sabato 10 gennaio 2026

Confronto tra Grandi Potenze dietro l’aggressione al Venezuela dello stato canaglia nordamericano - Alberto Bradanini

 

1. Il diritto internazionale – consuetudinario, pattizio, le Convenzioni di Vienna, la Carta delle Nazioni Unite e le tante convenzioni in vigore, vale a dire l’impalcatura che ha sinora presieduto (pur con i suoi limiti) la complessità della vita tra stati – è stato ridotto a carta straccia dalla cosiddetta democrazia nordamericana, che si rivela ancora una volta un vero e proprio stato canaglia (rogue state, nella lingua dell’impero). Sorprende non poco che – nonostante le evidenze, luminose come il sole a mezzogiorno – tale plutocrazia bellicista sia tuttora idolatrata in tanti paesi al mondo (invero soprattutto temuta), a partire dai governi e popoli europei, il cui spirito critico è stato soppresso da un processo di colonizzazione mentale che dura da decenni.

Il mondo è immerso in una pericolosa ebollizione. Al posto della Legge – fondamento costitutivo di ogni collettività – la pretesa superpotenza nordamericana ha scelto quali principi guida la violenza e la prepotenza, nell’assunto che i suoi interessi devono prevalere su quelli degli altri, calpestando la libera scelta delle altre nazioni a forgiare il proprio destino, sbagliando come tutti magari, senza però aggredire altri paesi o interferire nelle altrui libertà. È così che una nazione armata fino ai denti, con migliaia di ordigni atomici, minaccia la stabilità e la pace nel mondo.

L’uso della forza nei riguardi di paesi deboli e indifesi riflette un bisogno primitivo di dominio, insieme al convincimento di appartenere a una civiltà superiore, un mito bizzarro che quando sarà dileguato – nei tempi che prima o poi la storia ci dirà – avrà lasciato ovunque dietro di sé rovine materiali e valoriali, depressione e sconforto.

2. Secondo il diritto internazionale, il rapimento di Nicolás Maduro e consorte è illegale sotto ogni punto di vista. Vediamo. Per il diritto consuetudinario (quello delle genti, primordiale, essenziale) un presidente di un altro paese in carica non può essere arrestato, processato o sequestrato da un altro stato. Un principio fondamentale questo, nelle relazioni tra stati, che aiuta a salvaguardare la pace anche quando le tensioni superano una soglia critica.

Tale immunità è totale e permanente, e vale indipendentemente dalla circostanza che un presidente sia formalmente riconosciuto tale da un altro stato. Gli Usa, ad esempio, non riconoscono Maduro come legittimo presidente, ma l’immunità resta. E la ragione è banale. Sarebbe infatti sufficiente, altrimenti, ritirare tale riconoscimento per disporre del pretesto per intervenire legalmente contro un’altra nazione. L’immunità resta tale anche davanti alle (strumentali, beninteso, in questa evenienza) accuse di narcotraffico. Solo quelle riguardanti i crimini di genocidio o contro l’umanità, la farebbero cadere, alla luce delle prerogative della Corte Penale Internazionale (cui gli Stati Uniti non aderiscono e che, anzi hanno più volte sanzionato, per invereconde ragioni!): Nicolàs Maduro, in ogni caso, non è accusato di nessuno di questi crimini.

L’aggressione nordamericana contro il Venezuela, paese indipendente e membro della comunità internazionale, viola inoltre l’art. 2.4 della Carta delle Nazioni Unite che vieta l’uso della forza contro stati sovrani. Washington non può nemmeno invocare l’art. 51 della Carta (legittima difesa), poiché il Venezuela non era in procinto di aggredire gli Stati Uniti. L’attacco militare, inoltre, non ha ottenuto alcuna autorizzazione dal Consiglio di Sicurezza ai sensi dell’art. 42, ciò che avrebbe reso legittimo l’intervento.

Infine, il rapimento del presidente venezuelano e l’azione militare nel suo insieme devono ritenersi illegittimi ai sensi della stessa Costituzione statunitense – che fanno strame del principio di divisione dei poteri quale essenza di ogni democrazia degna di questo nome – poiché trattandosi di un intervento militare, e non di un’azione di polizia, come il presidente Trump e i suoi compagni di merende vogliono presentarla, avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione del Congresso.

La circostanza che tale azione abbia fatto circa 80/100 vittime tra civili e militari viene poi derubricata a danni collaterali – così come le vittime dei barchini bombardati dalla marina militare Usa negli ultimi mesi, come si trattasse di un gioco. Ormai l’empatia umana è una qualità rara nei circoli dei potenti a stelle e strisce, insieme al rispetto della civiltà giuridica di un Occidente che ha perso l’anima. Si tratta di crimini per i quali, è facile profezia, nessuno pagherà mai.

