Le recenti rivelazioni sulle complicità dei servizi segreti, e in particolare del Mossad, aggiungono al caso Epstein un ulteriore elemento di inquietudine, rivelatore di una trama di potere complessa, che alla predazione dei corpi femminili, spesso giovanissimi, unisce la pratica del dossieraggio e del ricatto. Resta tuttavia da capire cosa ha spinto le personalità ai vertici della politica e dell’economia internazionale a esporsi e a partecipare a un’attività evidentemente criminale, che facilmente si sarebbe prestata a minacce ed estorsioni. Una spiegazione sta senz’altro nel sentimento di impunità, il cui significato non può però essere spiegato esclusivamente con le categorie morali. Si tratta infatti di qualcosa che chiama in causa l’appartenenza dei complici di Epstein a un nuovo tipo di classe cosmopolita, forte di ricchezze smisurate e di relazioni potentissime: una classe estranea alla legge e proprio per questo capace di tutto, smaniosa di misurare il proprio potere sul prossimo.
Le notizie
sul caso Epstein hanno proprio per questo richiamato alla memoria alcuni film
in cui tali pratiche erano state mostrate. Uno di questi è Salò o le
120 giornate di Sodoma, da Pasolini pensato come metafora della ragione
neocapitalista e della sua torsione autoritaria. Dall’ottica di questo film
emerge in effetti come i corpi e, in relazione al caso di Epstein, i corpi
femminili, siano il luogo di verifica della potenza del capitale liberato da
ogni vincolo, da ogni freno, capace dunque di sottomettere, mercificare e
abusare. Sotto questa ottica, la pratica di estrazione del plusvalore
diviene estrazione di godimento senza limiti, senza l’ombra di scrupoli etici,
che integra il sessismo nella logica dell’accumulazione primitiva.
Insieme alle
immagini di Salò è forse possibile accostare anche alcune
sequenze di un altro film, Eyes wide shut di Kubrick, tratto
dal romanzo di Schnitzler, Doppio sogno. Se l’opera di
Pasolini descrive il grado di violenza del capitale, quello di Kubrick offre
gli strumenti per studiare la complicità criminale interna ai membri di questa
nuova classe ostile alla legge, del tutto distaccata dal mondo reale e
nondimeno capace di condizionarlo. L’enorme crescita di ricchezza in mano a
pochi e la neutralizzazione di qualsiasi contropotere realmente in grado di
metterla in discussione hanno proiettato questa élite in uno
spazio altro, in un universo parallelo dove si celebra il patto originario di
un’appartenenza esclusiva, siglato al di sopra di ogni ordinamento legale.
Va proprio
per questo osservato come la casa delle orge, a cui con un escamotage accede
il protagonista di Eyes wide shut, sia abitata da figure in
maschera. Forse ancor più nel romanzo di Schnitzler si nota però che chi
la frequenta sa riconoscere i propri simili e sa facilmente individuare i corpi
estranei o comunque non utili allo sfruttamento (a morire è una giovane
prostituta che ha rotto il patto). La maschera non deve nascondere.
E quelle orge non servono soltanto a soddisfare gli appetiti perversi
di chi vi partecipa. Sono anche parte di un rito in cui si celebra l’atto
fondativo di una nuova legge, di un nuovo ordine che modifica
l’identità civile di chi ne fa parte separando l’umanità, stabilendo cioè la
divisione fra i dominanti, detentori del godimento, e i dominati costretti a
restarne esclusi o al limite a subirlo.
Se è così
anche per il caso Epstein, si capisce come l’azione criminale, che secondo
alcune recenti rivelazioni supera persino la pratica dello stupro fino ad
arrivare all’omicidio, sia interna al consolidamento del clan. Allo stesso modo
il ricatto, più che alla logica dell’intimidazione, risponde al compimento del
rito. È come una sorta di pegno criminale da pagare per liberarsi dal proprio
passato civile e per entrare a far parte del giro dei veri potenti, quello di
coloro che stanno sopra la legge terrena. Del resto sin dalle prime indagini su
Epstein del 2006 in Florida l’attività degli inquirenti ha incontrato numerosi
ostacoli. La stessa condanna, estremamente tenue rispetto ai reati, non ha
impedito al magnate americano e alla sua complice Ghislaine Maxwell di
estendere il proprio traffico sessuale e pedofilo. E allo stesso modo la
larghissima parte delle figure della politica e della finanza segnalate nei
file finora raccolti non sono ancora state coinvolte nelle azioni giudiziarie.
Staremo a
vedere dove arriverà la legge. Di sicuro però anche la massima pena detentiva
non sarà sufficiente. Epstein e i suoi uomini sono la parte emergente
di una contraddizione che non si elimina nei tribunali e che va ricercata nel
cuore stesso dell’Occidente capitalistico e nella sua falsa coscienza liberale
e neopatriarcale, incapace di mettere in discussione la sua razionalità
predatoria di capitale e di corpi. Il dominio di questa nuova classe è
l’espressione di una vera e propria visione del mondo che nell’azione politica
si traduce in un potere senza limiti, senza confini, impegnato a soddisfare in
ogni modo una volontà di potenza ostile alle più elementari libertà della
persona.
Occorre
proprio per questo fare uno sforzo. Vedere cioè lo scandalo Epstein nella
grande cornice degli eventi recenti che hanno messo in discussione il diritto
statale e internazionale. La stessa vocazione alla guerra, al
colonialismo, così come allo stupro, allo sfruttamento massivo del lavoro e
alle profonde diseguaglianze sociali è parte integrante di questo potere.
Si tratta di qualcosa che andrebbe preso molto sul serio. È, per tornare al
Pasolini di Salò, il “nuovo fascismo” del nostro secolo.
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