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venerdì 16 settembre 2022

Turi Vaccaro: una vita per la nonviolenza. Intervista di Gigi Eusebi

  

Turi Vaccaro, condannato per i suoi atti di disobbedienza civile contro le strutture del MUOS di Niscemi, il 25 luglio 2022 è uscito di prigione per scontare il resto della sua pena presso la Comunità delle Piagge a Firenze.

L’accoglienza è frutto del lavoro della comunità di amici che sempre hanno appoggiato Turi nelle sue lotte nonviolente e ne hanno seguito le tormentate vicende giudiziarie. Turi è arrivato alle Piagge nel tardo pomeriggio di oggi.

Turi Vaccaro aveva danneggiato a colpi di martello e pietre il sistema di difesa satellitare della Marina statunitense durante una manifestazione contro il Muos a Niscemi. Ricevette per questo una condanna a undici mesi e 27 giorni di reclusione, inflittagli dal tribunale di Gela. Durante la detenzione, però, gli erano state notificate ulteriori condanne. Era poi stato scarcerato il 16 aprile 2020 per fine pena anticipata. Poi di nuovo arrestato a Firenze per un residuo di pena.

Gigi Eusebi lo ha incontrato il 28 agosto scorso e ne è nata questa intervista.

da qui

 


domenica 5 dicembre 2021

Emilio e Turi in prigione: che serva da lezione

Emilio e Turi cercano giustizia ma trovano la legge 


Nel pomeriggio di giovedì 2 dicembre Turi Vaccaro è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze. Dicono che deve scontare un residuo di pena di 5 mesi, più altri due mesi di arresto. Turi è stato trasferito presso il carcere di Sollicciano.

Nei confronti di Turi, pacifista integrale e conseguente, è in atto un vero e proprio accanimento; la persecuzione nei suoi confronti è in atto in ogni parte d’Italia. Oltre tutto Turi è malato ed è reduce da un ricovero ospedaliero in Sicilia, da cui è uscito molto provato.

Il Movimento NO MUOS esprime tutta la massima solidarietà al compagno e invita i movimenti e gli attivisti contro la guerra e contro le sopraffazioni del capitale a chiedere e lottare per la sua liberazione immediata.

Contro la repressione la solidarietà è un’arma.

Turi libero, Emilio libero, tutti e tutte liberi!

Movimento NO MUOS

da qui

 

A chi fa paura Turi Vaccaro?

Ancora una volta il pacifista Turi Vaccaro finisce agli arresti.
Ieri 2 dicembre è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze.

Liberate Turi Vaccaro.
Affermano che deve scontare ancora un residuo di pena di 5 mesi e altri due di arresto, ancora una volta l’uomo più mite del pianeta è stato condotto in carcere a Sollicciano.

A chi fa paura Turi? Un uomo che ha predicato sempre la non violenza contro tutte le guerre e  che ha combattuto contro ogni strumento di guerra come il MUOS di Niscemi.

Lo ricordo quando girava la Sicilia e l’Italia con il suo asino, va ancora oggi, pur essendo ammalato, nei luoghi dove si manifesta per la pace.

Per Turi, cresciuto negli anni settanta, la Pace è quella vera, quella che si è combattuta a Comiso, a Niscemi, in Veneto contro le basi Usa portatrice di guerra in molti paesi del pianeta

Da Sigonella a Catania durante le guerre partono aerei, armi per bombardare vittime innocenti, perché quando si gettano bombe non si uccidono solo nemici ma soprattutto bambini e donne che quella guerra non vogliono nemmeno.

Turi dagli occhi dolcissimi, dalla barba incolta, dal sorriso puro di un fanciullo,  ha sempre protestato salendo sul traliccio del MOUS, senza armi, con l’utilizzo delle sole mani ha tagliato fili spinati e con la non-violenza ha applicato gli articoli 10 e 11 della Costituzione.

A chi fa paura chi applica l’articolo 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra”?
Sicuramente ai politici che la Costituzione hanno calpestato partecipando a tutte le guerre che la Nato ha indetto.

Fa paura ai produttori di armi che sono tanti, fa paura a tutti i governi italiani che le armi le hanno sempre esportate per impinguare le casse.

Meglio in carcere un Turi Vaccaro o un Emilio Scalzo, militante pacifista #Notav che è stato arrestato a Bussoleno, ricercato dalla Gendarmerie francese per il suo impegno nel soccorso ai migranti sulla freddissima via delle Alpi.

