La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
martedì 14 dicembre 2021
lunedì 13 dicembre 2021
ironie della tragedia chiamata storia – Enrico Euli
Lo stato di
Israele è da sempre testimonianza diretta dell'inversione ironica (e tragica)
della storia: le vittime dell'olocausto nazista rivoltate in carnefici nazisti
di palestinesi e arabi, come se avessero imparato ed incarnato pienamente la
lezione del male ricevuto.
Oggi
l'israelizzazione del mondo procede ad ampi passi: e non solo attraverso la
politica dei muri e dell'apartheid interno e verso lo straniero, ma anche sulla
politica sanitaria antipandemica; Israele è sempre all'avanguardia, anche lì:
quando noi siamo alla seconda dose, loro sono già alla terza.
E quando
saremo alla terza, loro saranno alla quarta. E quando vaccineremo i bambini tra
i 5 e i 12 anni, loro staranno già procedendo a vaccinare quelli sotto i 5.
Ma,
nonostante questo, il primo caso di Omicron fuori dal Sudafrica si è svelato
proprio in Israele.
Noi, al
seguito. O sulle loro spalle, come nani nazi-apprendisti.
Si parla
tanto dei no-vax ribelli, accusati come untori pestiferi che starebbero alla
base delle nuove ondate, colpevoli di proseguire a contagiare il mondo.
Ce la si
prende con persone, piccoli gruppi, minimi artigiani del dissenso.
Ma perché
non ci si rivolge con la stessa rabbia e decisione contro i no-vax su scala
industriale?
Perchè i
no-vax più pericolosi sono proprio le aziende farmaceutiche e gli stati ricchi:
quelli che negano il vaccino ai poveri del mondo, a chi non può pagare i
brevetti, a chi non ha le strutture e le risorse per vaccinare i suoi
cittadini.
Quelle
stesse aziende e quegli stessi stati che continuano, miopi ed egoisti come solo
i capitalisti sanno essere, continuano ossessivamente a vaccinare noi con tre o
quattro dosi (visto che possiamo produrle, pagarle e quindi iniettarle) e non
permettono ad altri di farlo.
Con la
conseguenza di nuove ondate (che non dipendono quindi dai piccoli, ma dai
grandi no-vax).
Mario Monti,
come sempre, sa cosa si muove in alto.
Ed lui
prevede e precede, da buon liberal lungimirante, quel che sta avvenendo ed
avverrà: la fine della democrazia, anche della sua parvenza più illusoria: la
libertà di stampa e di informazione.
Ascoltate il
suo intervento a La Sette (qui ).
In guerra
come siamo, anticipa sagacemente, l'informazione va centellinata e controllata.
La sua
proposta è apertamente, sdoganatamente fascista, da vero e proprio Ministero
della Propaganda.
Lui sa dove
stiamo finendo. E già vede e provvede.
Come non
condividere il suo appello a smetterla di blaterare del covid 24 ore su 24,
vera e propria tecnica di intimidazione ed estenuante arma di distrazione di
massa?
Ma quando i
giornalisti la smetteranno di blaterare senza senno e senso, imboccati come ora
dalle veline di stato e da un conformismo autocensurante in cui il pensiero si
è assentato da tempo, chi arriverà ad informarci?
Solo
assennati burocrati di regime dalle loro razionalissime scrivanie.
E se loro
non basteranno, mistiche adunate online e ben vibrati manganelli mediatici.
giovedì 9 dicembre 2021
aspettando il vaccino cubano
POTERE AL
POPOLO A CUBA PER IL VACCINO SOBERANA! - Giuliano Granato
Il 16
novembre è iniziato lo studio clinico in collaborazione tra l’Istituto di
Ricerca cubano Finlay e il Policlinico torinese Amedeo di Savoia sul vaccino
Soberana plus.
Siamo orgogliosi di essere presenti con una delegazione di Potere al Popolo a
uno studio che può avere risvolti decisivi nella lotta globale alla pandemia.
La ricerca – organizzata e seguita passo passo dai medici e ricercatori cubani
e internazionali – permetterà di quantificare l’efficacia di Soberana plus come
terza dose in chi ha effettuato le prime due con vaccini prodotti dalle
multinazionali del farmaco (Pfizer, Moderna, Johnson).
Se l’efficacia di Soberana fosse confermata, ciò significherebbe che il vaccino
cubano, più economico e facile da produrre, potrebbe essere utilizzato anche
nei paesi occidentali come terza dose ma soprattutto sarebbe un’opzione per le
decine di milioni di persone di paesi poveri o privi di aziende farmaceutiche
che aspettano ancora la prime dosi o hanno necessità di effettuare il richiamo.
Un vaccino, ricordiamolo, pubblico e non prodotto dalle multinazionali, da cui
nessuno trae lucro.
Quasi due anni fa i medici cubani sbarcavano nel nord Italia per fronteggiare
lo scoppio del covid praticamente a mani nude, dando un supporto enorme. Oggi –
in microscopica parte – siamo felici di poter ricambiare.
Viva la solidarietà e la cooperazione tra i popoli!
MA CHE COS’È QUESTO SOBERANA PLUS E COME FUNZIONA?
FACCIAMO CHIAREZZA!
*di Giuliano
Granato, portavoce nazionale Potere al Popolo!
In tante e
tanti mi state scrivendo per chiedere più informazioni sul Soberana Plus, il
vaccino che mi è stato somministrato a L’Avana come booster/terza dose, pensato
per soggetti convalescenti dal virus o cui è stato già somministrato un altro
vaccino anti-Covid-Sars2.
Ho quindi riassunto alcuni punti:
1. CHE VACCINO È? Il Soberana è un vaccino proteico,
differentemente da Pfizer o Moderna, che invece usano tecnologia mRNA.
Semplificando, significa che a Cuba si usa una tecnologia tradizionale che
permette di somministrare un pezzettino del virus – la cosiddetta “spike” – nel
soggetto da vaccinare che così produce gli anticorpi necessari. I vaccini mRNA,
invece, forniscono le “istruzioni”, l’organismo le apprende e alza la barriera
di anticorpi.
2. EFFICACIA: Gli studi condotti finora dalle istituzioni cubane – e
oggi anche da quelle italiane (Ospedale Amedeo di Savoia di Torino) –
dimostrano che il Soberana Plus è un vaccino assolutamente efficace. Costruisce
un altissimo muro di anticorpi, tanto in chi era già stato contagiato
precedentemente, quanto in chi ha ricevuto altri vaccini.
3. EFFICACIA BIS: Per di più, il Soberana Plus è efficace anche contro
le varianti Beta e Delta, la prima estremamente aggressiva e la seconda che
ormai è la forma principale con cui si presenta il virus.
4. COSTI, PRODUZIONE, STOCCAGGIO: Il Soberana Plus all’enorme
efficacia aggiunge costi di produzione molto bassi: vuol dire che
potenzialmente il vaccino può essere prodotto in ogni angolo del pianeta, anche
in quei Paesi la cui spesa procapite in sanità è inferiore ai 20$ l’anno, cioè
meno di quanto Pfizer chiede per la vendita di una sola dose del “suo” vaccino.
Non solo: Soberana non presenta problemi o condizioni particolari per lo
stoccaggio, il che evita di dover disporre di tecnologie avanzate per trasporto
e immagazzinamento del vaccino.
5. EFFETTI COLLATERALI: Dall’osservazione condotta finora sui
soggetti cui è stato somministrato il Soberana Plus viene fuori che ha effetti
collaterali quasi nulli. Solo meno dell’1% soffre di febbre, arrossamento della
zona dell’iniezione, malessere generale, eritemi. Per la stragrande maggioranza
della popolazione, invece, nessun effetto avverso. Al massimo un piccolo dolorino
nel punto della puntura.
6. VACCINO PUBBLICO AL 100%: E questo che c’entra? C’entra e non
solo per motivi ideologici. Il fatto che una piccola isola, povera e sotto
“bloqueo” da più di 60 anni, riesca in tempi brevissimi a sviluppare 3 vaccini
e due candidati vaccinali, dimostra che si può fare, che se siamo in balia di
Big Pharma è perché le nostre classi dominanti ci hanno consegnati mani e piedi
alle multinazionali del farmaco e non perché non esisteva alternativa. Un serio
progetto politico che voglia mettere al centro il bisogno forse più universale
che ci sia – quello alla salute – non può prescindere da enti e istituti di
ricerca biotecnologica pubblici al 100%.
Non dover essere soggetti alle esigenze di bilancio di qualche azienda e non
dover elemosinare la caritatevole cessione di alcuni milioni di dosi per
immunizzare milioni di persone sarebbe un salto civiltà di grande importanza.
7. COOPERAZIONE VS.. COMPETIZIONE: Lo studio clinico cui ho preso
parte insieme a 35 cittadine/i italiane/i è una prova straordinaria del fatto
che la cooperazione batte la competizione senza che ci sia partita.
È dalla messa in comune di conoscenze, tecnologie, possibili risposte, che
l’umanità trae giovamento. Non certo dalle guerre tra Stati, dalle multinazionali
che cercano di farsi le scarpe per sottrarsi l’un l’altra fette di mercato.
Un sistema internazionale fondato sulla cooperazione è un sistema che fa più
bene ai nostri popoli. E se la cooperazione fosse la regola ne guadagneremmo
quasi tutti. Eccetto quei pochi che sulla concorrenza lucrano a danno dei
molti.
La speranza del
vaccino cubano - Branko
Marcetic
Mentre la diffusione delle varianti del
Covid dimostra il fallimento della cura affidata ai meccanismi di mercato, il
sistema pubblico di Cuba ha realizzato il proprio farmaco. Che ha già
immunizzato milioni di persone
Gran parte della copertura dei media su Cuba la scorsa settimana si è
concentrata su proteste anti-governative che non hanno avuto luogo. Nessuno ha
parlato di una cosa che riveste importanza globale potenzialmente maggiore: la
campagna vaccinale.
