Se qualcuno pensa che davvero l’aggressione armata contro l’Iran sia una
novità, bè sta sbagliando di grosso perché essa è cominciata davvero molto
tempo fa e precisamente dal 1914. Fu in quell’anno che Winston Churchill decise
di acquisire il 51% di una società fondata da tale William Knox D’Arcy,
che si era assicurato una concessione sessantennale per i diritti
esclusivi di produzione petrolifera in Persia grazie a Mozaffar al-Din Shah
Qajar, che regnò come Scià dal 1896 al 1907. L’acquisizione di questa
società, denominata Anglo-Persian Oil Company e successivamente Anglo-Iranian
Oil, venne concepita ufficialmente per garantire l’approvvigionamento di carburante
della Royal Navy. Poco dopo nel 1916 arrivarono anche gli americani con la
Sinclair Oil Company legata ai Rockfeller. Chi ha un po’ di anni sulle spalle
ricorderà il simbolo di questa compagnia, il dinosauro che campeggiava in molte
autofficine e questo ha un senso perché furono proprio i Rockfeller, pagando a
destra e a manca, a far prevalere la tesi di un’ origine esclusivamente
biologica degli idrocarburi, perché in questo modo si dava l’idea di una
risorsa limitata che contribuiva ad alzare i prezzi. Scusate l’inciso. Il fatto
è che queste società realizzavano enormi profitti, versando all’Iran meno del
10 per cento del valore delle estrazioni, il che in un certo senso può essere
visto come aggressione, non militare, ma economica. E questo ha a che vedere
anche con la nostra storia: nel 1924 scoppiò infatti lo scandalo Sinclair, che
riguardava tangenti che sarebbero state pagate a politici italiani per
concedere ai Rockfeller un diritto cinquantennale sullo sfruttamento di
idrocarburi presenti in Emilia e in Sicilia, senza pagare una lira di tasse
allo stato italiano. Una nota tesi storica fa risalire il delitto Matteotti
proprio alla denuncia che il parlamentare socialista intendeva fare alla Camera
indicando i percettori delle tangenti, tra cui il fratello di Mussolini,
Arnaldo, e la stessa casa reale.
Vabbè torniamo a noi, dopo trent’anni di sfruttamento intensivo dell’Iran,
nel 1941, la Gran Bretagna, coadiuvata dall’Unione Sovietica, invase l’Iran con
il comodo pretesto di aver bisogno del petrolio per finanziare la guerra contro
la Germania. Ma anche dopo la fine del conflitto, l’occupazione di fatto
continuò, fino a quando, nel 1951, il primo ministro iraniano democraticamente
eletto, Muhammad Mossadeq, nazionalizzò la produzione petrolifera, scatenando
una grave crisi fra gli azionisti imperiali da una parte all’altra
dell’Atlantico. Così il MI6, ma soprattutto la Cia che disponeva di maggiori
risorse, scatenarono un colpo di stato che rovesciò Mossadeq e instaurò un
regime dittatoriale con a capo lo Scià: secondo Amnesty International fu un
periodo caratterizzato dal “più alto numero di condanne a
morte al mondo, dall’assenza di tribunali civili funzionanti e da una storia di
torture inimmaginabili”. Questo dominio incontrastato durò 26
anni in cui di fatto l’Iran non fu altro che una colonia statunitense. E quando
ci fu la rivoluzione di Khomeini, Washington pensò bene di fare la guerra al
nuovo regime, scatenandogli contro l’Iraq, promettendo a Saddam una parte della
produzione petrolifera iraniana se fosse riuscito a sconfiggere gli iraniani. A
Bagdad arrivarono miliardi di dollari (di allora, 1980), tecnologia, armi e
informazioni di intelligence per garantire all’Iraq il mantenimento delle
proprie capacità militari e la possibilità di arrivare all’obiettivo. Furono
usati anche i gas, ma l’Iran riuscì a resistere e dopo 8 anni di guerra un Iraq
completamente rovinato finanziariamente, fu costretto alla ritirata. Saddam si
lamentò con Bush padre della situazione e incolpò pure i Paesi limitrofi
produttori di petrolio, tra cui il Kuwait, facendo capire che avrebbe voluto
impadronirsi di quest’ultimo come risarcimento. Washington non si oppose
esplicitamente, anzi in qualche modo incoraggiò Saddam a buttarsi nella
trappola: il leader iracheno non serviva più a niente agli Usa, che invece
volevano acquisire una posizione di incontrastato dominio in Medio Oriente,6 e
così colsero l’occasione per disfarsi del loro complice, con due guerre
consecutive. Il resto è cronaca, anzi storia.
Naturalmente Israele, nel suo ruolo di tutore degli interessi occidentali
nell’Asia occidentale, ha svolto un ruolo decisivo in tali vicende ed anzi la
creazione stessa di questo Stato è stata pensata in funzione di tale scopo. Già
nel 1915 Alfred Milner, uno dei protagonisti della lotta contro i Boeri in
Sudafrica, nonché amico dei Rothschild, era convinto che “l’intero futuro
dell’Impero britannico come impero marittimo, dipendeva dalla trasformazione
della Palestina in uno stato cuscinetto abitato.” E già si sapeva chi lo
avrebbe abitato, visto che i palestinesi non erano ritenuti degni dell’onore di
essere abitanti. Del resto l'Asia è un’ossessione per gli anglosassoni da
quando un bizzarro personaggio che risponde al nome di Halford Mackinder,
diffuse nell’impero britannico e in America, l’idea che la talassocrazia
anglosassone non avrebbe potuto dominare il mondo se non avesse anche
controllato il centro dell’Asia, l’Heartland. Si tratta di un’idea allo stesso
tempo banale e assurda perché la padronanza costiera non basta, questo è
evidente, ma allo stesso tempo far dipendere tutto da un’area interna ha ben
poco senso. E le risorse per farlo possono ben presto esaurire le risorse
necessarie per mantenere il controllo altrove. È appunto quello a cui stiamo
assistendo.
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