Perquisizioni all’ospedale di Ravenna: che
soffi il vento dal Minnesota? - Vito Totire
Storicamente la “medicina” è stata molto
spesso ridotta ad un ruolo ancillare del potere economico e politico.
Ovviamente ci sono state significative eccezioni e notevoli fenomeni di
resistenza: fino ai medici incarcerati, nel 500 e nel 600, «per aver
dichiarato peste il morbo corrente». La diagnosi di peste ostacolava commerci
e profitti e dunque occorreva negare la natura del morbo incarcerando il
medico che aveva osato porre la diagnosi; queste incarcerazioni favorirono
le epidemie più catastrofiche…
C’erano state avvisaglie di quanto
accaduto a Ravenna, e anche numerose. La più recente: una assessora della
giunta comunale di Ferrara ha attaccato alcuni medici dell’ospedale di
Cona per le loro dichiarazioni di incompatibilità sanitaria. In verità il
medico che fa una dichiarazione di incompatibilità risponde a un suo
basilare dovere deontologico: tutelare la speranza di vita e di salute
della persona.
Chiedere ai medici una valutazione di
compatibilità alla detenzione in un CPR è come se un sequestratore di
persona domandasse a un medico il via libera a imprigionare la sua
vittima. Può un medico dare il suo nulla osta e garantire che
la «detenzione amministrativa» cioè la privazione della libertà e la
detenzione in un lager (questo sono oggi i CPR) sia “sopportabile” da
parte di una persona che ha commesso il supposto reato di immigrazione
clandestina ?
I CPR hanno dimostrato un grandissimo
potere morbigeno sia fisico che psicologico che ha avuto come effetto un
altissimo numero di suicidi, un numero elevatissimo di condotte cosiddette
autolesioniste (cosiddette in quanto si tratta di autolesionismo indotto dalle
condizioni di disperazione in cu vivono gli internati).
Il tentativo “neocoloniale” del governo
Meloni di portare lo strazio dei CPR in Albania risponde solo alla logica
ipocrita dell' “occhio non vede cuore non duole”. In verità nonostante i tentativi
di occultamento in Italia ci sono occhi che vedono e cuori che dolgono per il
trattamento bestiale che gli internati nei CPR subiscono.
La storia parte da lontano: quando esistevano i CIE/CP (e noi eravamo contrari) sollevammo comunque il problema della vigilanza da parte delle Ausl, in analogia a quella che dovrebbe essere svolta nelle carceri. Appunto: dovrebbe visto che per esempio la Ausl Romagna si ostina a non rispondere alla nostra istanza di accesso ai rapporti semetrali delle carceri di Ravenna, Forlì e Rimini.
Tornando ai CIE-CP allora la Regione
Emilia-Romagna RESPINSE QUELLA NOSTRA SOLLECITAZIONE sostenendo che il Cpt-Cie
non è un carcere. Poi i “decisori politici” hanno maneggiato norme e princìpi
costituzionali fino a definire (dopo una serie di eventi luttuosi) procedure
per l’ammissibilità della detenzione nel CPR. Significativamente queste
procedure non sono state elaborate dal ministero della Salute ma dal ministero
degli Interni ; che un problema di tutela sanitaria venga gestito dal ministro
“di polizia” ricorda i tempi in cui i manicomi, in Spagna, erano appunto sotto
la suddetta gestione. Problema dunque non di salute ma di “ordine pubblico”;
forse nel tentativo di prevenire qualcuno degli eventi più clamorosi. Si è
insistito sulla prassi della valutazione di idoneità utile, in caso di alcuni
eventi infausti, per lavarsene le mani.
Ma la Federazione nazionale degli ordini
dei medici ha parlato chiaro: il potere politico non può chiedere ai
medici «prestazioni professionali» che violano gli elementari doveri
deontologici.