3. In buona sostanza, la Legge è dagli Stati Uniti considerata un intralcio. Una schiera di analisti – valgano per tutti Lindsay O’Rourke (Covert Regime Change, Cornell University, 2018) e il regista/giornalista australiano John Pilger[1] – ha documentato con inoppugnabile evidenza che a partire dal secondo dopoguerra il paese che di gran lunga ha tratto maggior beneficio dai conflitti sono stati gli Stati Uniti, che in 80 anni di misfatti hanno rovesciato (o tentato di) più di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni democratiche di decine di paesi, bombardando popolazioni di oltre trenta nazioni, la maggior parte povere e indifese. Hanno tentato di assassinare dirigenti politici di 50 stati sovrani. Hanno finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre 20 paesi. La magnitudine di tale condotta criminosa viene talora evocata, ma poi subito accantonata, mentre i responsabili salgono ancora più in alto o restano comunque al loro posto, indisturbati.

Il governo di Washington mostra indifferenza nei riguardi della legittimità, che sfuma all’orizzonte come la nebbia mattutina, sotto la guida del cosiddetto Dipartimento della Difesa, che con il ritorno di D. Trump alla Casa Bianca è stato perfino ribattezzato Dipartimento della Guerra, affinché non si abbiano dubbi in proposito.

La grande potenza nordamericana, che vede avvicinarsi il tempo del declino (non domattina, certo, ma i segnali sono evidenti) si scopre in difficoltà a preservare la postura di dominus sulla scena del mondo, e reagisce dunque come una belva ferita dove è più facile farlo, aggredendo i vicini di casa, in linea con la nota dottrina Monroe. Enunciata dal presidente omonimo oltre due secoli orsono (1823), tale riflessione geopolitica aveva il fine di impedire un’alleanza militare tra un paese delle Americhe e le potenze europee dell’epoca, indifferente alla stipula di accordi commerciali o altro genere. È stata la sua successiva interpretazione a estenderne il senso, conferendo a tale dottrina il significato che le si attribuisce ora, vale a dire un’abusiva determinazione degli Stati Uniti a interferire sulle scelte politiche, economiche o ideologiche delle nazioni del continente.

Deve riconoscersi che ormai è venuta meno anche la pudicizia di un tempo, poiché l’amministrazione Trump parla fuori dai denti. Non si tratta più – come in Iraq, in Afghanistan o in Libia – di esportare la democrazia o i diritti umani, ma esplicitamente di sottrarre petrolio gas e altre risorse a beneficio delle opulente corporazioni nordamericane. Una condotta dai tratti imperialisti, la cui magnitudine pensavamo relegata alla spazzatura della storia.

4. La violenza non genera pace, ma solo altra violenza. A festeggiare sono oggi i signori della guerra, le società petrolifere (che invero dovranno attendere anni prima di raccogliere i frutti di tale saccheggio: il petrolio venezuelano richiede lavorazioni costose e un laborioso ripristino delle infrastrutture) e la hybris imperiale, che nelle parole di Pete Hegseth, Segretario alla Guerra, con questa impeccabile azione militare, avrebbe riconsegnato agli Stati Uniti la perduta (si suppone) capacità di deterrenza.

La storia insegna che, oltre alla violazione di leggi e convenzioni, i cambi di regime imposti con la violenza dagli Stati Uniti – Iran, Guatemala, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Somalia e via dicendo – generano endemica instabilità, aggravando le condizioni di vita delle popolazioni colpite (quelle sopravvissute!). Deve invero rilevarsi che il loro obiettivo è proprio quello di promuovere il Caos, generare tensioni e conflitti, servire gli interessi dei venditori di armi, della finanza privata, dei privilegi del dollaro e altro ancora. Gli obiettivi sono quindi raggiunti.

L’aggressione al Venezuela ha spinto Cina e Russia a sollecitare la convocazione urgente del C.d.S. delle N.U., dal quale tuttavia, è facile profezia, non uscirà alcuna soluzione, operando esso sulla base dei veti incrociati, Stati Uniti ed europei si opporranno a ogni condanna. Alcune nazioni latino-americane, Brasile, Colombia, Cuba, Messico, Uruguay e persino il Cile dell’ammiratore di Pinochet, José Antonio Kast, insieme alla Spagna di Sanchez, hanno condannato con fermezza questo folle intervento, mentre gli europei – tra cui il nostro – si sono nascosti dietro grotteschi farfugliamenti. L’Italia, ad esempio, ha affermato quanto segue: “… Il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza (sic.!, n.d.r.), come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Non c’è bisogno di aggiungere una virgola per suscitare una pena infinita davanti a tali torsioni.

Per conto della cosiddetta Unione, poi, la sedicente Alta Rappresentante per la (inesistente) Politica Estera, la famigerata K. Kallas, ha dichiarato quanto segue: “…, in ogni circostanza, devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno una responsabilità particolare di sostenere tali principi, come pilastro dell’architettura della sicurezza internazionale. L’UE ha ripetutamente affermato che Nicolás Maduro manca della legittimità di un presidente”.

