha preso le distanze dalla posizione più negativa del sindaco di Bologna che comunque non va enfatizzata in quanto è diverso dire «non qui» dal dire – come è giusto – «no da nessuna parte»; anche la destra ferrarese pare non “gradisca” un CPR e in fondo l’operazione neocolonialista della signora Meloni in Albania un po’ si ispira alla politica “occhio non vede cuore non duole”…

In sostanza la lotta per la demolizione delle istituzioni totali – che ebbe una punta di eccellenza con la abolizione dei manicomi – è ancora lunga e in salita molto ripida a causa delle politiche di militarizzazione, clausura e repressione nei confronti di chi si oppone allo stato di cose presenti.

Gli effetti delle politiche carcerarie sono la violazione dei diritti umani, i “suicidi”, gli omicidi, l’autolesionismo, una perdita drammatica della speranza di vita e di salute.

Sulla vicenda di Ravenna :

§  Prendiamo atto della mobilitazione indetta per il 16 febbraio 2026 (alle ore 16) presso l’ospedale e aderiamo

§  Che ai medici “indagati” vengano porte scuse pubbliche; non abbiamo contestato a priori l’indagine contestiamo vivacemente il “metodo”

§  Che l’indagine venga comunque velocemente chiusa con un non luogo a procedere

§  Esprimiamo ancora una volta ai medici indagati : sostegno morale e materiale, supporto legale e medico-legale ovviamente pro-bono

§  La medicina al servizio della persona non ha niente a che fare con i diktat del governo ispirati alla prassi del “credere, obbedire e…internare”

(*) Vito Totire è medico del lavoro/psichiatra, portavoce del Centro Francesco Lorusso di Bologna e della Rete Nazionale Lavoro Sicuro.

 

«LA CURA NON E’ UN REATO»

APPELLO-DENUNCIA URGENTE A SUPPORTO DEI MEDICI INDAGATI A RAVENNA

si può firmare qui: https://c.org/xPRPSG7CxP

La gravità estrema dei fatti relativi alla perquisizione presso il Reparto di Infettivologia di Ravenna “a caccia” de* medic* che avevano certificato la inidoneità di alcune persone destinate al CPR, ora indagati, ci impone con urgenza una presa di posizione collettiva.

QUI il nostro post sui fatti

Abbiamo pensato di raccogliere la solidarietà di chiunque abbia a cuore il tema della detenzione amministrativa con un appello-denuncia, in difesa dell’autonomia medica e del diritto alla salute in questo campo, rivolto:
– ai Presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri,
– alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO),
– al Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale,
– alle società scientifiche e alle associazioni di soccorso e cura delle persone migranti
– all’opinione pubblica

Firma anche tu in solidarietà de* medic* indagati e per gli altri che come loro rivendicano la libertà di valutare in scienza e coscienza se inviare qualcuno in uno dei centri di detenzione amministrativa, pacificamente psicopatogeni, in ragione di innumerevoli evidenze oggettive e dello stesso parere dell’OMS.

https://c.org/xPRPSG7CxP

Testo ripreso dalla newsletter di «Mai più Lager No ai Cpr»

da qui

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