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martedì 16 settembre 2025

Cosa resterà dell'ONU

di Francesco Masala

L’ONU nasce come uno strumento degli Usa, Francia e Gran Bretagna per continuare a comandare nel mondo come sempre. Dovettero far entrare nel Consiglio di Sicurezza Unione Sovietica e Cina, che aveva fermato il Nazismo e il Fascismo con decine di miliardi di morti.

I paesi imperialisti e colonialisti avevano comunque la maggioranza del Consiglio di Sicurezza, dove ogni paese aveva il diritto di veto.

Funzionò così, i paesi occidentali cercavano l’unanimità nel Consiglio di Sicurezza, soprattutto quando c’era l’Unione Sovietica, ma tanto avevano la maggioranza. Dopo la crisi e la polverizzazione dell’Unione Sovietica i paesi occidentali (e la Nato) fecero tutte le guerre e invasioni che volevano, con l’accordo dell’Onu, ma se non esisteva l’accordo dell’Onu le facevano lo stesso.

Il segretario generale viene nominato dall’Assemblea generale, su proposta del Consiglio di Sicurezza, la cui maggioranza è dei paesi occidentali, ecco perchè sono sempre contenti .

Abbiamo visto cose che gridano vendetta, come l’omicidio, secondo l’opinione di Truman, di Dag Hammarskjold (anche Enrico Mattei, a distanza di pochi mesi, fu ucciso in un incidente aereo, come pure il presidente iraniano Raisi, nel 2024, ma questo è un altro discorso, la sicurezza dei voli quando scoppia una bomba).

Abbiamo “subito” anche un segretario generale che era stato un ufficiale nazista, Kurt Waldheim, lui disse di non essersi mai accordo dei crimini di guerra.

L’Onu ha anche un esercito, i caschi blu, che si comportarono in maniera vergognosa in Somalia, a Srebrenica, in Ruanda, e non sono intervenuti nel genocidio di Gaza.

Chi comanda all’ONU sono gli Usa, al punto che il presidente degli Usa può decidere chi può partecipare e chi no all’Assemblea Generale, visto che la sede dell’ONU è a New York

Una macchia indelebile per l’ONU sarà il genocidio di Gaza, da parte di un paese che è stato “autorizzato” a nascere dall’ONU, che non ha voluto contenere quel paese nei territori attribuiti dall’Onu.

 

Dell’ONU resterà poco, vi propongo alcuni discorsi memorabili:

 

 

 

 

 

 

 

 

anche Nicolai Lilin parla della fine dell’ONU:

 

Cosa verrà dopo l’ONU come lo conosciamo adesso arriverà dalle idee dei Brics, e non potrà essere peggio di adesso.


da qui

martedì 15 agosto 2023

Il Museo della Memoria in Cile, il golpe e le vittime, pagine di un passato che ancora divide - Michele Emmer

 

Uno dei luoghi simbolo della lotta contro la dittatura e la crudele repressione del dissenso durante il golpe di Pinochet e gli anni successivi è il Museo de la Memoria. La presidente del Cile Michelle Bachelet il 21 maggio 2007 annunciò la costituzione di un Museo de la Memoria y de los Derechos Humanos e un mese più tardi fu indetto un concorso per selezionare un progetto. La scelta del luogo dove collocare il nuovo museo non fu scelta a caso.

L’avenida Matucana fu scelta perché il luogo era strettamente legato alla violazione dei diritti umani da parte della dittatura militare. Le forze armate che erano di stanza nel vicino parco Quinta Normal e nell’Internado Nacional Barros Arana (INBA), controllavano i quartieri di Quinta Normal e Barrancas (che oggi hanno un altro nome) erano i responsabili dei desaparecidos San Juan de Dios, e dei centri di detenzione e tortura.

La presidente Bachelet, che era lei stessa vittima delle torture del regime di Pinochet, pose la prima pietra il 10 dicembre 2008. II concorso internazionale era stato vinto da Estudio América, studio di architettura di San Paolo di Mario Figueroa, Lucas Fehr e Carlos Dias. Il progetto era basato sull’idea di quartiere aperto per integrare il nuovo edificio nella città che si sarebbe fuso con l’ambiente circostante all’interno della città. Il 10 gennaio 2010 la presidente Bachelet, che ci teneva moltissimo ad essere lei ad inaugurare il Museo, due mesi prima che terminasse il suo mandato aprì il Museo de la Memoria y de los Derechos Humanos.

