1. Israele è uno stato governato da criminali sociopatici, che guidano un esercito di assassini che uccidono e uccidono, poi si riposano qualche giorno, invadono i media con le loro spudorate menzogne e quindi tornano a uccidere. Tralasciando le atrocità commesse in 80 anni di occupazione violenta della Palestina, solo nei tempi recenti, dopo aver massacrato 80/100.000 persone a Gaza – cui devono aggiungersi 200/300.000 feriti e mutilati nel corpo e nello spirito e chissà quante migliaia in Cisgiordania – il giorno 8 aprile 2026, inizio del cosiddetto cessate il fuoco tra Iran e Usa/Israele e tra Libano e Israele, racchiusi nelle loro fortezze volanti, un pugno di soldati israeliani, prodotti sperimentali dell’AI con spiccate caratteristiche disumanizzanti, hanno premuto un bottone e, senza rischiare nemmeno un graffio della loro preziosa epidermide, hanno massacrato centinaia di abitanti di Beirut, i più deceduti subito, altri sepolti vivi, tra cui tanti sventurati bambini. Dal 2 marzo 2026 a oggi, l’esercito più crudele della galassia ha ucciso circa 2500 persone – e ogni giorno il numero sale – senza che qualcuno sul pianeta Terra ingiunga a cotanti assassini di farla finita.
Non si tratta nemmeno, ça va sans dire, di episodi di guerra,
ma di massacri premeditati, che rimbalzano qualche ora sui prezzolati mezzi di
comunicazione di massa, per essere archiviati a fine giornata, mentre i
responsabili riprendono a pianificare altre, quotidiane atrocità.
Allo Stato Ebraico, guidato dal criminale di guerra Benjamin Netanyahu, su
cui pende un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale, e da altri
suoi degni compagni di merende, sono consentiti orrori di ogni
sorta: invadere, bombardare, sterminare, violentare, rubare terra e proprietà a
palestinesi, mussulmani, cristiani, libanesi, siriani, iraniani, senza
distinzione tra combattenti, uomini, donne e bambini.
Solo alle acciughe del mar Cantabrico sfugge tuttavia che il cagnolino da
passeggio israeliano può fare tutto ciò solo in virtù delle relazioni
speciali che lo legano al Cerbero da cui è addestrato e nutrito, gli
Stati Uniti d’America, governati oggi da una putrebonda oligarchia predatrice,
incurante di Leggi o Etica, ma solo interessata ad accumulare ricchezze su
ricchezze, senza fine.
Secondo una certa ermeneutica, la decisione di aggredire l’Iran,
calpestando la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale, i principi
di convivenza tra nazioni, l’etica delle Genti e via dicendo, troverebbe
spiegazione nella pervasività delle lobby pro-Israele che imperversano nella
politica statunitense, cui si aggiungerebbe il ricatto dei documenti Epstein
che incombe sulla testa dell’attuale inquilino della Casa Bianca in declino
cognitivo, a sua volta interessato a distrarre l’opinione pubblica dalle
inclinazioni pedofiliche a cui – dicono le malelingue – aveva
l’abitudine di cedere. A tutto ciò si aggiungerebbe l’eloquenza persuasiva del
citato criminale israeliano, secondo il quale questa scriteriata avventura
sarebbe stata una distensiva passeggiata pomeridiana nei giardini del
quartiere.
Di tutta evidenza, appare poco plausibile che un paese di 345 milioni di
abitanti, prima economia mondiale e massima potenza militare del pianeta, che
dispone di 800 basi sparse ovunque, accetti di sottomettere la propria agenda
ai capricci messianico-espansionisti di uno staterello di sette milioni di
abitanti, pur mettendo sulla bilancia la tossicità ricattatoria delle lobby menzionate
e la putrescenza morale e materiale che imperversa nel principale stato
canaglia del pianeta Terra.
Ora, anche quando le agende dei due paesi guerrafondenti non
si sovrappongono (sulla carta, il colonialismo israeliano non dovrebbe
interessare l’agenda Usa), in realtà anche qui i benefici imperiali di ritorno
sono giganteschi: instabilità diffusa, caos geopolitico, destabilizzazione
energetica, frantumazione delle economie ostili, direzionamento dei
capitali verso Wall Street, vendita di armi e conflitti altrimenti destinati a
un equilibrio, contenimento delle nazioni ostili e via
dicendo.
Le brutalità di Israele nascondono dunque l’iceberg dell’imperialismo
statunitense, quel mostro dalle fauci insaziabili che minaccia, aggredisce,
saccheggia le nazioni che non si piegano, e che oggi, intuendo il proprio
declino, agisce con ferocia ancor più disumana, senza badare ai rischi di
escalation o distinguere alleati, paesi neutrali e nemici, avendo a mente
null’altro che gli interessi di una cerchia privilegiata di disturbati mentali.