Dopo dodici mesi terribili, nel corso dei quali una riapertura troppo
frettolosa aveva provocato l’aumento della pandemia, il picco di decessi e il
paese di nuovo paralizzato dal lockdown, un programma di vaccinazione riuscito
ha cambiato il segno alla pandemia. Cuba è ora non solo uno dei pochi paesi a
basso reddito ad aver vaccinato la maggioranza della sua popolazione, ma
l’unico ad averlo fatto con un vaccino che ha sviluppato per conto proprio.
Questa vicenda suggerisce un percorso avanzato per il cosiddetto mondo in
via di sviluppo che continua a lottare con la pandemia di fronte all’apartheid
vaccinale guidato dalle aziende e più in generale fa comprendere cosa è
possibile fare quando la scienza medica si sgancia dal profitto privato.
La scelta più sicura
Secondo la Johns Hopkins University, al momento in cui scriviamo, Cuba ha
vaccinato completamente il 78% della sua popolazione, posizionandosi al nono
posto nel mondo, sopra paesi ricchi come Danimarca, Cina e Australia (gli Stati
uniti, con poco meno di 60% della popolazione vaccinata, si trovano al
cinquantaseiesimo posto). L’inversione di tendenza dall’inizio della campagna
di vaccinazione a maggio ha risollevato le sorti del paese di fronte al doppio
shock della pandemia e all’intensificarsi del blocco degli Stati uniti.
Dopo un picco di quasi diecimila infezioni e quasi cento morti al giorno,
entrambe le cifre sono precipitate. Con il 100% del paese che ha assunto almeno
una dose di vaccino prima della fine del mese scorso, il 15 novembre il paese ha
riaperto i suoi confini al turismo, settore che costituisce circa un decimo
della sua economia, e ha riaperto le scuole. Ciò rende Cuba un’eccezione tra i
paesi a basso reddito, che hanno vaccinato solo il 2,8% della popolazione. Ciò
è dovuto in gran parte al fatto che il mondo cosiddetto sviluppato continua ad
accumulare dosi di vaccino e la gelosa tutela dei monopoli dei brevetti
impedisce ai paesi più poveri di sviluppare versioni generiche dei vaccini
prodotti in primo luogo attraverso finanziamenti pubblici.
La chiave è stata la decisione di Cuba di sviluppare i propri vaccini, due
dei quali – Abdala, che prende il nome da una poesia scritta da un eroe
dell’indipendenza, e Soberana 2 – hanno finalmente ricevuto l’approvazione
normativa ufficiale a luglio e agosto. Nelle parole di Vicente Vérez Bencomo,
direttore del Finlay Vaccine Institute riconosciuto a livello internazionale,
il paese stava «scommettendo sul sicuro» avendo deciso di prendersi il tempo
necessario a produrre il suo vaccino. In questo modo, avrebbe evitato la
dipendenza da alleati più grandi come Russia e Cina e aggiunto una nuova
esportazione commerciale in un momento di difficoltà economica.
Questi sforzi sono già in corso. Il Vietnam, che ha solo il 39% della
popolazione vaccinata, ha firmato un accordo per acquistare 5 milioni di dosi
di vaccino, e Cuba recentemente ne ha spedite più di 1 milione al suo alleato
comunista, 150 mila delle quali sono state donate. Anche il Venezuela (32% di
vaccinati) ha accettato di acquistare 12 milioni di dollari del vaccino a tre
dosi e ha già iniziato a somministrarlo, mentre Iran (51%) e Nigeria (1,6%)
hanno concordato di collaborare con il paese per sviluppare i propri vaccini.
La Siria (4,2%) ha recentemente discusso con funzionari cubani la stessa
prospettiva.
I due vaccini fanno parte di una suite di cinque vaccini Covid che Cuba sta
sviluppando. Ciò include un vaccino somministrato per via nasale che è passato
alla Fase II degli studi clinici, uno dei cinque vaccini in tutto il mondo che
hanno un’applicazione nasale. Secondo uno dei suoi migliori scienziati potrebbe
essere particolarmente utile se dimostrerà di essere sicuro ed efficace, dato
l’ingresso del virus attraverso la cavità nasale. Prevede anche un richiamo
appositamente progettato per funzionare su coloro che sono già stati inoculati
con altri vaccini e recentemente è stato sperimentato su turisti italiani. Da
settembre, Cuba è in procinto di ottenere l’approvazione dell’Organizzazione
mondiale della sanità per i suoi vaccini, il che aprirebbe la porta ad adozioni
diffuse.
Un vaccino diverso
Sono diversi gli aspetti che rendono i vaccini cubani unici oltre al loro
paese di origine, secondo Helen Yaffe, docente di storia economica e sociale
presso l’Università di Glasgow. Al centro c’è la decisione di Cuba di
perseguire un vaccino proteico più tradizionale piuttosto che la più
sperimentale tecnologia mRNA utilizzata per i vaccini Covid con cui abbiamo
acquisito familiarità, che era in sviluppo da decenni prima che l’inizio della
pandemia accelerasse tutto.
Per questo motivo, il vaccino di Cuba può essere conservato in frigorifero
o anche a temperatura ambiente, al contrario delle temperature subpolari a cui
deve essere conservato il vaccino Pfizer o delle temperature del congelatore
richieste dal vaccino di Moderna. «Nel Sud del mondo, dove enormi quantità di
popolazione non hanno accesso all’elettricità, è l’ennesimo ostacolo
tecnologico», afferma Yaffe.
La tecnologia dell’mRNA, che non è mai stata utilizzata sui bambini prima,
ha comportato un ritardo tra la vaccinazione degli adulti e quella dei bambini
nel mondo sviluppato – i vaccini per i bambini sotto i cinque anni sono ancora
in fase di sviluppo – mentre Cuba fin dall’inizio ha mirato a creare un vaccino
che i bambini potessero prendere. A partire da questo mese, ha vaccinato
completamente più di quattro quinti di tutti i minori dai due ai diciotto anni.
Mentre circa i due terzi di tutti i bambini e le bambine di America latina
e Caraibi a settembre non hanno potuto andare a scuola, Cuba ha riaperto le sue
aule. Gloria La Riva, attivista e giornalista indipendente che ha visitato Cuba
nel corso dell’anno ed è stata all’Avana da metà ottobre, ha descritto la scena
alla Ciudad Escolar 26 de Julio quando genitori e nonni si sono presentati per
la riapertura della scuola. «È una cosa molto importante per le famiglie – dice
– Tutti sono molto orgogliosi».
Il potere del non profit
C’è un altro elemento che caratterizza il vaccino cubano. «È prodotto al
100% da un settore biotecnologico pubblico», dice Yaffe.
Negli Stati uniti e in altri paesi occidentali, i farmaci salvavita vengono
sviluppati in gran parte grazie a finanziamenti pubblici prima che i loro
profitti e la loro distribuzione vengano spietatamente privatizzati, il settore
biotecnologico di Cuba è interamente di proprietà pubblica. Ciò significa che
Cuba ha de-mercificato una risorsa umana vitale, una direzione politica
esattamente opposta a quella che abbiamo visto in questi ultimi quattro decenni
di neoliberismo.
Cuba ha investito miliardi di dollari nella creazione di un’industria
biotecnologica nazionale dagli anni Ottanta, quando ci fu la combinazione di
un’epidemia di febbre dengue e di nuove sanzioni economiche da parte
dell’allora presidente Ronald Reagan. Nonostante lo schiacciante blocco da
parte degli Stati uniti, responsabili di un terzo della produzione farmaceutica
mondiale, il settore biotecnologico di Cuba ha prosperato: produce quasi il 70%
delle circa ottocento medicine che consumano i cubani, otto degli undici vaccini
del programma di immunizzazione nazionale ed esporta centinaia di milioni di
vaccini all’anno. I ricavi vengono poi reinvestiti nel settore. «Tutti questi
vaccini hanno un impatto molto grande sulla scienza ma sono molto costosi,
economicamente inaccessibili», ha detto di recente Vérez Bencomo a proposito
della decisione di Cuba di sviluppare i propri vaccini.
Il settore è riconosciuto a livello internazionale. Cuba ha vinto dieci
medaglie d’oro dall’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Ompi)
delle Nazioni unite, tra le altre cose, per aver sviluppato nel 1989 il primo
vaccino al mondo contro la meningite B. Nel 2015, Cuba è diventata il primo
paese a eliminare la trasmissione da madre a figlio dell’Hiv e della sifilide,
esito sia dei farmaci retrovirali che aveva prodotto che del solido sistema di
assistenza sanitaria pubblica.
In questo modo, Cuba è stata in grado di fare l’impensabile, sviluppando il
proprio vaccino e facendo meglio di gran parte dei paesi occidentali nella
lotta alla pandemia, nonostante le sue dimensioni e il livello di ricchezza, e
nonostante una politica di strangolamento economico da parte di un governo
ostile. Anche gli sforzi di solidarietà internazionale sono stati vitali.
Quando il blocco degli Stati uniti ha significato una carenza di siringhe
sull’isola, mettendo a rischio la sua campagna di vaccinazione, i gruppi di
solidarietà dei soli Stati uniti hanno inviato a Cuba 6 milioni di siringhe, il
governo messicano che ne ha inviate altre ottocentomila, e centomila sono
arrivate dalla Cina.
Un’alternativa a Big pharma
Anche così, c’è qualche incertezza sui vaccini di Cuba. Il loro uso in
Venezuela ha incontrato obiezioni da parte dei sindacati dei medici pediatrici
e delle accademie mediche e scientifiche del paese. Sostengono che i risultati
della sperimentazione del vaccino non sono stati sottoposti a revisione
paritaria e pubblicati su riviste scientifiche internazionali. L’Organizzazione
panamericana della sanità ha esortato Cuba a rendere pubblici i risultati.
Da parte sua, Vérez Bencomo se la prende con una comunità internazionale
ostile a Cuba. In un’intervista di settembre, ha accusato le principali riviste
di discriminare gli scienziati cubani, perché avrebbero rifiutato le
osservazioni dei cubani pur avendo pubblicato ricerche simili da altri paesi e
avrebbero agito come «una barriera che tende a emarginare i risultati
scientifici che provengono dai paesi poveri».
