Turi Vaccaro, condannato per i suoi atti di
disobbedienza civile contro le strutture del MUOS di Niscemi, il 25 luglio 2022
è uscito di prigione per scontare il resto della sua pena presso la Comunità
delle Piagge a Firenze.
L’accoglienza è frutto del lavoro della comunità di
amici che sempre hanno appoggiato Turi nelle sue lotte nonviolente e ne hanno
seguito le tormentate vicende giudiziarie. Turi è arrivato alle Piagge nel
tardo pomeriggio di oggi.
Turi Vaccaro aveva danneggiato a colpi di martello e
pietre il sistema di difesa satellitare della Marina statunitense durante una manifestazione
contro il Muos a Niscemi. Ricevette per questo una condanna a undici mesi e 27
giorni di reclusione, inflittagli dal tribunale di Gela. Durante la detenzione,
però, gli erano state notificate ulteriori condanne. Era poi stato scarcerato
il 16 aprile 2020 per fine pena anticipata. Poi di nuovo arrestato a Firenze
per un residuo di pena.
Gigi Eusebi lo ha incontrato il 28 agosto scorso e ne
è nata questa intervista.
Emilio e Turi cercano giustizia ma trovano la legge
Nel pomeriggio di giovedì 2 dicembre Turi Vaccaro è stato
arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze. Dicono che deve scontare un
residuo di pena di 5 mesi, più altri due mesi di arresto. Turi è stato
trasferito presso il carcere di Sollicciano.
Nei confronti di Turi, pacifista integrale e conseguente, è
in atto un vero e proprio accanimento; la persecuzione nei suoi confronti è in
atto in ogni parte d’Italia. Oltre tutto Turi è malato ed è reduce da un
ricovero ospedaliero in Sicilia, da cui è uscito molto provato.
Il
Movimento NO MUOS esprime tutta la massima solidarietà al compagno e invita i
movimenti e gli attivisti contro la guerra e contro le sopraffazioni del
capitale a chiedere e lottare per la sua liberazione immediata.
Ancora una volta il pacifista Turi
Vaccaro finisce agli arresti.
Ieri 2 dicembre è stato arrestato dalla polizia ferroviaria di Firenze.
Liberate Turi Vaccaro.
Affermano che deve scontare ancora un residuo di pena di 5 mesi e altri due di
arresto, ancora una volta l’uomo più mite del pianeta è stato condotto in
carcere a Sollicciano.
A chi fa paura Turi? Un uomo
che ha predicato sempre la non violenza contro tutte le
guerre e che ha combattuto contro ogni strumento di guerra come il MUOS
di Niscemi.
Lo ricordo quando girava la Sicilia e l’Italia con il suo
asino, va ancora oggi, pur essendo ammalato, nei luoghi dove si manifesta per
la pace.
Per Turi, cresciuto negli anni settanta, la Pace è quella
vera, quella che si è combattuta a Comiso, a Niscemi, in Veneto contro le basi
Usa portatrice di guerra in molti paesi del pianeta
Da Sigonella a Catania durante le guerre partono aerei,
armi per bombardare vittime innocenti, perché quando si gettano bombe non si
uccidono solo nemici ma soprattutto bambini e donne che quella guerra non
vogliono nemmeno.
Turi dagli occhi dolcissimi, dalla barba incolta, dal
sorriso puro di un fanciullo, ha sempre protestato salendo sul traliccio
del MOUS, senza armi, con l’utilizzo delle sole mani ha tagliato fili spinati e
con la non-violenza ha applicato gli articoli 10 e 11 della Costituzione.
A chi fa paura chi applica l’articolo 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra”?
Sicuramente ai politici che la Costituzione hanno calpestato partecipando a
tutte le guerre che la Nato ha indetto.
Fa paura ai produttori di armi che sono tanti, fa paura a
tutti i governi italiani che le armi le hanno sempre esportate per impinguare
le casse.
Meglio in carcere un Turi Vaccaro o un Emilio Scalzo, militante pacifista #Notav che è stato arrestato a
Bussoleno, ricercato dalla Gendarmerie francese per il suo impegno nel soccorso
ai migranti sulla freddissima via delle Alpi.