No alle patrie galere chi invece nelle piazze la violenza la usa, e sono belligeranti che distruggono sedi sindacali. Quelli le armi le usano, le bombe pure. Le stragi in Italia sono  state fatte da rappresentati al Parlamento.

Mentre i pacifisti dopo il G8 sono solo rappresentanti dai nostri ideali e da nessun altro.

Queste le parole di Nelson Mandela:

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”

Santina Sconza

 da qui





Al via l’estradizione di Emilio: “tanto noi non ci arrendiamo”



E’ di pochi minuti fa la notizia che Emilio questa mattina sarà estradato in Francia dove, già oggi, avrà la prima udienza nella quale verrà stabilito se dovrà rimanere in carcere oppure se potrà accedere alle misure alternative e quindi essere tradotto agli arresti domiciliari.

Salutiamo Emilio con la promessa che continueremo a sostenerlo, anche se a dividerci sono quelle stesse montagne sulle quali si è battuto per i diritti dei migranti, che ogni giorno rischiano la vita per abbracciare un futuro libero da guerre e miserie.

Lo vogliamo salutare con un video importante, che esprime in pieno il senso di chi è Emilio e di dove punti il suo sguardo, sempre verso i più deboli. Emilio che di dignità ne ha da regalare, a differenza di tutte le parole di cui si riempie la bocca l’intero mondo della politica, non solo italiana, ma anche europea.

1 minuto e 30 secondi di video, realizzato da Luigi D’Alife, che ringraziamo per questo scorcio di profondità immensa su Emilio.

Di seguito le parole di Luigi, condivise dal suo profilo:

“Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che la cassazione ha confermato la richiesta di estradizione in Francia per Emilio, in relazione a un iniziativa sul confine tra Claviere e Monginevro. In questi giorni ho continuato a ripensarci su, accumulando una grande rabbia per quella che è l’ennesimo inaccettabile attacco contro la solidarietà messa in campo per sostenere i migranti in transito sul confine.

Ho continuato a pensarci.

Ho ricordato che Emilio è probabilmente la prima persona che ho incontrato e intervistato il primo giorno che sono arrivato a Bardonecchia.

Erano le 21:55 del 22 Dicembre 2017. Da quel giorno sono cambiate moltissime cose.

Eppure le parole di Emilio, nella loro splendida semplicità, restituiscono al meglio la fantastica persona che è, compagno generoso, sempre presente, che restituisce valore ad una parola troppe volte utilizzata con leggerezza come quella di “umanità”.

Non posso che chiudere queste 4 righe con le stesse parole di Emilio”: “Tanto noi non ci arrendiamo”.

Emilio libero! Libertà per i/le no tav! No all’estradizione!

da qui




Un pericoloso criminale - Chiara Sasso


Non c’è niente che faccia più arrabbiare alcune mogli che il ritardo dei mariti a pranzo. Erano poco dopo le 12 di mercoledì 15 settembre a Bussoleno, paese di residenza di Emilio Scalzo, Valle di Susa. La mattinata stava vivendo quel clima tipico settembrino incerto, sospeso fra “sole nuvole”. E così che diventa anche il tempo di attesa di Marinella, “sospeso”, con la tavola apparecchiata e il cibo pronto. Dalla stradina l’unico rumore che arrivava è un flebile miagolio, un gatto, probabilmente finito in qualche buco, un anfratto non riusciva più ad uscire. Marinella decide di mettere fine a quel lamento e chiede a Emilio di intervenire e aiutare l’animale a uscire dalla trappola nella quale si è cacciato. Non poteva immaginare che in fondo alla strada si stava per aprire un’altra trappola. Due auto civetta e altre due volanti della polizia lo stavano aspettando. Ammanettato e caricato su una volante, Emilio sparisce nel nulla.

Marinella aspetta, telefona all’avvocato il quale è all’oscuro di tutto. Trascorrono un paio d’ore prima di venire a conoscenza di un mandato di arresto europeo con richiesta di estradizione in Francia. L’accusa: aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione per i migranti al confine fra Claviere e Monginevro. Il giorno dopo, il 16 settembre la convalida dell’arresto, Emilio viene trasferito al carcere delle Vallette di Torino. A fine mese, il 29 settembre ci sarà un’altra udienza per decidere sull’estradizione. La nuova misura cautelare in attesa del processo in Francia dovrà essere convalidata dalla Corte di Appello. L’avvocato Danilo Ghia esporrà la situazione del suo assistito (facendo riferimento a processi in corso ad ottobre, una situazione che si profila di fatto ostativa per una estradizione).