Queste accuse piuttosto serie colpiscono uno scienziato rispettato a
livello mondiale. Vincitore del Cuban National Chemistry Award e della Wipo
Gold Medal 2005, Vérez Bencomo ha guidato il team che ha lavorato con uno
scienziato canadese per sviluppare il primo vaccino semisintetico al mondo,
creando un vaccino più conveniente per proteggere dall’Haemophilus influenzale
di tipo B, il vaccino a basso costo contro la meningite. Nel 2005 gli è stato
vietato di recarsi in California per ricevere un premio, con il Dipartimento di
Stato di George W. Bush che ha ritenuto la sua visita «dannosa per gli interessi
degli Stati uniti». Nel 2015 è stato nominato Cavaliere della Legion d’onore
dall’allora ministro francese degli affari sociali e della salute, che lo ha
elogiato per il suo lavoro e lo ha definito «amico della Francia» (Vérez
Bencomo non ha risposto a una richiesta di intervista).
Mentre la reazione di Cuba alla pandemia suggerisce che la fiducia sua e
del governo cubano nei vaccini non è mal riposta, potrebbe volerci un po’ più
di tempo prima che ottengano l’imprimatur ufficiale della comunità scientifica
internazionale. Se dovesse arrivare, si dimostrerebbe una potente confutazione
del modello di vaccino guidato dalle aziende private, per cui, in linea con i
punti di discussione di Big Pharma, solo la concorrenza alla ricerca del
profitto può produrre l’innovazione nella cura che il mondo attende.
Forse, ancora più importante, questo vaccino potrebbe rappresentare una
strada per il mondo in via di sviluppo per uscire finalmente dalla pandemia,
dopo mesi in cui i vaccini sono stati diffusi solo nei paesi ricchi. I governi
occidentali hanno continuato a opporsi alle richieste del Sud del mondo di
rinunciare ai brevetti sui vaccini e di consentire loro di produrre o
acquistare versioni generiche più economiche, lasciando la stragrande
maggioranza della popolazione mondiale ancora vulnerabile al virus e, ironia
della sorte, mettendo in pericolo tutti noi. In questo senso, dovremmo tutti
sperare che i vaccini di Cuba riscuotano lo stesso successo dei suoi
scienziati.
*Branko Marcetic è collaboratore di JacobinMag. Ha scritto Yesterday’s
Man: The Case Against Joe Biden. Vive a Chicago, nell’Illinois. Questo
articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
venerdì 3 dicembre 2021
sta (ri)accadendo - Enrico Euli
Sarebbe stupido non dirselo: sta (ri)accadendo.
E' un
qualcosa che accade quando, come ora, vengono a convergere le due più terribili
frustrazioni: quella dei potenti resi impotenti da un mondo fuori controllo e
quella dei dominati che sentono di non poter più avere potere neppure sui
poveri resti della loro vita quotidiana.
I potenti
cercano disperatamente di controllare almeno la vita dei sudditi (aumentando
esponenzialmente gli obblighi e i diktat insensati, totalizzanti,
paternalistici e colpevolizzanti), in una situazione generale che gli si
rivolta contro sempre più (cataclismi climatici, pandemie, migrazioni...) e che
sfugge ad ogni possibilità di gestione a medio termine. Al massimo, come
cantava Conte, possono solo proseguire a 'sbagliare da professionisti'.
I dominati,
frustrati ed umiliati, senza prospettive e sogni -se non quelli massificati e
coartati, prodotti dai social- accumulano rabbia, risentimento e dolore verso i
tanti poveri che stanno più sotto ancora (da segregare ed evitare) e verso gli
strani, i divergenti, i renitenti (da sorvegliare e punire).
Queste
due frustrazioni, messe insieme, portano al nazismo. E sta (ri)accadendo.
Nella lista
universitaria, un professore che -pur in quiescenza- pontifica da tempo, si è
azzardato a dire che -se la situazione pandemica si aggravasse- si potrebbero
anche incarcerare coloro che rifiutano di vaccinarsi. Vari altri colleghi hanno
reagito contro i suoi eccessi senili, richiamandolo a gentilezza, cortesia e
rispetto, come si fa tra accademici liberali.
Ma mi
chiedo: non è che il professor malvagio dice quel che molti altri pensano (e
alcuni altri già fanno in altri paesi (per ora)) ?
Che
differenza ci sarebbe tra lui e titoli di Repubblica come 'Vaccini: iniziata la
caccia ai renitenti tra professori e forze dell'ordine' ?
Che cosa ci
dice un clima come questo?
Che la
pedagogia della violenza -dopo essersi diffusa senza tregua e rimedio- ora
inizia ad esprimersi apertamente, a 'sdoganarsi', come si dice ormai in un
-peraltro a sua volta terribile- italiano.
Che sta
(ri)accadendo.
lunedì 29 novembre 2021
Lettera ai no vax: Non sfondate quelle porte, altri le hanno aperte prima di voi - Gianni Lixi
In effetti non è una lettera ai no
vax. I no vax sono un gruppo molto eterogeneo di persone che non si fanno
convincere da nulla. La lettera vuole solo cercare di fare chiarezza su una
moltitudine di tematiche portate all'attenzione in maniera confusa e
disordinata da questa pandemia.
Innanzi tutto una considerazione sul
trattamento mediatico riservato a questa categoria di persone che la sintesi
giornalistica ha etichettato superficialmente come no vax. Mai una così esigua
minoranza di persone ha ricevuto una così ampia esposizione mediatica. Certo a
favorirlo ci sono comportamenti spesso delittuosi che vanno giornalisticamente
riportati ma a me sembra che lo stesso risalto mediatico non sia mai stato dato
a minoranze che da sempre trattano di problemi molto importanti come
l’inquinamento ambientale, la stampa asservita al potere di turno, i diritti
umani negati soprattutto alle popolazioni migranti ecc…
Utilizzerò un fatto che mi è
capitato in ambulatorio recentemente. Un paziente passa il triage ed arriva
davanti a me con il suo foglio del triage compilato. C’è scritto che non ha
eseguito alcuna vaccinazione. Lo visito , faccio il referto, il paziente appare
anche soddisfatto della delucidazioni che gli do a proposito della sua salute.
Poi gli chiedo perché non ha fatto il vaccino. Mi risponde: attendo tempi
migliori. Mi scusi gli dico, quali sono i tempi migliori? Sono forse quelli che
a lei servono per sapere se il vaccino che io ho fatto mi procurerà qualche
problema di salute? Si, gli dico, certo che ho firmato una liberatoria, se così
non fosse non staremo qui a parlare e lei probabilmente avrebbe già fatto il
vaccino. Esiste, seppur remota, la possibilità che in un numero limitato di
casi il vaccino possa dare qualche problema, ma qui siamo in un momento
veramente emergenziale. Un anno fa una mia cugina e collega a Bergamo si è
ammalata di covid in corsia, ha rischiato la vita e quando le hanno detto che
era guarita è dovuta ritornare in corsia a rischiare di nuovo ed a vedere molti
suoi ammalati morire. Il paziente un poco scosso mi dice che non si fida delle
case farmaceutiche. Vede questa penna che ho sul tavolo, gli dico, è una
normale penna biro senza alcun richiamo ad aziende farmaceutiche. Il fatto è
caro signore, gli dico, che appartengo ad una associazione di medici che si
chiama “No Grazie”. Per farmi capire meglio gli dico il nome che questa
associazione aveva quando è nata “No Grazie pago io”. Uno dei principali temi
di cui si occupa questa associazione è proprio quello delle pressioni che le
aziende esercitano sui medici per promuovere i farmaci. Si va da piccoli gadget
tipo penne, calendari, libri, sino a viaggi (di aggiornamento e non). Si stima
che il marketing sul medico valga il 40% del prezzo del farmaco; e questo in
USA, le lascio immaginare il Italia! Nei casi più gravi si possono avere
anche falsificazioni di risultati di qualche ricerca scientifica.
Quest’ultima grave situazione è molto difficilmente documentabile ma qualche
anno fa una giornalista neozelandese si era messa sulle tracce di un cosiddetto
luminare della neurologia mondiale ed aveva accertato un pagamento milionario
di una casa farmaceutica per falsificare i dati di una ricerca cosa per cui il
professionista era stato condannato. Vede, caro signore, continuo, ci sono
persone che prima di lei si sono occupate del problema e che ora non lo
sollevano a vanvera. Questa volta poi, la ricerca di queste case farmaceutiche
per questi vaccini è pagata da noi con i famosi 10 miliardi di dollari
che la comunità internazionale ha versato, e questo rende completamente diversa
la fase di ricerca e da un poco più di garanzia per l’ approvazione del
vaccino. Certo mi farebbe più piacere sapere che vi arrabbiate perchè i
nostri miliardi per fare ricerca anziché servire a rendere il vaccino più
disponibile nei paesi che non possono permetterselo sono serviti ad aumentare
gli utili di quelle case da 7 ad 8 volte a seconda della casa farmaceutica
interessata! Mi sembra però che non siete molto sensibili al problema.
Tenta un poco timidamente una
replica dicendo che l’informazione è preconfezionata tutta orientata a
promuovere la vaccinazione ed a criminalizzare i “no vax”. E qui mi rallegro un
poco perché apre, per me, una sterminata prateria. Scusi, gli dico ci volevano
tutti questi milioni di morti per covid (al momento in cui scrivo 5,16 Mln) per
farle scoprire che siamo in mano ad una informazione manipolata non tanto dai
politici di turno che sono i manovali, quanto dai grossi interessi delle
compagnie petrolifere, dell’industria delle armi, del cibo e della produzione
farmaceutica? Le voglio fare un piccolo esempio della informazione manipolata
che stiamo vivendo ora in Italia e le parlerò di una questione che conosco
abbastanza bene e che seguo da anni. C’è una regione nel mediterraneo che si
chiama Palestina che ha una storia di più di 4000 aa fatta di convivenza
pacifica tra popolazioni di etnie diverse che si chiamavano e si chiamano
palestinesi . Recentemente, circa 80 aa fa, questa regione è stata occupata da
europei di origine ebraica che hanno avuto il permesso di occuparla da altri
europei (inglesi) per sfuggire all’olocausto perpetrato sempre da noi europei.
