venerdì 23 gennaio 2026

censurato Alessandro Barbero

 



“È troppo virale”: oscurato da Meta il video di Barbero - Virginia Della Sala 

 Il video del professore Alessandro Barbero sul perché voterà “No” al referendum è stato oscurato da Meta su Facebook: la sua visibilità è stata ridotta sulle pagine che lo hanno pubblicato e ricondiviso dopo un fact checking che lo ha etichettato come “Falso”. Il motivo per cui è stato sottoposto ad analisi? Era virale.

La “censura”.
Nelle scorse ore, sulla piattaforma social dove prima compariva l’anteprima dell’intervento dello storico, è apparsa una etichetta con una frase netta su sfondo sfocato: “Informazione falsa: esaminata da fact checkers di terze parti”. Accanto, per spiegare il motivo, il fact checking del quotidiano Open: “Referendum Giustizia, cosa dice davvero la riforma rispetto a quanto affermato da Barbero”. La foto del professore nell’articolo ha un’etichetta rossa, anche qui con un perentorio “Falso”, una X sulla parola “governo” e una introduzione meno perentoria: “Attraverso il video – si legge- si potrebbe pensare che una vittoria del ‘Sì’ comporterebbe un aumento del potere del governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno a un modello fascista. Di fatto, contiene affermazioni che risultano fuorvianti”.

Il punto.
Sul Fatto è stato (e sarà) spiegato perché non siano così “fuorvianti” né così “false” : dall’indebolimento del Csm che si farà in due ma per effetto della riforma perderà il potere disciplinare in favore dell’Alta Corte, passando dal doppio standard per quel che riguarda il sorteggio (per la componente togata sarà secco, mentre la politica continuerà a potersi scegliere i propri rappresentanti in una lista ristretta di prescelti), fino al punto ritenuto “infondato” e “inesistente” dal fact checker del controllo del governo sulla magistratura. Un ragionamento complesso, di contesto ma di pubblico dominio che, però, Meta e i suoi fact checker sembrano non vedere, al punto di non menzionarlo come invece fa Pagella Politica riconoscendo che “perché il rischio descritto da Barbero si concretizzi dovrebbero verificarsi insieme più condizioni”. È oltretutto parte fondamentale delle esplicite motivazioni del fronte del “No”. Per avere il privilegio di rimanere pienamente visibile sulla piattaforma, Barbero avrebbe insomma dovuto spiegare pedissequamente la riforma punto per punto in una video-lezione che avrebbe richiesto almeno un’ora. Che non solo non corrisponde agli standard social ma non era evidentemente neanche l’obiettivo del video. Pure in quel caso comunque, stando al metodo adottato da Open, non avrebbe avuto garanzia di salvezza. La sintesi del suo pensiero (“A me però sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi dove i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”) – per Open, deve essere “verificata” ed etichettata. Il motivo? È troppo visibile.

Perché barbero.
Al di là del merito, infatti, il video di Barbero è stato sottoposto a verifica perché circolava troppo, con centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni tali da influenzare l’esito del voto. È una questione di percezione: non esiste un dato oggettivo che certifichi la “viralità”, cioè un numero oltre il quale un video diventa “critico”. Open decide autonomamente quindi, come fa per altri video virali su tematiche “sensibili”, di sottoporlo a fact checking. La testata è infatti partner di Meta. “Collaboriamo con organizzazioni di terze parti che esaminano e classificano la disinformazione virale – spiega la piattaforma -. I partner sono certificati da organizzazioni indipendenti”.

Falso ma anche meno.
Esistono diverse etichette: “Falso”, “Alterato” o “Parzialmente falso” e la distribuzione del contenuto viene limitata in base a questi criteri. “Riduciamo drasticamente la distribuzione dei post Falsi e Alterati e in misura minore quella dei Parzialmente Falsi” dice Meta. Ma ci sarebbe anche l’opzione “Privo di contesto”. In quel caso il social si concentra “sul mostrare più informazioni provenienti dai fact-checker”. Eppure, tra queste opzioni, per Barbero è stato scelto “Falso”. In alcuni casi, il post è stato ripristinato: i titolari dell’account che lo avevano condiviso hanno dovuto “rettificare” o aggiungere dettagli al post per spiegare le ragioni del professore. Per fortuna i cittadini sono più fact checker dei fact checker.

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