Le motivazioni per aprire uno spazio dedicato alla Memoria erano molto chiare:
“Far conoscere le sistematiche violazioni dei diritti umani da parte dello Stato cileno negli anni 1973-1990, affinché attraverso la riflessione etica sulla 
memoria, la solidarietà e l’importanza dei diritti umani, si rafforzi la volontà nazionale così che gli eventi che ledono la dignità degli esseri umani non si ripeteranno mai più. Inoltre, il Museo completa questo scopo con il presupposto della sua esistenza, secondo il quale Il Museo della memoria e dei diritti umani è un progetto di riparazione morale per le vittime e propone una riflessione che trascende quanto accaduto in passato e che serve alle nuove generazioni per costruire un futuro migliore di rispetto illimitato della vita e della dignità delle persone.”

Nel discorso inaugurale la presidente Bachelet ha sottolineato che “Non possiamo cambiare il nostro passato, dobbiamo solo imparare da ciò che abbiamo vissuto. Questo museo è uno spazio per la costruzione delle memorie in Cile. E non c’è un solo ricordo del passato. Le persone ricordano in modo diverso, individualmente e collettivamente. Fortunatamente la memoria del Cile è molto più grande e ricca del ricordo della tragedia che commemoriamo in questo museo. Ma quella tragedia è anche una dimensione imprescindibile nella memoria del nostro paese. Una dimensione che dovrebbe farci riflettere su cosa succede quando la democrazia e lo Stato di diritto vengono distrutti. Una dimensione che esorta a sentire che il presente e il futuro sono responsabilità di tutti. Ecco perché questo è uno spazio pubblico per tutto il Cile, per conoscere, valorizzare e imparare. Un posto per preservare la verità e la giustizia che ci è costato così tanto da raggiungere.”

Le polemiche

Fin da quando fu progettato ed inaugurato vi furono polemiche da parte di settori della destra cilena. Che ancora continuano malgrado siano oramai passati 15 anni dalla sua inaugurazione. Uno dei casi più clamorosi è lo scandalo che scoppiò nel 2018 quando vennero recuperate in un libro di tre anni prima alcune dichiarazioni contro il Museo de la memoria fatte dall’appena nominato ministro della cultura Mauricio Rojas del presidente di un governo di destra Sebastián Piñera. “Más que un museo (…) se trata de un montaje cuyo propósito, que sin duda logra, es impactar al espectador, dejarlo atónito, impedirle razonar (…) Es un uso desvergonzado y mentiroso de una tragedia nacional que a tantos nos tocó tan dura y directamente”, ha scritto Rojas nel 2015 nel libro Diálogos de Conversos.

Rojas è stato costretto dal Presidente a dimettersi 4 giorni dopo la nomina a ministro della cultura. Rojas era ai tempi del golpe un esponente del MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria), peraltro membri del MIR di allora hanno dichiarato al giornale spagnolo El Pais del 14 agosto del 2018 di non averlo mai conosciuto. Era fuggito in Svezia dove era diventato anche deputato. Il presidente del Cile dichiarò di non condividere le parole di Rojas affermando però che allo stesso tempo che il suo governo non condivideva “la intención de ciertos sectores del país, que pretenden imponer una verdad única y que no tienen ninguna tolerancia y respeto por la libertad de expresión y opinión de todos nuestros compatriotas”.

Una dichiarazione che faceva seguito a molte altre affermazioni negli anni precedenti in cui si sosteneva che il museo doveva essere come dire equidistante e fornire anche le motivazioni storiche sociali e politiche che avevano portato (verrebbe da dire per forza) al golpe con annesse torture, sparizioni e omicidi. Tanto da prefigurare la creazione di un altro Museo ma questa volta della verità. (Piccolo inciso: fanno venire in mente le parole (non dette) da qualcuno in Italia a proposito delle bombe (terroristiche, per carità). Meno male che Mattarella c’è!)

Qualche giorno dopo le dimissioni del ministro fu convocata una manifestazione in appoggio al Museo con le parole d’ordine: “No tuvimos verdad. No tuvimos justicia. No tuvimos reparación. ¿Nos quieren quitar la memoria?” (Non abbiamo avuto la verità. Non abbiamo avuto giustizia. Non abbiamo avuto riparazione. Vogliono toglierci la memoria?)”

Il Museo

Tornando al Museo de la Memoria. Davanti al museo c’è una grande area in cui si organizzano mostre, concerti, incontri. Area che è sotto il livello stradale, si deve scendere una rampa. Su una delle pareti della piazza sono scritti i 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 219077A.

