1. Il diritto internazionale – consuetudinario, pattizio, le Convenzioni di Vienna, la Carta delle Nazioni Unite e le tante convenzioni in vigore, vale a dire l’impalcatura che ha sinora presieduto (pur con i suoi limiti) la complessità della vita tra stati – è stato ridotto a carta straccia dalla cosiddetta democrazia nordamericana, che si rivela ancora una volta un vero e proprio stato canaglia (rogue state, nella lingua dell’impero). Sorprende non poco che – nonostante le evidenze, luminose come il sole a mezzogiorno – tale plutocrazia bellicista sia tuttora idolatrata in tanti paesi al mondo (invero soprattutto temuta), a partire dai governi e popoli europei, il cui spirito critico è stato soppresso da un processo di colonizzazione mentale che dura da decenni.
Il mondo è immerso in una pericolosa ebollizione. Al posto della Legge –
fondamento costitutivo di ogni collettività – la pretesa superpotenza
nordamericana ha scelto quali principi guida la violenza e la prepotenza,
nell’assunto che i suoi interessi devono prevalere su quelli degli altri,
calpestando la libera scelta delle altre nazioni a forgiare il proprio destino,
sbagliando come tutti magari, senza però aggredire altri paesi o interferire
nelle altrui libertà. È così che una nazione armata fino ai denti, con migliaia
di ordigni atomici, minaccia la stabilità e la pace nel mondo.
L’uso della forza nei riguardi di paesi deboli e indifesi riflette un
bisogno primitivo di dominio, insieme al convincimento di appartenere a una
civiltà superiore, un mito bizzarro che quando sarà dileguato – nei tempi che
prima o poi la storia ci dirà – avrà lasciato ovunque dietro di sé rovine
materiali e valoriali, depressione e sconforto.
2. Secondo il diritto internazionale, il rapimento di
Nicolás Maduro e consorte è illegale sotto ogni punto di vista. Vediamo. Per il
diritto consuetudinario (quello delle genti,
primordiale, essenziale) un presidente di un altro paese in carica non può
essere arrestato, processato o sequestrato da un altro stato. Un principio
fondamentale questo, nelle relazioni tra stati, che aiuta a salvaguardare la
pace anche quando le tensioni superano una soglia critica.
Tale immunità è totale e permanente, e vale indipendentemente dalla
circostanza che un presidente sia formalmente riconosciuto tale da un altro
stato. Gli Usa, ad esempio, non riconoscono Maduro come legittimo presidente,
ma l’immunità resta. E la ragione è banale. Sarebbe infatti sufficiente,
altrimenti, ritirare tale riconoscimento per disporre del pretesto per
intervenire legalmente contro un’altra nazione. L’immunità
resta tale anche davanti alle (strumentali, beninteso, in questa evenienza)
accuse di narcotraffico. Solo quelle riguardanti i crimini di genocidio o
contro l’umanità, la farebbero cadere, alla luce delle prerogative della Corte
Penale Internazionale (cui gli Stati Uniti non aderiscono e che, anzi hanno più
volte sanzionato, per invereconde ragioni!): Nicolàs Maduro, in ogni caso, non
è accusato di nessuno di questi crimini.
L’aggressione nordamericana contro il Venezuela, paese indipendente e
membro della comunità internazionale, viola inoltre l’art. 2.4 della Carta
delle Nazioni Unite che vieta l’uso della forza contro stati sovrani.
Washington non può nemmeno invocare l’art. 51 della Carta (legittima difesa),
poiché il Venezuela non era in procinto di aggredire gli Stati Uniti. L’attacco
militare, inoltre, non ha ottenuto alcuna autorizzazione dal Consiglio di
Sicurezza ai sensi dell’art. 42, ciò che avrebbe reso legittimo l’intervento.
Infine, il rapimento del presidente venezuelano e l’azione militare nel suo
insieme devono ritenersi illegittimi ai sensi della stessa Costituzione
statunitense – che fanno strame del principio di divisione dei poteri quale
essenza di ogni democrazia degna di questo nome – poiché trattandosi di un
intervento militare, e non di un’azione di polizia, come il presidente Trump e
i suoi compagni di merende vogliono presentarla, avrebbe dovuto ottenere
l’autorizzazione del Congresso.
La circostanza che tale azione abbia fatto circa 80/100 vittime tra civili
e militari viene poi derubricata a danni collaterali – così
come le vittime dei barchini bombardati dalla marina militare Usa negli ultimi
mesi, come si trattasse di un gioco. Ormai l’empatia umana è una qualità rara
nei circoli dei potenti a stelle e strisce, insieme al rispetto
della civiltà giuridica di un Occidente che ha perso l’anima. Si tratta di
crimini per i quali, è facile profezia, nessuno pagherà mai.
