mercoledì 22 aprile 2026

TRA GUERRE E GOSSIP AVANZA L’ATTACCO AL LAVORO - Loris Campetti

 

Il governo italiano prepara una nuova picconata contro i diritti dei lavoratori attraverso lo sdoganamento di contratti pirata sottoscritti con sindacati di comodo

Da un lato la strage a Beirut e il fuoco degli “amici” israeliani sui soldati italiani dell’UNIFIL e sulla carovana di aiuti umanitari del Vaticano nel paese dei cedri, dall’altro lato l’infiammarsi del gossip sugli amori proibiti dei ministri della Repubblica. Non c’è tempo per occuparsi della strage dei lavoratori (quasi 300 ammazzati nei primi tre mesi dell’anno) e dei loro diritti. Persino le forze di opposizione sono troppo impegnate nell’inseguire ora i fili che legano il governo, Meloni in testa, alle mafie e ora le scappatelle sentimentali del ministro degli interni e assorbite dalla (giusta) denuncia della miserabile politica estera di Palazzo Chigi. Così non riescono a tenere d’occhio l’attacco reazionario di Giorgia Meloni, della ministra Calderone e del sottosegretario Durigon a chi vive del proprio lavoro e paga le tasse che tengono in piedi questo sbrindellato paese. Ma si sbagliava di brutto chi pensava che il governo sarebbe sceso a più miti consigli dopo la sberla ricevuta al referendum sulla magistratura, a cui si sommano le figuracce mondiali regalate dall’amata coppia Trump-Netanyahu al trio Meloni-Crosetto-Tajani. Giorgia Meloni va avanti come un treno, non solo con le sue sciagurate alleanze internazionali (come dimenticare la sua proposta di dare il Nobel per la pace a Trump?) ma anche rosicchiando fondi alla sanità per tentare di tamponare con un pannicello caldo l’esplosione dei prezzi dei carburanti e regolando i conti con i sindacati e i lavoratori.

Salari ancora più bassi, più precarietà e meno sicurezza

Dopo aver impedito il dibattito sulla proposta delle opposizioni di introdurre finalmente per legge il salario minimo, come chiede anche l’Unione europea, dopo aver cancellato il reddito di cittadinanza, una nuova picconata contro i diritti dei lavoratori è in preparazione con il provvedimento governativo del 1° Maggio. Su proposta del sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, il governo intende sdoganare i contratti pirata siglati dai padroni pubblici e privati con i sindacatini di destra e corporativi che non rappresentano quasi nessuno ma verrebbero equiparati (il termine esatto è “equivalenza”) alle organizzazioni più rappresentative, CGIL CISL e UIL. Un modo per ridurre ulteriormente salari già da fame, aumentare la precarietà, ridurre la sicurezza. Poco conta per Meloni che la magistratura abbia dato ragione ai confederali bocciando molti dei contratti pirata firmati con sindacati di comodo, in particolare nelle telecomunicazioni dalla Cisal e nella vigilanza dall’Ugl. Perché è risaputo che i magistrati “remano contro il governo”. Dice Durigon che il provvedimento è finalizzato a combattere “il monopolio di Confindustria, CGIL, CISL e UIL”. Dunque va dato valore erga omnes ai contratti pirata e mano libera ai padroni a fare carne di porco dei diritti dei lavoratori e delle loro reali rappresentanze sindacali. Altro che legge sulla rappresentanza che da sempre chiede la CGIL.

Sotto attacco persino la filo-governativa CISL

Sul lavoro e sulla rappresentanza siamo all’ennesima resa dei conti e il nemico per Giorgia Meloni non è più soltanto la CGIL alla testa dei conflitti sociali e delle mobilitazioni contro la guerra. Adesso la vendetta si scatena persino contro il più governativo dei tre sindacati confederali, la CISL. Come compenso per la collaborazione attiva del sindacato cattolico nei confronti del governo, l’ex segretario generale della CISL Luigi Sbarra era stato addirittura investito della carica di sottosegretario per il Sud. Poi è successa una cosa che ha rotto l’incantesimo: la CISL, a dire delle forze di destra, non si è impegnata abbastanza a sostenere il sì al referendum e in più, nel grande feudo assegnato a Sbarra, il Mezzogiorno, i no allo stravolgimento della Costituzione hanno stravinto ovunque. La vendetta è immediata. Alle Poste, gigante dell’economia pubblica con 27 miliardi di valore in Borsa, 13 di fatturato e 120 mila dipendenti, la CISL è il sindacato dominante (66%) e cosa ti fa il ministero dell’economia, azionista di controllo? Mette in consiglio d’amministrazione come suo referente il segretario generale dell’UGL (che in Poste ha il 4,7% dei consensi), Salvatore Muscarella. L’UGL, già CISNAL che era il sindacato dell’MSI, è la lunga mano del governo ed è più fedele della CISL che non si è piegata a sufficienza. Per strafare, una seconda cadrega nel cda viene destinata a Francesco Scacchi, storico avvocato dell’UGL e collaboratore di Durigon. Si scatena l’ira funesta di Daniela Fumarola, l’attuale segretaria CISL succeduta a Sbarra, che si sente oltraggiata, tradita dopo tutto quel che aveva fatto per il governo. Uno schiaffo che non si aspettava, uno schiaffo che fa male. Uno schiaffo che dovrebbe insegnare qualcosa a chi è pronto a genuflettersi di fronte ai nuovi poteri autoritari: le nuove destre, a Roma come a Washington non hanno amici o alleati da rispettare ma soltanto servi da usare alla bisogna, da buttare a mare quando non servono più come si deve. C’è sempre un servo più servo pronto per prendere il posto di quello in uscita.

da qui

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