No alle patrie galere chi invece nelle piazze la violenza
la usa, e sono belligeranti che distruggono sedi sindacali. Quelli le armi le
usano, le bombe pure. Le stragi in Italia sono state fatte da
rappresentati al Parlamento.
Mentre i pacifisti dopo il G8 sono solo
rappresentanti dai nostri ideali e da nessun altro.
Queste le parole di Nelson
Mandela:
“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”
Al via l’estradizione di Emilio: “tanto noi non ci arrendiamo”
E’ di pochi minuti fa la notizia che Emilio questa mattina sarà estradato
in Francia dove, già oggi, avrà la prima udienza nella quale verrà stabilito se
dovrà rimanere in carcere oppure se potrà accedere alle misure alternative e
quindi essere tradotto agli arresti domiciliari.
Salutiamo Emilio con la promessa che continueremo a sostenerlo, anche se a
dividerci sono quelle stesse montagne sulle quali si è battuto per i diritti
dei migranti, che ogni giorno rischiano la vita per abbracciare un futuro
libero da guerre e miserie.
Lo vogliamo salutare con un video importante, che esprime in pieno il senso
di chi è Emilio e di dove punti il suo sguardo, sempre verso i più deboli.
Emilio che di dignità ne ha da regalare, a differenza di tutte le parole di cui
si riempie la bocca l’intero mondo della politica, non solo italiana, ma anche
europea.
1 minuto e 30 secondi di video, realizzato da Luigi D’Alife, che
ringraziamo per questo scorcio di profondità immensa su Emilio.
Di seguito le parole di Luigi, condivise dal suo profilo:
“Nei giorni scorsi è arrivata la notizia che la cassazione ha confermato la
richiesta di estradizione in Francia per Emilio, in relazione a un iniziativa
sul confine tra Claviere e Monginevro. In questi giorni ho continuato a
ripensarci su, accumulando una grande rabbia per quella che è l’ennesimo
inaccettabile attacco contro la solidarietà messa in campo per sostenere i
migranti in transito sul confine.
Ho continuato a pensarci.
Ho ricordato che Emilio è probabilmente la prima persona che ho incontrato
e intervistato il primo giorno che sono arrivato a Bardonecchia.
Erano le 21:55 del 22 Dicembre 2017. Da quel giorno sono cambiate
moltissime cose.
Eppure le parole di Emilio, nella loro splendida semplicità, restituiscono
al meglio la fantastica persona che è, compagno generoso, sempre presente, che
restituisce valore ad una parola troppe volte utilizzata con leggerezza come
quella di “umanità”.
Non posso che chiudere queste 4 righe con le stesse parole di Emilio”:
“Tanto noi non ci arrendiamo”.
Emilio libero! Libertà per i/le no tav! No all’estradizione!
Non c’è niente che faccia più arrabbiare alcune mogli che
il ritardo dei mariti a pranzo. Erano poco dopo le 12 di mercoledì
15 settembre a Bussoleno, paese di residenza di Emilio Scalzo, Valle di Susa.
La mattinata stava vivendo quel clima tipico settembrino incerto, sospeso fra
“sole nuvole”. E così che diventa anche il tempo di attesa di Marinella,
“sospeso”, con la tavola apparecchiata e il cibo pronto. Dalla stradina l’unico
rumore che arrivava è un flebile miagolio, un gatto,
probabilmente finito in qualche buco, un anfratto non riusciva più ad uscire.
Marinella decide di mettere fine a quel lamento e chiede a Emilio di
intervenire e aiutare l’animale a uscire dalla trappola nella quale si è
cacciato. Non poteva immaginare che in fondo alla strada si stava per aprire
un’altra trappola. Due auto civetta e altre due volanti della polizia lo
stavano aspettando. Ammanettato e caricato su una volante, Emilio sparisce nel
nulla.
Marinella
aspetta, telefona all’avvocato il quale è all’oscuro di tutto. Trascorrono un paio d’ore prima di venire a conoscenza
di un mandato di arresto europeo con richiesta di estradizione in Francia.
L’accusa: aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione per i
migranti al confine fra Claviere e Monginevro. Il giorno dopo, il 16 settembre
la convalida dell’arresto, Emilio viene trasferito al carcere delle Vallette di
Torino. A fine mese, il 29 settembre ci sarà un’altra udienza per decidere
sull’estradizione. La nuova misura cautelare in attesa del
processo in Francia dovrà essere convalidata dalla Corte di Appello. L’avvocato
Danilo Ghia esporrà la situazione del suo assistito (facendo riferimento a
processi in corso ad ottobre, una situazione che si profila di fatto ostativa
per una estradizione).