È bene ricordare che il nemico principale della pace, della convivenza tra
nazioni, del rispetto delle civiltà, del progresso etico e culturale, e
finanche della sopravvivenza del genere umano, è costituito da un gruppo di
oligarchi che disponendo di immense risorse, eserciti di spie, analisti
d’intelligence, giornalisti al libro paga, operatori di algoritmi e de-formazioni
mediatiche, venditori di armi e via dicendo, vogliono dominare su tutto e
tutti, nell’illusione de-umanizzante che ciò possa guarire le incurabili
patologie di cui sono affetti. Siffatti individui sono vittime di un infantile
complesso di onnipotenza, nel patetico convincimento che la loro eccezionalità (la sola
nazione indispensabile della terra: M. Albright, 1996, W. Clinton, 1999) li
autorizzi a ogni genere di nefandezze.
Sappiamo che questo nemico principale assume lineamenti diversi a seconda
di tempi e luoghi: sul piano economico esso s’incarna nel neoliberismo
antisociale, globalista e bellicista, su quello
dei valori nella mercificazione ontologica della società, su
quello politico in una democrazia di forma, non di
contenuti, su quello filosofico in un pervasivo nichilismo solipsista,
nei rapporti economici sul cinismo della plutocrazia dominante,e
su quello geopolitico sull’impero più violento del pianeta.
La pratica di occultamento di tali evidenze – deve rilevarsi – non è dovuta
a disattenzione o scarsa memoria, ma a un
sistematico lavaggio ideologico e mediatico del
cervello. Va detto, per evitare fraintendimenti, che con Stati
Uniti non s’intende il popolo americano – quei 345 milioni di abitanti
anch’essi sfruttati e sottomessi, oltre che in gran parte politicamente
analfabeti – ma quell’0,1% che, come una piovra, proietta ovunque la sua ombra
vorace. Il citato lavaggio di cervelli aiuta anche a capire l’oscura ragione
che impedisce ai cittadini europei di prendere coscienza della penosa qualità
delle loro classi deprimenti, reclutate – come ben sanno persino i
barracuda dell’Amazzonia – sulla scorta di un solo criterio: saper indossare
con dignità la livrea del maggiordomo.
2. Alla luce di quanto esposto, si proverà dunque a decifrare le tragiche
vicissitudini in corso in Asia occidentale. Nelle mire malate dei padroni
del mondo, dopo aver aggredito, destabilizzato, sbriciolato quasi tutti i
paesi della regione (Iraq, Egitto, Siria, Libia, Sudan, Afghanistan, Yemen,
seppure con risultati alterni) e dopo aver colonizzato le monarchie del Golfo
con il famigerato petrodollaro, è ora il turno dell’Iran, che si ostina a non
lasciarsi depredare, mentre dietro le quinte fa capolino persino un paese Nato,
la Turchia, che Israele ha già sfrontatamente minacciato per bocca dell’ex PM
N. Bennett[1].
I paesi presi di mira dal duo mortifero americano-sionista appartengono a
due categorie: a) possiedono gas e petrolio in quantità rilevante (e questo
interessa gli Usa); b) oppure sono paesi islamici, e come tali si oppongono
all’espansionismo biblico-coloniale di Israele, ovvero (come si permettono!)
difendono la causa palestinese.
Rebus sic stantibus, la guerra di Trump/Netanyahu è persa. La rabbia
spinge il primo a minacciare la distruzione della civiltà persiana, fors’anche
con la Bomba, un’ipotesi questa che il monarca del sistema solare avrebbe
accarezzato quando, più fuori di testa del solito, è stato informato che la
presunta operazione di recupero del pilota disperso – in realtà dissennatamente
volta a trafugare dal sito di Isfahan i famigerati 430 kg di uranio arricchito
al 60% – si era risolta in un’amara perdita di uomini, aerei ed elicotteri[2]! Quanto ai presunti
negoziati in corso, in verità le notizie diffuse sono, come sempre, null’altro
che inganni. Gli Usa fingono di trattare, mentre intendono solo dettare le
condizioni della resa (quella iraniana, beninteso), ipotesi che ha un senso
quando si vince una guerra, e non è questo il caso. Per Teheran infatti le
condizioni poste sono inaccettabili: niente arricchimento dell’uranio
(consentito invece dal Trattato di Non Proliferazione, sotto vigilanza dell’Aiea[3],
come avveniva fino all’aggressione israeliana del giugno 2025), niente missili
in grado di raggiungere Israele e interruzione dei legami con Hezbollah/Houthi
(alleati politici e religiosi) e Hamas (finanziato soprattutto dagli arabi
sunniti e in passato dalla stessa Israele, in funzione divisiva). In
definitiva, una lista di aberrazioni che solo ai due negoziatori sionisti
(Kushner e Witkoff) ha punta vaghezza di proporre.
