lunedì 12 gennaio 2026

Vi auguro due cose - Marco Sommariva

 

Un omaggio a Stig Dagerman per augurarvi cose che spesso ostacolano il successo esteriore e hanno tutto il diritto di farlo perché sono più importanti

 

Muoio di vergogna se non combatto la vostra idea che ogni pensiero conservatore non è solo farina del sacco reazionario; la stessa logica che vi porta a ritenere innovativa qualsiasi cosa provenga dall’area progressista.

Non è così, maledizione!

Muovendomi tra voi, in una società così ottusa, mi fate sentire come un anarchico durante la guerra civile spagnola, esposto a un fuoco incrociato; loro venivano colpiti in petto da tedeschi e italiani e alle spalle dai proiettili russi, io davanti dai conformisti e dietro dai riformisti.

Se continuate così non riuscirete mai a combattere seriamente le stridenti disuguaglianze nella distribuzione del cibo, dei vestiti e delle possibilità di istruzione, e tantomeno arriverete a realizzare che queste ingiustizie non sono l’unico criterio per giudicare la mostruosità di un sistema sociale

Se sistemi di terrore come il nazismo rivelano immediatamente la propria natura con una sfrenata violenza fisica, non dimenticatevi che bisogna diffidare pure delle autorità politiche che incutono terrore senza bastonare fisicamente le persone: anche i sistemi statali più democratici esercitano sui governati una pressione e incutono un’angoscia a cui non c’è romanzo horror o poliziesco che possa far concorrenza.

Occorre molta attenzione per capire quale lavoro compiono quelle matasse di fili invisibili che connettono tra loro stato e alta finanza, governanti e chi li manovra, politica e denaro. E quel che capite dovete raccontarlo a tutti, per intero, senza menzogne.

Se tacete di fronte a un’ingiustizia o alla violazione di un valore irrinunciabile fate quanto è in vostro potere per uccidere nel silenzio la giustizia e, in generale, il principio della libera opposizione.

Sappiate che negli anni Trenta veniva consigliato a chi era svedese di rimanere in silenzio mentre gli antifascisti tedeschi venivano torturati a morte nei campi di concentramento e gli ebrei costretti a spazzare le strade nelle città tedesche: dicevano che erano tutte questioni interne della Germania in cui gli svedesi non dovevano immischiarsi e che solo le questioni interne della Svezia li riguardavano. Sfortunatamente troppi seguirono quel cattivo consiglio e lasciarono che gli oppositori tedeschi se ne morissero in pace.

I cattivi consiglieri vennero poi smascherati come gente che, per vigliaccheria o per denaro, invitava a star zitti su quel che il nazismo faceva.

Il silenzio della gente comune è stata una ruota spaventosamente efficiente nell’ingranaggio della macchina nazista; diversamente non avrebbe funzionato per così tanti anni. Altra ruota indispensabile fu l’oblio dei poteri forti: Hitler era un uomo riconosciuto da tutto il mondo, gli statisti andavano in Germania e stipulavano trattati, il Papa è stato il primo a riconoscerlo, ho visto coi miei occhi una foto dove gli stringe la mano.

Spero che l’esperienza della Germania nazista vi convinca che esistono persone che ci consigliano di tacere quando accadono nel mondo cose contro cui il nostro senso di giustizia si ribella.

Ribellatevi a quel che vi ripugna, a persone come quel direttore di banca di Amburgo secondo cui i norvegesi avrebbero dovuto, nonostante tutto, essere contenti dell’occupazione tedesca, visto che si erano date loro un bel po’ di strade di montagna; o a quel tipo che è andato in Norvegia come medico militare dopo la laurea e ha raccontato solo di meravigliose discese con gli sci al chiaro di luna nelle località di montagna, che a sentirlo sembra quasi che i tedeschi abbiano occupato la Norvegia per amore degli sport invernali.

Vi scrivo di ribellarvi, di non tacere.

Vi scrivo come scrittore, non come giornalista perché il giornalismo è l’arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile, e io non la imparerò mai. Non la voglio imparare.

Vi scrivo perché lo scrittore può ricoprire il modesto ruolo del lombrico nel terriccio della cultura che altrimenti si disseccherebbe nell’aridità delle convenzioni; essere il politico dell’impossibile in un mondo dove sono troppi i politici del possibile è un ruolo che personalmente mi può soddisfare come essere sociale e come individuo.

Scrivo per chi ha fame, perché la fame non favorisce la ricerca delle cause, e chi è permanentemente affamato non riesce a stabilire alcun’altra relazione se non la più immediata: chi vive alla soglia-limite della sopravvivenza non combatte per una democrazia, ma per allontanarsi il più possibile da tale limite.

Scrivo per chi è costretto a contare i suoi spiccioli anche mentre dorme.

Scrivo perché nessuno debba mai più ritenere il carcere più libero della società in cui vive e l’ospedale più salutare dello spietato campo di battaglia della lotta per la vita.

Scrivo perché le condizioni sociali hanno costretto sempre più persone a smettere di cercare un conforto tra le afflizioni, ma considerano l’afflizione in sé un conforto, a tal punto che si rattristano se si dice loro che altrove si sono viste cose peggiori.

Scrivo per scuotere chi è schiavo della necessità di guadagnare, di farsi strada, di diventare qualcuno.

Sapete bene che c’è un’ora della notte fonda in cui ognuno deve togliersi la maschera, ma immagino siate tutti convinti di poter sgusciare via poco prima della mezzanotte; v’invito a chiedervi cosa potrebbe succedervi se in quel momento inciampaste, se vi accadesse una di quelle cose che non si riescono più a dimenticare e veniste rimessi al vostro posto in modo così definitivo da non poter più sfuggire a voi stessi.

Spero pensiate un poco alle mie parole e, intanto, vi auguro due cose che spesso ostacolano il successo esteriore e hanno tutto il diritto di farlo perché sono più importanti: l’amore e la libertà.

Ma sì, perché no?!, vi auguro anche buone feste.

https://www.osservatoriorepressione.info/vi-auguro-due-cose/

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