lunedì 9 febbraio 2026

Valanga azzurra e valanga rosa? Macchè, nelle gare dell’indecenza stavolta trionfa la Valanga Marrone - Daniele Barbieri


Nella prima giornata l’Italia vince tre (mi pare) medaglie. Una d’oro è nel pattinaggio: di Francesca Lollobrigida che è parente alla lontana del ministro Francesco Lollobrigida… ma è il suo unico difetto. Lei corre con la forza delle sue gambe, il ministrello (sposo della sorella de il presidente Meloni) ferma i treni con l’arroganza delle sue meningi.

Gli statistici diranno che tre medaglie per iniziare è un buon auspicio e bla-bla. Ma a fare bene i conti le medaglie italiane sono già quattro. Infatti ancor prima dell’inizio ufficiale delle gare il “nostro” Paese ha vinto una medaglia d’oro a squadre nel «Vergogna dal trampolino», una nuova disciplina riservata ai grandi media. In effetti questa inedita Valanga Marrone ci ha raccontato, con toni epici, che un noto evasore fiscale ha occupato un vecchio tram per accompagnare alle gare un mattarullo o un Mattarella, Che tutti piangevano quando Laura Pasini ha cantato «Fratelli d’Italia». E che nessun ciglio è rimasto asciutto per le belle parole sulle Olimpiadi di pace del presidente (omonimo del suddetto Mattarella?). O che un ragazzino di 5 anni, chissà chi era, scende dal bus ma sale al cielo, senza pagare il biglietto. Eccetera.

Sono stati i giochi della sostenibilità ambientale e dei conti in regola hanno cantato i campioni della Vergogna dal Trappolino: tutti i dati li smentiscono ma che importa. Ah, quante altre belle imprese per la Valanga Marrone. Uh, come volteggiavano fra le nuvole: sempre più lontani dalle terrestri verità.

Cantavano Enzo Jannacci e Dario Fo: «E sempre allegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al re…».

Tante nuove “discipline” in queste Olimpiadi. Devo accennare almeno al politlon, volgarmente detto pestaggio contro chi manifesta (ieri sera le cariche a Milano sono state assai violente). Con la parallela “Corri per la pelle” che è ovviamente divisa fra juniores e seniores. Spero che la mia amica Sandra – over 60 – ieri abbia corso più veloce degli inseguitori (a squadre, anzi a squadracce).

(*) Dedico questo articolo a Erremme (Riccardo Mancini) con il quale – troppi anni fa – scrissi il libro – per la scuola – «E lo sport si fece mondo» che incontrò molti ostacoli, a partire dalla casa editrice che lo aveva chiesto. Dovunque oggi sia Riccardo, lo immagino sorridente: ricordando a chiunque incontri che un altro sport è possibile. A fatica, quasi sempre dal basso, le Utopiadi si affacciano, scompaiono ma ritornano: fra noi e la libertà c’è un mondo da rovesciare.

da qui

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