Marinella è abituata a tutto, anche vedersi arrivare Emilio senza scarpe perché ha lasciato le timberland a qualche migrante al quale servivano per tentare di attraversare il confine. Magari a pieni nudi ma tornava.

Emilio è molto conosciuto per aver trascorso tutta una vita di lavoro in piena rettitudine, pescivendolo ai mercati nei paesi della valle (leggi anche Emilio, di Livio Pepino). Conosciuto per la sua generosità per il suo altruismo e anche sì per il suo incontenibile naturale bisogno di allearsi con le persone più fragili e aiutarli, in questo caso i migranti. È notizia di giovedì 16 settembre che altri due migranti, afghani hanno rischiato la vita precipitando di notte nel lago artificiale nella diga di Rochemolles (Bardonecchia). Sono riusciti da soli a uscirne si sono trascinati fino a un rifugio, immediatamente soccorsi sono stati portati all’ospedale di Susa, un ragazzo di trentacinque anni è stato successivamente portato al Cto di Torino per emorragia celebrale. È una delle tante storie che ci sono su questi valichi alpini. Una di quelle storie dove Emilio non si sentiva di girarsi dall’altra parte.

Intanto in tutta la valle sono in molti a commentare l’arresto sbalorditi. La richiesta di estradizione richiama facilmente reati pesanti, nomi di malavitosi, mafia, traffici di droga. Da quando la notizia è diventa pubblica sono molti gli avvocati di Torino e non solo che si sono cercati in un tam tam per commentare. “L’estradizione del cittadino italiano verso l’estero è un caso limite perché sia la Costituzione che il codice penale la consentono soltanto se prevista da una convenzione internazionale. Ora il Mae, il Mandato di arresto europeo, sembra consentirlo ma è incredibile che venga utilizzato per reati simili…”.

da qui



martedì 18 febbraio 2020

In carcere per noi - Enrico Peyretti



Turi Vaccaro è un pacifista siciliano autore di gesti esemplari contro la produzione e il commercio di armi sia in Olanda che in Italia, dove è stato spesso presente alle manifestazioni No MUOS in Sicilia e No TAV in Val di Susa. Dal 5 agosto 2018 è detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo inizialmente in esecuzione di una condanna a 11 mesi e 27 giorni di reclusione inflittagli dal Tribunale di Gela per avere violato le recinzioni della base statunitense del MUOS a Niscemi e per averne danneggiato alcune apparecchiature. A tale condanna altre se ne sono aggiunte, l’ultima a sei mesi di reclusione (decorrente dal 1 gennaio 2020) sempre per fatti analoghi. Chi gli ha fatto visita recentemente – da ultimo l’ex moglie Emmie – lo ha trovato estremamente provato per le condizioni di detenzione particolarmente vessatorie. Nonostante ciò Turi – come Nicoletta a Torino – rifiuta di presentare domanda di misure alternative e anche di liberazione anticipata (che gli consentirebbe una congrua riduzione della pena) sostenendo di non avere nulla da chiedere allo Stato. In questi giorni, poi, ha deciso di riprendere lo sciopero della fame in segno di protesta per il mantenimento del MUOS sul territorio nazionale e per il trattamento carcerario a cui è sottoposto e la mancata concessione di ufficio della liberazione anticipata.