Marinella
è abituata a tutto, anche vedersi arrivare Emilio senza scarpe perché ha
lasciato le timberland a qualche migrante al quale servivano per tentare
di attraversare il confine. Magari a pieni nudi ma tornava.
Emilio
è molto conosciuto per aver trascorso tutta una vita di lavoro in piena
rettitudine, pescivendolo ai mercati nei paesi della valle (leggi anche Emilio, di Livio Pepino). Conosciuto per la sua
generosità per il suo altruismo e anche sì per il suo incontenibile naturale
bisogno di allearsi con le persone più fragili e aiutarli, in questo caso i
migranti. È notizia di giovedì 16 settembre che altri due
migranti, afghani hanno rischiato la vita
precipitando di notte nel lago artificiale nella diga di Rochemolles
(Bardonecchia). Sono riusciti da soli a uscirne si sono trascinati fino a un
rifugio, immediatamente soccorsi sono stati portati all’ospedale di Susa, un
ragazzo di trentacinque anni è stato successivamente portato al Cto di Torino
per emorragia celebrale. È una delle tante storie che ci sono su questi valichi
alpini. Una di quelle storie dove Emilio non si sentiva di girarsi dall’altra
parte.
Intanto
in tutta la valle sono in molti a commentare l’arresto sbalorditi. La richiesta
di estradizione richiama facilmente reati pesanti, nomi di malavitosi, mafia,
traffici di droga. Da quando la notizia è diventa pubblica sono molti gli
avvocati di Torino e non solo che si sono cercati in un tam tam per commentare.
“L’estradizione del cittadino italiano verso l’estero è un caso limite perché
sia la Costituzione che il codice penale la consentono soltanto se prevista da
una convenzione internazionale. Ora il Mae, il Mandato di arresto
europeo, sembra consentirlo ma è incredibile che venga utilizzato per reati
simili…”.
Turi Vaccaro è un pacifista siciliano autore di gesti esemplari contro la
produzione e il commercio di armi sia in Olanda che in Italia, dove è stato
spesso presente alle manifestazioni No MUOS in Sicilia e No TAV in Val di Susa.
Dal 5 agosto 2018 è detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo inizialmente in
esecuzione di una condanna a 11 mesi e 27 giorni di reclusione inflittagli dal
Tribunale di Gela per avere violato le recinzioni della base statunitense del
MUOS a Niscemi e per averne danneggiato alcune apparecchiature. A tale condanna
altre se ne sono aggiunte, l’ultima a sei mesi di reclusione (decorrente dal 1
gennaio 2020) sempre per fatti analoghi. Chi gli ha fatto visita recentemente –
da ultimo l’ex moglie Emmie – lo ha trovato estremamente provato per le
condizioni di detenzione particolarmente vessatorie. Nonostante ciò Turi – come
Nicoletta a Torino – rifiuta di presentare domanda di misure alternative e
anche di liberazione anticipata (che gli consentirebbe una congrua riduzione
della pena) sostenendo di non avere nulla da chiedere allo Stato. In questi
giorni, poi, ha deciso di riprendere lo sciopero della fame in segno di
protesta per il mantenimento del MUOS sul territorio nazionale e per il
trattamento carcerario a cui è sottoposto e la mancata concessione di ufficio
della liberazione anticipata.
Carissimo Turi,
sei in prigione anche per noi, per tutti quanti siamo contrari non
solo alla guerra, ma al sistema delle armi, capaci solo di uccidere. Diceva
Kant che «gli eserciti permanenti devono col tempo interamente scomparire»,
perché sono causa di guerra col solo fatto di esistere.