In tutto questo agevolati anche dagli americani che non volevano un’invasione
ebraica degli Stati Uniti D’America. Le cose in verità non sono andate proprio
così perché come gli storici hanno ampiamente documentato il disegno di
occupazione della Palestina è ampiamente precedente all’olocausto. Ma questo
non è l’argomento adesso. L’argomento è la manipolazione della informazione .
Bene, nella Palestina occupata si è instaurato uno stato che si chiama
israele popolato da israeliani. Badi bene, non si tratta di ebrei osservanti
si tratta di israeliani tra i quali ci sono ebrei osservanti e normali
cittadini atei che non professano alcuna religione come accade in molti paesi
che si stanno secolarizzando. Anzi molti ebrei osservanti, proprio in virtù del
messaggio della Torà (il loro libro sacro di riferimento) sono contrari
all’occupazione e sottolineano che l’ebraismo non è una ideologia politica ma
una religione. E’ un paese che non nasconde le mire di occupare interamente la
Palestina e per fare questo utilizza sistemi di deprivazione e degradazione
umana per cui è stato molte volte condannato da organismi internazionali.
La stampa italiana con i loro giornalisti cosiddetti di punta, i
vari R.Saviano, GB Battista, P.Mieli, F.Nirenstein, C.Cerasa ecc… (tanto per
coprire tutto l’arco ideologico dei giornali italiani) sostiene che in
israele ci sono gli ebrei, perseguitati dell’olocausto che devono essere
protetti da chiunque cerchi di discreditarli, e chiunque cerca di discreditarli
viene accusato di antisemitismo. Ebrei perseguitati dall’olocausto? Se gira per
le spiagge di Tel Aviv noterà che non si parla ebraico ma russo,
ungherese bulgaro. Vada negli insediamenti dei coloni israeliani in Palestina e
parli con i cosiddetti perseguitati ebrei, troverà degli uomini violenti, che
minacciano e bastonano uomini donne e bambini che raccolgono le olive della
loro terra, buttano letteralmente fuori dalle loro case intere famiglie
palestinesi, e questi ebrei provengono da altri paesi ed a stento possono
dimostrare ascendenze ebraiche magari con un nonno, bisnonno o con un
certificato fasullo che gli permette di avere una casa ed un lavoro su una
terra non loro. E’ vero che in Palestina c’è un intero popolo che viene
perseguitato, deportato, massacrato ma questi non sono gli ebrei ma sono i
palestinesi, ed i loro carnefici non sono gli ebrei ma sono gli israeliani. Si
può sovvertire così smaccatamente la realtà? Si si può e la manipolazione è
talmente evidente da sembrare paradossale. Il giorno dopo che israele dovesse
cessare di essere la portaerei nel mediterraneo degli USA tutta questa
solidarietà dei giornali italiani nei confronti di israele si squaglierebbe
come neve al sole.
Non sfondate quelle porte,
appoggiatevi e le troverete aperte. Qualcuno le ha aperte prima di voi e
sta lavorando con fatica e sudore perché non si chiudano mai. Una volta che
questa emergenza (perché è una emergenza epocale) sarà finita,
mi piacerebbe vedervi al mio fianco a combattere per una informazione più
giusta e meno asservita al potere, contro il comparaggio delle case
farmaceutiche, per una ricerca scientifica libera da interessi delle grandi
case farmaceutiche. Ho paura però che questo mio desiderio sarà disatteso.
PS: volevo tranquillizzare chi mi ha
letto sino adesso che fuori dell’ambulatorio non si è formata nessuna fila di
pazienti. Il fatto è che per tutta la mia carriera professionale che sta
volgendo al termine (fra due aa) ho lottato (e vinto) contro i burocrati delle
asl (spesso miei colleghi!!?) assillati dalle temporizzazioni delle visite. Il
tempo da dedicare al paziente per me è sacro ed è parte del momento terapeutico
anche per una materia pragmatica come la chirurgia.
mercoledì 6 ottobre 2021
La chiglia che abbiamo costruito – Alessandro Baricco
Alla fine, bisogna annotare, questa storia del Vaccino e del Green pass è diventata una faccenda affascinante. Di per sé sarebbe solo una questione tecnica, una certa soluzione a un certo problema. Ma la verità è che in breve tempo ha finito per diventare una sorta di cerchio magico dove molti sono andati a celebrare i propri riti, chiamare a raccolta il proprio pubblico, risvegliare le proprie parole d’ordine, o anche solo ritrovare se stessi. Da ogni parte ci affrettiamo verso quel luogo del vivere portando la nostra dotazione di pensiero e istinto: lì ci risulta più semplice che altrove riconoscere e pronunciare il nostro modo di stare al mondo. Il risultato è che un problema in fondo squisitamente pratico, oggi ce lo ritroviamo come problema, di volta in volta, politico, economico, medico, filosofico, etico, giuridico. Vorrei essere chiaro: quando un problema lievita così al di là della sua lievitazione naturale non è più un problema che si possa risolvere. Lo si può giusto forzare a una soluzione, sacrificandone alcune parti e lasciandole vagare, irrisolte, per il firmamento del nostro vivere. È uno di quei casi in cui un eccesso di informazioni e di riflessioni dà alla domanda uno statuto per così dire quantistico: qualsiasi risposta è giusta e sbagliata allo stesso tempo. È ormai evidente: chiunque disponga oggi di un’opinione certa sul vaccino, si sta sbagliando.
Quindi bisognerebbe lasciar perdere e
tirare la moneta, vaccino sì, vaccino no? Be’, non esattamente. Vincerà una
narrazione piuttosto che un’altra, è inevitabile; sarà imprecisa, parziale e
vagamente semplicistica, è inevitabile; ma sarà comunque la narrazione che una
nostra inerzia collettiva avrà scelto tra le tante disponibili. Per questo,
prima che una chimica in fondo misteriosa decida definitivamente da che parte
inclineremo, mi permetto di annotare due correzioni, molto pragmatiche, che mi
sento di suggerire: possono essere utili a rendere più fluidi i processi che
porteranno una narrazione a diventare realtà, relegando tutte le altre a
leggende.
1. Vorrei mitemente consigliare di non
rendere obbligatorio il vaccino, di non farlo per nessuna ragione al mondo.
Ormai molti di noi sono passati a interpretare quel gesto non come un comportamento,
ma come lo spazio di una propria autodeterminazione. Quando arrivi a quel
punto, quel che stai maneggiando non è più la soluzione a un problema, ma la
postura mentale con cui degli umani della tua comunità vogliono stare al mondo.
Vuoi stabilirla tu per legge? Che arroganza. D’altronde, se un’élite politica e
scientifica non riesce a convincere la totalità dei cittadini sull’utilità di
un comportamento, con tutti gli strumenti che ha, di dominio e persuasione,
deve alle fine prendere atto che non ce l’ha fatta, chiedersi dove ha
sbagliato, e affrettarsi a fare l’unica cosa che deve fare: ricavare il meglio
dai risultati che ha ottenuto. Evidentemente la narrazione che aveva scelto era
sufficientemente solida da convincere la maggior parte della comunità, ma non
abbastanza da risultare accettabile agli altri. Bon, girare pagina e andare
avanti. Verosimilmente, accettare che una parte largamente minoritaria di
italiani non si vaccini significa oggi rinviare di mesi il ritorno a una vita
“normale”: significa meno lavoro, meno reddito, meno vita fuori casa, più
contagiati, probabilmente più morti. Ma è uno scenario che un’élite deve essere
abbastanza forte da accettare quando non è riuscita a guidare tutta la propria
comunità ai comportamenti che riteneva appropriati. Pensare che la colpa sia
dei cittadini che non capiscono è follia. Ci saranno frange che proprio non
ragionano, e va be’, ci sono sempre. Ma gli altri, tutti deficienti? Oh, no,
hanno le loro ragioni, il loro sapere, il loro istinto. Probabilmente vedono
cose che non esistono, ma anche vedono cose che agli altri risultano quanto
meno sfocate. Nella pancia delle resistenze al vaccino, una comunità come la
nostra conserva la propria capacità genetica di produrre eresie e di pensare
diversamente da se stessa: sono anticorpi assai più importanti di quelli che ci
servono contro il virus. Sopprimerli per legge sarebbe folle.
E non è nemmeno tanto dignitoso, se mi
posso permettere, scegliere la strada dell’obbligo indiretto: che poi
vuol dire rendere la vita talmente complicata ai non vaccinati da indurli a
cedere, prima o poi. Che tristezza. Petit, dicono i francesi – il
più sanguinoso degli insulti. Strumento di questa infantile strategia è,
ovviamente, il Green pass. Che, per essere pratici, è uno strumento
non indispensabile, ma sicuramente molto utile e efficace per riportarci a
vivere situazioni che altrimenti sarebbero più pericolose, dai teatri ai posti
di lavoro. Ma usarlo come manganello per i non vaccinati è ovviamente un
eccesso di zelo. Non c’è bisogno di scomodare nessuna riflessione filosofica o
vigilanza costituzionale: se usiamo il Green pass come
regolatore della vita comune ne dobbiamo facilitare il possesso a tutti,
compresi quelli che rifiutano il vaccino. Ci vorrebbe un altro generale
Figliuolo a cui affidare la missione di rendere più semplice possibile la vita
a coloro che non vogliono vaccinarsi. Sono sicuro che qualcuno si chiederà
perché dovremmo fare una cosa del genere, o, ad esempio, pagare i test a
persone che, con le loro convinzioni, mettono a repentaglio la salute dei più.
Conosco la risposta. Perché siamo civili. Perché siamo una comunità e non una
partita di guardie e ladri. Perché siamo un Paese, non un reparto ospedaliero.