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono 
liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 3
Ogni individuo ha 
diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria
persona.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere 
sottoposto a tortura o a trattamento o a
punizione crudeli, inumani o degradanti.

¡Canto qué mal me sales
cuando tengo que cantar espanto!
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto
de verme entre tantos y tantos
momentos del infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
hará brotar el momento…
Victor Jara
(Canto, come mi vieni male/ quando devo cantare la paura!/ Paura come quella che vivo,/ come quella che muoio, paura/ di vedermi fra tanti, tanti/ momenti dell’infinito/ in cui il silenzio e il grido/ sono le mete di questo canto./ Quello che vedo non l’ho mai visto./ Ciò che ho sentito e che sento/ farà sbocciare il momento…) (Ultima strofa del testo scritto da Victor Jara nello stadio di Santiago poco prima di essere ucciso. )
Nella vicina stazione Quinta Normal della metropolitana si trova un 
murale di Jorge Tacla realizzato in collaborazione con altri giovani artisti, ispirato ai versi del cantautore Victor Jara.

La visita

Ci sono dei luoghi, tanti luoghi, ai quali ci si avvicina con una grande emozione, con un’ansia, quasi una paura verrebbe da dire per come si reagirà, per come si riuscirà a comprendere, a capire, se è mai possibile, quanto è successo. Se si riuscirà a farsi una idea, molto sfuocata e pallida, di quanto milioni di persone hanno sofferto e continuano a soffrire nei modi più turpi ed atroci che i cosiddetti umani sono stati capaci di inventare. E’ curioso che l’evoluzione abbia portato alla superiorità di una razza animale (che questo siamo) che è in grado di distruggere, uccidere, torturare con grande varietà e fantasia, anche di autodistruggersi. Anche in assenza di una qualsiasi motivazione anche la più aberrante che ci sia.

Sono arrivato alla rampa che porta al primo piano della esposizione permanente de El Museo de la Memoria con grande emozione. Qualche giorno dopo sarei andato a visitare il Palacio de la Moneda. Non si sentiva alcun rumore entrando, c’erano delle persone, ma si sentiva, si percepiva che si stava entrando in un luogo sacro, nel senso dedicato interamente alla descrizione delle atrocità subite da tanta parte del popolo Cileno e per ricordarne la memoria, e per imparare da quanto successo perché non succeda mai più.

Frasi che generazioni di umani hanno sentito ripetere e ripetuto a quelli dopo di loro, invano, si può tranquillamente aggiungere. Sembra del tutto utopico questo atteggiamento positivo di fiducia verso il futuro che viene prontamente smentito, basta guardarsi intorno nel mondo ovvero ripercorrere le tappe della storia dell’umanità. Una delle testimonianze più incredibili presenti (in video) delle centinaia di interviste fatte a persone torturate e a prigionieri, è quella di un detenuto che è stato più volte torturato ma che spiega:

“Le torture erano banali all’inizio, fatte dai militari cileni, botte, essenzialmente, pugni, calci, bastonate. Insomma senza inventiva, e con scarsi risultati pratici. Pochi crollavano e fornivano informazioni. Poi sono arrivati i professionisti della tortura, gli agenti speciali USA e quelli brasiliani e in poco tempo i nostri militari cileni hanno imparato le tecniche moderne di allora per la tortura.”

E terminava la sua testimonianza aggiungendo con un sorriso beffardo e guardando dritto nella telecamera, rivolgendosi a tutti noi: “Io sono ancora qui e sono ancora un uomo.”

Al piano terra del grande palazzo una enorme pianta del mondo realizzata con fotografie che indicano quanto siano diffusi i regimi dittatoriali, quante guerre civili o invasioni da stati esterni siano state e continuino a generare una grande mole di violenze, una valanga di crimini contro l’umanità, comprese ovviamente le torture, esecuzioni sommarie, e desaparecidos, con relativo rapimento dei figli delle persone uccise e scomparse.

Nella stessa sala il riconoscimento per le vittime e le loro famiglie del diritto di sapere che cosa sia successo perché ci sia il riconoscimento pubblico della sofferenza subita. In alcuni stati, non moltissimi, sono state via via costituite commissione per accertare la verità, per una possibile riparazione e riconciliazione. Che spesso significa impunità. E’ facile uccidere, sterminare, torturare, mentre la ricerca dei colpevoli, dei legami politici che hanno assicurato la loro impunità risulta spesso impossibile e praticamente non attuabile per tante diverse ragioni. E quindi l’amnistia arriva spesso a sanare, si fa per dire, per ragioni politiche, sociali, religiose, le colpe e cancellare i reati.