3. In buona sostanza, la Legge è dagli Stati Uniti
considerata un intralcio. Una schiera di analisti – valgano per tutti Lindsay
O’Rourke (Covert Regime Change, Cornell University, 2018) e il
regista/giornalista australiano John Pilger[1] –
ha documentato con inoppugnabile evidenza che a partire dal secondo dopoguerra
il paese che di gran lunga ha tratto maggior beneficio dai conflitti sono stati
gli Stati Uniti, che in 80 anni di misfatti hanno rovesciato (o tentato di) più
di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni
democratiche di decine di paesi, bombardando popolazioni di oltre trenta
nazioni, la maggior parte povere e indifese. Hanno tentato di assassinare
dirigenti politici di 50 stati sovrani. Hanno finanziato o sostenuto la
repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre 20 paesi. La
magnitudine di tale condotta criminosa viene talora evocata, ma poi subito
accantonata, mentre i responsabili salgono ancora più in alto o restano
comunque al loro posto, indisturbati.
Il governo di Washington mostra indifferenza nei riguardi della
legittimità, che sfuma all’orizzonte come la nebbia mattutina, sotto la guida
del cosiddetto Dipartimento della Difesa, che con il ritorno di D.
Trump alla Casa Bianca è stato perfino ribattezzato Dipartimento della
Guerra, affinché non si abbiano dubbi in proposito.
La grande potenza nordamericana, che vede avvicinarsi il tempo del declino
(non domattina, certo, ma i segnali sono evidenti) si scopre in difficoltà a
preservare la postura di dominus sulla scena del mondo, e
reagisce dunque come una belva ferita dove è più facile farlo, aggredendo i
vicini di casa, in linea con la nota dottrina Monroe. Enunciata dal
presidente omonimo oltre due secoli orsono (1823), tale riflessione
geopolitica aveva il fine di impedire un’alleanza militare tra un
paese delle Americhe e le potenze europee dell’epoca, indifferente alla stipula
di accordi commerciali o altro genere. È stata la sua successiva
interpretazione a estenderne il senso, conferendo a tale dottrina il significato
che le si attribuisce ora, vale a dire un’abusiva determinazione degli Stati
Uniti a interferire sulle scelte politiche, economiche o ideologiche delle
nazioni del continente.
Deve riconoscersi che ormai è venuta meno anche la pudicizia di un tempo,
poiché l’amministrazione Trump parla fuori dai denti. Non si tratta più – come
in Iraq, in Afghanistan o in Libia – di esportare la democrazia o i diritti
umani, ma esplicitamente di sottrarre petrolio gas e altre risorse a beneficio
delle opulente corporazioni nordamericane. Una condotta dai tratti
imperialisti, la cui magnitudine pensavamo relegata alla spazzatura della
storia.
4. La violenza non genera pace, ma solo altra violenza. A festeggiare sono
oggi i signori della guerra, le società petrolifere (che invero dovranno
attendere anni prima di raccogliere i frutti di tale saccheggio: il petrolio
venezuelano richiede lavorazioni costose e un laborioso ripristino delle
infrastrutture) e la hybris imperiale, che nelle parole di
Pete Hegseth, Segretario alla Guerra, con questa impeccabile azione
militare, avrebbe riconsegnato agli Stati Uniti la perduta (si suppone) capacità
di deterrenza.
La storia insegna che, oltre alla violazione di leggi e convenzioni, i
cambi di regime imposti con la violenza dagli Stati Uniti – Iran, Guatemala,
Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Somalia e via dicendo – generano endemica
instabilità, aggravando le condizioni di vita delle popolazioni colpite (quelle
sopravvissute!). Deve invero rilevarsi che il loro obiettivo è proprio quello
di promuovere il Caos, generare tensioni e conflitti, servire gli interessi dei
venditori di armi, della finanza privata, dei privilegi del dollaro e altro
ancora. Gli obiettivi sono quindi raggiunti.
L’aggressione al Venezuela ha spinto Cina e Russia a sollecitare la
convocazione urgente del C.d.S. delle N.U., dal quale tuttavia, è facile
profezia, non uscirà alcuna soluzione, operando esso sulla base dei veti
incrociati, Stati Uniti ed europei si opporranno a ogni condanna. Alcune
nazioni latino-americane, Brasile, Colombia, Cuba, Messico, Uruguay e persino
il Cile dell’ammiratore di Pinochet, José Antonio Kast, insieme alla Spagna di
Sanchez, hanno condannato con fermezza questo folle intervento, mentre gli
europei – tra cui il nostro – si sono nascosti dietro grotteschi
farfugliamenti. L’Italia, ad esempio, ha affermato quanto segue: “… Il governo
reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per
mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un
intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria
sicurezza (sic.!, n.d.r.), come nel caso di entità
statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Non c’è bisogno di
aggiungere una virgola per suscitare una pena infinita davanti a tali torsioni.
Per conto della cosiddetta Unione, poi, la sedicente Alta
Rappresentante per la (inesistente) Politica Estera, la
famigerata K. Kallas, ha dichiarato quanto segue: “…, in ogni circostanza,
devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta
delle Nazioni Unite. I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
hanno una responsabilità particolare di sostenere tali principi, come pilastro
dell’architettura della sicurezza internazionale. L’UE ha ripetutamente
affermato che Nicolás Maduro manca della legittimità di un presidente”.