La magistratura ha il diritto (o meglio il
compito) di indagare su abusi e condotte illegittime. E veniamo a caso di
Ravenna. Al momento l’argomento “forte” dei soliti bene informati riguarderebbe
un cittadino senegalese che prima sarebbe stato dichiarato «incompatibile» e
poi avrebbe commesso molestie sessuali. Quale sia la fonte di questa “notizia”
non è dato sapere e quindi non intendiamo commentarla; anche se non è detto che
la “cura” per chi ha fatto molestie (provate o ipotizzate?) debba essere il
CPR. Impossibile peraltro che tutti i certificati “non idonei” rilasciati a
Ravenna siano stati per molestatori.
Riteniamo che la magistratura avrebbe
potuto e dovuto usare un approccio meno plateale: la condotta medica può
essere monitorata con ben altri strumenti che non le perquisizioni in
ospedale e a domicilio. Se sono stati commessi “errori” questi vengono
benissimo a galla con mezzi non invasivi, visto che le cartelle cliniche non
si possono né manipolare né distruggere. Non c’era bisogno di mostrare i
muscoli ma se una parte del ceto politico chiede ai medici di fare i carcerieri
il discorso cambia.
Seguiremo con la massima attenzione la
vicenda di Ravenna perché l’entrata a gamba tesa nell’ospedale pone dubbi
sulla tenuta dell’assetto democratico nel nostro Paese.
Casi di “morbo k” a Ravenna? E anche a Ferrara? O in tutta Italia? - Vito Totire
Per facilitare le indagini e la loro
chiusura veloce, “confesso”: io sono complice della SIMM, cioè la Società
Italiana di Medicina delle Migrazioni. E posso documentarlo.
Intanto per i medici di Ravenna sotto
inchiesta, a mio parere nessun addebito, piuttosto UN ENCOMIO.
E’ evidente che un certo ceto politico
abbia sempre tentato di asservire i cittadini ma anche la magistratura e
la classe medica.
Al momento noi vogliamo aprire una nostra
inchiesta su quello che è accaduto a Ravenna. Come abbiamo già detto c’era
stata un evento sentinella a Ferrara: critiche ai medici dell’ospedale di Cona
per aver redatto, secondo l’accusa, certificati «ideologici». Che le divergenze
ideologiche tra accusati e accusatori siano enormi non abbiamo dubbi; che
una delle parti in causa usi strumenti repressivi, peraltro così rozzi,
non ci sta bene.
Stiamo cercando di comprendere la dinamica
che ha portato alle perquisizioni di Ravenna. Qualcuno forse avrà pensato
all’episodio di Roma nel 1943 quando alcuni coraggiosi medici inserirono nella
nosografia ufficiale il MORBO DI K ; una malattia inesistente ma supposta
contagiosa e pericolosa che tenne lontani i nazisti da un reparto ospedaliero
dell’isola Tiberina (dove erano ricoverati anche ebrei). Chiunque conosca
quella storia deve rendere omaggio ai medici Giovanni Borromeo e Adriano
Ossicini che inventando il morbo di K riuscirono a salvare un centinaio di
ebrei dalla furia genocida dei nazisti. Noi che abbiamo sempre salutato
quell’evento con entusiasmo ed ammirazione ci siamo trovati negli ultimi anni
ad essere accusati di sentimenti antiebraici … spesso dai nipotini politici di
fascisti, negazionisti e collaborazionisti!
Sarà successo che a qualcuno sia sorto il
dubbio della riproposizione a Ravenna di una strategia analoga a quella di Roma
del 1943? Come abbiamo già detto i magistrati hanno il diritto/dovere di
indagare. Devono però accantonare il dubbio di trovarsi di fronte a casi del
Morbo di K. Se hanno dubbi possono acquisire la documentazione o anche sentire
i medici ma come «persone informate sui fatti» e non come indagati. In corso
d’opera poi potremo confrontarci pubblicamente su cosa significhi «salute
psicofisica» e su cosa occorra garantire per evitare una riduzione della
speranza di salute e di vita delle persone, migranti o stanziali che siano.