Solo una piccola parte dei colpevoli vengono individuati e puniti. Alcuni militari cileni hanno fatto causa allo stato cileno per essere stati costretti a torturare ed uccidere delle persone, e quindi a subire loro un forte stress psicofisico (!).

Nella sala è stata inserita una croce di ferro trasportata dal Patio 29 del Cimitero generale di Santiago, dove erano stati sotterrati i resti delle vittime della dittatura militare. In una vetrina vi sono i rapporti della Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione del 1991 e della Commissione nazionale sulla prigionia e la tortura del 2003-2005, noti rispettivamente come Rapporto Rettig e Rapporto Valech.

Le immagini del golpe

Quindi ho iniziato nel silenzio la salita della lunga scalinata che porta al primo piano. Ad un certo punto della scalinata ho cominciato a sentire dei rumori, colpi di cannone e di mitragliatrici, lo scoppio di bombe, degli ordini militari urlati, frasi che si comprendono in qualsiasi lingua del mondo, anche se non si capiscono le singole parole. Sono arrivato in una grande sala. Sulla destra su una parete altissima si vedevano delle immagini, dei volti di persone. Sulla sinistra una parete scura con tre video installati, con scritto sopra che ora fosse e dove si svolgessero gli avvenimenti che si vedevano nei filmati. Insomma una videocronaca degli avvenimenti del golpe in quella giornata del 11 settembre 1973.

Sui tre schermi venivano proiettate immagini dello stesso evento da punti di vista diversi, così da cercare di ricreare nel modo più attendibile possibile la sequenza degli avvenimenti accaduti. Quasi tutto è stato registrato, quasi tutto è documentato. I golpisti stavano liberando il paese dalla dittatura comunista e le gloriose forze armate stavano compiendo in pieno il loro dovere. Bisognava far conoscere al mondo e in primis ai cileni di che cosa erano capaci le forse armate cilene. A partire dal golpe si possono vedere gli effetti delle prime iniziative della dittatura militare. I soldati che combattono attorno al palazzo de la Moneda. La battaglia dura alcune ore perché molte armi erano presenti all’interno del palazzo, compresi bazooka e mitragliatrici.

Solo qualche mese prima era stato tentato un altro colpo di stato da parte di una unità militare meccanizzata di carri armati, da cui il nome di El Tanquetazo. Il golpe contro il governo di Unidad Popular è avvenuto il 29 giugno 1973 da parte di ufficiali dell’esercito cileno, istigati dalla CIA, e fu stroncato, dai soldati fedeli alla costituzione comandati dal Generale Carlos Prats.

Nei giorni successivi al golpe dell’11 settembre circolavano notizie sui giornali e nelle televisioni che il generale Prats stava puntando su Santiago con una colonna di militari fedeli al governo. Non succederà. Carlos Prats era stato comandante in capo dell’Ejército de Chile dal 26 ottobre 1970 al 23 agosto 1973, sotto la presidenza di Salvador Allende. Dopo il golpe Prats va in esilio in Argentina dove viene ucciso nell’ ambito dell’Operacion Condor per l’uccisione di cileni in esilio all’estero. Anche in Italia fu organizzato l’omicidio di Bernardo Leigthon, politico democristiano in esilio che rimase gravemente ferito il 6 ottobre 1975 a Roma. L’Operacion Condor riguardava i servizi segreti di molti paesi del Sud America ed era organizzata dalla CIA se non direttamente dal governo USA...

continua qui



domenica 28 novembre 2021

Antisemitismo a misura di apartheid

 

Leggo su Assopacepalestina questo articolo, che mi ha fatto ripensare a una frase di Salvador Allende, “Sono pronto a resistere con ogni mezzo, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominiosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione” :

 

l’articolo inizia così:

A metà ottobre 2021, il Relatore Speciale per la Palestina della Commissione Diritti Umani dell’ONU, Michael Lynk, ha presentato il suo rapporto all’Assemblea Generale. Il rapporto comprende anche le ostilità Gaza-Israele del maggio scorso ed esprime severe critiche alle azioni di Israele.

Alla fine di ottobre, il rappresentante di Israele all’ONU Gilad Erdan ha respinto le accuse contenute nel rapporto, definendole antisemitiche e stracciando platealmente una copia del rapporto dinanzi all’Assemblea Generale dell’ONU.

