venerdì 9 gennaio 2026

Istruzioni per diventare fascisti - Michela Murgia

da quando, sembra troppo tempo, governano gli eredi dei fascisti, che per la proprietà transitiva amano il fascismo, vedere e ascoltare arroganza e disprezzo nei loro volti e nelle loro parole (ma anche in quelle di altri) il libro di Michela Murgia è prezioso per capire il presente (e, purtroppo, il futuro).

buona (indispensabile) lettura.



 

 

Fingendo di trascinare il lettore verso un’ideologia fascista, Michela Murgia, ne mostra tutti lati, da quelli palesi a quelli meno evidenti.
L’autrice, con la dialettica  che già abbiamo potuto apprezzare in Chirù, va al dettaglio: chi mai al giorno d’oggi oserebbe definirsi fascista? Meglio girarci intorno, usare altri termini senza intaccarmela sostanza. C’è il “capo”,  che non ha di fronte  un “avversario”, mail “nemico”. Un nemico che, non avendo identità precisa, magari è da ricercare in alcune categorie fragili piuttosto che in altre.
Michela Murgia  sembra voler dare una sferzata a chi, sonnolento, non crede  che  il modo di pensare e di  parlare di alcuni politici  possa avere dei risvolti sociali molto   pericolosi.  Perciò non è un libro che possa incontrare il favore di tutti i lettori ma,  anche nel dissentirne, può far riflettere.

da qui

 

Istruzioni per diventare fascisti è un’opera raffinata, coraggiosa, anche se non esente da rischi: l’autrice stessa sembra rendersene conto quando scrive, nel primo capitolo: “A forza di sentirselo dire sarà naturale per chiunque arrivare alla conclusione che la concentrazione di potere nelle mani di un uomo forte che sa quel serve sarebbe molto più efficace che far esprimere continuamente sul niente un paese debole”. Appunto. A forza di sentirsi ripetere quanto è smidollata, corrotta e sbagliata la democrazia uno può arrivare a dichiararsi d’accordo. E quindi entrare in empatia con la fascista, nonostante tutto.

Oppure la vera natura del fascista: la docente non ne fa cenno. E come potrebbe? Dovrebbe entrare in una fase di autoanalisi politica. E mentirebbe, come sempre. Eppure il fascismo non è un’entita astratta, non vuole conquistare il potere per un’ideale o per il “suo” popolo. I fascisti sono, fin dalla nascita, dei mercenari creati dalle classi dominanti per i lavori sporchi. Da noi sono nati come sicari al servizio dei latifondisti per picchiare e uccidere i braccianti in sciopero. In Germania sono stati il braccio armato dei grandi capitalisti (gli Junkers), desiderosi di uscire dalla depressione delle guerre perdute e di riprendere il dominio del mondo.

La Murgia è riuscita a dribblare questi rischi scrivendo un dettagliato manuale tecnico. Infatti un titolo alternativo potrebbe essere Il manuale del fascista professionista. Ricorda Il manuale del killer professionista uscito nel 1982 con la rivista Frigidaire. Il killer era tra noi, non si impelagava in spiegazioni sul perché era tale.

Così la fascista, i fascisti, sono tra noi, modernizzati, mimetizzati, riorganizzati, e spetta proprio a noi smascherare la vera natura del loro operato e della loro malvagità.

Spetta proprio a noi impedire che il “tra noi” si trasformi, sotto il nostro naso, in “su di noi”.

da qui

 

Se ci sono due insidie per chi oggi fa comunicazione, due corde che sarebbe meglio non pizzicare volendosi evitare dei gran mal di testa, sono gli argomenti sensibili e l’ironia. La società contemporanea è un contesto rognoso, ipersensibilizzato – spesso artificiosamente e in cattiva fede – in cui, trattando un argomento qualsiasi, si è certi di offendere qualcuno. L’ironia, inoltre, non è proprio cosa per l’uomo contemporaneo che, ancora una volta non sempre in buona fede, rifugge la complessità, spiana tutte le sfumature di senso con la smerigliatrice travisando, talvolta per incapacità e talvolta per malizia, l’umorismo su qualsiasi scala. riportando tutto alla più brutale superficialità, rifiutando apertamente qualsiasi lettura vada oltre il letterale.

Michela Murgia tutto questo lo sapeva. Non poteva non saperlo, perché è intelligente, di quell’intelligenza acuta e dissacrante che traspare da ogni singola riga del suo Istruzioni per diventare fascisti, una lettura agile, tagliente e ironica. Ironica e pertanto travisata. Non c’è davvero da stupirsi, e dubito che l’autrice se ne sia stupita, dell’ondata di liquame virtuale che si è abbattuta su di lei via social media. Intendiamoci, non è giusto, non difendo nemmeno mezzo degli insulti che le sono stati rivolti, quasi mai corredati da uno straccio di argomentazione e per lo più espressioni della più profonda, arrogante ignoranza, ma c’era da aspettarselo. Forse perché l’autrice, oltre che intelligente, è consapevole e coraggiosa.

Intendiamoci, il libro non contiene chissà quale sconvolgente rivelazione. I concetti, gli schemi di pensiero, le dinamiche trattate sono note a tutti o, quantomeno, lo dovrebbero essere. La forza di Istruzioni per diventare fascisti è un’altra: è la forza dell’analisi, è la forza del mettere in chiaro le idee, è la forza del mettere in ordine, e scusate se è poco. Michela Murgia smonta il giocattolo e ci spiega, a prova di deficiente, come funziona. Lo fa con intelligenza e, soprattutto, con ironia. Eccolo, il peccato mortale. Perché a qualcuno tutto questo non piace, perché fa sentire stupidi e ignoranti. E allora arrivano gli insulti, arrivano repliche che abusano della logica e parodie speculari che gettano alle ortiche il senso profondo di un esercizio utilissimo e necessario, di una lettura che fa bene perché parla in modo chiaro, essenziale e centrato di come le cose vanno oggi, senza risparmiare critiche a nessuno.

Sì, perché se chi insulta l’autrice si fosse preso la briga di leggerlo sul serio, il libro, avrebbe ben chiaro il fatto che una delle critiche più caustiche è portata, per quanto in punta di fioretto, proprio ai radical chic. Però non si può pretendere troppo: leggere è faticoso, figurarsi capire.

da qui



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