Ma il comunicato della Ue continua: “l’Ue condivide la priorità di combattere la criminalità organizzata transnazionale e il traffico di droga, che rappresentano una minaccia significativa alla sicurezza a livello mondiale …, mentre sottolinea che queste sfide devono essere affrontate attraverso una cooperazione costante nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi di integrità territoriale e sovranità. Siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti, così come con partner regionali e internazionali per … facilitare il dialogo con tutte le parti coinvolte, portando a una soluzione negoziata, democratica, inclusiva e pacifica alla crisi, guidata da venezuelani. Rispettare la volontà del popolo venezuelano rimane l’unico modo per il Venezuela di ristabilire la democrazia e risolvere la crisi attuale”. Traduzione dal lessico dei maggiordomi di Bruxelles: “sappiamo che i gringos hanno aggredito un paese sovrano che nulla ha fatto contro di loro, ma non abbiamo il coraggio nemmeno di evocare il reato, figuriamoci quello di condannare colui che lo ha commesso. Restiamo dunque piegati a 90 gradi e terremo tale posizione anche in avvenire, con dignitoso orgoglio”.

L’Ue ricorda infine che “in questo momento critico, è essenziale che tutti gli attori rispettino pienamente i diritti umani e il diritto umanitario internazionale”. Non sia mai che all’estensore del comunicato venga in mente di chiamare per nome il paese che per primo non rispetta tali diritti e che en passant ha ucciso un centinaio di persone, portando la guerra nei Caraibi.

Secondo l’Alta Rappresentante etc. etc. …, dunque, per governare il presidente venezuelano deve ottenere il via libera della Commissione Europea. Indicibile, sotto ogni criterio. In realtà, N. Maduro, in linea con la Costituzione del suo paese, tale legittimità l’aveva a suo tempo ottenuta dalla Corte Suprema venezuelana, anche se alcuni (paesi o individui, non fa differenza) possono ritenere che egli non sia stato eletto in elezioni trasparenti, perché ciascun paese fa i conti con la sua realtà, e non deve subire interferenze di sorta, affinché il mondo non si trasformi in un inferno.

Del resto, quando nel gennaio 2021 un gruppo di sostenitori di D. Trump sconfitto alle elezioni assaltarono il Congresso accusando i democratici di aver falsato i risultati, nessun paese al mondo ha mai vagheggiato di intervenire, considerando giustamente tale disputa un affare interno statunitense. Spetta dunque solo al popolo venezuelano e alle sue istituzioni, deboli o democratiche che siano, di costruire autonomamente il suo futuro. Limpido come l’acqua di una sorgente alpina.

5. Una delle ragioni profonde della caduta degli imperi è legata al convincimento di essere esenti dalle conseguenze delle loro azioni sbagliate. L’attacco di Trump al Venezuela non renderà il mondo più sicuro, ma nemmeno gli Stati Uniti. Esso rafforzerà invero il convincimento di molti paesi che per resistere alle aggressioni nordamericane occorrerà armarsi vieppiù, se possibile anche con l’arma nucleare (Saddam, Milosevic, Gheddafi e al-Assad docent, così come Kim Jong-un, a contrario).

Con il sequestro (notizia delle ultime ore) di una petroliera battente bandiera russa – ma forse trasportava anche altro, non sappiamo ancora -, la Marinera, dopo averla inseguita per due settimane in pieno oceano Atlantico tra Scozia e Islanda, minacciosi venti di un confronto diretto tra Mosca e Washington iniziano a soffiare. Nelle parole del Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, l’embargo intorno al Venezuela è una misura che “si applica in tutto il mondo”. L’equipaggio, dunque anche cittadini russi, sarà giudicato negli Stati Uniti. L nave era scortata dalla marina, a quanto è dato sapere, ma soprattutto da sommergibili russi. Logica vuole che Mosca abbia scelto di non intervenire per evitare un confronto diretto. La prossima volta, forse, Mosca farà un’altra scelta. L’orologio dell’Apocalisse da 89 seconda alla mezzanotte sta forse accelerando, mentre l’orchestra del Titanic continua a suonare, insieme al coro stonato e borbottante dei maggiordomi europei.

I popoli restano arbitri del proprio destino, un destino che non va abbandonato nelle mani di ineffabili oligarchie che, giunte al potere, tendono invariabilmente ad abusarne. Senza riguardo al lessico cui si ricorre per qualificarle – democrazie, autocrazie, dittature o altro – le oligarchie che siedono in cima alla piramide suonano spesso la medesima musica, comiziando a squarciagola: cari connazionali non vogliamo altro che il vostro bene! E in effetti intendono proprio questo … vogliono il nostro bene, per portarselo via. Non dobbiamo permetterlo!


[1] https://cambiailmondo.org/2022/12/28/il-silenzio-degli-innocenti-come-funziona-la-propaganda/

 

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