 

Il gesto arrogante di Erdan è riprodotto in questo video:

 


Il 13 novembre, il rappresentante dello stato di Palestina all’ONU Majed Bamya ha risposto a Erdan pronunciando il discorso riprodotto in questo video:



Ho ascoltato le parole e il tono e lo stile di Gilad Erdan e di Majed Bamya più e più volte, bisognerebbe diffondere dappertutto, sono istruttive, e quindi bisognerebbe studiarle nelle scuole, in quelle di comunicazione soprattutto.


Provate a vedere i due filmati (sono sottotitolati in italiano, a cura di Donato Cioli).

 

il rappresentante di Israele all’ONU Gilad Erdan è non è solo arrogante,

è altezzoso, presuntuoso, impertinente, impudente, insolente, prepotente, protervo, tracotante, irriverente, screanzato, sfacciato, sprezzante, cattivo, feroce, intimidatorio, truce, pericoloso, ostile, preoccupante, aggressivo, minaccioso, crudele, infernale, mostruoso, orrendo, sprezzante, prepotente, violento, nocivo orribile, terribile, ringhioso, sferzante, violento, livoroso, vendicativo, sgarbato, stizzoso.

Insomma un perfetto invasore e oppressore.

 

 

il rappresentante dello stato di Palestina all’ONU Majed Bamya invece è

cortese, deciso, beneducato, intelligente, mansueto, orgoglioso, umano.

 

Cosa avrà scatenato la furia del rappresentante di Israele all’ONU?

 

Negli ultimi anni è successo qualcosa da non dimenticare.

 

 

Nell’Operazione Piombo Fuso (dal 27 dicembre 2008 al 17 gennaio 2009) sono stati uccisi 3 civili israeliani e l’esercito israeliano ha ucciso almeno 900 civili palestinesi della Striscia di Gaza (qui )

 

Nell’Operazione Margine di Protezione (dall’8 luglio 2014 al 26 agosto 2014) sono stati uccisi 6 civili israeliani e l’esercito israeliano ha ucciso almeno 1462 civili palestinesi della Striscia di Gaza (qui, secondo il Comitato per i diritti umani della Nazioni Unite).

 

Durante le operazioni di maggio 2021 l’esercito israeliano ha ucciso 67 bambini palestinesi e ne ha feriti altri 685 durante gli undici terribili giorni degli attacchi devastanti contro l’impoverita Striscia di Gaza, iniziati il 10 maggio, secondo quanto riferito da un recente rapporto pubblicato dall’UNICEF, il fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia.

In questo ultimo documento sulla situazione umanitaria, l’UNICEF afferma inoltre che, dal 7 maggio al 31 luglio, le forze militari e della sicurezza hanno ucciso nove bambini palestinesi, ferendone altri 556, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. (qui).

 

il Relatore Speciale per la Palestina della Commissione Diritti Umani dell’ONU, Michael Lynk, ha solo scritto quello che è successo.

 

cerco e trovo su wikipedia le risoluzioni Onu su Israele e Palestina :

 

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha emesso una serie di dichiarazioni sul conflitto israelo-palestinese nel tempo, sia attraverso l’Assemblea generale che il Consiglio di sicurezza.

Risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Risoluzione 181

La risoluzione 181 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, votata il 29 novembre 1947, raccomanda la divisione della Palestina in uno stato ebraico, uno stato arabo e un’area sotto un particolare regime internazionale.

Risoluzione 273

La risoluzione 273 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha ammesso Israele come stato membro dell’organizzazione.

Risoluzione 67/19

La risoluzione dell’Assemblea Generale 67/19, adottata il 29 novembre 2012, ha accettato di ammettere la Palestina come Stato osservatore e non membro dell’Organizzazione.

Risoluzione 10/L22

Il 21 dicembre 2017, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione A/ES-10/L.22[14] che si occupa di “misure illegali israeliane nella Gerusalemme Est occupata e nel resto del territorio palestinese occupato” in cui ribadisce che tutte le decisioni e gli atti che cercano di modificare il carattere, lo status o la composizione demografica di Gerusalemme non hanno alcun effetto legale, sono nulli e devono essere revocati in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Invita inoltre tutti gli Stati ad astenersi dallo stabilire missioni diplomatiche nella Città Santa di Gerusalemme.[15][16]

 

Risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

Risoluzione 242

Adottata all’unanimità al Consiglio di sicurezza il 22 novembre 1967, sei mesi dopo la Guerra dei sei giorni, la risoluzione “chiede l’istituzione di una pace giusta e duratura in Medio Oriente”, che includa “il ritiro del Esercito israeliano di territori occupati durante il recente conflitto” e il “rispetto e riconoscimento della sovranità e dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica di ciascuno Stato nella regione e il loro diritto a vivere in pace all’interno di confini riconosciuti e sicuri, al riparo da minacce e atti di forza”. Questa risoluzione è rimasta un riferimento in tutti i negoziati successivi.