L’economia statunitense è come noto in declino, il dollaro si svaluta,
domina la finanza, la produzione di beni materiali è stata delocalizzata, la
società è sempre più violenta, l’ingiustizia sociale è immensa, i ricchi
diminuiscono ma le loro ricchezze aumentano. La re-industrializzazione dovrebbe
avvenire ampliando la produzione di armi (e dunque promuovendo altre guerre) e
controllando le energie fossili. Fortuna vuole che, secondo la legge dei
contrappesi, ciò spinge ancor più la Cina, per sottrarsi ai ricatti, verso le
rinnovabili.
Quanto a Israele, ancora peggio. Il perverso capo del governo israeliano –
lo stesso che ha resuscitato quei sentimenti antisemitici che sembravano
sepolti per sempre con il sacrificio di milioni di ebrei ad opera dei nazisti
tedeschi – intende radere al suolo l’Iran, colpevole di sostenere la causa
palestinese, di essere rimasto una nazione sovrana, trasformarlo (se fosse
possibile) in una gigantesca Gaza, incurante persino delle immense conseguenze
(inflazione, recessione) per il pianeta intero e dunque per gli stessi Stati
Uniti.
Ma la civiltà persiana mai accetterà di essere distrutta. Anzi, la sua
reazione potrebbe infliggere qualche serio dispiacere allo Stato Ebraico
(nessuno è in grado di anticipare, ad esempio, cosa avverrebbe se il sito
nucleare di Dimona fosse colpito da un missile balistico iraniano), e in tal
caso Israele potrebbe decidere di ricorrere alla Bomba, rimanendo dubbio che
l’attuale instabile e ricattato inquilino della Casa Bianca sarebbe in grado di
opporsi. Solo Russia e Cina, a quel punto, avrebbero qualche chance di far
rinsavire tale cerchia di svalvolati.
Alla luce di tutto ciò, occorre trovar modo di contenere i deliri di un
individuo e invero di un paese intero (il 93% degli ebrei israeliani, a marzo
2026, approvava l’aggressione all’Iran[4]), consentendo
all’umanità di proteggere la convivenza pacifica tra i popoli, che seppur
diversi hanno diritto di respirare e prosperare a modo loro, secondo il buon
senso, la Carta delle Nazioni Unite e quel minimo di Diritto Internazionale che
l’umanità era riuscita a edificare dopo la carneficina della
Seconda guerra mondiale.
Per far questo, poiché nelle cosiddette democrazie occidentali
(i cui governi sono tutti dalla parte di Israele) il punto di vista delle
popolazioni è considerato solo un fastidioso mormorio di fondo – così come le
ricorrenti manifestazioni dei 25 aprile del mondo intero, eventi
fondamentalmente distrattivi, sui quali si concentrano infinitesimali
spaccature di capelli, mentre lassù il potere dorme sonni beati – coloro che
possono sono chiamati a dar segni di vita.
In queste ore, le scommesse oscillano. L’ammasso di marines nelle vicinanze
di Hormuz suggerisce che il confuso presidente biondochiomato e il crociato
Pete Hegseth stiano pianificando la ripresa delle ostilità. I mercati, invece,
sembrano propendere per un possibile compromesso, che equivarrebbe a una
sconfitta cocente per l’impero che rappresentano.
Saremmo sulla strada giusta se Israele fosse espulso da ogni consesso
internazionale, commerci, investimenti e legami di ogni genere, boicottando i
suoi prodotti e via dicendo, affinché quel popolo sia indotto a riflettere, e
dopo aver recuperato resipiscenza torni a dialogare con umana moderazione sulla
strada della convivenza, tenendo a mente che alle sue frontiere vivono e
crescono 500 milioni di mussulmani, arabi, turchi, persiani e altre etnie e
religioni, con cui dovrà fare i conti, sempreché in futuro ci sia ancora un
mondo.
Quanto agli Stati Uniti, in attesa che possa avverarsi la profezia di Jack
London, la rivoluzione socialista nella tana del lupo, diamoci da fare per
accelerare il sorgere di un mondo plurale, in grado di contenere i capricci e
la cupidigia dell’impero. Sappiamo di contare poco, ma non cesseremo per questo
di elevare la voce al dio della pace e del senno recuperato. Breve è l’umana
esistenza, non v’è necessità di accelerarne il passo. Uniamo le forze ed
entriamo nelle praterie del sogno, spazi eterei, i soli che vale la pena
frequentare, perché non saremo certo in grado di costruire una società migliore
se prima non l’avremo immaginata nella nostra mente.
[1] https://www.maurizioblondet.it/il-genocida-minaccia-la-turchia/
[2] Tre aerei
caccia F-15E, un C-130 o MC-130J, un A-10 Thunderbolt, 4
elicotteri: due Black Hawk (HH-60), un MH-6 Little Bird e
un AH-6 o un HC-130J
[3] Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica
[4] https://search.brave.com/search?q=il+93%25+degli+israeliani+sostiene+la+guerra+contro+l%27Iran%2C+vero%3F&source=desktop&summary=1&conversation=090491415b9b1e7bc3e7be9cab8a5ed84395
Nessun commento:
Posta un commento