Perché potrebbero avere ragione loro, e per certi versi sicuramente ce l’hanno.
Perché lo stesso fa, la comunità, quando nel gruppo dei dissidenti ci siamo
noi. Perché più prezioso del vivere, c’è il vivere da uomini giusti – che
delitto dimenticarlo.
2. La seconda correzione che vorrei
suggerire riguarda quelli che declinano l’invito a vaccinarsi: è molto
importante che la smettano di pensare di essere gli unici a saperla lunga, gli
unici ad essere sfuggiti a un rimbambimento generale; è molto importante che
non si sentano degli eroi perseguitati che combattono il sistema. Per favore, è
un equivoco, non serve a niente, complica le cose, stiamo passando un brutto
momento, abbiamo tutti bisogno di semplicità, di idee chiare e distinte. Non
vaccinarsi è un gesto legittimo, ma prima che diventi un po’ troppo facilmente
un gesto rivoluzionario, è utile ricollocarlo nella sua cornice. Cerco di
spiegare, non sarò lungo, bastano tre, quattro di minuti di attenzione.
Viviamo in comunità, e facciamo bene
perché come individui, anarchici e individualisti, saremmo già spacciati da
tempo. Ogni comunità ha una sorta di chiglia sommersa, una spina dorsale, una
nervatura resistente che la tiene insieme e le dà la possibilità di seguire una
rotta. Grazie ad essa navighiamo a dispetto delle correnti e nonostante le
onde. Possiamo cambiare il timoniere, e quindi la rotta, e lo facciamo
abbastanza spesso, ma sempre contiamo su quella chiglia, senza la quale
qualsiasi timone sarebbe pressoché inutile. Ora, quando si parla di
comunità-nazione la chiglia è rappresentata da una sorta di intelligenza
collettiva e impersonale che prevale su quelle individuali e in certo modo le
supera e le aggrega. Dovete immaginarla come la vertiginosa fusione di principi
morali, saperi, mitologie, scaramanzie, mode, memorie di battaglie, visioni
geniali, strafalcioni. Quasi sempre reca l’orma visibile del potere, come la
tazza reca quella della mano del vasaio: ma sarebbe stupido non capire che a
generare quella chiglia sono anche il sentire collettivo, gli antidoti prodotti
da ogni forma di dissidenza, certe spinte irrazionali che vengono dal ventre
della comunità, e l’ubiqua influenza dell’errore casuale e dell’imperfezione
umana. La chiglia di una comunità è la sintesi abbastanza precisa della sua
intelligenza, tradotta in forza; è il meglio della sua immaginazione, tradotto
in gesti. Non è una emanazione del potere pura e semplice, è un prodotto a cui
mettono mano tutti. Il timone, sì, è in mano al potere, ma la chiglia è
qualcosa di più complesso, non a caso fila invisibile sotto la superficie
dell’acqua. Una delle nervature di quel legno siete voi, ciascuno di noi, io,
tu. Ora, credetemi: la cultura del vaccino è inscritta in quella chiglia. Non
è il parere di un timoniere, vi prego di capire, ma deriva direttamente da
quell’intelligenza collettiva che tiene insieme la nostra comunità e di cui
fate parte. Tutta la filiera di saperi e riflessioni che ha da prima immaginato
i vaccini, poi li ha realizzati e poi li ha usati, proviene in maniera molto
riconoscibile dalla chiglia della nostra comunità, dalla sua nervatura forte. I
principi, i valori e le logiche che l’hanno determinata rispecchiano
un’intelligenza a cui potete far risalire quasi tutti gli scenari dove
sicuramente, ogni giorno, fate funzionare la vostra vita. Se domani andate
contro un muro (dio non voglia) il sistema di intervento che vi terrà in vita
non è quello che voi preferite, ma quello messo a punto nel tempo da
quell’intelligenza, la stessa che sta chiedendovi di vaccinarvi. Se fate un
bambino, quell’intelligenza dispone di un suo modo per ridurre i rischi che
muoia, e quando il bambino sarà grande quell’intelligenza ha immaginato per lui
un habitat dove essere educato: ci crede talmente da renderlo obbligatorio per
anni e anni. Se leggete libri, sappiate che l’élite che li produce è
compatibile con quella intelligenza, se vi piace andare nei musei sappiate che
quell’idea di memoria e di conservazione proviene dritta dritta da un’ossessione
di quella intelligenza e dal denaro che essa, spesso in modi atroci, ha
accumulato nel tempo: è la stessa intelligenza che, quando non vi insegue per
farvi fare i tamponi, decide quando l’aria della vostra città è irrespirabile o
quanti grassi può contenere al massimo la vostra merendina. Attraverso quella
intelligenza abbiamo scelto un sistema per stoccarci da morti, finanziamo le
nostre università, ci spingiamo a decidere quando una droga inizia a farci
veramente del male, e abbiamo una nostra idea di cosa sia la libertà sessuale.
Non la smettiamo un attimo di lavorare, con quell’intelligenza. È una chiglia,
fende il mare.
Così, per gran parte dei membri della
comunità, l’esperienza quotidiana, ordinaria, abituale, è questa: abitare al
90% il mondo così come l’intelligenza collettiva l’ha organizzato, e poi patire
e incazzarsi per un dieci per cento che proprio non digerisce. Arriva sempre
quel frammento della realtà in cui il delta tra la tua sensibilità personale e
le regole individuate dall’intelligenza collettiva diventa una voragine che ti
fa davvero troppo male. In questo momento il vaccino è, per molti, quel
frammento. Ma credetemi, ognuno ha il suo. Io per esempio ce l’ho con la
scuola. Mi sembra che i guasti che facciamo lì siano più gravi di quelli che
rischiamo di fare con un vaccino: posso sbagliarmi, ma era per spiegarvi che
poi ognuno si impunta su un frammento della vita reale, intanto che accetta
tutti gli altri, e questo è la normalità. Questa è l’esperienza di tutti, e
tutti, prima o poi, finiamo dalla parte di quelli che non ci stanno, e patiamo
l’ondata di disapprovazione, l’isolamento più o meno esplicito, il destino
dubbio degli esuli, la tentazione di isolarsi in una propria tribù in guerra
col mondo. Non per questo siamo degli eroi. Non lo credo proprio. Non per
questo la sappiamo più lunga degli altri, non lo credo proprio. Viviamo, lo
facciamo da svegli, ogni tanto ci troviamo sulla sponda dei ribelli. Tutto lì.
Oggi, devo aggiungere, e poi chiudo, tutto
ciò accade nel paesaggio di un grandioso cambio di civiltà, e questo confonde
molto le menti e i cuori. Come mi accade di scrivere spesso, quel che sta
succedendo è che la chiglia si è scoperta vecchia, marcia, stanca, esausta per
i lunghi viaggi spesso fallimentari. Stiamo in bilico tra una intelligenza
scaduta e un’altra ancora non adulta, che tarda ad arrivare. Anche per questo,
oggi, la scelta sul vaccino sta assumendo questi toni drammatici: casca in
pieno nel bel mezzo di un solenne crepuscolo degli dei, e diventa così, immediatamente,
scena madre di un finale tragico. Difficile mantenere lucidità e misura. Me ne
accorgo, con sconsolata lucidità, quando ci vedo discutere, tutti, in questo
modo vagamente panico, come di gente che si agita per non affogare. Cerchiamo
punti saldi e non li troviamo. Alziamo la voce, allora, o ci induriamo, o
scappiamo. Non c’è nulla che si possa fare a riguardo. Mi viene in mente, solo,
il bellissimo esergo che Benjamin Labatut ha scelto per il suo ultimo libretto.
Sono delle parole di Gramsci che io non ricordavo. Dicono così: “La crisi
consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in
questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. Siamo
noi, ho pensato. I fenomeni morbosi, siamo noi. Che passi presto, questa terra
di nessuno, ho pensato.
https://www.ilpost.it/2021/09/17/vaccini-green-pass-baricco/Alla fine, bisogna annotare, questa storia del Vaccino e del Green pass è diventata una faccenda affascinante. Di per sé sarebbe solo una questione tecnica, una certa soluzione a un certo problema. Ma la verità è che in breve tempo ha finito per diventare una sorta di cerchio magico dove molti sono andati a celebrare i propri riti, chiamare a raccolta il proprio pubblico, risvegliare le proprie parole d’ordine, o anche solo ritrovare se stessi. Da ogni parte ci affrettiamo verso quel luogo del vivere portando la nostra dotazione di pensiero e istinto: lì ci risulta più semplice che altrove riconoscere e pronunciare il nostro modo di stare al mondo. Il risultato è che un problema in fondo squisitamente pratico, oggi ce lo ritroviamo come problema, di volta in volta, politico, economico, medico, filosofico, etico, giuridico. Vorrei essere chiaro: quando un problema lievita così al di là della sua lievitazione naturale non è più un problema che si possa risolvere. Lo si può giusto forzare a una soluzione, sacrificandone alcune parti e lasciandole vagare, irrisolte, per il firmamento del nostro vivere. È uno di quei casi in cui un eccesso di informazioni e di riflessioni dà alla domanda uno statuto per così dire quantistico: qualsiasi risposta è giusta e sbagliata allo stesso tempo. È ormai evidente: chiunque disponga oggi di un’opinione certa sul vaccino, si sta sbagliando.
Quindi bisognerebbe lasciar perdere e
tirare la moneta, vaccino sì, vaccino no? Be’, non esattamente. Vincerà una
narrazione piuttosto che un’altra, è inevitabile; sarà imprecisa, parziale e
vagamente semplicistica, è inevitabile; ma sarà comunque la narrazione che una
nostra inerzia collettiva avrà scelto tra le tante disponibili. Per questo,
prima che una chimica in fondo misteriosa decida definitivamente da che parte
inclineremo, mi permetto di annotare due correzioni, molto pragmatiche, che mi
sento di suggerire: possono essere utili a rendere più fluidi i processi che
porteranno una narrazione a diventare realtà, relegando tutte le altre a
leggende.