Ma il comunicato della Ue continua: “l’Ue condivide la priorità di
combattere la criminalità organizzata transnazionale e il traffico di droga,
che rappresentano una minaccia significativa alla sicurezza a livello mondiale
…, mentre sottolinea che queste sfide devono essere affrontate attraverso una
cooperazione costante nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei
principi di integrità territoriale e sovranità. Siamo in stretto contatto con
gli Stati Uniti, così come con partner regionali e internazionali per …
facilitare il dialogo con tutte le parti coinvolte, portando a una soluzione
negoziata, democratica, inclusiva e pacifica alla crisi, guidata da
venezuelani. Rispettare la volontà del popolo venezuelano rimane l’unico modo
per il Venezuela di ristabilire la democrazia e risolvere la crisi attuale”.
Traduzione dal lessico dei maggiordomi di Bruxelles: “sappiamo che i gringos hanno
aggredito un paese sovrano che nulla ha fatto contro di loro, ma non abbiamo il
coraggio nemmeno di evocare il reato, figuriamoci quello di condannare colui
che lo ha commesso. Restiamo dunque piegati a 90 gradi e terremo tale posizione
anche in avvenire, con dignitoso orgoglio”.
L’Ue ricorda infine che “in questo momento critico, è essenziale che
tutti gli attori rispettino pienamente i diritti umani e il diritto umanitario
internazionale”. Non sia mai che all’estensore del comunicato venga in
mente di chiamare per nome il paese che per primo non rispetta tali diritti e
che en passant ha ucciso un centinaio di persone, portando la
guerra nei Caraibi.
Secondo l’Alta Rappresentante etc. etc. …, dunque, per governare il
presidente venezuelano deve ottenere il via libera della Commissione
Europea. Indicibile, sotto ogni criterio. In realtà, N. Maduro, in
linea con la Costituzione del suo paese, tale legittimità l’aveva a suo tempo
ottenuta dalla Corte Suprema venezuelana, anche se alcuni (paesi o individui,
non fa differenza) possono ritenere che egli non sia stato eletto in elezioni
trasparenti, perché ciascun paese fa i conti con la sua realtà, e non deve
subire interferenze di sorta, affinché il mondo non si trasformi in un inferno.
Del resto, quando nel gennaio 2021 un gruppo di sostenitori di D. Trump
sconfitto alle elezioni assaltarono il Congresso accusando i democratici di
aver falsato i risultati, nessun paese al mondo ha mai vagheggiato di intervenire,
considerando giustamente tale disputa un affare interno statunitense. Spetta
dunque solo al popolo venezuelano e alle sue istituzioni, deboli o democratiche
che siano, di costruire autonomamente il suo futuro. Limpido come l’acqua di
una sorgente alpina.
5. Una delle ragioni profonde della caduta degli imperi è legata al
convincimento di essere esenti dalle conseguenze delle loro azioni sbagliate.
L’attacco di Trump al Venezuela non renderà il mondo più sicuro, ma nemmeno gli
Stati Uniti. Esso rafforzerà invero il convincimento di molti paesi che per
resistere alle aggressioni nordamericane occorrerà armarsi vieppiù, se
possibile anche con l’arma nucleare (Saddam, Milosevic, Gheddafi e
al-Assad docent, così come Kim Jong-un, a contrario).
Con il sequestro (notizia delle ultime ore) di una petroliera battente
bandiera russa – ma forse trasportava anche altro, non sappiamo ancora -, la
Marinera, dopo averla inseguita per due settimane in pieno oceano Atlantico tra
Scozia e Islanda, minacciosi venti di un confronto diretto tra Mosca e
Washington iniziano a soffiare. Nelle parole del Segretario alla Guerra, Pete
Hegseth, l’embargo intorno al Venezuela è una misura che “si applica in tutto
il mondo”. L’equipaggio, dunque anche cittadini russi, sarà giudicato negli
Stati Uniti. L nave era scortata dalla marina, a quanto è dato sapere, ma
soprattutto da sommergibili russi. Logica vuole che Mosca abbia scelto di non
intervenire per evitare un confronto diretto. La prossima volta, forse, Mosca
farà un’altra scelta. L’orologio dell’Apocalisse da 89 seconda alla mezzanotte
sta forse accelerando, mentre l’orchestra del Titanic continua a suonare,
insieme al coro stonato e borbottante dei maggiordomi europei.
I popoli restano arbitri del proprio destino, un destino che non va
abbandonato nelle mani di ineffabili oligarchie che, giunte al potere, tendono
invariabilmente ad abusarne. Senza riguardo al lessico cui si ricorre per
qualificarle – democrazie, autocrazie, dittature o altro – le oligarchie che
siedono in cima alla piramide suonano spesso la medesima musica, comiziando a
squarciagola: cari connazionali non vogliamo altro che il vostro bene!
E in effetti intendono proprio questo … vogliono il nostro bene, per portarselo
via. Non dobbiamo permetterlo!
[1] https://cambiailmondo.org/2022/12/28/il-silenzio-degli-innocenti-come-funziona-la-propaganda/
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