sabato 4 aprile 2026

RACAK E BUCHA: DUE STRAGI, UNA STESSA NARRAZIONE? - Antonio Evangelista

Quando la verità diventa un campo di battaglia. E in questo campo di battaglia oggi i ministri degli esteri dell’Unione Europea hanno nuovamente parteggiato per il loro protetto ucraino, Sono andati a Bucha per ricordare i quattro anni dalla presunta strage assieme alla responsabile per gli affari esteri dell’unione Kaja Kallas ribadendo che per loro non c’è dubbio sulla verità.

In guerra, la prima vittima è la verità. Ma esiste un momento ancora più critico: quello in cui la verità non viene semplicemente nascosta, ma costruita.

Due episodi distanti oltre vent’anni — Racak (Kosovo, 1999) e Bucha (Ucraina, 2022) — presentano analogie che meritano una riflessione rigorosa, al di là delle appartenenze.

Racak: il precedente.

Gennaio 1999. Nel villaggio kosovaro di Racak vengono rinvenuti 45 corpi. La comunità internazionale parla immediatamente di massacro di civili attribuito alle forze serbe.

Le autopsie vengono affidate a un team di patologi finlandesi guidato da Helena Ranta. Il rapporto finale conferma la tesi della strage, contribuendo a creare il presupposto politico per l’intervento NATO.

Tuttavia, alcuni elementi restano controversi:

​•​I test per rilevare tracce di polvere da sparo non furono effettuati, poiché — secondo la Ranta — avrebbero dovuto essere eseguiti entro poche ore  

​•​I patologi serbi, presenti sul posto giorni prima, dichiararono invece di aver eseguito il test del guanto di paraffina, rilevando residui compatibili con uso di armi  

Questo avrebbe potuto suggerire una dinamica diversa:
non necessariamente esecuzioni, ma morti avvenute in combattimento.

La versione alternativa, però, rimase ai margini.

Bucha: immagini e narrativa.

Aprile 2022. Le immagini provenienti da via Yablonska, a Bucha, mostrano corpi di civili distesi lungo la strada. Il mondo parla subito di crimine di guerra.

Anche in questo caso, però, emergono elementi che alimentano dubbi e richieste di verifica:

​•​I corpi appaiono disposti lungo i margini della carreggiata in fila indiana  

​•​In molte immagini non si osservano evidenti tracce di sangue né di decomposizione avanzata 

​•​Le condizioni dei cadaveri sollevano interrogativi sui tempi della morte risalente a venti giorni prima circa secondo il New York Times  

L’ex ispettore ONU Scott Ritter ha invitato a un approccio prudente, sottolineando la necessità di accertamenti forensi indipendenti prima di conclusioni definitive 

Il video e la controversia.

•Nel dibattito su Bucha ha avuto particolare rilievo un video diffuso online da una televisione locale russa (5-tv.ru), successivamente oggetto di verifica e contestazione da parte della piattaforma fact-checker Open. 

Nel filmato — ancora reperibile in rete — si vedrebbero militari ucraini muovere e trascinare corpi lungo la strada, utilizzando cavi o altri strumenti.

Secondo l’interpretazione proposta da Open, quei movimenti sarebbero riconducibili a operazioni di sicurezza:  i soldati starebbero verificando che i cadaveri non siano stati ‘trappolati’ con bombe.

Tuttavia, osservatori critici fanno notare alcune incongruenze:

​•​l’assenza di adeguate protezioni da parte dei militari  

​•​la distanza ravvicinata dai corpi, incompatibile — secondo questa lettura — con una reale minaccia esplosiva che può colpire fino a duecento metri di distanza  

​•​la modalità di spostamento, che apparirebbe più coerente con un riposizionamento che con una verifica tecnica di sicurezza  

Si tratta di elementi controversi, ma che contribuiscono ad alimentare il dibattito sulla ricostruzione degli eventi.

Le analogie,

Il confronto tra Racak e Bucha non riguarda l’equiparazione degli eventi, ma l’individuazione di schemi ricorrenti:

– Narrazione immediata: ln entrambi i casi, la responsabilità viene attribuita rapidamente, prima della conclusione di accertamenti completi.

– Centralità mediatica: le immagini diventano strumenti decisivi nella formazione dell’opinione pubblica globale e nella demonizzazione del nemico, ieri serbo oggi russo.

– Verifiche controverse: elementi tecnici e forensi restano parziali, discussi o non condivisi.

– Impatto geopolitico: le due vicende si inseriscono in momenti cruciali.

1. Racak – legittimazione dell’intervento NATO nella ex Jugoslavia del 1999.  

2. Bucha –  rafforzamento della pressione internazionale sulla Russia che fa saltare il tavolo delle trattative ad Istambul in corso per la pace, proprio nei giorni in cui il premier britannico si precipita in Ucraina 

Una domanda inevitabile.

Di fronte a questi elementi, la domanda resta: chi controlla la narrazione della guerra? E soprattutto: a chi giova?

In contesti di conflitto, l’informazione non è neutrale. Può diventare uno strumento strategico, al pari delle armi.

Conclusione: “a Bucha c’era la neve”. Non è possibile, allo stato delle informazioni pubbliche, stabilire ogni dettaglio con certezza assoluta. Ma è evidente che la gestione della verità, in guerra, segue logiche che vanno oltre i fatti.

Per questo, la formula è più di una provocazione: a Bucha c’era la neve, non quella meteorologica, ma quella che copre. Copre i dubbi, copre le incongruenze, copre ciò che non deve essere visto. E sotto quella neve, ancora una volta, la verità rischia di restare sepolta.

da qui

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