Carissimo Turi,
sei in prigione anche per noi, per tutti quanti siamo contrari non solo alla guerra, ma al sistema delle armi, capaci solo di uccidere. Diceva Kant che «gli eserciti permanenti devono col tempo interamente scomparire», perché sono causa di guerra col solo fatto di esistere.
Accetta almeno la vicinanza e la simpatia che ti voglio esprimere. Ci siamo incontrati tante volte, ti ho ascoltato raccontare e cantare, con cordiale sintonia. Ti ho scritto una lettera come questa nel 2005, quando eri in prigione a Breda, in Olanda. Ammiro il tuo coraggio fisico e il significato della tua azione. Quello che hai fatto contro le armi e le installazioni militari strapotenti, capaci di aggredire e di colpire lontanissimo, non è il tipo di azione che io sceglierei di fare, e non ne sarei fisicamente capace. Però voglio testimoniare che, ben più che una violazione di leggi, la tua azione è una simbolica affermazione di valori: il valore della vita e del vivere insieme, contro gli strumenti di morte, pensati e voluti per dare la morte, e usati orribilmente per uccidere. La distruzione delle armi è illegale, ma infinitamente più illegale per la regola suprema della vita e della solidarietà umana è l’esistenza stessa delle armi.
Io credo che giudici giusti e sensibili all’umanità, pur dovendo giudicare l’atto di danneggiamento materiale, debbano altrettanto riconoscere il tuo intento, che è un’affermazione della umanità, della pace, della vita, e perciò un’affermazione di giustizia. Ed è per affermare la giustizia, che i giudici sono posti a giudicare.
Tante volte la giustizia è più grande e più obbligatoria della legge, come hanno mostrato Socrate, Gesù, Thomas More, Thoreau, Gandhi, Badshah Khan, Martin Luther King, Franz Jägerstätter, per dire solo alcuni dei molti obiettori di coscienza nella storia umana.
«Bisogna obbedire a Dio – perciò alla coscienza della fraternità umana – prima che agli uomini», hanno testimoniato con le stesse parole sia Socrate (Apologia, 29d) che gli apostoli (Atti degli Apostoli 5,29). Disobbedire alla legge per migliorarla in nome della giustizia è aiutare la legge a realizzare il suo scopo nella società umana: vivere insieme, non uccidersi l’un l’altro. Ogni gesto e parola contro la guerra è difesa e affermazione della legge dell’umanità.
La guerra è illegale per lo Statuto dell’Onu (art. 51), che è un inizio di costituzione mondiale di pace: nel caso di un’aggressione è la comunità dei popoli che deve provvedere alla sicurezza.
Vorrei aiutarti, nella tua dura prigionia, a sentire serenità per il significato del tuo impegno, che, nel suo particolare modo, fa parte di tutta l’azione, la riflessione, la cultura morale e storica, le tante esperienze di lotte nonviolente, i tanti martiri della pace, che costituiscono il lungo cammino per l’emancipazione dell’umanità dalla schiavitù della guerra sempre ignobile. Non rassegniamoci!
Ti mando, per consolazione e divertimento, una poesia. Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza! Pace, forza, e gioia!
Un fraterno abbraccio, Enrico

Quando passa un aereo da guerra
io lo maledico.
Il pilota no, che fa il mestiere
più infelice del mondo
peggio di ladri e prostitute.
Vorrei che gli nascessero due ali
d’angelo o di gabbiano
e scendesse sorridendo
nel giardino di casa sua
o nel cortile della scuola
per far ridere i bimbi.
Ma l’aereo
scheletro di mostro antidiluviano
che si schianti presto
sulle rocce più brulle del mondo
senza uccidere nemmeno
una lucertola.
E l’ingegnere che l’aveva pensato
si metta a fabbricare caffettiere
macchine da cucire, arnesi da falegname
o, se preferisce, giostre e ottovolanti.
(Luca Sassetti)

Per chi è in carcere ricevere posta è importantissimo. Chi volesse scrivere a Turi l’indirizzo è questo
(sperando che gli consegnino almeno la posta):
TURI VACCARO – Casa Circondariale Pagliarelli – piazza P. Cerulli, 1 -90129 Palermo



giovedì 13 febbraio 2020

Turi Vaccaro in sciopero della fame: «per non essere addomesticati e annichiliti»




Invito a costruire una grande manifestazione per il 14 marzo (*)

