Quando ancora esisteva una prospettiva comunista, Lenin definì l’estremismo (parolaio o nei fatti) “malattia infantile del comunismo”. Oggi, in tempi così mutati, quella di molti agguerriti commentatori dei fatti tragici e tremendi che stanno accadendo a Gaza o in Iran o in altre parti del mondo – a me pare una “malattia senile”. E non del comunismo, che – l’ho detto e lo ripeto – è finito “nel buio”, ma di noi che sopravviviamo incazzati nel decrepito Occidente mostruosamente guerrafondaio.
Questa malattia si manifesta come “indignazione specializzata”. Vengono
denunciate sistematicamente e in modi enfatici le malefatte (di Meloni, di
Netanyahu, ecc.), il silenzio e la “indignazione selettiva” delle “istituzioni,
Presidente della Repubblica compreso”, l’impotenza degli ““eroici”
oppositori del melonismo”, ma una sorta di cecità cala sulla impotenza di
queste denunce.
E allora chiedo: cosa serve continuare a gridare al lupo, al lupo, mentre
il lupo o i lupi impazzano indisturbati? Come si fa a continuare
imperterriti ad esaltare e a riproporre quasi fossero mosse politiche
decisive le spontanee ma comunque politicamente miopi manifestazioni in piazza:
per Gaza o “No Kings”? O riproporre l’azione simbolica della
Flotilla?
E’ evidente che non fermano né i genocidi né le guerre. E’ evidente che non
smuovono gli indifferenti (reali o supposti). E allora? E allora c’è bisogno di
non consolarsi con l’indignazione o improvvisando false soluzioni. Ci
proponi l’inerzia, la disperazione? No, di ragionare sulla realtà per capire
come cambiarla. «Non ridere, non lugere neque detestari sed
intelligere».
La
dichiarazione di Meloni sul divieto di celebrare una messa a Gerusalemme è
senza dubbio l’apoteosi dell’ipocrisia e del fascismo suprematista e razzista
del governo italiano.
Israele è
responsabile di settantamila morti ammazzati, la striscia di Gaza rasa al
suolo, due milioni di persone tutt’ora tenute in prigionia senza elettricità,
combustibili, cibo e acqua, ospedali sistematicamente distrutti, migliaia di
medici e infermieri deliberatamente ammazzati, una strage di giornalisti che
non ha alcun precedente storico. Oggi Israele è impegnato in una violentissima
pulizia etnica in pieno svolgimento in Cisgiordania e in un’aggressione
militare a Iran e Libano che ci ha fatto precipitare in una crisi
politico-economica gravissima e totalmente fuori controllo, che potrebbe
portare a esiti ancor più devastanti per il mondo intero e in particolare per
le attività economiche e per la sicurezza del nostro paese.
Tutto questo
è stato passato totalmente sotto silenzio dalle nostre istituzioni, Presidente
della Repubblica compreso, al punto che si pensava che tutti avessero perso la
lingua.. e invece, per una messa cattolica mancata, ecco che tutti ritrovano la
favella e si dicono indignati e offesi dall’attacco alla “libertà religiosa”,
proprio come se la distruzione di un numero sterminato di vite umane fosse una
bazzecola a fronte del divieto di celebrare un rito di un’ora.
Questa
indignazione selettiva non è solo un distillato di ipocrisia che legittima di
fatto tutti i crimini israeliani passati e recenti, ma è la prova che al nostro
governo non gliene può fregare di meno. Non solo delle decine di migliaia di
vite umane già brutalmente spezzate e di decine di milioni di persone che sono
quotidianamente vittime di attacchi terroristici per far tornare interi Stati all’età
della pietra e consentire il completamento di un genocidio, ma anche della
sorte del nostro paese che pagherà la crisi energetica indotta dai crimini
israeliani con un prezzo altissimo: prezzo che come sempre inciderà in modo più
violento su coloro che già sono in grande difficoltà.
Questo
governo, eletto da milioni di rimbambiti che si illudevano così di restituire
sovranità all’Italia, si è ormai rivelato per quello che è: il liquidatore
fallimentare del nostro paese, che manda a catafascio l’economia per poi
apprestarsi a svendere tutto ciò che avevamo costruito in secoli di dura fatica
e lotta, incluso ogni minimo residuo di dignità, puntando a trasformare il
nostro paese in parco giochi e divertimenti al servizio di ricchi annoiati e
assassini.
Tutto questo
non verrà fermato semplicemente votando qualcun altro: anche in questo
frangente gli “eroici” oppositori del melonismo hanno dimostrato la loro, di
ipocrisia, continuando a rifiutarsi di impegnarsi esplicitamente per
l’interruzione dei rapporti diplomatici e un embargo economico completo,
preferendo parlare genericamente, come Schlein, di “sanzioni”.
Questa apoteosi bipartisan dell’ipocrisia ci ricorda una verità spaventosa: non
usciremo da questa terribile crisi mondiale se non attivandoci in prima
persona, con anima e corpo, come abbiamo fatto mesi fa quando milioni di
persone nelle piazze italiane hanno pacificamente bloccato il paese dimostrando
che il popolo unito e attivo detiene un potere superiore a quello delle armi e
degli eserciti. È questa l’unica via, con buona pace di chi ama delegare per
continuare a pensare esclusivamente ai fatti suoi, e la prossima ripartenza
della Flotilla per Gaza sarà un banco di prova per l’umanità intera che non
possiamo permetterci nè di ignorare nè di fallire.
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