Non abbiamo dubbi che la condotta dei
medici di Ravenna sia stata deontologicamente corretta e che meritino encomi
piuttosto che vicissitudini giudiziarie in qualità di indagati. Prevenire
malattie, disagio, suicidi e autolesionismi è dovere del medico e a questo
obiettivo tutti, per quanto possibile, devono collaborare senza
ostruzionismi.
Infine una sottolineatura. Un organo di
stampa ha sussurrato: si cercano contatti con la SIMM, la società di
medicina delle migrazioni. Personalmente, per facilitare le indagini, mi
dichiaro complice della SIMM. Non c’è bisogno di ricerche o interrogatori: come
soci della SIMM sui diritti umani e della salute abbiamo un’idea diversa a
quella del governo in carica e, in particolare, di certi suoi ministri. Lo
confessiamo.
Auspichiamo che si chiuda velocemente
questa “inchiesta” magari anche porgendo le scuse ai medici indagati.
Ravenna: il governo vuole arrestare anche Ippocrate? - Vito Totire
Cosa chiede il governo in carica ai
medici: credere, obbedire e…internare.
Abbiamo già riscontrato che qualche organo
di informazione è andato a “ravanare” attorno ai documenti elaborati dalla
SIMM, una meritoria associazione medica che da molti decenni si occupa di
salute dei migranti e della quale anche io faccio parte.
Le indicazioni della SIMM sono utili per
chi ha a cuore il diritto alla vita e alla salute degli “ultimi”. Ma alcuni
astuti gendarmi e alcuni giornalisti “con l’elmetto” vanno alla ricerca forse
di occulte indicazioni sovversive; nei loro sforzi di interpretazione e di
esegesi del testo rischieranno però scompensi ed ernie cerebrali da sforzo.
La situazione è chiara. Simm (e una vasta
serie di soggetti e associazioni di volontariato) hanno un semplice e
dichiarato obiettivo: contribuire a garantire a tutte le persone viventi sul
pianeta la stessa speranza di salute e di vita.
Altri sono invece i fini del governo in
carica e di qualche settore della magistratura. PIANTEDOSI E MELONI
RINCHIUDEREBBERO IN UN LAGER ALBANESE ANCHE IPPOCRATE.
Dal 1968 in poi non siamo stati apologeti
acritici di Ippocrate ma un conto è la critica su alcuni aspetti della medicina
“ippocratica” un conto è criminalizzare il nocciolo positivo della deontologia
medica.
IL GOVERNO IN CARICA VUOLE MILITARIZZARE LA
SANITA’ PUBBLICA COME STA CERCANDO DI MILITARIZZARE TUTTI I COMPARTI DELLA
SOCIETA’ dalla scuola ai settori “produttivi” come conferma la denuncia nei
confronti di operai metalmeccanici per una recente manifestazione a Bologna.
In ogni caso la questione dei CPR parte da
lontano ed evidenzia anche crepe recenti; la posizione del cosiddetto
centrosinistra sui CPR è meno “cruenta” ma nel migliore dei casi “pilatesca”.
§ All’epoca dei CPT/CIE
la regione Emilia-Romagna ha sostenuto non potersi estendere le visite (almeno)
semestrali ai CPT perché “non sono carceri”. Analoga la posizione, sia pure più
sofferta, del Comune di Bologna; dunque un luogo nel quale si viene trattenuti
contro la propria volontà non sarebbe un carcere…
§ Certe linee-guida per
la gestione sanitaria dei CPR sono state emanate dalla signora ministra LUCIANA
LA MORGESE che fa parte dell’area politica del cosiddetto “campo largo”: cme si
suol dire “stiamo freschi”…NESSUNO DEI FINI GIURISTI ITALIANI HA CONTESTO
L’ASSURDO DI UNA LINEA GUIDA PER LE VALUTAZIONI MEDICHE EMANATE DAL MINISTERO
DEGLI INTERNI… facendo tornare alla memoria la Spagna franchista in cui i
manicomi erano appunto sotto la giurisdizione del miinistero degli Interni
anziché della Salute.
§ Il sindaco di Milano
sul CPR in città ha sempre assunto una posizione di consenso (un sì tecnico…che
vuole dire?)