Risoluzione 338

Adottata dal Consiglio di sicurezza il 22 ottobre 1973, durante la Guerra del Kippur, la risoluzione conferma la validità della risoluzione 242 e raccomanda il cessate il fuoco e l’avvio dei negoziati al fine di “stabilire un giusto e durare in Medio Oriente”.

Risoluzione 446

Adottata dal Consiglio di sicurezza il 22 marzo 1979, questa risoluzione dichiara che la creazione di insediamenti da parte di Israele nei territori arabi occupati dal 1967 non ha validità legale e costituisce un grave ostacolo al raggiungimento di una pace completa, giusta. e durevole in Medio Oriente. Inoltre, chiede a Israele, in quanto potenza occupante, di rispettare scrupolosamente le Convenzioni di Ginevra relative alla protezione delle persone civili in tempo di guerra, di annullare le sue misure precedenti e di “desistere dall’adottare qualsiasi misura che provocherebbe un cambiamento nello status giuridico e natura geografica e che influisce sensibilmente sulla composizione demografica dei territori arabi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme, e, in particolare, che non trasferisca parti della propria popolazione civile nei territori arabi occupati”.

Risoluzione 478

Fu adottato, con la sola astensione degli Stati Uniti, dal Consiglio di Sicurezza il 20 agosto 1980, dopo l’approvazione della Legge di Gerusalemme da parte del Parlamento israeliano il 30 luglio 1980, che proclamò la città di Gerusalemme, “intera e unificata”, come la capitale di Israele. La risoluzione “censura nei termini più forti” la Legge di Gerusalemme e afferma che questa legge è una violazione del diritto internazionale e non pregiudica la continua applicabilità a Gerusalemme della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra. Inoltre, determina che la Legge di Gerusalemme e tutte le altre misure e gli atti legislativi e amministrativi adottati da Israele, il potere occupante, che hanno alterato o intendono alterare il carattere e lo status di Gerusalemme “sono nulli e devono essere lasciati senza effetto immediato”. La risoluzione “non riconosce” la Legge di Gerusalemme e altre misure israeliane e invita tutti i membri delle Nazioni Unite a rispettare questa decisione e a ritirare le rappresentanze diplomatiche che hanno istituito a Gerusalemme. La risoluzione afferma inoltre che la Legge di Gerusalemme costituisce un grave ostacolo al raggiungimento di una pace completa, giusta e duratura in Medio Oriente.

Risoluzione 2334

La risoluzione 2334 è stata adottata dal Consiglio di sicurezza il 23 dicembre 2016, che è stato pronunciata ribadendo che “la creazione di insediamenti da parte di Israele nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, non ha validità legale” e esprimendo “grave preoccupazione per il fatto che il proseguimento delle attività di insediamento israeliano stia mettendo a repentaglio la fattibilità della soluzione a due Stati basata sui confini del 1967“.[17][18][19][20]

https://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_israelo-palestinese

 

Successivamente è successo quello che sappiamo tutti, Nakba, furto di terre e di acqua, colonialismo, apartheid, invasioni, detenzione amministrativa, e molto altro.

 

 

La risoluzione 181, con la quale l’Onu riconosce lo stato di Israele e quello della Palestina, è l’unica che lo Stato di Israele ha riconosciuto, solo per la nascita del loro stato, ma non quello palestinese.

Il mancato rispetto delle risoluzioni del  Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la 242, del 1967 (ritiro dai territori occupati) e la 2334, del 2016 “la creazione di insediamenti da parte di Israele nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, non ha validità legale” sono uno scandalo a cui nessuno vuole mettere rimedio.

Eppure sarebbe bastato e basterebbe essere conseguenti: “la creazione di insediamenti da parte di Israele nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est, non ha validità legale” significa che tutto quello che Israele e i coloni hanno costruito, dalle strade ai palazzi, dalle infrastrutture alle città passerà allo stato palestinese e ai palestinesi.

Da noi funziona così, se uno costruisce nel terreno di un altro la legge prevede la confisca, che è un bel deterrente.

Ma le regole del diritto internazionale si sintetizzano nell’unica leggee della geopolitica, la legge del più forte.

 

qui un dossier su antisemitismo e antisionismo