Accetta almeno la vicinanza e la simpatia che ti voglio esprimere. Ci siamo
incontrati tante volte, ti ho ascoltato raccontare e cantare, con cordiale
sintonia. Ti ho scritto una lettera come questa nel 2005, quando eri in
prigione a Breda, in Olanda. Ammiro il tuo coraggio fisico e
il significato della tua azione. Quello che hai fatto contro le armi e le
installazioni militari strapotenti, capaci di aggredire e di colpire
lontanissimo, non è il tipo di azione che io sceglierei di fare, e non ne sarei
fisicamente capace. Però voglio testimoniare che, ben più che una violazione di
leggi, la tua azione è una simbolica affermazione di valori: il valore
della vita e del vivere insieme, contro gli strumenti di morte, pensati e
voluti per dare la morte, e usati orribilmente per uccidere. La distruzione
delle armi è illegale, ma infinitamente più illegale per la regola suprema
della vita e della solidarietà umana è l’esistenza stessa delle armi.
Io credo che giudici giusti e sensibili all’umanità, pur dovendo giudicare
l’atto di danneggiamento materiale, debbano altrettanto riconoscere il tuo
intento, che è un’affermazione della umanità, della pace, della vita, e perciò
un’affermazione di giustizia. Ed è per affermare la giustizia, che i giudici
sono posti a giudicare.
Tante volte la giustizia è più grande e più obbligatoria della legge, come hanno
mostrato Socrate, Gesù, Thomas More, Thoreau, Gandhi, Badshah Khan, Martin
Luther King, Franz Jägerstätter, per dire solo alcuni dei molti obiettori di
coscienza nella storia umana.
«Bisogna obbedire a Dio – perciò alla coscienza della fraternità umana –
prima che agli uomini», hanno testimoniato con le stesse parole sia Socrate (Apologia,
29d) che gli apostoli (Atti degli Apostoli 5,29). Disobbedire alla
legge per migliorarla in nome della giustizia è aiutare la legge a realizzare il
suo scopo nella società umana: vivere insieme, non uccidersi l’un
l’altro. Ogni gesto e parola contro la guerra è difesa e affermazione
della legge dell’umanità.
La guerra è illegale per lo Statuto dell’Onu (art. 51), che è un inizio di
costituzione mondiale di pace: nel caso di un’aggressione è la comunità dei
popoli che deve provvedere alla sicurezza.
Vorrei aiutarti, nella tua dura prigionia, a sentire serenità per il
significato del tuo impegno, che, nel suo particolare modo, fa parte di tutta
l’azione, la riflessione, la cultura morale e storica, le tante esperienze di
lotte nonviolente, i tanti martiri della pace, che costituiscono il lungo
cammino per l’emancipazione dell’umanità dalla schiavitù della guerra sempre
ignobile. Non rassegniamoci!
Ti mando, per consolazione e divertimento, una poesia. Buona salute, buon
coraggio, buona resistenza, buona speranza! Pace, forza, e gioia!
Un fraterno abbraccio, Enrico
Quando passa un aereo da guerra
io lo maledico.
Il pilota no, che fa il mestiere
più infelice del mondo
peggio di ladri e prostitute.
Vorrei che gli nascessero due ali
d’angelo o di gabbiano
e scendesse sorridendo
nel giardino di casa sua
o nel cortile della scuola
per far ridere i bimbi.
Ma l’aereo
scheletro di mostro antidiluviano
che si schianti presto
sulle rocce più brulle del mondo
senza uccidere nemmeno
una lucertola.
E l’ingegnere che l’aveva pensato
si metta a fabbricare caffettiere
macchine da cucire, arnesi da falegname
o, se preferisce, giostre e ottovolanti.
(Luca Sassetti)
Per chi è in carcere ricevere posta è importantissimo. Chi volesse scrivere
a Turi l’indirizzo è questo
(sperando che gli consegnino almeno la posta):
TURI VACCARO – Casa Circondariale Pagliarelli – piazza P. Cerulli, 1 -90129
Palermo
Invito a costruire una grande manifestazione per il 14 marzo (*)
L’ex compagna lancia un appello: “In carcere da troppo tempo,
liberatelo”. A 67 anni, è il militante che ha più condanne per la sua battaglia
contro le antenne Usa a Niscemi
L’incontro tra Emmie (l’ex moglie) e Turi ci
chiarifica un po’ sulla situazione che sta vivendo il nostro amico NO TAV
imprigionato nel terribile carcere del Pagliarelli di Palermo,un carcere
difficile in cui i pestaggi e la violenza da parte delle guardie sono all’ordine
del giorno e in cui proprio ultimamente si è suicidato un giovane.
