articoli di Maura Benegiamo, Sara Reginella, Chris Hedges, Loretta Napoleoni, Pasquale Liguori, video di Matteo Saudino e Santiago Armesilla (in spagnolo)
Sulla fatica di elaborare politicamente gli Epstein files – Maura Benegiamo
Le accuse di pedofilia e di sevizie che coinvolgono una classe dirigente — bianca, ricca, maschile — non sono una deviazione mostruosa dal capitalismo, ma il suo volto più coerente.Quello di un sistema di potere economico, politico e culturale dove il corpo dei più vulnerabili può, come correlato di questo stesso potere, diventare terreno di appropriazione: non solo forza lavoro, ma vita a disposizione. Genocidio, stupri, repressione, tossicità.
Antonio Gramsci diceva che il potere è egemonia corazzata di coercizione. E siamo davanti a un’egemonia tanto profonda da trasformare l’orrore in rumore e le vittime in dettaglio. Una società che percepisce la gravità, ma fatica ad elaborarla politicamente. Dove la gran parte dei media minimizza e frammenta la notizia, spostando l’attenzione sul “mostro” individuale, sul singolo evento, invece che sulle reti di comando che coprono i colpevoli e che da vent’anni e più si sono strutturate anche – o soprattutto – attorno alla connivenza su stupri e abusi.
Finché tali violenze saranno narrate come perversioni individuali e non come esiti di rapporti di classe, la classe dominante potrà continuare a presentarsi come garante della società mentre ne consuma, ancora una volta, – nelle sue case di lusso, in isole private, tra Wall street e la Silicon Valley, passando per le tasche dei sovranisti europei – la negazione più radicale.
Due ricostruzioni della vicenda molto utili (grazie a chi le ha condivise):
La fabbrica dei corpi: #1 – l’orologio di Epstein
Ripreso dalla pagina facebook dell’autrice
La “normalizzazione” di Epstein – Sara Reginella
Dopo la normalizzazione della guerra e del genocidio, parte della stampa italiana è ora alle prese con la normalizzazione della pedofilia.
E dunque, leggo che Jeffrey Epstein non era un pedofilo ma un “finanziere”, o al massimo un “faccendiere”; leggo che gli stupri erano “feste orgiastiche”, le bambine abusate e torturate “donne minorenni”, mentre i crimini delle “élite” vengono derubricati a “bassezze”.
Inutile spiegare a chi non ha coscienza che Epstein era un sadico pedofilo, che gli stupri non sono feste, che le bambine non sono donne e che i crimini non sono bassezze, ma è grazie all’uso di questa terminologia, che non è casuale, che la realtà viene deformata, la massa rimane assopita e quei criminali appartenenti a parte della leadership mondiale, seppur ricattabili, restano impuniti.
“Le immagini di abusi sessuali, pedopornografia, morte, abusi fisici e ferite sono state escluse dagli Epstein file”, ha affermato il vice procuratore aggiunto Todd Blanche, nei giorni scorsi.
Eppure, nonostante manchino all’appello migliaia di questi file, le descrizioni delle atrocità e torture su innocenti, che molti di noi hanno già potuto leggere consultando la prima parte dei documenti, sono atroci e disumane.
Oggi, chi non ha ancora perso la propria coscienza grida giustizia per queste anime abusate, torturate e uccise, poiché è solo ribellandoci a tanta disumanità che resteremo umani.
Noam Chomsky, Jeffrey Epstein e la politica del tradimento – Chris Hedges
Non mi aspetto molto da politici, magnati aziendali, rettori di prestigiose università, filantropi miliardari, celebrità, reali o oligarchi. Vivono in bolle narcisistiche ed edonistiche che alimentano la loro egocentrismo e la loro depravazione morale. Ma mi aspetto molto da intellettuali come Noam Chomsky. La spiegazione data da sua moglie Valéria – Noam ha avuto un grave ictus nel giugno 2023 ed è inabile – della loro relazione con Jeffrey Epstein è piena delle scuse fatue usate da tutti coloro che sono stati smascherati nelle email e nei documenti di Epstein.
Secondo Valéria, lei e Noam erano “eccessivamente fiduciosi”. Questo ha portato a “scarsa capacità di giudizio”. Scrive che lei e Noam furono irretiti da cene con personaggi illustri nella villa di Epstein, voli sul suo jet privato soprannominato “Lolita Express”, un riferimento letterario allo sfruttamento sessuale di ragazze che Noam avrebbe riconosciuto, assistenza finanziaria, viaggi al ranch di Epstein e l’uso di uno degli appartamenti di Epstein a New York. Come tutti gli altri denunciati nei fascicoli su Epstein, lei e Noam “non hanno mai assistito ad alcun comportamento inappropriato da parte di Epstein o di altri”.
Il consiglio di Noam a Epstein su come gestire le inchieste della stampa sui suoi crimini, così come la lettera di raccomandazione di Noam per Epstein, è stato, insiste, il risultato del fatto che Epstein ha “approfittato delle critiche pubbliche di Noam verso quella che è diventata nota come ‘cancel culture’ per presentarsi come una vittima”. Dopo il secondo arresto di Epstein nel 2019, lei e Noam “sono stati negligenti nel non aver indagato a fondo sul suo passato”. Conclude esprimendo “solidarietà illimitata con le vittime”.