1. Vorrei mitemente consigliare di non
rendere obbligatorio il vaccino, di non farlo per nessuna ragione al mondo.
Ormai molti di noi sono passati a interpretare quel gesto non come un comportamento,
ma come lo spazio di una propria autodeterminazione. Quando arrivi a quel
punto, quel che stai maneggiando non è più la soluzione a un problema, ma la
postura mentale con cui degli umani della tua comunità vogliono stare al mondo.
Vuoi stabilirla tu per legge? Che arroganza. D’altronde, se un’élite politica e
scientifica non riesce a convincere la totalità dei cittadini sull’utilità di
un comportamento, con tutti gli strumenti che ha, di dominio e persuasione,
deve alle fine prendere atto che non ce l’ha fatta, chiedersi dove ha
sbagliato, e affrettarsi a fare l’unica cosa che deve fare: ricavare il meglio
dai risultati che ha ottenuto. Evidentemente la narrazione che aveva scelto era
sufficientemente solida da convincere la maggior parte della comunità, ma non
abbastanza da risultare accettabile agli altri. Bon, girare pagina e andare
avanti. Verosimilmente, accettare che una parte largamente minoritaria di
italiani non si vaccini significa oggi rinviare di mesi il ritorno a una vita
“normale”: significa meno lavoro, meno reddito, meno vita fuori casa, più
contagiati, probabilmente più morti. Ma è uno scenario che un’élite deve essere
abbastanza forte da accettare quando non è riuscita a guidare tutta la propria
comunità ai comportamenti che riteneva appropriati. Pensare che la colpa sia
dei cittadini che non capiscono è follia. Ci saranno frange che proprio non
ragionano, e va be’, ci sono sempre. Ma gli altri, tutti deficienti? Oh, no,
hanno le loro ragioni, il loro sapere, il loro istinto. Probabilmente vedono
cose che non esistono, ma anche vedono cose che agli altri risultano quanto
meno sfocate. Nella pancia delle resistenze al vaccino, una comunità come la
nostra conserva la propria capacità genetica di produrre eresie e di pensare
diversamente da se stessa: sono anticorpi assai più importanti di quelli che ci
servono contro il virus. Sopprimerli per legge sarebbe folle.
E non è nemmeno tanto dignitoso, se mi
posso permettere, scegliere la strada dell’obbligo indiretto: che poi
vuol dire rendere la vita talmente complicata ai non vaccinati da indurli a
cedere, prima o poi. Che tristezza. Petit, dicono i francesi – il
più sanguinoso degli insulti. Strumento di questa infantile strategia è,
ovviamente, il Green pass. Che, per essere pratici, è uno strumento
non indispensabile, ma sicuramente molto utile e efficace per riportarci a
vivere situazioni che altrimenti sarebbero più pericolose, dai teatri ai posti
di lavoro. Ma usarlo come manganello per i non vaccinati è ovviamente un
eccesso di zelo. Non c’è bisogno di scomodare nessuna riflessione filosofica o
vigilanza costituzionale: se usiamo il Green pass come
regolatore della vita comune ne dobbiamo facilitare il possesso a tutti,
compresi quelli che rifiutano il vaccino. Ci vorrebbe un altro generale
Figliuolo a cui affidare la missione di rendere più semplice possibile la vita
a coloro che non vogliono vaccinarsi. Sono sicuro che qualcuno si chiederà
perché dovremmo fare una cosa del genere, o, ad esempio, pagare i test a
persone che, con le loro convinzioni, mettono a repentaglio la salute dei più.
Conosco la risposta. Perché siamo civili. Perché siamo una comunità e non una
partita di guardie e ladri. Perché siamo un Paese, non un reparto ospedaliero.
Perché potrebbero avere ragione loro, e per certi versi sicuramente ce l’hanno.
Perché lo stesso fa, la comunità, quando nel gruppo dei dissidenti ci siamo
noi. Perché più prezioso del vivere, c’è il vivere da uomini giusti – che
delitto dimenticarlo.
2. La seconda correzione che vorrei
suggerire riguarda quelli che declinano l’invito a vaccinarsi: è molto
importante che la smettano di pensare di essere gli unici a saperla lunga, gli
unici ad essere sfuggiti a un rimbambimento generale; è molto importante che
non si sentano degli eroi perseguitati che combattono il sistema. Per favore, è
un equivoco, non serve a niente, complica le cose, stiamo passando un brutto
momento, abbiamo tutti bisogno di semplicità, di idee chiare e distinte. Non
vaccinarsi è un gesto legittimo, ma prima che diventi un po’ troppo facilmente
un gesto rivoluzionario, è utile ricollocarlo nella sua cornice. Cerco di
spiegare, non sarò lungo, bastano tre, quattro di minuti di attenzione.
Viviamo in comunità, e facciamo bene
perché come individui, anarchici e individualisti, saremmo già spacciati da
tempo. Ogni comunità ha una sorta di chiglia sommersa, una spina dorsale, una
nervatura resistente che la tiene insieme e le dà la possibilità di seguire una
rotta. Grazie ad essa navighiamo a dispetto delle correnti e nonostante le
onde. Possiamo cambiare il timoniere, e quindi la rotta, e lo facciamo
abbastanza spesso, ma sempre contiamo su quella chiglia, senza la quale
qualsiasi timone sarebbe pressoché inutile. Ora, quando si parla di
comunità-nazione la chiglia è rappresentata da una sorta di intelligenza
collettiva e impersonale che prevale su quelle individuali e in certo modo le
supera e le aggrega. Dovete immaginarla come la vertiginosa fusione di principi
morali, saperi, mitologie, scaramanzie, mode, memorie di battaglie, visioni
geniali, strafalcioni. Quasi sempre reca l’orma visibile del potere, come la
tazza reca quella della mano del vasaio: ma sarebbe stupido non capire che a
generare quella chiglia sono anche il sentire collettivo, gli antidoti prodotti
da ogni forma di dissidenza, certe spinte irrazionali che vengono dal ventre
della comunità, e l’ubiqua influenza dell’errore casuale e dell’imperfezione
umana. La chiglia di una comunità è la sintesi abbastanza precisa della sua
intelligenza, tradotta in forza; è il meglio della sua immaginazione, tradotto
in gesti. Non è una emanazione del potere pura e semplice, è un prodotto a cui
mettono mano tutti. Il timone, sì, è in mano al potere, ma la chiglia è
qualcosa di più complesso, non a caso fila invisibile sotto la superficie
dell’acqua. Una delle nervature di quel legno siete voi, ciascuno di noi, io,
tu. Ora, credetemi: la cultura del vaccino è inscritta in quella chiglia. Non
è il parere di un timoniere, vi prego di capire, ma deriva direttamente da
quell’intelligenza collettiva che tiene insieme la nostra comunità e di cui
fate parte. Tutta la filiera di saperi e riflessioni che ha da prima immaginato
i vaccini, poi li ha realizzati e poi li ha usati, proviene in maniera molto
riconoscibile dalla chiglia della nostra comunità, dalla sua nervatura forte. I
principi, i valori e le logiche che l’hanno determinata rispecchiano
un’intelligenza a cui potete far risalire quasi tutti gli scenari dove
sicuramente, ogni giorno, fate funzionare la vostra vita. Se domani andate
contro un muro (dio non voglia) il sistema di intervento che vi terrà in vita
non è quello che voi preferite, ma quello messo a punto nel tempo da
quell’intelligenza, la stessa che sta chiedendovi di vaccinarvi. Se fate un
bambino, quell’intelligenza dispone di un suo modo per ridurre i rischi che
muoia, e quando il bambino sarà grande quell’intelligenza ha immaginato per lui
un habitat dove essere educato: ci crede talmente da renderlo obbligatorio per
anni e anni. Se leggete libri, sappiate che l’élite che li produce è
compatibile con quella intelligenza, se vi piace andare nei musei sappiate che
quell’idea di memoria e di conservazione proviene dritta dritta da un’ossessione
di quella intelligenza e dal denaro che essa, spesso in modi atroci, ha
accumulato nel tempo: è la stessa intelligenza che, quando non vi insegue per
farvi fare i tamponi, decide quando l’aria della vostra città è irrespirabile o
quanti grassi può contenere al massimo la vostra merendina. Attraverso quella
intelligenza abbiamo scelto un sistema per stoccarci da morti, finanziamo le
nostre università, ci spingiamo a decidere quando una droga inizia a farci
veramente del male, e abbiamo una nostra idea di cosa sia la libertà sessuale.
Non la smettiamo un attimo di lavorare, con quell’intelligenza. È una chiglia,
fende il mare.
Così, per gran parte dei membri della
comunità, l’esperienza quotidiana, ordinaria, abituale, è questa: abitare al
90% il mondo così come l’intelligenza collettiva l’ha organizzato, e poi patire
e incazzarsi per un dieci per cento che proprio non digerisce. Arriva sempre
quel frammento della realtà in cui il delta tra la tua sensibilità personale e
le regole individuate dall’intelligenza collettiva diventa una voragine che ti
fa davvero troppo male. In questo momento il vaccino è, per molti, quel
frammento. Ma credetemi, ognuno ha il suo. Io per esempio ce l’ho con la
scuola. Mi sembra che i guasti che facciamo lì siano più gravi di quelli che
rischiamo di fare con un vaccino: posso sbagliarmi, ma era per spiegarvi che
poi ognuno si impunta su un frammento della vita reale, intanto che accetta
tutti gli altri, e questo è la normalità. Questa è l’esperienza di tutti, e
tutti, prima o poi, finiamo dalla parte di quelli che non ci stanno, e patiamo
l’ondata di disapprovazione, l’isolamento più o meno esplicito, il destino
dubbio degli esuli, la tentazione di isolarsi in una propria tribù in guerra
col mondo. Non per questo siamo degli eroi. Non lo credo proprio. Non per
questo la sappiamo più lunga degli altri, non lo credo proprio. Viviamo, lo
facciamo da svegli, ogni tanto ci troviamo sulla sponda dei ribelli. Tutto lì.