Scopriamo che Turi è stato tenuto i primi 6
mesi in una cella da solo nel reparto psichiatrico dell’infermeria e poi (a
seguito di una sua protesta e sciopero della fame) trasferito nel reparto
comune di infermeria in cui si trova tuttora.
Dopo un anno e mezzo di carcere, Turi appare a
Emmie abbastanza confuso e un po’ rassegnato.
Tanto tempo senza comunicare e vessato da un
regime carcerario ottuso rendono difficile lucidità e presa di decisioni.
L’ottusità del sistema repressivo e della
prigione con le sue regole idiote e sadiche si mostra una volta di più in tante
piccole ma logoranti vessazioni.
Considerano sporchi i suoi vestiti e glieli
buttano.
Aveva fatto crescere una piantina,
probabilmente da un seme, e gliela buttano.
Lavano la cella con il cloro (TOSSICO) perché
,secondo i criteri igienico-carcerari è sporca, per poi avere sezioni in cui
non funziona il riscaldamento.
Al momento della visita vietano l’ingresso
alla cugina che viene dall’Olanda, quando avevano dato conferma prima – via
mail – del fatto che lei potesse avere un colloquio.
Negano l’ingresso di sandali perché non sono
scarpe invernali e di un cappello di lana perché troppo lungo.
A niente serve per Emmie implorare di fargli
passare i sandali visto che Turi è a piedi nudi.
Anche a questo sono “utili” le carcerazioni di
attiviste e compagne perché portano
alla luce (vedi ora Turi e Nicoletta) la mostruosità del regime carcerario in
sé, la sua completa inutilità e il sadismo che lo permea totalmente.
Proprio in questi giorni Turi ha deciso di
riprendere lo sciopero della fame con tre punti:
– protesta contro il MUOS come apparato
bellico sempre più attivo e minaccioso, vera arma di guerra e sofferenza.
– protesta per fare cessare i lavaggi della
sua cella con il cloro
– protesta per fare diventare automatico il
meccanismo dei 45 giorni di sconto di pena ogni 6 mesi senza l’umiliazione di
dover chiedere.
La ripresa della protesta di Turi è un bel
segnale di riscossa nei confronti dell’addomesticamento e annichilimento
carcerario. Turi infatti si lascia scappare le sue paure sulla possibilità di
tornare libero e i timori di essere scarcerato e poi riarrestato per altre
condanne.
Lo sciopero della fame arriva in un momento in
cui stiamo riprendendo la campagna di solidarietà attiva con lui e con tutte le
prigioniere politiche, fra cui Nicoletta, per un’AMNISTIA SOCIALE.
Il primo appuntamento è stato il 4 febbraio
davanti al Pagliarelli per poi costruire
una grande manifestazione il 14 marzo che ci piacerebbe essere
contemporanea ad altre iniziative fra cui auspichiamo quella del movimento NO
TAV a Torino per Nicoletta e le altre persone incarcerate
Turi è detenuto nel carcere di Palermo perché
ha manifestato contro il MUOS.
Non dimentichiamolo.
Messaggio originale condiviso
copiato da Doriana.
«Per quanto riguarda Turi, dire
a tutti di continuare a scrivere è una cosa importantissima…».
Chi volesse scrivere l’indirizzo è questo,
sperando consegnino almeno la posta:
Attivisti tentano di proteggerlo, preso nelle campagne. Lo storico attivista
era tornato in Sicilia per prendere parte al tradizionale campeggio estivo e al
corteo di protesta di sabato. Ma su di lui pende un ordine di carcerazione per
i fatti del dicembre 2014, quando entrò nella base Usa danneggiando alcune
apparecchiature.
L’attivista
65enne Turi Vaccaro è stato arrestato il 4 agosto dalla polizia, al termine di
un lungo inseguimento nelle campagne di
Niscemi. Deve scontare undici mesi e 27 giorni di reclusione, condanna
inflittagli dal Tribunale di Gela per i fatti del dicembre 2014, quando lo
storico pacifista aveva oltrepassato la recinzione, colpendo con una
pietra alcune apparecchiature necessarie al funzionamento del sistema di
telecomunicazioni satellitari. Un’azione non nuova per Vaccaro (**) che, negli
anni successivi, è stato protagonista di numerose proteste contro le
parabole, su cui si
arrampicò nel novembre del 2015 prendendole a martellate e provocando un danno
stimato in 800mila dollari.