La sua lettera rigurgita la formula di tutti coloro che sono stati smascherati nei fascicoli di Epstein. Conosco e ammiro da tempo Noam. È, probabilmente, il nostro intellettuale più grande e di sani principi. Posso assicurarvi che non è così passivo o credulone come sostiene sua moglie. Sapeva degli abusi sui minori da parte di Epstein.
Lo sapevano tutti. E come altri nell’orbita di Epstein, non gli importava. Dalla corrispondenza via email tra Epstein e Valéria sembra che lei apprezzasse particolarmente i privilegi derivanti dall’essere nella cerchia di Epstein, ma questo non assolve Noam dall’acquiescenza. Noam, più di chiunque altro, conosce la natura predatoria della classe dirigente e la crudeltà dei capitalisti, dove i vulnerabili, soprattutto ragazze e donne, vengono mercificati come oggetti da usare e sfruttare. Non è stato ingannato da Epstein. È stato sedotto. La sua associazione con Epstein è una macchia terribile e, per molti, imperdonabile. Infanga irreparabilmente la sua eredità.
Se c’è una lezione da imparare, è questa: la classe dirigente non offre nulla senza aspettarsi qualcosa in cambio. Più ci si avvicina a questi vampiri, più si diventa schiavi. Il nostro ruolo non è socializzare con loro. È distruggerli.
(Traduzione de l’AntiDiplomatico)
Dietro Epstein un’élite marcia e disonesta. Un sistema di potere tutto occidentale – Loretta Napoleoni
Anni fa, un banchiere che gestiva i grandi patrimoni mi disse che i ricchi, quelli veri, ed i potenti vivono in un ghetto. Hanno paura di mischiarsi con la gente comune, il loro isolamento non dipende dalla paura di essere bersaglio di delinquenti o pazzi (vedi uccisione di John Lennon) ma di dover interagire con noi. Si fa shopping nelle boutique da soli, nelle ore di chiusura; si vola solo ed esclusivamente con il jet privato e si socializza solo con gente che vive nello stesso ghetto.
Nel libro The Hungher Game, i privilegiati vivono nella Capitale sfruttando tutti gli abitanti dei distretti. Chi vive nella Capitale non mette in discussione questa diseguaglianza ed ingiustizia perché si sentono migliori degli altri e quindi hanno più diritti. Virginia Giuffre aveva detto che per il principe Andrew fare sesso con lei adolescente era un suo privilegio, un diritto legato, molto probabilmente, al suo sangue blu.
Il sistema di diseguaglianze e sfruttamento descritto in The Hungher Game sembra proprio essere identico alla società occidentale dove un cerchio di uomini, e donne ad essi collegati, sfrutta adolescenti e bambini per i loro desideri e piaceri sessuali e così facendo si fanno affari, ci si arricchisce con l’insider trading, si scambiano favori politici, in altre parole si gestisce quella parte di mondo che si autodefinisce libera e democratica.
È impressionante costatare che questi individui provengano da tutte le professioni e discipline possibili e che il comune denominatore è sempre lo stesso: il sesso con le ragazzine, la pedofilia. In The Hungher Game è la guerra tra i poveri, gli abitanti della Capitale godono nel vedere gli adolescenti dei Distretti uccidersi a vicenda per sopravvivere. Vince chi riesce ad ammazzare tutti.
L’adolescenza affascina sempre. È un periodo che nella memoria di chi invecchia diventa magico e quindi la si vuole riconquistare in qualche modo. È quello che questi porci ricci e potenti facevano con le ragazzine di Epstein? Oppure, come in tutte le civiltà arrivate alla fine, la decadenza si manifesta nella perversione sessuale?
Poco importa perché dietro il paravento del sesso, come spiegava decenni fa Pasolini, c’è una realtà egualmente agghiacciante: la nostra celebrata élite, che consideriamo superiore a tutte le altre, a quelle di regimi politici diversi da noi, è marcia e disonesta. Certo, ci sono sforzi da parte di una certa stampa di farci credere che dietro Epstein ci fosse la Russia per ricattare i suoi seguaci pedofili. Ma si tratta di accuse indifendibili, il fenomeno Epstein è tutto occidentale.
Ma non basta, non emerge dai file alcun ricatto, chi lo frequentava non aveva bisogno di essere ricattato per dargli ciò che voleva, si cooperava con lui per riconoscenza! Difficile imbattersi in qualche nome maschile famoso che non sia negli Epstein File, pochissimi infatti hanno resistito al fascino del master della massoneria pedofila. Ed anche chi non si intratteneva con le ragazzine e dopo un primo incontro aveva deciso di non frequentarlo, sapeva bene cosa facesse, ma nessuno ha avuto il coraggio di denunciarlo. Sono anche loro colpevoli? A mio parere sì.