Oggi, devo aggiungere, e poi chiudo, tutto
ciò accade nel paesaggio di un grandioso cambio di civiltà, e questo confonde
molto le menti e i cuori. Come mi accade di scrivere spesso, quel che sta
succedendo è che la chiglia si è scoperta vecchia, marcia, stanca, esausta per
i lunghi viaggi spesso fallimentari. Stiamo in bilico tra una intelligenza
scaduta e un’altra ancora non adulta, che tarda ad arrivare. Anche per questo,
oggi, la scelta sul vaccino sta assumendo questi toni drammatici: casca in
pieno nel bel mezzo di un solenne crepuscolo degli dei, e diventa così, immediatamente,
scena madre di un finale tragico. Difficile mantenere lucidità e misura. Me ne
accorgo, con sconsolata lucidità, quando ci vedo discutere, tutti, in questo
modo vagamente panico, come di gente che si agita per non affogare. Cerchiamo
punti saldi e non li troviamo. Alziamo la voce, allora, o ci induriamo, o
scappiamo. Non c’è nulla che si possa fare a riguardo. Mi viene in mente, solo,
il bellissimo esergo che Benjamin Labatut ha scelto per il suo ultimo libretto.
Sono delle parole di Gramsci che io non ricordavo. Dicono così: “La crisi
consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in
questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. Siamo
noi, ho pensato. I fenomeni morbosi, siamo noi. Che passi presto, questa terra
di nessuno, ho pensato.
giovedì 12 agosto 2021
Noi, il vaccino e la pandemia: il green pass è davvero la soluzione? - Livio Pepino
Il green pass (o passaporto vaccinale, per usare un termine meno fuorviante: https://volerelaluna.it/opinioni/2021/08/04/il-green-pass-quando-il-linguaggio-non-aiuta-a-capire/) è da oggi necessario – in forza del decreto legge n. 52/2021 convertito nella legge n. 87/2021 – per l’esercizio di molteplici attività (consumazione di cibi all’interno di ristoranti e bar, accesso a cinema, teatri, musei e mostre, partecipazione a concorsi pubblici e via seguitando) ed è stato esteso proprio in queste ore, sia pure con decorrenza differita, anche al personale di scuole e università, agli studenti universitari e per i trasporti a lunga percorrenza. La sua introduzione, seguendo il modello francese (unico nel panorama europeo), sta provocando dubbi, discussioni e proteste. Comunque non sarà indolore e vedrà il rifiuto e la contestazione non di alcuni sparuti no Vax ma di settori consistenti della società (calcolati da alcuni in diversi milioni di persone). Per di più essa ha già ampliato una spaccatura politica strumentale, foriera di ricadute imprevedibili nelle prossime elezioni (con una rappresentazione surreale in cui la destra eversiva invoca il rispetto della costituzione e delle libertà mentre quel che resta della sinistra si accoda acriticamente al Governo e declina slogan più che argomenti).
Naturalmente
si schierano all’unisono in favore del green pass gli
editorialisti dei grandi media ammonendo i dissenzienti con la solenne affermazione
che «la libertà non è arbitrio». Quel che resta in secondo piano è l’analisi
del rischio che in questo modo non si tuteli la salute della collettività
(addirittura abbandonando o riducendo altri necessari presìdi) e si deteriori
ulteriormente la situazione istituzionale (già in drammatica sofferenza tra
governi tecnici, irrigidimenti decisionisti, emarginazione del Parlamento,
strumenti normativi impropri, attribuzione di ruoli tipicamente civili a
militari che ci tengono a mostrarsi in tuta mimetica o in divisa e via
elencando).
Provo a
spiegare perché.
Primo. Non esiste nel nostro Paese un
obbligo generalizzato di sottoporsi a vaccinazione contro il Covid. Tale
obbligo è previsto solo, ai sensi dell’art. 4 decreto legge n. 44/2021,
convertito in legge n. 176/2021, per gli esercenti le professioni sanitarie e
gli operatori sanitari che svolgono la loro attività in strutture sanitarie,
sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle
parafarmacie e negli studi professionali. Ci sono, nel dibattito politico,
proposte di questo genere ma, allo stato, non sembrano all’ordine del giorno.
Non per una impossibilità giuridica, ché l’articolo 32 Costituzione prevede la
possibilità, a determinate condizioni, di trattamenti sanitari imposti dalla
legge e nel nostro sistema già esistono ben 10 vaccinazioni obbligatorie (tra
cui quelle contro la poliomielite, il tetano, il morbillo, la rosolia e la
varicella) ma per due ragioni fondamentali. Anzitutto per il carattere
tuttora sperimentale (seppur con avanzato tracciamento) dei
vaccini contro il Covid, con l’ovvia conseguenza, affermata in numerose
sentenze della Corte costituzionale, che ove il vaccino possa comportare un
rischio per la salute della persona sottoposta a vaccinazione, quest’ultima non
può che essere rimessa alla scelta individuale. In secondo luogo per la
perdurante incertezza, dimostrata dalla stessa evoluzione della pandemia pur
dopo l’attuazione di piani vaccinali molto estesi, circa l’efficacia del
vaccino al fine di impedire la trasmissione del virus a terzi (condizione,
quest’ultima, necessaria, per l’introduzione dell’obbligo, la cui legittimità è
legata alla tutela della salute pubblica e non di quella di chi si sottopone al
vaccino). Correttamente dunque – per vincoli giuridici ma anche per evidenti
ragioni logiche – l’incremento delle vaccinazioni è, e deve continuare ad
essere, perseguito con l’informazione e la persuasione e non con obblighi.
Secondo. Nella strategia della persuasione
può rientrare l’introduzione di un passaporto vaccinale che, consentendo
l’accesso a determinati servizi e attività solo a chi ne è in possesso,
incentivi a vaccinarsi gli incerti o i riottosi? O esistono delle
controindicazioni all’uso di tale strumento? C’è, al riguardo, un punto di
principio ineludibile. Un lasciapassare il cui possesso amplia
la sfera dei diritti o delle opportunità e la cui mancanza restringe tale sfera
produce, di fatto, un doppio livello di cittadinanza, introducendo nel sistema
un virus pericoloso e ponendo un precedente suscettibile di
seguiti assai gravi. Ma, sostengono i pasdaran del passaporto
vaccinale, il rilievo è improprio perché, in questo caso, si è di fronte a una
diversità di trattamento determinata da una scelta dell’interessato e, per di
più, si tratta di una situazione già presente nell’ordinamento (posto che, per
esempio, solo chi ha conseguito la patente di guida può condurre dei veicoli)
senza che ciò determini contestazioni o scandali. L’obiezione è tanto
suggestiva quanto infondata. In primo luogo, in questo caso non si è in
presenza di una scelta tra due opzioni che stanno sullo stesso piano ma del
rifiuto di un trattamento sanitario invasivo e potenzialmente rischioso (ché
analoghi rilievi non sono emersi con riferimento a una scelta non invasiva come
l’uso della mascherina). Il secondo luogo, l’abilitazione alla guida (così come
quella all’esercizio di una professione) riguarda l’esistenza o la mancanza dei
requisiti tecnico-professionali per svolgere una specifica
attività e pone una differenza di trattamento solo con riferimento a quella
attività e non a una generalità (potenzialmente indeterminata) di situazioni.
Non è poca cosa. Né va trascurato il fatto che gli effetti a lungo termine
dell’erosione di un principio o di un diritto fondamentale, seppur inizialmente
limitata (e non è questo il caso…), sono imprevedibili. Ed è per questo che la
normativa europea (a cui pure la legislazione nazionale dovrebbe uniformarsi) è
drastica nell’escludere la possibilità di strumenti siffatti. Il punto 36 del
regolamento UE 953/2021 prevede, infatti, che «è necessario evitare la
discriminazione diretta o indiretta di persone che […] hanno scelto
di non essere vaccinate» e ad esso si affianca la risoluzione n. 2361/2021
del Consiglio d’Europa, che, nei punti 7.3.1 e 7.3.2, prescrive di «assicurare
che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che
nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sottoposto a pressioni per
farsi vaccinare» (punto 7.3.1) e di «garantire che nessuno sia
discriminato per non essere stato vaccinato o per non voler essere vaccinato» (punto
7.3.2).
Terzo. Ma c’è chi, considerando i vincoli
giuridici alla stregua di semplici lacci e lacciuoli, invoca, per
mali estremi (il Covid, nel caso specifico), estremi rimedi e considera chi si
oppone alla vaccinazione obbligatoria o al green pass una
massa indistinta di mestatori politici o di soggetti che confondono la libertà
con il personale ed egoistico interesse (schiavi della incultura individualista
che permea le società contemporanee). È una visione parziale e ingenerosa. C’è,
soprattutto nell’area più radicale dei no Vax, una componente siffatta, ma c’è
anche molto altro. E ci sono, soprattutto, molte ragioni che inducono,
quantomeno, a dubitare della validità della soluzione adottata. In
sintesi: a) lo Stato ha certamente il diritto-dovere di
imporre ai cittadini obblighi e sacrifici nell’interesse generale, ma deve
trattarsi di obblighi e sacrifici ragionevoli e proporzionati, mentre nel caso
specifico sono tuttora in discussione sia le potenziali conseguenze negative a
lungo termine del vaccino sui singoli (o su alcune categorie di soggetti) sia
gli effettivi benefici (maggiori di quelli di altre misure) per la collettività
; b) introdurre delle rotture del sistema dei
diritti e della eguaglianza dei cittadini di questa entità richiederebbe,
quantomeno, un confronto ampio e articolato nel Paese e nel Parlamento e l’uso
dello strumento fondamentale della legge, mentre ancora una volta, il Governo
ricorre alla decretazione di urgenza (quando la pandemia perdura ormai da un
anno e mezzo) così marginalizzando ulteriormente il Parlamento; c) è
quantomeno dubbio che il green pass e gli obblighi e i limiti
ad esso connessi siano più efficaci degli strumenti classici (uso di
mascherine, distanziamenti, limitazioni generalizzati di ingressi in locali per
evitare assembramenti etc.) opportunamente rimodulati; d) il green
pass e i relativi obblighi e divieti sono spesso irrazionali o
contraddittori: nella stessa comunità alcuni soggetti sono tenuti al passaporto
vaccinale e altri no (si pensi alla scuola o ai trasporti) e luoghi simili ai
fini della diffusione del contagio (come le chiese e i musei) sono trattati in
modo diverso; e) a tali profili di irrazionalità del sistema
si aggiunge un inevitabile basso livello di effettività, essendo il suo
funzionamento in gran parte demandato a privati con modalità e limiti poco
chiari e indeterminati; f) il problema principale, nella
campagna vaccinale, è attualmente quello della mancanza dei vaccini sufficienti
per chi vuole sottoporvisi: non sarebbe più razionale completare la
vaccinazione di chi lo vuole e fare, all’esito, una valutazione della
situazione? Si potrebbe continuare a lungo ma tanto basta a dimostrare che il
sistema proposto non è certo esente da dubbi e che addirittura rischia di
costituire un alibi per la mancata adozione o il mancato potenziamento di altri
presìdi necessari.