Gli agenti della
Digos e del commissariato di Niscemi hanno atteso l’attivista originario di
Marianopoli (in provincia di Caltanissetta) sicuri che
sarebbe tornato nel Comune nisseno in occasione del campeggio estivo che
il comitato No Muos organizza ogni anno. E così è stato. Già dal 3 agosto
Vaccaro ha raggiunto il presidio di contrada Ulmo, nato su un terreno di
proprietà del coordinamento lungo la strada che conduce alla base militare. Gli
investigatori lo hanno monitorato anche nella giornata di sabato, quando il
pacifista ha preso parte al corteo di protesta, durante il quale,
secondo la polizia, alcuni attivisti hanno provato a tagliare nuovamente le
reti della base. L’indomani, domenica, ultimo giorno di campeggio, i poliziotti
hanno deciso di intervenire per eseguire l’ordine di carcerazione emesso dalla
Procura di Gela.
«Nel primo
pomeriggio – racconta Irene, una delle
attiviste presenti – al presidio c’era un’atmosfera rilassata, molti stavano
andando via, siamo rimasti un centinaio, si suonava e si mangiava. Turi
era con noi, ma quando si è avvicinato alla recinzione, la Digos è scattata per
fermarlo ed è partito l’inseguimento nelle stradine di campagna». Circa una
cinquantina di attivisti ha provato, creando un cordone, a rallentare la corsa
dei poliziotti e non sono mancati momenti di tensione. «Turi è riuscito a
disperdersi nelle campagne e non lo abbiamo più visto, non sapevamo che
fosse stato arrestato» precisa Irene. La ricerca degli agenti ha avuto invece
buon fine. Secondo quanto riferito dal commissariato di Niscemi, «il fuggiasco
era nascosto in mezzo alla folta vegetazione, a circa un chilometro di distanza
dal presidio».
Vaccaro è
stato trasferito nel carcere di Gela. E gli attivisti
hanno annunciato chegiovedì 9 agosto, alle 15.30 si terrà un presidio di
protesta davanti all’istituto penitenziario. Personaggio dal forte carisma
nell’universo degli attivisti (a lui è stata
anche dedicata una mostra fotografica), già in passato era stato
arrestato, perché colpito da misura cautelare: una prima volta posto agli
arresti domiciliari nella sede del Comitato No Muos, nel centro di Niscemi, ma
evase pochi minuti dopo; il secondo arresto per evasione gli costò un periodo
nel carcere di Gela. Negli ultimi tempi, prima dei giorni a Niscemi, sarebbe
tornato in Nord Italia dove più volte ha partecipato alle manifestazioni No Tav
in Val di Susa.
Mentre il mondo
ogni giorno marcia verso nuove guerre ovunque e l’Italia precipita in un
militarismo tanto aggressivo quanto demente, bisogna essere chiari: Turi ha
ragione. Turi indica la strada. Turi va sostenuto in tutti i modi. Qui in
“bottega” chiediamo dunque al movimento contro la guerra di prendere una
posizione netta: noi ovviamente siamo disponibili a ogni appello,
manifestazione e forma di azione nonviolenta (danneggiare impianti militari è
nonviolenza) che insieme si deciderà. [db]
NoMuos. Stupido, di un Turi Vaccaro sei finito ancora una volta in carcere... - Doriana Goracci
Mentre "la Cassazione ha dichiarato il MUOS pericoloso per la salute", hanno arrestato nuovamente TURI VACCARO 62enne pacifista catanese, al termine di una protesta "No Muos" svoltasi davanti alla base americana. E' accusato di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di un'automobile del commissariato di Gela, perché si era sdraiato sul sedile posteriore dell'auto della polizia e con i piedi aveva sfondato il finestrino dello sportello destro. Nel dicembre 2009 su AgoraVoxscrissi:
«Turi Vaccaro, il “pellegrino
di pace”, che noi tutti conosciamo (nel 2005 è stato protagonista in Olanda di
una storica azione pacifista in un aeroporto militare della NATO: aveva reso
inservibili due aerei da combattimento F16 distruggendone i comandi a martellate…)
è penetrato nella parte militare delDal Molininsieme ad Agnese Priante del
gruppo donne del Presidio. Aveva con sé un disegno solare che gli aveva
affidato Alice delle Piagge (Firenze) dove era passato di recente percorrendo
il suo itinerario di cammino della pace e della nonviolenza (Napoli-Vicenza)
durato più di tre mesi e conclusosi a Vicenza domenica 8 novembre. Diceva che
lo aveva ricevuto proprio per favorire questa azione. Aveva preparato i semi
secondo il sistema dell’agricoltura biologica di Fukuoka (inserimento dei semi
in palline di argilla, la stessa del Dal Molin). Li ha seminati insieme alla
sua accompagnatrice. Poi sono stati fermati dai carabinieri della SETAF. Ora
Turi è nel carcere di S. Pio X».