§ Nessuno dei sindaci
dei territori che “ospitano” CPR ha mai risposto alla nostra proposta di
includere questi lager nelle visite semestrali delle USL (e diversi sindaci
appartengono al cosiddetto centrosinistra)
§ Se parliamo poi di
altre istituzioni totali: da giugno attendiamo il rapporto semestrale sulle
carceri romagnole e dal 18.6.2025 la AUSL ROMAGNA…NON RISPONDE; per non parlare
di quella di Parma che impone la “tassa sul buon samaritano” ai medici che
entrano come volontari a visitare una persona privata delle libertà; e per ora
la Regione Emilia-Romagna su questa incresciosa “tassa” tace e…acconsente
§ Inquietante anche la
posizione possibilista assunta dall’attuale presidente della Regione E-R su
eventuali cpr in Emilia; ha preso le distanze dalla posizione più
negativa del sindaco di Bologna che comunque non va enfatizzata in quanto è
diverso dire «non qui» dal dire – come è giusto – «no da nessuna parte»; anche
la destra ferrarese pare non “gradisca” un CPR e in fondo l’operazione
neocolonialista della signora Meloni in Albania un po’ si ispira alla politica
“occhio non vede cuore non duole”…
In sostanza la lotta per la demolizione
delle istituzioni totali – che ebbe una punta di eccellenza con la abolizione
dei manicomi – è ancora lunga e in salita molto ripida a causa delle politiche
di militarizzazione, clausura e repressione nei confronti di chi si oppone allo
stato di cose presenti.
Gli effetti delle politiche carcerarie
sono la violazione dei diritti umani, i “suicidi”, gli omicidi,
l’autolesionismo, una perdita drammatica della speranza di vita e di salute.
Sulla vicenda di Ravenna :
§ Prendiamo atto della
mobilitazione indetta per il 16 febbraio 2026 (alle ore 16) presso l’ospedale e
aderiamo
§ Che ai medici
“indagati” vengano porte scuse pubbliche; non abbiamo contestato a priori
l’indagine contestiamo vivacemente il “metodo”
§ Che l’indagine venga
comunque velocemente chiusa con un non luogo a procedere
§ Esprimiamo ancora una
volta ai medici indagati : sostegno morale e materiale, supporto legale e
medico-legale ovviamente pro-bono
§ La medicina al
servizio della persona non ha niente a che fare con i diktat del governo
ispirati alla prassi del “credere, obbedire e…internare”
(*) Vito Totire è medico del
lavoro/psichiatra, portavoce del Centro Francesco Lorusso di Bologna e della
Rete Nazionale Lavoro Sicuro.
«LA CURA NON E’ UN REATO»
APPELLO-DENUNCIA
URGENTE A SUPPORTO DEI MEDICI INDAGATI A RAVENNA
si può firmare qui: https://c.org/xPRPSG7CxP
La gravità estrema dei fatti relativi
alla perquisizione presso il Reparto di Infettivologia di Ravenna “a caccia”
de* medic* che avevano certificato la inidoneità di alcune persone destinate al
CPR, ora indagati, ci impone con urgenza una presa di posizione collettiva.
QUI il nostro post
sui fatti
Abbiamo pensato di raccogliere la
solidarietà di chiunque abbia a cuore il tema della detenzione amministrativa
con un appello-denuncia, in difesa dell’autonomia medica e del diritto alla
salute in questo campo, rivolto:
– ai Presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri,
– alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri
(FNOMCeO),
– al Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà
personale,
– alle società scientifiche e alle associazioni di soccorso e cura delle
persone migranti
– all’opinione pubblica
Firma anche tu in solidarietà de* medic*
indagati e per gli altri che come loro rivendicano la libertà di valutare in
scienza e coscienza se inviare qualcuno in uno dei centri di detenzione
amministrativa, pacificamente psicopatogeni, in ragione di innumerevoli
evidenze oggettive e dello stesso parere dell’OMS.
Testo ripreso dalla newsletter di «Mai più
Lager No ai Cpr»
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