Una
conclusione. Potenziare
la campagna vaccinale è importante: allo stato non è certa nei suoi effetti, ma
i suoi vantaggi sono ampiamente superiori ai rischi connessi. Ma non è
indifferente il modo in cui lo si fa. È vero che la libertà non deve sfociare
in arbitrio e in egoismo individuale ma è altrettanto vero che le istituzioni e
i poteri pubblici devono operare con razionalità, lungimiranza e nel rispetto
delle regole. Soprattutto nei momenti difficili, quando è necessario stabilire
un patto con i cittadini e non alimentare contrapposizioni,
conflitti e disgregazione sociale.
mercoledì 11 agosto 2021
TUTTI GIÙ PER TERRA – Gian Luigi Deiana
vaccinazione: necessità sociale e libertà individuale
- le mutazioni
del virus, l'innalzamento della soglia di
immunizzazione e il corto
circuito del green pass
quello che
scrivo qui vale se si è convinti che il covid esiste, che
perdura una
fase pandemica, che le misure di contenimento sono state
necessarie a
evitare la saturazione degli ospedali, e che una campagna
di
vaccinazione sia ora necessaria a far retrocedere l'epidemia; se
non si è
convinti della fondatezza di queste premesse le
considerazioni
seguenti sono inservibili;
queste
medesime premesse non si situano tuttavia sullo stesso piano,
piuttosto
sono scalari; e quindi non si situano sullo stesso piano e
sono scalari
le relative obiezioni: 1, il covid non esiste; 2, esiste
ma è un
normale virus influenzale; 3, non è un normale virus
influenzale
ma si può curare a casa; 4, a conti fatti è più
ragionevole
non intervenire affatto piuttosto che azzardare cure
invasive o
peggio vaccini insicuri;
questa
scalarità di obiezioni, di cui personalmente non condivido una
cicca, tende
in questa fase ad amalgamarsi in un'unica generale linea
di
contrasto, favorita dagli effetti collaterali del cosiddetto 'green
pass':
mentre infatti la campagna anti-covid vorrebbe essere generale,
lo strumento
green pass investe concretamente la situazione
individuale:
ed è così che tutti i fili si intrecciano portando la
complessità
sociale al corto circuito;
ora passiamo
ai conti: stiamo smaltendo la seconda fase, che ha messo
sul piatto
le contromosse del virus da noi denominate varianti;
contiamo ora
nella sola europa un milione di morti, di cui oltre
ottocentomila
nella sola unione europea; guida la classifica il regno
unito, che
con una politica rocambolesca di apertura-chiusura ha
bellamente
superato l'italia, pur totalmente colta di sorpresa dalla
primissima
fase; ora sia in gran bretagna che in italia si conta un
indice di 2
decessi ogni 1000 abitanti; invece, se compariamo in
ambito
europeo gli esempi opposti di massima precauzione e di minima
precauzione
registrati finora, possiamo appurare che in mentre in
ungheria e
repubblica ceca si contano 3 morti ogni 1000 abitanti, in
danimarca si
conta 1 decesso su 3000 e in finlandia addirittura 1 su
6000; cioè,
pur trascurando la finlandia che in distanziamento sociale
eccelle per
natura, il covid ha finora prodotto 1 morto ogni 300
abitanti in
ungheria e 1 morto ogni 3000 abitanti in danimarca; tutti
gli altri
stanno in mezzo, ma una differenza di 1 a 10 tra i due
estremi dice
pure qualcosa sulla differenza di strategie (è curioso
che uno
stato di polizia come quello ungherese adotti una linea liberi
tutti e un
governo di assoluta osservanza liberale adotti invece una
linea di
disciplina e contenimento);
i dati sul
numero complessivo dei contagi, degli ammalati gravi e
delle
sofferenze casa per casa segnano le stesse dìfferenze;
non si
tratta solo di diversa densità della popolazione o diversa
qualità dei
servizi sanitari, si tratta del costume nella condotta
collettiva,
cioè della composizione di società e stato, ovvero scelte
dei governi
e responsabilità degli individui;
ma a questo
punto siamo al se e al come dei vaccini; non sappiamo per
certo che i
vaccini non busseranno negativamente sulla salute dei
corpi nel
prossimo futuro, sappiamo però che si è trattato dell'unico
strumento
utile a rallentare e circoscrivere l'espansione
dell'epidemia,
e a dar tempo alla scienza di cominciare a vedere più
chiaro nel
problema: e la scienza, appunto, a distanza di oltre un
anno
conferma la strada vaccinale;
sul fronte
opposto, al pregiudiziale negazionismo noto come no-vax si
è aggiunta
la massa non imponente ma significativa dei refrattari al
vaccino;
sulla definizione della coloritura politica si può
disquisire,
ma è nell'ordine delle cose che la calamita di egemonia su
questo
fenomeno, che è una miscela di sana concezione medica e di
malato
ribellismo qualunquistico, si collochi a destra anche se vi
cresce ai
margini la refrattarietà di sinistra;
poichè in
situazioni del genere io trovo spregevole il ribellismo
qualunquistico,
ma trovo anche atomistica la pura soggettività della
concezione
medica, cerco di riflettere sui tre gradini del problema:
1, perchè
vaccinarsi; 2, il corto circuito del green pass; 3, la
libertà
individuale come aderenza al dovere sociale;
1, PERCHÈ
VACCINARSI: allo stato attuale, che è uno stato di necessità
e di
urgenza, è necessario e urgente che tutti quelli che possono
vaccinarsi,
essendo in età utile e in buona salute, lo facciano,
proprio per
proteggere tutti quelli che invece per età o per salute
(immunodeficienza,
stato di gravidanza ecc.) invece non possono farlo;
brutalmente:
quanti più adulti restano refrattari alla vaccinazione,
tanti più
ragazzini ne dovranno essere sottoposti: cioè si
abbasserebbe
l'età fin quasi ai bambini, e perchè? perchè le varianti
non si
producono nel virus in quanto tale, si producono invece nella
moltiplicazione
dei contagi; ciò determina la necessità di una più
alta soglia
di copertura vaccinale, che se un anno fa era valutata sul
70 per cento
della popolazione oggi invece, a variante delta, è
valutata al
90 per cento; in sintesi, ogni vaccino adulto in meno
significa
qualche vaccino infantile in più: questo è quanto;
2, GREEN
PASS: l'elevata refrattarietà alla vaccinazione e
l'insorgenza
di varianti più minacciose ha indotto i governi a forzare
l'indirizzo
generale di lasciare ai cittadini la libertà individuale
della
scelta; una di queste forzature è il green pass; la ragione di
fondo è la
seguente: la libertà di scelta pertiene al cittadino
astrattamente
inteso; ma inteso concretamente, cioè nella rete della
contiguità
sociale, per esempio sul posto di lavoro: in un ospedale, o
in un
reparto o in uno sportello o in un servizio pubblico in genere,
il
lavoratore non vaccinato, ove contagiato, determinerebbe un effetto
domino di
quarantena su tutta l'organizzazione del suo comparto, e una
parte
imprevedibile della vita quotidiana di chiunque finirebbe gambe
all'aria:
anche solo l'orario degli autobus o la fila all'ufficio
postale;
evitare l'effetto domino non è solo l'imperativo contingente
di un governo,
è la ragione stessa per cui le società si sono dotate
di governo;
3, LIBERTÀ
COME DOVERE: questi due vocaboli appaiono in netta
opposizione,
ma stando al più illustre interprete filosofico della più
importante
rivoluzione della storia, la rivoluzione francese, vi è un
punto nel
quale i concetti espressi da questi due vocaboli, libertà
dell'individuo
e responsabilità sociale, diventano la stessa cosa;
questo
illustre e magnifico filosofo della rivoluzione si chiama
immanuel
kant; chiamò questa sua concezione "imperativo categorico" e
la formulò
nel modo seguente: " agisci in modo che la norma che ispira
la tua
azione possa valere come legge universale"; la domanda è: quale
è, o quale
deve essere in questa drammatica situazione, la norma
auspicabilmente
universale che ispira la mia azione, e la tua?
- SCENA
MADRE: ora abbiamo in scena il chiasso di rivolta contro il
green pass,
da un lato, e il silenzio di milioni che hanno fatto la
fila per
vaccinarsi, dall'altro; la scelta governativa del green pass
è
visibilmente azzardata, in quanto miscela i motivi diversi della
protesta e
ne innalza il volume, rischiando il corto circuito
generale;
ciò non toglie che dietro questo rumore di primo piano sta,
sul fondo
della scena, il silenzio dei milioni che hanno semplicemente
portato se
stessi all'immunità di gregge, senza nemmeno aver studiato
kant;
((su questo
tema mi si è dato del radical chic: nossignore, io ho pure
studiato
qualcosa, ma l'ho fatto pascolando pecore: io sono un
RADICAL
SHEEP))