L’ex compagna lancia un appello: “In carcere da troppo tempo, liberatelo”. A 67 anni, è il militante che ha più condanne per la sua battaglia contro le antenne Usa a Niscemi
L’incontro tra Emmie (l’ex moglie) e Turi ci chiarifica un po’ sulla situazione che sta vivendo il nostro amico NO TAV imprigionato nel terribile carcere del Pagliarelli di Palermo,un carcere difficile in cui i pestaggi e la violenza da parte delle guardie sono all’ordine del giorno e in cui proprio ultimamente si è suicidato un giovane.
Scopriamo che Turi è stato tenuto i primi 6 mesi in una cella da solo nel reparto psichiatrico dell’infermeria e poi (a seguito di una sua protesta e sciopero della fame) trasferito nel reparto comune di infermeria in cui si trova tuttora.
Dopo un anno e mezzo di carcere, Turi appare a Emmie abbastanza confuso e un po’ rassegnato.
Tanto tempo senza comunicare e vessato da un regime carcerario ottuso rendono difficile lucidità e presa di decisioni.
L’ottusità del sistema repressivo e della prigione con le sue regole idiote e sadiche si mostra una volta di più in tante piccole ma logoranti vessazioni.
Considerano sporchi i suoi vestiti e glieli buttano.
Aveva fatto crescere una piantina, probabilmente da un seme, e gliela buttano.
Lavano la cella con il cloro (TOSSICO) perché ,secondo i criteri igienico-carcerari è sporca, per poi avere sezioni in cui non funziona il riscaldamento.
Al momento della visita vietano l’ingresso alla cugina che viene dall’Olanda, quando avevano dato conferma prima – via mail – del fatto che lei potesse avere un colloquio.
Negano l’ingresso di sandali perché non sono scarpe invernali e di un cappello di lana perché troppo lungo.
A niente serve per Emmie implorare di fargli passare i sandali visto che Turi è a piedi nudi.
Anche a questo sono “utili” le carcerazioni di attiviste e compagne perché portano alla luce (vedi ora Turi e Nicoletta) la mostruosità del regime carcerario in sé, la sua completa inutilità e il sadismo che lo permea totalmente.
Proprio in questi giorni Turi ha deciso di riprendere lo sciopero della fame con tre punti:
– protesta contro il MUOS come apparato bellico sempre più attivo e minaccioso, vera arma di guerra e sofferenza.
– protesta per fare cessare i lavaggi della sua cella con il cloro
– protesta per fare diventare automatico il meccanismo dei 45 giorni di sconto di pena ogni 6 mesi senza l’umiliazione di dover chiedere.
La ripresa della protesta di Turi è un bel segnale di riscossa nei confronti dell’addomesticamento e annichilimento carcerario. Turi infatti si lascia scappare le sue paure sulla possibilità di tornare libero e i timori di essere scarcerato e poi riarrestato per altre condanne.
Lo sciopero della fame arriva in un momento in cui stiamo riprendendo la campagna di solidarietà attiva con lui e con tutte le prigioniere politiche, fra cui Nicoletta, per un’AMNISTIA SOCIALE.
Il primo appuntamento è stato il 4 febbraio davanti al Pagliarelli per poi costruire una grande manifestazione il 14 marzo che ci piacerebbe essere contemporanea ad altre iniziative fra cui auspichiamo quella del movimento NO TAV a Torino per Nicoletta e le altre persone incarcerate
Turi è detenuto nel carcere di Palermo perché ha manifestato contro il MUOS.
Non dimentichiamolo.
Messaggio originale condiviso copiato da Doriana.
«Per quanto riguarda Turi, dire a tutti di continuare a scrivere è una cosa importantissima…».
Chi volesse scrivere l’indirizzo è questo, sperando consegnino almeno la posta:
TURI VACCARO
Casa Circondariale Pagliarelli
piazza P. Cerulli, 1
90129 Palermo