Tutte queste vite spezzate, queste adolescenze traumatizzate non solo domandano giustizia da parte dello Stato, ci chiedono di cancellare dalla nostra vita questi individui, di bruciare il ghetto dove vivono con la nostra indifferenza. Non si guardano più certi film, non si comprano più alcuni prodotti, non si ascoltano più tante voci, non si votano più certi partiti e politici e così via.
LA VILLA DI SALÒ, EPSTEIN E GAZA – Pasquale Liguori
Salò o le 120 giornate di Sodoma non era un requiem sul fascismo morente. Pasolini ci stava consegnando una diagnosi clinica, terrificante e profetica, sul futuro che ci attendeva. In quell’opera, l’orrore non risiede soltanto nella tortura, ma nella meticolosa selezione delle vittime: partigiani, figli del popolo, adolescenti rapiti per essere consumati da quattro dignitari – il Duca, il Vescovo, il Presidente della Corte d’Appello, il Presidente della Banca Centrale – pilastri del potere politico, ecclesiastico, giudiziario e finanziario. Quella villa non ha mai chiuso i battenti. È il luogo dove la legge viene sospesa affinché il capriccio dell’élite diventi l’unica norma vigente.
La villa esisteva realmente: si chiamava Little St. James, l’isola di Jeffrey Epstein. Inutile a dirsi che bisogna smettere di guardare al caso Epstein come a una storia di devianza individuale o di gossip. Epstein è stato l’architetto di una “Salò moderna”, un ingranaggio essenziale di quella tracotanza imperialsionista che oggi vediamo esplodere ovunque. La sua rete non era un circolo vizioso, ma un sofisticato dispositivo di controllo politico fondato sul ricatto incrociato, un punto di convergenza dove l’élite occidentale e i vertici dell’intelligence e del business israeliani si incontravano nel comune denominatore del vizio. Lì, esattamente come nel film di Pasolini, la pedofilia trascendeva la perversione sessuale per farsi celebrazione del potere assoluto. Consumare corpi giovani, vergini e indifesi è l’affermazione suprema della sovranità: “Io posso tutto. Tu sei carne, io sono il macellaio”. I quattro dignitari non sono spariti. Hanno solo esteso il perimetro delle recinzioni, trasformando il mondo intero nel loro teatro di caccia.
Quel meccanismo di predazione, un tempo nascosto nelle alcove private, ha rotto gli argini ed è diventato genocidio a Gaza, prosecuzione dell’isola di Epstein con altri mezzi. La villa di Salò ha trovato la sua architettura globale: da un lato la privatizzazione del vizio a Little St. James, dove il consumo dei corpi avveniva al riparo dagli sguardi; dall’altro Gaza, il “cortile esterno”, il luogo dove il Potere Sovrano esercita la sua violenza con una spettacolarità oscena, trasmettendo al mondo il messaggio definitivo di impunità. Pasolini indicava la natura anarchica del vero potere. I signori di Salò stilano regolamenti maniacali solo per il piacere sadico di violarli.
Israele incarna oggi questa figura del sovrano assoluto nel suo eccezionalismo. La circolazione virale di video in cui soldati israeliani posano ghignanti con la biancheria intima di donne palestinesi uccise o sfollate, o ballano invocando la colonizzazione sulle macerie di intere città, non è un incidente di percorso disciplinare. È la manifestazione politica dell’orgia sadiana. È quel “surplus di godimento” che accompagna ogni genocidio: non basta eliminare il nemico, bisogna umiliarne la nuda vita, celebrare la propria vitalità suprema banchettando sul cadavere dell’Altro. La scena più insostenibile di Salò, quella in cui le vittime sono costrette a nutrirsi di merda, trova oggi la sua tragica eco politica. Il colonialismo nella sua fase terminale costringe i popoli sottomessi a ingoiare gli scarti della produzione di morte occidentale: fame, sete, malattie, macerie. È la distruzione metodica non solo dei corpi, ma della dignità umana, ridotta a rifiuto.
Questa “tracotanza” – l’impunità sfacciata, farsi beffa di istituzioni e diritto cavalcandone i loro doppi standard, i soldati che frugano nell’intimo delle case sventrate – è figlia diretta di quella stessa cultura che proteggeva i frequentatori dell’isola. È il messaggio del marchese de Sade elevato a dottrina di Stato: il forte ha il diritto naturale di godere della sofferenza del debole. Di fronte a questo abisso, non ci è risparmiato uno spettacolo forse ancora più grottesco: la recita di sedicenti progressisti che, invece di analizzare l’orrore, si premurano di agitare la clava preventiva dell’antisemitismo contro chiunque osi nominare la realtà confrontandosi oggettivamente con l’abisso dei tempi. Un’accusa, ormai svuotata di ogni significato storico e trasformata in un manganello retorico, che serve a un solo scopo: proteggere il potere da ogni critica strutturale. È la stessa ipocrisia dei collaborazionisti che, nella villa di Pasolini, suonavano il pianoforte per coprire le urla delle torture. Chi oggi grida all’antisemitismo di fronte alla critica politica del sionismo e del massacro sistematico che produce, sta difendendo il diritto dei Signori di disporre dei corpi a loro piacimento. Riconoscere il legame oscuro tra libido, potere e sterminio è il primo passo per non essere complici.

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