Interrogato dalla
Commissione del Congresso per le attività antiamericane il 31 ottobre 1947, il
commediografo marxista svicola, “non ricorda”, ironizza velatamente, tira in
ballo il teatro giapponese... E il verbale diventa un copione
Presidente: Giuri di dire la
verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Dica “lo giuro”.
Brecht: Lo giuro.
Presidente: Il suo nome.
Brecht: Bertolt Brecht.
Presidente: Conferma di essere
nato il 10 febbraio 1888?
Brecht: No. Sono nato il 10 febbraio 1898.
Pausa.
Presidente: Ha mai lavorato per
l’industria del cinema?
Brecht: Sì. Ho venduto a Hollywood una
storia, Hangman Also Die (“Anche i boia muoiono”, ndt). Ma
poi non ho scritto la sceneggiatura.
Presidente: Ha mai conosciuto
Hans Eisler, musicista e comunista tedesco?
Brecht: Sì. Ci conosciamo da circa vent’anni.
Presidente: È mai stato membro
del partito comunista?
Brecht: Intendo rispondere alla domanda,
signor Presidente. Ma prima posso leggere una dichiarazione?
Presidente: No. Non è
pertinente. Le ripeto la domanda. È mai stato membro del partito comunista?
Brecht: Signor Presidente, ho ascoltato i miei
colleghi, chiamati a deporre prima di me. Hanno giudicato la domanda non in
linea con le protezioni previste dalla Costituzione. Io però sono un ospite in
questo Paese e non voglio entrare in alcuna disputa legale. Quindi intendo
rispondere alla sua domanda nella maniera più esaustiva. Non sono stato un
membro e non sono un membro di qualsivoglia partito comunista.
Pausa.
Presidente: Ha mai fatto
richiesta di adesione al partito comunista?
Brecht: No, no, no, no. Mai.
Altra pausa.
Presidente: Signor Brecht,
corrisponde a realtà il fatto che lei ha scritto poesie, commedie e altri
lavori radicalmente rivoluzionari?
Brecht: Signor Presidente, ho scritto poesie e
canzoni e commedie nella mia battaglia contro Hitler.
Quindi, essi possono essere naturalmente considerati rivoluzionari in quanto io
sono a favore del ribaltamento di quel governo.
Pausa.
Presidente: Conosce Alfred
Kantorowicz, che ha appena pubblicato una scena da Master Race (“Terrore e miseria nel Terzo Reich”,
ndt) su una rivista di Berlino Est?
Brecht: Sì, l’ho incontrato a Berlino. E poi
ancora a New York.
Presidente: Sa se Kantorowicz è
un comunista?
Brecht: Non so esattamente se Kantorowicz sia
un membro del Partito comunista tedesco.
Presidente: Ricorda di essere
stato intervistato a Mosca da Sergei Tretyakov, l’artista formale sovietico?
Brecht: Sì.
Presidente: Tretyakov la
descrive come un ammiratore delle idee di Marx e Lenin.
Brecht: È stato molto tempo fa. Più di
vent’anni.
Presidente: Molti dei suoi
lavori si basano sulla filosofia di Marx e Lenin?
Brecht: No. Non penso che questa affermazione
sia del tutto corretta. Naturalmente li ho studiati – ho dovuto studiarli – in
quanto sono un drammaturgo che scrive commedie di carattere storico. Ho dovuto
studiare le idee di Marx sulla storia. Non penso si possano scrivere cose
interessanti oggi senza conoscerle. Tra l’altro, la storia di oggi, scritta
oggi, è influenzata in modo vitale dagli studi storici di Marx.
Pausa.
Presidente: Ha mai incontrato
Gregory Kheifetz, vice-console dell’ambasciata sovietica di San Francisco?
Brecht: Non ricordo quel nome. Ma potrei
conoscerlo.
Presidente: Secondo dati in
possesso dell’Fbi, lei e Kheifetz vi siete incontrati almeno cinque
volte, tra l’aprile 1944 e il gennaio 1945.
Brecht: È possibile che qualcuno con quel nome
sia venuto a casa mia insieme ad altri. Non riesco però a ricordare i loro
nomi.
Presidente: Conosce la
rivista New Masses?
Brecht: No.
Presidente: Non l’ha mai sentita
nominare?
Brecht: Sì, naturalmente.
Presidente: Ci ha mai scritto?
Brecht: No.
Presidente: In una sua
commedia, La Madre, c’è un verso che dice:
“Du musst die Führung übernehmen”. Dovete essere pronti a prendere il
controllo…
Brecht: Mi scusi, ma la traduzione non è
corretta.
Presidente: Qual è la traduzione
corretta?
Brecht (dopo qualche secondo): Dovete guidare. È
una questione di leadership, non di presa del potere…
Presidente: Un altro suo lavoro,
signor Brecht. Die Massnahme (“La linea di
condotta”, ndt). Potremmo tradurlo con “misure disciplinari da prendere”?
Brecht: Non esattamente.
Presidente: Può descriverci il
senso della sua commedia?
Brecht: Si tratta dell’adattamento di un
antico pezzo di teatro religioso giapponese. Si chiama Teatro Noh. Il mio lavoro segue piuttosto fedelmente
quella vecchia storia che mostra la devozione a un ideale fino alla morte.
Presidente: La sua commedia in
realtà tratta di quattro rivoluzionari comunisti che vengono mandati a
fomentare la ribellione in una provincia cinese. Uno di loro si lascia prendere
dalla compassione per i più poveri, provocando il fallimento della missione
stessa. Per rettificare l’errore, accetta la condanna a morte che gli altri tre
gli infliggono. Possiamo dire, Brecht, che nella sua commedia i tre
rivoluzionari uccidono il quarto perché lo considerano una minaccia agli interessi
del partito comunista?
Brecht (non risponde subito): Non proprio.
Presidente: E allora qual è il
tema della sua commedia?
Brecht (sempre dopo una pausa): Direi che la storia
è quella di un giovane che si rende conto di avere compromesso una missione
comune con il suo comportamento. Quindi chiede ai suoi compagni di aiutarlo, e
tutti insieme lo aiutano a morire. Si lancia nell’abisso – e gli amici lo
accompagnano con tenerezza verso quell’abisso.
Presidente: Quindi lo uccidono?
Brecht: No, non lo uccidono. Lui si uccide.
Presidente: Pensa che sia giusto morire in nome degli ideali comunisti?
Brecht: È una domanda del tutto ipotetica. Non
so rispondere. Il personaggio della mia commedia pensa sia giusto morire in
nome dei propri ideali.
Presidente: Brecht, lei pensa
che un intellettuale debba impegnarsi nel trionfo degli ideali comunisti – nel
caso in cui creda a questi ideali?
Brecht: Penso che un intellettuale debba fare
di tutto per affermare i propri ideali – nel caso in cui ci creda. E questo non
riguarda soltanto gli ideali comunisti, ma ogni tipo di fede politica.
Presidente: Lei pensa di aver
ispirato la sua azione agli ideali professati nelle sue opere?
Brecht: Penso di aver fatto il
possibile per mantenermi coerente ai miei principi –
compatibilmente con le situazioni in cui mi sono venuto a trovare.
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