lunedì 13 agosto 2018

Turi Vaccaro arrestato a Niscemi - Salvo Catalano



Attivisti tentano di proteggerlo, preso nelle campagne. Lo storico attivista era tornato in Sicilia per prendere parte al tradizionale campeggio estivo e al corteo di protesta di sabato. Ma su di lui pende un ordine di carcerazione per i fatti del dicembre 2014, quando entrò nella base Usa danneggiando alcune apparecchiature.
L’attivista 65enne Turi Vaccaro è stato arrestato il 4 agosto dalla polizia, al termine di un lungo inseguimento nelle campagne di Niscemi. Deve scontare undici mesi e 27 giorni di reclusione, condanna inflittagli dal Tribunale di Gela per i fatti del dicembre 2014, quando lo storico pacifista aveva oltrepassato la recinzione, colpendo con una pietra alcune apparecchiature necessarie al funzionamento del sistema di telecomunicazioni satellitari. Un’azione non nuova per Vaccaro (**) che, negli anni successivi, è stato protagonista di numerose proteste contro le parabole, su cui si arrampicò nel novembre del 2015 prendendole a martellate e provocando un danno stimato in 800mila dollari.
Gli agenti della Digos e del commissariato di Niscemi hanno atteso l’attivista originario di Marianopoli (in provincia di Caltanissetta) sicuri che sarebbe tornato nel Comune nisseno in occasione del campeggio estivo che il comitato No Muos organizza ogni anno. E così è stato. Già dal 3 agosto Vaccaro ha raggiunto il presidio di contrada Ulmo, nato su un terreno di proprietà del coordinamento lungo la strada che conduce alla base militare. Gli investigatori lo hanno monitorato anche nella giornata di sabato, quando il pacifista ha preso parte al corteo di protesta, durante il quale, secondo la polizia, alcuni attivisti hanno provato a tagliare nuovamente le reti della base. L’indomani, domenica, ultimo giorno di campeggio, i poliziotti hanno deciso di intervenire per eseguire l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Gela.
«Nel primo pomeriggio – racconta Irene, una delle attiviste presenti – al presidio c’era un’atmosfera rilassata, molti stavano andando via, siamo rimasti un centinaio, si suonava e si mangiava. Turi era con noi, ma quando si è avvicinato alla recinzione, la Digos è scattata per fermarlo ed è partito l’inseguimento nelle stradine di campagna». Circa una cinquantina di attivisti ha provato, creando un cordone, a rallentare la corsa dei poliziotti e non sono mancati momenti di tensione. «Turi è riuscito a disperdersi nelle campagne e non lo abbiamo più visto, non sapevamo che fosse stato arrestato» precisa Irene. La ricerca degli agenti ha avuto invece buon fine. Secondo quanto riferito dal commissariato di Niscemi, «il fuggiasco era nascosto in mezzo alla folta vegetazione, a circa un chilometro di distanza dal presidio».
Vaccaro è stato trasferito nel carcere di Gela. E gli attivisti hanno annunciato chegiovedì 9 agosto, alle 15.30 si terrà un presidio di protesta davanti all’istituto penitenziario. Personaggio dal forte carisma nell’universo degli attivisti (a lui è stata anche dedicata una mostra fotografica), già in passato era stato arrestato, perché colpito da misura cautelare: una prima volta posto agli arresti domiciliari nella sede del Comitato No Muos, nel centro di Niscemi, ma evase pochi minuti dopo; il secondo arresto per evasione gli costò un periodo nel carcere di Gela. Negli ultimi tempi, prima dei giorni a Niscemi, sarebbe tornato in Nord Italia dove più volte ha partecipato alle manifestazioni No Tav in Val di Susa.
(**) ne avevamo raccontato qui: Quando il martello di Turi colpì i caccia nucleari
UNA PROPOSTA DELLA “BOTTEGA”
Mentre il mondo ogni giorno marcia verso nuove guerre ovunque e l’Italia precipita in un militarismo tanto aggressivo quanto demente, bisogna essere chiari: Turi ha ragione. Turi indica la strada. Turi va sostenuto in tutti i modi. Qui in “bottega” chiediamo dunque al movimento contro la guerra di prendere una posizione netta: noi ovviamente siamo disponibili a ogni appello, manifestazione e forma di azione nonviolenta (danneggiare impianti militari è nonviolenza) che insieme si deciderà. [db]

lunedì 14 marzo 2016

Turi Vaccaro





NoMuos. Stupido, di un Turi Vaccaro sei finito ancora una volta in carcere... -  Doriana Goracci 

Mentre "la Cassazione ha dichiarato il MUOS pericoloso per la salute", hanno arrestato nuovamente TURI VACCARO 62enne pacifista catanese, al termine di una protesta "No Muos" svoltasi davanti alla base americana. E' accusato di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di un'automobile del commissariato di Gela, perché si era sdraiato sul sedile posteriore dell'auto della polizia e con i piedi aveva sfondato il finestrino dello sportello destro.

Nel dicembre 2009 su AgoraVox scrissi:
«Turi Vaccaro, il “pellegrino di pace”, che noi tutti conosciamo (nel 2005 è stato protagonista in Olanda di una storica azione pacifista in un aeroporto militare della NATO: aveva reso inservibili due aerei da combattimento F16 distruggendone i comandi a martellate…) è penetrato nella parte militare del Dal Molin insieme ad Agnese Priante del gruppo donne del Presidio. Aveva con sé un disegno solare che gli aveva affidato Alice delle Piagge (Firenze) dove era passato di recente percorrendo il suo itinerario di cammino della pace e della nonviolenza (Napoli-Vicenza) durato più di tre mesi e conclusosi a Vicenza domenica 8 novembre. Diceva che lo aveva ricevuto proprio per favorire questa azione. Aveva preparato i semi secondo il sistema dell’agricoltura biologica di Fukuoka (inserimento dei semi in palline di argilla, la stessa del Dal Molin). Li ha seminati insieme alla sua accompagnatrice. Poi sono stati fermati dai carabinieri della SETAF. Ora Turi è nel carcere di S. Pio X».