Giugno 2011:Turi Vaccaro– diventato uomo simbolo della protesta pacifista – viene fermato
dalla polizia a Chiomonte mentre va incontro al bulldozer impiegato per
abbattere le barricate erette dai No Tav, come a Tienanmen. C’è un’intervista del TG3dopo la quale Turi Vaccaro ricevette il Foglio di via obbligatorio
con divieto di ritorno per un anno in sette comuni della Val di Susa. La
questura motivò il provvedimento con gli episodi di cui Turi si era reso protagonista
e che «hanno creato turbativa alla sicurezza pubblica in quei comuni». Il
manifestante inoltre è stato denunciato alla Procura della repubblica di Torino
per i reati di violazione dei sigilli e inosservanza dei provvedimenti
dell’Autorità.
Dicembre 2014: «Ha distrutto le barriere e
forzato il catenaccio di un box, danneggiato alcune apparecchiature e ha
sbandierato uno striscione con scritto “Spade in aratri”. Bloccato dai militari
americani, è stato poi consegnato agli agenti del commissariato di Niscemi.
Dopo l’interrogatorio è stato posto agli arresti domiciliari presso la sede del
coordinamento regionale dei comitati No MUOS a Niscemi».
25 Aprile 2015: Dopo aver percorso oltre 300
km a piedi attraverso la Sicilia, rievocazione della marcia del sale condotta
da Gandhi ai tempi della ribellione indiana al dominio inglese, in compagnia
del suo amico Maurizio e dell’asinello Calò, e sfidando il timore di essere
arrestato a causa del divieto di dimora che pende su di lui, Turi Vaccaro
arriva a Niscemi concludendo la sua marcia pacifista. Un gruppo di attivisti
gli va incontro percorrendo insieme a lui gli ultimi km prima dell’ingresso in
città. Turi parla della camminata per la Sicilia, anticipando la sua volontà di
volere entrare dentro il cantiere del Muos per “sterilizzarlo” con i granelli
di sale da lui stesso distillati.
E
ra il6 maggio 2015: dopo aver invaso la base Usa
di Niscemi per l’ennesima volta, nonostante la doppia recinzione in filo
spinato e tentato invano di arrampicarsi su una delle antenne, Turi Vaccaro,
grazie alla mediazione di don Giuseppe Cafà, parroco di Niscemi, decide di
scendere dall’albero sul quale ha vissuto arrampicato per 3 giorni e di
consegnarsi alla polizia. 11 novembre 2015: Turi Vaccaro per l’ennesima
volta invade la base Usa di Niscemi e si arrampica su una delle tre parabole,
considerate strumenti di guerra e di morte.
Su di essa ora campeggia la scritta: NO MUOS NO WAR.
Ciononostante a viva voce chiediamo #TURILIBERO, quel Turi che ha sempre agito
da solo, l’attivista del MIR – Movimento internazionale della riconciliazione –
che in una base americana in Olanda, nel 2005, passò all’azione diretta
nonviolenta per distruggere due aerei militari F-16 il giorno dell’anniversario
del bombardamento atomico di Nagasaki: «Turi Vaccaro, pacifista nonché papà
olandese, si è introdotto in una base militare in Olanda per sfasciare a
bastonate dei caccia bombardieri F16. Si è fatto arrestare per far conoscere al
mondo la sua iniziativa… ma la TV italiana non se ne è accorta». Figuriamoci
oggi.
Sono una blogger in copy left da circa dieci
anni e mi piace impegnarmi appena possibile nel giornalismo partecipativo,
usando il cestino come mezzo non per scaricare le notizie inutili ma quelle
piccole e preziose e spesso sotto traccia.