Il New
York Times e il Washington Post sapevano dell’attacco
militare degli Stati Uniti contro il Venezuela diverse ore prima che
l’aggressione scattasse, ma hanno scelto di non pubblicare quello che sapevano,
dopo che l’amministrazione Trump li aveva avvertiti che la pubblicazione
avrebbe potuto mettere a rischio i soldati americani. A rivelare questo
retroscena è il media online Semafor, citando due fonti non
identificate, ma definite al corrente delle comunicazioni tra il governo
americano e le redazioni dei due più potenti quotidiani degli Stati Uniti.
La
“deferenza”, come la chiama Semafor, del New York Times e
del Washington Post nei confronti dell’amministrazione Trump
potrebbe sorprendere, considerando che da anni Donald Trump conduce una vera e
propria guerra contro i media tradizionali.
Gli Stati
Uniti non hanno un
sistema per cercare di impedire ai giornalisti di pubblicare una notizia
segreta di un’operazione militare. Il Regno Unito, ad esempio, ce l’ha: si
chiama Da Notice ed è uno strumento con cui il governo inglese
chiede alle redazioni di non pubblicare una certa informazione, perché la sua
divulgazione potrebbe danneggiare la “sicurezza” della nazione. Ma il Da
Notice è un strumento puramente consultivo e i giornalisti inglesi con
la spina dorsale rivendicano il loro diritto di decidere autonomamente cosa
pubblicare, anche se in alcuni rari casi lo scontro governo-redazioni ha
raggiunto livelli altissimi, come durante la pubblicazione dei file top secret
di Edward Snowden. In quell’occasione, il governo di sua maestà costrinse
il Guardian a distruggere la copia dei file in possesso del
giornale e a distruggere, sotto la supervisione dei servizi segreti del Gchq, i
computer su cui i documenti erano conservati.
Negli Stati
Uniti un meccanismo del genere non esiste e la stampa gode di protezione
costituzionale, grazie a quel formidabile scudo che è il first
amendment. Ma nonostante questa protezione, i grandi media americani si
sono spesso mostrati supini alle richieste e alle manipolazioni del loro
governo. Come quando, nel 2003, nei mesi precedenti l’invasione dell’Iraq,
il New York Times pubblicò notizie infondate sui tentativi di
Saddam di procurarsi armi di distruzione di massa, un’assoluta fandonia, frutto
delle manipolazioni della Cia, che permise all’amministrazione di George W.
Bush di vendere all’opinione pubblica una guerra terribile.
O come quando, nel 2005, il Washington
Post venne a sapere che la Cia aveva prigioni segrete anche
nell’Europa dell’est, in cui torturava brutalmente, eppure il Washington
Post non pubblicò i nomi dei paesi europei su richiesta del governo
americano. O quando nel 2004 il New York Times tenne per un
anno nel cassetto lo scoop sulla Nsa che spiava le comunicazioni dei cittadini
americani senza un mandato. Fu proprio la “tradizione” di collaborazione tra le
grandi redazioni e il governo americano che venti anni fa spinse Julian Assange
a creare WikiLeaks.
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