Giugno 2011: Turi Vaccaro – diventato uomo simbolo della protesta pacifista – viene fermato dalla polizia a Chiomonte mentre va incontro al bulldozer impiegato per abbattere le barricate erette dai No Tav, come a Tienanmen. C’è un’intervista del TG3 dopo la quale Turi Vaccaro ricevette il Foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno per un anno in sette comuni della Val di Susa. La questura motivò il provvedimento con gli episodi di cui Turi si era reso protagonista e che «hanno creato turbativa alla sicurezza pubblica in quei comuni». Il manifestante inoltre è stato denunciato alla Procura della repubblica di Torino per i reati di violazione dei sigilli e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.
Dicembre 2014: «Ha distrutto le barriere e forzato il catenaccio di un box, danneggiato alcune apparecchiature e ha sbandierato uno striscione con scritto “Spade in aratri”. Bloccato dai militari americani, è stato poi consegnato agli agenti del commissariato di Niscemi. Dopo l’interrogatorio è stato posto agli arresti domiciliari presso la sede del coordinamento regionale dei comitati No MUOS a Niscemi».



25 Aprile 2015: Dopo aver percorso oltre 300 km a piedi attraverso la Sicilia, rievocazione della marcia del sale condotta da Gandhi ai tempi della ribellione indiana al dominio inglese, in compagnia del suo amico Maurizio e dell’asinello Calò, e sfidando il timore di essere arrestato a causa del divieto di dimora che pende su di lui, Turi Vaccaro arriva a Niscemi concludendo la sua marcia pacifista. Un gruppo di attivisti gli va incontro percorrendo insieme a lui gli ultimi km prima dell’ingresso in città. Turi parla della camminata per la Sicilia, anticipando la sua volontà di volere entrare dentro il cantiere del Muos per “sterilizzarlo” con i granelli di sale da lui stesso distillati.
E
ra il 6 maggio 2015: dopo aver invaso la base Usa di Niscemi per l’ennesima volta, nonostante la doppia recinzione in filo spinato e tentato invano di arrampicarsi su una delle antenne, Turi Vaccaro, grazie alla mediazione di don Giuseppe Cafà, parroco di Niscemi, decide di scendere dall’albero sul quale ha vissuto arrampicato per 3 giorni e di consegnarsi alla polizia.
11 novembre 2015
: Turi Vaccaro per l’ennesima volta invade la base Usa di Niscemi e si arrampica su una delle tre parabole, considerate strumenti di guerra e di morte.
Su di essa ora campeggia la scritta: NO MUOS NO WAR.

Ciononostante a viva voce chiediamo #TURILIBERO, quel Turi che ha sempre agito da solo, l’attivista del MIR – Movimento internazionale della riconciliazione – che in una base americana in Olanda, nel 2005, passò all’azione diretta nonviolenta per distruggere due aerei militari F-16 il giorno dell’anniversario del bombardamento atomico di Nagasaki: «Turi Vaccaro, pacifista nonché papà olandese, si è introdotto in una base militare in Olanda per sfasciare a bastonate dei caccia bombardieri F16. Si è fatto arrestare per far conoscere al mondo la sua iniziativa… ma la TV italiana non se ne è accorta». Figuriamoci oggi.
(*) ripreso da http://www.agoravox.it; qui in “bottega” un paio di volte si è parlato di Turi Vaccaro: vedi a esempio qui Scor-data: 6 ottobre 2002. Qui invece https://www.youtube.com/watch?v=xfysJO9PC8o&ebc=ANyPxKpnq5xtuna intervista a Turi arrampicato sopra la parabola No Muos (db)

DORIANA GORACCI SI PRESENTA COSI’
Sono una blogger in copy left da circa dieci anni e mi piace impegnarmi appena possibile nel giornalismo partecipativo, usando il cestino come mezzo non per scaricare le notizie inutili ma quelle piccole e preziose e spesso sotto traccia.